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giovedì 31 marzo 2016

IDENTITÀ GAY PROFONDA E STEREOTIPI SECONDO HAVELOCK ELLIS

Con questo post si conclude la presentazione del quino capitolo del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale (cioè in termini moderni sulla omosessualità). Potrete leggere nel testo di seguito riportato sia cose che caratterizzano profondamente l’identità gay e la connotano proprio sotto il profilo morale, sia cose assolutamente assurde, cioè veri e propri stereotipi gay, ancora ampiamente e spesso autorevolmente accreditati un secolo fa ed ora svuotati di ogni senso da una infinità di riscontri che un secolo fa erano del tutto impossibili.
Nella sostanza, nelle pagine seguenti si alternano osservazioni oggettive basate su una conoscenza diretta e ampia di persone omosessuali e preconcetti di vario tipo sulla omosessualità, dai quali nemmeno Havelock Ellis era realmente libero, nonostante la serietà e l’impegno del suo lavoro scientifico. Ellis scrive brani di mirabile sintesi nei quali i gay si ritrovano anche oggi come cento anni fa, come il seguente:
“C’è un certo interesse nel delineare  l’atteggiamento dell’invertito verso la sua stessa anomalia e la sua valutazione della moralità di quell’anomalia. Dato che i miei casi non sono pazienti che cercano di essere guariti della loro perversione, questo atteggiamento non può essere dato per scontato. Ho rilevato l’atteggiamento morale in 57 casi. In 8 casi, i soggetti stessi si detestano e hanno combattuto invano contro la loro perversione, che spesso considerano come un peccato. Nove o dieci sono dubbiosi e hanno poco da dire per giustificare la loro condizione, che essi considerano come forse morbosa, una “malattia morale”. Uno, pur ritenendo giusto gratificare i suoi istinti naturali, ammette che possano essere vizi. Il resto, la grande maggioranza (comprese tutte le donne) è, invece, risoluto nell’affermare che la loro posizione morale è esattamente la stessa di quella del singolo normalmente costituito, al livello più basso una questione di gusto, e almeno due affermano che una relazione omosessuale dovrebbe essere considerata come sacra, un sacro vincolo di matrimonio; due o tre addirittura considerano l’amore invertito come più nobile dell’amore sessuale ordinario; diversi aggiungono la condizione che ci dovrebbe essere il consenso e la comprensione da entrambe le parti e nessun tentativo di seduzione. Il rimpianto principale di 2 o 3 è la doppia vita che sono obbligati a condurre.
Quando gli invertiti hanno chiaramente affrontato e compreso la loro natura non è tanto, a quanto pare, la loro coscienza che li preoccupa, o anche la paura della polizia, quanto l’atteggiamento del mondo. Un corrispondente americano scrive: “È la paura dell’opinione pubblica che pende sopra di loro come la spada di Damocle. Questa paura è l’eredità di tutti noi. Non è la paura della coscienza e non è generata da una sensazione di illecito. Piuttosto, si tratta di una silente sottomissione ai pregiudizi che incontriamo da ogni parte. Il vero atteggiamento normale dell’invertito sessuale (e ne ho conosciuti centinaia) per quanto riguarda la sua particolare passione non è sostanzialmente diverso da quello di un uomo normale rispetto alla propria.””
A brani come il precedente si alternano brani intessuti di banalità ma non privi di un certo interesse come documenti di vera umanità, come il seguente:
“Anche l’esperienza di Moll in Germania rivela la prevalenza dell’inversione tra gli uomini di lettere, anche se, tra tutte le occupazioni, ha trovato la più alta percentuale tra gli attori. Jäger ha fatto riferimento alla frequenza dell’omosessualità tra i barbieri. Mi è stato detto che tra i parrucchieri di Londra l’omosessualità è così prevalente che c’è anche un atteggiamento speciale che il cliente può adottare sulla sedia per far conoscere che anche lui è un invertito. Il Dr. Kiernan mi informa che anche a Chicago, l’inversione è particolarmente diffusa tra i barbieri, e aggiunge che egli è a conoscenza di due casi tra le donne-barbiere, una percentuale relativamente alta. Non è difficile capire questo, tenendo conto della stretta associazione fisica tra il barbiere e il suo cliente. “W. G. era l’assistente del barbiere”, scrive uno dei miei soggetti, “e mi sono preso una fortissima cotta per lui al primo sguardo. Era solito insaponarmi, e il tocco delle sue dita era una delizia. Poi mi radeva e io ho sempre aspettato con ansia il momento di andare dal barbiere. Se lui non fosse in grado di prendersi cura di me proverei un’incredibile agitazione cardiaca, l’intera giornata mi sembrerebbe noiosa e inutile. Avevo l’abitudine di annotare sulla mia agendina ogni volta che mi faceva la barba.””
Vi lascio alla lettura integrale del testo e vi ricordo che il libro di Ellis, nella mia traduzione, può essere scaricato in formato libro (ovviamente gratuitamente e senza bisogno alcuno di registrazione), alla pagina:
Buona lettura.
Project
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ANORMALITÀ  FISICHE – Le circostanze in cui molti dei miei casi sono stati studiati spesso hanno offerto informazioni di questo tipo difficili da ottenere o da verificare. In almeno 4 casi il pene è molto grande, mentre in almeno 3 è piccolo e non sviluppato, con piccoli e flaccidi testicoli. Sembra probabile che le variazioni in queste due direzioni siano entrambe comuni, ma non è certo che possiedono un significato comparabile con quello che la tendenza all’infantilismo degli organi sessuali nelle donne invertite sembra possedere. Hirschfeld ritiene che gli organi genitali degli invertiti assomiglino a quelli delle persone normali. Egli trova, tuttavia, che la fimosi è piuttosto comune. [1]
Più significative, forse, delle particolarità specificamente genitali sono le deviazioni riscontrate nella conformazione generale del corpo. [2] In almeno 2 casi ci sono seni ben sviluppati, in uno seni gonfi che diventando rossi. [3] In un caso ci sono fenomeni “mestruali”, fisici e psichici, che si presentano in modo ricorrente ogni quattro settimane. In diversi casi, i fianchi sono larghi e le braccia arrotondate, mentre alcuni sono abili nel lanciare una palla. Uno è nato con un doppio strabismo. Almeno 2 erano settimini. Nel capitolo precedente ho fatto riferimento alla tendenza all’ipertricosi e occasionalmente all’oligotricosi tra le donne invertite; tra gli uomini l’ultima condizione sembra più comune, e in molti casi i corpi sono senza peli, o con soltanto pochi peli. Alcuni sono mancini, anche se non forse in una proporzione anormale. [4] I caratteri sessuali della grafia sono in alcuni casi chiaramente invertiti, gli uomini scrivono con una mano femminile e le donne con una mano maschile. [5] Talvolta si è ritrovata una voce di tono alto e femminile. [6]
Una caratteristica marcata di molti invertiti, anche se non facile de definire con precisione, è la loro giovinezza di aspetto, e le facce spesso sono infantili, in modo uguale in entrambi i sessi. Questo è stato spesso osservato, [7] ed è una caratteristica pronunciata tra molti dei miei soggetti.
L’incapacità frequente del maschio invertito di fischiare, per la prima volta fu sottolineata da Ulrichs, e Hirschfeld l’ha rilevata nel 23 per cento dei casi. Molti dei miei casi confessano questa incapacità, mentre alcune donne inverte possono fischiare mirabilmente. Anche se questa incapacità degli invertiti maschi si trova solo in una minoranza, sono abbastanza soddisfatto nel vedere che è molto marcata in una considerevole minoranza. Uno dei miei corrispondenti, M. N., mi scrive: “Per quanto riguarda la generale incapacità degli invertiti di fischiare (non sono in grado di farlo io stesso), per la loro predilezione per il verde (il mio colore preferito), per la loro calligrafia femminile, per le loro abilità nelle occupazioni femminili, ecc., tutte queste cose mi sembrano solo indicazioni di un unico principio. Per andare ancora più in là e includere cose banali, alcuni invertiti fumano pure nello stesso modo e con lo stesso piacere come un uomo, hanno raramente l’abilità dei maschi nei giochi, non possono tirare a segno con precisione, o addirittura sputare!”
Quasi tutte queste peculiarità indicano un disturbo nervoso di grado minore e indicano modifiche, come sottolinea mio corrispondente, in senso femminile. È appena il caso di aggiungere che in nessun modo implicano necessariamente inversione. Shelley, per esempio, non era in grado di fischiare, anche se non ha mai dato segni di inversione; ma era una persona di organizzazione alquanto anormale e femminile, e illustra la tendenza di tali anomalie funzionali apparentemente insignificanti ad essere correlate con altre e più importanti anomalie psichiche.
