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giovedì 16 aprile 2009

AMICIZIE PARTICOLARI ED ESPERIENZE SESSUALI GAY

Questo post è dedicato al concetto di “esperienze sessuali gay”. Si tratta di un concetto che ritorna spesso nelle chat con i ragazzi. Le “esperienze sessuali gay” possono essere considerate sotto diversi aspetti:

1) Come una specie di patente della maggiore età da conseguire nella sessualità gay sulla base del teorema secondo il quale la sessualità masturbatoria è adolescenziale mentre le esperienze sessuali di coppia sono il passaporto per la vita sessuale adulta.

2) Come una modalità conoscitiva ed esplorativa della sessualità condotta in due.

3) Come un approccio sessuale graduale verso un altro ragazzo per il quale si prova già un vero trasporto affettivo ma di cui non si conosce l’orientamento sessuale.

Il punto di vista n. 1 presuppone la sessualità non come contatto tra persone ma come qualificazione individuale. I ragazzi più giovani usano espressioni come “Alla mia età gli altri l’hanno già fatto”, i 25enni e oltre, si esprimono diversamente: “Io ancora non l’ho mai fatto …”. I più che trentenni usano modi di esprimersi più malinconici tipo: “non voglio perdere il treno del tutto” o peggio: “se non lo faccio adesso non lo faccio più”.

Pur nella differenza di tono si coglie comunque che si tratta di persone che danno alla loro iniziazione sessuale un valore particolare in sé, indipendentemente da chi sia la persona con la quale avranno la loro prima esperienza. In buona sostanza c’è una sottovalutazione della dimensione affettiva e una sopravvalutazione di quella sessuale.

L’ansia della prima volta qui non è l’ansia che coglie un ragazzo che si trova a fare sesso per la prima volta con un ragazzo che ama, ma proprio l’ansia di realizzare al più presto quella prima volta, fosse anche con un ragazzo sconosciuto. Si usa l’espressione “svezzare” dal punto di vista di chi permette ad un altro ragazzo di realizzare la sua prima esperienza sessuale o anche “perdere la verginità” dal punto di vista di chi quella prima esperienza tanto desiderata finalmente realizza, senza alcun riferimento sessuale troppo specifico.

Molto spesso in situazioni del genere si finisce per essere più o meno appagati o frustrati a seconda della varietà della performance sessuale e della sua corrispondenza ad un modello di sessualità gay derivato dalla pornografia. In questo senso espressioni come “non abbiamo fatto tutto” oppure “abbiamo avuto un rapporto completo” nascondono l’idea della sessualità come prestazione. Domina l’idea di sentirsi adulti o realizzati tramite il sesso, idea tipica di ragazzi non ancora pienamente maturi sotto il profilo affettivo, questo indipendentemente dall’età.

Il punto di vista n. 2 rappresenta già una condizione di sessualità molto più matura ed è tanto più autenticamente soddisfacente quanto più la dimensione dell’essere in due è consistente sotto il profilo affettivo. In effetti ciascuno dei due ragazzi che compongono la coppia può considerare l’altro come un semplice strumento necessario per concretizzare la proprie fantasie sessuali, e qui direi che la dimensione affettiva è del tutto marginale, ma l’idea delle esperienze sessuali come modalità esplorativa della sessualità di coppia può anche essere legata ad un sentimento profondo di amicizia e di rispetto reciproco o ad un trasporto affettivo ancora più coinvolgente, potrebbe cioè trattarsi proprio di un approccio alla vera sessualità affettiva di coppia. Aggiungo che non è raro il caso di esperienze sessuali nate nell’ambito di rapporti affettivi seri con la premessa che “non c’è nulla di impegnativo”, che poi lentamente e quasi impercettibilmente si consolidano, prima per lo stabilirsi di una consuetudine condivisa di contatti sessuali e poi per l’instaurarsi di rapporti molto più complessi in cui affettività e sessualità interagiscono. In ogni caso il punto di vista n. 2 parte da un’idea di coppia in cui entrambi i ragazzi hanno idee precise circa i loro comportamenti e possono confrontarsi in modo esplicito in una dimensione di autentica condivisione ma si tratta di una condizione che non è molto frequente per i ragazzi gay.

Il punto di vista n. 3 è probabilmente quello più comune tra i gay non dichiarati per i quali un rapporto di coppia o anche solo di amicizia che preveda la possibilità di parlare apertamente di sessualità gay è in realtà più un sogno che un’ipotesi. Per questi ragazzi, e non certo solo per i più giovani ma anche per i trentenni e oltre, la sessualità fisica non va al di là della masturbazione, almeno per lungi periodi. Questi ragazzi vivono però comunque i loro innamoramenti, anche se si tratta di situazioni in molti casi tendenzialmente unilaterali, verso ragazzi etero o più spesso verso ragazzi che ai lori occhi appaiono solo debolmente etero e dei quali non conoscono in modo certo l’orientamento sessuale. Va detto che queste amicizie particolari sono molto più comuni di quanto non si creda e non si possono ridurre alla categoria del rapporto gay-etero perché nella fase di costruzione dell’amicizia operano molti meccanismi selettivi per i quali il ragazzo gay tende a scartare in modo automatico la possibilità di creare rapporti seri con un ragazzo troppo marcatamente etero o con un ragazzo che non offre ai primi tentativi di contatto una risposta incoraggiante. Il ragazzo che non si sente gay, d’altra parte, accetta un rapporto di amicizia stretta con un altro ragazzo solo se non ha preclusioni di principio verso un coinvolgimento affettivo profondo che lo leghi al suo amico. In buona sostanza, in queste amicizie particolari non si entra mai per caso né da una parte né dall’altra. Devo sottolineare che intendo riferirmi a rapporti affettivi profondi e voluti da entrambe le parti. Il ragazzo non gay è comunque pienamente a suo agio all’interno di questo rapporto. Il ragazzo gay lo vive invece a due distinti livelli, uno di amicizia e di condivisione in cui non entra nulla di esplicitamente sessuale e uno non dichiarato ed implicito dominato dall’attrazione sessuale. All’interno di un’amicizia particolare il ragazzo gay vede l’ipotesi di una storia d’amore e il rapporto è vissuto da lui in una tensione evolutiva verso una dimensione esplicitamente sessuale che è destinata spesso alla frustrazione. Il ragazzo gay vive quell’amicizia in chiave fortemente sessualizzata, si masturba pensando al suo amico ma di questo non può fare parola all’amico. All’apparenza un meccanismo del genere conduce a situazioni di stallo ma nella realtà le cose stanno molto diversamente. In circa il 50% dei casi l’evoluzione del rapporto verso forme di amicizia sessuale è un’ipotesi realistica. Come ho avuto modo di dire altrove, spesso il partner non esplicitamente gay di queste amicizie particolari è un ragazzo sessualmente confuso con una sessualità all’apparenza tipicamente etero ma con una affettività tipicamente gay, in altre parole è un ragazzo con omosessualità latente. In altri casi si tratta di ragazzi che manifestano una parziale bisessualità, altre volte ancora si tratta di ragazzi obiettivamente etero ma disponibili a forme di amicizia molto aperta che può manifestarsi anche in comportamenti affini a quelli omosessuali. In tutti questi casi l’amicizia particolare può avere non solo un senso profondo nei termini in cui essa si manifesta inizialmente ma può presentare anche possibili evoluzioni a volte impreviste e imprevedibili perché può portare alla maturazione processi di consapevolezza da parte del ragazzo che non ha comportamenti esplicitamente gay e comunque può allargare i confini del rapporto fino a comprendere modi di agire che sono praticamente impossibili per qualsiasi coppia di amici etero.

Un ragazzo consapevolmente gay, coinvolto in amicizie di questo genere, concepisce la sessualità esclusivamente nell’ambito di quell’amicizia, per lui le esperienze sessuali non sono né una qualificazione personale né un modo di vivere una sessualità condivisa ma un tentativo di coinvolgere il suo amico anche dal punto di vista sessuale, tanto più se una ipotesi del genere sembra accreditata da vari segnali comportamentali dell’altro ragazzo.

