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mercoledì 28 aprile 2010

UN ALTRO AMORE GAY

Ciao Project,
grazie di avere perso tutto quel tempo con me, non me lo aspettavo. In fondo parlare con te mi ha fatto un effetto strano, mi ha un po’ portato indietro nel tempo. Sono parecchi anni che nessuno mi prende sul serio e non pensavo che potesse succedere, tanto più che le mie esperienze sono un po’ all’opposto di quello che dici tu sul blog, o almeno lo sono state. Anche se ormai ho quasi 40 anni, credo di non aver mai usato il cervello, di stupidaggini ne ho fatte tante e pure grosse e te ne ho parlato ieri notte, ma la cosa più stupida che ho fatto è stata cercare di mettere sempre al centro me stesso. Ho cominciato a bazzicare da giovanissimo per quegli ambienti che non ti piacciono, ma mi sentivo libero e soprattutto era tutto molto facile. Tu sai che ho fatto il test e che è negativo, ne farò un altro tra tre mesi ma realmente non ho paura che sia positivo perché nell’ultimo periodo (un anno circa) sono stato molto attento. A me è andata bene ma un mio amico è stato meno fortunato ed è sieropositivo. Credo che la cosa che mi ha rimesso in moto il cervello sia stata proprio questa. In quel ragazzo mi ci rivedo e non lo lascerò solo. Quanto a me mi sento in una situazione strana, come se proprio per tutto quello che ho passato, io fossi uno dei pochi che possono capire i ragazzi che fanno una vita estrema, un po’ come è stata la mia. Certe volte penso che potrei mollare tutto il resto (salvo il lavoro perché devo pure sopravvivere) per dedicarmi ai ragazzi come me. Avevo cominciato a fare delle cose per le quali mi avevano sfottuto parecchio. Andavo per locali gay, “rimorchiavo” i ragazzi e se li vedevo proprio persi ce la mettevo tutta per farli ragionare, gli racconto come ho vissuto io e tutto quello che ho detto a te. Mi dicevano che mi dovevo fare frate. Certi ragazzi quando si rendevano conto che da loro non volevo sesso mi prendevano per uno spostato fuori di brocca. E’ successo quasi sempre così (ci ho provato un dozzina di volte) solo in un caso le cose sono andate diversamente, con un ragazzo di 20 anni che era veramente al limite (anche molto fumato) e soprattutto in pratica faceva di tutto per buttarsi via. In pratica a casa sua non ci stava mai e nessuno lo cercava mai. A scuola un fallimento. Quando l’ho conosciuto doveva fare per la seconda volta l’ultimo anno dell’ITIS perché lo avevano bocciato. Project, non ci crederai ma conoscere questo ragazzo è stata la svolta della mia vita. Fino a 37 anni avevo vissuto nella più totale trasandatezza, l’unica cosa seria che facevo era il lavoro, ma in pratica spendevo tutto quello che avevo e pure quello che non avevo per passare le serate nei locali a caccia di ragazzi, e avevo proprio perso il conto. Se avessi visto casa mia allora ti saresti spaventato, sporcizia e muffa dappertutto, lenzuola nere di sporco, insomma ho detto tutto. Poi ho conosciuto lui, Marco (non si chiama così). Parlava di cose terribili, in pratica sempre e solo di morte e di inadeguatezza, di non avere un senso nella vita. Certe volte pensavo che potesse perfino arrivare a suicidarsi perché lo vedevo proprio