La maggior parte di queste diverse caratteristiche anatomiche e anomalie funzionali indica, più o meno chiaramente, la prevalenza tra gli invertiti di una tendenza all’infantilismo, in combinazione con la femminilizzazione negli uomini e con la mascolinizzazione nelle donne. [8] Questa tendenza è negata da Hirschfeld, ma spesso è ben evidente tra i soggetti le cui Storie sono stato in grado di presentare, ed è infatti suggerita dai risultati elaborati dallo stesso Hirschfeld, tanto che difficilmente può essere trascurata. Considero questa tendenza molto significativa, ed in armonia con tutto ciò che stiamo imparando a conoscere per quanto riguarda la parte importante svolta dalle secrezioni interne, allo stesso modo nell’inversione e nelle modificazioni corporee generali in una direzione infantile, femminile e maschile.
Se siamo giustificati nel credere che ci sia una tendenza per le persone invertite ad essere un po’ frenate nello sviluppo, cose che le avvicina al tipo infantile, si può collegare questo fatto con la precocità sessuale a volte marcata negli invertiti, perché la precocità è comunemente accompagnata da un rapido arresto dello sviluppo.
Un corrispondente, che è egli stesso invertito, fornisce le seguenti note sui casi di cui è ben informato; le riposto qui, perché illustrano le anomalie che si trovano comunemente: -
1. A., di sesso maschile, primogenito di una famiglia tipicamente nevrotica. Tre figli in tutto: 2 maschi e una femmina. Gli altri 2 sono un po’ eccentrici, asociali e sessualmente frigidi, uno in un modo marcato. Il fatto curioso di questo caso è che A., l’unico della famiglia che possedeva delle capacità mentali e delle qualificazioni sociali, dovesse essere invertito. Il matrimonio dei genitori fu molto male assortito e disarmonico, il padre era di grande statura e la madre anormalmente piccola e di temperamento altamente nervoso, entrambi i genitori erano di salute debole. L’ascendenza era sfortunata, soprattutto da parte di madre.
2. B., di sesso maschile, invertito, il più giovane di due, non ci sono altri figli, ha carattere e aspetto estremamente femminile, è di notevole fascino personale e ha un grande talento musicale. Pene molto piccolo e marcato sviluppo del seno.
3. C., di sesso maschile, invertito, il più giovane di due figli, non ci sono altri figli. C’è un intervallo di sei anni tra il primo e il secondo figlio. Il matrimonio dei genitori è caratterizzato da grande affetto, ma dalla parte di madre l’ascendenza è degenerata. Cancro e scrofola in famiglia.
4. D., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di 6; gli altri figli sono femmine. Di posizione sociale modesta. Depravazione notevole manifestata da tutti i membri di questa famiglia ad eccezione di D., che, solo, si è dimostrato stabile, onesto e laborioso.
5. E., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di una famiglia di 3 figli, il figlio più giovane è una femmina, nata morta. Di temperamento estremamente nevrotico favorito dall’educazione. Effeminato per costruzione e disposizione; musicalmente dotato.
6. F., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di una famiglia di 5 figli. Il primo figlio, una bambina, morì in gioventù. Dopo F., ci fu un maschio G., una femmina H., e un’altra figlia morta. Genitori male assortiti; madre di notevole forza mentale e fisica; padre ultimo rappresentante di una famiglia in via di estinzione in conseguenza di matrimoni misti. Tutti i figli somigliano nell’aspetto al padre e nella disposizione alla madre. Tendenza al bere in entrambi i ragazzi, a questo soprattutto è dovuta la morte di F. all’età di 30 anni. G. si è suicidato alcuni anni più tardi. Il ragazza H si è sposata in una famiglia con ascendenza peggiore della sua. Ha due figli.
7. I. e J., un ragazzo e una ragazza, entrambi invertiti, per quanto sono in grado di giudicare. Il ragazzo è nato con qualche deformità dei piedi e delle caviglie; è di gusti e di aspetto effeminato. Il ragazzo assomiglia alla madre, e la ragazza, che è di grande sviluppo fisico, assomiglia al padre.
Lo stesso corrispondente aggiunge:
“Ho notato poche anomalie per quanto riguarda la conformazione genitale degli invertiti. Vi sono, tuttavia, frequenti anomalie di proporzione nel loro aspetto, le mani ed i piedi sono notevolmente più piccoli e più aggraziati, la vita più marcata, il corpo morbido e meno muscolare. Quasi sempre ci sono o malformazioni del cranio o la testa si avvicina al tipo e alla forma femminile”.
ATTITUDINI ARTISTICHE E ALTRE ATTITUDINI -  Tutte le vocazioni sono rappresentate tra gli invertiti. Tra i soggetti qui studiati si trovano ad una estremità della scala, numerosi operai, e all’altra estremità un numero uguale di persone, talvolta di famiglia nobile, che non esercitano alcuna professione. Ci sono 12 medici, 9 uomini di lettere, almeno 7 sono impegnati nella vita commerciale, 6 sono artisti, architetti o compositori, 4 sono o sono stati attori. Queste cifre non possono dare alcun indizio della diffusione relativa dell’inversione tra le varie categorie professionali, ma indicano che nessun tipo di categoria professionale fornisce una salvaguardia contro l’inversione.
Ci sono, tuttavia, alcune occupazioni per le quali gli invertiti sembrano avere una particolarmente vocazione. [9] Una delle più importanti è la letteratura. La predominanza apparente dei medici è facilmente spiegabile. La frequenza con la quale è rappresentata la letteratura è probabilmente più autentica. Qui, infatti, gli invertiti sembrano trovare il più alto grado di successo e di reputazione. Almeno una mezza dozzina dei miei soggetti sono uomini di lettere di successo, e potrei facilmente aggiungerne altri andando al di fuori del gruppo delle Storie incluse in questo studio. Essi coltivano soprattutto quelle regioni delle belle lettere che si trovano al confine tra prosa e poesia. Anche se di solito non raggiungono livelli di eccellenza in poesia, sono spesso molto raffinati autori di versi. Essi potrebbero essere attratti alla storia, ma raramente affrontano compiti di grande portata, che coinvolgono un lavoro molto paziente, anche se a questa regola ci sono delle eccezioni. La scienza pura sembra avere relativamente poca attrattiva per l’omosessuale. [10]
Un esame delle mie Storie rivela il fatto interessante che 45 dei soggetti, o una percentuale del 56 per cento, possiede attitudini artistiche di vario grado. Galton ha trovato, da una ricerca su quasi 1000 persone, che in media, in Inghilterra, solo il 30 per cento mostra gusti artistici. Va anche detto che le mie cifre sono probabilmente al di sotto sotto del vero, dato che nessuna particolare attenzione è stata posta nelle indagini su questa materia, e dato anche che in alcuni casi la capacità artistica è di ordine elevato.
Si sostiene che la teoria della Minderwertigkeit di Adler – secondo la quale reagiamo strenuamente contro i nostri difetti organici congeniti e li trasformiamo in virtù – possa essere applicata all’acquisizione delle capacità artistiche da parte dell’invertito (G. Rosenstein, “Die Theorien der Organminderwertigkeit und die Bisexualität,” Jahrbuch für Psychoanalytische Forschungen, vol. ii, 1910, p. 398). Questa teoria è in alcuni casi di utile applicazione, ma mi  sembra dubbio che sia molto utile nel presente contesto. Le attitudini artistiche degli invertiti possono meglio essere considerate come parte delle loro tendenze organiche che come una reazione contro quelle tendenze. A questo proposito posso citare le osservazioni di un corrispondente americano, egli stesso omosessuale: “Per quanto riguarda il collegamento tra inversione e capacità artistiche, per quello che posso vedere, il temperamento di ogni invertito sembra sforzarsi di trovare un’espressione artistica -grossolanamente o in altro modo. Gli invertiti, di norma, cercano percorsi di vita che si trovino in luoghi piacevoli, la loro resistenza agli ostacoli che si oppongono loro è elastica, il loro lavoro non è mai faticoso (se possono farne a meno), e le loro realizzazioni non sono quasi mai di utilizzo pratico. Tutto questo è vero anche per l’artista nato. Sia gli invertiti che gli artisti sono eccessivamente interessati alle lodi, entrambi desiderano una vita in cui l’ammirazione sia la ricompensa di poca fatica. In una parola, sembrano essere ‘nati stanchi’, generati dai genitori che erano anch’essi stanchi.”
Hirschfeld (Die Homosexualität, pag. 66) fornisce una lista di quadri e sculture che affascinano in modo particolare l’omosessuale. Preminenti fra queste opere sono le rappresentazioni di San Sebastiano, il Blue Boy di Gainsborough, gli uomini giovani di Vandyck, l’Hermes di Prassitele, lo Schiavo di Michelangelo, i tipi di lavoratori di Rodin e di Meunier.
