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mercoledì 21 febbraio 2018
RAGAZZI GAY E GENITORI OMOFOBI
Ciao Project,
ho 50 anni, non sono gay, ma ho un figlio gay di 25 anni e mi piacerebbe fare conoscere la mia esperienza ad altri genitori. Devo dirti che sono stato, negli ultimo due anni, un lettore assiduo dei tuoi siti che mi sono stati utilissimi. Ma cominciamo dall’inizio.
Sono nato nel 68, mi sono sposato giovane, nel 90, i miei pensavano che fosse troppo presto ma io l’ho voluto fare perché volevo vivere con mia moglie e non ho mai rimpianto quella scelta perché mia moglie è una persona che mi vuole bene veramente. Mio figlio, che qui chiamerò Diego, è nato nel 92, quando io avevo 24 anni ed ero un papà giovanissimo. Da piccolo Diego era un bambino molto vivace e curioso di tutto, che si sentiva molto il cucciolo di papà e mamma. Ho ricordi bellissimi di quel periodo (6-10 anni). Col crescere si è dimostrato anche bravo a scuola e molto responsabile, a 14 anni ha avuto le chiavi di casa. Tra noi c’è stato sempre un buon dialogo. Mia moglie non è mai stata una mamma-chioccia e ha cercato dai 14 anni in poi, di metterlo in contatto con ambienti sportivi in modo che potesse stare con altri ragazzi. A 14 anni Diego era già molto alto e giocava a basket a discreto livello, portava a casa i suoi compagni di squadra, li invita a pranzo, io e mia moglie cucinavamo e l’atmosfera era molto gradevole. Le cose sono andate avanti così fino ai 17 anni. Mio figlio non aveva mai portato a casa una ragazza e non aveva mai parlato di ragazze. In casa non avevamo mai parlato seriamente di sesso. Diego vedeva me e la madre che la sera vedevamo la televisione abbracciati e la cosa per lui era assolutamente naturale. Era capitato qualche volta di parlare un po’ di qualche trasmissione televisiva che accennava alla omosessualità. Sia io che mia moglie abbiamo sottolineato che ciascuno è quello che è e che solo le persone poco intelligenti possono avere pregiudizi in questo campo.
Vorrei chiarire che i nostri non erano atteggiamenti “politicamente corretti” assunti perché chi è di sinistra ragiona così. Io, in gioventù ho avuto un amico gay molto più grande di me, che forse si era innamorato di me, che per me è stato un secondo padre, se non ci fosse stato lui non so che fine avrei fatto ma credo che avrei corso molti rischi e molto seri. Anche mia moglie l’ha conosciuto ed è rimasta molto colpita. Insomma, la faccio breve, per me l’omofobia non esiste perché sarebbe la più radicale contraddizione della mia vita e della mia esperienza.
Quindi Diego, a casa, non mai respirato un’atmosfera omofoba. Comunque quando aveva 17 anni io e mia moglie abbiamo cominciato a porci delle domande, non eravamo prevenuti verso l’omosessualità, ma avere un figlio unico e sapere che è gay non è comunque una cosa facilissima da accettare, non fosse altro perché uno si chiede come si deve comportare per fare il genitore nel modo migliore. Avevamo notato che Diego stava molto spesso con un ragazzo che chiamerò Dany, erano inseparabili. Dany veniva spasso a casa. Diego e Dany (“D&D” così si chiamavano tra loro) andavano al campeggio insieme, passavano le vacanze insieme di Natale e di Pasqua in giro per l’Italia. Diego era contento e si vedeva. Io e mia moglie non ci siamo mai intromessi, però abbiamo capito che tra loro c’era qualcosa di più di una semplice amicizia. Diego però non ci aveva accennato nulla e noi non ce la sentivamo proprio di fare domande in proposito. Dany disegnava benissimo, i suoi disegni erano delle vere opere d’arte, e piano piano casa nostra fu piena dei disegni di Dany. Nel frattempo Diego aveva compiuto 18 anni. La festa di compleanno non era stata un’invasione di amici, come quella dei 17, ma era stata tutta centrata su una gita (Sabato e Domenica) con Dany. Qualche volta Diego restava a dormire a casa di Dany, noi non dicevamo nulla ma nel sottofondo però avevamo qualche preoccupazione, non per l’omosessualità ma per i possibili rischi per la salute e un po’ di ansia la sentivamo eccome. Ho pensato che non se ne potesse fare a meno e ho deciso di parlare con Diego. Siamo usciti insieme un pomeriggio e siamo andati alla villa comunale e gli ho detto: “A me e a tua madre Dany ci sta benissimo, ma abbiamo qualche preoccupazione per la salute…” Lui mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “abbiamo fatto il test tutti e due… e comunque lui non era mai stato con nessuno e nemmeno io.” Gli ho chiesto: “Ma i genitori di Dany lo sanno?” e lui mi ha risposto: “No! E questo è il problema più grosso, perché non sono come te e mamma… insomma Dany li teme.” Abbiamo parlato molto di questo fatto, Diego era veramente preoccupato. Dany avrebbe anche tagliato i ponti con la sua famiglia ma per lui sarebbe stato un trauma. Parlare con mio figlio non solo mi ha tranquillizzato ma mi ha fatto capire che ho un figlio d’oro e che posso ritenermi un padre felice. A casa ho raccontato a mia moglie del discorso fatto con Diego e lei mi ha guardato perplessa e mi ha detto: “Ma tu pensi che noi possiamo fare qualcosa per questi ragazzi?” Si riferiva al fatto di prendere contatto con la famiglia di Dany e di esplorare un po’ la situazione. Le ho risposto che su questo bisognava sentire non solo Diego ma soprattutto Dany. Un giorno che i ragazzi sono venuti a casa il discorso lo ha avviato proprio Diego, Dany sapeva già che noi sapevamo. Dany però era molto esitante, perché a casa sua nessuno sospettava nulla. In sostanza nessuno di noi quattro aveva le idee chiare. I ragazzi dovevano finire l’ultimo anno di liceo e poi sarebbero andati all’università, ovviamente insieme e in un’altra città, avrebbero fatto entrambi ingegneria e avrebbero preso anche un appartamentino monocamera insieme. Ma lo scoglio della famiglia di Dany restava un problema insoluto. L’anno successivo i ragazzi sono andati all’università, e come previsto hanno condiviso un piccolo appartamento, metà delle spese le pagavamo noi e metà la famiglia di Dany. Le cose sembravano andare bene, i ragazzi erano contenti, poi Dany ha avuto la malaugurata idea di parlare chiaro con i suoi genitori e da lì è cominciato il disastro. Lo hanno minacciato, in pratica lo hanno minacciato di diseredarlo, e non è una cosa da poco perché è una famiglia che sta bene economicamente. Ho chiarito a Dany che in ogni caso la quota di legittima nessuna gliela avrebbe potuta togliere, ma lui nemmeno mi stava a sentire, voleva tagliare i ponti con la sua famiglia, evidentemente dopo il discorso di chiarimento, doveva essere stato trattato malissimo. La famiglia ha smesso di pagare le tasse universitarie e la quota dell’appartamento per costringere Dany e rientrare a casa, Dany voleva lasciare l’università e mettersi a lavorare ma lo abbiamo convinto che sarebbe stata una follia e che avrebbe fatto un danno grave anche Diego, perché studiando insieme ottenevano ottimi risultati, e lui si è lasciato convincere. Abbiamo pagato noi tutte le spese, che in fondo non erano poi una gran cosa. Dany però si sentiva in imbarazzo per questa cosa e noi non sapevamo che cosa fare per rimettere Dany di buon umore. Per fortuna poi i ragazzi sono stati molto impegnati nello studio e questi problemi sono passati in seconda linea. Ogni settimana o io o mia moglie ci facevamo un viaggetto fino a casa dei ragazzi per portare loro i pasti già cucinati per la settimana, in modo che non perdessero tempo per queste cose. Mia moglie lavava e stirava perché avessero gli abiti sempre in ordine, insomma, non li abbiamo lasciati soli e ormai si sono laureati entrambi brillantemente e hanno cominciato anche a lavorare, si tratta ancora di piccole cose, ma così si fanno conoscere e le prospettive si allargano. Purtroppo i genitori di Dany sono spariti, sembra incredibile ma è proprio così, si sono disinteressati del tutto del figlio, non avrei mai pensato che si potesse arrivare a tanto, ma è quello che è successo. Dany non li vede da anni, e poi adesso vive con Diego nella città dove hanno studiato e secondo me non hanno nessun desiderio di tornare nella città di origine. Noi li andiamo a trovare più o meno un weekend al mese e ci accolgono con entusiasmo. Dany è molto amareggiato dal comportamento dei suoi genitori ma ormai ha perso lo speranza che possa cambiare qualcosa.
Project, anche Diego e Dany ti conoscono e tu hai parlato con loro (prima con Diego e poi con Dany, dopo circa un mese, più o meno un anno fa), stai facendo un lavoro utilissimo. Mi piacerebbe molto che tanti genitori aprissero gli occhi e mettessero da parte i pregiudizi perché per un figlio gay vedere che i genitori tentano di forzare la sua libertà e poi spariscono quando si rendono conto che il figlio ha un suo mondo, significa perdere buona parte della visione positiva della vita. Dany aveva trovato Diego e poi ha trovato anche noi e tutto sommato, per lui la situazione non è stata distruttiva, ma se fosse stato solo sarebbe stato costretto a rinunciare agli studi e avrebbe finito per covare dentro di sé un risentimento violento, e tutto questo assolutamente senza nessuna ragione seria. Io ho un figlio gay ma è un ragazzo felice, né io né mia moglie abbiamo timori per il suo avvenire, perché è riuscito a realizzare quello desiderava e ora è un uomo adulto di cui andiamo orgogliosi, ha un ragazzo che ama e che lo ama e non resterà solo. Mi chiedo come sia possibile che ancora nel XXI secolo ci siano genitori tanto fuori dal mondo di pensare di poter abbandonare un figlio perché è gay. Tutto questo è veramente assurdo!