Se un ragazzo ama un altro ragazzo in modo autentico e non mira a farne solo un oggetto sessuale, si adegua alle esigenze del ragazzo che ama, cioè non tenta di imporre in nessun modo il proprio punto di vista o le proprie categorie sessuali. Tuttavia anche quando l’amato appare etero, il ragazzo gay parte del presupposto che, al di sotto delle apparenze ci sia una qualche dimensione gay. Adeguarsi al proprio compagno non significa quindi adeguarsi a ciò che egli manifesta di sé, cosa che potrebbe a una situazione di stallo, ma favorire la crescita e l’affioramento alla coscienza della parte sommersa della personalità del proprio compagno. Il ragazzo gay, spinto proprio dall’idea della latente omosessualità del suo compagno, non si potrà fermare a comportarsi con lui come se lo reputasse effettivamente etero al 100% ma costruirà nella sua mente un percorso graduale fatto di esperienze sessuali gay, più o meno esplicite, che risveglino l’omosessualità del suo compagno. Si tratta di regola di un vero e proprio percorso terapeutico verso l’omosessualità. In questo percorso, se c’è amore vero del ragazzo gay verso il suo compagno si danno per scontati alcuni presupposti:

1) Se il mio amico è realmente etero io lo amerò comunque.

2) Il percorso basato sulle esperienze sessuali è essenzialmente rivolto al bene del mio amico, io potrò esserne felice e condividere con lui un contatto sessuale ma lo scopo non è principalmente la mia sessualità ma la sua.

3) Non avrò nessuna fretta e nessun obiettivo irrinunciabile, ma mi adatterò, sempre e comunque, ai tempi del mio amico e alle sue vere esigenze.

Questi presupposti coniugano una dimensione egoistica legata alla finale soddisfazione della propria sessualità con una motivazione amorosa altruistica che consiste nel promuovere la sessualità dell’altro.

Le esperienze sessuali graduali che il ragazzo gay ipotizza e che cerca di realizzare, se ne ha la possibilità, presuppongono nel suo compagno forme di inibizione della sessualità e sono rette da alcuni principi guida:

a) Deve essere evitato tutto ciò che crea o stabilizza l’inibizione, quindi l’aggressività, l’insistenza, i toni che indicano delusione o frustrazione.

b) Si deve fare in modo che i comportamenti gradualmente più disinibiti sorgano spontaneamente in un’atmosfera molto distesa legata al gioco e a momenti di intimità non sessuale.

c) Si deve evitare di assumere iniziative poco opportune o in momenti sbagliati mentre la risposta alle proposte verbali e non verbali del proprio compagno deve essere immediata e accompagnata dal sorriso.

d) Si deve adottare la massima disponibilità verso il proprio compagno, sia a livello di tempo che di risposta affettiva. Dedicare tempo al proprio compagno è il massimo segno di attenzione.

e) Si deve tenere presente che la finalità non è avere un rapporto sessuale col proprio compagno ma permettergli di superare i blocchi e le inibizioni attraverso un approccio quanto più possibile morbido alla sessualità gay.

f) Quando il proprio compagno fa un passo avanti nella dimensione dell’accettazione della sessualità gay la cosa deve essere presentata come assolutamente normale, attesa e scontata. Quando c’è un rifiuto, un parziale rifiuto o un rinvio ad un altro momento, la cosa non deve essere accolta come frustrante e nel rapporto non deve cambiare nulla.

Come è ovvio, la strada verso l’accettazione della sessualità gay per alcuni ragazzi è lunga e per i ragazzi con omosessualità latente può non portare a nessuna conclusione, cioè può non portare e speso non porta all’affioramento della omosessualità al livello cosciente. La via delle esperienze gay, progressivamente sempre più esplicite, per avvicinare un ragazzo con omosessualità latente alla consapevolezza del suo orientamento sessuale può interrompersi subito come può essere molto lunga e tortuosa e spesso il risultato sognato non si consegue affatto. La consapevolezza di questo fatto, basta da sola ad allontanare dall’idea di impegnarsi in questa difficile strada i ragazzi che non sono realmente innamorati e questa via, ardua e dall’esito molto in certo, resta appannaggio dei soli ragazzi che provano un vero e profondo interesse affettivo verso il loro amico. Per questi ragazzi la vera soddisfazione in questo cammino non consiste nel realizzare il loro personale sogno sessuale ma nel condividere con il proprio amico un percorso, o un tratto di percorso che miri almeno idealmente a una comunità di vita più profonda.

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Se volete, potete paretcipare alla discussione si questo test aperta nel Forum di Progetto Gay:

http://progettogay.gratisforum.tv/viewtopic.php?f=20&t=275

venerdì 7 settembre 2007

QUANDO UN GAY SI INNAMORA DI UN BI

Riceviamo e pubblichiamo questa storia inviataci tramite messaggio sul sito “STORIE GAY” (http://storiegay.speces.live.com/) , l’unico sito del gruppo in cui è attivo un servizio di posting di messaggi. Ringraziamo Andrea del contributo.

