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martedì 4 maggio 2010

INCONTRI GAY PERICOLOSI

Questo post è dedicato agli incontri gay pericolosi, si rivolge in primo luogo ai ragazzi più giovani ma anche ai ragazzi più grandi che non hanno una conoscenza reale di ambienti e di situazioni potenzialmente pericolose.

Tra i gay, come tra gli etero, esistono persone che ricercano sesso facile sfruttando tutte le occasioni che la rete può offrire e sono decisamente molte, alcune classiche come le chat erotiche e i siti di incontri, il cui fine dichiarato, in modo più o meno esplicito, è proprio quello di combinare incontri sessuali, altre assai più subdole, che colgono spesso i ragazzi del tutto impreparati.

Cerco di spiegarmi con un esempio. Un ragazzo gay ha un blog o un profilo su facebook nel quale sono contenuti dei suoi dati personali che ne consentono l’identificazione, quel ragazzo pubblica sul suo blog o sul suo profilo dei contenuti che, a un occhio esperto, lo identificano come gay (non è neppure necessario che il discorso sia esplicito). Con una rapida ricerca tramite google per il cacciatore di sesso è facile identificare situazioni simili. Identificato l’obiettivo, in genere tramite una foto, che permette di scartare subito le persone non interessanti, il cacciatore di sesso aggiunge un commento “serio” sul blog del ragazzo o sul suo profilo in modo da stimolare l’interesse della potenziale vittima. Sottolineo che, in linea di massima, il commento aggiunto tende a rispondere alla aspettative della vittima potenziale o a sottolineare l’affinità con la vittima: stesso linguaggio, età molto simile, atteggiamenti emotivi molto simili. Riporto qui di seguito tre messaggi autentici lasciati su blog e profili di ragazzi individuabili come gay da cacciatori di sesso (cioè che si sono dimostrati successivamente cacciatori di sesso):

“Ciao, ho letto il tuo post e mi è venuto da piangere, ma perché dobbiamo stare così male? Non è giusto! Sei un ragazzo così sensibile e devi stare così. A me sono successe le stesse cose. Rapporti con i miei pessimi, traumatici, rapporti con gli amici niente, adesso sono solo e non so dove sbattere la testa. Se ti va di parlare un po’, questo è il mio contatto [omissis].”

“Non so se capita anche a te, ma io ho proprio il bisogno fisico di avere un ragazzo vicino e non ce l’ho, non l’ho mai avuto e mi manca da morire. Hai ragione quando dici che la masturbazione non ti basta più. Voglio anche io un ragazzo vero vicino! Ti prego, contattami.”

“Che bel post! Mi sono stancato pure io di dire sempre bugie, vorrei potere parlare con un ragazzo della mia vita vera, vorrei capire come la vive lui, vorrei innamorarmi, non ce la faccio più di stare solo! Se ti va di parlare io sono qui.”

In questi messaggi si individuano alcuni contenuti subliminali che si possono riassumere così:

1) Sono un ragazzo come te, più o meno della tua età e con problemi del tutto simili ai tuoi
2) Non ho mai avuto un ragazzo (messaggio incoraggiante che tende ad esorcizzare il rischio aids)

Se al primo messaggio segue una risposta da parte del destinatario, nella replica del ragazzo che cerca sesso compare subito o comunque molto presto la domanda: “di dove sei?” (se l’informazione non è deducibile dal blog o dal profilo della vittima) e la richiesta di scambio di foto. Sia la domanda “di dove sei?” che lo scambio di foto servono ad operare una selezione: se la vittima non ha aspetto gradito al cacciatore di sesso o risiede in località molto lontana lo scambio di messaggi è destinato a spegnersi rapidamente, se per caso la vittima risiede nella stessa città del cacciatore di sesso ed ha un aspetto gradevole si passa invece ad un “breve” periodo di contatto in chat, periodo che in genere non eccede la settimana. Se il cacciatore di sesso vede dall’altra parte atteggiamenti molto riservati può decidere di lasciar perdere, se vede invece un interesse reale (se viene richiamato dalla vittima, se la conversazione arriva presto a toccare contenuti esplicitamente anche se moderatamente sessuali) si arriva all’immancabile invito a vedersi di persona. Ovviamente l’invito è proposto per “parlare”, per “bere qualcosa”, per “conoscersi meglio”.

Sottolineo che il cacciatore di sesso non fa riferimenti di carattere sessuale, mette le cose sul piano dell’amicizia, tende a creare un’intimità affettuosa con la vittima ma soprattutto, tende ad “accorciare i tempi degli scambi in chat” e ad andare al più presto ad un incontro faccia a faccia. Riporto qui di seguito un brano di chat tra un cacciatore di sesso 32enne e un ragazzo 16enne (i nomi sono stati cambiati).

32enne scrive - Ciao Marco, tutto ok?
16enne scrive - Ti aspettavo!!
32enne scrive - Beh, che ci sentiamo in chat fa piacere anche a me, anzi proprio tanto …
16enne scrive - Sono contento!!! Ieri notte in pratica sono stato sveglio tutta la notte … e non ti dico perché
32enne scrive - Dai, su, perché?
16enne scrive - Beh ho ripensato a tutto quello che mi hai detto ieri, cioè alla tua storia e al fatto che in effetti quel ragazzo non ti meritava proprio, praticamente ti ha solo illuso
32enne scrive - E sì in un certo senso è proprio così, ma dai, alla fine a me del sesso non me ne importa
proprio niente però mi sono sentito tradito, preso in giro, per me innamorarmi è una cosa seria, i ragazzi che prendono il sesso come un gioco non li sopporto proprio
16enne scrive - Ma sai, non sono tutti come te e di ragazzi che pensano solo al sesso ce ne stanno eccome e un po’ li capisco però, perché alla fine un ragazzo pensa pure a quello, non solo a quello, ma ci pensa eccome
32enne scrive - Beh sì, ok, però alla fine volersi bene è un’altra cosa, magari tu penserai che sono troppo tradizionalista però se ti innamori di un ragazzo lo devi fare seriamente
16enne scrive - Sono d’accordo, però, alla fine il sesso c’è comunque
32enne scrive - Ma tu di dove sei? Perché abbiamo parlato di tutto ma non ce lo siamo detto, io sono di Milano
16enne scrive - Veramente? Pure tu! E di che zona?
32enne scrive - San Siro e tu?
16enne scrive - Io Niguarda. Allora stiamo pure vicini!
32enne scrive - Che ne diresti se ci si vedesse di persona, così, magari per bere qualcosa
16enne scrive - Veramente mi piacerebbe ma non sono abituato ad andare nei locali gay
32enne scrive - Ma quali locali gay! No, io parlo di un bar con una sala da tè. Nei locali gay non ci andrei mai.
16enne scrive - Ah, ok, per me va bene
32enne scrive - Pure stasera?
16enne scrive - Sì, però non facciamo tanto tardi che i miei sono una palla sugli orari, massimo alle undici a casa
32enne scrive - Alle undici sarai a casa sicuro, ti riaccompagno io
16enne scrive - Allora a che ora ci vediamo e dove?
32enne scrive - Se mi dici dove stai vengo a prenderti sotto casa tua
16enne scrive - Io sto [omissis]
32enne scrive - Allora passo alle sei sotto casa tua ok?
16enne scrive - Perfetto!
32enne scrive - Il mio cellulare è [omissis], se mi dai il tuo, in caso di necessità ti posso chiamare
16enne scrive - Ok [omissis] ecco, allora ti aspetto alle sei sotto casa e GRAZIE!!!
32enne scrive – Grazie a te e ci vediamo alle sei. Ciao!
16enne scrive - Ciao!
A parte il fatto che il 32enne è venuto sapere dove abita il 16enne e anche il suo cellulare [attenzione massima prima di dare ad altre persone indirizzi o numeri di telefono, anche di cellulare, che permettano la vostra identificazione!], fin qui in linea teorica nulla lascerebbe pensare che il 32enne sia un cacciatore di sesso. Va sottolineato che quando un cacciatore di sesso si rende conto di avere a che fare con un ragazzo che ha già avuto molte esperienze in genere è più guardingo perché l’altro sa come si sviluppano le cose e anche perché il timore dell’aids trattiene talvolta anche i cacciatori di sesso, specialmente quando avvertono di trovarsi in situazioni potenzialmente pericolose.