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=6384
Read this post in English: http://gayprojectforum.altervista.org/T-gay-guys-and-homophobic-parents
venerdì 18 agosto 2017
OMOFOBIA TRA VECCHI E GIOVANI
Caro Project,
più che raccontarti la mia storia di single venticinquenne, ovviamente gay, vorrei porre a te e ai ragazzi del forum alcune domande che riguardano i condizionamenti sociali che plasmano, ancora oggi, in larga misura, i comportamenti di noi gay, mi ci metto ovviamente anche io. Io vivo in un paesino della Lombardia, a circa 80 km da Milano. La gente si aspetta che sia un ambiente aperto e, diciamo così, gay-friendly, ma non è affatto così e la cosa che mi fa più rabbia è che le persone di mentalità più gretta sono i giovani. In paese c’è una signora anziana di più di 80 anni, che chiamerò Ada, che è rimasta sola e, in pratica, si affida alle cure dei vicini. Tra questi vicini si sono anche io e capita che la vada a trovare anche tre o quattro volte alla settimana, per portarle la spesa o per pagarle le bollette all’ufficio postale. Con la signora Ada si è creato un rapporto particolare, io la considero un po’ come una nonna e lei è proprio contenta quando mi vede. Un giorno che sono andato da lei ero di umore pessimo perché alcuni miei “amici” coi quali ero andato a vedere un film, avevano fatto dei commenti atroci su un ragazzo che loro considerano gay. La signora Ada mi ha visto proprio fuori di me e mi ha chiesto che cosa era successo e io giel’ho raccontato senza omettere niente. Lei mi ha risposto che chi fa quelle cose non capisce niente e si permette di giudicare cose che non conosce. La risposta mi ha colpito. Poi abbiamo continuato a parlare e alla fine ho sentito che mi potevo fidare e le ho detto che anche io sono gay e lei mi ha abbracciato, proprio abbracciato stretto e mi ha detto che mi doveva dire una cosa. In pratica, lei da giovane si era innamorata profondamente di un ragazzo gay, stava bene con quel ragazzo, senza sesso, ma c’ea rispetto e affetto. Lei lo avrebbe sposato anche solo con un matrimonio di facciata, ma aveva capito che quel ragazzo aveva bisogno di vivere la sua vita. In pratica, per non creare vincoli legali che avrebbero complicato molto le cose, ha accettato di recitare la parte dell’eterna fidanzata di quel ragazzo e lo ha incoraggiato a vivere la sua vita. Mi ha detto: “Io ho anche conosciuto il ragazzo del mio, diciamo così, fidanzato, e era un bravissimo ragazzo, ma sai eravamo all’inizio degli anni ’50 e non è che si potevano esporre troppo. Insomma loro si volevano bene ma hanno voluto bene pure a me, come una sorella, ma mi hanno voluto bene veramente, poi sono passati tanti anni e se ne sono andati a vivere in Belgio, ma ci siamo scritti spesso, e venivano in paese a Pasqua e a Natale, venivano per me, perché non avevano più nessuno, e stavamo qualche giorno insieme. Insomma, quando io sento “gay” è a loro che penso, e adesso penso pure a te! E guai a chi me li tocca i gay!” Le parole sono state più o meno queste. Quando stavo uscendo da casa sua mi ha detto: “Pregherò per te!” Io ho fatto una faccia un po’ perplessa e lei ha aggiunto: “Certo! Perché il Padre Eterno ti faccia essere felice come vuoi tu!”
In paese di vecchi che facessero discorsi omofobi non ne ho visti, strano ma vero, nemmeno uno. Quelli della mia età, e anche più giovani, se li prendi uno per uno non fanno discorsi omofobi, ma se li metti insieme, si scatenano e non si frenano più, è una cosa squallida, perché seguono proprio la logica del branco. La cosa non è nemmeno presa sul serio, si comincia con delle battute più o meno stupide e da lì parte l’escalation. Ci sono stati ragazzini giovanissimi, di terza media, che sono stati picchiati dai compagni e presi a sputi. I ragazzi più grandi, quelli degli ultimi anni della scuola sono meno stupidi e queste cose non le fanno, ma i ragazzini sono proprio feroci. Io mi chiedo che educazione hanno ricevuto in famiglia!
C’è un’altra cosa da considerare: io non sono pubblicamene dichiarato, ma nel mio paese “ufficialmente” di gay non ce ne sono, di ragazzi ce ne sono parecchi, almeno 200, se si vedono i pullman che la mattina li portano a scuola, ma di gay non ce ne sono! Proprio nessuno! Evidentemente hanno paura e si nascondono. Li capisco benissimo, perché l’ho fatto e lo faccio ancora pure io. A casa mia nessuno sa di me, non mi fanno domande, perché adesso i miei si impicciano solo del lavoro, un lavoro ce l’ho, non è un gran che ma per me va bene anche così, i miei invece vorrebbero la luna, ma mancano proprio i presupposti per un lavoro migliore. Anche a casa mia c’è omofobia, ogni tanto sento certi commenti da brivido e non posso ribattere, altrimenti sarebbe la guerra mondiale e non è proprio il caso. Non per niente sono single. Ho conosciuto alcuni ragazzi tramite internet, ma mai uno di persona, qui non sarebbe proprio possibile. Non so se è così anche nelle grandi città, ma io ho il mio lavoretto nel mio paesello e la grande città me la posso scordare! Fare il coming out pubblico, mi dicono in rete… e io rispondo che loro vivono su un altro pianeta. Che fare? Secondo me c’è poco da fare.
più che raccontarti la mia storia di single venticinquenne, ovviamente gay, vorrei porre a te e ai ragazzi del forum alcune domande che riguardano i condizionamenti sociali che plasmano, ancora oggi, in larga misura, i comportamenti di noi gay, mi ci metto ovviamente anche io. Io vivo in un paesino della Lombardia, a circa 80 km da Milano. La gente si aspetta che sia un ambiente aperto e, diciamo così, gay-friendly, ma non è affatto così e la cosa che mi fa più rabbia è che le persone di mentalità più gretta sono i giovani. In paese c’è una signora anziana di più di 80 anni, che chiamerò Ada, che è rimasta sola e, in pratica, si affida alle cure dei vicini. Tra questi vicini si sono anche io e capita che la vada a trovare anche tre o quattro volte alla settimana, per portarle la spesa o per pagarle le bollette all’ufficio postale. Con la signora Ada si è creato un rapporto particolare, io la considero un po’ come una nonna e lei è proprio contenta quando mi vede. Un giorno che sono andato da lei ero di umore pessimo perché alcuni miei “amici” coi quali ero andato a vedere un film, avevano fatto dei commenti atroci su un ragazzo che loro considerano gay. La signora Ada mi ha visto proprio fuori di me e mi ha chiesto che cosa era successo e io giel’ho raccontato senza omettere niente. Lei mi ha risposto che chi fa quelle cose non capisce niente e si permette di giudicare cose che non conosce. La risposta mi ha colpito. Poi abbiamo continuato a parlare e alla fine ho sentito che mi potevo fidare e le ho detto che anche io sono gay e lei mi ha abbracciato, proprio abbracciato stretto e mi ha detto che mi doveva dire una cosa. In pratica, lei da giovane si era innamorata profondamente di un ragazzo gay, stava bene con quel ragazzo, senza sesso, ma c’ea rispetto e affetto. Lei lo avrebbe sposato anche solo con un matrimonio di facciata, ma aveva capito che quel ragazzo aveva bisogno di vivere la sua vita. In pratica, per non creare vincoli legali che avrebbero complicato molto le cose, ha accettato di recitare la parte dell’eterna fidanzata di quel ragazzo e lo ha incoraggiato a vivere la sua vita. Mi ha detto: “Io ho anche conosciuto il ragazzo del mio, diciamo così, fidanzato, e era un bravissimo ragazzo, ma sai eravamo all’inizio degli anni ’50 e non è che si potevano esporre troppo. Insomma loro si volevano bene ma hanno voluto bene pure a me, come una sorella, ma mi hanno voluto bene veramente, poi sono passati tanti anni e se ne sono andati a vivere in Belgio, ma ci siamo scritti spesso, e venivano in paese a Pasqua e a Natale, venivano per me, perché non avevano più nessuno, e stavamo qualche giorno insieme. Insomma, quando io sento “gay” è a loro che penso, e adesso penso pure a te! E guai a chi me li tocca i gay!” Le parole sono state più o meno queste. Quando stavo uscendo da casa sua mi ha detto: “Pregherò per te!” Io ho fatto una faccia un po’ perplessa e lei ha aggiunto: “Certo! Perché il Padre Eterno ti faccia essere felice come vuoi tu!”
In paese di vecchi che facessero discorsi omofobi non ne ho visti, strano ma vero, nemmeno uno. Quelli della mia età, e anche più giovani, se li prendi uno per uno non fanno discorsi omofobi, ma se li metti insieme, si scatenano e non si frenano più, è una cosa squallida, perché seguono proprio la logica del branco. La cosa non è nemmeno presa sul serio, si comincia con delle battute più o meno stupide e da lì parte l’escalation. Ci sono stati ragazzini giovanissimi, di terza media, che sono stati picchiati dai compagni e presi a sputi. I ragazzi più grandi, quelli degli ultimi anni della scuola sono meno stupidi e queste cose non le fanno, ma i ragazzini sono proprio feroci. Io mi chiedo che educazione hanno ricevuto in famiglia!
C’è un’altra cosa da considerare: io non sono pubblicamene dichiarato, ma nel mio paese “ufficialmente” di gay non ce ne sono, di ragazzi ce ne sono parecchi, almeno 200, se si vedono i pullman che la mattina li portano a scuola, ma di gay non ce ne sono! Proprio nessuno! Evidentemente hanno paura e si nascondono. Li capisco benissimo, perché l’ho fatto e lo faccio ancora pure io. A casa mia nessuno sa di me, non mi fanno domande, perché adesso i miei si impicciano solo del lavoro, un lavoro ce l’ho, non è un gran che ma per me va bene anche così, i miei invece vorrebbero la luna, ma mancano proprio i presupposti per un lavoro migliore. Anche a casa mia c’è omofobia, ogni tanto sento certi commenti da brivido e non posso ribattere, altrimenti sarebbe la guerra mondiale e non è proprio il caso. Non per niente sono single. Ho conosciuto alcuni ragazzi tramite internet, ma mai uno di persona, qui non sarebbe proprio possibile. Non so se è così anche nelle grandi città, ma io ho il mio lavoretto nel mio paesello e la grande città me la posso scordare! Fare il coming out pubblico, mi dicono in rete… e io rispondo che loro vivono su un altro pianeta. Che fare? Secondo me c’è poco da fare.