QUANDO UN GAY SI INNAMORA DI UN BI
Mi chiamo Andrea, ho 24 anni, sono di Bergamo, ovviamente sono gay, e la cosa non mi procura veramente grossi problemi. I miei amici lo sanno, qualcuno degli amici per fortuna l’ho perso, ma quelli buoni, quelli che per me contavano veramente non li ho persi affatto, in pratica per loro non è cambiato niente. Non studio più, anzi ho studiato sempre poco, ho provato a laurearmi in lingue ma poi non sono arrivato alla fine e ho lasciato perdere tutto, però lavoro, non posso dirvi esattamente dove ma lavoro qui a Bergamo, una città cattolica fino in fondo, almeno di facciata, ma poi alla fine molto più tollerante, nella sostanza, verso i gay di molte altre città. Io qui il clima di caccia alle streghe non l’ho mai percepito. Ho letto il post della storia tra il gay e il bi e vi vorrei proporre la mia storia, una storia che continua tuttora. Quando avevo vent’anni ed ero molto meglio di adesso, cioè ero proprio un bel ragazzo, già tutti sapevano che ero gay e, con buona pace di gayproject che forse non condivide, io le discoteche gay le ho frequentate, almeno qualcuna, lì c’era di tutto ma se tenevi gli occhi aperti potevi evitare di metterti nei guai. Adesso tendo a mettere su pancetta, non vado più alle discoteche e in pratica mi voglio sistemare economicamente aprendo una pizzeria qui a Bergamo, ma ci vogliono quattrini, tanti quattrini e io ne ho pochi, quindi se voglio realizzare il mio sogno devo lavorare al massimo per cercare di fare le cose presto e bene.
Dalle discoteche gay, onestamente non ho ottenuto gran che, si oscillava dal movimentismo al casinismo totale. Anch’io ero un casinista senza scrupoli e per questo mi ci trovavo passabilmente ma onestamente, sotto il profilo degli incontri, sono rimasto piuttosto deluso, incontri facili se ne potevano pure trovare, ma non solo sono cose che possono essere pericolose e anche per l’aids ma non corrispondono alla mia visione dell’essere gay, che si avvicina abbastanza a quella di gayproject (è per questo che ho spedito questo post). Uno che frequenta le discoteche e anche quelle un po’ più pericolosette come può avere una concezione dell’eros basata sui sentimenti? Bella domanda! In realtà non lo so, ma io vado cercando uno di cui innamorarmi e questo in certi ambienti non lo trovi facilmente. Nelle discoteche passavo il mio tempo ma dal punto di vista affettivo ero piuttosto deluso. Mi sentivo comunque solo anche se stavo in mezzo a tanti ragazzi gay e parlavamo di tutto. A qualcuno può sembrare paradossale ma è così, una forma di solitudine strana... io volevo innamorarmi ma per innamorati devi trovare il ragazzo giusto e la cosa deve essere reciproca. Dove lavoro io era venuto un ragazzo molto giovane con un contratto di formazione, quando l’ho visto mi è piaciuto subito, ho desiderato tanto che lo mettessero a lavorare con me, o almeno nel mio reparto, ma non è successo. Ho cercato di avere su di lui tutte le informazioni possibili, arrivando a corrompere le signore della contabilità per poter dare un’occhiata al suo stato personale, ma ho solo saputo che aveva vent’anni e che si chiamava Daniel, non Daniele, proprio Daniel, i numeri di telefono non me li hanno fatti vedere e io non potevo insistere più di tanto, finito il mio turno andavo al suo reparto per vedere se c’era e l’osservavo da lontano senza farmi vedere, era proprio il mio sogno, insomma è durata così per diversi giorni ma io non resistevo oltre, mi sono fatto coraggio e con una scusa l’ho abbordato. Mi sentivo sciogliere. La scusa era puerile: sapevo il suo nome e dove abitava e gli ho detto che l’avevo visto qualche volta dalle parti di casa sua, ma la scusa ha funzionato e abbiamo scambiato quattro parole, gli ho chiesto se aveva la macchina e a che ora finiva il turno, la macchina non l’aveva e il turno sarebbe finito dopo 20 minuti. Gli ho detto che lo avrei aspettato e che l’avrei accompagnato a casa, lui ha sorriso e ha detto che andava bene così. Accorcio molto la storia per venire subito al punto. Abbiamo preso l’abitudine di andare al lavoro insieme in macchina, io passavo a prenderlo a casa sua e lo riaccompagnavo alla fine del turno, almeno tutte le volte che i nostri orari coincidevano. In breve abbiamo superato questa fase. Daniel era molto disponibile nei miei confronti e alla fine, per non giocare sporco nascondendo i fatti, gli ho detto le cose come stavano e gli ho fatto una dichiarazione in piena regola, in fondo sapevo che non mi avrebbe detto di no e infatti così è successo. Gli ho detto: “Io sono gay e mi sono innamorato di te”, lui mi ha sorriso e ci siamo baciati e poi è venuto tutto il resto. Io ero al settimo cielo, era il ragazzo che avevo sognato, in sostanza mi sentivo totalmente realizzato sotto tutti i punti di vista. I giorni seguenti è stato un vero paradiso, giorni memorabili. Non sto a dire altro, ma voi potete immaginare. Poi un giorno mi dice: “Oggi non ci possiamo vedere, poi ti spiego”. La cosa mi dispiaceva ma mi sembrava una cosa normale, io avevo avuto un cambio di turno all’ultimo momento e quindi sono uscito in un orario in cui, secondo Daniel, io dovevo essere al lavoro, mi metto a camminare per viale Giovanni XXIII e chi ti vedo a distanza? Daniel che passeggia con una ragazza mano nella mano. Mi stava prendendo un accidente, sono passato in un momento dal paradiso all’inferno più nero. Mi sono ricordato che, anche se con me Daniel era totalmente disinibito, non aveva voluto che lo tenessi per mano quando stavamo in strada. Io pensavo che fosse perché non aveva fatto ancora il coming out, poi mi sono ricordato che quando gli ho detto che ero gay e gli ho fatto la dichiarazione lui non mi ha detto di essere gay, mi ha solo sorriso e mi ha baciato e non è la stessa cosa. Il giorno appresso è tornato da me e con una disponibilità affettiva quasi totale, almeno sembrava, ma io l’ho fermato subito: “Senti, bello, a me certe cose non piacciono per niente!”. Gli ho detto che l’avevo visto con la ragazza il giorno prima e si è giustificato dicendomi che lui non mi aveva mai imbrogliato perché non mi aveva mai detto di essere gay, ma io una presa per i fondelli del genere non l’ho sopportata e l’ho proprio aggredito, solo verbalmente ovviamente: “Ma Daniel, se tu sei bi me lo devi dire, non dire di essere gay non è la stessa cosa che dire di essere bi! Tu mi stai imbrogliando! Se tu me lo avessi detto sarebbe stato un problema mio, forse la cosa l’avrei pure potuta accettare, sarebbe stata terribile ma l’avrei pure potuta accettare, ma così, con l’imbroglio, non la tollero proprio!” Insomma l’ho mandato a quel paese, dopo mi sono venuti tantissimi scrupoli perché gli voglio bene e mi manca da matti, dopo due giorni sono andato a supplicarlo di rimettersi con me e ci siamo rimessi insieme, perché pure lui stava malissimo, lui la ragazza non l’ha più vista, almeno credo, però per me è un’angoscia continua, io per Daniel non sarò mai tutto, ci sarà sempre, prima o poi, una ragazza che potrà incontrare e allora per me sarà una sofferenza atroce, perché queste cose ti fanno stare male fisicamente. E poi, anche dal punto di vista della ragazza, ma Daniel gliel’aveva detto come stavano le cose? Io non lo so e non glielo posso chiedere. Ma ditemi voi: come deve fare un gay che si innamora di un bi?