perso. L’ho invitato a casa mia, c’è venuto pensando a un incontro di sesso, penso ne avesse avuti tanti, un po’ mi tentava, anzi un bel po’ ma non mi sono lasciato andare e ho recitato un ruolo a metà tra quello del fratello maggiore e quello dell’amico serio. A fine serata mi ha chiesto se poteva restare a dormire da me, da quando me lo ha detto fino alle due di notte mi sono messo a pulire la “sua” stanza (casa mia ne ha solo due) ho lavorato come un negro, ho perfino lavato per terra, cosa che non facevo da almeno un anno, lui prima osservava, poi mi ha dato una mano. Abbiamo riempito 10 buste di immondizia di tutti i tipi, abbiamo tolto la polvere a chili e gli ho dato le uniche lenzuola decenti che ho trovato. Ha voluto dormire con le porte aperte. La mattina mi sono alzato, lui dormiva ancora perché erano passate da poco le sei, gli ho detto che sarei sceso a prendere il latte, lui ha risposto con un mugolio. Quando sono rientrato si era alzato e aveva pulito una parte del bagno. Mi ha chiesto. “Ma tu con chi vivi?” Gli ho detto che vivevo solo e mi ha chiesto se poteva rimanere. Gli ho detto di sì, poi sono andato a lavorare e gli ho lasciato un po’ di soldi perché non ne aveva. Sto al lavoro fino alle 17.00 poi torno a casa e trovo Marco indaffaratissimo, la casa uno specchio, aveva pulito tutto, aveva fatto diversi bucati e li aveva stesi fuori e aveva pure cucinato. Era fine luglio, a settembre doveva riprendere scuola ma non aveva la minima intenzione di andarci, quando provavo a parlarne non mi ascoltava nemmeno e allora l’ho ricattato: “Se vuoi stare qui studi, se no te ne vai!” Prima mi ha risposto a parolacce, poi ha detto che tanto non avrebbe capito niente perché era stupido. La sera abbiamo cominciato a fare progetti sulla scuola, sembrava perplesso ma non infastidito. Voleva fare l’amore con me, anzi diceva che lo voleva fare proprio perché gli veniva spontaneo e qui mi ha messo in crisi allora gli ho detto che non mi fidavo e che dovevamo fare prima i test per l’aids e rifarli dopo il periodo finestra, l’ha bevuta e ha messo da parte l’idea. La sera abbiamo visto la tv io in poltrona e lui allungato sul divano. Ogni tanto rideva e quel modo di ridere non lo dimenticherò mai più. L’indomani al lavoro ho preso un’ora di permesso e sono andato alla sua scuola per l’iscrizione, perché non si era iscritto e gli ho portato i moduli a casa, mi ha guardato incredulo e mi ha detto: “Allora la prendi sul serio!” Marco non si allontanava mai da casa, pensavo che prima o poi avrebbe avuto la necessità di andare in giro per locali come faceva prima, ma non succedeva, non mi chiedeva quattrini. Dopo una settimana ormai quella era anche casa sua. Insomma, Project, tra poco farà la maturità. Io sono andato a parlare coi professori in qualità di zio (fasullo) e Marco con la scuola ha ingranato benino e penso che dopo ci sarà anche l’università. Adesso vive con me, è la cosa più bella che mi sia mai capitata nella vita e io sogno che lui possa trovarsi un ragazzo come si deve che gli voglia bene perché temo che possa affezionarsi troppo a me. Per un lato lo temo e per l’altro lo desidero. Ormai niente più locali né per lui né per me. Nella mia vita ho