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OMOFOBIA,
omofobia e ignoranza
martedì 10 settembre 2013
OMOFOBIA E DISCRIMINAZIONE IN ITALIA SECONDO L'UNIONE EUROPEA
Riporto qui di seguito, in traduzione mia, un documento del European Union Agency for Fundamental Rights (FRA) del Marzo 2009 che ritrae la situazione della omofobia e della transfobia in Italia.
Credo non ci sia molto da aggiungere. Si tratta di un documento ufficiale della Unione Europea.
“La situazione sociale dell'omofobia e della discriminazione per motivi di orientamento sessuale in Italia” Marzo 2009
Una sintesi della situazione globale delle persone LGBT
Per eredità storica l’ordinamento italiano è caratterizzato dalla negazione piuttosto che dalla repressione dell'omosessualità. Le relazioni tra persone dello stesso sesso, così come l'omofobia, rimangono invisibili alla regolamentazione statale. L'unica eccezione rilevante è il decreto legislativo n . 216/2003 recante attuazione della direttiva 2000/78/CE, in cui l'orientamento sessuale è indicato come una delle cause di discriminazione.
In generale, il sistema giuridico italiano manca di documenti, statistiche e giurisprudenza in materia di discriminazione per motivi di orientamento sessuale. Non c'è il riconoscimento di coppie dello stesso sesso a livello nazionale e non c’è accesso all’adozione per le coppie dello stesso sesso.
Diverse organizzazioni LGBT si stanno mobilitando per il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e contro l'omofobia e la discriminazione e stanno cominciando a parlare contro l'influenza della Chiesa cattolica che ostacola le nuove disposizioni legislative in materia. Diversi studi mettono in evidenza le molestie e il bullismo nelle scuole e crimini di odio omofobo come oggetto di preoccupazione.
Principali risultati
Atteggiamenti verso le persone LGBT
Le indagini che esaminano l'accettazione e gli atteggiamenti verso l'omosessualità sono state effettuate a livello europeo nel 2008 e nel 2006.
L' Eurobarometro 2008 ha posto questa domanda: ' Come ti sentiresti personalmente ad avere un omosessuale (gay o lesbica) come vicino di casa ? ' ( 1 significa 'molto a disagio' e 10 significa 'molto a mio agio') . La cifra risultante dal sondaggio, in Italia, è stata 6,7, con una media UE di 7,9. In Romania si è avuta la cifra più bassa con 4.8.
Nel Eurobarometro del 2006, gli atteggiamenti verso il matrimonio omosessuale sono stati esaminati in ogni Stato membro. Il 42% dei cittadini dell'Unione europea ha convenuto che tali matrimoni dovrebbero essere autorizzati in tutta Europa, in Italia la percentuale è stata del 31% (i Paesi Bassi hanno raggiunto la percentuale più alta con l’82%. La percentuale minima si è ottenuta in Romania con l'11 % ).
Per quanto riguarda l’adozione, il livello di accettazione diminuisce in Europa e in Italia. Il 31% degli europei ritiene che le coppie omosessuali dovrebbero essere autorizzate ad adottare bambini in tutta Europa, in Italia la percentuale è del 24% (i Paesi Bassi registrano la percentuale più alta con il 69% per cento e la Polonia e Malta quella più bassa con il 7 per cento).
Secondo Arcigay e Arcilesbica , lo stigma sociale legato alle persone LGBT è molto diffuso. La conseguenza dello stigma sociale è spesso l'esclusione sociale delle persone LGBT o delle persone percepite come aventi determinate identità sessuali o di genere. Le ONG ritengono che questi atteggiamenti siano sostenuti da un'offensiva ideologica dal Vaticano e dai partiti di destra che si concentrano sui valori tradizionali della famiglia e prendono di mira le persone LGBT usando un linguaggio aggressivo e dispregiativo nei discorsi pubblici.
Tuttavia, la ricerca mostra che vi è stato un certo cambiamento di atteggiamento verso gli omosessuali nel corso degli ultimi decenni. Due terzi della popolazione italiana considerava l'omosessualità una malattia ancora negli anni ’70. Vent'anni dopo, solo il 17 % delle persone di età tra i 15 e i 34 anni condivideva ancora questa idea. Si è anche ridotta la quota di popolazione che considera l'omosessualità immorale, dal 66 % nel 1981 al 30 % nel 1999. Di conseguenza, le persone che si sentono a disagio a contatto con gli omosessuali sono diventate una minoranza, nel 1999 il 29 % non voleva avere un omosessuale come vicino di casa.
I cambiamenti sono particolarmente evidenti nelle indagini su persone tra e 15 e i 34 anni: la percentuale che considera l'omosessualità accettabile in base ai propri valori è stata del 37% nel 1983 e del 50% nel 1996.
Diritto Penale - crimini d'odio
Non esiste attualmente alcuna disposizione di legge penale o civile in Italia in materia di incitamento all'odio relativo alla omofobia o di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale. Il diritto penale sanziona solo espressioni di odio relative alla discriminazione per motivi di razza, etnia, nazionalità o religione. Inoltre, l’ordinamento giuridico italiano non tiene conto - sia nella legislazione che nella giurisprudenza – del fatto che un crimine sia commesso con intento omofobico. Non esistono dati ufficiali sul numero di casi giudiziari non penali avviati in collegamento con dichiarazioni omofobiche o fatti legati all’omofobia.
Durante il periodo della XV legislatura (aprile 2006- febbraio 2008) , diversi disegni di legge sono stati presentati al Parlamento per estendere le disposizioni penali anche alla discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale, tuttavia, nessuno di questi è stato approvato a causa della crisi di governo e del conseguente scioglimento anticipato del Parlamento nel febbraio 2008.
I dati disponibili mostrano che la violenza omofoba - in termini di attacchi fisici o verbali - è parte dell'esperienza di molte persone LGBT. Secondo un sondaggio Web recente, la metà delle persone LGB si sente meno sicura a causa della propria sessualità. Uomini gay e bisessuali spesso sperimentano la violenza nei luoghi pubblici e nelle aree di incontro (per esempio nei parchi), mentre le donne lesbiche e bisessuali hanno maggiori probabilità di sperimentare la violenza in altri ambienti privati o a casa. Più di cento omicidi di uomini gay, su base omofoba, sono stati identificati tra il 1990 e il 2001. I crimini d’odio e le minacce sono stati ritrovati anche l’interno della famiglia stessa. La violenza indirizzata contro persone o luoghi o organizzazioni LGB ha acquisito maggiore visibilità nei media.
I gay e le lesbiche non sembrano fidarsi di istituzioni statali in materia di protezione dalla violenza: raramente riferiscono alla polizia di essere stati vittime di violenza omofoba.
Nel caso di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale, come accade con altri tipi di discriminazione, la vittima deve portare il caso in tribunale e pagare le spese, se perde la causa.
Libertà di riunione
In Italia né i gay pride né le dimostrazioni omofobe possono essere vietati dalle autorità pubbliche se sono organizzati pacificamente e senz'armi. Il diritto di tenere entrambi i tipi di incontri è completamente protetto dalla Costituzione.
Nel 2008, l' appena nominato ministro delle Pari Opportunità ha rifiutato di appoggiare il Pride di Roma, sostenendo che gli omosessuali non sono più discriminati in Italia e che lei non è d'accordo con l'obiettivo degli organizzatori, da lei identificato nel il riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali allo stesso livello delle coppie sposate.
Manca una valutazione statistica della portata dei crimini contro sedi LGBT. Tuttavia, è comune percezione generale delle organizzazioni LGBT che la violenza contro le organizzazioni LGBT e le sedi delle comunità sembra essere in aumento e ritengono che questa tendenza alla omofobia sia rafforzata dalle posizioni della Chiesa cattolica e dalla crescente attività dei gruppi neofascisti.
Molti luoghi che vengono utilizzati per i dibattiti pubblici, come teatri o cinema, sono di proprietà della Chiesa cattolica. Ci sono casi in cui l’accesso a questi luoghi è stato vietato per eventi riguardanti i diritti delle persone LGBT. Altri casi segnalati da organizzazioni LGBT concernono le autorità locali che hanno negato l'uso dei loro spazi per congressi o seminari sulla vita e i diritti delle persone LGBT.
Il divieto per le organizzazioni LGBT di partecipare a discussioni pubbliche sulle politiche familiari ha caratterizzato la Conferenza governativa sulla famiglia, organizzata dal Ministero della Famiglia nel maggio 2007. Il ministro ha dichiarato che, a differenza di altre organizzazioni che si occupano di questioni familiari, alcune organizzazioni LGBT non hanno potuto partecipare perché si tratta di una conferenza sulla famiglia, quella definita dall'articolo 29 della Costituzione, fondata sul matrimonio. L' unica organizzazione LGBT che ha avuto accesso al convegno è stata l’Agedo, l'associazione delle famiglie e degli amici di gay e lesbiche.
Famiglia e altre tematiche sociali
Il sistema giuridico italiano non riconosce il matrimonio omosessuale come qualsiasi altra forma di partnership eterosessuale fuori dal matrimonio o LGBT. Non vi è alcuna possibilità per le coppie LGBT di adottare bambini e nessun riconoscimento del rapporto tra bambini e cogenitorialità nelle famiglia LGBT.
Le Organizzazioni LGBT e le persone sperimentano conseguenze negative di tutto questo sia a livello pratico che simbolico. La questione dei diritti della famiglia è al centro del dibattito pubblico su questioni LGBT e all'ordine del giorno delle organizzazioni LGBT.
La coppia omosessuale sta guadagnando una maggiore visibilità nel dibattito pubblico e nell'agenda del movimento LGBT. La ricerca mostra che il 20,5 % degli uomini gay italiani e il 17,7 % delle lesbiche sono genitori e che il desiderio di avere dei figli e di espandere le famiglie è aumentato. La fecondazione assistita è ancora un fenomeno raro, ma l'interesse sembra essere in rapida crescita, soprattutto tra le lesbiche, anche se all'inseminazione artificiale in Italia è illegale.
Secondo Arcigay e Arcilesbica, è più difficile ottenere case popolari per coloro che non sono sposati.