Sottolineo che la chat che ho riportato sopra non si conclude con un invito al 16enne da parte del 32enne a vedersi a casa del 32enne perché la cosa sarebbe troppo scoperta e l’invito sarebbe rifiutato, ma con un invito che all’apparenza non ha nulla che possa fare pensare ad un incontro di sesso.

Il 32enne della chat riportata sopra si presenta affettivamente alle 18.00 in punto al luogo dell’appuntamento con una bella macchina pulita e lucidata per l’occasione e per di più elegantemente vestito, ma senza eccessi. Il locale scelto è di medio livello ma il tavolo è decentrato. La conversazione reale si sviluppa più o meno così (il testo è stato ricostruito dal 16enne a distanza di circa due settimane):

32enne scrive - Ma lo sai che sei veramente un bel ragazzo!!
16enne scrive - Ma dai!
32enne scrive - Hai due occhi bellissimi!
In questo momento, sfruttando l’imbarazzo del 16enne, il 32enne avvia il primo contatto fisico, appoggia la gamba a quella del ragazzo, come se la cosa fosse casuale, il ragazzo risponde con un sorriso imbarazzato.
32enne scrive - Se ti dà fastidio la tolgo …
16enne scrive - No, dai, non c’è problema …
32enne scrive - Che bel sorriso che hai! Hai un viso di una dolcezza molto maschile, una cosa rara …
16enne scrive - Ma dai …
32enne scrive - Sei alto, proprio di bella figura, sembri più grande della tua età e hai della mani bellissime
16enne scrive - Ma dai … mi metti in imbarazzo …
32enne scrive - Hai delle labbra bellissime … guardami negli occhi, ecco così, lo sai che si vede l’anima e la tua è bellissima … posso stringerti la mano? Dai ti prego … sotto il tavolo, tanto non ci vede nessuno … ecco … che bello! … dai siediti qui, a fianco a me, ecco … sento il tuo calore … ti voglio baciare, mi mancano le tue labbra sarà bellissimo

Il 32enne si porta la mano del ragazzo sul pene rigido, il ragazzo non toglie la mano, cosa che autorizza il 32enne a tastare il pene del 16enne che ovviamente è totalmente rigido. Ormai il contatto sessuale è stabilito e il 16enne ha manifestato in modo chiaro il suo consenso. Il 32enne non azzarda la proposta di andare a casa sua ma propone di andare in macchina per stare un po’ tranquilli.

32enne scrive - Ti mangerei di baci, ti abbraccerei stretto fino a farti male! Dai adesso stiamocene un po’ tranquilli così ci calmiamo e ce ne possiamo andare un po’ in macchina. Non sei solo bello sei pure sexy! Eh eh! Oh, se ti senti a disagio ti riaccompagno a casa, basta che lo dici …
16enne scrive - Ma dai, non c’è problema, un po’ di imbarazzo c’è perché è la prima volta però è proprio bello, la spinta sessuale la sento fortissima, prima quando mi hai toccato stavo proprio per venire.
32enne scrive - Io adesso penso di essere in condizioni di uscire …
16enne scrive - Io no! aspettiamo ancora un po’, così proprio non posso.
32enne scrive - Ma sei proprio bello!
16enne scrive - Guarda che se fai così qua ci stiamo fino a domani … aspetta va, uso la giacca, dai usciamo così, non penso che si nota …
32enne scrive - No, per niente … queste sono le chiavi tu vai in macchina, io passo alla cassa e vengo
16enne scrive - Ok …

In macchina i contatti sessuali diventano più espliciti. Il cacciatore di sesso non esagera vuole consolidare piano piano il consenso del ragazzo 16enne, si arriva alla masturbazione reciproca, non si va oltre, ma il coinvolgimento sessuale del 16enne è ormai totale ed è il 16enne che propone il sesso orale, il 32enne si fa pregare dicendo “non so se è giusto … ma dai mi sembra troppo … “ ma poi, ovviamente, accetta, il 16enne ha l’impressione di essere lui a guidare il gioco.

A questo punto intervengono le rassicurazioni del 32enne sull’assenza del rischio aids:

32enne scrive - Non avere problemi per l’aids, io sono donatore di sangue e sono controllatissimo e poi io non ho mai avuto un ragazzo e non ho mai fatto sesso con nessuno, quindi puoi stare tranquillo

Ovviamente NON si tratta di un donatore di sangue, perché un ragazzo 32enne che fa sesso al primo incontro con un 16enne non è certo alla sua prima esperienza sessuale ed è estremamente improbabile che un ragazzo che ha una vita sessuale promiscua sia un donatore di sangue, perché su questo punto i centri trasfusionali sono molto attenti ad evitare il più possibile di mettere in circolazione sacche di sangue infetto, quindi o il 32enne mente all’intervista al centro trasfusionale, cosa veramente da criminali più che da incoscienti, o non può diventare donatore. L’unica seria rassicurazione sulla sieronegatività di un ragazzo si può ottenere facendo insieme con lui il test e ripetendolo dopo il periodo finestra (6 mesi o anche meno con i test più recenti e più sensibili). Solo in questo modo si ha la certezza che il test sia stato effettivamente fatto e che i risultati attestano la sieronegatività. Fidarsi delle rassicurazioni di un 32enne che alla prima uscita con un 16enne fa sesso con lui significa mettersi a rischio in modo serio. Il “rischio aids BASSO” relativo ad alcune pratiche sessuali considerate meno pericolose non significa che invece dell’aids, siccome il rischio è basso, si prende il raffreddore, ma solo che è minore la probabilità di infettarsi, ma se ci si infetta si diventa effettivamente sieropositivi con tutto quello che ne consegue. USARE IL CERVELLO IN QUALSIASI CONTATTO SESSUALE SERVE A SALVARSI LA VITA!

Il 16enne, al termine della sua prima esperienza con il 32enne non si sente né depresso né vittima, si sente grande, ha l’impressione di poter portare un ragazzo più grande a fare quello che vuole lui ed è anche soddisfatto di sé, considera quello che ha fatto un’esperienza di amore e di passione e vede il ragazzo 32enne come il suo ragazzo, vorrebbe diventare il centro della vita di quel ragazzo, conoscere ogni cosa della sua vita, in pratica vorrebbe costruire con lui un rapporto di coppia, ma è proprio qui che la cosa va in crisi. Il 32enne ha la sua vita nella quale il 16enne non può e non deve entrare, il 32enne non è disponibile quando vuole il 16enne ma deve essere il 16enne ad essere sempre disponibile quando vuole il 32enne. Di test per l’aids non si deve nemmeno parlare perché la risposta è sempre la stessa: “Te l’ho detto che non c’è nessun rischio!” Meno che mai si potrà vedere il tesserino dei donatori di sangue, si potrà invece vedere il risultato di un test HIV non recente da cui risulta che il 32enne è sieronegativo. Questo però significa una cosa sola e cioè che il 32enne ha avuto in altre situazioni il timore di essere sieropositivo e per questo ha fatto il test, cosa che non rassicura affatto. I ragazzi che non hanno mai avuto rapporti sessuali non hanno ovviamente mai fatto il test per l’HIV, chi lo ha fatto deve avere avuto qualche preoccupazione connessa a rapporti sessuali con molta probabilità a rischio.

Aggiungo una sola considerazione, dopo un rapporto a rischio anche basso, che non significa senza rischio, in genere, interviene la paura dell’aids, paura che PURTROPPO INTERVIENE SEMPRE DOPO E NON PRIMA, e i ragazzi fanno il test, che deve essere ripetuto a distanza di tempo. Tutto questo comunque toglie loro la tranquillità per molto tempo, anche se, per fortuna, non sono frequenti i casi in cui si finisce in sieropositività per un rapporto con una persona di cui non si sa con certezza che è sieronegativa.

Il rapporto tra il 16enne e il 32enne si conclude quando il 16enne si rende conto di essere un diversivo sessuale e nulla più, è allora che intervengono i sensi di frustrazione e di smarrimento e si ha l’impressione di avere buttato via la propria sessualità con una persona che altro non era che un cacciatore di sesso e, se si è trattato della prima esperienza sessuale, un’esperienza del genere condizionerà per un bel po’ la sessualità del 16enne. Ma una cosa va detta: ANCHE SE E’ MEGLIO USARE IL CERVELLO PRIMA E NON DOPO E’ COMUNQUE BENE COMINCIARE AD USARLO!!

