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lunedì 28 novembre 2016

RFFALOVICH E LE TEORIE SULL'OMOSESSUALITA' DI KRAFFT-EBING

Nel capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi, Raffalovich si sofferma ad analizzare le “teorie” sull’omosessualità in discussione ai suoi tempi e in particolare quelle di Krafft-Ebing, nella loro formulazione definitiva. Scendere in dettagli in questa sede sul contributo di Krafft-Ebing allo studio dell’omosessualità richiederebbe troppo spazio. Una sintesi di tutto rispetto si può trovare nel capitolo dedicato alla Psychopathia Sexualis, l’opera fondamentale di Krafft-Ebing, da John Addinton Symonds, nel suo “A Problem in Modern Ethics” (1896); il lettore potrà leggere la mia traduzione italiana nella Biblioteca di Progetto Gay: “Un Problema di Etica Moderna” pagine 39-50. (http://gayproject.altervista.org/questione_etica.pdf)
Krafft-Ebing era uno psichiatra e considerava l’omosessualità essenzialmente sotto il profilo psichiatrico; ebbe l’indubbio merito di contribuire alla depenalizzazione almeno parziale dell’omosessualità che, proprio in quanto “malattia”, escludeva la responsabilità penale del soggetto, ma è indubbio che Krafft-Ebing, nel demolire la figura dell’omosessuale criminale ha creato quella dell’omosessuale malato psichiatrico e con questo ha influenzato pesantemente la storia stessa della lotta per i diritti degli omosessuali. Con l’andare degli anni Krafft-Ebing ha via via corretto il tiro, dimostrando certamente onestà intellettuale, ma la sua conoscenza dell’omosessualità resta sempre quella di uno psichiatra eterosessuale che vede l’omosessualità dall’esterno.
Le opere che ho citato sopra di Addington Symonds e di Raffalovich sono più o meno coeve del pensiero più maturo di Krafft-Ebing ma sono sostanzialmente diverse perché sono opere di due omosessuali che hanno vissuto l’omosessualità nella loro esperienza personale e hanno conosciuto molti omosessuali, che non erano né criminali né malati psichiatrici, e quindi potevano allargare lo sguardo su ambienti mai prima esplorati dando luogo ad una conoscenza della realtà omosessuale dall’interno.
Dal capitolo di Raffalovich, qui di seguito riportato, il lettore potrà constatare potrà quanto la psichiatria fosse, all’epoca, condizionata dalle teorie che dominavano la medicina, come quelle della degenerazione, dell’atavismo e dell’ereditarietà, che rimaneva più che altro una vaga intuizione alla quale si riconnettevano in modo sostanzialmente arbitrario tentativi interpretativi di ogni genere.
Uno spazio particolare Raffalovich dedica al rapporto tra omosessualità ed effeminatezza. L’idea che l’omosessuale fosse una “anima muliebris virili corpore inclusa”, cioè un’anima femminile chiusa in un corpo maschile, tipica di Karl Heinrich Ulrichs, aveva diffuso anche negli ambienti scientifici l’idea che gli omosessuali fossero una specie di terzo sesso, un sesso intermedio, come sostenne, in seguito anche Edward Carpenter. L’effeminatezza era considerata una forma di degenerazione, imputabile forse all’atavisto, o a una specie di ritardo mentale, o a uno sviluppo incompleto della sessualità e queste categorie venivano facilmente estese a tutti gli omosessuali, fino al paradosso di classificare come degenerati o ritardati mentali personaggi come Platone o Michelangelo.
Raffalovich, che in questo capitolo fornisce alcune delle sue pagine più belle, si oppone a queste idee veramente aberranti e sostiene che la morale di Platone “consiste nella speranza e nella convinzione che l’uomo sia capace di tutte la variazioni, di tutte le modulazioni, e che possa perfezionarsi in certi ambiti più che in altri (ciò che ha detto Goethe), che abbia diritto a una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza comunque danneggiare gli altri; ecco l’origine psicologica delle filosofie.”
La filosofia di Platone, che è un’apoteosi dell’omosessualità elevata a valore morale, non distrugge, come fanno altre filosofie, l’individualità degli omosessuali, che hanno diritto “ad una loro filosofia”, ovviamente sempre nel rispetto degli altri.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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A proposito degli ultimi punti di vista di Krafft-Ebing
Nel 1894 Krafft-Ebing (Jahrbucher fur Psychiatrie und Neurologie) ha riassunto il suo ultimo punto di vista sulle cause dell’inversione sessuale.
Egli elenca le teorie o le ipotesi precedenti e si può solo seguirlo con interesse. Ma prima di cominciare io protesterei vivamente contro uno dei punti di partenza di Krafft-Ebing (punto di partenza secondo me erroneo, che in questo osservatore eccellente, in quest’uomo così superiore, io posso spiegarmi solamente attraverso lo studio preponderante dei casi clinici): cioè che nell’inversione sessuale completa l’uomo si senta donna di fronte all’uomo. È l’effeminazione che causa questa percezione di un ruolo femminile nell’uomo, non è l’inversione. Ci sono molti uomini eterosessuali che non si sentono nel ruolo maschile di fronte alla loro amante. Non bisogna confondere l’uranismo effeminato e l’uranismo virile.
Michelangelo, Platone o Socrate non si sentivano donne di fonte ai loro beneamati, e nemmeno li consideravano come donne. Nella forma più leggera di inversione, dice Ktafft-Ebing (ed è il medico che parla, in questo momento, più che lo psicologo) l’uomo non ama l’uomo sessualmente, e non si sente donna davanti a lui, nei suoi rapporti con lui, perché ignora le vera natura della sua sessualità.
Questa asserzione di Krafft-Ebing mi sembra così perniciosa e nello stesso tempo così di appoggio per la mia convinzione contraria, che devo fermarmi qui.
In questa forma meno grave di inversione, l’uomo, stando a Krafft-Ebing, non ha segni fisici della sessualità femminile o ne ha pochi, non si sente donna di fronte all’uomo ma ama solo l’uomo. È l’uranista maschio (anche se l’invertito maschio, la cui inversione è acquisita, e il cui corpo e il cui carattere restano maschili, assomiglia all’uomo che ama e si confonde con lui) quello che è stato poco studiato nei libri di psichiatria, di criminologia e di medicina, perché non è né malato, né criminale, né necessariamente alienato. È di lui che si occupano Platone o Hafiz, la filosofia, la poesia, la storia. I guerrieri tebani non si sentivano donne uno nei confronti dell’altro, Epaminonda e gli altri, i maestri, gli uomini saggi che innalzavano un’anima più giovane non si sentivano donne davanti al loro amato, quando accettavano la soddisfazione della carne. E i Greci amati che amavano, anch’essi (dato che secondo Platone nessun tipo d’amore sarebbe stato onesto se non fosse stato reciproco e consensuale) sarebbero stati ben presto respinti e oltraggiati se avessero amato come le donne. Quando i filosofi greci vollero esporre l’aspetto superiore e psichico dell’unisessualità, vollero mostrare come innalzandosi al di sopra di una tendenza naturale e istintiva, fosse possibile servirsene per un perfezionamento reciproco degli uomini; vollero dare a dei sentimenti completamente naturali, istintivi, usciti dalle radici stesse dell’umanità, una sanzione, una giustificazione, una elevazione che si può paragonare esclusivamente al punto di vista della Chiesa cattolica di fronte al matrimonio. Il matrimonio è un sacramento; il matrimonio ha per fine la continenza e la perpetuazione della razza; è per coloro che non possono raggiungere la perfetta castità, che non possono conservare la loro verginità, e che non vogliono bruciare di desiderio per la fornicazione.
È così che la filosofia greca ha considerato l’unisessualità. Essa ha visto che l’inversione congenita o acquisita era naturale, che derivava dalla natura umana, cosa che la scienza di oggi, grazie alla medicina e all’embriologia, ha scoperto di nuovo, senza curarsi delle scoperte psicologiche di altri tempi, proprio come è naturale e deriva dalla natura umana l’eterosessualità congenita o acquisita.
Invece di insorgere e di rivoltarsi contro la sessualità propria delle persone, ha voluto dimostrare che l’eroismo, la costanza, la temperanza, la giustizia, in una sola parola la virtù maschile, non erano sotto tutti gli aspetti contrari alla natura umana, che l’ideale della castità non era contrario all’ideale della continenza, e che l’ideale dalla continenza poteva essere raggiunto dall’uomo sensuale o almeno poteva purificare e attenuare la sua sensualità fino al punto di renderlo capace di perfezionarsi o di perfezionare un altro.
In questo modo il migliore doveva aiutare colui che aveva mano esperienza, e la creazione di figli immortali, cioè di belle azioni derivanti da bei pensieri, doveva essere il fine di questo matrimonio spirituale, al quale Platone e i suoi simili davano una sanzione celeste simile al sacramento del matrimonio cattolico.
Se ne è conservata la tradizione nei secoli e Michelangelo, Shakespeare, Herder, Gothe, Platen, Shelley (per non parlare dei viventi), l’hanno apprezzata o per affinità congenita o acquisita o perché essi hanno visto una morale alta, inaccessibile a quelli che credono l’inversione una questione di effeminazione o di sodomia, cioè di coito anale attivo o passivo.
Questa tradizione, che Platone non ha inventato ma ha fissato, ha uno scopo morale, sociale, individuale e religioso, comparabile con quello del matrimonio; e proprio come il matrimonio può apparire come una istituzione superiore e venerabile a un materialista, a un evoluzionista, a uno scettico, a un uranista, a un non conformista sessuale – allo stesso modo la morale di Platone può apparire superiore e venerabile quando si è completamente eterosessuali, conformisti o femministi, – perché essa consiste nella speranza e nella convinzione che l’uomo sia capace di tutte la variazioni, di tutte le modulazioni, e che possa perfezionarsi in certi ambiti più che in altri (ciò che ha detto Goethe) che abbia diritto a una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza comunque danneggiare gli altri; ecco l’origine psicologica delle filosofie.