Partner dello stesso sesso non hanno diritto al permesso di soggiorno sulla base della loro relazione. La libertà di movimento è pienamente assicurata per singole persone, indipendentemente dalle condizioni personali e dall’orientamento sessuale. Tuttavia, la legge italiana non considera il matrimonio omosessuale, o l’unione registrata o la relazione stabile debitamente attestata come diritto autonomo di godere di libertà di movimento pari a quella delle persone eterosessuali sposate.
Vi è un numero crescente di casi di cittadini italiani che si sposano, o comunque registrano legalmente la loro relazione in un altro paese dell'UE, e chiedono il riconoscimento del loro status come coppia in Italia. Un certo numero di cause è attualmente pendente.
Diverse le Pubbliche Amministrazioni locali e regionali riconoscono le unioni civili o le coppie dello stesso sesso, tuttavia, senza una normativa nazionale, questo ha più valore simbolico che pratico. Allo stesso modo, alcuni governi regionali riconoscono i diritti del partner dello stesso sesso nei regolamenti di loro competenza.
Il mercato del lavoro
Il mercato del lavoro è l' unico settore in cui l'orientamento sessuale è esplicitamente riconosciuto come motivo di discriminazione da parte della legislazione italiana. La direttiva 2000/78/CE sul lavoro è stata recepita in Italia dal Decreto legislativo n. 216 del 7 maggio 2003, emanato dal governo su delega dal Parlamento. Tuttavia, secondo la Commissione Europea, alcune parti della direttiva non sono state applicate correttamente : 1 ) i casi in cui le differenze di trattamento giuridico non possono essere qualificate come discriminazioni, perché sono giustificate sulla base di requisiti professionali essenziali, 2 ) il ruolo delle associazioni nelle procedure giudiziarie o amministrative contro le discriminazioni, 3) l’onere della prova, e 4) la vittimizzazione.
Le indagini sociologiche approfondiscono più ampie e più sottili forme di svantaggio sul lavoro, rispetto agli episodi che sono chiaramente riconoscibili e riconosciuti dalle loro vittime come una discriminazione. Le persone LGB spesso non percepiscono l'abuso verbale omofobico come discriminazione.
La maggior parte dei lavoratori dipendenti LGB confidano il loro orientamento sessuale ad almeno un collega, ma molto raramente sono visibili a tutti. I gay e le lesbiche in particolare evitano manifestare il loro orientamento sessuale ai loro datori di lavoro. Le donne tendono ad essere particolarmente prudenti, e la visibilità è limitata a persone con alto livello di educazione.
La comunicazione del proprio orientamento sessuale di solito va incontro all’accettazione, all’indifferenza o alla curiosità. Negli studi recenti, meno del 10 per cento ha riferito reazioni di risentimento aperto. Più frequente è l'esperienza di assistere a discriminazioni o molestie nei confronti di altre persone LGBT sul posto di lavoro. Ci sono stati casi di persone LGBT licenziate o costrette a lasciare il lavoro a causa di reazioni omofobe.
Educazione
I sondaggi indicano molestie diffuse e bullismo nelle scuole. In un sondaggio del 2001 a Torino, il 48 per cento degli uomini gay e il 10 per cento delle donne lesbiche ha riferito molestie o isolamento sociale da parte di altri studenti quando erano a scuola. Cifre simili ( 41% degli uomini e il 21% delle donne ) sono stati trovate in un campione più recente. Sebbene le molestie da parte degli insegnanti sembrino essere più rare, le vittime lamentano la loro indifferenza e la mancanza di sostegno.
Il bullismo omofobico ha guadagnato visibilità sui media nel 2007 a causa di un suicidio a Torino. La madre del 16 enne che si è suicidato ha riferito che il figlio era angosciato perché era stato identificato come omosessuale e aveva subito atti di bullismo a scuola. Il caso è stato al centro di dibattiti dei media e di incontri pubblici. Organizzazioni LGBT hanno sottolineato che non è stato un caso isolato.
I programmi scolastici, compresa l'educazione sessuale, sono caratterizzati dal silenzio sulle tematiche LGBT. La visibilità degli insegnanti LGBT sembra essere particolarmente limitata ed è percepita come molto rischiosa.
Servizio Sanitario
I partner dello stesso sesso non sono spesso riconosciuti come parente prossimo, e di conseguenza sono negate loro le informazioni sanitarie sul partner e non hanno nessuna influenza sul trattamento del partner. Spesso non c'è il riconoscimento delle particolari esigenze dei pazienti LGBT (per esempio, le lesbiche si preoccupano ed evitando gli esami ginecologici). I gay non possono donare il sangue. Anche se l'omosessualità non è considerata ufficialmente una malattia è ancora in qualche misura considerata un disordine.
Una ricerca del 2005 ha indagato questioni di salute e sessualità sottolineando la necessità di proseguire l'azione di prevenzione dell'HIV/AIDS rivolta specificamente alle persone omosessuali: un terzo degli intervistati di sesso maschile ha detto che è difficile trovare informazioni su quali comportamenti sessuali comportano rischi di infezione. Le donne hanno riferito una mancanza di informazioni sulle pratiche di prevenzione in materia di sesso tra donne.
La maggioranza degli intervistati nel sondaggio di cui sopra non erano visibili come gay o lesbiche per i loro medici. I sondaggi mostrano che circa un terzo degli intervistati avevano paura che avrebbero ricevuto un trattamento peggiore dagli operatori sanitari a causa del loro orientamento sessuale. Il 14,5% delle persone, sia uomini che donne, ha detto che dopo aver discusso il loro orientamento sessuale, il loro rapporto con il loro medico è migliorato. È peggiorato nel 4,5% dei casi e non è cambiato nell’81% dei casi .
Religione
Le Organizzazioni LGBT denunciano l'influenza della Chiesa cattolica sulla politica italiana. Le gerarchie della Chiesa cattolica sono state fortemente critiche verso la possibilità di riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, sostenendo pubblicamente che tali unioni sono contro natura e non devono essere trattate in Parlamento. I dirigenti della Chiesa hanno anche criticato le trasmissioni TV che presentano immagini positive di gay e lesbiche.
Non vi è alcuna ricerca sociologica sul grado di omofobia e discriminazione contro le persone LGBT nelle istituzioni della Chiesa cattolica in Italia. Tuttavia, ci sono diversi episodi che attestatno tale comportamento, ad esempio molestie da parte di insegnanti nelle scuole cattoliche, bullismo nei gruppi giovanili cattolici e offese verbali e violenze fisiche da parte di preti.
Sport
La visibilità delle persone LGBT nello sport è molto bassa e gruppi neofascisti che esprimono il sentimento anti-LGBT sono presenti tra diversi fan club e gruppi di tifosi. Tuttavia, negli ultimi anni, gruppi sportivi LGBT sono emersi anche in Italia e alcuni eventi relativi hanno ottenuto finanziamenti pubblici.
Media
Le Organizzazioni LGBT e le tematiche LGBT sono trattate in modo limitato e distorto dai media e son stati segnalati casi di omofobia presentati nei media da parte dei politici e dei leaders della chiesa. Uno studio sociologico su come i media hanno affrontato la genitorialità gay e lesbica ha confermato la scarsa visibilità delle organizzazioni LGBT e dei loro argomenti.
Asilo e protezione sussidiaria
La direttiva 2004/83/CE è stata recepita con il decreto legislativo 251/2007. L’articolo 8 riconosce che la persecuzione per appartenenza a un determinato gruppo sociale caratterizzato dalla caratteristica comune dell'orientamento sessuale è da considerarsi tra i motivi di asilo.
I dati ufficiali forniti dal Ministero dell'Interno per quanto riguarda il periodo tra il 2005 e l'inizio del 2008 hanno mostrato che almeno 29 delle 54 richieste di asilo per motivi di persecuzione dovuta all’orientamento sessuale sono stati accettate. In questi casi è stato concesso lo status di rifugiato o una forma diversa di protezione umanitaria.
Due recenti decisioni della Suprema Corte di Cassazione sul riconoscimento dello status di rifugiato affermano che il richiedente deve dimostrare che nel paese d'origine l'omosessualità , come pratica personale privata e non solo come una manifestazione pubblica di indecenza sessuale, è considerata un reato penale. Le Organizzazioni LGBT sottolineano che la concessione dell'asilo dipende in buona parte dall'opera di avvocati che fanno uno sforzo di raccolta di informazioni sulle condizioni nei paesi di origine.
Ricongiungimento familiare
A causa della mancanza di un riconoscimento ufficiale delle coppie dello stesso sesso, in Italia, le persone LGBT non hanno accesso al ricongiungimento con partner che non siano cittadini italiani. I dati relativi al ricongiungimento familiare non esistono, dal momento che l'ordinamento italiano prevede il ricongiungimento familiare solo per i coniugi, ed esclude quindi il matrimonio omosessuale (art. 2 e DL 5/2007 , art. 29 Decreto Legislativo 286/1998 ).
Le Organizzazioni LGBT sottolineano il crescente numero di italiani che vivono all'estero con i loro partner stranieri e che desiderano tornare in Italia. Nei casi di unione registrata, come nel caso di una coppia proveniente dalla Nuova Zelanda, al partner non viene concesso il permesso di soggiorno.
Problemi transgender
Per quanto riguarda la procedura di riassegnazione del sesso, una persona transessuale deve fare due richieste a un giudice: in primo luogo, lui/lei deve essere autorizzato a sottoporsi all'intervento chirurgico richiesto. L' autorizzazione giudiziaria permette alla persona di ottenere questo tipo di chirurgia negli ospedali pubblici a titolo gratuito. In secondo luogo, lui/lei può chiedere un ordine giudiziario che dà il consenso per modificare il sesso e il nome nei registri dell'Ufficio dello Stato civile.
È molto difficile raccogliere giurisprudenza in materia. Da quanto si rileva:
- La mancanza di previa autorizzazione di un giudice per la chirurgia non può escludere un successivo riconoscimento del diritto a una diversa identità sessuale, se l'autorizzazione avrebbe potuto essere data in quello specifico caso.