CONCLUSIONI
Storie come quella riportata in questo articolo NON HANNO NULLA A CHE VEDERE CON L’AMORE GAY, sono storie squallide di abbordaggio senza scrupoli e di ingenuità, due ingredienti che se messi insieme diventano pericolosi. L’amore gay è una cosa seria e ha bisogno di crescere su una base affettiva vera, non si tratta di provare un’esperienza ma di amare una persona.
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domenica 2 agosto 2009

EMOZIONI DI RAGAZZI GAY

Ciao Project,

ti scrivo questa mail perchè vorrei raccontarti cosa mi è successo la settimana scorsa ed eventualmente chiederti un favore. Innanzitutto volevo complimentarmi con te per il blog: è da circa 2 anni che lo leggo (anche se non ho scritto mai niente!!) e penso che sia un punto di riferimento per tantissimi ragazzi. Sono un ragazzo di 25 anni e provengo da una città del sud ma già da qualche anno vivo al nord per questioni di studio. Più volte ho avuto intezione di scriverti, ma non l'ho fatto, forse perchè stavo aspettando il momento giusto. Ma in questa mail, più che parlarti della mia storia (cosa che mi piacerrebbe comunque fare, ma in secondo momento), vorrei raccontarti cosa mi è accaduto. La scorsa settimana ho preso il treno per ritornare a casa (prenotato il giorno prima beccando l'ultimo posto rimasto!!) e mi ero tranquillamente sistemato nel mio scompartimento dove, poco dopo, sono arrivati un gruppo di stranieri, simpaticissimi ma un po' chiassosi. Dato che si erano messi a parlare nella loro lingua, per me incomprensibile, ho deciso di spostarmi nel corridoio per leggere qualcosa. Ogni tanto alzavo gli occhi per osservare un po' la gente presente in carrozza : eravamo quasi tutti studenti pronti a ritornare a casa ed iniziare la vacanze. Ad un certo punto, dietro ad un gruppetto di amici, vedo un ragazzo fermo in piedi che fissa insistentemente nella mia direzione. Veramente in quel momento ho avuto l'istinto di voltarmi all'indietro per capire chi fissasse, ma non c'era nessuno. Non ho dato tanta importanza alla cosa e mi sono rimesso a leggere il giornale, anche se ero stato abbastanza colpito dai suoi occhi chiarissimi. Dopo qualche pagina alzo di nuovo gli occhi verso il corridoio e noto che il gruppetto era rientrato nello scopartimento e quel ragazzo era in quel momento seduto sulle seggioline apribili del corridoio nella mia direzione e continuava a guardare verso di me, senza distogliere lo sguardo neanche per un attimo. A quel punto il fatto che stesse fissando prioprio me era evidente: eravamo gli unici in corridoio! Devi sapere che era la prima volta che mi succedeva una cosa del genere. Non ho mai ricevuto attenzioni così evidenti da un ragazzo e la cosa mi ha imbarazzato tantissimo. Infatti dopo averlo guardato per qualche secondo dritto negli occhi (allora mi ero accorto che era prioprio un bel ragazzo!!) ho dovuto distogliere lo sguardo perchè non lo reggevo e sono diventato rossissimo (e penso che lui se ne sia accorto!!) e ho avuto anche un principio di erezione. Ho fatto finta allora di rimettermi a leggere, ma in mente oramai avevo tremila pensieri. Ero nella confusione più totale: non sapevo se continare a guardarlo, se avvicinarmi, aspettare che lui facesse o dicesse qualcosa. Ero bloccato!!Ogni tanto alzavo frettolosamente gli occhi e lui era ancora lì a fissarmi. Faceva un caldo tremendo quel giorno e quella situazione aveva ancora di più aumentato la sudorazione. Mi sono alzato in piedi, ho aperto i finestrino e ho messo la faccia controvento: avevo la sensazione che fosse tutto un sogno!! Sì so che magari per un'altra persona potrebbe sembrare una cosa banale, ma ti assicuro che per me era un qualcosa di nuovo e inaspettato (e anche un po' lusingante!). Allo stesso tempo però non sapevo come gestire la situazione e questo è stato il problema più grande. Durante le ore successive siamo andati avanti a sguardi rubati ma nessuno di noi due prendeva l'iniziativa. Io aspettavo che fosse lui a venirmi incontro e presentarsi ma anche lui sembrava abbastanza in difficoltà. Facendomi un po' coraggio ho deciso di passargli davanti sperando che mi dicesse anche un solo "ciao" ma ci siamo solo guardati intensamente negli occhi (era veramente bello!!) e senza dire una parola ho proseguito verso il bagno. Insomma il tempo passava e tutti e due eravamo sempre più nervosi: la situazione era in stallo. Quando ho visto che prendeva il bagaglio e si preparava a scendere mi è venuta un'angoscia. Ogni tanto mi guardava e sembrava abbastanza deluso: forse si aspettava che fossi io a fare il primo passo ma non sapeva quanto fossi imbranato!! Prima che scendessi ero pronto a corrergli incontro e dirgli almeno il mio nome ma non ce l'ho fatta e lui è andato via senza nemmeno guardare verso il finestrino dal quale ero affacciato. Project subito dopo mi sono sentito un cretino, uno smidollato che ha perso forse la possibilità di essere veramente felice!! In questi giorni non faccio altro che pensare a lui e sto perdendo intere giornate su facebook a cercare di trovare una sua foto basandomi sul posto da cui è salito e in cui è sceso. Ho cercato in università, siti di città, gruppi sportivi ma niente: ho troppe poche informazioni e le combinazioni sono tantissime!!Mi piacerebbe veramente poterlo rivedere e parlargli, ma so che questo sarà quasi impossibile. Ora, quindi, volevo chiederti il favore di cui ti avevo accennato all'inizio: se fra le persone che ti contattano c'è qualcuno che ti racconta una storia simile, vorrei solo che tu ricordassi quello che ti ho scritto!!
Spero di riuscire a scriverti una lettera in cui ti racconto tutto ciò che sta prima di questo momento, ossia la mia vita finora!! è una storia come tante altre lette nel forum, con alti e bassi, ma sempre con una convizione di base: mi reputo fortunato per tutto ciò che ho avuto (famiglia, amici, studio ecc.) e sono sicuro che anche se ci saranno momenti difficili (e sicuramente ce ne saranno!!) non saranno mai insormontabili!!
Ti ringrazio in anticipo.

spero ci risentiremo presto.

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http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=359

martedì 30 settembre 2008

RADAR GAY E PRIMI APPROCCI GAY

Questo articolo mira a dare alcuni esempi di come in concreto un ragazzo gay possa avvicinare un altro ragazzo sia nel caso che sappia che anche l’altro ragazzo è gay, sia nel caso che non sappia nulla circa il suo orientamento sessuale.

Gli indirizzi comportamentali di massima ai quali farò riferimento derivano dall’esperienza e si riferiscono a contatti tra ragazzi che si realizzano in ambienti della vita ordinaria che non sono qualificati come gay.

Alcune osservazioni fondamentali:

I gay sono una percentuale della popolazione tra l’8 e il 10%. Teniamoci alle stime prudenti e assumiamo che siano l’8%.

Alcuni ragazzi gay, una netta minoranza, sono pubblicamente dichiarati e quindi non temono di frequentare locali esplicitamente etichettati come gay. La grande maggioranza dei ragazzi gay non è pubblicamente dichiarata e non frequenta locali gay.

Un ragazzo gay non dichiarato pubblicamente non può quindi pensare di trovare altri ragazzi gay non dichiarati in locali esplicitamente gay. I ragazzi gay non dichiarati si trovano ovunque non ci sia una etichetta gay.

Alla domanda: “Qual è il posto dove è più probabile trovare ragazzi gay non dichiarati?” Rispondo per esperienza che la maggior parte delle storie “serie” tra ragazzi gay comincia all’interno delle università. Basti pensare che in un’aula universitaria con 100 studenti, ce ne sono in media 8 che sono gay non dichiarati e in una classe di scuola con 25 studenti in media 2 sono gay.