Per quanto riguarda la musica, i miei casi rivelano l’attitudine che è stata sottolineata da altri come particolarmente comune tra gli invertiti. È stato curiosamente affermato che tutti i musicisti sono invertiti; è certo che molti musicisti famosi, sia tra i morti che tra i vivi, sono stati omosessuali. Ingegnieros parla a questo proposito di una “sinestesia genito-musicale”, analoga all’ascoltare il colore. Calesia afferma (Archivio di Psichiatria, 1900, p. 209) che al 60 per cento, gli invertiti sono musicisti. Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 500) considera questa stima eccessiva, ma egli stesso afferma altrove (p. 175) che il 98 per cento degli invertiti maschi è fortemente attratto dalla musica, le donne sono decisamente meno attratte. Oppenheim (in un documento sintetizzato nellaNeurologische Centralblatt, primo giugno, 1910, e Alienist and Neurologist, novembre 1910) osserva che la disposizione musicale è caratterizzata da una grande instabilità emotiva, e questa instabilità è una predisposizione al nervosismo. È per questo che la nevrastenia è così comune tra i musicisti. Il musicista non è reso nervoso dalla musica, ma deve il suo nervosismo (come anche, si può aggiungere, la sua predisposizione alla omosessualità) alla stessa predisposizione alla quale deve la sua attitudine musicale. Inoltre, il musicista è spesso unilaterale nei suoi talenti, e il possesso di una sola attitudine ipertrofica è a sua volta strettamente legato alla diatesi neuropatica e psicopatica.
La tendenza alle attitudini per il teatro – trovata in una gran parte dei miei soggetti, che non sono mai stati attori professionisti – ha già attirato l’attenzione degli studiosi precedenti su questo campo. [11] Così, Moll si riferisce alla frequenza del talento artistico, e particolarmente drammatico, tra gli invertiti, e osserva che la causa è dubbia. Dopo aver ricordato che la menzogna che essi devono vivere perennemente rende gli invertiti sempre gli attori, prosegue dicendo:
“Oltre a questo, mi sembra che la capacità e la tendenza a concepire delle situazioni a e rappresentarle in maniera magistrale corrisponda ad una predisposizione anormale del sistema nervoso, proprio come  accade per l’inversione sessuale; in modo che entrambi i fenomeni sono dovuti alla stessa origine.”
Sono d’accordo con questa affermazione; io credo che gli invertiti congeniti dovrebbero essere considerati come una classe di individui che presentano caratteri nervosi che, in una certa misura, li avvicinano alle persone di genio artistico. Le attitudini drammatiche e artistiche degli invertiti sono dovute, quindi, in parte a alle circostanze della vita dell’invertito, che lo rendono necessariamente un attore, – e in alcuni pochi casi lo portano ad un amore per l’inganno paragonabile a quello di una donna isterica, – e in parte, è probabile, ad una predisposizione nervosa congenita affine alla predisposizione all’attitudine drammatica.
Uno dei miei corrispondenti si è interessato a lungo alla frequenza dell’inversione tra gli attori e le attrici. Conosceva un attore invertito che gli aveva detto di aver scelto quella professione perché gli avrebbe permesso di indulgere la sua propensione; ma, nel complesso, egli considera questa tendenza come dovuta “alle flessibilità fantasiose finora trascurate e alle curiosità verso il singolo. L’attore, per ipotesi, è colui che si immedesima per simpatia (intellettuale ed emotiva) in stati di benessere psicologico che non gli sono propri. Impara a comprendere, anzi, a vivere se stesso in rapporti che erano originariamente estranei alla sua natura. La capacità di fare questo, – ciò che rende attore nato – implica una capacità di  estendere alla vita la sua esperienza artisticamente acquisita. Nell’avanzare nella su arte, di conseguenza, diventa da tutti i punti di vista sensibile alle emozioni umane, ed essendo la sessualità il più intellettualmente indeterminato degli appetiti dopo la fame, l’attore potrebbe scoprire in se stesso una sorta di indifferenza sessuale, dalla quale potrebbe facilmente sorgere un’aberrazione sessuale. Un uomo privo di questa flessibilità fantasiosa non potrebbe essere un attore di successo. L’uomo che la possiede sarebbe esposto alle divagazioni dell’istinto sessuale sotto le influenze estetiche o semplicemente licenziose. Qualcosa dello stesso genere è applicabile ai musicisti e agli artisti, nei quali l’inversione sessuale prevale oltre la media. Essi sono condizionati dalla loro facoltà estetica e incoraggiati dalle circostanze della loro vita a sentire e ad esprimere l’intera gamma delle esperienze emozionali. Così trovano un ambiente che (a meno che essi non siano nettamente differenziati per altri motivi), li porta facilmente ad esperimenti di passione. Tutto questo si unisce a quello che si chiama ‘diatesi variazionale’ degli uomini di genio. Ma dovrei cercare la spiegazione del fenomeno meno nella costituzione sessuale originaria che  nell’esercizio di qualità emotive, di simpatia e di assimilazione, potentemente stimolate e concretizzate dalle condizioni di vita di un individuo. L’artista, il cantante, l’attore, il pittore, sono più esposti agli influssi dai quali può sorgere una differenziazione sessuale in una direzione anomala. Alcune persone sono certamente anormali per natura, altre, che sono di questo temperamento artistico partecipe, possono diventare anormali attraverso le loro amicizie unite alle loro condizioni di vita.” È  possibile che ci possa essere qualche elemento di verità in questo punto di vista, che il mio corrispondente considerava puramente ipotetico.
A questo proposito posso, forse, citare una qualità morale che è molto spesso associata con attitudine drammatica, e anche con i gradi minori della degenerazione nervosa: la vanità e l’amore per gli applausi. Mentre fra una parte notevole degli invertiti non è più marcata che tra i non invertiti, se non è anche meno marcata, in un altro gruppo si trova in un grado esagerato. In almeno uno dei miei casi, la vanità e il piacere di essere ammirati, sia per quanto riguarda le qualità personali che le produzioni artistiche, raggiungono un livello quasi morboso. E le citazioni dalle lettere scritte da parecchi altri dei miei soggetti mostrano un curioso compiacimento nella descrizione dei loro caratteri fisici personali, marcatamente assente negli altri casi. Alexander Schmid ha suggerito, sulla base delle opinioni di Adler, che questa vanità, che a volte nell’artista invertito diventa un orgoglio esaltato, come di un tutore dei sacri misteri, può essere considerata come un tentativo di ottenere una compensazione per la coscienza del difetto femminile. [12]
Il tipo estremo di questa preoccupazione per la bellezza personale è rappresentato dall’autobiografia inviata da un giovane italiano di buona famiglia a Zola nella speranza – di per sé un segno di vanità – che il famoso romanziere la prendesse a soggetto di una delle sue opere. La storia è riprodotta negli Archives d’Anthropologie Criminelle(1894) e in L’Homosexualité et les Types Homosexuels (1910) del “Dr. Laupts” (G. Saint-Paul). Cito il seguente brano: “All’età di 18 anni ero, con poche differenze, ciò che sono ora (a 23). Sono invece piuttosto al di sotto dell’altezza media (1,65 metri), ben proporzionato, snello, ma non magro. Il mio torso è superbo; uno scultore non ci troverebbe niente da ridire, e non lo troverebbe molto diverso da quello di Antinotis. La mia schiena è molto arcuata, forse troppo; e i miei fianchi sono molto sviluppati, il mio bacino è ampio, come quello di una donna; le mie ginocchia leggermente vicine, i miei piedi sono piccoli, le mie mani superbe, le dita curve all’indietro e con le unghie scintillanti, rosee e levigate, tagliate esattamente come quelle delle statue antiche, il mio collo è lungo e rotondo, la nuca deliziosamente adornata di peluria. La mia testa è affascinante, e a 18 anni lo era ancora di più. L’ovale di essa è perfetto e colpisce tutti per la sua forma infantile. A 23 anni me ne danno 17 al massimo. La mia carnagione è bianca e rosea, a seconda delle più deboli emozioni. La fronte non è bella, ma retrocede leggermente ed è cava alle tempie, ma, per fortuna, è a metà coperta da lunghi capelli di un biondo scuro, che si arricciano naturalmente. La testa è perfetta nella forma, a causa dei capelli ricci, ma ad un esame presenta un’enorme protuberanza occipitale. I miei occhi sono ovali, di un grigio blu, con le ciglia marrone scuro e dense, sopracciglia arcuate. I miei occhi sono molto liquidi, ma con le occhiaie, e sono segnati di bistro; sono soggetti a lievi infiammazioni temporanee. La mia bocca è abbastanza grande, con grosse labbra rosse, il labbro inferiore pendente; mi dicono che ho la bocca austriaca. I miei denti sono abbaglianti, anche se tre sono cariati e otturati; fortunatamente, non si possono vedere. Le mie orecchie sono piccole e con lobi molto colorati. Il mio mento è molto grasso, e a 18 anni era liscio e vellutato come quello di una donna; al momento c’è una leggera barba, sempre rasata. Due nei, neri e vellutati, sulla mia guancia sinistra, contrastano con gli occhi azzurri. Il mio naso è sottile e dritto, con le narici delicate e una leggera curva quasi insensibile. La mia voce è dolce, e la gente si rammarica sempre che io non abbia imparato a cantare.” Questa descrizione è da notare come ritratto dettagliato di un invertito sessuale di un certo tipo; tutta la storia è interessante e istruttiva.