Gli invertiti hanno dunque il diritto di avere la loro filosofia e la loro morale, e di servirsene secondo il loro successo e di ispirarsi ad essa, e secondo le loro potenzialità sociali e individuali possono essere valutati e scelti. Sarà uno dei compiti dell’educazione quello di servirsi degli uranisti per il loro bene più grande e per quello dell’umanità. E sarà anche uno dei compiti del diritto penale e della società reprimere il più severamente, il più prontamente e il più efficacemente possibile tutte le infrazioni a certe regole di condotta che l’uomo civilizzato deve seguire – tutti gli attentati contro gli impuberi, qualsiasi sia la loro natura o il loro genere. – tutti gli atti vi violenza o di indecenza notoria o pubblica, saranno sempre di dominio della legge penale e spetta alla società creare difese contro le cattive influenze, contro l’andazzo immorale, contro le cause e le tendenze della sessualità.
Sociologicamente l’inversione non è contraria all’eterosessualità, le è parallela, le è legata, perché entrambe derivano dalla sessualità. Accanto alla prostituzione femminile si trova sempre la prostituzione pederastica, in altri tempi come oggi. I Greci rispettavano la donna sposata, la vita domestica; ma essi nobilitavano allo stesso tempo l’unisessualità. Avevano delle cortigiane e nello stesso tempo dei bei favoriti.
Se Krafft-Ebing aveva ragione nello spiegare la mascolinità morale e sentimentale degli uranisti della prima classe attraverso l’illusione che essi si creano, la mascolinità del loro corpo non è però illusoria, essa è uno degli indici della loro mascolinità psichica. Sono loro che hanno scoperto delle regole di morale e di condotta per se stessi per i loro simili, e queste regole e queste scoperte non sono dovute a un’illusione così grossolana.
Ammettendo che Krafft-Ebing non si sbagli credendo che sia per ignoranza che questo tipo di uranista non si sente donna, allora quando un altro del medesimo genere ha rapporti con lui, si trovano uno di fronte all’altro due uomini che credono entrambi di essere percepiti come uomini e che in realtà si sentono come donne, è dunque la passione della similarità, che io considero come una della passioni inerenti all’uomo, che li spinge.
“Il pubblico, dice Krafft-Ebing, crede molto facilmente che l’inversione sia una deviazione, un vizio, e disprezza chi ne è colpito. In mondo giudiziario, nella maggior parte dei casi, condivide questa opinione e persegue con delle punizioni questo supposto vizio.
“Alcuni invertiti credono che l’inversione sia un’anomalia (un capriccio della natura) altrettanto naturale e che ha altrettanto diritto all’esistenza dell’amore eterosessuale. Questa spiegazione, che corrisponde completamente al loro modo di essere e di pensare, è stata esposta da Platone ai giorni nostri.”
Ulrichs ha sostenuto che l’anima di una donna si trovasse in un corpo maschile. Ma la cosa è altrettanto inammissibile che avere un cervello femminile e un sesso maschile.
Krafft-Ebing trova che il tentativo di Binet di spiegare l’inversione con l’aiuto dell’associazione delle idee è ingegnoso ma inammissibile e io sono completamente d’accordo con lui. Secondo Binet, quando l’istinto sessuale non è ancora differenziato, la vista e il contatto di un maschio coincidono con una eccitazione sessuale; e così si forma un’associazione, Chevalier obietta, con ragione, che questo non spiega affatto la precocità dell’inversione, né l’antipatia contro la donna, né certi caratteri sessuali secondari. Binet, comunque, ha detto chiaramente che le associazioni avevano luogo solo tra i predisposti, cosa che poi riporta ad ammettere l’inversione congenita.
Westphal e altri medici si sono accontentati di studiare i casi clinici o di assicurare che l’inversione è spesso congenita.
Krafft-Eging (e pure Sérieux, a quanto pare) hanno studiato anche i rapporti tra l’inversione e la degenerazione. Ed è per questo che Krafft-Ebing insiste un po’ troppo su quest’ultima. Ma è anche andato più lontano, ha scoperto che le perversioni sessuali si ritrovano frequentemente tra i genitori, gli ascendenti, e suppone probabile che si arrivi alle diverse fasi dell’inversione sulla strada dell’ereditarietà.
È evidente che in questo campo l’ereditarietà gioca un ruolo come lo gioca in ogni campo, ma il ruolo dell’ereditarietà in ciò che concerne la psicologia è ancora meno conosciuto che in ciò che concerne la patologia. L’ereditarietà non spiega ancora gran che, se non ci si accontenta di spiegazioni molto ipotetiche. E da quando è comparso all’orizzonte Wiesmann, si esita un po’ prima di chiamare in causa l’ereditarietà. I caratteri acquisiti, per esempio, non sono più gli argomenti convincenti di un tempo.
Frank Lydslon (1888) e Kiernan (1888), ispirandosi alla bisessualità degli esseri inferiori, hanno voluto dedurre la monosessualità dalla bisessualità. Kiernan sembra spiegare l’inversione facendo ricorso all’ermafroditismo ancestrale. Comunque l’inversione sessuale è una cosa completamente diversa dall’ermafroditismo, e non potrebbe essere una forma di atavismo. Così Chevalier, dopo Laccassagne, ha ben ragione di considerare come un ritardato quello che Lombroso chiamava atavico.
Ma bisogna allora tenere presente che il ritardato di Lacassagne non è necessariamente un ritardato per il fatto che è un invertito – che la differenziazione del maschio generatore e della femmina generatrice può non essere lo scopo esclusivo dell’umanità – che Platone non è né un atavico né un ritardato, ma sotto molti punti di vista uno più avanzato degli altri, come Goethe, come ogni genio morale, equilibrato e elevato. Gli effeminati sono dei ritardati, lo ammetto, ma gli effeminati innamorati delle donne lo sono come gli effeminati innamorai degli uomini.
Krafft-Ebing osserva che l’apparato genitale dell’uomo comprende: 1) (a) gli organi della riproduzione; 2) (b) i centri spinali che agiscono su questi organi per la nutrizione, l’erezione, l’eiaculazione, ecc.; e 3) (c) il dominio cerebrale in cui i processi psicosomatici hanno origine, la vita sessuale, il senso sessuale, l’istinto sessuale.
È provato anatomicamente che fino alla fine del terzo mese (a) è bisessuale e sarebbe logico pensare che (b) e (c) siano anche bisessuali allo stato embrionale.
Normalmente si sviluppa una sola sessualità in accordo col centro cerebrale che corrisponde alla ghiandole sessuali.
Più questa differenza sessuale è marcata, più l’uomo è perfetto antropologicamente; più i caratteri sessuali psichici o fisici si rassomigliano, più basso è il livello dell’uomo o della donna, un livello che ci riporta indietro di parecchie migliaia di anni. Qui io protesto di nuovo. La differenza sessuale tra gli animali non deve essere presa come l’ideale della differenza sessuale tra l’uomo e la donna. Il tipo greco di uomo più grazioso dell’uomo comune, o della danna dal corpo più elegante della donna comune, indicano forse una retrocessione, una inferiorità? L’uomo e la donna in uno stato di civiltà non possono differenziarsi fino a questo punto e non si può considerare questa differenziazione assoluta come l’ideale della razza umana nello stadio della civiltà che noi conosciamo.
È necessario che la donna sia abbastanza donna per essere figlia, sorella, moglie, madre, compagna, che l’uomo sia abbastanza uomo per essere cittadino, marito, padre, compagno.
Ma a meno di avere cittadini e cittadine unicamente al fine della riproduzione della razza, a meno di avere uomini stalloni e donne nelle case di riproduzione come covatrici, questa differenza non può essere mantenuta e non è desiderabile.
L’ermafroditismo psichico ha ben poco a che vedere con la questione dell’inversione, perché non si può accusare di inversione un individuo che non avendo un sesso sufficientemente determinato fisicamente, sceglie o pratica di volta in volta le due sessualità.
“Nell’individuo normale, dice Krafft-Ebing, la lotta tra le due tendenze sessuali si determina in favore di un sesso, e in via definitiva, ma negli individui aggravati da una degenerazione congenita, l’evoluzione psichica e fisica non è più così semplice e le due sessualità lottano tra loro. Questa è anche la spiegazione dell’inversione acquisita: perché la lotta tra le due sessualità, che avrebbe dovuto concludersi prima della nascita del bambino, perdura e si ha l’ermafroditismo morale; in altri casi si riscontra il paradosso di un sesso maschile congiunto all’amore del maschio. È ancora più strano, aggiunge Krafft Ebing, che l’inversione non abbia nulla a che fare con l’ermafroditismo e che più l’individuo è colpito dalla degenerazione, più ha i caratteri sessuali secondari dell’altro sesso.”
Qui Krafft-Ebing colloca all’inizio questa forma meno grave di inversione: un uomo ama soltanto gli uomini, non ha nulla della donna e si sente uomo. Secondo lui, quell’uomo si sbaglia e la sua tendenza è quella di una donna – cosa che io nego.
Quando l’inversione è più grave, quando non è soltanto nel dominio sessuale, l’uomo si sente donna, si trova bene quando assume un ruolo femminile, e questo ruolo passivo gli sembra del tutto naturale. Questa è l’effeminazione, l’inversione degli effeminati che tanto è stata studiata.