fatto sesso con tanti ragazzi, mai con Marco, eppure gli voglio un bene totale e mi sento amato. Non so se la nostra è una coppia gay o magari è solo la solidarietà dei disperati però è la cosa più bella che mi sia capitata. Cioè io adesso ho capito che cosa vuol dire amare un ragazzo, prima non l’avevo mai capito, prima pensavo che amore e sesso fossero la stessa cosa ma poi ho capito che non è così. Project, questa è la storia che avevo cominciato a raccontarti ieri sera e sei stato l’unico che l’ha presa sul serio! Grazie Project! Chissà se avessi incontrato progetto gay 20 anni fa …
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martedì 3 giugno 2008

APPARENZA E REALTÀ DI UNA VITA GAY

Ciao Project,
non so nemmeno perché ti scrivo, in effetti non ho grossi problemi, però, dai, così per scambiare due chiacchiere. Ho 29 anni, non ho un ragazzo e in pratica non ne ho mai avuto uno, però la cosa non mi pesa: Credo di avere vissuto tutti i problemi gay tipici, che prima pensavo che fossero solo miei o quasi ma poi, leggendo il forum, mi sembrano molto più comuni si quanto pensavo prima. In pratica mi sono considerato eterosessuale fino a 25 anni, anche se per me le ragazze erano in fondo solo amiche, io non capivo (cercavo di non capire) il motivo, ma mi sentivo etero, in alcuni post del forum sulla scoperta dell’orientamento sessuale mi ci sono ritrovato piuttosto bene, cioè le fasi sono state più o meno quelle però io l’angoscia non l’ho avuta proprio, è stata una cosa quasi normale, perché in fondo in un modo o nell’altro come stavano le cose lo sapevo, quindi direi che sono stato fortunato. Oramai sono più di 4 anni che ho le idee chiare, anche se in fondo le avevo già prima. Ai miei non ho detto nulla. Vivo con loro e sono figlio unico e onestamente non ho nessun motivo per raccontare i fatti miei a persone che nella migliore delle ipotesi mi tollererebbero. E poi, il coming out potrei anche concepirlo ma se avessi una storia vera, allora, al limite potrebbe valere la pena, se mi succederà vedrò che cosa fare. Per il momento sono solo, anzi sono solo da 4 anni, e non sento nemmeno il bisogno di avere un ragazzo vicino che sarebbe pure una complicazione molto grossa. Ho tanti amici. Il sabato sera esco con loro, ce ne andiamo a prendere una pizza, stiamo bene, sono tutti etero, io sono l’unico che non è in coppia e poi i ragazzi della comitiva (che sono tre) a me non interessano proprio sotto il punto di vista fisico, quindi sono “solo” amici e a me la cosa sta bene perché non mi si creano complicazioni di nessun genere. Amici gay non ne ho e non ne voglio. Ho conosciuto un ragazzo gay per motivi di lavoro, ma non mi piaceva affatto e aveva qualcosa di eccessivo. Lo so che non sono tutti così ma non voglio trovarmi in imbarazzo. A questo punto ti chiederai perché ti scrivo. Beh, diciamo che vorrei solo sapere che ne pensi, però io così sto bene, ho raggiunto un equilibrio. Se ti va rispondimi. Non ti do il mio contatto perché mi sento un po’ in imbarazzo. Aspetto di leggere quello che mi dirai. Un po’ ti devo mettere alla prova. Sia chiaro, penso che il contatto te la darò al prossimo giro, ma vorrei prima capire come la pensi.
Un abbraccio.