- La riassegnazione del sesso da maschio a femmina è solitamente autorizzata solo quando il maschio ha avuto un intervento chirurgico complesso comprendente orchiectomia, penectomia e vaginoplastica. Se la persona non è in grado (per esempio a causa di malattia) o non vuole sottoporsi a queste procedure complesse, non può ottenere l'ordine giudiziario e la conseguente riassegnazione del sesso, anche se prende gli ormoni sessuali prescritti. Solo in due casi, a quanto pare, un giudice ha ordinato una riassegnazione del sesso dopo una semplice orchiectomia, e solo in un caso un giudice ha disposto la riassegnazione del sesso senza alcuna operazione, considerato che il transessuale in questione era molto malato e probabilmente vicino alla morte.
– Tra transizione da femmina a maschio di solito è autorizzata quando la femmina ha avuto un intervento chirurgico, compresa mastectomia e isterectomia. Per contro, la chirurgia per la ricostruzione del pene non è richiesta perché è un'operazione molto difficile, con un alto tasso di fallimento .
Coloro che si sposano dopo la transizione hanno la possibilità di proporsi come genitori adottivi. Secondo le organizzazioni transessuali e transgender, tuttavia, i pregiudizi nel processo di valutazione vanificano questa possibilità.
La ricerca sociologica qualitativa sulle condizioni di vita delle persone transessuali e transgender ha messo in evidenza le tante forme di disagio sociale ed economico che caratterizzano il periodo di transizione prima della riassegnazione legale del sesso. Questo periodo può durare diversi anni o essere uno status permanente per coloro che non vogliono sottoporsi ad intervento chirurgico di riassegnazione del sesso.
Il lavoro è una delle principali aree di disagio. La ricerca ha dimostrato l'alto rischio di essere vittima di molestie sul posto di lavoro o di essere licenziato, e la difficoltà delle persone transessuali nel trovare un posto di lavoro quando il loro aspetto non corrisponde con i loro documenti.
Secondo Arcigay e Arcilesbica, la mancanza di accesso al mercato del lavoro relega un numero relativamente elevato di persone transgender (in particolare donne transgender) alla prostituzione, e il divieto di prostituzione in Italia emargina ulteriormente i lavoratori del sesso transgender.
Discriminazione multipla
Le Organizzazioni LGBT riconoscono che le lesbiche e le donne bisessuali devono affrontare ulteriori problemi rispetto agli uomini gay e bisessuali, perché si trovano ad affrontare anche la discriminazione di genere. Arcilesbica si è separata da Arcigay nel 1997 al fine di dare priorità e visibilità alla dimensione lesbica.
Arcilesbica e Arcigay sottolineano anche i migranti LGBT e le persone LGBT appartenenti a minoranze etniche possono sperimentare la discriminazione multipla e hanno ulteriori difficoltà specifiche a causa della loro specifico retroterra. Recenti ricerche su disabilità e omosessualità mostrano forti effetti di discriminazione multipla, nel senso che gay e lesbiche disabili sperimentano l’esclusione sia da parte delle organizzazioni per le persone disabili che dall'interno della comunità omosessuale.
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lunedì 11 giugno 2012
PROBLEMA GAY
Questo post contiene alcune riflessioni sul concetto di “problema” associato all’essere gay.
Il termine problema è ripreso dal greco πρoβλημα -ατος, derivato da προβαλλω letteralmente «mettere avanti, proporre».
Le accezioni sono sostanzialmente due, la prima legata all’ambito scientifico e l’altra più tipica dell’uso comune:
1. Ogni quesito di cui si richieda ad altri o a sé stessi la soluzione, partendo di solito da elementi noti
2.
Qualsiasi situazione, caso, fatto che, nell’ambito della vita pubblica o
privata, presenti difficoltà, ostacoli, dubbi, inconvenienti più o meno
gravi da affrontare e da risolvere.
Nella
prima accezione un problema postula l’esistenza di una soluzione e
implica un procedimento per la ricerca della o delle soluzioni. Nella
seconda accezione il termina problema diventa sinonimo di difficoltà e
di disagio. L’attenzione si sposta dalla ricerca della soluzione alla
difficoltà incontrata e la ricerca di una possibile soluzione scivola
sullo sfondo, quando non è addirittura dato per scontato che non esista
alcuna soluzione.
Vediamo come il termine viene usato in collegamento con l’omosessualità, attraverso alcune citazioni.
«Le
persone omosessuali adulte nel ruolo di educatori costituiscono per i
ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo è il modello per i
suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell'effetto educativo, dipende
dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall'adulto» afferma
padre Francesco Compagnoni, assistente ecclesiastico nazionale del
Movimento adulti scout cattolici italiani, e docente di teologia morale
nelle facoltà di Teologia e di Scienze sociali della Pontificia
Università San Tommaso di Roma.
Ma
l’idea di considerare l’omosessualità un problema si trova in atti ben
più importanti come la lettera ai vescovi delle chiesa cattolica
“Homosexualitatis problema” della Congregazione per la Dottrina della
Fede del 1° ottobre 1986 firmata da Joseph Ratzinger di cui consiglio la
lettura integrale a chi vuole conoscere le posizioni ufficiali della
chiesa in proposito, dove si legge:
“1.
Il problema dell'omosessualità e del giudizio etico sugli atti
omosessuali è divenuto sempre più oggetto di pubblico dibattito, anche
in ambienti cattolici. In questa discussione vengono spesso proposte
argomentazioni ed espresse posizioni non conformi con l'insegnamento
della Chiesa Cattolica, destando una giusta preoccupazione in tutti
coloro che sono impegnati nel ministero pastorale. Di conseguenza questa
Congregazione ha ritenuto il problema così grave e diffuso da
giustificare la presente Lettera sulla cura pastorale delle persone
omosessuali, indirizzata a tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica.”
Congregazione per la Dottrina della Fede, Homosexualitatis problema, (testo ufficiale, a firma Josep Ratzinger, 1 ottobre 1986). Testo in Italiano.
In
nessun documento della Santa Sede si fa riferimento al “problema” della
omofobia. Anche se, con molto esitanti forme di tolleranza da parte
della gerarchia, si cominciano a manifestare momenti di preghiera,
talvolta ecumenica, per le vittime ella omofobia.
La
situazione concreta di una persona o di una istituzione si può
ricostruire in modo piuttosto chiaro esaminando tutto ciò che
costituisce e tutto ciò che non costituisce un problema per quella
persona o per quella istituzione. Il ragionamento vale certamente anche
per i singoli. Ci sono gay per i quali il fatto di essere gay
costituisce un problema che in prima istanza dovrebbe essere risolto, se
possibile, cambiando il proprio orientamento sessuale e in seconda
istanza dovrebbe essere superato tramite un forzato conformismo con le
richieste sociali, ci sono d’altra parte gay per i quali essere gay
costituisce la normalità della vita e non comporta alcun problema, il
problema se mai è nell’omofobia che è ancora diffusa nella società ed è
uno degli indicatori di sottosviluppo.
Riprendo
un’espressione di padre Compagnoni: “Il capo è il modello per i suoi
ragazzi e sappiamo che gran parte dell'effetto educativo, dipende dalla
esemplarità anche inconscia che proviene dall'adulto”, se il capo è
omofobo l’omofobia rischia di essere interiorizzata, i livelli di
autonomia di giudizio scadono e l’omosessualità, da problema legato
all’ignoranza e al pregiudizio sociale, diventa un problema individuale
da risolvere tramite l’auto-repressione.
Indurre
all’auto-repressione è da sempre uno dei metodi più efficaci di
controllo delle coscienze. Richiamo l’attenzione sul fatto che il
termine auto-repressione è un ossimoro, non si tratta certamente di
scelte autonome e libere ma di scelte indotte e sostanzialmente forzate.
Una scelta non è autonoma solo quando manca l’imposizione violenta ma
anche quando la scelta, apparentemente libera, è indotta attraverso un
condizionamento della coscienza. Riposto un brano di S. Alfonso Maria de
Liguori (1696-1787) “Confessore diretto per le confessioni della gente
di campagna”CAPO XXI. PUNTO II. Come debba portarsi il confessore con
diverse sorti di penitenti. § III. Come debba portarsi il confessore
co' fanciulli, e colle zitelle.
"20.
Co' fanciulli bisogna usare tutta la carità, quando vengono a
confessarsi. Primieramente bisogna interrogarli, se … [omissis], se han
commessa qualche disonestà. Ma in ciò sia molto cautelato il confessore.
Dimandi a principio al fanciullo, se ha dette male parole, o ha avuti
pensieri brutti. Dimandi poi, se ha burlato con altri figliuoli, o
figliuole; e se quelle burle sono state di nascosto con toccarsi colle
mani. Indi (rispondendo il fanciullo di sì) dimandi, se han fatte cose
brutte, o male parole: così chiamano i figliuoli i congressi turpi. E
benché il fanciullo dica di no, giova fargli interrogazioni suggestive,
per vedere se nega per rossore, v. gr. [v gr. = per esempio]È bene
quante volte hai fatte queste cose brutte? dieci, quindici volte? Di più
dimandi a' fanciulli, con chi dormono, se con fratelli o sorelle, e se
con essi in letto si son toccati burlando colle mani. Se mai il
fanciullo dorme nel letto de' suoi genitori, vada scorgendo il
confessore con prudenza, se ha fatto qualche peccato, aspiciendo aut
audiendo genitores coeuntes [vedendo o sentendo i genitori avere
rapporti sessuali]. [omissis].
21.
Circa poi l'assoluzione da darsi a questi fanciulli, vi bisogna molta
prudenza. Nel caso ch'essi sono recidivi nei peccati gravi, e si scorge,
che hanno già il bastante intendimento in comprendere l'offesa fatta a
Dio, e l'inferno meritato, debbono allora trattarsi come gli adulti;
onde, se non danno segni straordinari di dolore, dee lor differirsi
l'assoluzione, finché si vedano emendati, e ben disposti."
Altrove
(Capitolo VII - Come debba comportarsi il confessore con persone di
diversi generi § I - Come debba portarsi co' fanciulli, giovani e
signorine) il concetto è ribadito.