Alcune peculiarità nel gusto per quanto riguarda gli abiti, a torto o a ragione, sono state attribuite agli invertiti, – a parte la tendenza di un certo gruppo ad adottare abitudini femminili – e possono qui essere menzionate. Tardieu molti anni fa citò il gusto di tenere il collo scoperto. Questa peculiarità può occasionalmente essere osservata tra gli invertiti, in particolare tra quelli di temperamento più artistico. La causa non sembra essere tanto la vanità quanto quella coscienza fisica che è così curiosamente marcata negli invertiti, e induce i più femminili di loro a coltivare la  grazia femminile dell’aspetto, ed i più maschili a sottolineare l’abitudine atletica maschile.
È stato anche osservato che gli invertiti mostrano una preferenza per gli indumenti verdi. A Romacinædi erano per questo motivo chiamati galbanati.  Chevalier osserva che alcuni anni fa, una banda di pederasti a Parigi indossava cravatte verdi come distintivo. Questa decisa preferenza per il verde è ben segnalata in molti dei miei casi di entrambi i sessi, e, in alcuni almeno, la preferenza è certamente nata spontaneamente. Il verde (come hanno dimostrato Jastrow e altri) è molto raramente il colore preferito degli adulti di razza anglosassone, anche se alcuni ricercatori hanno trovato che è più comunemente un colore preferito tra i bambini, in particolare tra le bambine, ed è più spesso preferito dalle donne che dagli uomini. [13] Il colore preferito tra le donne normali, e anzi molto spesso tra gli uomini normali, anche se qui non così spesso come il blu, è il colore rosso, ed è da notare che negli ultimi anni c’è stata la moda della cravatta rossa adottata dagli invertiti come loro segno di riconoscimento. Questo è particolarmente evidente tra le “fate” di New York (con questo nome lì si indica un fellator). “È rosso”, scrive un corrispondente americano, anch’egli invertito, “espressione che è diventata quasi un sinonimo di inversione sessuale, non solo nell’accezione degli stessi invertiti, ma nell’accezione popolare. Indossare una cravatta rossa per strada è come invitare strilloni e altri a fare sottolineature, sottolineature che hanno le pratiche degli invertiti come tema. Un amico mi ha detto una volta che quando dei ragazzi di strada videro la cravatta rossa che indossava si succhiarono le dita ad imitazione della fellatio. I prostituti maschi che camminano per le strade di Philadelphia e di New York quasi sempre indossano cravatte rosse. Questo è il distintivo di tutta la loro tribù. Le camere di molti dei miei amici invertiti hanno il rosso come colore dominante nelle decorazioni. Tra i miei compagni di classe, alla scuola di medicina, pochi avevano il coraggio di indossare una cravatta rossa, quelli che l’hanno fatto non hanno mai ripetuto l’esperimento.”
ATTEGGIAMENTO MORALE DELL’INVERTITO – C’è un certo interesse nel delineare  l’atteggiamento dell’invertito verso la sua stessa anomalia e la sua valutazione della moralità di quell’anomalia. Dato che i miei casi non sono pazienti che cercano di essere guariti della loro perversione, questo atteggiamento non può essere dato per scontato. Ho rilevato l’atteggiamento morale in 57 casi. In 8 casi, i soggetti stessi si detestano e hanno combattuto invano contro la loro perversione, che spesso considerano come un peccato. Nove o dieci sono dubbiosi e hanno poco da dire per giustificare la loro condizione, che essi considerano come forse morbosa, una “malattia morale”. Uno, pur ritenendo giusto gratificare i suoi istinti naturali, ammette che possano essere vizi. Il resto, la grande maggioranza (comprese tutte le donne) è, invece, risoluto nell’affermare che la loro posizione morale è esattamente la stessa di quella del singolo normalmente costituito, al livello più basso una questione di gusto, e almeno due affermano che una relazione omosessuale dovrebbe essere considerata come sacra, un sacro vincolo di matrimonio; due o tre addirittura considerano l’amore invertito come più nobile dell’amore sessuale ordinario; diversi aggiungono la condizione che ci dovrebbe essere il consenso e la comprensione da entrambe le parti e nessun tentativo di seduzione. Il rimpianto principale di 2 o 3 è la doppia vita che sono obbligati a condurre.
Quando gli invertiti hanno chiaramente affrontato e compreso la loro natura non è tanto, a quanto pare, la loro coscienza che li preoccupa, o anche la paura della polizia, quanto l’atteggiamento del mondo. Un corrispondente americano scrive: “È la paura dell’opinione pubblica che pende sopra di loro come la spada di Damocle. Questa paura è l’eredità di tutti noi. Non è la paura della coscienza e non è generata da una sensazione di illecito. Piuttosto, si tratta di una silente sottomissione ai pregiudizi che incontriamo da ogni parte. Il vero atteggiamento normale dell’invertito sessuale (e ne ho conosciuti centinaia) per quanto riguarda la sua particolare passione non è sostanzialmente diverso da quello di un uomo normale rispetto alla propria.”
È interessante notare che anche quando la condizione è considerata morbosa, e anche quando una vita di castità è stata scelta deliberatamente, per questo motivo, è molto raro trovare un invertito che esprima un qualche desiderio di cambiare i suoi ideali sessuali. L’invertito maschio non riesce a trovare, e non ha alcun desiderio di trovare, alcun fascino sessuale in una donna, perché trova tutte le possibili forme di fascino riunite in un uomo. E una donna invertita scrive: “Non riesco a concepire un destino più triste del fatto di essere un donna, una donna media ridotta alla necessità di amare un uomo!”
Si noterà che le mie conclusioni su questo argomento sono in stridente contrasto con quelle di Westphal, che credeva che ogni invertito considerasse se stesso come un caso patologico, e probabilmente mostrano una percentuale molto più alta di invertiti che si auto-approvano rispetto a qualsiasi gruppo studiato in precedenza. [14] Questo è dovuto per la gran parte al fatto che i casi non sono ottenuti dalla stanza di consultazione, e che essi rappresentano in qualche misura l’aristocrazia intellettuale dell’inversione, compresi gli individui che, spesso non senza lotte gravi, hanno trovato conforto nell’esempio dei Greci o altrove, e sono riusciti a raggiungere un modus vivendi con il mondo morale, per come loro sono arrivati a concepirlo.
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[1] Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. v.
 [2] Krafft-Ebing parla di un medico invertito (un uomo di sviluppo e di gusti maschili) che aveva avuto rapporti sessuali con più o meno 600 uomini invertiti. Non ha osservato alcuna tendenza a malformazioni sessuali tra loro, ma molto frequentemente un’approssimazione a una forma femminile del corpo, così come peli insufficienti, carnagione delicata e voce di tono alto. I seni ben sviluppati non erano rari, e circa il 10 per cento mostrava un gusto per le occupazioni femminili.
[3] Una condizione simile di ginecomastia è stata osservata in relazione con l’inversione da Moll, Laurent, Wey, ecc.  Olano (“La Secrecion Mamaria en los Invertidos Sexuales,” Archivos de Criminologia, maggio 1902, p. 305) ha osservato inoltre una certa quantità di secrezione mammaria in un uomo invertito di 20 anni, a Lima.
[4] Hirschfeld trova il 7 per cento degli invertiti mancini, e il 6 per cento parzialmente mancini. Fliess attribuisce particolare importanza al mancinismo nell’inversione, credendo che negli uomini mancini siano marcati i caratteri sessuali secondari femminili, e nelle donne mancine i caratteri sessuali maschili (Der Ablauf des Lebens, 1906). Io non sono propenso a negare questa affermazione, ma, sono necessari ulteriori dati.
[5] Questo punto è stato discusso da Hirschfeld, Die Homosexualität, pp. 156-8.
[6] Bloch (The Sexual Life of Our Time, p. 500) attribuisce grande importanza a questa peculiarità, ma va ricordato che una voce acuta si verifica frequentemente in uomini senza dubbio eterosessuali, in cui sembra spesso associata con alta capacità intellettuale (Havelock Ellis, A Study of British Genius, p. 200).
[7] Vedi, per esempio, Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 151.
[8] Sui segni generali di queste condizioni, vedi, ad esempio, H. Meige, “L’Infantilisme, Le Féminisme et les Hermaphrodites Antiques,”L’Anthropologie. 1895; e anche Hastings Gilford, “Infantilism,” Lancet, 28 febbraio e 7 marzo 1914.
[9] Merzbach ha affrontato la tendenza degli invertiti ad adottare professioni particolari: “Homosexualität und Beruf,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iv, 1902.