Piero
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Ciao Piero,
Ho finito di leggere in questo momento la tua mail. L’idea di sentirmi sotto esame mi dovrebbe condizionare un po’ però alla fine posso solo dire quello che penso e devo farlo in modo assolutamente esplicito. Hai 29 anni, non 19, sei gay e lo sai benissimo, ma da che cosa stai scappando? Non posso stare nella tua testa però se cerco di ricordarmi com’ero a 29 anni e le cose che mi passavano per la testa devo dire che non erano affatto l’idea di accettare in modo sereno la solitudine e di non immischiarmi in situazioni complicate. A 29 anni, per me, l’idea di avere un rapporto affettivo e anche sessuale forte con un ragazzo era dominate. Le situazioni esterne costituivano degli impedimenti gravissimi, ma la spinta di fondo era estremamente chiara. L e cose che scrivi mi sembrano un tentativo di autoconvincerti che la rinuncia alla tua vita affettiva e sessuale in nome della tranquillità e del quieto vivere sia una cosa intelligente. Non posso permettermi di giudicare le motivazioni di fondo che ti spingono verso un ragionamento del genere perché non le conosco, ma il ragionamento così com’è non regge, è un puro ragionamento astratto che prescinde del tutto da quello che, sinceramente, credo tu ti porti dentro e che stai cercando di reprimere usando una logica molto ingannevole. Non ti spingerei mai a fare il coming out senza motivo e senza ponderare bene prima i pro e i contro, ma questo è un problema secondario. Quello che conta è riconoscere i propri sentimenti e non reprimerli. Gli amici gay? Ma hai letto il forum? Hai capito chi sono i ragazzi che ci stanno dietro? I gay atteggiati non piacciono nemmeno a me. Ma tu che cosa sai dei ragazzi gay? Secondo me hai idee molto approssimative, come se tu avessi conservato una certa omofobia anche da gay, il che è paradossale. E poi, scusami, ma c’è un po’ troppa insistenza nel dire che stai bene così e che non hai bisogno di nulla e di nessuno. Francamente io penso che sia esattamente il contrario perché reprimersi costa fatica e tanta! Scusami se te lo dico in termini troppo diretti ma penso che tu debba svegliarti per evitare di renderti conto da qui a qualche anno di avere passato il meglio della vita in attese e rinvii o paggio in comportamenti eroicamente assurdi. Non ti negare! Cerca di vivere perché ne vale la pena e il mondo gay vero è una cosa seria. Non metterti fuori dal coro in una torre d’avorio che rischia di diventare una trappola dorata. Ti chiedo scusa se ho marcato troppo i toni. Mi piacerebbe molto fare quattro chiacchiere con te, il mio contatto msn è [omissis], te lo mando io, non aspetto che me lo mandi tu!
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Caro Project,
vabbe’, ok, sei stato promosso, c’hai preso in pieno ma le cose che ti ho raccontato sono quelle che di me racconto a tutti e con la realtà hanno poco a che vedere e allora ti racconto il pezzo non ufficiale della mia storia. A 25 anni io mi sono presso una cotta pazzesca per un ragazzo di 22 anni. L’avevo conosciuto in chat, poi ci siamo visti di persona, non ti scandalizzare, ma siamo finiti a letto la sera stessa. È stata una cosa travolgente, una cosa simile non avrei mai pensato che mi potesse capitare. Mi è presa la fissa che quello (Luca) doveva essere il mio ragazzo per tutta la vita. Luca abitava a 100 km da casa mia, ma in un posto dove si arriva con la ferrovia. Ho fatto l’abbonamento e stavo sempre con lui. All’inizio l’ha gradito, poi si deve essere sentito messo alla strette. Io volevo che mi dicesse che mi amava alla follia ma lui non lo faceva mai, andavamo a letto insieme, ma quando io avevo bisogno di un gesto di tenerezza, anche banale, che so, una carezza, lui non lo capiva e certe volte mi gelava proprio. Abbiamo litigato parecchie volte, io lo mandavo a quel paese un po’ per vedere se veniva a cercarmi e lui non lo faceva mai e allora lo cercavo io e mi mettevo a fare delle scene pietose incredibili per cercare di riconquistarlo. Non mi diceva mai niente di definitivo, sempre cose a metà, tipo: “adesso voglio stare con te”. Ma cavolo, perché “adesso”? Oppure quando mi faceva una cosa gentile ci aggiungeva sempre che a quella cosa non dovevo dare “troppo significato”. Quando lo pressavo per avere una risposta chiara mi rispondeva. “forse”, “ci devo pensare” e io queste cose non le sopportavo. Mi dicevo: ma cavolo, questo viene a letto con me, ma che ci viene a fare? Lo amavo ma lo odiavo pure perché mi faceva soffrire come un cane. Noi ci eravamo giurati di dirci tutto, cioè sempre la verità, ma lui non