giovedì 6 settembre 2007

IMBARAZZO GAY

IMBARAZZO GAY

Ciao ragazzi, vi vorrei raccontare di una cosa che mi è successa e che mi ha messo in un imbarazzo terribile. Non è vero che il problema dei gay è riconoscersi, perché una volta che ci si è riconosciuti, certe volte è pure più difficile di prima. Tralascio le premesse e vado al fatto. Devo fare quest’anno il secondo anno di Economia, l’anno scorso all’università ho conosciuto un ragazzo che mi incuriosiva parecchio, dico solo incuriosiva, ma veramente parecchio. Un ragazzo molto simpatico, ma almeno in qualche modo un po’ distaccato, un con una certa classe ma sfuggente, apparentemente moto affabile, ma in sostanza molto sulle sue. Durante il periodo delle lezioni abbiamo parlato pochissimo e io in effetti non avevo l’impressione che ci fosse veramente un feeling tra noi, solo col passare del tempo si era sciolto un po’, ma sempre in modo relativo, in sostanza non era un amico nel senso vero della parola, era piuttosto un conoscente simpatico ma niente di più. Alla fine ho scoperto che aveva la mania di internet e ho scoperto anche il suo nick. ovviamente sono andato sul suo blog, però non era una cosa eccezionale, cioè era bello, ben scritto, anche pieno di foto di qualità ma mi sembrava un po’ sfuggente proprio come il suo autore, qualche volta molto poetico e qualche volta con un po’ troppo sentimentalismo. Il blog di Marco (lo chiamo così ma non si chiama così) era pieno di album fotografici, Marco ci compariva abbastanza di rado e sempre con una ragazza diversa... ergo Marco non aveva una ragazza. Ho spulciato tutto il blog dall’inizio alla fine, qualche volta diceva che certe cose che considerava belle erano “come guardare una bella ragazza” ma era detto in tono piuttosto distaccato, un po’ come un modo di dire prefabbricato e automatico. Alla fine del mio studio del blog di Marco, perché si trattava di un vero e proprio studio, io, in pratica, ho archiviato il tutto e ho concluso che Marco non mi interessava. Abbiamo continuato a vederci a lezione e anche a scambiare qualche e-mail ma sempre su problemi riguardanti l’università, in sostanza tutta roba neutra. In pratica, dal mio punti di vista, Marco era un bravo ragazzo con il quale io non avrei mai avuto nessun dialogo serio, ma piano piano sempre in forma molto astratta ha cominciato a dire qualcosa in più, a usare qualche parola meno ambigua, e la cosa è proseguita per un po’, anche sul suo blog cominciavano a comparire cose più strane. E’ a quel unto che ho cominciato a pensare che Marco fosse gay, veramente più a partire dalle cose che aveva scritto sul blog che da quelle che aveva mandato a me direttamente. I nostri scambi di e-mail sono diventati meno banali, sempre molto distaccati, ma meno banali, ogni tanto, sempre nella solita forma sfuggente, si parlava di difficoltà di preoccupazioni, di problemi da risolvere, ma lui non mi diceva nulla di concreto e io mi guardavo bene dal chiedere. Alla fine di maggio pensavo di non avere dubbi sul fatto che fosse gay e ho fatto anch’io un passo in avanti, ma sempre a metà, per poter far finta di niente in caso di necessità. Dal blog ormai sembrava chiaro che stesse per fare il suo coming out. Io gli ho scritto e, anche se in forma generica, gli ho detto di pensarci benissimo perché la prudenza non è mai troppa e gli ho detto che non vorrei che avesse paura di me, mi ha risposto che non aveva nessuna paura e che non voleva perdere i contatti con me, ma non ha fatto nessun riferimento né al coming aut né a qualsiasi altra cosa che avesse anche il minimo contatto con l’essere gay, al che io ho pensato che forse la mia fantasia viaggiava troppo velocemente e probabilmente l’interpretazione in chiave gay di Marco era solo un parto della mia fantasia. Tanto premesso mi sono messo l’anima in pace. Poi mi ha scritto in un modo amichevole e mi ha detto che aveva un problema da risolvere e che gli avrebbe richiesto un po’ di tempo e quindi non ci saremmo risentiti per un po’. Io, francamente, ho pensato che stesse male, che avesse qualche problema di salute, mi sembrava la cosa più ovvia e, come al solito, non ho fatto domande. Non ci siamo sentiti per un po’. Di tanto in tanto tornavo a visitare il suo blog, quando a un certo punto ci trovo un coming out pubblico in piena regola. Una cosa del genere io veramente non me l’aspettavo, ma devo dire che la cosa mi ha messo in uno stato d’animo di vera esaltazione. Gli ho mandato una e-mail piuttosto emotiva, lui mi ha risposto col solito distacco, ma ha risposto cose carine e io gli ho mandato un’altra e-mail più emotiva della prima, badate bene, non esplicita, sempre par la paura di fare un passo di troppo, ma se voleva capire poteva capire venissimo e, secondo me, ha capito benissimo, ammesso e non concesso che non avesse capito anche molto prima, perché certo non gli mancava il cervello per capirlo, però questa volta io non ho avuto risposta, non so perché ma non ho avuto risposta, penso che abbia avuto paura. Sembra assurdo ma il coming out pubblico fa meno paura di un rapporto privato. Chissà perché le cose sono andare così, ma non l’ho risentito per parecchio tempo. Stamattina ci siamo incontrati all’università ed è stata una cosa gelida, mi ha detto un po’ di parole di circostanza e poi mi ha detto che ci saremmo rivisti dopo ma non ci siamo rivisti. A me sarebbe piaciuto moltissimo parlarci, non dico altro, solo parlarci, ma è come se tra noi ci fosse un muro, una forma di imbarazzo che non si supera. Ho pensato di andarlo a cercare, di scrivergli una e-mail, ma non l’ho fatto. Fin quando un gay vero non l‘hai mai conosciuto pensi che il problema sia individuarne uno, poi, quando questo succede ti rendi conto che il dialogo e tremendamente difficile. Non so di che cosa possa aver avuto paura ma ha avuto paura. Sul blog, dopo il coming out ha avuto moltissimi messaggi sul blog, carucci, per carità, ma che c’entra tutto questo con la vita affettiva vera? Almeno tra noi avremmo potuto parlare liberamente ma anche questo è stato impossibile. La sensazione di amarezza di stamattina me le porto ancora appresso. Ma perché deve andare a finire così?

martedì 4 settembre 2007

FIGLI GAY

Ciao rega’ mi sfogo un pochettino almeno qua, che oggi m’hanno proprio rotto... eh! Chi? Indovinate un po’... io non so ma a voi non vi capita? Il posto peggiore che mi verrebbe in mente per viverci è casa mia, tutti si fanno i cavoli di tutti, i miei no perché me li tengo per me ma certe volte mi verrebbe proprio di mandare tutti a quel paese. Sempre a rompere che sto sempre su internet... ma dove dovrei stare? Con loro a vedere la televisione? Ma per carità! L’altro giorno facevano “Mio figlio” con Lando Buzzanca, una storia gay e ne avevano parlato tanto anche su internet, e io che dovevo fare? Dovevo andare da mia madre e chiederle di vedere una cosa come quella? Ma come fai? E loro prima stavano vedendo un’altra cosa, poi hanno visto quello ma io che dovevo fare? Mi dovevo mettere a vederlo con loro e poi magari fare pure finta che non me ne importava niente, adesso mo’ un commento sul “Mio figlio” ce lo devo mettere, ho visto che gayproject l’ha commentato, insomma, sono d’accordo ma mica tanto, io una cosa non la capisco: ma perché una vicenda simile deve essere tutta incentrata sul padre e non sul figlio? Questo non lo capisco e non mi piace. Quella era la storia di un padre che ha un figlio gay, ma era la storia del padre, non del figlio, ma perché non fanno vedere la storia dalla parte del figlio, cioè perché non fanno vedere quello che un figlio gay deve sopportare da un padre? Adesso non voglio fare troppo casi personali, qui a parte la storia del film, e m’è piaciuto quando gayproject ha detto che un gay per essere accettato da suo padre deve essere un eroe, però per un ragazzo gay i genitori sono spesso il problema più grosso. Per me almeno è stato così. Finché ero bambino il problema non c’era, poi dai tredici anni io ho capito come stavano le cose, cioè ho capito che ero gay, io l’ho capito subito in modo chiaro, senza traumi di nessun genere, mi sembrava una cosa assolutamente ovvia, ma con chi ne dovevo parlare? Con papà? Così ci restava secco! O con mamma? Così avrebbe attaccato a fare una lagna che non finiva più... No! Cavoli miei erano già a 13 anni e fingere in casa propria non è facile, ma io l’ho fatto per tanti anni e lo faccio anche ora. Loro credono sempre di capire tutto, certe volte mi danno delle spiegazioni dei miei comportamenti che sono così assurde che non so come facciano a inventarsele, tutta una serie di contorcimenti psicologici, tipo il fatto che non ho una ragazza perché ho paura di impegnarmi e cose del genere, tutte cose che non mi sono mai passate per la testa e la situazione mia non è la peggiore perché so di amici miei che sono stati mandati dallo psicanalista per anni, perché quando loro, voglio dire i genitori, non riescono ad accettarti come sei non è che ci sono due strade, o cambiano loro o cambi tu, non è così, di strada ce n’è una sola, sei tu che devi cambiare, così dopo ti accettano e ti vogliono bene. E lo credo che ti accettano, perché dopo sei come loro! Ma io non sono come loro. Loro sono ipocriti fino all’incredibile certe volte fanno i patti col Padre Eterno, tipo se tu fai questo allora io ti faccio quest’altro, insomma tentano di corrompere pure il Padre Eterno, io in chiesa non ci vado da moltissimo tempo e almeno non mi sento ipocrita. Adesso non vi dovete credere che sono un figlio scapestrato che fa solo il comodo suo, a 23 anni sto per finire gli studi in tempo e bene e ho pure lavoricchiato, quindi non ho capito di che si lamentano, il disturbo lo tolgo presto, però si lamentano lo stesso. Io ho detto che vorrei conciare a lavorare il più preso possibile per avere la possibilità di vivere per conto mio perché la libertà mi manca come l’aria e mamma s’è messa a fare una lagna: ma che cosa ti manca qui? Ma qui tu puoi fare tutto quello che vuoi, ma noi abbiamo cercato di non farti mancare mai nulla, ma non lo capiscono che è proprio la liberà che mi manca. Io un ragazzo non ce l’ho, in pratica non ne ho mai avuto uno, nemmeno così per dire, ma portare a casa un amico una sera per fare una chiacchierata, proprio niente di più di una chiacchierata... no! Non si può fare nemmeno quello, c’ho provato una volta sola e l’ho pagata cara: ma chi è? Chi non è? Ma che è venuto a fare? Ma dove l’hai conosciuto? ... proprio una cosa così... e allora basta! se devo vedere qualcuno resto in macchina lontano dal portone. Mio padre poi ogni volta che vede qualcosa di diverso, ma anche solo che sente che io nomino una persona che lui non conosce, ricomincia la solfa. Io non ne posso più, non voglio fare il bambino tutta la vita, adesso devo finire di studiare e per fortuna mi manca poco ma poi me ne voglio andare per conto mio con chi mi pare, a parte il fatto che se portassi un ragazzo a casa, ma tanto è un’ipotesi assurda, quelli lo farebbero scappare a gambe levate, non li sopporto io, figuratevi uno che non li deve sopportare per forza! Vabbe’, adesso l’ho detta: a me dei padri dei figli gay non me ne importa un cavolo a me interessano i figli gay, non i genitori e i “loro” problemi psicologici!