“Infine, dice Krafft-Ebing, mi sembra dimostrata la tesi che l’inversione sessuale congenita non si presenta e non è immaginabile che con un certo grado di degenerazione.”
È dal 1877 che Krafft-Ebing ha considerato l’inversione come una degenerazione funzionale. L’atavismo, ci dice ancora, spiegherebbe l’ermafroditismo ma per nulla l’uranismo.
A questa conclusione (che rimonta al 1877), secondo la quale l’uranismo e l’inversione acquisita derivano dalla degenerazione, applicherei una critica che si può applicare quasi a tutte le teorie dell’unisessualità, cioè che queste teorie si mettono dal punto di vista dell’eterosessualità, e secondo me questo punto di vista è tanto falso quanto il punto di vista unisessuale.
Che un uomo sia un uomo, che una donna sia una donna, che la razza si perpetui e aumenti; ecco i sine qua non dell’umanità – ma che ogni uomo desideri avere rapporti sessuali con una donna e viceversa non è una condizione indispensabile. Proviamo a guardare le cose da un punto di vista più alto e al di fuori dai luoghi comuni, il mondo ci guadagnerebbe forse un bel po’ o anche solo qualcosa? Certo, se si potessero abolire la prostituzione, la sifilide, i ricatti, le malattie che si acuiscono dopo gli eccessi sessuali, allora le cose sarebbero diverse – ma in che cosa un uranista che tiene a freno le sue tendenze e diventa per questo ancora più devoto a quelli che hanno bisogno di lui, o un invertito che si innamora di un uomo sobrio e rispettabile sono più degenerati si un povero disgraziato che una volta all’anno fa fare un figlio a una donna non in buona salute, in che cosa a priori sono peggiori per la società rispetto a una donna che si paga dei giovani amanti o a un uomo che non si sposa e si accontenta dell’adulterio? Mi sembra che sia proprio sbagliato mescolare l’idea della morale con quella della degenerazione. Alcuni invertiti sono arrivati alla loro inversione intellettualmente, attraverso l’entusiasmo, per antipatia verso la donna.
Non mi stupisco più di certe teorie degli invertiti o di quelli che si interessano alla metafisica dell’inversione quando vedo i medici o i filosofi fare rinascere la teleologia.
Qualunque sia la credenza che l’uomo ha o crede di avere, se non è anarchico, nihilista, incoerente, con lui ci si può spiegare: perché tutti gli uomini che attribuiscono un senso alla vita (qualsiasi esso sia) appartengono alla medesima grande famiglia dell’uomo ragionevole.
Ammettendo dunque che il caso non sia sufficiente da solo a spigare tutte le complicazioni dell’universo che noi conosciamo, ammettendo che la conservazione della razza sia uno dei principi più facili da scoprire (attraverso il quale l’uomo si consola della distruzione dell’individuo), ammettendo che questo principio si applichi soprattutto agli animali, che tra gli animali bisogna soprattutto riprodursi per vivere, che una razza animale deve essere numerosa per sopravvivere, per resistere, tutto questo vale in modo identico per l’uomo più o meno civilizzato, per l’uomo che parla, scrive, pensa e agisce? Oggi tra i popoli civili la conservazione dell’individuo è diventata di un’importanza capitale. Tutti gli sforzi di tutte le civiltà hanno mirato a questo. La difficoltà, il problema universale, sta nel conciliare la conservazione della razza e quella dell’individuo. Nei regimi dispotici, nello stato di schiavitù, in tempo di guerra, di peste, il problema era completamente diverso: alcuni individui (relativamente poco numerosi) dovevano essere preservati a qualunque costo. (Bayard consigliava di esporre alla morte i contadini, non i cavalieri), per gli altri era un si salvi chi può.
Ma da quando la pietà, la misericordia, la paura degli uomini di basso livello come l’amore per essi, la paura di perdere delle voci, dei suffragi, da quando la filantropia è diventata una passione facile e diffusa, un modo di guadagnarsi il pane, un’occupazione, per qualcuno quasi un vizio, il vizio della pietà incontinente e sciolta – si scopre che l’individuo ha un’importanza enorme. Ci vediamo in presenza di una popolazione che deborda, in presenza di folli, di epilettici, di delinquenti, di malati che non muoiono, in presenza di nevrastenici e di alcolisti che si riproducono deplorevolmente – e noi non possiamo impedirglielo. Ogni uomo ha diritto al piacere sessuale, almeno così crede, così gli si dice. Da un lato gli si dice di sposarsi e dall’altro di avere figli anche se non si sposa – e quando gli si dice di sposarsi e di non avere figli si è perseguiti dalla morale pubblica e in Inghilterra vi fanno pure il processo.
Predicate la castità in Inghilterra e la metà della gente vi prenderà in giro e l’altra metà crederà di dovervi rispettare e lodare, ma predicate la continenza o una sessualità sterile e sobria, e vi tratteranno come il marchese de Sade o come un oltraggio pubblico al pudore.
Ecco, l’uranista non ha forse la giustificazione di credersi scelto dalla natura per ristabilire l’equilibrio, per compensare le devastazioni della popolazione troppo numerosa, dell’eccesso di donne? L’invertito che non è casto, senza essere colpevole di atti delittuosi (sodomia, seduzione, dissolutezza con impuberi) o che non incoraggia la prostituzione maschile, può ritenersi utile al progresso della civiltà o almeno può ritenere di non ostacolarla come il marito dissoluto, il seduttore, l’amante di ragazzine, il signore serio che sale in camera con le prostitute, il frequentatore di bordelli o lo sfruttatore della prostituzione;[1] e l’uranista superiore ha il diritto di vantarsi di essere provvidenzialmente lontano dai problemi del matrimonio tanto da potersi dedicare a un’arte, a una scienza, a una vocazione a un ideale qualsiasi che comporti il celibato e il coraggio di agire bene.
Quanto all’uomo di genio o di azione, non lo considera così da vicino (Federico, Eugenio, Guglielmo III d’Inghilterra) e si accontenta di essere quello che è e di fare del suo meglio.
Le api, le formiche hanno dei lavoratori sterili che non si riproducono e che sono necessari al benessere della comunità. Non si può forse considerare l’invertito e soprattutto l’uranista come uno sforzo della natura per arrivare a un risultato simile, l’uranista (forse più frequente ai nostri tempi) essendo così destinato a ricoprire un ruolo sociale o se non vi è destinato, come credono gli uranisti, perché non cercare di trasformare questa credenza in una forma di realtà, perché non considerarlo in questo modo e allevarlo per questo? Questa non sarebbe un’utopia se gli eterosessuali seri e gli invertiti seri si riconoscessero, si capissero e si rendessero giustizia.
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[1] Raffalovich usa espressioni tipiche “le monsieur sérieux, le miché, ou le souteneur”, nell’argot degli sfruttatori della prostituzione di fine ‘800, “le miché” è il cliente della prostituta, ma le prostitute stesse distinguono “le miché serieux” o “le monsieur serieux”: il cliente che sale in camera con la prostituta, dal semplice “miché” o “flanelle”, che si accontenta di accarezzare la ragazza e di pagarle da bere. Il “souteneur” è lo sfruttatore della prostituzione.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questi post aperta sul Forum di Progetto Gay:  http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5824

domenica 30 ottobre 2016

MASOCHISMO, SADISMO E COITO ANALE OMOSEX SECONDO RAFFALOVICH

I due capitoletti di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi sono dedicati al sadismo e al masochismo il primo e al coito anale omosessuale il secondo.Circa il sadismo e il masochismo Raffalovich tende a distinguere molto nettamente il vero sadismo, che è una manifestazione criminale, dal sadismo letterario, cioè da un comportamento nel quale ci si limita a dei pizzicotti o poco più, in questo ultimo caso si tratta in sostanza una reminiscenza infantile non risolta e non di una vera tendenza sadica. Una distinzione analoga vale per Raffalovich anche tra vero masochismo e masochismo letterario. I riferimenti operati da Raffalovich presuppongono che il lettore conosca certi argomenti e certi personaggi, ben noti nell’età vittoriana, ma ormai decisamente poco conosciuti; proprio per questo è stato necessario ricorrere a note esplicative che possono risultare pesanti.
Per quanto riguarda il coito anale omosessuale, la posizione di Raffalovich è particolarmente interessante, afferma senza ombra di dubbio che non fa parte dei desideri spontanei degli omosessuali e che è una deviazione delle sessualità “etero”. Cita gli psichiatri e le opere degli stessi omosessuali per confermare che il coito anale non è praticato “in Europa” se non per depravazione, ma aggiunge che quelli che se ne sdegnano, se invece che essere vissuti in Europa, fossero vissuti in altri paesi, probabilmente non disdegnerebbero questa pratica. In sostanza ritiene il coito anale una pratica non spontanea ma appresa culturalmente, assai poco praticata in Europa, con la curiosa eccezione dell’Italia, ma certamente diffusa in paesi non europei.
La conclusione del discorso lascia però perplessi. Raffalovich ritiene che, in Europa, la grande maggioranza degli omosessuali incoraggi apertamente la legge contro la sodomia a patto che si lascino in pace gli omosessuali non sodomiti, come dire che le persecuzioni contro gli omosessuali in genere non sono giustificabili, ma quelle contro gli omosessuali che praticano il sesso anale sì!
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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MASOCHISMO, SADISMO
Per creare una corrispondenza col sadismo, cioè con la crudeltà sessuale di Gilles de Rais[1] o del marchese de Sade,[2] si è chiamato masochismo (nome derivato dal romanziere galiziano Sacher Masoch[3]) il desiderio di esporsi a un’apparenza di crudeltà sessuale. Si potrebbe accusare di sadismo lo stupratore e di masochismo la novizia che chiese all’abbadessa quando ci sarebbe stato lo stupro? Rousseau è un masochista storico, che desierò sempre di essere frustato e violentato da una donna.