[10] Anche l’esperienza di Moll in Germania rivela la prevalenza dell’inversione tra gli uomini di lettere, anche se, tra tutte le occupazioni, ha trovato la più alta percentuale tra gli attori. Jäger ha fatto riferimento alla frequenza dell’omosessualità tra i barbieri. Mi è stato detto che tra i parrucchieri di Londra l’omosessualità è così prevalente che c’è anche un atteggiamento speciale che il cliente può adottare sulla sedia per far conoscere che anche lui è un invertito. Il Dr. Kiernan mi informa che anche a Chicago, l’inversione è particolarmente diffusa tra i barbieri, e aggiunge che egli è a conoscenza di due casi tra le donne-barbiere, una percentuale relativamente alta. Non è difficile capire questo, tenendo conto della stretta associazione fisica tra il barbiere e il suo cliente. “W. G. era l’assistente del barbiere”, scrive uno dei miei soggetti, “e mi sono preso una fortissima cotta per lui al primo sguardo. Era solito insaponarmi, e il tocco delle sue dita era una delizia. Poi mi radeva e io ho sempre aspettato con ansia il momento di andare dal barbiere. Se lui non fosse in grado di prendersi cura di me proverei un’incredibile agitazione cardiaca. L’intera giornata mi sembrerebbe noiosa e inutile. Avevo l’abitudine di annotare sulla mia agendina ogni volta che mi faceva la barba.”
[11] Vedi, ad esempio, “Vom Weibmann auf der Bühne,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901, p. 313. È curioso trovare un’annotazione medico-legale di questa connessione molto tempo prima che l’inversione fosse riconosciuta. Nel mese di giugno 1833 (vedi i Registrati annuali a questa data), morì un uomo che aveva vissuto come una mantenuta sotto il nome di Eliza Edwards. Era molto effeminato in apparenza, con bei capelli, in boccoli lunghi due piedi e una voce spezzata; recitava ruoli femminili nel teatro, “ai più alti livelli del teatro tragico” e “appariva come una donna di tipo molto signorile”. La giuria del coroner “fortemente raccomandava alle autorità competenti di adottare mezzi adeguati nell’esposizione del corpo che facessero risaltare l’ignominia del crimine.”
[12] A. Schmid, “Zur Homosexualität,” Zentralblatt für Psychoanalyse, vol. i, 1913, p. 237.
[13] Si veda per una sintesi delle varie statistiche in diversi paesi, Havelock Ellis, Man and Woman, quinta ed., 1914, p. 174;  e anche “The Psychology of Red”, Popular Science Monthly, agosto e settembre 1900.
[14] La percentuale non è così grande, tuttavia, come Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 314) ora la rileva in Germania, dove gli invertiti sono meglio informati sul tema di questa anomalia, perché qui il 95 per cento considera i propri sentimenti come naturali.

venerdì 21 novembre 2014

GAY E STEREOTIPI DI ORIGINE MEDICA

Riporto qui di seguito il breve saggio che ho preposto al “Romanzo di un invertito nato” da poco pubblicato della Biblioteca di Progetto Gay:
Michel Foucault, nell’anno accademico 1974-75 e precisamente da gennaio a marzo 1975, tenne al Collège de France un corso intitolato Gli Anormali.[1]
Foucault affronta il problema degli individui pericolosi, che nel XIX secolo erano chiamati anormali e analizza largamente il fenomeno della medicalizzazione della sessualità in Francia nella seconda metà dell’800. La sessualità era diventata oggetto di studio della medicina legale e dell’antropologia criminale.
Auguste Ambroise Tardieu (1818 – 1879) medico legale e criminologo francese, presidente della Accademia Nazionale di Medicina e professore di Medicina legale all’Università di Parigi, si occupò di pedofilia, di violenza sessuale e in genere di reati di libidine. Scrisse un libro sugli attentati ai buoni costumi,[2] che tra il 1857 e il 1878 vedrà ben sei successive edizioni. Proprio in questo libro si trova una descrizione dei caratteri fisici dei pederasti (questo è il termine che usa Tardieu per indicare gli omosessuali) e in particolare delle cosiddette zie:
“La caratteristica esteriore dei pederasti
Il carattere dei pederasti, di quelli soprattutto che per passione o per calcolo cercano e attirano gli uomini, si manifesta spesso, all’esterno, nel loro modo di vestire, nella loro andatura e nei loro gusti, che riflettono in qualche modo la perversione contro natura delle loro propensioni sessuali.
Se questo non si osserva sempre, è comunque tanto frequente da meritare di essere segnalato: ed è d’altra parte risaputo da tutti quelli che sono stati messi in un certo senso a osservare un gran numero di quei pederasti ai quali si applica il nome di zie.
I capelli ricci, la pelle imbellettata, il collo scoperto, il corpo fasciato in modo da fare risaltare le forme. Le dita, le orecchie, il petto carichi di gioielli, tutta la persona che esala l’odore dei profumi più penetranti e in mano un fazzoletto, dei fiori o qualche merletto, questa è la fisionomia strana, ributtante e a buon diritto sospetta, che tradisce i pederasti. Un tratto non meno caratteristico che ho osservato cento volte, è il contrasto di questa falsa eleganza e di questo culto esteriore della persona con una sordida sporcizia che basterebbe essa sola a tenersi a distanza da questi miserabili.”[3]
Tardieu considera l’omosessuale un vero criminale dal quale ci si deve difendere, e insegna che gli omosessuali maschi passivi sono identificabili da alcune caratteristiche fisiche:
“I segni della pederastia passiva che successivamente esamineremo sono lo sviluppo eccessivo dei glutei, la deformazione imbutiforme dell’ano, il rilassamento dello sfintere, la cancellazione delle pieghe, le creste e le escrescenze che circondano l’ano, la dilatazione estrema dell’orifizio anale, l’incapacità di contenere le feci, le ulcere, le ragadi, le emorroidi, le fistole, la blenorragia rettale, la sifilide, i corpi estranei introdotti nell’ano”.[4]
Per lui gli omosessuali sono pericolosi sovvertitori dell’ordine sociale. Tardieu considera gli omosessuali “la feccia del mondo più vile” e associa sistematicamente l’omosessualità al crimine. Tradieu, lungi dall’essere un vero uomo di scienza, si dimostra succube di incredibili pregiudizi religiosi, e il suo insegnamento finirà per diffondere una radicale omofobia nella classe medica francese.
Nelle descrizioni di Tardieu il lettore del XXI secolo non faticherà a ritrovare i più comuni pregiudizi sugli omosessuali, tuttora molto diffusi.
Cesare Lombroso (1835-1909) non è da meno di Tardieu nel diffondere pregiudizi pseudo-scientifici che sono divenuti luoghi comuni: un uomo che, tra i 15 e il 17 anni, si lascia crescere i capelli, li orna con forcine o pettini, veste attillato o con abiti femminili, scopre il collo e i fianchi, si guarda allo specchio pavoneggiandosi, storpia il proprio nome al femminile, ruba un anello per indossarlo e si interessa d’arte, ha molta probabilità di diventare omosessuale. Allo stesso modo, una bambina che manifesta passione per i giochi maschili, per i vestiti da uomo, che – divenuta fanciulla – ama fumare sigari, ballare con le donne, ubriacarsi, andare a cavallo, addirittura fare a pugni, che disdegna i lavori d’ago, si masturba, vuole fare l’attrice (o la suora) mostra segni preoccupanti.
Alexandre Lacassagne (1843-1924), professore alla facoltà di medicina di Lione, si allontana dall’atavismo di Lombroso. Lacassagne sostiene che c’è una “implicazione mutua tra l’individuo che commette l’atto delittuoso e la società che lo patisce”. Lacassagne dice che se è vero che il criminale è un “microbo” che deve essere eliminato, quel microbo “non ha importanza se non trova un brodo che lo faccia crescere”.[5]
È proprio con Lacassagne che si passa dall’idea della omosessualità come vizio o come circostanza criminale all’idea della omosessualità come patologia; con lui, l’inversione sessuale diventerà una presenza frequente negli archivi di Antropologia criminale, che però, a dispetto del nome, non si limitano al mero aspetto criminologico ma allargano il discorso a situazioni di interesse clinico anche se prive di implicazioni medico legali. La denominazione Archivi di Antropologia criminale è sintetica e impropria, la denominazione completa Archives d’Anthropologie criminelle ed de psychologie normale et pathologique ne evidenzia molto meglio l’ambito almeno in parte innovativo.
Va tenuto presente che l’omosessualità nel secondo Ottocento, in Francia, non emerge attraverso altri canali e arriva alle orecchie della classe medica, in pratica, esclusivamente attraverso l’opera di medici legali e di studiosi di antropologia criminale, che se ne occupano non come tale, ma come circostanza di delitti o di comportamenti patologici emergenti nell’esercizio della psichiatria.
Nell’Ottocento l’omosessualità non congiunta con aspetti criminali o patologici, di fatto, non è minimamente conosciuta, cioè non esiste una vera sociologia della omosessualità e, proprio per questo, i modelli di personalità e di comportamento omosessuale elaborati dalla psichiatria e dell’antropologia criminale finiscono per essere impropriamente generalizzati e riferiti a tutti gli omosessuali. Nascono così gli stereotipi di origine medica sulla omosessualità, che in pratica derivano da una conoscenza dell’omosessualità relativa solo a situazioni patologiche o criminali.