Un ragazzo gay che voglia incontrare un altro ragazzo gay in un ambiente non gay deve tenere conto di diverse osservazioni:

1) I rapporti affettivi, di qualunque orientamento (gay o etero) e di qualunque natura (con o senza coinvolgimento sessuale) hanno un senso serio solo se nascono su una base di reciprocità. Questa reciprocità può essere totale (sia sul piano affettivo che sul piano sessuale) come “può” avvenire tra due ragazzi gay ma può anche essere limitata al piano affettivo, escludendo la reciprocità sessuale, come accade nei rapporti tra un gay e un etero o tra due ragazzi gay dei quali uno non è attratto fisicamente dall’altro. Rapporti senza reciprocità a nessun livello non hanno senso a nessun livello e per un ragazzo gay possono rappresentare, se le cose non sono chiarite in tempi brevi, delle condizioni di stallo affettivo che possono durare anni se non decenni. Un innamoramento può anche essere unilaterale ma perché sussista una storia d’amore o d’amicizia seria bisogna necessariamente essere in due.

2) La finalità di fondo di un approccio serio di natura affettiva tra due ragazzi gay è uno scambio affettivo “alla pari”, questa parità si deve realizzare fin dal primo approccio che è già un momento di condivisione. Non ha alcun senso dunque pensare di giocare tenendo le proprie carte totalmente coperte, in attesa che sia l’altro a scoprire il proprio gioco. Un comportamento simile è avvertito come aggressivo e non paritario e chi lo mette in pratica è tenuto a distanza come giocatore non leale. In un approccio affettivo serio si cerca di capire in due fino a che punto ha senso arrivare e si rischia in due.

3) Un ragazzo gay non dichiarato predilige i ragazzi che sente simili a sé nei comportamenti, all’esitazione dell’uno deve corrispondere l’esitazione dell’altro, all’atteggiamento più affettuoso dell’uno deve corrispondere l’atteggiamento più affettuoso dell’altro, se questo non accade, chi percepisce nell’altro un comportamento di difesa alza a sua volta barriere di difesa e il rapporto diventa formale. Quindi è buona regola “rispondere alle esigenze dell’altro” dimostrando la massima disponibilità.

4) Un elemento assolutamente fondamentale nei primi approcci è la manifestazione di una disponibilità reciproca sostanziale.

a) Se A propone a B di prendere un caffè insieme e B accetta mostrandosi compiaciuto dell’invito il dialogo fa un passo avanti, in caso contrario, se B non accetta o peggio ancora se non giustifica adeguatamente il suo rifiuto, il dialogo si interrompe.

b) Se B, dopo il caffè, si trattiene a palare con A e lo fa sorridendo e dimostrando di stare a suo agio il dialogo fa un ulteriore passo avanti. Lo stesso succede se a breve distanza di tempo B invita a sua volta A a prendere un caffè.

5) Tenendo sempre presente che un rapporto si costruisce solo quando c’è una reciprocità, due elementi devono essere tenuti nella massima considerazione, il sorriso, quello che manifesta disponibilità affettiva vera e non quello di maniera delle relazioni formali, e il guardarsi negli occhi in modo diretto, che è uno dei segni più tipici di interesse affettivo forte. La presenza di questi due elementi accompagna di norma una conversazione più intima. Non intendo alludere ad una conversazione su temi troppo privati, ma ad una conversazione “per la conversazione” cioè ad una conversazione in cui non ci devono essere per forza argomenti concreti di studio o di lavoro di cui parlare, si tratta della cosiddetta conversazione libera e non strutturata nella quale prevale una componente emotiva e creativa.

6) Una cosa importantissima è l’uso della battuta e dello scherzo nell’ambito di una conversazione seria, cosa che in genere si realizza solo in presenza di persone di cui ci si fida e da cui non si teme di essere giudicati.

7) È sempre controproducente parlare di altri in termini non positivi e comunque non rispettosi oppure riferire cose troppo private e troppo delicate che appartengono alla sfera privata di altre persone. Chi si trova di fronte a queste situazioni teme di divenire oggetto di pettegolezzo e si chiude rapidamente (e giustamente) ad ogni forma di comunicazione. Un ragazzo gay non dichiarato considera la privacy un valore assoluto. E non gradisce neppure i cosiddetti discorsi a metà cioè i discorsi iniziati e lasciati a metà “adducendo a motivo la privacy di un’altra persona”.

8) In un discorso che abbia una base affettiva quello che conta è ascoltare l’altro, capirlo, o anche soltanto sentirne la voce. Cambiare discorso o non rispondere a tono è un segno palese di disinteresse. Ancora peggio è non ricordarsi di un appuntamento, arrivare tardi, promettere e non mantenere la promessa.

9) Un ragazzo gay non dichiarato non parla di donne, se un ragazzo parla della “sua ragazza” o di una “sua amica” e ne parla in modo non superficiale, la probabilità che si tratti di un ragazzo gay è bassa. Analogo discorso vale quando un ragazzo parla male della sua ragazza o di una sua amica. Un ragazzo gay non fa discorsi che tocchino sostanzialmente il mondo femminile né in positivo né in negativo.

10) Quando un ragazzo gay parla d’amore nell’ambito di un approccio con un altro ragazzo, in genere non dice il falso che sarebbe per lui come un tradire la fiducia del suo interlocutore, ma usa discorsi non sessualmente connotati, ossia senza nessuna espressione linguistica che permetta di capire se si riferisce a un ragazzo o a una ragazza (senza participi passati: venuto/a; senza pronomi: lui/lei). Se un ragazzo gay fa un discorso non sessualmente connotato su questioni affettive e si sente rispondere con un discorso sessualmente connotato al femminile il dialogo si congela. È sufficiente l’uso del pronome “lei” per capire l’orientamento sessuale dell’interlocutore. Se invece a un discorso non sessualmente connotato segue una risposta anch’essa non sessualmente connotata il dialogo fa un passo in avanti. Va precisato che se a un discorso non sessualmente connotato su questioni affettive, segue una risposta sessualmente connotata al maschile la cosa è presa come segnale di pericolo perché è vista come un tentativo inopportuno e unilaterale di introdurre una tematica gay. Sottolineo che un ragazzo non dichiarato in genere non ama forzature su questi contenuti.

11) La misura della profondità del coinvolgimento reciproco tra due ragazzi è data dalla tendenza a trascorrere il tempo insieme senza nessuna motivazione formale. La proposta accettata di trascorrere una domenica insieme è un segno positivo estremamente importante, specialmente se la cosa si ripete.

12) Un elemento fondamentale, e dopo i primissimi approcci anche discriminante, è la tendenza a non coinvolgere nel rapporto altre persone, a non allargare il dialogo a parlare di altri, a limitarsi ad incontri a due evitando sistematicamente l’ipotesi che un contatto interpersonale a due possa trasformarsi in una occasione sociale di incontrare altri amici in gruppo. Se a una proposta di andare a prendere una pizza, sottintendendo che ci sia debba andare in due, si ottiene in risposta la controproposta di invitare anche Tizio e Caio, bisogna prendere atto che il rapporto ha una dimensione sociale e non autenticamente affettiva.