l’ha fatto, anche se per essere onesto non l’ho fatto nemmeno io, perché quando stai un rapporto simile che fai? Soddisfacente non è e allora ti metti a cercare altro. Vebbe’, l’abbiamo fatto tutti e due e alla fine senza dirci niente l’uno con l’altro, sia lui che io ci siamo trovati un altro ragazzo. Che coppia era la nostra? Una recita, con tanto di sesso, ma lui aveva in testa un altro ragazzo e io pure. Adesso la questione del coming out, se tutto fosse andato come volevo io all’inizio, cioè se fosse stata una storia normale, io il coming out coi miei l’avrei pure fatto, cioè tutto alla luce del sole (più o meno) l’avrei presentato ai miei ecc. ecc. ma a parte che lui un’idea del genere non la voleva nemmeno sentire perché diceva che fare il topolino in trappola non gli piaceva affatto, c’è stata poi tutta la storia del piede in due scarpe, sia suo che mio. Quindi altro che coming out! Un giorno l’ho proprio messo sotto torchio e mi ha confessato che stava con un altro, io ho fatto una scenata di gelosia ma lì per lì che pure io mi ero trovato un altro ragazzo non gliel’ho detto, però non sono uno viscido fino a questo punto e poi gliel’ho detto e lui mi ha risposto “Almeno sei onesto!” E l’ha detto con sincerità. La storia è finita lì. La mia storia alternativa, quella con quell’altro ragazzo è finita in una bolla di sapone dopo 10 giorni e io mi sono ritrovato solo come un imbecille. Avevo 26 anni. Allora m’è venuta un’altra idea geniale, quella di andare in un locale gay, io dicevo: “così per vedere che aria tira”. Lì ho conosciuto un uomo di 48 anni, uno distinto e nemmeno sessuomane, un po’ di sesso, certo, è ovvio, ma non era una fissa per lui. Confesso che me ne sono innamorato. Mi trattava come un principe, ma non solo a livello materiale, mi trattava con tenerezza. Una cosa strana, un po’ come uno zio, però andavamo anche a letto insieme, ma anche lì mi rispettava, non era sgradevole e il fatto dell’età non l’ho mai sentito come un problema. Mi faceva discorsi strani, mi diceva che lui capiva benissimo che era tanto più grande di me e che io avrei finito per innamorarmi di un ragazzo giovane, diceva che una cosa del genere per lui non sarebbe stata un problema e che saremmo rimasti comunque amici, io non credevo che sarebbe successo però il fato che lui me lo dicesse mi piaceva molto, cioè mi sentivo libero. Vabbe’, insomma un bel giorno è successo e io gliel’ho detto, però non ha reagito per niente come aveva detto, anzi, proprio tutto il contrario. Un po’ con tono minaccioso, ma in modo relativo: “Tu devi stare attento!” “Non sai dove ti stai cacciano!” “Ma chi è quello?” Insomma, per farla breve ho avuto la netta impressione che lui non mi avrebbe mollato e sono arrivato a pensare che potesse anche fare del male al ragazzo di cui mi ero innamorato. Non è successo niente del genere, ma io mi sentivo in trappola, mi faceva terribili prediche, che me ne sarei pentito, che io non gli ero riconoscente e cose del genere, cose che mi davano terribilmente fastidio. Ero proprio angosciato ma poi, non so se dire per fortuna perché mi sembra un’espressione assurda, la cosa si è risolta da sé perché lui ha avuto un piccolo infarto ed è stato parecchio male. A me faceva pena, perché in effetti non era cattivo e vederlo in quello stato non mi era indifferente, sono andato più volte a trovarlo in ospedale e il nostro rapporto è cambiato, anzi è cambiato parecchio. Quando stava in ospedale mi ha detto che se avevo un ragazzo dovevo stare con lui e dovevo cercare di vivermi la vita senza fare come lui che aveva pensato solo ad altro, La storia che ho scritto nella prima mail non è la mia ma quella del mio amico 48enne. Dopo che lo hanno dimesso dall’ospedale mi ha invito a pranzo a casa sua e mi ha regalato 20.000 euro in contanti (non mi aveva mai fatto regali prima!) e mi ha detto che gli avrebbe fatto piacere che restassimo amici, ma non è successo perché sono andato a lavorare in un’altra città. Ogni tanto lo sento su msn. La storia con l’altro ragazzo è finita dopo poco perché io facevo il paragone tra lui il mio 48enne, che dopo tutto era uno dignitoso e finivo per pensare al 48enne, infartuato e invischiato in tanti bei problemi, ma tutto sommato era il mio 48enne e lo è ancora anche se a distanza. Project, adesso non so se questa storia ti pare più assurda di quella di prima ma questa è la mia storia vera. Quando dico che adesso sto bene con me stesso e non mi manca nulla voglio dire che io col mio 48enne (ormai 50enne) ci sto bene, anche a distanza. Non so se questo sia un accontentarsi ma io sto veramente bene così.