domenica 2 settembre 2007

FANTASIE DI UN GAY

FANTASIE DI UN GAY
Mannaggia, mannaggia, mannaggia! Non ne posso più di questa vita! Mi sono proprio stufato! Ma io non ci vado, non ci vado e basta. E che ci vado a fare? A vedere gli altri che ballano. Io sto qua, qua c’è internet... almeno un po’ mi posso divertire... insomma chi vuole capire capisce. Poi dicono che se non ci vai sei maleducato. Ma io che ci vado a fare? C’è Emilio, lo so, c’è Emilio... e allora? Ma che me ne importa di Emilio? Lui ha la sua vita e io non c’entro un cavolo. E’ un bel ragazzo, sì, e poi nemmeno tanto, ma pure se fosse bellissimo io mica mi potrei mettere a corrergli appresso. Per carità! Basta corteggiare quelli che nemmeno ti guardano! Io ti dovrei correre appresso, dovrei venire a una festa per che cosa? Per avere il piacere di vederti! Ma che me ne importa a me di vederti! E’ finito il tempo di correre appresso agli asini che volano. Mi sono stufato. O è gay o non se ne parla proprio! Ma quante stupidaggini sto dicendo... io uno gay non l’ho mai visto! Mai! ... ormai di anni ne ho quasi 36 ma un ragazzo gay non l’ho mai visto. Pare che non esistano proprio, o forse esistono solo alle parate del gay pride, lì ce ne sono tanti, cioè sembrano tanti ma sono pochissimi, perché nella vita reale non ne vedi mai nemmeno uno, almeno io non ne ho mai visto nemmeno uno. E dove l’avrei potuto vedere? Al Ministero della difesa? Mh! Dove lavoro io ci lavorano migliaia di persone ma uno gay non lo vedi mai, sì ci sono io ma tanto non mi riconosce nessuno, magari ce ne sono pure tanti ma si guardano bene dal dare segni di vita. E poi dicono dell’orgoglio gay! Ma quale orgoglio! Qui stiamo ancora tutti rintanati come cent’anni fa. Certe volte mi chiedo: ma i gay esistono? Perché io non lo so se esistono, ma se esistono devono essere proprio pochissimi, o almeno devono avere una tale paura di uscire allo scoperto da non farsi mai notare, e dico mai! Su qualcuno io c’ho fatto anche le mie ipotesi, così, a occhio, ma poi, alla fine ipotesi erano e ipotesi sono rimaste. E’ il cervello che lavora... il radar gay! Già, ma non funziona mica tanto bene questo radar! le rilevazioni sono troppo disturbate dalle condizioni ambientali. Una cosa è certa io a correre appresso a Emilio non ci vado più! Se alla fine non trovo nessuno almeno non ho perso tempo inutilmente perché io di tempo ne ho perso e ne ho perso tantissimo e per non combinare assolutamente niente! Per essere carino con quello e con quell’altro, ma che razza di cosa sono queste, devo fare il pagliaccio per loro? No! Ormai ho 36 anni e 36 significa due volte diciotto! I conti col calendario li devo fare, tempo da perdere non ne ho mica più tanto, tutto sommato mi sento benino, anzi fisicamente l’età non la sento, non la sento proprio. Reggo bene anche a fare un pomeriggio di calcetto in spiaggia e l’interesse alle cose del sesso non si è assopito affatto. Avevo sentito dire che con l’età le cosa sarebbero cambiate ma per me non sono cambiate affatto, però fra quattro anni sono quaranta, la spaventosa quarantina, gli etero a 40 anni mettono pancetta e si sono sistemati e ormai hanno pure i figli grandi, i gay sentono il loro declino avvicinarsi, e io lo sento eccome, lo so benissimo che non combino niente adesso, dopo sarà ancora più difficile, lo so, ma che ci posso fare, non mi posso mettere a fare proposte strane ai colleghi d’ufficio, tanto alla fine può essere solo fantasia. Lo vedi a che logica si arriva... arrivi all’idea che tanto non vale nemmeno la pena provarci. S’, dice, ci sono i locali gay... sì, va bene... lasciamo perdere, tanto in posti siili non ci andrò mai, e poi una scelta limite come quella del coming out o la fai da ragazzino o non la fai più. Quando hai diciotto anni il mondo è tuo, magari poi ci sbatti il grugno, ma sul momento ti sembra veramente che il,mondo sia tuo e che tu puoi essere uno di quelli che non si allineano, uno di quelli vincenti, ma se non ti butti a vent’anni non ti butti più. Quando madre natura è dalla parte tua ha un senso dichiararsi, perché qualche cosa da sperare ce la puoi avere veramente, fino a venticinque anni, ma bene, ma alla mia età i giochi sono chiusi. Io non sono mica il belloccio da copertina, no! Io putroppo sono un po’ decadutello, eh, sì, è così, pochi capelli, che poi è una cosa strana, dicono che è la calvizie androgenetica, di quelli che hanno molto testosterone, mah! Io penso che non sia vero! Dopo la calvizie pure un po’ di pancetta. Insomma se dovessi pensare a un bel ragazzo, adesso, anche mettendo da parte l’età, non lo penserei come me, io di uno come me, a vista almeno, non mi innamorerei proprio, va be’, non sono un cesso ma se non mi corrono appresso li posso pure capire, eh sì, li posso capire benissimo. Ma perché poi ci innamora sempre di quelli belli? E’ assurdo, perché di quelli si innamorano tutti. Lasciamo perdere va’. E poi c’è il problema di fondo: per fare l’amore bisognerebbe essere in due ma a me non è mai capitato. Oggi dicono che i ragazzini hanno già fatto tutto a 15 anni! Sì, forse ma i ragazzini etero... quelli gay proprio non credo! Io parlo dei quindicenni ma quelli mi potrebbero essere figli, all’età mia uno dovrebbe avere sperimentato tutto il possibile e in vece io sto ancora a zero! Nemmno a zero, a zero spaccato! Adesso comincia ad essere tempo di bilanci o almeno di stabilità ma io non ho mai fatto l’amore con nessuno! Vergine al 100%! Pazzesco! Se Emilio lo sapesse penserebbe che sono un cretino totale... ma dove lo trovo uno che sia disposto a fare l’amore con me? Però io un vantaggio ce l’ho avuto. Sembra assurdo ma ce l’ho avuto, io la paura dell’AIDS non l’ho mai avuta, non solo, ma di malattie sessualmente trasmesse non ne so nulla. Certe volte quando vado dal dottore, tutto lo studio è tappezzato di cose sulle malattie sessualmente stramesse, perché di queste cose c’è una preoccupazione diffusa, ma io non le leggo proprio, se se ne presenterà la necessità le leggerò eccome, non sono mica matto al punto di mettere a rischio la salute, ma adesso non è un problema mio! Almenao da qusto punto di vista c’ho guadagnato! C’è una cosa che mi ga rabbia dell’essere gay, il fatto che non si può essere se stessi, non lo sopporto proprio, ma lo devo sopportare per forza. Emilio se ne andava in pizzeria per rimorchiare, un sorrisetto, una cosa gentile e poi si poteva passare alla proposta concreta, e tante volte la risposta era positiva, almeno così diceva Emilio, chissà poi se è vero... ma io che posso fare? Vedo un ragazzo bello a una festa, chiacchieriamo un po’ e poi gli faccio la proposta, mi viene da ridere solo a pensarci... così mi arriva uno sgannassone in faccia e mi spacco pure quei denti che i sono rimasti sani. Te la immagini la scena? Ma dove li trovano i ragazzi i gay? Questo proprio non lo capisco. E poi i ragazzi per fare che? Un po’ di sesso e via... ma non ci starebbero mai nemmeno per quello, figurati a costruire qualcosa di serio e contro corrente! Vai a dare retta alle statistiche! I gay sono il 10%, l’8%, il 5%... secondo me sono lo 0,001% perché non se ne vede mai uno! Certo che magari potrebbe pure essere meglio, perché magari i gay sono quelli più brutti... con tanta pancia e senza più un capello in testa (peggio di me!) ... se sono veramente così è meglio che se ne restino invisibili, se no sarebbe l’ennesima delusione. Insomma con Emilio non ci vado e allora con chi vado? Perché io non voglio morire vergine, non è giusto! E allora che dovrei fare? Uscire allo scoperto? Mah! Così mi linciano e la storia è finita in gloria! E poi questa storia del coming out è tutto un imbroglio. Una cosa è l’interesse della santa causa gay e una cosa è l’interesse del singolo ragazzo. I martiri fanno bene alla causa ma fanno malissimo a chi ci va di mezzo, e io non voglio fare il martire. Per un ragazzo uscire allo scoperto non è facile ed è molto pericoloso, figurati per un uomo di 36 anni! In un ambiente come quello dove lavoro io mi costringerebbero ad andarmene, con un po’ di pubblicità la santa causa ne guadagnerebbe e io sarei fregato! Ma la causa gay esiste in funzione dei gay o i gay esistono in funzione della santa causa? Qui mi pare proprio che le parti in commedia si siano capovolte. Mi piacerebbe sapere di qualcuno che questo benedetto coming out l’ha fatto, ma non qualche miliardario o qualche divo del cinema in America, ma qualcuno come me qui da noi. Ma perché i gay