Quanto detto in precedenza non è che un cenno a una questione delicatissima ma penso possa dare un’idea di come un ragazzo gay si possa realmente orientare alla ricerca di contatti affettivi significativi. Resta in ogni caso che l’onestà di fondo, la moralità di un ragazzo, la sua schiettezza, sono i presupporti fondamentali per la costruzione di qualsiasi rapporto affettivo serio.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32684659

sabato 19 aprile 2008

INCONTRI GAY

In questi giorni mi sono reso conto per esperienza diretta di quanto sia importate per me il contatto con i ragazzi di Progetto Gay, di come realmente mi manchino, di come la loro presenza abbia un ruolo primario nella mia vita affettiva. La sensazione di isolamento è in sostanza una sensazione quasi di esilio. Mi sento lontano dal mio mondo. Mi chiedo che cosa sarà successo nel frattempo, che cosa ho perso a causa della rottura del mio computer. Domani è domenica e la giornata trascorrerà in attesa e poi ancora qualche giorno… ancora qualche giorno di vuoto, come quando, internet non esisteva, come quando 40 anni fa mi domandavo che futuro mi aspettasse. Allora sognavo molto, ma la sensazione di isolamento praticamente totale la sentivo vivissima. Perfino la parola gay era tabù, per me poi, cresciuto in una tipica famiglia per bene, quella parola aveva un sapore affascinante di proibito: l’altra faccia della luna, quella che nessuno conosce, eppure io avevo la chiara sensazione di conoscerla. Ma allora, senza internet, senza l’anonimato, la vita di un gay poteva giocarsi solo fra due alternative: essere o non essere. Oggi, col senno di poi, la scelta di “essere” sembrerebbe ovvia, eppure allora non lo era. “Essere” significava nella stragrande maggioranza dei casi finire in un ghetto di marginalità. Allora l’idea di omosessualità come normalità non esisteva affatto. La parola gay comportava un che di abnorme, di eccessivo anche per gli stessi gay, almeno in dimensione pubblica. Allora come oggi i gay esistevano, allora come oggi era in pratica assolutamente impossibile accorgersi di loro nei normali ambienti di vita sociale, a scuola o all’università, ma allora non c’erano altre possibilità di nessun genere, la vita dei gay, della stragrande maggioranza dei gay finiva lì. Solo a 34 anni ho avuto per la prima volta occasione di parlare con un ragazzo dichiaratamente gay. Lo ricordo molto bene. Camminavo lungo un bel viale di una città del Nord Italia, non avevo certo il modo di fare di uno che va di fretta, in quegli anni il mio lavoro mi lasciava tempo libero in quantità, le mie giornate si consumavano letteralmente in lunghissime attese, specialmente nei pomeriggi, passeggiavo, compravo qualche libro, in buona sostanza andavo avanti e dietro come un vagabondo, perché nella città dove lavoravo non conoscevo assolutamente nessuno. Bene, mentre andavo così, col mio fare svagato, mi si avvicina un ragazzo (anche un bel ragazzo) e mi chiede una sigaretta (a me… che non ho mai fumato in vita mia!), io apro le braccia e accenno un sorriso come a dire: “Mi spiace ma hai scelto la persona sbagliata…” lui mi guarda, sorride a sua volta e mi dice: “Dove stai andando?” Gli rispondo che sono senza meta, e aggiunge: “Ti dispiace se facciamo due passi insieme?”. So benissimo che chi legge può rimanere perplesso e può pensare che sia una storia inventata, ed io stesso, sul momento sono rimasto perplesso, ma è successo esattamente così… Mi dice subito che ha 25 anni, ma aggiunge con una punta di autoconsolazione “appena compiuti”, mi chiede la mia età (34) e mi dice che ne dimostro di meno, subito dopo si dichiara “Io sono gay”. Per me è una dichiarazione sconvolgente. Fingo di non essere turbato. Ovviamente mi guardo molto bene dal dire “anche io” e lo lascio parlare, ogni tanto, quando la conversazione langue, gli faccio qualche domanda. Mi risponde in modo singolarmente serio. Mentre camminiamo passa un ragazzo e lo saluta con una formula per me inusuale: “Ciao bello!” Io mi sento molto a disagio perché farmi vedere in giuro con quel ragazzo può significare essere etichettato come gay, lui se ne accorge e mi dice che si rende conto benissimo che posso stare a disagio e che se volessi andare via lui non ci rimarrebbe male, ma lo rassicuro. E’ contento che io non voglia andarmene. La situazione non è simmetrica, lui non mi fa nessuna domanda ma parla solo di sé. E’ un ragazzo gay pubblicamente dichiarato, ha amici gay, con i quali frequenta qualche locale gay, non ha un ragazzo e dice che con i suoi amici gay non riesce a parlare seriamente. Mi parla delle reazioni della sua famiglia e tende a giustificarla anche negli atteggiamenti meno tolleranti. Ride, scherza, fa battute ma sempre su se stesso, non mi chiede nulla di me. Intanto, camminando e parlando abbiamo fatto molta strada e siamo quasi fuori città, a un certo punto cambia strada e mi dice solo: “andiamo per di qua” poi mi chiede che cosa peso di lui. Gli rispondo che sono contento di parlare con lui e che parlare con lui mi ha aperto gli occhi su tante cose. A questa espressione dà il significato più prudente possibile e cerca di spiegarmi quello che lui vorrebbe realizzare, ma lo fa col tono tipico del ragazzo gay che sta spiegando al suo amico etero che essere gay non è poi una cosa così tremenda. Più quel ragazzo parla più mi vado convincendo di una verità che oggi mi sembra ovvia e cioè che essere gay è una cosa assolutamente naturale. Ho parlato con quel ragazzo fino all’ora di cena, l’ho ascoltato molto attentamente ma non gli ho detto che ero gay, un discorso del genere, allora, non rientrava per me tra le ipotesi possibili. L’indomani mattina era domenica e sarei andato, come ogni domenica a fare una gita a Lecco, avrei fatto una lunga passeggiata da solo lungo il lago, avrei pranzato da solo in un ristorante di fronte al lago e poi avrei ripreso il treno per essere a casa la sera. Allora vivevo solo. Mi è venuta in mente un’idea, ho invitato quel ragazzo a venire con me l’indomani, era tentato, anche perché io ho insistito, poi mi ha detto: “No… è meglio di no… altrimenti mi metto strane idee in testa…” A distanza di tempo ho pensato spesso che, se gli avessi detto di me, quell’incontro casuale (chissà se poi era veramente casuale…) avrebbe potuto avere un seguito, si è limitato a dirmi che ero una brava persona e che era stato contento di parlare con me e ci siamo salutati così, senza darci la mano. L’indomani, passeggiando lungo il lago, ho ripensato mille volte a quanto sarebbe stato bello se con me ci fosse stato quel ragazzo, ma ormai la situazione non si poteva più modificare e forse non lo avrei nemmeno voluto. Anche se il rimpianto era stato grande, fare un’altra scelta avrebbe comportato difficoltà insormontabili. Nei giorni successivi sono tornato più volte nei posti dove avevo incontrato quel ragazzo e nelle strade che avevamo percorso insieme ma non l’ho più visto e allora non c’erano nemmeno i telefonini.
Permettetemi ora qualche riflessione sul 25enne che avrei voluto portare con me sul lago di Como. Chi ha letto la storia che ho riportato poco sopra si sarà chiesto perché, anche se sembrava la cosa più ovvia, non ho detto a quel ragazzo che ero gay anch’io e a questo vorrei cercare di dare una risposta quanto più onesta possibile.
Quel ragazzo lo sentivo vicino, almeno in modo intuitivo e nei limiti di quello che si può capire da un colloquio di qualche ora; se mi aveva fermato chiedendomi una sigaretta e poi chiedendomi di fare due passi con lui non era certo per la sigaretta. Mi sono chiesto più volte che cosa potesse averlo indotto ad individuarmi come persona degna di un’attenzione speciale. Io, allora come adesso, non venivo mai individuato come gay, nemmeno a livello ipotetico. Se quel ragazzo mi ha fermato, penso però che lo abbia fatto proprio presupponendo che io fossi gay. Il radar gay di quel ragazzo funzionava veramente bene ma non riesco a capire come sia arrivato alla conclusione. Ho anche pensato, e l’ipotesi non è poi del tutto peregrina, che mi avesse fermato anche prescindendo dalla mia identificazione come gay, perché aveva un fortissimo bisogno di parlare di sé. In effetti sembrava più interessato a parlare si sé e a farsi accettare per quello che era che non a capire chi io fossi veramente. Il suo dichiararsi gay subito, dal mio punto di vista, risultava spiazzante e incomprensibile. Per quanto paradossale possa sembrare, ci possono essere più difficoltà di approccio tra un gay dichiarato pubblicamente e un gay non dichiarato che tra un gay dichiarato pubblicamente e un etero. Da tutto l’insieme della serata sarei portato a credere che quel ragazzo mi avesse considerato realmente un etero di mentalità molto aperta. Nei miei confronti non c’è mai stata la minimia forzatura né la minima insistenza nemmeno verbale. Il colloquio era disinvolto e aveva le tipiche caratteristiche di un discorso amichevole che non sottende alcuna valenza sessuale, parlava di “innamorarsi di un ragazzo” ma non parlava di sesso, anzi il discorso era addirittura impacciato quando rasentava esplicitamente temi sessuali, che rimanevano comunque al solo livello di accenno mentre i temi di interesse affettivo erano il centro della conversazione. Quel ragazzo mi dava l’impressione tipica del gay che nonostante si senta inserito in un ambiente di amicizie gay, non ci si sente di fatto a suo agio, come se, in quell’ambiente, fosse quasi costretto a seguire un copione molto standardizzato. Ma la questione da analizzare non è tanto il comportamento di quel ragazzo quanto il mio aver evitato di dirgli che ero gay. Oggi come allora non sono affatto convinto che dichiararmi sarebbe stata la cosa migliore da fare. A 34 anni avevo vissuto, e anzi vivevo, i miei innamoramenti anche se nei confronti di ragazzi etero, ragazzi con i quali sono rimasto in ottimi rapporti anche ora e che, anche se hanno seguito la loro strada che li portava vero le donne e verso il matrimonio, mi hanno voluto bene veramente. Se la storia col 25enne avesse avuto un seguito (cosa astrattamente possibile) avrei messo in crisi quegli altri rapporti ai quali tenevo e tengo tuttora molto, ma non credo, onestamente che la più grande spinta al silenzio vero il 25enne sia stata questa. Aggiungo che era anche un bel ragazzo, molto sorridente e con una evidente e seria disponibilità affettiva. A quel tempo, relativamente alla mia età, mi sentivo uno piuttosto realizzato e un’amicizia con quel ragazzo, con tutto il giro di chiacchiere che avrebbe potuto comportare in una piccola città, che prima o poi avrebbe inevitabilmente condotto anche me ad essere individuato come gay, era per me un rischio sociale grosso, probabilmente troppo grosso per essere accettabile. Se fossi stato a Milano, forse, mi sarei comportato diversamente, ma lì dove mi trovavo mi sembrava che la prudenza fosse d’obbligo. E in fondo che futuro avrebbe potuto avere una storia come quella? Ostacoli familiari fortissimi da parte della mia famiglia con la quale non ho mai fatto il coming out, rischi gravi a livello di lavoro se quella relazione fosse divenuta di dominio pubblico, cosa comunque alla lunga inevitabile. Mi sarebbe piaciuto mantenere un’amicizia con quel ragazzo ma, onestamente, anche se fosse venuto con me sul lago di Como il giorno appresso, non credo gli avrei detto nulla di me… lo avrei voluto come amico, ma senza scoprire le mie carte, il che in fondo vuol dire che non sarei mai stato veramente un amico per lui. Ho fatto mentalmente i miei conti ed ho deciso di tirare avanti. Piccineria mentale? Paure di tipo sociale? Me ne sono mai pentito? No, non mi sembra proprio. A distanza di quasi 23 anni ho cercato di ipotizzare i possibili scenari in cui quella storia avrebbe potuto evolversi… ma gli elementi sono pochi e labili e le ricostruzioni seguono più che la logica i profili dei miei umori giornalieri.
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Proggetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=27213518