“Se
han commessa qualche oscenità. Ma in ciò il confessore sia molto
cautelato nelle dimande. Cominci interrogando con raggiri e parole
generali, e prima se han dette male parole, se han fatte burle con altri
figliuoli e figliuole e se quelle burle le han fatte di nascosto. Indi
dimandi se han fatte cose brutte o male parole (così chiamano i
fanciulli i fatti osceni). Molte volte, sebbene essi neghino, giova il
far loro dimande suggestive: E bene, quante volte l'hai fatte queste
cose? dieci, quindici volte? Dimandi loro con chi dormano, e se nel
letto hanno burlato colle mani. Alle signorine, se han fatto all'amore, e
se ci son stati mali pensieri, parole o atti. E dalle risposte
s'inoltri alle dimande; sed abstineat ab exquirendo a puellis vel a
pueris an adfuerit seminis effusio [Ma si astenga dal domandare alle
fanciulle ed ai fanciulli se c'è stata emissione di seme]. In somma con
questi è meglio che si manchi nell'integrità materiale della confessione
che si faccia loro apprendere quel che non sanno, o che si pongano in
curiosità di saperlo”.
Con
tecniche del tutto analoghe a queste si induce ancora oggi nei ragazzi
omosessuali l’idea che ci sia un problema da risolvere. Vizio da
superare, malattia da curare, peccato da evitare, sono in fondo
espressioni equivalenti usate in epoche diverse. Ma la prima
responsabilità dell’indurre i ragazzi omosessuali a vedere un problema
nella loro omosessualità non è nemmeno direttamente della chiesa ma
della famiglia, che forse, essa stessa profondamente condizionata, non
fa che trasmettere i condizionamenti che ha ricevuto. Un condizionamento
anti-omosessuale, cioè un condizionamento che miri a colpevolizzare
l’omosessualità a e vederla come un problema, in genere viene assorbito
senza alcun filtro da persone che non sono omosessuali, perché si tratta
di una questione, per loro, esclusivamente teorica che non genera stati
di ansia o di tensione, ma quando quel condizionamento ricade su
ragazzi che sono omosessuali provoca disagio e talvolta stati di vera
sofferenza psichica profonda. La non accettazione familiare, assunta
come inevitabile, sta alla base del fatto che moltissimi omosessuali non
si dichiarano mai in famiglia.
Vedere
l’omosessualità come un problema comporta che si mettano in atto dei
tentativi di risolvere quel problema, ma si dovrebbe meglio dire quel
falso problema. Ripeto spesso che la paura dei fantasmi può indurre a
chiudersi e a prendere decisioni sconsiderate anche se i fantasmi non
esistono affatto.
Spesso
le famiglie che considerano l’omosessualità un problema, e che inducono
nei figli questa stessa idea, si sentono incapaci di affrontare
autonomamente il problema perché risolvere il problema per loro non
consiste nel prendere atto che non si tratta di un problema ma
nell’indurre il figlio alla eterosessualità. In questi casi
l’omosessualità viene medicalizzata ed entra in campo lo psicologo
clinico o lo psichiatra e si può arrivare ad ipotizzare una ricerca
farmacologica di soluzioni. Che ci possano essere ragazzi gay che
possono avere bisogno o addirittura necessità dell’interventi di
specialisti per affrontare altri problemi è cosa ovvia ma
l’omosessualità di per sé non richiede nessun intervento specialistico.
Di fatto, parecchie volte, l’intervento specialistico ha una utilità
anche se non è di per sé necessario, perché è un surrogato di relazioni
affettive importanti che possono mancare. Ma, in condizioni normali,
cioè in ambienti liberi almeno relativamente, le amicizie, e in
particolare le amicizie serie con altri ragazzi, gay e etero, possono
sostituire pienamente l’intervento di uno psicologo. La amicizie, e in
particolare le amicizie gay, servono proprio ad allontanare la paura dei
fantasmi, a prendere atto di una realtà che è diversissima da come
viene rappresentata, cioè aiutano a rendersi conto che il problema non
esiste, che non c’è nessuna soluzione da cercare e che bisogna sentirsi
liberi di vivere la propria vita.
Senza omofobia, che è figlia dell’ignoranza e che è il vero problema, non ci sarebbe nemmeno il falso problema dell’essere gay.
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domenica 3 giugno 2012
PARLAMENTO EUROPEO E LOTTA ALLA OMOFOBIA IN EUROPA
Riporto
qui di seguito un importante documento sulla lotta all'omofobia in
Europa, approvato il 24 maggio 2012 dal Parlamento europeo.
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2012-0222+0+DOC+XML+V0//IT
Risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012 sulla lotta all'omofobia in Europa (2012/2657(RSP))
Il Parlamento europeo,
– visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,
– visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 6, 7, 21 e 27 del trattato sull'Unione europea, gli articoli 10 e 19 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e la Carta dei diritti fondamentali dell'UE,
– visto lo strumentario per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), adottato dal gruppo di lavoro «Diritti umani» del Consiglio dell'Unione europea,
– viste la risoluzione 1728 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, del 29 aprile 2010, sulla discriminazione basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, e la raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei ministri, del 31 marzo 2010, sulle misure per combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere,
– vista la relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali del novembre 2010 in materia di omofobia, transfobia e discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere,
– vista la sua risoluzione del 18 aprile 2012 sui diritti umani nel mondo e la politica dell'Unione europea in materia, comprese le conseguenze per la politica strategica dell'UE in materia di diritti umani(1),
– vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sul prossimo vertice UE-Russia(2),
– vista la sua risoluzione del 28 settembre 2011 sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite(3),
– vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2011 sulla violazione della libertà di espressione e sulle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale in Lituania(4),
– vista la sua risoluzione del 17 settembre 2009 sulla legge lituana sulla tutela dei minori contro gli effetti dannosi della pubblica informazione(5),
– viste le sue precedenti risoluzioni sull'omofobia, in particolare quelle del 26 aprile 2007 sull'omofobia in Europa(6), del 15 giugno 2006 sull'intensificarsi della violenza razzista e omofoba in Europa(7), del 18 gennaio 2006 sull'omofobia in Europa(8),
– visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,
A. considerando che l'Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze, e che essa afferma e promuove tali valori nelle sue relazioni con il resto del mondo;
B. considerando che l'omofobia consiste nella paura e nell'avversione irrazionali provate nei confronti dell'omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi, ed è assimilabile al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo; che si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme, tra cui incitamento all'odio e istigazione alla discriminazione, scherno e violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e uccisioni, discriminazioni a violazione del principio di uguaglianza e limitazione ingiustificata e irragionevole dei diritti, e spesso si cela dietro motivazioni fondate sull'ordine pubblico, sulla libertà religiosa e sul diritto all'obiezione di coscienza;
C. considerando che in Russia sono state approvate leggi penali e amministrative contro la «propaganda dell'omosessualità» nelle regioni di Rjazan« nel 2006, Archangel'sk nel 2011 e Kostroma e San Pietroburgo nel 2012, e che le regioni di Novosibirsk, Samara, Kirov, Krasnojarsk e Kaliningrad stanno considerando l'adozione di norme simili; che dette leggi prevedono sanzioni fino a 1 270 euro per le persone fisiche e fino a 12 700 euro per le associazioni e le imprese; che la Duma federale sta considerando l'introduzione di una legge analoga;
D. considerando che in Ucraina sono all'esame del parlamento due progetti di legge presentati nel 2011 e nel 2012 nell'ottica di introdurre il reato di «diffusione dell'omosessualità», che includerebbe l'organizzazione di riunioni, parate, azioni, dimostrazioni e manifestazioni di massa intese a diffondere intenzionalmente informazioni positive sull'omosessualità; che le sanzioni proposte prevedono multe e pene detentive fino a cinque anni; che la commissione per la libertà di espressione e di informazione sostiene tali progetti di legge;
E. considerando che in Moldova le città di Bălți, Sorochi, Drochia, Cahul, Ceadîr Lunga e Hiliuţi come pure i distretti di Anenii Noi e Basarabeasca hanno recentemente adottato leggi intese a vietare la «propaganda aggressiva di orientamenti sessuali non tradizionali» e in un caso le «attività musulmane», e che tali misure sono già state dichiarate incostituzionali dalla Cancelleria di Stato nel caso di Chetriş;
F. considerando che in Lituania resta giuridicamente difficile stabilire se la pubblica informazione possa promuovere l'accettazione dell'omosessualità in base alla legge sulla tutela dei minori contro gli effetti dannosi della pubblica informazione, quale modificata nel 2010;
G. considerando che in Lettonia un membro del consiglio municipale di Riga ha recentemente presentato un progetto di legge inteso a vietare la «propaganda dell'omosessualità» per impedire lo svolgimento della marcia dell'orgoglio baltico (Baltic Pride) del marzo 2012, e che questa proposta non è ancora stata esaminata;
H. considerando che in Ungheria il partito di estrema destra Jobbik ha recentemente presentato diversi progetti di legge intesi a introdurre il nuovo reato di «diffusione dei disturbi del comportamento sessuale» e che il partito Fidesz ha presentato al consiglio municipale di Budapest un'ordinanza locale per «limitare le marce oscene» prima del gay pride di Budapest; che le proposte sono successivamente state abbandonate;
I. considerando che la delegazione dell'UE in Moldova ha espresso «profondo rammarico e viva preoccupazione» in relazione a tali «manifestazioni di intolleranza e discriminazione»;
J. considerando che la Commissione ha asserito il proprio impegno ad assicurare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nell'UE, dichiarando che l'omofobia non sarà tollerata in Europa;
K. considerando che negli Stati membri e nei paesi terzi continuano a verificarsi casi di omofobia, che si manifesta sotto forma di omicidi, interdizione delle marce per l'orgoglio omosessuale (gay pride) e delle manifestazioni per l'uguaglianza, utilizzo pubblico di un linguaggio aggressivo, minaccioso e improntato all'odio, incapacità della polizia di assicurare un'adeguata protezione e violente manifestazioni autorizzate di gruppi omofobi;
L. considerando che il Parlamento europeo ribadisce il proprio impegno a favore dell'uguaglianza e della non discriminazione in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere nell'UE, in particolare per quanto concerne l'approvazione della direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, il cui avanzamento è stato bloccato a causa delle obiezioni di alcuni Stati membri, nonché per quanto riguarda le future proposte per il riconoscimento reciproco degli effetti dei documenti di stato civile, la prossima revisione della decisione quadro sul razzismo e la xenofobia per includere il reato di omofobia e una tabella di marcia globale che assicuri l'uguaglianza senza discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere;
Situazione nell'Unione europea