felici sono solo quelli ricchi e americani? Chissà poi se vero, però qui da noi di gay ce n’è poco e niente. Sì, internet è pieno ma solo internet. In fondo il mondo gay in rete esiste solo dove c’è la copertura dell’anonimato, anche adesso, anche nel XXI secolo, se non ci fossero le norme sulla privacy, che sono una delle pochissime cose intelligenti di questi ultimi anni, almeno dal mio punto di vista, la caccia alla streghe sarebbe ricominciata. Chissà perché, ma la gente ha l’istinto atavico della caccia alla streghe, in teoria si diventa più civili ma in pratica la caccia alle streghe continua! E io sono la strega che si nasconde! Se ci fosse la caccia alla volpe io sarei la volpe! Ma io odio la caccia! Alle streghe, alle volpi, a tutto quello che volete voi! ... però la caccia c’è e io mi posso solo nascondere. Come sarebbe bello un mondo diverso da questo, certe volte mi perdo nella fantasia a pensare a come sarebbe bello, un mondo libero, un mondo in cui si potesse andare da un ragazzo per dirgli: mi sono innamorato di te! Lui magari ti risponderebbe: mi dispiace, sono etero e quindi non se ne può far nulla. Come sarebbe bello se uno scambio di battute del genere fosse possibile senza conseguenze negative di nessun genere, proprio come la cosa più naturale del mondo, discorso finito e amici come prima, e invece no! Non si può... è assurdo ma dire a qualcuno: io mi sono innamorato di te è l’offesa peggiore che si possa fare e il motivo è che non sei etero. Quando da bambino sentivo parlare dei marziani non ho mai pensato che fossero cattivi ma sempre che fossero meglio di noi, più civili. Nei film in cui si vedevano combattere i marziani contro i terresti io parteggiavo per i marziani, e per questo mi hanno preso per stupido tante volte... tutti parteggiavano per i terresti e in invece mi incaponivo a parteggiare per i marziani! Poi cresci e capisci perché, ma mi succedeva pure tra Indiani e cow boy io stavo sempre dalla parte degli Indiani. Uffa! Adesso quello str... di Emilio si starà divertendo e io invece devo stare qui a rodermi il fegato. Che faccio? Esco? E dove vado? Se telefono a qualcuno dopo rompo le scatole... e allora niente, aspetto! E’ la cosa che faccio più frequentemente. Prima ho aspettato di avere 18 anni perché chissà che cosa sarebbe successo dopo... ma non è successo niente... poi l’università... tu pensi: lì qualche bel ragazzo lo bacchi di sicuro! ... E invece ciccia! E da me ce n’erano, ma che fai? Li abbordi? Ovviamente no! Almeno mi sono risparmiato una serie di figuracce. Io li guardavo, questo s’, ma stando molto attento che non se ne accorgessero perché quando stai guardando qualcuno che non se lo aspetta e ne incontri lo sguardo l’imbarazzo è terribile, quello ti guarda come se ti avesse beccato a rubare qualche cosa. Qualche volta mi è capitato e mi sarei andato a nascondere. Un po’ di amici all’università li ho trovati, sì, ma tutti etero, anche lì, di gay nemmneo l’ombra! E che ci fai con degli amici così? Voglio dire con degli amici etero, li stai a sentire, fai finta di interessarti, al massimo qualche pizza la sera ci scappa, ma proprio in via eccezionale e poi? ... E poi basta! Come sempre. Ti accorgi che non c’entri un cavolo e in fondo lo sapevi benissimo sin dall’inizio. E allora che ci resta? La fantasia e internet, sempre meglio di niente. Come avranno fatto quelli delle vecchie generazioni, forse per loro doveva essere pure peggio. Io adesso, a parte il porno, trovo pure qualcosa di gay serio su internet, c’è un forum JustUsBoys che è veramente bello, una cosa che colpisce, ha dei moderatori che controllano bene la situazione e la gente che ci gira mi piace molto, c’è autoironia, rispetto reciproco, insomma, se leggo una cosa del genere posso capire che cosa pensano i ragazzi gay veri, e non solo i ragazzi, perché c’è pure gente di 60 anni e oltre, è bello perché c’è solidarietà, c’è rispetto. Però quello è un ambiente molto selezionato. Su certi forum, di casa nostra la cosa è deludente: maleducazione, stupidaggini di tutti i tipi, pubblicità impropria e poi banalità terribili, tutta recita, come se essere gay fosse lo stesso che vivere in un film porno, ma non è lo stesso, non c’entra proprio niente, mah! Ci sarà mai un forum gay serio in lingua italiana? Io non credo. E poi, per tornare al discorso di prima, c’è una cosa che mi fa rabbia: probabilmente, e magari pure a due passi da qui, ci sono altri ragazzi che vorrebbero le stesse cose che voglio io ma che comunque non possono uscire allo scoperto... ma ti pare giusto? Dice, sì, ma se vogliono possono, certo, se hanno voglia di rischiare, ma perché uno deve avere qualcosa da rischiare per vivere la vita sua! Dico vivere solo la sua vita, mica fare chissà che cosa! Mannaggia, mi ricordo che qualche girono fa ho sentito un ragazzo che diceva che un gay se è un vero uomo deve fare il coming out, altrimenti è un verme! Io a quello gli avrei dato in ceffone! Ma che ne sai tu! Ma che pontifichi a fare! Tu sai quello che devo fare io! Ma come ti permetti! ma chi sei! Sai, i ragazzetti che hanno capito tutto, e poi più sono giovani più sono arroganti e cretini! Perché tanto sono arroganti solo a parole, predicano e basta, ma a predicare siamo buoni tutti. Io non ho mai dato lezioni a un etero su come si conquista una ragazza, io di quelle cose non ne so niente e non sopporto che un ragazzetto etero che c’ha più spocchia che cervello mi venga a dire come si fa il gay. Io lo so come si fa il gay: si fa male! Ma è così che si fa e non accetto lezioni da nessuno!
E adesso che faccio? Che combino? C’avrei pure da lavorare ma non mi va, la televisione oggi non è un gran che, ma quasi sempre non è un gran che, allora internet, mia ultima risorsa, l’ultima spiaggia, ma oggi è sabato e il sabato e la domenica tutti si vanno a divertire e in rete non c’è nessuno, nemmeno per fare una chiacchierata stupida su MSN. Oggi e domani tutta noia!
Mi sono stufato pure di scrivere queste pagine di diario, tanto non serve a niente! E poi se si scrive si deve scrivere di qualche cosa. Quelli che si innamorano sanno di che cosa possono scrivere ma io posso scrivere solo del nulla. L’orgoglio gay! Bello! Bellissimo! Ma che cos’è? Esiste?E orgoglio di che? Di essere gay? Forse di esserlo in un altro modo, perché orgoglio di essere gay come lo sono io non vedo proprio come ce ne possa essere. E quanto all’innamoramento che cos’è? Un alto motivo di depressione! Mi innamoro, sì, e allora? Tanto la cosa me la devo tenere per me, io non mi posso innamorare di un ragazzo vero, io mi devo innamorare di un’immagine, di un personaggio di un libro, di cose del genere, di una fotografia, di uno che vedo per strada, mi innamoro? Mah! Li posso guardare, quello forse, e poi è tutto finito. Niente altro! Se l’innamoramento è questo dovrei provare a disintossicarmi. In realtà mi sento già disintossicato, dieci anni fa credevo ancora alla befana e mi sono preso delle cotte tremende, naturalmente tutte verso le persone sbagliate, poi, piano piano, a forza di mazzate, voglio dire di delusioni, lasci perdere; quando lasci perdere la prima volta è terribile, ti crolla il mondo addosso, ti sembra che nessuno ti capisce, cioè capisci che nessuno ti capisce perché è vero che nessuno ti capisce, poi la seconda volta ti illudi di nuovo che qualche cosa possa cambiare e ci riprovi, con più prudenza ma ci riprovi, in pratica già ci credi di meno, quando arriva la seconda mazzata sei già più preparato, se ti capita la terza volta ormai sei proprio esperto, in sostanza non ci credi più nemmeno all’inizio, cioè mi spiego meglio, non è che non ci credi, ma non provi a forzare nulla, ad accelerare nulla, stai al balcone a vedere come va a finire, ma con un po’, un bel po’, di distacco, sai che se ne viene fuori qualcosa tu ci sei e sei disponibile, ma se non ne viene niente da sé si può benissimo lasciare perdere. E poi prima ti innamori dei ragazzi più belli, poi ti passano queste fantasie e aspetti di innamorarti, più o meno relativamente, di qualcuno che almeno ti viene a cercare, di qualcuno che almeno ti telefona qualche volta. Insomma bisogna cominciare a metter da parte l’idea dell’amore gay! Paradossale ma è così! Ci può essere, sì, in teoria ci può essere, ma in pratica? Perché è solo la pratica che conta, anche se a capirlo ci metti tutta la vita. Io adesso mi sento vaccinato, non prendo cotte pesanti da più di otto anni, adesso anch’io coi ragazzi