Si è molto abusato in psicopatologia del sadismo e del masochismo. Da quanto è stata scoperta la strana familiarità tra la voluttà sessuale, saziata o non saziata, e la crudeltà, la rabbia distruttrice che si impossessa di certi esseri umani dopo il piacere sessuale o che proprio ne prende il posto, si è creduto di possedere una delle chiavi del problema della sessualità. Ma il vero sadismo è una follia criminale che secondo me è solo illusoriamente collegata al falso sadismo letterario o psicologico.
L’uomo che infila aghi o spilli nel corpo delle sue amanti non può assolutamente essere interpretato nello stesso modo dell’uomo ironico o irritabile che dà delle punzecchiature di amor-proprio alle donne che lo amano. Anche l’uomo che si diverte a fare un po’ di male, che dà dei pizzicotti, che ha conservato certi istinti infantili, non mi sembra affatto poter spiegare l’uomo che usa aghi e spilli. L’uomo degli spilli, al contrario, ha solo bisogno di tempo, potere e ossessione per arrivare da lì al vero sadismo mostruoso, a Tiberio che rompeva le gambe del bel ragazzo che aveva appena posseduto, a Gilles de Rais, a Zastrow.[4]
Tra la crudeltà esercitata con piacere e il desiderio di esercitare una parvenza di crudeltà c’è una differenza fondamentale che gli osservatori clinici tendono a trascurare. L’uomo che chiede alle sue amanti non di concedersi ma di lasciarsi prendere non dovrebbe essere confuso con il rapitore di ragazzine campagnole, di bambine parigine o altre, col minotauro della “Pall Mall Gazette”.[5] L’uomo che cerca una falsa conquista che sa che raggiungerà o che si diverte coi simboli della vittoria, è un falso sadico, un umo stanco, affaticato, che chiede ai rapporti sessuali un interesse diverso da quello fisico; il rapitore di campagna o di fortezza è invece un uomo brutale; il minotauro, il mostro che divora i bambini, che non può avere voluttà sessuale senza la sofferenza vera e non simbolica della sua vittima; quello è il vero sadico.
In questo culto infernale, colui che cerca la sofferenza morale o il suo simbolo è solo un idolatra, che non ha nulla a che vedere con i veri credenti; i veri credenti non possono mettere da parte la vera sofferenza fisica. Non bisogna confondersi e scambiare l’idolatra per il credente. L’uno è dispettoso, villano, egoista, senza cuore, incapace di simpatia; l’altro è crudele, cattivo, malvagio con una violenta forza di immaginazione distruttrice. Tra il codardo, il vile tra i vili e il nervoso, il timido capace di tutte le belle azioni, c’è meno distanza che tra il vero e il falso sadico.
Una distanza simile separa il vero masochista da quello falso, dal masochista letterario, immaginato, illusorio. Io chiamo masochista colui che ama la sua propria sofferenza, come certi sodomiti passivi, nel piacere sessuale di un altro, o colui che ha bisogno di essere maltrattato, malmenato per arrivare ad un orgasmo sufficiente (come pensava Rousseau). È possibile che Rousseau si sbagliasse, che non avrebbe affatto amato essere fustigato. È possibile che ogni vero masochista finisca per ottenere quello che desidera, ma è una cosa meno frequente di quanto non si creda. Non bisogna confondere l’uomo che ceca il simbolo del dolore e dell’umiliazione con colui che assapora la voluttà del dolore in quanto tale.
Secondo me il masochismo non chiarisce nulla che riguardi l’inversione. Non ci insegna nulla sugli ultra-virili e i virili sani di copro e di spirito; non è affatto usuale tra gli effeminati e i passivi, dolci come le donne anche quando a loro piace essere trattati in modo rude. L’astinenza, l’abuso del sesso e la dissolutezza spingono gli squilibrati verso il masochismo o il sadismo, sia che siano eterosessuali sia che siano unisessuali.
I falsi, gli pseudo-masochisti e gli pseudo-sadici sono fino a un certo punto così poco eccentrici che queste etichette non vanno più bene per loro. Ogni crudeltà, ogni cattiveria di un essere sessuale e sensuale non è automaticamente una forma di pseudo-sadismo; ogni abbassamento volontario, ogni forma di umiliazione non è automaticamente una forma di pseudo-masochismo. Questi termini, più letterari, più allegorici che psicologici, portano le persone meno serie di Krafft-Ebing dritte al lombrosianesimo.
Mac Donald[6] stesso cita Manon Lescaut con la parentesi (masochismo). Ma è un errore psicologico.
Tutto quello che accentua la sensazione di personalità, di individualità, la coscienza di sé (sensazione del corpo o coscienza del pensiero e della percezione) interessa naturalmente l’individuo innamorato, affascinato, voluttuoso, appassionato. Se è debole, vanitoso, la sua debolezza e la sua vanità, portate all’estremo, gli daranno un piacere estremo e nuovo. Mentre se egli è forte, tutto ciò che aumenta la sua sensazione di essere forte, potente e padrone, lo affascinerà.
Così un uomo esagererà la sua vanità, la sua affettazione; un altro la sua brutalità e riceverà tanto maggior piacere nella sua affettazione quanto più essa sarà la caricatura di una tendenza vera e quanto più essa avrà effetto sull’altro, sul partner.
Altri uomini si divertiranno in certi momenti della loro vita di far credere ad altri, e forse a loro stessi, che possiedono anche le doti opposte alle loro debolezze o alla loro forza. Si sa quale piacere dia ai tranquilli e ai timidi un’ora turbolenta di chiasso e di enfasi. E allo stesso modo, un rude, un turbolento troverà una profonda soddisfazione in un’ora di asservimento, di obbedienza e di dolcezza.
Essendo l’amore una mescolanza di emozioni, di sensazioni, di pensieri così personali e che interessano così vivamente colui che li prova anche solo debolmente, non ci si può stupire di trovarci un po’ di tutto, anche nei sani.
Questo capitoletto comporta degli sviluppi che non possono essere svolti in questo volume.
SODOMIA, COITO ANALE
Questo coito, a quanto si afferma nei libri degli psichiatri e degli invertiti, è raro negli invertiti d’Europa. Abbiamo già visto che si tratta di una deviazione dai desideri fisici abituali dell’uranista. Se si continua a stupirsi che questo coito non sia una delle finalità naturali dell’uranista, basta ricordarsi che, nello stato naturale e non istruito, il coito vaginale non è lo scopo naturale, indispensabile, del desiderio del ragazzo e della ragazza. Si rilegga Dafni e Cloe. E tra gli uomini civilizzati, molto civilizzati d’Asia e d’Europa, non è sempre quello che gli uomini chiedono alla donna amata o quello che sognano di avare soprattutto da lei. E poi, essendo il coito anale contrario al punto di vista dell’Europeo, proprio in quanto Europeo, si capisce che non appare nemmeno all’invertito come lo scopo del suo amore, del suo desiderio, a meno che non sia molto giovane, molto ignorante, molto passivo, molto innamorato di tutto ciò che è maschio, e non creda in qual modo di rivaleggiare col sesso della donna.
Io non nego che gli uranisti che hanno in Europa questo senso di rivolta contro l’idea di sodomia e che per ciò stesso si credono molto superiori ai sodomiti, forse non proverebbero questo stesso senso di rivolta se fossero nati in Cina, in Africa, in Turchia, in Persia, in Afganistan, per non dire in Italia.
Quello che resta in termini di verità indiscutibile è che gli invertiti d’Europa (forse perché la sodomia è stata trattata duramente, perché è stata la scusa per certe punizioni, perché essa è generalmente e comunemente considerata come la finalità degli invertiti, perché è spesso dolorosa da mettere in pratica, sia per il passivo che per l’attivo, e perché le persone rozze, ignoranti e di poca educazione, non esitano a darsi a questa pratica) non commettono l’atto di intromissione anale o non lo subiscono che per dissolutezza, rozzezza, brutalità e ignoranza (perché credono che sia quello l’amore greco) perché si immaginano che sia quello l’amore unisessuale completo, non sapendo che si tratta di una deviazione dell’amore eterosessuale.
Per gli uranisti effeminati o passivi che, per un motivo o per l’altro, non amano compiere la suzione peniena, o che in seguito alla loro conformazione fisica (estrema magrezza, verga dolorante o troppo sensibile, ecc. ecc.) non sono adatti al coito perineale anteriore, la sodomia passiva rappresenta un ideale fisico, si accorda col loro desiderio cerebrale, con il calore della loro estrema vanità. E perfino questi si accontenterebbero del coito usuale tra le natiche, se la loro vanità, la loro passività non li mettesse in potere di dissoluti soddisfatti solo dal provare tutto, e che usano della loro docilità.
Noi siamo arrivati qui ai confini della follia e del crimine; la sodomia passiva confina con la follia e quella attiva col crimine.[7] L’ignoranza, la vanità, la grossolanità, come anche le abitudini locali, spingo a questo uomini che non sono né folli né criminali.
Mi si potrà obiettare che, dato che i depravati non hanno motivo per dire la verità a questo proposito, e che la sodomia senza violenza non lascia le tracce indelebili che si erano enumerate, la questione è e resterà oscura.
La cosa essenziale è che tutti gli invertiti concorderebbero nell’incoraggiare la legge a non incrudelire se non contro i sodomiti, escludendo gli altri unisessuali, e che essi non si considererebbero lesi nei loro piaceri, nei loro diritti e nei loro amori. Questo è certamente di una grande importanza pratica.