lunedì 17 marzo 2008

ESPERIENZE GAY

Ciao Project,
conosco il blog progetto gay da parecchio tempo e da un po’ ho cominciato a leggere anche il forum. Non pensavo proprio che ci avrei scritti niente, però una cosa la devo dire, tu dai del mondo gay una visione molto particolare, quando leggo i post dei ragazzi del forum mi rendo conto che anche loro la pensano in sostanza come te, forse sono stati fortunati e hanno conosciuto solo gli aspetti positivi dei gay ma ci sono tante altre cose a cui un ragazzo gay dovrebbe fare la massima attenzione per evitare di mettersi nei guai. Io ho 26 anni e vivo da sempre a Milano ma ti posso garantire che ho visto cose veramente molto diverse da quelle che scrivi tu. Te lo dico non in senso polemico, perché le cose che metti nel blog mi piacciono molto, ma per me rappresentano più una sola faccia della medaglia che la regola, più quello che vorrei che quello che vedo o che ho visto fino ad ora. Ho letto i tuoi articoli sulla prostituzione omosessuale e vorrei dire che anche quando non si arriva a quei livelli spesso un ragazzo giovane rischia di trovarsi a contatto con gente scoppiata, magari non per colpa sua, e con situazioni che hanno un bel po’ di patologico anche nella concezione del sesso. Ma non voglio fare un discorso generico. Ti racconto una storia vera, la mia, penso che possa servire a riflettere.
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So da sempre di essere gay, a 16 anni mi sento solo, mi manca proprio un contatto fisico. Non so nemmeno che cosa vuol dire questa espressione, se cioè mi mancano un abbraccio e un po’ di coccole oppure mi manca proprio un contatto sessuale vero, probabilmente mi mancano tutte e due le cose e ci sto male ma morire, mi innamoro di un compagno di scuola etero e passo un paio d’anni a corrergli appresso, naturalmente senza risultato, anzi con l’unico risultato di essere sputtanato dappertutto, pure a casa, e di essere preso a pesci in faccia con una scenata memorabile, anche se non avevo fatto niente di assurdo, ma proprio niente. A 18 anni litigo tutti i giorni coi miei che ormai mi tollerano ma mi hanno già completamente scaricato, a scuola vado malissimo, in quarto rischio di essere bocciato anche perché a scuola non ci vado proprio, poi mi graziano e arrivo in quinto. Mi viene l’idea fissa di trovare qualcuno, di nuovo non so dire se per essere abbracciato o per fare sesso. Ho un bisogno disperato che qualcuno si occupi di me che mi faccia sentire che mi vuole bene ma non c’è nessuno e allora comincio a seguire due strade, una è quella della palestra e l’altra è quella degli incontri combinati su internet. Sul lato palestra dopo una settimana trovo in tipo sui 35 che sembra interessato, un tipo fine, un bel ragazzo, un po’ troppo vecchio per me ma un bel ragazzo, mi corteggia, sguardi, attenzioni, inviti al bar interno ma anche un po’ di complimenti, mi dice che sono un bel ragazzo, insomma, io mi sento incoraggiato. Pensavo che gli facesse piacere guardarmi nello spogliatoio o nella docce... macché! Faceva proprio come se non ci fossi, però continuava a corteggiarmi, allora mi faccio coraggio e gli dico: “Sono gay” e lui mi dice: “Anche io... però qua sono etero...” Io non capisco il senso della risposta, dopo qualche giorno mi dice: “Ci vieni a casa mia stasera?” Io mi sento preso alla sprovvista, che cosa mi posso aspettare lo so benissimo... cioè non lo so per niente... perché uno dice: “Mi aspetto che si faccia sesso...” Ok ma che vuol dire? ... Insomma, ci vado, mi sentivo eccitatissimo, per me è la prima volta. Mi aspettavo una cosa tenera ma non è stato così per niente, io non ho avuto nemmeno il coraggio di reagire e lui si è comportato proprio come una bestia, da me voleva una cosa sola, di me non si è occupato per niente, per lui ero più o meno come una bambola gonfiabile. Quando ha fatto quello che voleva è finito tutto e per me non c’è stata nemmeno una carezza. Mi guardava soddisfatto, a me invece veniva da piangere, mi sentivo uno schifo, avevo dato la mia verginità a una bestia simile, mi sentivo un cretino imperdonabile. Lui se n’è accorto e m’ha detto che ero un ragazzino e che se non ci volevo stare non gli dovevo dare corda ecc. ecc. Mi sono rivestito e me ne sono andato. Allora mi è venuto veramente in testa che per me vivere non avrebbe avuto nessun senso e che i gay erano tutti uno schifo, uno peggio dell’altro. Dopo qualche girono ne ho trovato un altro in internet, Giacomo,... uno con un fisicaccio palestrato ma con uno sguardo dolce... Ci incontriamo, non è bellissimo ma non è nemmeno malaccio, non va subito al sodo, insomma un po’ si parla, mi dice che non ha mai fatto sesso con un ragazzo, con le ragazze sì. Tipo molto indeciso che si fa corteggiare, gli sto appresso 15/20 giorni e poi finalmente il primo rapporto con lui. Comincia niente male... io penso questa volta ho trovato quello buono. Nessuna forzatura... poi sul più bello bi bacia e mi dice: “Marco... ti amo!” ... ma io mi chiamo Gianfranco e lui lo sa benissimo... faccio finta di non capire e lui mi chiama Marco un’altra volta. Gli dico che mi chiamo Gianfranco e lui mi dice che vuole chiamarmi Marco. Gli chiedo perché e mi dice che lui ha bisogno di Marco perché lui è innamorato di Marco e non di me, che io non potrò dargli mai nulla perché solo Marco può farlo stare bene. Gli chiedo chi è Marco e mi racconta la storia, in pratica lui è cotto di Marco ma Marco di lui se ne infischia totalmente. Anche Marco è gay, ma Marco è bellissimo e appresso ne ha quanti ne vuole... in pratica abbiamo passato tutta la notte a parlare di Marco. Giacomo un po’ mi faceva pena, ha preteso che lo aiutassi a scrivere una lettera a Marco, io gli dicevo: “Ma scusa, ma che gliela mandi a fare? ... quello non ti si fila proprio...” Ma lui insisteva: “No, dai, ti prego, scriviamola...” e mi diceva tutte le cose che ci dovevo mettere. Alla fine la lettera l’abbiamo finita... e mi ha chiesto di mandare l’e-mail, gli ho detto: “Leggila prima!” Ma mi ha detto che si fidava e io l’ho mandata. Il giorno appresso Giacomo mi chiama alla cinque di pomeriggio, io pensavo che volesse vedermi e invece no... mi fa tutta una storia incolpandomi di cento cose... che Marco gli aveva sbattuto il telefono in faccia perché una lettera come quella la poteva scrivere solo un imbecille come me perché ero stato troppo aggressivo... in sostanza se Marco l’aveva mandato a quel paese la colpa era la mia... ma è andato oltre: “Tu hai approfittato di un mio momento di debolezza per portarmi a fare l’amore, ma io non volevo... mi sento come se mi avessi violentato... ma tu nemmeno tre ne rendi conto...” Al che lo mando sonoramente a quel paese. Dieci giorni dopo mi si mette appresso in palestra uno di 50 anni... e che soggetto: pelato, grasso come un palla di lardo... insomma questo non la finiva più... ma cavolo, io avevo 18 anni, lui 50... gli dico no! ... niente, insiste! Mi fa fare delle figure di mer... davanti a tutti... poi un istruttore mi chiede: “Ma tu lo sai chi è quello?” io rispondo: “No! Chi è?” e l’istruttore mi dice che era un costruttore ricchissimo che si era ripassato tutti i ragazzi della zona... Chiudo con la palestra. Mi resta internet... adesso cerco solo coetanei. Due fratelli mi propongono di fare il terzo... no, grazie! Ne conosco finalmente un altro, uno caruccio... le chat erano dolcissime... parlava anche di sesso in modo un po’ provocante... ma con educazione... ci sentiamo tutti i giorni, mi sembra proprio una bella persona, ci parlo volentieri, insisto per conoscerlo ma prende tempo, penso che sia un uomo adulto che dice di essere un diciottenne e gli chiedo di poterlo vedere in cam, apriamo una videochiamata... è veramente giovanissimo... ha 15 anni, ed è bello come il sole... però è minorenne, siamo rimasti amici per qualche mese poi s’è trovato un ragazzo di 29 anni e non ci siamo sentiti più. Passano due o tre mesi e incontro Leo, 19 anni, facciamo anche un po’ di sesso in chat e con la videocamera. Mi piace parecchio... Alla fine arriviamo all’appuntamento... per me è una cosa fondamentale. Lo aspetto... ma lui non viene... torno a casa apro la chat dove lo sentivo sempre ma si è cancellato. Il suo blog non esiste più. Sparito nel nulla!
Ho conosciuto una marea di gente strana, soprattutto di gente con la fissa del sesso, sia giovani che anche 40/50enni e la cosa che mi è venuta in testa è che essere gay non deve essere una cosa così facile perché di gente spostata ce ne sta tanta... A onor del vero ho conosciuto anche tanti ragazzi come si deve, tante coppie gay serie. Sono quattro anni che sto insieme al mio ragazzo, che si chiama Lorenzo. Quando ci siamo conosciuti pensavo che fosse l’ennesimo cacciatore si sesso facile ma con lui è stato diverso... ma Lorenzo è arrivato dopo una lunghissima serie di esperienze sgradevoli... nemmeno sgradevoli, direi proprio di esperienze che si concludono con la frase classica: “Ma come ho fatto a correre appresso a un deficiente come questo!” Voglio dire che mi sta bene quello che dice Project e che alla fine le cose positive nel mondo gay ci sono eccome, ma bisogna pure aprire bene gli occhi e distinguere le persone serie da quelli che a 30/50 anni giocano ancora a fare i ragazzini.