in sostanza ci gioco, tanto come va a finire è scontato in anticipo! Dalle ragazze mi tengo a debita distanza, sai, non vorrei finire pure in pasticci più grossi, ma coi ragazzi mi diverto, mi diverto nel senso che li prendo in giro, li sfotto quando si danno le arie, quando dicono di sé grandi cose, la mia rispostina è sempre ironica, tagliente, certe volte credo che non mi sopportino proprio, sai in genere ai ragazzi piace sentirsi valorizzati e invece io ci godo a metterli in crisi, a metterli in ridicolo, se fanno una citazione sbagliata li rimbecco subito, se la sparano troppo grossa li guardo con un sorrisetto di compatimento, insomma, cose del genere. Poi, certo non mi posso aspettare chissà che cosa, ma tanto non mi sarei potuto aspettare chissà che cosa in nessun caso, quindi tanto vale divertirsi un po’! Loro pensano che il mio comportamento venga da una forma di odio nei loro confronti, comunque meglio che pensino questo che altro. L’odio è normale, l’amore no! Bello! Ogni tanto sparo sentenze da manuale! ... Tanto a me un’altra cotta non mi capita più! ... Finito! Chiuso! E senza nemmeno sconti di fine stagione. La fantasia sì, quella ci resta, le cose me le immagino, me le sogno... uno bellissimo, e soprattutto innamorato di me, già a dirlo mi viene da ridere: innamorato di me! Paradossale! Credo che nessuno si sia mai innamorato di me, nemmeno una ragazza. C’hanno tutti di meglio da fare ecco, poi c’è ancora una cosa dei ragazzi che non sopporto: sono arrivisti, qui non credo nemmeno che sia questione di gay o etero, sono arrivisti tutti, la loro vita la vogliono capitalizzare, la vogliono fare rendere al meglio, se la gestiscono come un investimento, è ovvio che tutto questo con l’amore non ha nulla a che vedere e poi si ritrovano a 40 anni coi matrimoni falliti e con una marea di frustrazioni che non dicono nemmeno a se stessi, quanto ai gay, più o meno è lo stesso: prima tutto il resto e poi la vita effettiva, almeno credo, perché di gay dichiarati non ne ho visti mai e questo potrebbe essere un ottimo motivo, anzi credo proprio che sia un ottimo motivo. Come puoi pensare a stare con un altro ragazzo quando devi pensare a fare soldi e ad essere il più dritto, il più furbo, il più disponibile a tutto pur di essere il primo! In queste condizioni l’amore non cresce proprio. Pure con me c’hanno provato. Voglio dire che pure io ho dovuto subire un’educazione del genere, emulazione, concorrenza, arrivismo, do un des, ecc. ecc. Ma con me sono cascati male! A scuola non sono mai stato un gran che, non ero proprio una schiappa ma non ero un gran che e me l’hanno fatto pesare tante volte. Una ragazza non l’ho mai avuta e mi hanno fatto pesare tantissimo anche quello, i miei ci provano ancora ad appiopparmi la ragazzetta che pare a loro, ma vedi un po’, sempre scelta tra i parenti ricchi! Una cosa da fare schifo! Ancora non si sono rassegnati! Mi dicono che sono “ancora” in tempo! E quell’ancora mi suona così sinistro che non lo voglio sentire proprio. Perché pure nella scelta della moglie c’è la graduatoria. Mio cugino s’è sposato a 22 anni pochi mesi fa, innamorato non so se lo fosse realmente ma sai, spingi da una parte e spingi dall’altra, secondo me, s’è fatto incastrare, lui è etero spaccato, quindi non è proprio tragica, però secondo me la moglie se la poteva trovare da solo, ma adesso c’ha l’appoggio dei suoceri, la casa dei suoceri, la casa in campagna dei suoceri, la seconda macchina dei suoceri, secondo la logica dei miei: che cosa può desiderare di più? Ho provato a dire ai miei che mio cugino si è fatto comprare dai suoceri, perché è proprio quello che penso, e loro mi hanno risposto dandomi dello stupido, che è quello che dicono quando non hanno assolutamente niente di meglio da dire. A me, certo non mi compra nessuno! Ormai ho 36 anni e non 22, non sono bello, anzi! Quindi mi potrei vendere al mercato dell’usato anche se sono a Km 0! ma non mi comprerebbe nessuno nemmeno così! Ogni tanto me lo sogno veramente qualche ragazzo caruccio che si ferma a parlare con me, ma lasciamo stare i sogni! Qui ormai ci sono altri problemi. Siccome all’amore (che parolona!) non ci si può pensare, tanto vale pensare al concreto, a comprarmi una casa, ecco, questo, adesso, è il mio vero sogno. Non per l’idea della proprietà, ma soprattutto per andarmene da casa. Casa mia non la sento più mia nel vero senso della parola, perché a casa non posso essere me stesso. Se compro qualche libro gay lo devo nascondere e a 36 anni una cosa del genere è umiliante, quanto al resto c’è il computer con internet che può avere anche la password e il mio computer e super-blindato, così, chiunque venga a casa c’ha poco da mettere becco. Perché i miei metterebbero le cose mie tutte in mano a chiunque, se viene uno dei cugini (ne ho sei!) loro gli dicono che se vuole usare il mio computer è liberissimo di farlo, e allora io ci ho messo le password, adesso hanno un profilo per ciascuno, loro non possono accedere al mio profilo ma io (l’amministratore) posso accedere al loro e non vi dico quello che ho trovato! Perché sono pure broccoli e non sanno nemmeno che possono cancellare le tracce della navigazione. Io in queste cose sono un esperto! Mio cugino Simone ha 19 anni e che vada a cercare le ragazzette in internet mi sembra naturale, ma mio cucino Marco, quello che si è fatto comprare dai suoceri, è sposino fresco, non sono passati nemmeno sei mesi, lui non ci dovrebbe andare a cercare certe cose e invece ci va! Ci va eccome! E lascia una marea di tracce! Si è perfino iscritto a una chat erotica e siccome non si è registrato tramite il mio computer, perché non ho trovato traccia della registrazione ma solo del log in, vuol dire che in genere ci accede da altri computer... e qui io ho fatto una cosa perfida, ho registrato e salvato tutto, con Marco vado d’accordo e non ho nessuna intenzione di usare queste informazioni, anche se forse dovrei perché la moglie probabilmente crede ancora alla befana, quando stanno insieme sembrano proprio due piccioncini, ammesso e non concesso che pure lei non si cerchi gli uomini in rete, perché nei matrimoni combinati per questioni di quattrini può succedere di tutto. Ma a ogni buon fine io ho tenuto traccia di tutto il materiale a luci rosse di Marco e del Nick, purtroppo non della password che non è accessibile, ma ce n’è abbastanza, se il al buon Marco venisse in testa un giorno o l’altro di mettermi nei guai avrei sempre un asso nella manica. Lo so che è viscido, però: amore con amor si paga! Di me invece nessuna traccia! Né sul computer né altrove. Dovrei lavorare nei servizi segreti, mi verrebbe spontaneo! Ho un mio armadio chiuso a chiave con una serratura come si deve e una sola chiave che tengo in tasca, l’altra la tengo in dove lavoro. Ufficialmente, a casa, si sa che lì ci sono le carte che mi servono per l’ufficio, come se qualcuno si potesse portare i fascicoli a casa! Ma tanto a questo punto non ci arrivano e io sto tranquillo. Naturalmente in quell’armadio c’è di tutto: libri, CD di foto, file miei ecc. ecc., tutta roba che non deve andare in giro. La roba segretissima l’ho messa su un file di upload e io solo so dove... quindi pericolo zero! Certo a dover fare queste cose mi vergogno un po’, cioè non si tratta di vergogna, diciamo che mi fa rabbia, però è così. Qualche volta ho provato a pensare che si potrebbe anche fare questo benedetto coming out ma poi si tratta di andare così dichiaratamente contro la mentalità comune che ho messo da parte l’idea, invece sogno che qualcuno faccia con me il suo coming out, allora, credo che mi deciderei anch’io. Anche qui amore con amor si paga! Ma forse non avrei il coraggio di uscire allo scoperto nemmeno di fronte alla dichiarazione esplicita di un altro, anzi, penso che non lo farei.
Cha faccio? Provo internet? Alla fine pure quelle cose hanno finito per perdere interesse... il sesso in rete! Mah! Un’altra trovata per fare quattrini, perché la finalità è solo quella, praticamente tutto, pure il sesso gay virtuale si vende e si compra e forse si vende meglio di quello etero perché il sesso etero reale esiste e di quello virtuale se ne può fare a meno, ma il sesso gay reale è più un’ipotesi che una realtà e quindi i surrogati si vendono meglio. Bello! Molto bello! Ma perché non sono nato etero! Scherzo, ovviamente, questo è il mio mondo, bene o male che sia, è il mio mondo, e non lo cambierei con niente altro per nessuna ragione.