[omissis]
Un abbraccio Project. (grazie del contatto! Purtroppo posso essere in linea solo il venerdì e il sabato sera, ma ti chiamo di sicuro! Pubblica quello che vuoi. Togli solo l’ultimo periodo, che è troppo riconoscibile)
Piero


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sabato 19 aprile 2008

STORIE E REALTA' GAY

Ma perché tutte le storie gay che leggo sono piene di ragazzi bellissimi e disponibilissimi? Perché l’ottimismo verso il futuro è una merce così abbondante? Sono tutti giovani, tutti belli, tutti in perfetto stato fisico, tutti innamorati persi e per di più proprio della persona giusta! … Queste storie gay non sono storie ma fantasie, nessuno racconta la sua vita ma tutti si limitano a raccontare i loro sogni… anche la poesia vive di sublimazioni, ma la narrativa troppo sublimata ha uno strano sapore… è bella, se vuoi, ma irreale, in fondo si tratta solo di belle favole in cui le cose finiscono sempre bene… ma la realtà? La realtà che fine ha fatto? La realtà del quotidiano, dei sogni che rimangono sogni proibiti, dei desideri che non si realizzano, delle dichiarazioni fatte alla persona sbagliata, delle delusioni, della solitudine, dei ragazzi mezzi mezzi, gay e non, o troppo magri o troppo grassi, dei ragazzi non californiani, non palestrati, dei ragazzi qualunque di cui è piena la vita? Quando rivedo qualche vecchio film di Pasolini resto sconvolto proprio dal realismo, dalla crudezza, in qualche modo dalla verità di quello che vedo, ma oggi, nella narrativa gay, se ha un senso chiamarla così, di verità ne trovo pochissima, io stesso sento la tentazione di scrivere inventando e lanciandomi a sognare cose lontanissime dalla realtà. L’alienazione e la fuga dal reale sono divenute un rifugio costante anche per me. In internet c’è tanta narrativa a sfondo gay (ma proprio tanta) ma la dimensione realistica è costantemente messa da parte. Ho trovato un bel sito di narrativa gay con tantissime storie ma sono anche in questo caso lontanissime dal mondo reale, si tratta di un sito creato da un anziano che, evidentemente, ha fatto dell’ottimismo la sua missione, scrive cose molto belle, anche commuoventi ma, purtroppo, non realistiche, se vogliamo, propone modelli “facili” a persone giovani che avranno delle strade molto “difficili” da percorrere e che nella stragrande maggioranza dei casi si adatteranno a vivere una vita di “serie b”. Mi chiedo talvolta se l’ottimismo sistematico non sia in effetti una spia del contrario, spesso la letteratura ha un valore sostitutivo della vita reale. Ciò che mi lascia perplesso è che praticamente quasi tutta la narrativa a sfondo gay non ha nulla a che vedere con la realtà, nella vita della maggior parte dei gay di eros ce n’è veramente poco, la fuga nel mondo irreale non è di un singolo ma di tutti, sembra quasi che le favole premino più della realtà, che guardare in faccia le cose come sono sia deprimente, che, tutto sommato, nessuno voglia riflettere sulla vita che realmente fa.