Un abbraccio a tutti!
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Se volete, potere partecipare alla discussione sull'argomento aperta nel forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26146571

domenica 27 gennaio 2008

INCONTRI GAY

Dedico questo post a Ritter col quale ieri ho trascorso uno splendido pomeriggio. Ritter mi aveva già anticipato che forse sarebbe venuto a Roma sabato 26 gennaio per una manifestazione politica. La sera del 25 era ancora indeciso, aspettava di sentire il suo ragazzo ed era piuttosto ansioso. Poi ha parlato con suo ragazzo e il cielo di Ritter si è rimesso al bello. Mi ha comunicato che sarebbe venuto effettivamente a Roma. Tutta la mattinata sarebbe stato impegnato e anch’io, d’altra parte, lavoro il sabato mattina. Tramite sms ci siamo messi d’accordo sul posto e sull’ora. Al Pantheon alle ore 14.30. Qualche minuto prima ero lì, gli ho detto che ero sul posto e che stavo al portone di bronzo. Un minuto dopo l’ho visto, ci siamo salutati con un abbraccio e gli ho chiesto a che ora doveva ripartire e da dove, mi ha detto alle 18.30 da Rebibbia. Rapido giro del Pantheon (tombe reali, tomba di Raffaello), S. Luigi dei Francesi, Palazzo Madama, Piazza S. Agostino, il ponte sul Tevere, il palazzaccio , Castel S. Angelo, via della Conciliazione e finalmente S. Pietro. Sembrava che ci si conoscesse da sempre, il dialogo era gradevolissimo, mi ha parlato a lungo del suo ragazzo, di come è riuscito a incontrarlo, della felicità che ha provato quando si sono baciati, mi ha parlato delle prospettive di lavoro e del fatto che desidera soprattutto una vita serena. Gli ho parlato di me, delle mie storie, che d’altra parte Ritter già conosceva, abbiamo parlato dei ragazzi del blog e di come in effetti si siano creati rapporti veri di amicizia, del fatto che parlare liberamente della propria vita vera dà una sensazione bellissima di libertà. Ritter mi ha detto che i suoi amici lo hanno accettato senza problemi e, se è possibile, gli vogliono ora bene più di prima. A S. Pietro, per entrare nella basilica bisognava passare al metal detector e ci siamo messi in fila. Gli ho detto scherzando che per la sua storia avrebbe potuto chiedere la benedizione papale, mi ha risposto che non gliela darebbero mai e io gli ho consigliato di omettere qualche piccolo dettaglio. Dentro abbiamo visitato la basilica e il tesoro. Ritornava una riflessione: in nome di che cosa l’omosessualità è considerata contro natura? Ritter mi dice: quando ho baciato il mio ragazzo non ho pensato affatto che fosse contro natura, era una cosa bellissima. Usciti dalla basilica siamo andati alla metropolitana perché Ritter aveva fame e non aveva mangiato. Siamo scesi a Termini e abbiamo preso un panino in un bar della stazione, quindi siamo andati a Santa Maria Maggiore e poi, con una lunga scarpinata a passo veloce, dato che il tempo della partenza si avvicinava siamo arrivati a S. Giovanni che Ritter non aveva mai visto. Usciti dalla basilica di corsa alla metropolitana, cambio di metro a Termini e corsa fino a Rebibbia nella Metro B. A Rebibbia siamo arrivati con qualche minuto di anticipo, siamo andati a prenderci un caffè e poi abbiamo camminato un po’ in attesa dell’orario della partenza perché gli amici di Ritter erano un po’ in ritardo. Abbiamo parlato di Porgetto Gay, di come lui è arrivato a Progetto Gay cercando “come scoprire un gay all’università”, del primo post che ha letto “A caccia di gay all’università”, che è uno dei più gettonati ancora oggi. Mi ha detto che sul brog ha trovato la possibilità, per la prima volta, di capire che cosa potevano provare altri ragazzi che si trovavano nelle sue stesse condizioni, ha detto che era una cosa importante, già anche solo fermandosi alla lettura, ma poi ha preso il coraggio a due mani e ha cominciato a scrivere e adesso si sente quasi stupito della strada che ha fatto e di come le sue prospettive si siamo modificate o, meglio, si siano chiarite. Mentre prima, anche se di fatto provava le stesse sensazioni, non le interpretava in chiave gay, adesso, dice, è come se fosse caduto il velo di Maia. Gli ho detto che ero molto felice di averlo incontrato e lui, timidamente, mi ha stretto il braccio sinistro. Quando sono arrivati i suoi amici ci siamo salutati con un abbraccio e sono tornato a casa. Ero felice di aver trascorso un pomeriggio meraviglioso. Poco dopo il rientro a casa mi è arrivato un sms di Ritter che mi diceva che era stato contento del pomeriggio passato con me. Gli ho risposto subito con entusiasmo. Onestamente, non avrei mai pensato che partendo dai blog di Progetto Gay si potesse arrivare e conoscere personalmente dei ragazzi gay e che ragazzi! Persone di profilo umano altissimo, ragazzi di una serietà e di una schiettezza totali, ragazzi ai quali non si può non voler bene nel senso più profondo del termine. Quando sono ritornato a casa sono stato in chat con Fabiomatteo e gli ho detto che con Ritter avevamo detto cose bellissime di lui, gli ho raccontato dell’incontro e lui mi ha detto di scrivere un post “parlaci di queste cose belle che ci fanno bene a tutti e ci uniscono!” Fabiomatteo è sempre speciale... e mi incoraggia. Ecco il mio post l’ho scritto. Vorrei che restasse come una testimonianza che Sabato 26 Gennaio 2008 ho vissuto un pomeriggio meraviglioso con Ritter, una persona che mi è molto cara e alla cui felicità tengo moltissimo. Ragazzi! Avere amici così è bellissimo, ci si rende conto che non si è soli al mondo e che essere gay è una cosa di alto profilo, di una moralità assoluta, e che con gli amici gay si sta bene perché ti capiscono a un altro livello. Quando conosci ragazzi come Ritter ti senti orgoglioso di essere gay.