La documentazione sulla omosessualità non criminale e non patologica è rarissima nel secondo Ottocento Francese e per questo i medici la ricercano e la studiano ma sempre con l’ottica deformante della patologia nascosta e della medicalizzazione della sessualità. L’idea di omosessualità come variante normale della sessualità umana è ancora lontanissima.
Zola e il Roman d’un inverti-né
Nel 1889 Émile Zola riceve, in forma anonima, una lunga confessione di un omosessuale italiano, un ragazzo di 23 anni di estrazione sociale molto alta. La confessione è contenuta in quattro documenti inviati a brevissima distanza uno dall’altro, un giorno o poco più. Dalla lettura di quei documenti si evince con chiarezza che il ragazzo italiano intendeva fornire a Zola lo spunto e anche la documentazione necessaria per scrivere un romanzo dedicato alla omosessualità. Zola è perplesso ma crede che il pubblico e la critica lo aggredirebbero se veramente scrivesse un tale romanzo. Inizialmente rielabora forse parzialmente il manoscritto, che poi resta però in un cassetto della sua scrivania fino al 1893, quando conosce il Dr. Georges Saint-Paul (1870-1937), un giovane medico laureatosi a Lione nel 1892, allora ventitreenne e molto interessato all’antropologia criminale, e gli consegna il manoscritto perché lo pubblichi negli Archivi di Antropologia criminale, e il testo viene effettivamente pubblicato da Saint-Paul negli Archivi nel 1895.[6]
Nel 1896 esce a Parigi nella collezione Tares et poisons, per i tipi dell’editore Georges Carré, il libro “Perversion et perversité sexuelles – Une enquête médicale sur l’inversion. Notes et documents. Le roman d’un inverti-né. Le procès Wilde. La guérison et la prophylaxie de l’inversion.” del Dr. Laupts, con la prefazione di Émile Zola.[7]
Il testo del Roman d’un inverti-né era stato redatto originariamente tutto in Francese, in realtà in un Francese piuttosto approssimativo e con qualche scorrettezza ortografica. Nell’edizione a stampa, come accadeva nell’Ottocento, i brani contenenti riferimento sessuali espliciti appaiono il latino.
Il Dr. Laupts non è che uno pseudonimo del Dr. Georges Saint-Paul.
Nel paragrafo successivo riporto, tradotta da me, la prefazione di Émile Zola a Le roman d’un inverti-né, che è in realtà una lettera di risposta inviata al Dr. Laupts.
La Prefazione di Emile Zola
Dr Laupts, Lione.
Egregio Dottore,
Non trovo nulla di male, al contrario, nel fatto che voi pubblichiate Il Romanzo di un invertito, ed io sono veramente felice che voi, in quanto scienziato, possiate fare quello che un semplice scrittore come me non ha osato fare.
Quando, ormai alcuni anni fa, ho ricevuto questo documento così curioso, sono rimasto colpito dal grande interesse medico e sociale che presentava. Mi ha toccato con la sua assoluta sincerità, perché ci si sente la fiamma e quasi l’eloquenza della verità. Tenete presente che il giovane uomo che si confessa scrive in una lingua che non è la sua; e ditemi se non arriva, in certi passaggi, allo stile emozionato dei sentimenti profondamente provati ed espressi? È una confessione totale, ingenua, spontanea, che ben pochi uomini hanno osato fare, qualità che la rendono veramente preziosa da diversi punti di vista. E così, proprio quando pensavo che la pubblicazione potesse essere utile avevo avuto inizialmente il desiderio di utilizzare il manoscritto, di renderlo accessibile al pubblico in una forma che ho cercato in vano, cosa che alla fine mi ha fatto abbandonare il progetto.
Mi trovavo allora nei momenti più sgradevoli della mia battaglia letteraria, la critica mi trattava ogni giorno come un criminale, capace di tutti i vizi e di tutte le dissolutezze; e mi vedete voi in quell’epoca farmi editore responsabile di questo Romanzo di un invertito? Mi avrebbero accusato subito di avere inventato la trama di tutte le mie opere per corruzione personale. E poi sarei stato necessariamente condannato per avere visto in tutta la questione solo una bassa speculazione sugli istinti più ripugnanti. E che clamore se mi fossi permesso di dire che nessun argomento è più serio e più triste, che lì si trova una piaga molto più frequente e profonda di quanto si creda e che la cosa migliore per guarire le piaghe è studiarle, farle conoscere e prendersene cura.
Ma il caso ha voluto, mio caro dottore, che, discutendo una sera insieme, noi venimmo a parlare di questo male umano e sociale delle perversioni sessuali. E vi affidai il documento che dormiva in uno dei miei cassetti, ed ecco che il documento può alla fine venire alla luce, dalle mani di un medico, di uno scienziato, che non potrà essere accusato di cercare lo scandalo.
In un’altra lettera privata, che ho ricevuto più o meno nel medesimo periodo e che sfortunatamente non ho ritrovato, uno sfortunato mi aveva mandato il grido più acuto di dolore umano che io abbia mai udito. Si proibiva di cedere a degli amori abominevoli, e si chiedeva il perché del disprezzo di tutti, il perché dei tribunali pronti a colpirlo, se lui portava dentro di sé, nella sua carne, il disgusto per la donna e la passione per l’uomo. Mai un indemoniato, mai un corpo umano consegnato alle fatalità sconosciuta del desiderio ha urlato così spaventosamente la sua miseria. Questa lettera, me ne ricordo, mi aveva profondamente turbato e nel Romanzo di un invertito la situazione non è forse la stessa con una più felice incoscienza? Non si assiste forse a una vero caso clinico, a una esitazione, ad un mezzo errore della natura? Nulla è più tragico, secondo me, nulla ha più bisogno di un approfondimento e di un rimedio, se ne esiste uno.
Nel mistero della concezione, così oscuro, si pensa a questo? Nasce un bambino: perché un maschietto, perché una bambina? Non si sa. Ma quale complicazione di oscurità e di miseria, se la natura ha un attimo di incertezza, se il maschietto nasce a metà femminuccia e se la bambina nasce a metà maschietto! I fatti sono lì, nella vita di ogni giorno. L’incertezza può cominciare dal semplice aspetto fisico, dalle grandi linee del carattere: l’uomo effeminato, delicato, rammollito; la donna mascolina, violenta, senza tenerezza. E prosegue fino alla mostruosità costatata, l’ermafroditismo degli organi, i sentimenti e le passioni contro natura. Certo la morale e la giustizia hanno ragione ad intervenire, perché a loro tocca la difesa della pace pubblica. Ma, alla fine, con che diritto, se la volontà è in parte abolita? Non si condanna un gobbo per nascita, perché è gobbo. Perché disprezzare un uomo che agisce come una donna, se è nato per metà donna?
Naturalmente, mio caro dottore, non intendo nemmeno porre il problema. Mi accontento di indicare le ragioni che mi hanno fatto desiderare la pubblicazione del Romanzo di un invertito. Forse questo ispirerà un po’ di pietà e un po’ di equità per certi miserabili. E poi tutto quello che riguarda il sesso riguarda la stessa vita sociale. Un invertito è un disorganizzatore della famiglia, della nazione, dell’umanità. L’uomo e la donna sono certamente qua giù per fare dei bambini, ed essi uccidono la vita il giorno in cui non fanno più quello che è necessario per farne.
Médan, 25 giugno 1895.
Cordialmente vostro Émile Zola
Zola e l’omosessualità
Come vedremo seguendo il testo del Romanzo di un invertito, Zola, come aveva fatto prima di lui Balzac, accenna anche alla omosessualità nei suoi romanzi, ma quasi sempre in chiave negativa. L’influenza di Tardieu e dei suoi pregiudizi verso l’omosessualità è evidente nella Prefazione al Romanzo di un invertito. Il rischio del pubblico scandalo che Zola adduce come scusante al fatto di non aver dato seguito alle aspettative del ragazzo italiano, nasconde probabilmente dei pregiudizi molto radicati, paradossalmente anche qui di origine religiosa, che emergono dai toni sensazionalistici, dall’idea di difendere la morale e la società dagli omosessuali, distruttori di famiglie e della stessa società civile e dalla finale compassione verso quei miserabili.
Il Dr. Saint-Paul nel 1910, dopo la morte di Zola, scrive:
“La vista degli invertiti e soprattutto il loro contatto erano sgraditi a Zola. Ho parlato di loro nel mondo, mi disse un giorno, ma nello stringere loro la mano provo una repulsione istintiva, che faccio fatica a controllare. La prima volta che discutemmo di inversione sessuale, mi venne alla labbra una domanda assolutamente naturale: Perché non avete trattato dell’inversione, perché non consacrate all’inversione uno dei vostri romanzi? Varrebbe la pena di affrontare l’argomento. Zola non mi diede mai una risposta precisa. Mi dichiarò che senza dubbio non aveva mai osato.”[8]
Tuttavia esistono elementi, nell’opera stessa di Zola, che lasciano pensare che la sua posizione nei confronti della omosessualità fosse in realtà assai più ambigua e complessa di una semplice repulsione istintiva o di una valutazione di opportunità nei rapporti tra autore, pubblico e la critica.