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[1] Nota di Project: – Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais, 1405-1440, partecipa alla guerra dei cent’anni combattendo contro gli Inglesi, insieme con Giovanna d’Arco. Pari di Francia e ciambellano di Carlo VII, che lo nomina Maresciallo di Francia prima della sua incoronazione, Rais fu presente all’incoronazione del re nel 1429. Nel 1432 ereditò da nonno una immensa fortuna (aveva perso i genitori in giovane età). Abbandonò la vita militare e si diede ad uno stile di vita dispendiosissimo. In breve tempo dissipò l’intero patrimonio. La moglie lo abbandonò e Carlo VII lo dichiarò interdetto in modo che i contratti di vendita da lui sottoscritti fossero considerati nulli, ma il vescovo di Nantes, interessato all’acquisto delle proprietà di Rais, ignorò l’interdetto e nominò Rais luogotenente generale di Bretagna. Rais, ormai a corto di denaro, cominciò a dedicarsi all’occultismo e alle evocazioni sataniche. Nel frattempo tentò di riprendersi con le armi le sue vecchie proprietà, dopo averle vendute, violando anche luoghi sacri. Fu arrestato e processato e otto testimoni parlarono di rapimenti di bambini ordinati da Rais, la cui colpa era stata fatta ricadere su una sua serva, che era già in prigione. Dalle testimonianze risultò che Rais aveva fatto rapire 140 bambini e li aveva torturati e uccisi in modo atroce. Messo alle strette, anche con la tortura, Rais confessò un numero enorme di delitti atroci. Fu dichiarato colpevole di apostasia e invocazione demoniaca; a nome del solo vescovo fu dichiarato colpevole anche di sodomia, sacrilegio e violazione dell’immunità della Chiesa. Dopo aver ricevuto l’assoluzione per i suoi peccati, fu impiccato e bruciato sul rogo. Carlo VII, a seguito delle pressioni dei familiari, scrisse una lettera ai procuratori penali competenti per avviare un’indagine sulle circostanze del processo, ma la lettera non fu mai spedita.
[2] Nota di Project: – Il marchese de Sade (1740-1814), fu un aristocratico, scrittore, filosofo, drammaturgo, saggista e politico, delegato alla Convenzione nazionale, ma fu anche un criminale. Propugnatore del libertinismo e dell’illuminismo più radicale e materialista. I suoi romanzi sono trasgressivi e “sadici” cioè pervasi da una sessualità accompagnata atti di vera crudeltà. Fu accusato di violenza sessuale, di sodomia, di tentato omicidio, di condotta immorale, ma fu condannato solo per libertinaggio, e produzione di materiale pornografico. Trascorse lunghi periodi della vita in carcere e poi all’albergo dei pazzi.
[3] Nota di Project: – Leopold von Sacher-Masoch (1836-1895) giornalista e scrittore austriaco, nei suoi romanzi erotici è descritta la parafilia che Krafft-Ebing chiamerà masochismo proprio da Masoch.
[4] Nota di Project: – Riporto direttamente il testo di Krafft-Ebinh, tratto dall’edizione inglese della sua Psicopatia Sessuale (1933), pag. 439, con la premessa che si tratta di un caso di chiaro interesse psichiatrico: “Owing to the circumstance that abnormally increased sexuality is almost a regular accompaniment of antipathic sexual feeling, acts of lustful sadistic cruelty in the satisfaction of libido are easily possible. A remarkable example of this is the case of Zastrow ( Casper-Liman , 7. Auflage, Bd. i., p. 160; ii., p. 487), who bit one of his victims (a boy), tore his prepuce, slit the anus, and strangled the child. Z. came of a psychopathic grandfather and melancholic mother. His brother indulged in abnormal sexual pleasures, and committed suicide. Z. was a congenital urning, and in habitus and occupation masculine. There was phimosis. Mentally, he was a weak, perverse, socially useless man. He had horror feminae, and, in his dreams, he felt himself like a woman toward a man. He was painfully conscious of his want of normal sexual feeling and of his perverse instinct, and sought satisfaction in mutual onanism, with frequent desire for pederasty.”
[5] Nota di Project: – La “Pall Mall Gazette” è una rivista londinese fondata nel 1865. “Pall Mall” è una strada di Londra dove sono nate molte persone note in età vittoriana. La rivista ottenne notevole successo a seguito della pubblicazione, nel 1883, di una serie di articoli sulla prostituzione minorile. Nell’85 la stessa rivista presentò il caso di una ragazza povera venduta per cinque sterline ad un bordello. Ma del rapimento della ragazza fu accusato proprio un giornalista della “Pall Mall Gazette”, che finì in carcere per tre mesi e poi fu scagionato. La Pall Mall Gazette ebbe nuovi picchi di vendite nel 1888, in occasione dei delitti del serial killer Jack lo squartatore.
[6] Nota di Project: – Arthur Mac Donald, Professore alla Clark University, membro dell’Ufficio dell’Educazione degli Stati Uniti.
[7] In Europa.
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5771

lunedì 7 marzo 2016

OMOSESSUALITÀ ACQUISITA E CATTIVI ESEMPI SECONDO ELLIS

Riporto qui di seguito la prima parte del quinto capitolo del trattato di Havelock Ellis sull’Inversione sessuale.
L’autore analizza sotto diversi profili i casi di inversione che ha precedentemente presentato. Si sofferma in particolare a considerare i profili razziali, l’ereditarietà familiare, la salute generale dei soggetti presi in esame. Ellis confuta l’associazione tradizionale tra omosessualità e malattia mentale: “Sembra comunque probabile che le famiglie alle quali appartengono gli invertiti, non presentino normalmente profondi segni di degenerazione nervosa, come eravamo portati a credere in precedenza. Quello che noi chiamiamo genericamente “eccentricità” è comune tra loro; la follia è molto più rara.”
Ma la parte più interessante del capitolo riguarda l’ipotesi che l’omosessualità sia causata da “suggestioni” esterne, i cosiddetti “cattivi esempi”. Ellis arriva, a partire dall’analisi dei casi concreti, all’idea che il ruolo della “suggestione” vada decisamente ridimensionato e che essa possa essere un elemento scatenante dell’omosessualità soltanto in individui già predisposti. Non ha quindi alcun senso impedire ai propri figli di frequentare compagni omosessuali per paura che anch’essi diventino omosessuali seguendo quel “cattivo esempio”, perché l’omosessualità non è un fenomeno culturale ma ha delle basi fisiologiche che ne sono le uniche cause determinanti. Queste riflessioni, che risalgono ormai a cento anni fa, dovrebbero condurre ad un’educazione del tutto priva di omofobia “difensiva”. Non si diventa omosessuali, o lo si è o non lo si è, e l’omosessualità non si contagia.
Buona lettura.
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Prima di definire brevemente le mie conclusioni sulla natura dell’inversione sessuale, mi propongo di analizzare i fatti evidenziati nelle storie, che ho avuto la possibilità di studiare.[1]
RAZZA Tutti i miei casi, nel numero di 80, sono inglesi o americani, 20 vivono negli Stati Uniti, gli altri sono inglesi. La loro ascendenza, per quanto riguarda la razza, non è stata oggetto di specifica investigazione. Appare però chiaro che almeno 44 sono di ascendenza inglese o fondamentalmente inglese; almeno 10 sono scozzesi o di estrazione scozzese; due sono di ascendenza irlandese e altri 4 di ascendenza in gran parte irlandese; 4 hanno padre o madre tedeschi; un altro ha entrambi i genitori tedeschi, mentre altri due sono di remota ascendenza tedesca; due sono parzialmente di ascendenza francese e uno è di ascendenza interamente francese; due hanno ascendenza portoghese e almeno due sono più o meno di ascendenza giudaica. A parte la presenza visibilmente frequente dell’elemento tedesco, non c’è nulla da notare in queste ascendenze.
EREDITARIETÀ È sempre difficile trattare in modo certo con il significato dell’ereditarietà, o anche solo stabilire una ben definita base di fatti. E io non sono sfuggito in nessun modo a queste difficoltà, perché in alcuni casi non ho neppure avuto la possibilità di un esame incrociato dei soggetti le cui storie mi sono pervenute. In ogni caso, i fatti, così come essi emergono, sono di un qualche interesse. Sono in possesso alcune annotazioni sull’ereditarietà in 62 dei casi esaminati. Di questi, non meno di 24, cioè circa il 39%, asseriscono di aver motivo di credere che nelle loro famiglie si siano presentati altri casi di inversione, e, anche se in alcuni casi si tratta solo un forte sospetto, in altri non c’è il minimo dubbio. In un caso c’è motivo di sospettare l’inversione nelle famiglie di entrambi i genitori. Normalmente i parenti invertiti erano fratelli, sorelle, cugini o zii. In un caso un figlio bisessuale sembra avere avuto un padre bisessuale.
Questo carattere ereditario dell’inversione (che è stato negato da Näcke) è un fatto di notevole significato e dato che si presenta in casi che conosco molto bene non posso avere alcun dubbio circa l’esistenza di una tendenza. L’influenza della suggestione può spesso essere del tutto esclusa, specialmente quando le persone sono di sesso diverso. Sia Krafft-Ebing che Moll hanno notato una simile tendenza. Von Römer afferma che in un terzo dei casi c’era inversione in altri membri della famiglia. Anche Hirschfeld ha trovato che c’è una proporzione relativamente alta di casi di inversione familiare.