1. condanna con forza tutte le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere e deplora vivamente che tuttora, all'interno dell'Unione europea, i diritti fondamentali delle persone LGBT non siano sempre rispettati appieno; invita pertanto gli Stati membri a garantire la protezione di lesbiche, gay, bisessuali e transgender dai discorsi omofobi di incitamento all'odio e dalla violenza e ad assicurare che le coppie dello stesso sesso godano del medesimo rispetto, dignità e protezione riconosciuti al resto della società; esorta gli Stati membri e la Commissione a condannare con fermezza i discorsi d'odio omofobi o l'incitamento all'odio e alla violenza nonché ad assicurare che la libertà di manifestazione, garantita da tutti i trattati sui diritti umani, sia effettivamente rispettata;
2. chiede alla Commissione di rivedere la decisione quadro sul razzismo e la xenofobia per rafforzarne e ampliarne il campo di applicazione, onde includere i reati di odio basati sull'orientamento sessuale, l'identità di genere e l'espressione di genere;
3. invita la Commissione a garantire che la discriminazione in relazione all'orientamento sessuale sia proibita in tutti i settori, completando il pacchetto antidiscriminazione basato sull'articolo 19 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
4. invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che la direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione sia attuata senza discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e a proporre misure per riconoscere reciprocamente gli effetti dei documenti di stato civile in base al principio del riconoscimento reciproco;
5. richiama l'attenzione sulle conclusioni della relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali intitolata «Omofobia, transfobia e discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere»; invita la Commissione e gli Stati membri a dare seguito nella massima misura possibile ai pareri contenuti in detta relazione;
6. chiede alla Commissione di esaminare attentamente i futuri risultati dell'inchiesta LGBT europea dell'Agenzia per i diritti fondamentali e di intraprendere azioni appropriate;
7. invita la Commissione a garantire che la relazione annuale sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali comprenda una strategia per rafforzare la protezione dei diritti fondamentali nell'UE, includendo informazioni integrali ed esaustive sull'incidenza dell'omofobia negli Stati membri nonché le soluzioni e le azioni proposte per superarla;
8. chiede nuovamente alla Commissione di stabilire una tabella di marcia globale che assicuri l'uguaglianza senza discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere;
9. ritiene che i diritti fondamentali delle persone LGBT sarebbero maggiormente tutelati se esse avessero accesso a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio; plaude al fatto che sedici Stati membri offrono attualmente queste opportunità e invita gli altri Stati membri a prendere in considerazione tali istituti;
Leggi omofobe e libertà di espressione in Europa
10. esprime viva preoccupazione per gli sviluppi che limitano la libertà di espressione e di associazione in base a idee infondate in materia di omosessualità e transessualità; ritiene che gli Stati membri dell'UE debbano essere esemplari nell'applicazione e nella protezione dei diritti fondamentali in Europa;
11. deplora il fatto che leggi di questo tipo siano già state usate per arrestare e multare i cittadini, compresi i cittadini eterosessuali che esprimono sostegno, tolleranza o accettazione verso lesbiche, gay, bisessuali e transgender; deplora altresì la legittimazione dell'omofobia e talvolta della violenza operata da tali leggi, come nel caso del violento attacco a un autobus di attivisti LGBT avvenuto il 17 maggio 2012 a San Pietroburgo;
12. condanna la violenza e le minacce che hanno caratterizzato il gay pride di Kiev del 20 maggio 2012, in cui due leader della manifestazione sono stati percossi, causando la cancellazione della sfilata; ricorda che gli accordi dell'UE sono subordinati al rispetto dei diritti fondamentali, come stabilito nei trattati, e invita quindi l'Ucraina a introdurre una legislazione che vieti la discriminazione, anche quella basata sull'orientamento sessuale; ritiene che gli attuali sviluppi in Ucraina non siano conformi a tali condizioni; invita le autorità ucraine a ritirare immediatamente i pertinenti progetti di legge, a proporre una legislazione che vieta la discriminazione, compresa quella basata sull'orientamento sessuale, e a impegnarsi per garantire la sicurezza del gay pride di Kiev del prossimo anno;
13. sottolinea che il termine «propaganda» è raramente definito; è costernato dal fatto che le reti di informazione si sono dimostrabilmente censurate, che i cittadini sono intimiditi e temono di esprimere le proprie opinioni e che le associazioni e le società che utilizzano simboli gay-friendly, come gli arcobaleni, possono essere perseguite;
14. sottolinea che queste leggi e queste proposte non sono conformi al Patto internazionale sui diritti civili e politici che vieta le leggi e le pratiche discriminatorie(9) basate sull'orientamento sessuale, e cui aderiscono Russia, Ucraina, Moldova e tutti gli Stati membri dell'UE; chiede al Consiglio d'Europa di indagare su tali violazioni dei diritti umani, di verificarne la compatibilità con gli impegni connessi all'appartenenza al Consiglio d'Europa e la Convenzione europea per i diritti dell'uomo, prendendo le misure adeguate;
15. sottolinea inoltre che l'istruzione è fondamentale ed esprime quindi la necessità di un'educazione sessuale appropriata, accessibile e rispettosa; esorta gli Stati membri e la Commissione a intensificare la lotta all'omofobia attraverso l'istruzione, nonché adottando misure amministrative, giuridiche e legislative;
16. sottolinea infine che i tribunali nazionali e internazionali hanno affermato ripetutamente che le preoccupazioni in materia di moralità pubblica non giustificano un trattamento differenziato, anche in relazione alla libertà di espressione; indica l'ampia maggioranza di paesi europei in cui non vigono leggi di questo tipo e dove prosperano società eterogenee e reciprocamente rispettose;
17. chiede alle competenti autorità di Russia, Ucraina, Moldova e di tutti gli Stati membri di dimostrare e garantire il rispetto del principio di non discriminazione e di riconsiderare tali leggi e proposte alla luce della legislazione internazionale in materia di diritti umani e dei propri impegni da essa derivanti;
18. invita la Commissione, il Consiglio e il Servizio per l'azione esterna a prendere atto di tali divieti e a condannarli, specialmente nel contesto degli affari interni, del dialogo bilaterale e della politica europea di vicinato; invita inoltre il Consiglio dell'Unione europea e il Servizio per l'azione esterna a sollevare la questione nei pertinenti consessi internazionali, quali il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e le Nazioni Unite;
19. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio dell'Unione europea, all'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/vicepresidente della Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai governi e ai parlamenti nazionali di Russia e Ucraina, ai parlamenti regionali russi citati e ai consigli locali moldovi citati.
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(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0126.
(2) Testi approvati, P7_TA(2011)0575.
(3) Testi approvati, P7_TA(2011)0427.
(4) GU C 136 E dell'11.5.2012, pag. 50.
(5) GU C 224 E del 19.8.2010, pag. 18.
(6) GU C 74 E del 20.3.2008, pag. 776.
(7) GU C 300 E del 9.12.2006, pag. 491.
(8) GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 179.
(9) Toonen v. Australia , Comunicazione n. 488/§992, Doc. ONU CCPR/C/50/D/488/1992 (1994); Young v. Australia, Comunicazione n. 941/2000, Doc. ONU CCPR/C/78/D/941/2000 (2003); X v. Columbia, Comunicazione n. 1361/2005, Doc. ONU CCPR/C/89/D/1361/2005 (2007).
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2012-0222+0+DOC+XML+V0//IT
Risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012 sulla lotta all'omofobia in Europa (2012/2657(RSP))
Il Parlamento europeo,
– visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,
– visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 6, 7, 21 e 27 del trattato sull'Unione europea, gli articoli 10 e 19 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e la Carta dei diritti fondamentali dell'UE,
– visto lo strumentario per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), adottato dal gruppo di lavoro «Diritti umani» del Consiglio dell'Unione europea,
– viste la risoluzione 1728 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, del 29 aprile 2010, sulla discriminazione basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, e la raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei ministri, del 31 marzo 2010, sulle misure per combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere,
– vista la relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali del novembre 2010 in materia di omofobia, transfobia e discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere,
– vista la sua risoluzione del 18 aprile 2012 sui diritti umani nel mondo e la politica dell'Unione europea in materia, comprese le conseguenze per la politica strategica dell'UE in materia di diritti umani(1),
– vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sul prossimo vertice UE-Russia(2),
– vista la sua risoluzione del 28 settembre 2011 sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite(3),
– vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2011 sulla violazione della libertà di espressione e sulle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale in Lituania(4),
– vista la sua risoluzione del 17 settembre 2009 sulla legge lituana sulla tutela dei minori contro gli effetti dannosi della pubblica informazione(5),
– viste le sue precedenti risoluzioni sull'omofobia, in particolare quelle del 26 aprile 2007 sull'omofobia in Europa(6), del 15 giugno 2006 sull'intensificarsi della violenza razzista e omofoba in Europa(7), del 18 gennaio 2006 sull'omofobia in Europa(8),
– visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,
A. considerando che l'Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze, e che essa afferma e promuove tali valori nelle sue relazioni con il resto del mondo;
B. considerando che l'omofobia consiste nella paura e nell'avversione irrazionali provate nei confronti dell'omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi, ed è assimilabile al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo; che si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme, tra cui incitamento all'odio e istigazione alla discriminazione, scherno e violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e uccisioni, discriminazioni a violazione del principio di uguaglianza e limitazione ingiustificata e irragionevole dei diritti, e spesso si cela dietro motivazioni fondate sull'ordine pubblico, sulla libertà religiosa e sul diritto all'obiezione di coscienza;
C. considerando che in Russia sono state approvate leggi penali e amministrative contro la «propaganda dell'omosessualità» nelle regioni di Rjazan« nel 2006, Archangel'sk nel 2011 e Kostroma e San Pietroburgo nel 2012, e che le regioni di Novosibirsk, Samara, Kirov, Krasnojarsk e Kaliningrad stanno considerando l'adozione di norme simili; che dette leggi prevedono sanzioni fino a 1 270 euro per le persone fisiche e fino a 12 700 euro per le associazioni e le imprese; che la Duma federale sta considerando l'introduzione di una legge analoga;