Nel 1892 Zola pubblica il XIX volume della serie Les Rougon-Macquart, (Storia naturale e sociale di una famiglia sotto il secondo impero), col titolo La Débâcle (La Disfatta).[9] La pubblicazione precede probabilmente l’incontro tra Zola e il Dr. Sain-Paul e contiene degli elementi che lasciano pensare che effettivamente Zola avesse fatto uso del Roman d’un inverti, come suggerisce un documentato articolo di Michael Rosenfeld.[10]
Ne La Débâcle, Jean Macquart, già protagonista di La Terre, uno dei più violenti romanzi della serie dei Rougon-Macquart, dopo aver perso la moglie e appunto la terra si arruola per la campagna del 1870 col grado di caporale. I soldati lo rispettano per il suo buon senso e per il suo modo bonario di esercitare l’autorità. Le vicende ruotano intorno al crollo del secondo impero, ma affrontano anche il tema dell’amicizia amorosa, più che della omosessualità in senso stretto, nell’esercito.
Il caporale Jean Macquart, un contadino che vorrebbe una Francia in cui regnassero l’ordine e il buon senso, ha ai suoi ordini un solato, Maurice Levasseur, un borghese intellettuale che sogna la fine delle ingiustizie e la rivoluzione.
Maurice sente un’attrazione verso Jean ma dice a sé stesso che il suo caporale non lo vorrà mai perché “lui non è come me”. Tra i due si arriva ben presto agli insulti:
“sì, è proprio questo, io sono un contadino mentre voi… voi siete un signore! Ed è per questo che siete un porco! uno sporco maiale”[11]
Ma dopo Maurice offre da bere ai compagni col permesso di Jean, e quando Maurice viene ferito a un piede, Jean si prende cura di lui, e i due si riavvicinano rapidamente. Poche pagine più tardi, tra i due sembra esserci una complicità e una tenerezza molto forte:
“Maurice si abbandonò sul suo braccio e si lasciò portare come un bambino. Mai braccia di donna gli avevano così scaldato il cuore. Nel crollo di tutto, in mezzo a questa miseria estrema, col la morte in faccia, quello era per lui un delizioso conforto, nel sentire un essere che lo amava, che si prendeva cura di lui, e forse l’idea che questo cuore tutto per lui era quello di un semplice, di un contadino rimasto attaccato alla terra, di cui aveva avuto all’inizio addirittura ripugnanza, aggiungeva ora alla sua gratitudine una dolcezza infinita e l’amicizia diventava per tutti e due come una liberazione: non c’era bisogno che si baciassero, si toccavano nel profondo, erano l’uno nell’altro, per quanto differenti fossero.”[12]
Sarà poi Maurice a salvare la vita e Jean, rifiutando di abbandonarlo e mettendo a rischio la sua stessa vita:
“Maurice piangeva a grossi singhiozzi e le sue lacrime lente scorrevano sulle guance di Jean. Era lo sciogliersi del loro lungo tormento, la gioia di dirsi che il dolore stava forse per avere pietà di loro. E si stringevano in un abbraccio disperato nella fraternità di tutto quello che avevano appena sofferto insieme, e il bacio che si scambiarono allora parve loro il più dolce e il più forte della loro vita.
Un bacio come non ne avrebbero mai ricevuto da una donna, l’immortale amicizia. L’assoluta certezza che i loro cori avrebbero costituito per sempre un solo cuore. … Abbracciami, piccolo mio! E si baciarono, e come la nel bosco, durante la veglia, c’era la fondo di questo bacio la fraternità dei pericoli corsi insieme, quelle poche settimane di eroica vita comune che li aveva uniti. Possono forse separarsi due cuori quando il dono di se stessi li ha quasi fusi l’uno nell’altro? Ma il bacio scambiato sotto le tenebre degli alberi era pieno della speranza nuova che la fuga apriva loro, mentre quel bacio a quell’ora restava tremante delle angosce dell’addio. Si sarebbero rivisti un giorno? E come? In che circostanze? Nel dolore o nella gioia? … – Ti affido mio fratello, prenditi cura di lui, amalo come io lo amo!”[13]
Jean e Maurice si ritroveranno ma da pari opposte alla Comune di Parigi. Maurice, comunando, e Jean soldato dell’esercito regolare. Durante la settimana di sangue Jean colpisce a morte un comunardo e si accorge solo dopo che è Maurice. Jean tenterà di curarlo ma Maurice morirà. Le storie d’amore omosessuale in pieno Ottocento non possono che concludersi con la morte.
È pur vero che si tratta di solidarietà e di affetto tra soldati in condizioni disperate, ma dietro questa lettura, troppo suggerita per essere spontanea, se ne intravede un’altra, per lo meno plausibile, che non si accorda troppo con la figura di uno Zola omofobo tratteggiata da Saint-Jean.
Se si mette a confronto la visione della omosessualità derivata da Terdieu, da Lombroso, da Laccassagne e, almeno esplicitamente dallo stesso Zola con quella che emerge dalle Memorie di Johan Addignton Symonds, risulta evidente che nel mondo universitario inglese c’è di fatto una presenza omosessuale notevole che favorisce una cultura laica di ampio respiro, mentre il mondo accademico francese resta su posizioni di retroguardia in materia di omosessualità ispirate ancora da fortissimi pregiudizi che hanno l’apparenza della scientificità e la sostanza del dogma religioso.
È doveroso sottolineare quanti danni e quanta sofferenza abbiano prodotto e producano i pregiudizi sulla omosessualità tuttora diffusi e radicati nella classe medica. La lettura del Romanzo di un invertito nato ne fornirà al lettore la prova evidente, proprio perché, con l’ottica del XXI secolo, non vi si ritrova niente di patologico mentre, come vedremo, il Dr. Saint-Paul vi ritrova una dimensione patologica innata e innalza il protagonista ad archetipo della categoria dell’invertito feminiforme, categoria che ha finito per trasformarsi in stereotipo e per condizionare ancora oggi la valutazione comune dell’omosessualità.
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[1] Michel Foucault: Les Anormaux – Cours au Collège de France, 1974-1975, pubblicato il 18/03/1999 nella collezione Hautes Études della Scuola degli Alti studi in scienze sociali delle Edizioni Gallimard e delle Edizioni du Seuil.
[2] Étude médico-légale sur les attentats aux mœurs.
[3] Ambroise Tardieu, Etude médico-légale sur les attentats aux mouers, JB Baillière, Parigi 1859, p. 137-138.
[4] Ambroise Tardieu, Etude médico-légale sur les attentats aux mouers, p. 142-143.
[5] Alexandre Lacassagne et l’école de Lyon , revue de science criminelle et de droit comparé 1974 no 3 p. 533-559.
[6] Enquête sur l’Inversion Sexuelle, Archives d’anthropologie Criminelle, de criminologie et de psychologie normale et pathologique, Tomo X, Lyon, Storck, Paris, Masson, 1895, p. 130-138, 228- 241, 320-325.
[7]  http://visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre … pagination
[8] Georges Saint Paul, L’homosexualité et les Types Homosexuels, Paris, Vigot Frères, 1910, p. 431.
[9] Il testo è accessibili gratuitamente ne La Bibliothèque électronique du Québec alla pagina:http://beq.ebooksgratuits.com/vents/zola-19.pdf
[10] Michael Rosenfeld, Doctorant à l’Université de Strasbourg et l’Université Catholique de Louvain. Zola et l’homosexualité, un nouveau regard], articolo accettato per la pubblicazione nella rivista Les Cahiers Naturalistes nell’ottobre 2014. La pubblicazione è attesa per l’edizione 2015 o per quella del 2016, il testo è comunque reperibile in rete.
[11] Émile Zola, La Débâcle, Œuvres Complètes, t. VI, Paris, Cercle du Livre Précieux, 1967, p. 688 et 709.
[12] Ibid, p. 790-791.
[13] Ibid, p.1013 et 1019.

mercoledì 30 dicembre 2009

GAY EFFEMINATI TRA STEREOTIPI E REALTA' seconda parte

Dopo aver ricevuto il permesso da B., pubblico il seguito del nostro scambio di mail (continuazione del post precedente).