Venticinque, per quanto si può accertare, appartengono a famiglie ragionevolmente in buona salute: un’indagine più accurata potrebbe probabilmente ridurne il numero ed è degno di nota il fatto che anche in alcune famiglie in buona salute c’era solo un figlio nato dal matrimonio dei genitori. In 28 casi c’è una tendenza più o meno grande alla morbilità o all’anormalità – eccentricità, alcolismo, nevrastenia, pazzia o disturbi nervosi – nelle famiglie di uno o di entrambi i genitori, oltre l’inversione, o indipendentemente da essa. In alcuni di questi casi il sorgere dell’inversione è il risultato dell’unione di un’ascendenza molto sana con una realmente morbosa; in altri casi si trova nelle famiglie di entrambi i genitori un livello minore di anormalità.
SALUTE GENERALE  È possibile parlare con maggior sicurezza della salute del singolo piuttosto che di quella della famiglia. Degli 80 casi, 53 – cioè circa due terzi – si può dire che godano di una buona, e talvolta anche molto buona salute, anche se occasionalmente di deve fare qualche piccola specificazione. In 22 casi la salute è delicata, al meglio solo discreta; in questi casi c’è talvolta la tendenza alla consunzione e spesso una marcata nevrastenia e un temperamento più o meno squilibrato. Quattro casi sono di malattia di grado notevole. Il caso rimanente ha presentato alcuni accessi di delirio folle che hanno richiesto un trattamento in manicomio. Una buona parte di quelli che hanno una salute buona o almeno discreta possono essere decritti come persone di temperamento estremamente nervoso e in molti casi è proprio così che si descrivono. Una certa proporzione di questi combina una grande energia fisica e specialmente mentale con questo nervosismo; tutti questi sono indubbiamente di temperamento nevrotico.[2] Si può dire che quelli che mancano di energia siano veramente pochi. Nel complesso, quindi, una gran parte di questi invertiti sta attraversando nella vita uno stato di salute indebolita, che consente loro di fare almeno la loro parte di lavoro nel mondo: in una notevole proporzione dei casi che ho esaminato, questo lavoro è di alto valore intellettuale. Solo in 5 casi, o al massimo in 6, la salute generale si può considerare marcatamente cattiva.
Questo risultato può forse sembrare sorprendente. Si deve ricordare però che i casi da me esaminati, complessivamente, non rappresentano la categoria che solo il medico più di regola fare emergere: cioè gli invertiti sessuali che soffrono in modo più o meno grave di un completo crollo nervoso.
Non c’è relazione frequente tra omosessualità a pazzia, e l’omosessualità che si trova nei manicomi è in genere di carattere spurio. Questo punto è stato sottolineato in particolare da Näcke (e.g., “Homosexualität und Psychose,” Zeitschrift für Psichiatrie, vol. lxviii, No. 3, 1911). Näcke ha citato le opinioni di diversi famosi psichiatri circa la rarità dei casi di genuina inversione nei quali si erano imbattuti, e citava anche le sue esperienze personali. Non aveva mai incontrato un vero invertito in manicomio durante tutta la sua carriera, anche se era disposto ad ammettere che ci possano essere invertiti non riconosciuti nei manicomi, ed un paziente lo aveva informato, una volta uscito, che lui era invertito e aveva attirato l’attenzione della polizia sia prima che dopo il ricovero anche se nulla era successo in manicomio. Tra i 1500 pazienti in manicomio, nel periodo di un anno, la pedicatio attiva si presentava circa nell’uno per cento dei casi e questi pazienti erano spesso idioti o imbecilli e nello stesso tempo masturbatori, solitari o in coppia. Hirschfeld ha informato Näcke che, tra le persone omosessuali, le condizioni isteriche (di regola non su base ereditaria) sono piuttosto comuni e la nevrastenia di altro grado è decisamente frequente, ma dato che gli stati di depressione sono comuni, non aveva mai visto la vera depressione psichica [melanconia] e molto raramente aveva notato la mania, ma aveva notato frequentemente idee deliranti paranoiche, e concordava con Bryan di Broadmoor che le ossessioni religiose non sono rare. La paralisi generale si riscontra, ma è relativamente rara e si può dire lo stesso della demenza precoce. Nel complesso, anche se Hirschfeld non era in grado di dare cifre precise, non c’era alcuna ragione per supporre una prevalenza anomala di follia. Questo era il parere di Näcke. È abbastanza vero, concludeva, che atti omosessuali si ritrovano in ogni forma di psicosi, specialmente nei dementi congeniti o secondari e nei periodi di eccitazione. Ma qui abbiamo a che fare con “pseudo-omosessualità” piuttosto che con vera inversione. Hirschfeld trova che il 75% degli invertiti è di sana ereditarietà; questa sembra essere una percentuale troppo alta; in ogni caso si deve ammettere una certa elasticità per le differenze nel metodo e i dettagli dell’investigazione.
Sono abbastanza certo che un’indagine completa potrebbe allargare considerevolmente la proporzione dei casi con ereditarietà morbosa. Ma nello stesso tempo questo allargamento sarebbe ottenuto essenzialmente mettendo in evidenza anomalie minori e bisognerebbe anche notare quanto le famiglie delle persone medie o normali sono libere da tali anomalie. Spesso ci si chiede: quale famiglia è libera da qualche tara neuropatica? Al presente è difficile dare una risposta precisa a questa domanda. C’è una buona base per credere che una proporzione piuttosto grande di famiglie siano libere da questa tara. Sembra comunque probabile che le famiglie alle quali appartengono gli invertiti, non presentino normalmente profondi segni di degenerazione nervosa, come eravamo portati a credere in precedenza. Quello che noi chiamiamo genericamente “eccentricità” è comune tra loro; la follia è molto più rara.
IL PRIMO APPARIRE DELL’ISTINTO OMOSESSUALE  In 8 casi su 72, l’istinto si è orientato verso il medesimo sesso in età adulta o comunque dopo la pubertà; in tre di questi  casi c’era stata una delusione amorosa con una donna; nessun’altra causa se non questa può essere individuata per la transizione; ma è significativo che in almeno due di questi casi l’istinto sessuale non è sviluppato o è patologicamente debole, mentre il terzo soggetto è di fisico in qualche modo debole e un altro è stato per lungo tempo di salute cagionevole. In un ulteriore caso, anch’esso in qualche modo patologico, lo sviluppo era ancora più complicato.
In 64 casi, cioè circa nell’88 per cento, l’istinto anormale è cominciato nella prima infanzia, senza nessuna attrazione precedente verso il sesso opposto.[3] In 27 di questi casi, è cominciato nel periodo della pubertà e in particolare a scuola. In 39 casi la tendenza è cominciata prima della pubertà, tra i 5 e gli 11 anni, di norma tra i 7 e i 9, talvolta tanto presto quanto il soggetto può ricordare. Non bisogna assolutamente pensare che, in questi numerosi casi di apparire anticipato dell’omosessualità, le sue manifestazioni fossero di carattere specificamente sessuale, anche se in pochi casi si sono notate erezioni. Per la massima parte le manifestazioni sessuali sia omosessuali che eterosessuali, in un’età così anticipata, sono puramente psichiche.[4]
PRECOCITÀ SESSUALE E IPERESTESIA  È un fatto di notevole interesse e significato che in un così gran numero dei miei casi ci sia stata una chiara precocità delle emozioni sessuali, sia sul piano fisico che su quello psichico. Ci possono essere pochi dubbi sul fatto che, come molti osservatori precedenti hanno rilevato, l’inversione tende fortemente ad essere associata con la precocità sessuale. Penso che si potrebbe aggiungere che la precocità sessuale tende ad incoraggiare l’abitudine invertita, dove essa esiste. Perché debba essere così è evidente, se noi crediamo – e ci sono ragioni per crederlo – che in un’età anticipata l’istinto sessuale sia relativamente indifferenziato nelle sue manifestazioni. L’accentuazione precoce dell’impulso sessuale conduce ad una cristallizzazione ben definita delle emozioni in uno stadio prematuro. Si deve anche aggiungere che l’energia sessuale precoce tende a rimanere debole e che un’energia sessuale debole si adatta più facilmente alle relazioni omosessuali, nelle quali non c’è alcun atto definito che debba essere compiuto rispetto alle normali relazioni. È difficile dire quanti dei miei casi mostrino debolezza sessuale. In 6 o 7 è evidente, e la stessa cosa può essere sospettata in molti altri, in particolare in quelli che sono e spesso si descrivono come “sensibili” o “nervosi”, come in quelli il cui lo sviluppo sessuale è stato molto tardivo. In molti casi c’è iperestesia o debolezza irritabile. L’iperestesia stimola lo sforzo e, mentre ci possono essere pochi dubbi che alcuni invertiti sessuali (e in particolare i bisessuali) possiedano una inusuale energia sessuale, in altri casi essa non è che apparente; la ripetizione frequente di emissioni seminali, per esempio, può essere il risultato di una debolezza oltre che di uno sforzo. Bisogna anche aggiungere che questa irritabilità dei centri sessuali, in una notevole percentuale di invertiti è associata con forti tendenze emotive all’affetto e all’auto-sacrificio. Nella stravaganza del suo affetto e della sua devozione, è stato frequentemente osservato che l’invertito maschio somiglia a molte donne normali.