martedì 28 agosto 2007

STORIE GAY


STORIE GAY


Mi rivolgo ai lettori che hanno l’occasione di leggere questo blog... Certo in un blog come questo è improbabile che si capiti per caso, in genere si parte dai motori di ricerca... si cercano storie gay... ma, mi chiedo, c’è realmente qualcuno che si ferma a leggere delle storie gay vere? ... cioè delle storie che non hanno la caratteristica standard delle tipiche storie erotiche gay?... non che io abbia nulla contro quelle cose... ma mi chiedo perché la fuga dalla realtà è così spesso preferita ad un confronto con l’esperienza altrui. Io credo che la vita dei gay che leggono queste pagine abbia ben poco in comune con le storielle erotiche, io parlo della vita reale, non delle fantasie che di reale hanno ben poco... in fondo la letteratura erotica gay più corrente (non parlo della grande letteratura) ha ben poco in comune con le realtà, è solo letteratura di evasione... Perché è così difficile trovare persone che vogliano impegnarsi nello scrivere cose vere? Perché fuggire nei sogni della letteratura erotica? Voglio dire perché evitare di leggere della vera vita di moltissimi gay? ... di una vita che all’esterno di gay ha ben poco... ed ha ancora meno in comune con le tipiche storie erotiche gay. Il mondo gay è come un iceberg, ciò che si vede è non è che una minima parte delle realtà. Non si parla quasi mai in modo semplice e onesto della realtà di centinaia di migliaia di ragazzi che spenderanno la loro vita in un limbo di attese, di rinvii, di incomprensioni, di scoraggiamento, questi ragazzi non saranno mai i tipici gay eppure sono loro i veri gay... questo è un paradosso: la stragrande maggioranza dei gay non hanno nulla di tipico... Sarebbe estremamente utile raccogliere delle esperienze autentiche, renderle pubbliche, prendere la realtà per quello che è... in fondo questo blog, nel pubblicare delle storie che hanno molto di vero si ripromette proprio questo. Facciamo degli esempi concreti... che cosa può esserci nella mente di un uomo di quarant’anni che dopo essere stato sposato per quindici anni e avere avuto figli sente nascere dentro di sé sentimenti nuovi? Che cosa può nascere nella mente di un prete che ha fatto onestamente la sua scelta e si riscopre omosessuale? Che cosa può essere la scuola per un ragazzo gay? ... in fondo un luogo in cui si celebra solo un’altra specie d’amore... un luogo frustrante. Ma le varianti sono infinite: parlo dell’essere senza poter apparire, parlo del compromesso, della mezza misura, delle difficoltà oggettive e soggettive che la vera vita gay comporta, una vita per la quale il coming out è solo un’espressione, nemmeno un’ipotesi. Dovremmo abituarci a conoscere meglio la nostra realtà, soprattutto la realtà sommersa che è la grande maggioranza del mondo gay... Ci sono persone serissime che hanno costruito siti gay che ammiro ma, se posso dire una cosa, troppo spesso questi siti sono dedicati al visibile... perché in fondo parlare del sommerso che non emerge agli onori della cronaca è più difficile... c’è meno pubblico... questo è verissimo, ma senza nulla togliere ai meriti di chi ha fatto e fa informazione seria, vorrei che ci si occupasse di più del sommerso.