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Progetto Gay grazie per la risposta, argomentata molto bene e per niente approssimativa, però comunque volevo precisare delle cose. Innanzitutto non capisco se la tua fosse una domanda vera o retorica quando ti sei chiesto "Ma sulla base di che B. si sente gay?". Questo è difficile da spiegare, ho sempre saputo di esserlo (infatti la gente che dice di esser confusa non mi convince tanto), cioè mi piacciono i ragazzi, li guardo e se c'è un bel ragazzo ovviamente sono attratto da lui. Tra l'altro i porno sono arrivati tardi nella mia vita (ho avuto Internet un po' tardi e la webcam sarà da qualche mese) e la consapevolezza che mi piacessero gli uomini ce l'ho sempre non so come spiegarmi. Poi per quanto riguarda le amicizie, ho due cari amici maschi, uno storico con il quale sono cresciuto insieme, e un compagno di studi del liceo. Su entrambi non nego che ci siano state delle fantasie, ma fini a se stesse, non è che abbia "perso la testa" o altro, sono i miei migliori amici, punto, non mi so nemmeno immaginare una storia con loro. Poi non è che "fuggo dal contatto con i ragazzi", anzi qui a casa comunque con gli altri ragazzi ci parlo normalmente e ho un rapporto con loro, certo non da telefonarsi o altro, ma se ci devo passare una serata insieme ce la passo piacevolmente. Poi qui a Milano invece non fuggo ma proprio non trovo nessuno di sesso maschile con cui potrei o vorrei avere un rapporto di amicizia (ho il problema che giudico e per me le persone possono essere o frequentabili o imbarazzanti), e comunque il fatto che abbia stretto solo con donne è così e non mi devo fare troppe paranoie.
Invece il problema grosso è il bisogno di legami affettivi e questo l'hai capito. Ma ti giuro non avrei bisogno di mentire nemmeno sai chi sono, io non ho mai perso la testa per nessuno, mai innamorato, mai fissato per nessuno (e questo non vuol dire che non sia gay, perché lo stesso vale per le donne a parte una fissa in seconda media ma che penso sia legata a un processo inconscio di mascheramento, e comunque ero piccolo); al massimo se vedo un bel ragazzo lo guardo e penso "che fico" ma la cosa finisce lì. E leggendo sul blog noto che tutti hanno avuto cotte per amici e sofferenze d'amore. Forse sarò strano io, forse è la mia tattica inconscia che vuole evitare rogne, non ne ho idea, forse dovrei andare in terapia (ah grazie mille per quel dato, sono felice di sapere che c'è una buona probabilità che da qui a cinque anni le cose non cambieranno molto e non avrò alcun rapporto sessuale!). Poi quando hai parlato di "remore nel cercare di approfondire l’amicizia con dei ragazzi", non ho capito se intendevi amicizie vere o qualcosa di più. Nel primo caso già mi sono spiegato, ora che devo ricostruirmi una nuova rete di amici a Milano, con le ragazze sto meglio ed è così non perché tema gli uomini. Nel secondo caso non so se siano remore o semplicemente mancanza di voglia, tempo, coraggio; io il gayradar non ce l'ho, in più ho gusti difficili (non tanto nell'aspetto fisico, ma nelle persone in generale pretendo un certo spessore), in più devo studiare, ho mille cose da fare. Fino a poco tempo fa mi andava bene così, ma ora per forza di cose se davvero ci tengo un modo lo troverò di trovare qualcuno con cui approfondire un'amicizia (ah poi ho un gran problema, leggevo che molti si trovano in chat, ma un altro mio limite sono i miei schemi fissi che ho su tutto, anche sulle chat, e incontrare qualcuno via chat mi mette solo una gran tristezza, e proprio non ce la faccio, io le persone le devo vedere, devo sentire che mi trasmettono, bo non so come spiegarmi).
Comunque ora devo darmi alla caccia (cioè da febbraio ora ho gli esami), non so come ma lo farò, non sono mai stato un triste in vita mia e non lo diventerò di certo ora.
Poi volevo passare ad un altro punto, ovvero la storia della "checca" su cui hai molto insistito. Devo dire che questo è il problema minore, però dato che il sasso l'ho comunque lanciato, volevo precisare che quando dici "Basta con l’idea del gay come checca! Basta con la femminilizzazione del gay!" non sono pienamente d'accordo. Si è vero che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, e un gay non è solo e per forza così, però non si può nemmeno negare che molti gay sono accomunati da un determinato modo di fare, che ritrovo talvolta in me stesso e nelle poche persone omosessuali che conosco (vorrei precisare che quando dico "checca" non intendo esagerazioni tipo il tizio del grande fratello). Io non mi volevo permettere di criticare o altro, e non è che non vorrei avere certi atteggiamenti perché simbolo di omosessualità, ma perché lo trovo brutto da vedere, non so come spiegarmi, la "civetteria", se così si può definire, è una cosa che non mi piace sia nelle donne che tanto meno negli uomini (non è questione di "educazione etero", anche le donne che accentuano la loro femminilità mi urtano). Comunque questa è una cosa mia e non c'entra tanto con l'omosessualità. Per quanto riguarda poi io come ero nella fase undici/quattordici ci ripenso più con il sorriso che altro, e non con rancore.
Sulla masturbazione, non ti preoccupare, la mia vita non ruota intorno a ad essa. E sono stato esagerato a dire che sarei stato meglio etero, era solo un momento di sfogo. Se analizzo la mia vita, devo dire che l'omosessualità non mi ha mai impedite di ottenere ciò che desideravo (tranne ora per quanto riguarda il bisogno di una relazione, ed è per questo che ho detto di non voler essere gay, ma era uno sfogo, prima di pensarlo devo provare e poi si vedrà, e in fondo, sì devo faticare di più, ma un modo lo dovrò pur trovare prima dei 24,2 anni!). Ho avuto gli amici che volevo, la vita sociale che volevo, frequentato la gente che volevo, andato alle feste che volevo, il liceo fatto come volevo, sto frequentando l'università che volevo, e tutto questo indipendentemente dall'essere omosessuale. Genitori e famiglia in generale sono fieri di me perché sono quello che volevano che fossi, e volevo sottolineare che il "ruolo che mi hanno imposto" in verità è quello che io voglio, perché per loro non conta che sia gay o meno, ma che sia brillante a scuola e nella vita (mia mamma è sempre stata chiara, "del matrimonio non me ne frega niente, il giorno più bello della mia vita sarà la vostra laurea"), e soprattutto che io sia felice, e sanno che la vita sentimentale e sessuale arrivati alla mia età diventa una componete importante per esser felici. Magari sbagliano nei modi a volte, o forse sono io che mi faccio mille film in testa, ma comunque sia i miei genitori non se toccano!
Ora sono forse un po' aggressivo ma non è che sia una forma di difesa, è che mi sono reso conto che ho iniziato a lamentarmi solo perché c'era qualcosa che non andava, e odio le lagne, e prima di lamentarmi sarebbe meglio almeno tentare di risolvere la situazione invece di fare la vittima... Semmai a 24,2 anni avrò il diritto di lamentarmi della mia vita e della mia omosessualità.
Grazie di tutto, veramente
B.
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Ciao B.,
beh, intanto di nuovo grazie per questa seconda mail che integra molto bene e completa la precedente. Direi che in questi termini praticamente tutto quello che dici mi sembra condivisibile, salvo un punto, cioè salvo l’idea di darsi da fare per trovarsi un legame affettivo. Se mi dicessi che è opportuno avere sempre la massima disponibilità a capire, la massima apertura anche ai minimi segnali che arrivano dall’esterno, allora sarei d’accordo. Ma che significa darsi da fare? Da quello che hai scritto per te non significa di certo frequentare chat erotiche o siti di incontri, alludi forse ai locali o all’associazionismo gay? Non ti nascondo che sull’idea di darsi da fare per trovarsi un ragazzo sono perplesso, perché così si cerca di costruire un rapporto che mira a risolvere un proprio problema, quello della solitudine affettiva, e non è esattamente questo il significato dell’innamoramento. In qualche modo cercare un ragazzo significa cercare un complemento de sé, ma la vita di coppia comporta l’essere in due che è in gran parte una riduzione del sé per fare spazio alla nuova dimensione di coppia.
Volevo chiederti il permesso di pubblicare anche la tua seconda mail perché penso che sarebbe utilissima per tanti ragazzi. Se sei d’accordo, dammi un cenno e procedo alla pubblicazione. Ti ringrazio anticipatamente.
Un abbraccio.
Project
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Certo puoi pubblicare tutto ciò che vuoi. Comunque forse mi sono espresso male, il "darsi da fare" aveva uno scopo del tutto enfatizzante. Per ora in locali gay non mi ci vedo proprio, e l'associazionismo non è che proprio mi faccia impazzire. Il darsi da fare voleva simboleggiare una specie di svolta, più che altro mentale.
Volevo semplicemente dire che devo iniziare ad ammettere la possibilità di una relazione, cosa che prima non mi passava nemmeno lontanamente per la mente. Di certo non cerco qualcuno così per colmare un vuoto, però se non mi guardo nemmeno in giro concluderò poco. Poi mi conosco e se dovesse mai accadere qualcosa con qualcuno dovrò esser preso e anche tanto, di certo non mi accontento e da solo ci posso stare. E se sarà amore bene, se non lo sarà pace ho diciannove anni e la vita va avanti. Poi non lo so, ora parlo tanto, ma poi voglio vedere fra qualche mese quanti passi avanti avrò fatto.
B.

Ps. Faber est suae quisque fortunae (Sallustio). Qualcosa dovrò pur fare per essere artefice del mio destino?

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