LA SUGGESTIONE E ALTRE CAUSE CHE STIMOLANO L’INVERSIONE In 18 dei miei casi è possibile che qualche avvenimento o qualche circostanza speciale, nella prima fase della vita abbiano avuto una più o meno grande influenza nel deviare gli istinti sessuali verso i canali omosessuali o nel fare emergere un’inversione latente. In 3 casi una delusione d’amore normale sembra aver prodotto una profonda scossa nervosa ed emotiva, che agisce, come ci sembra di essere costretti ad ammettere, in un organismo predisposto, e che produce una tendenza abbastanza permanente all’inversione. In 8 casi si è rilevata seduzione da parte di una persona più grande, ma in almeno 4 o 5 di questi casi vi era già una predisposizione ben marcata. In almeno 8 altri casi, l’esempio, di solito a scuola, si può ritenere che abbia esercitato una certa influenza. È interessante notare che in pochissimi dei miei casi possiamo rintracciare l’influenza di qualche specifico “suggerimento”, come affermato da Schrenck-Notzing, che crede che tra le cause dell’inversione sessuale (così come, senza dubbio, nel causare il feticismo erotico) dobbiamo dare il primo posto a “fattori accidentali di istruzione e di influenza esterna.” Schrenck-Notzing registra il caso di un bambino che guardava innocentemente con curiosità il pene di suo padre che orinava, e ricette un ceffone, e da lì si originò tutto un seguito di pensieri e di sentimenti che portarono all’inversione sessuale completa. In due dei casi che ho segnalato abbiamo incidenti simili, e qui si vede chiaramente che la tendenza omosessuale già esisteva. Non metto in dubbio il verificarsi di tali incidenti, ma mi rifiuto di accettare che essi siano la causa dell’inversione, e in questo sono supportato da tutte le prove  che sono in grado di ottenere. Sono d’accordo con un corrispondente che ha scritto: -
“Considerando che tutti i ragazzi sono esposti allo stesso ordine di suggestioni (vista degli organi nudi di un uomo, dormire con un uomo, essere toccati da un uomo), e che solo pochi di loro diventano sessualmente pervertiti, penso che sia ragionevole concludere che quei pochi fossero già precedentemente predisposti a recepire quella suggestione. In realtà, la suggestione sembra giocare esattamente la stessa parte sia nel risveglio normale che in quello anormale del sesso.”
Mi spingerei fino al punto di affermare che per i ragazzi le ragazze normali gli organi sessuali sviluppati del uomo adulto o della donna adulta – per le loro dimensioni, la pelosità, e il mistero che li avvolge – esercitano quasi sempre un certo fascino, sia esso di attrazione o di repulsione. [5] Ma questo non ha alcun legame con l’omosessualità, e, direi, con la sessualità nel suo complesso. Così, in un caso a me noto, ad un ragazzo di 6 o 7 anni piaceva accarezzare gli organi di un altro ragazzo, che aveva il doppio della sua età, organi che rimanevano passivi e indifferenti; ma questo bambino è cresciuto senza mai manifestare alcun istinto omosessuale. Il seme della suggestione si può sviluppare solo quando cade su un terreno adatto. Quando agisce su una natura abbastanza normale, la suggestione pervertita deve essere molto potente o iterata, e anche allora la sua influenza sarà probabilmente solo temporanea e scomparirà in presenza dello stimolo normale. [6]
Non solo la “suggestione” non è necessaria per lo sviluppo di un impulso sessuale già radicato nell’organismo, ma quando è esercitata in senso opposto è incapace deviare quell’impulso. Lo vediamo illustrato in molti dei casi dei quali ho presentato le storie. Così, in un caso, un ragazzo è stato sedotto dalla cameriera all’età di 14 anni e ha anche ottenuto piacere dalla ragazza, ma nonostante ciò l’istinto omosessuale nativo si è affermato un anno dopo. In un altro caso le suggestioni eterosessuali erano state offerte e accettate nella prima infanzia, ma, nonostante ciò, l’attrazione omosessuale si è lentamente evoluta dall’interno.
Ho, quindi, ben poco da dire sull’influenza della suggestione, che era in passato collocata in una posizione di primaria importanza nei libri sull’inversione sessuale. Questo non perché io sottovaluto il grande ruolo svolto dalla suggestione in molti campi della vita normale e anormale, ma perché sono stato in grado di trovare, solo poche tracce chiare di essa nell’inversione sessuale. In molti casi, senza dubbio, ci possono essere leggeri elementi di suggestione nello sviluppo l’inversione, anche se non possono essere rintracciati.[7] La loro importanza sembra di solito discutibile anche quando vengono scoperti. Considerate il caso di Schrenck-Notzing del bambino che ricevette un ceffone per quello che suo padre considerava una curiosità impropria. Trovo difficile credere che si possa generare una potente suggestione a meno che non ci sia una forte emozione con cui possa unirsi; in tal caso il seme cade sul terreno predisposto. L’ampia diffusione della sessualità normale è forse dovuta al  fatto che tanti ragazzini hanno ricevuto ceffoni per essersi presi delle brutte libertà con le donne? Se è così, io sono pronto ad accettare la spiegazione di Schrenck-Notzing come un resoconto completo della materia. So di un caso, infatti, in cui può essere rilevato un elemento di ciò che può ragionevolmente essere chiamato suggestione. È quello di un medico che era sempre stato in rapporti molto amichevoli con gli uomini, ma aveva avuto rapporti sessuali esclusivamente con le donne, trovandovi giusta soddisfazione, fino a quando le confessioni di un paziente invertito un giorno furono per lui come una rivelazione; da allora in poi adottò pratiche invertite e smise di trovare qualsiasi attrazione nelle donne. Ma anche in questo caso, a quanto mi pare di capire, la suggestione servì solo a rivelare a quell’uomo la sua stessa natura. Per un medico, adottare le abitudini pervertite che la visita di un paziente qualunque gli suggerisce difficilmente può essere un fenomeno di pura suggestione. Non abbiamo alcuna ragione di supporre che questo medico praticasse ogni tipo di perversione di cui aveva notizia dai suoi pazienti; ha adottato quella che si adattava alla sua natura.[8] In un altro caso, avances omosessuali erano state fatte ad un giovane ed erano state accettate, ma quel ragazzo era già stato attratto da uomini in età infantile. Ancora una volta, in un altro caso, c’erano state influenze omosessuali nella fanciullezza di un soggetto che diventò bisessuale, ma dato che il padre di quell’individuo era di un analogo temperamento bisessuale, non possiamo attribuire alcun potere alle semplici suggestioni. In un altro caso troviamo un’influenza omosessuale durante l’infanzia, ma il bambino era già delicato, timido, nervoso e femminile, in possesso di un temperamento chiaramente predestinato a svilupparsi in una direzione omosessuale.
La potenza irresistibile dell’impulso interiore è ben illustrata in un caso presentato da Hirschfeld e Burchard: “Mia figlia Erna”, ha detto la madre del soggetto, “ha mostrato inclinazioni da maschietto all’età di 3 anni, che sono aumentate di anno in anno, Non ha mai giocato con le bambole, solo con i soldatini di latta, le pistole e i castelli. Poteva arrampicarsi sugli alberi e saltare fossati; faceva amicizia con i conducenti di tutti i carri che venivano a casa nostra e loro la mettevano sulla schiena del cavallo. Il circo annuale era una gioia per lei per tutto l’anno. Fin da bambina piccola di 4 anni, era così spericolata sul dorso del cavallo che quelli che la osservavano le gridavano Brava! e tutti dicevano che era una cavallerizza nata. Il suo più grande desiderio era di essere un ragazzo. Avrebbe indossato abiti di suo fratello maggiore per tutto il giorno, nonostante l’indignazione di sua nonna. Il ciclismo, la ginnastica, il canottaggio e il nuoto erano la sua passione, e mostrava abilità in quelle cose. Quando diventò più grande odiava i cappelli e gli abiti graziosamente ornati. Ho avuto molti problemi con lei perché lei non voleva indossare cose belle. Più cresceva più i suoi modi di fare maschili e decisi si sviluppavano. Questo suscitò molto clamore e anche offese. La gente ritiene mia figlia poco femminile e sgradevole, ma tutte le mie difficoltà e le mie esortazioni non sono assolutamente servite a cambiarla.” Ora questa giovane donna che tutte le influenze di un ambiente femminile normale non sono riuscite a rendere femminile non era assolutamente una donna fisiologicamente. Il caso si è rivelato essere l’unico caso di un individuo che possiede tutte le caratteristiche esteriori di una donna in combinazione con tessuto testicolare interno in grado di emettere vero sperma maschile attraverso l’uretra femminile. Nessuna suggestione dell’ambiente sarebbe stata tale da per superare questo fatto fondamentale della costituzione interna. (Hirschfeld and Burchard, “Spermasekretion aus einer weiblichen Harnröhre,” Deutsche medizinische Wochenschrift, No. 52, 1911.)
Posso qui citare tre casi americani (non pubblicati in precedenza), per i quali sono in debito con il Prof. G. Frank Lydston, di Chicago. Mi sembra che essi illustrino l’unico tipo di suggestioni che svolgono un ruolo importante nell’evoluzione di inversione. Io li riporto nelle parole di Dr. Lydston:
CASO I – Un uomo di 45 anni, attratto dalla allusione al mio saggio sulla “Perversione sociale” contenuta nella traduzione inglese della Psychopathia Sexualis di Krafft-Ebing, mi consultò circa la possibilità di curare la sua condizione. Questo individuo era un uomo molto intelligente finemente colto, era un eccellente linguista, aveva un notevole talento musicale, ed era alle dipendenze di una società la cui attività era tale da esigere da parte dei suoi dipendenti un notevole acume giuridico, oltre a capacità amministrative e alla conoscenza delle transazioni immobiliari. Quest’uomo ha dichiarato che all’età della pubertà, senza alcuna conoscenza della perversione del sentimento sessuale, fu gettato in contatto intimo con maschi di età più avanzata, che usarono vari mezzi per eccitare le sue passioni sessuali, il risultato fu che si svilupparono pratiche sessuali pervertite, che poi proseguirono per un certo numero di anni. Egli da allora in poi notò una certa avversione per le donne. Cedendo alle sollecitazioni della sua famiglia finalmente si sposò, senza alcuna idea veramente chiara di ciò che, semmai, ci si sarebbe potuto aspettare da lui nel rapporto coniugale. L’assoluta impotenza, anzi, la ripugnanza per il congiungimento con la moglie, fu la conseguenza deplorevole. Si stava pensando al divorzio quando, fortunatamente per tutte le parti interessate, la moglie morì improvvisamente. Essendo un uomo di intelligenza più che normale, questo individuo, prima di cercare il mio aiuto, aveva cercato invano qualche rimedio per la sua infelice condizione. Egli ha dichiarato che credeva ci fosse un elemento di ereditarietà nel suo caso, dato che il padre era stato dipsomaniaco e un fratello era morto pazzo. Egli tuttavia precisava che era sua opinione che, nonostante la tara ereditaria, sarebbe stato perfettamente normale dal punto di vista sessuale, se non fosse stato per le impressioni acquisite nella pubertà o intorno al periodo della pubertà. Quest’uomo presentava caratteristiche fisiche tipicamente nevrotiche, si lamentava di essere molto nervoso, era prematuramente ingrigito, era solo di statura media, e aveva un nistagmo incontrollabile, che, a suo dire, esisteva da circa quindici anni. Come era prevedibile, il trattamento in questo caso non ebbe alcuna utilità. Feci in modo che iniziasse l’uso della suggestione ipnotica per mano di un ipnotizzatore professionista esperto. Ma essendo stato il paziente richiamato all’estero, alla fine rinunciò al trattamento, e non ho modo di sapere quale sia la sua condizione attuale.