D. considerando che in Ucraina sono all'esame del parlamento due progetti di legge presentati nel 2011 e nel 2012 nell'ottica di introdurre il reato di «diffusione dell'omosessualità», che includerebbe l'organizzazione di riunioni, parate, azioni, dimostrazioni e manifestazioni di massa intese a diffondere intenzionalmente informazioni positive sull'omosessualità; che le sanzioni proposte prevedono multe e pene detentive fino a cinque anni; che la commissione per la libertà di espressione e di informazione sostiene tali progetti di legge;
E. considerando che in Moldova le città di Bălți, Sorochi, Drochia, Cahul, Ceadîr Lunga e Hiliuţi come pure i distretti di Anenii Noi e Basarabeasca hanno recentemente adottato leggi intese a vietare la «propaganda aggressiva di orientamenti sessuali non tradizionali» e in un caso le «attività musulmane», e che tali misure sono già state dichiarate incostituzionali dalla Cancelleria di Stato nel caso di Chetriş;
F. considerando che in Lituania resta giuridicamente difficile stabilire se la pubblica informazione possa promuovere l'accettazione dell'omosessualità in base alla legge sulla tutela dei minori contro gli effetti dannosi della pubblica informazione, quale modificata nel 2010;
G. considerando che in Lettonia un membro del consiglio municipale di Riga ha recentemente presentato un progetto di legge inteso a vietare la «propaganda dell'omosessualità» per impedire lo svolgimento della marcia dell'orgoglio baltico (Baltic Pride) del marzo 2012, e che questa proposta non è ancora stata esaminata;
H. considerando che in Ungheria il partito di estrema destra Jobbik ha recentemente presentato diversi progetti di legge intesi a introdurre il nuovo reato di «diffusione dei disturbi del comportamento sessuale» e che il partito Fidesz ha presentato al consiglio municipale di Budapest un'ordinanza locale per «limitare le marce oscene» prima del gay pride di Budapest; che le proposte sono successivamente state abbandonate;
I. considerando che la delegazione dell'UE in Moldova ha espresso «profondo rammarico e viva preoccupazione» in relazione a tali «manifestazioni di intolleranza e discriminazione»;
J. considerando che la Commissione ha asserito il proprio impegno ad assicurare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nell'UE, dichiarando che l'omofobia non sarà tollerata in Europa;
K. considerando che negli Stati membri e nei paesi terzi continuano a verificarsi casi di omofobia, che si manifesta sotto forma di omicidi, interdizione delle marce per l'orgoglio omosessuale (gay pride) e delle manifestazioni per l'uguaglianza, utilizzo pubblico di un linguaggio aggressivo, minaccioso e improntato all'odio, incapacità della polizia di assicurare un'adeguata protezione e violente manifestazioni autorizzate di gruppi omofobi;
L. considerando che il Parlamento europeo ribadisce il proprio impegno a favore dell'uguaglianza e della non discriminazione in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere nell'UE, in particolare per quanto concerne l'approvazione della direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, il cui avanzamento è stato bloccato a causa delle obiezioni di alcuni Stati membri, nonché per quanto riguarda le future proposte per il riconoscimento reciproco degli effetti dei documenti di stato civile, la prossima revisione della decisione quadro sul razzismo e la xenofobia per includere il reato di omofobia e una tabella di marcia globale che assicuri l'uguaglianza senza discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere;
Situazione nell'Unione europea
1. condanna con forza tutte le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere e deplora vivamente che tuttora, all'interno dell'Unione europea, i diritti fondamentali delle persone LGBT non siano sempre rispettati appieno; invita pertanto gli Stati membri a garantire la protezione di lesbiche, gay, bisessuali e transgender dai discorsi omofobi di incitamento all'odio e dalla violenza e ad assicurare che le coppie dello stesso sesso godano del medesimo rispetto, dignità e protezione riconosciuti al resto della società; esorta gli Stati membri e la Commissione a condannare con fermezza i discorsi d'odio omofobi o l'incitamento all'odio e alla violenza nonché ad assicurare che la libertà di manifestazione, garantita da tutti i trattati sui diritti umani, sia effettivamente rispettata;
2. chiede alla Commissione di rivedere la decisione quadro sul razzismo e la xenofobia per rafforzarne e ampliarne il campo di applicazione, onde includere i reati di odio basati sull'orientamento sessuale, l'identità di genere e l'espressione di genere;
3. invita la Commissione a garantire che la discriminazione in relazione all'orientamento sessuale sia proibita in tutti i settori, completando il pacchetto antidiscriminazione basato sull'articolo 19 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
4. invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che la direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione sia attuata senza discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e a proporre misure per riconoscere reciprocamente gli effetti dei documenti di stato civile in base al principio del riconoscimento reciproco;
5. richiama l'attenzione sulle conclusioni della relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali intitolata «Omofobia, transfobia e discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere»; invita la Commissione e gli Stati membri a dare seguito nella massima misura possibile ai pareri contenuti in detta relazione;
6. chiede alla Commissione di esaminare attentamente i futuri risultati dell'inchiesta LGBT europea dell'Agenzia per i diritti fondamentali e di intraprendere azioni appropriate;
7. invita la Commissione a garantire che la relazione annuale sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali comprenda una strategia per rafforzare la protezione dei diritti fondamentali nell'UE, includendo informazioni integrali ed esaustive sull'incidenza dell'omofobia negli Stati membri nonché le soluzioni e le azioni proposte per superarla;
8. chiede nuovamente alla Commissione di stabilire una tabella di marcia globale che assicuri l'uguaglianza senza discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere;
9. ritiene che i diritti fondamentali delle persone LGBT sarebbero maggiormente tutelati se esse avessero accesso a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio; plaude al fatto che sedici Stati membri offrono attualmente queste opportunità e invita gli altri Stati membri a prendere in considerazione tali istituti;
Leggi omofobe e libertà di espressione in Europa
10. esprime viva preoccupazione per gli sviluppi che limitano la libertà di espressione e di associazione in base a idee infondate in materia di omosessualità e transessualità; ritiene che gli Stati membri dell'UE debbano essere esemplari nell'applicazione e nella protezione dei diritti fondamentali in Europa;
11. deplora il fatto che leggi di questo tipo siano già state usate per arrestare e multare i cittadini, compresi i cittadini eterosessuali che esprimono sostegno, tolleranza o accettazione verso lesbiche, gay, bisessuali e transgender; deplora altresì la legittimazione dell'omofobia e talvolta della violenza operata da tali leggi, come nel caso del violento attacco a un autobus di attivisti LGBT avvenuto il 17 maggio 2012 a San Pietroburgo;
12. condanna la violenza e le minacce che hanno caratterizzato il gay pride di Kiev del 20 maggio 2012, in cui due leader della manifestazione sono stati percossi, causando la cancellazione della sfilata; ricorda che gli accordi dell'UE sono subordinati al rispetto dei diritti fondamentali, come stabilito nei trattati, e invita quindi l'Ucraina a introdurre una legislazione che vieti la discriminazione, anche quella basata sull'orientamento sessuale; ritiene che gli attuali sviluppi in Ucraina non siano conformi a tali condizioni; invita le autorità ucraine a ritirare immediatamente i pertinenti progetti di legge, a proporre una legislazione che vieta la discriminazione, compresa quella basata sull'orientamento sessuale, e a impegnarsi per garantire la sicurezza del gay pride di Kiev del prossimo anno;
13. sottolinea che il termine «propaganda» è raramente definito; è costernato dal fatto che le reti di informazione si sono dimostrabilmente censurate, che i cittadini sono intimiditi e temono di esprimere le proprie opinioni e che le associazioni e le società che utilizzano simboli gay-friendly, come gli arcobaleni, possono essere perseguite;
14. sottolinea che queste leggi e queste proposte non sono conformi al Patto internazionale sui diritti civili e politici che vieta le leggi e le pratiche discriminatorie(9) basate sull'orientamento sessuale, e cui aderiscono Russia, Ucraina, Moldova e tutti gli Stati membri dell'UE; chiede al Consiglio d'Europa di indagare su tali violazioni dei diritti umani, di verificarne la compatibilità con gli impegni connessi all'appartenenza al Consiglio d'Europa e la Convenzione europea per i diritti dell'uomo, prendendo le misure adeguate;
15. sottolinea inoltre che l'istruzione è fondamentale ed esprime quindi la necessità di un'educazione sessuale appropriata, accessibile e rispettosa; esorta gli Stati membri e la Commissione a intensificare la lotta all'omofobia attraverso l'istruzione, nonché adottando misure amministrative, giuridiche e legislative;
16. sottolinea infine che i tribunali nazionali e internazionali hanno affermato ripetutamente che le preoccupazioni in materia di moralità pubblica non giustificano un trattamento differenziato, anche in relazione alla libertà di espressione; indica l'ampia maggioranza di paesi europei in cui non vigono leggi di questo tipo e dove prosperano società eterogenee e reciprocamente rispettose;
17. chiede alle competenti autorità di Russia, Ucraina, Moldova e di tutti gli Stati membri di dimostrare e garantire il rispetto del principio di non discriminazione e di riconsiderare tali leggi e proposte alla luce della legislazione internazionale in materia di diritti umani e dei propri impegni da essa derivanti;
18. invita la Commissione, il Consiglio e il Servizio per l'azione esterna a prendere atto di tali divieti e a condannarli, specialmente nel contesto degli affari interni, del dialogo bilaterale e della politica europea di vicinato; invita inoltre il Consiglio dell'Unione europea e il Servizio per l'azione esterna a sollevare la questione nei pertinenti consessi internazionali, quali il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e le Nazioni Unite;
19. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio dell'Unione europea, all'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/vicepresidente della Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai governi e ai parlamenti nazionali di Russia e Ucraina, ai parlamenti regionali russi citati e ai consigli locali moldovi citati.
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(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0126.
(2) Testi approvati, P7_TA(2011)0575.
(3) Testi approvati, P7_TA(2011)0427.
(4) GU C 136 E dell'11.5.2012, pag. 50.
(5) GU C 224 E del 19.8.2010, pag. 18.
(6) GU C 74 E del 20.3.2008, pag. 776.
(7) GU C 300 E del 9.12.2006, pag. 491.
(8) GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 179.
(9) Toonen v. Australia , Comunicazione n. 488/§992, Doc. ONU CCPR/C/50/D/488/1992 (1994); Young v. Australia, Comunicazione n. 941/2000, Doc. ONU CCPR/C/78/D/941/2000 (2003); X v. Columbia, Comunicazione n. 1361/2005, Doc. ONU CCPR/C/89/D/1361/2005 (2007).
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