sabato 6 ottobre 2007

INCONTRI GAY

Una premessa doverosa, ricevo richieste di link o di citazione da parte di blog collegati a siti di incontri gay (e non solo) e anche da siti che hanno interessi economici collegati alla sessualità. Chiarisco una volta per tutte che non linkerò niente di simile. Io non ho nulla contro queste cose ma non fanno parte della mia cultura, quindi, vi prego, astenetevi dall’inviarmi richieste. Da oggi renderò tutti i destinatari dei miei post, quando ci saranno destinatari, completamente irriconoscibili in modo da evitare nel modo più rigoroso ogni riferimento a persone individuabili. Gli interessati capiranno lo stesso. Non voglio per nessuna ragione diventare un mezzo per mettere in contatto persone che non si conoscono e che io stesso non conosco.
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Il post che segue mi serve solo ad esporre i miei punti di vista, non pretendo di valutare cose che non conosco direttamente, vorrei fare solo una riflessione su quello che per me significa essere gay.
Francamente capisco benissimo che cosa voglia dire uscire da una relazione durata anni e per di più soddisfacente, anche se, personalmente, non ho mai fatto un’esperienza simile e le poche relazioni che ho avuto nel corso degli anni non si sono mai interrotte, hanno sì cambiato significato, ma i rapporti affettivi che stavano alla base di queste cose non si sono mai spezzati. Mi rendo conto che, comunque, un rapporto può realmente finire o traumaticamente o, diciamo così, di morte lenta. E’ ovvio che in una situazione simile si prova una sensazione di vuoto affettivo, si sente la necessità di ricreare un clima come quello che si è perduto e, in un modo o nell’altro, si cerca di trovare una soluzione. I livelli di delusione, più o meno coperti da forme di comprensibile orgoglio, possono essere profondi, si ha l’impressione di non poter aspettare e allora si cerca di forzare i tempi, si cercano strade per poter costruire ipotesi alternative subito. Ad un rapporto durato anni e preceduto da una lunga gestazione si vorrebbe sostituire un nuovo rapporto, ugualmente coinvolgente e affettivamente gratificante, ma su che base? Sulla base di una foto, di un annuncio, di dieci minuti di chat? Mettere annunci cercando un contatto affettivo (e soprattutto sessuale) senza attese troppo lunghe sta diventando una cosa comune tra i gay. Che dietro questi annunci, tanto più se rivolti da giovani a giovani, ci possano essere delle forme di prostituzione sostanziale è piuttosto difficile, il vero rischio di queste cose non è di questo genere, ma è quello di incontrare persone che cercano anch’essere di risolvere i loro problemi affettivi (e, lo ripeto, prima di tutto sessuali) con un colpo di fortuna o di bacchetta magica. Certo, è anche possibile che si vincano milioni di euro con un biglietto che costa 50 centesimi ma francamente non mi sembra probabile e, da quello che ho visto più volte da chi ha fatto realmente incontri tramite siti specializzati, l’esperienza finisce per essere una brevissima esperienza di solo sesso (spesso neanche quello) che, secondo il mio modesto punto di vista, con l’amore gay nel senso serio del termine non ha proprio nulla a che vedere. Molto spesso cercare queste scorciatoie si risolve in un grave dispendio di tempo e di energie alla ricerca di cose che non possono esistere perché ne mancato tutti i presupposti. Può anche accadere che ci siano i colpi di fulmine o pretesi tali, ma alle spalle del colpo di fulmine ci vuole una lunga preparazione che renda poi il colpo di fulmine una cosa seria, senza quella preparazione il colpo di fulmine non è che un apprezzamento estetico circa la gradevolezza fisica di un altro ragazzo, cosa, per carità, importantissima, ma che non ha affatto la consistenza di un autentico rapporto d’amore. Chi cerca solo sesso io non lo giudico, per carità, ma penso francamente che abbia già rinunciato all’idea di una storia d’amore vera, forse per le delusioni ricevute, forse per la frenesia di realizzare tutto e subito. Di ragazzi animati da questa frenesia ne ho conosciuti diversi, ma alla fine li ho visti cambiare strada, magari dopo anni, per tornare all’idea di una relazione affettiva di altro genere. Capisco che la spinta del sesso e della solitudine possano portare a voler bruciare le tappe, ma incontrare un bel ragazzo, che magari si porta dentro tutto un insieme di delusioni e di disperazioni del quale tu non sai assolutamente nulla, chiacchierare un po’ e poi vivere un’avventura di una notte non lo vedo proprio come una cosa esaltante. In queste situazioni si finisce non in una storia d’amore ma in una forma di involontario sfruttamento reciproco nel quale ciascuno tenta solo di risolvere i propri problemi trascurando del tutto il ragazzo che ha davanti e le sue necessità, già per il fatto stesso che non ne sa nulla. Mi diceva un ragazzo che si è trovato in una situazione di questo genere, cito alla lettera: “Quello rideva, scherzava... io pensavo che gli interessasse solo il sesso, poi, quando l’abbiamo fatto, mi sono accorto che non ci capivano affatto e che di me pensava che ero solo uno stronzo che voleva approfittare di lui... ma io mi dico: ma che c’è venuto a fare? Alla fine mi sono sentito peggio di prima.” Questa situazione è stata la conseguenza di un incontro tra due ragazzi “soli”, apparentemente interessati soltanto al sesso, ma delusi dentro e frustrati dal non avere mai trovato quello che cercavano veramente, anche senza ammetterlo... Io mi chiedo, non sarebbe meglio, in certi casi, creare un rapporto di amicizia, cercare di capirsi, non precorrere i tempi come se il sesso fosse la soluzione di tutti i problemi? E anche quelli che prendono il sesso come un gioco che non deve necessariamente avere una base affettiva, non stanno, in fondo, facendo esattamente la stessa cosa? Stanno cercando di non capire di che cosa hanno bisogno veramente. In certi casi avere amici “veri” (anche etero) aiuta a uscire dal senso di delusione e di solitudine molto più di un incontro di una notte. Chi vuole capire capisca!