CASO II – Una signora, mia paziente, che era un’attrice, e di conseguenza una donna di mondo, mi portò per un parere un po’ di corrispondenza che era intercorsa tra il suo fratello più giovane e un uomo che vive in un altro Stato, con il quale il ragazzo aveva rapporti abbastanza intimi. In una di queste lettere si alludeva vari viaggi volanti a Chicago al fine di incontrare il ragazzo, il quale, tra l’altro, aveva solo 17 anni. È emerso anche, come dimostrano le lettere, che in diverse occasioni il ragazzo era stato portato in viaggio in carrozza Pullman dal suo amico, che era un funzionario di primo piano delle ferrovie. Il carattere della corrispondenza era come quello che un uomo medio sano userebbe per rivolgersi ad una donna della quale è innamorato. Sembrava che l’autore della corrispondenza avesse applicato al suo ragazzo il nome di Cenerentola, e le dichiarazioni di appassionato affetto che erano rivolte verso Cenerentola certamente avrebbero soddisfatto la donna più esigente. Il giovane ragazzo in seguito mi fece delle confessioni, e io mi misi in corrispondenza col suo amico di sesso maschile, con il risultato che quello si rivolse a me e io ottenni una storia completa del caso. Il modo di lasciarsi andare al sesso in questo caso era il solito della masturbazione orale, in cui il ragazzo era la parte passiva. Non sono stato in grado di ottenere tutti i dati definitivi riguardanti la storia familiare dell’individuo più anziano, in questo caso, ma capisco che c’era una macchia di follia nella sua famiglia. Lui stesso era un robusto e bell’uomo, intorno alla mezza età, ben educato e molto intelligente, come necessariamente doveva essere, data la posizione di primo piano che occupava in una importante società ferroviaria. Citerò, come una questione degna di interesse, il fato che il ragazzo, che ora ha 23 anni, mi ha recentemente consultato per impotentia coeundi, manifestando frigidità verso le donne, e, dalle dichiarazioni del giovane, sono convinto che sia sulla buona strada della perversione sessuale definitiva.
Un punto interessante a questo proposito è che la sorella del giovane, l’attrice già accennata, ha recentemente avuto un attacco di mania acuta.
Ho avuto altri casi inediti che potrebbero essere di interesse, ma questi due sono alquanto classici e caratterizzano in misura maggiore o minore la maggior parte degli altri casi. Io, però, citerò un altro caso, che si è verificato in una donna.
CASO III – Una donna sposata di 40 anni. È stata abbandonata dal marito a causa della sua sessualità pervertita. Presenta una storia nevrotica su entrambi i lati della famiglia, e diversi casi di pazzia dalla parte materna. In questo caso erano presenti l’affinità per lo stesso sesso e il desiderio pervertito per il sesso opposto, una combinazione tutt’altro che infrequente. Si è provata la suggestione ipnotica, ma senza successo. La causa era evidentemente la suggestione e l’esempio da parte di un’altra donna pervertita con la quale aveva legato prima del matrimonio. Il matrimonio arrivò tardi, a 35 anni. In tutti questi casi c’è stato un elemento di ciò che può essere chiamato suggestione, ma che era veramente molto più di questo; si trattava probabilmente in tutti i casi di seduzione attiva di una persona più giovane, predisposta, da parte di una persona più grande. Si osserverà che in ogni caso c’era, almeno, una base nevrotica organica sulla quale la suggestione e la seduzione potevano lavorare. Non riesco a considerare però questi casi tanto significativi da modificare il nostro atteggiamento verso la suggestione.
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[1] L’analisi che segue si basa su versioni un po’ più complete delle mie Storie rispetto a quanto è stato pubblicato nei capitoli precedenti, nonché su varie altre Storie che non vengono qui affatto pubblicate. Numerose apparenti discrepanze possono così essere spiegate.
[2] Questa frequenza di sintomi nervosi è in accordo con le osservazioni più affidabili di qualsiasi fonte. Così, Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 177) afferma che di 500 invertiti, il 62 per cento ha mostrato sintomi nervosi di un tipo o di un altro: insonnia, sonnolenza, tremori, balbuzie, ecc..
[3] Hirschfeld ritiene che il 54 per cento, degli invertiti diventino coscienti della loro anomalia prima dei 14 anni di età. L’anomalia può, comunque, essere presente in questa età precoce, ma non consapevolmente fino ad un’età più adulta. Da qui la maggiore percentuale registrata in precedenza.
[4] A questo proposito posso citare un’osservazione di Raffalovich: “È naturale che l’invertito possa ricordare  molto chiaramente la precocità delle sue inclinazioni. Nell’esistenza di ogni invertito arriva un momento in cui egli scopre l’enigma dei suoi gusti omosessuali. Poi egli classifica tutti i suoi ricordi, e per giustificarsi ai propri occhi, ricorda che è stato quello che è fin dalla prima infanzia. L’omosessualità ha colorato tutta la sua giovane vita. Ha pensato ad essa, ha sognato di essa, ha riflettuto su di essa, molto spesso in perfetta innocenza. Quando era molto piccolo immaginava di essere stato portato via dai briganti, dai selvaggi; a 5 o 6 anni sognava il calore dei loro petti e delle loro braccia nude. Sognò che era loro schiavo e amava la sua schiavitù e suoi padroni. Egli non ha avuto il minimo pensiero che fosse crudamente sessuale, ma ha scoperto la sua vocazione sentimentale “.
[5] Leppmann cita un caso (certamente estremo e anomalo) di una bambina di 8 anni che passava la notte nascosta sul tetto, al solo scopo di essere in grado di osservare la mattina gli organi sessuali di un cugino maschio adulto (Bulletin de l’Union Internationale de Droit Pénal, 1896, p. 118).
[6] Ammetto senza riserve, come tutti gli investigatori devono fare, la difficoltà di rintracciare l’influenza delle prime suggestioni, in particolare nei rapporti con le persone che sono abituate all’auto-analisi. A volte capita, soprattutto per quanto riguarda il feticismo erotico, che, mentre le domande dirette non riescono a raggiungere alcuna suggestione formativa molto anticipata, tale suggestione è casualmente scoperta in un’occasione successiva.
[7] Posso aggiungere che non vedo alcuna inconciliabilità fondamentale tra il punto di vista qui adottato e i fatti presentati (ed erroneamente interpretate) da Schrenck-Notzing. Nel suo Beiträge zur Ætiologie der Conträrer Sexualempfindung (Vienna, 1895), questo autore afferma: “La disposizione neuropatica è congenita, come lo è la tendenza alla comparsa precoce degli appetiti, la mancanza di resistenza psichica e la tendenza ad associazioni imperative; ma non è dimostrato che l’ereditarietà possa estendersi all’oggetto dell’appetito, e influenzare il contenuto di queste caratteristiche. Le esperienze psicologiche sono contro tutto ciò, come lo è la possibilità, che ho dimostrato sperimentalmente, di cambiare questi impulsi rimuovendo così il loro pericolo per il carattere dell’individuo.” Non si deve affermare che “l’ereditarietà si estende all’oggetto dell’appetito”, ma semplicemente che l’ereditarietà culmina in un organismo che è sessualmente più soddisfatto da tale oggetto. È anche un errore supporre che i caratteri congeniti non possano essere, in alcuni casi, ampiamente modificati da processi pazienti e laboriosi come quelli condotti da Schrenck-Notzing. Nello stesso opuscolo questo scrittore si riferisce alla follia morale e all’idiozia a sostegno del suo punto di vista. È curioso che entrambe queste manifestazioni congenite siano state usate da me, in modo indipendente, come argomenti contro la sua posizione. Le esperienze dell’Elmira Reformatory e di Bicêtre – per non parlare delle istituzioni di più recente istituzione – da tempo hanno mostrato che sia il folle morale che l’idiota possono notevolmente migliorare con un trattamento appropriato. Schrenck-Notzing sembra essere indebitamente influenzato dal suo interesse per l’ipnosi e la suggestione.
[8] “Se un invertito recepisce qualcosa, sotto l’influenza di condizioni esterne,” ha scritto Féré dicendo il vero (L’Instinct Sexuel, p 238)., “è perché è nato con l’attitudine a tale acquisizione: attitudine che manca in coloro che sono stati sottoposti alle stesse condizioni senza fare le stesse acquisizioni.”
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