E se invece scrivessi un romanzo diverso? Un romanzo reale… una storia di delusioni, di fallimenti, di vecchiaia incombente o già arrivata? Se cercassi di dire che cosa si prova e non che cosa si sogna? Un romanzo con un titolo semplice “banalità della vita quotidiana”, la storia di un vecchio depresso, deluso, un poco rincoglionito, che si droga talvolta con le letteratura ma che alla fine resta comunque nel suo buco, la storia del non concludere nulla, del lasciarsi andare senza drammi e con mille rimpianti, ma rimpianti stupidi, cose da stupidi, da delusi del mondo e della vita, che hanno passato sì qualche momento bello ma che in fondo non sono mai stati se stessi… questo romanzo sarebbe reale, coerente, non un manifesto ideologico ma un documento reale, qualcuno leggendolo potrebbe sentirsi meno solo… e sarebbe già molto, forse.
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venerdì 12 ottobre 2007

CIAO DISTILLATO 22

Ciao Distillato,
nel tuo commento a “Amore e odio fra un gay e un etero” fai un’osservazione che è venuta in mente anche a me, ti chiedi come possa sussistere un rapporto simile e come possa reggere alla incomprensioni. Tu te lo chiedi sulla base della storia, io me lo sono chiesto sulla base della conoscenza concreta dei protagonisti con i quali ho avuto occasione di parlare più di una volta. Una volta ci siamo incontrati in una pizzeria. Io avevo chiesto loro di raccontarmi la loro storia, che è quella sintetizzata nel post. Devo sottolineare che al tempo dei fatti (circa dieci anni fa) i due ragazzi avevano entrambi 24 anni. Il ragazzo gay, ottimo sotto tanti altri profili, era ed è tuttora un po’ intemperante. In pizzeria commentava tutto e raramente in senso positivo, l’altro (il ragazzo etero) con ogni probabilità non gradiva troppo il protagonismo del gay ma lo tollerava. Davanti a me hanno fatto, uno per un verso e l’altro per l’altro un vero teatrino: ordinazioni fatte, poi modificate, richieste di cose particolari: peperoncino e capperi... discussioni sui tipi di birra con il cameriere lì davanti ad aspettare. Sono arrivato al punto di dover tagliare corto e ho fatto io le ordinazioni quasi d’autorità, a quel punto la commedia è finita e si sono resi conto di avere passato la misura, dopo, tutto è proceduto regolarmente... quando siamo andati a casa per cercare di registrare la storia non volevano che si registrasse, la volevano raccontare ma non registrare, hanno fatto tante di quelle storie che stavo proprio per mandarli a quel paese. Si trattava solo di una registrazione audio del loro discorso, fatta con mezzi assolutamente rudimentali... anche questa volta ho dovuto tagliare la testa al toro e zittirli in modo drastico. In effetti stavo perdendo la pazienza e pensavo che la registrazione sarebbe stata solo la registrazione di lungo battibecco inconcludente... e invece non è stato così. Nota che la “lettera” che ho pubblicato me l’avevano già data (osservo per inciso che in quella lettera ci sono degli omissis non indicati perché in qualche punto il linguaggio era pesantemente aggressivo, non dico troppo ricco di allusioni sessuali ma proprio troppo aggressivo. La registrazione riguardava quello che era accaduto dopo la storia della lettera, cose che io ho riassunto forse in modo troppo sintetico rendendo la cosa incomprensibile. Come ho già scritto il gay si è negato per 15 giorni ma poi si è dichiarato, ma lo ha fatto dopo avere tenuto l’altro in tensione per 15 giorni. Da lì è partito un complicatissimo gioco a rincorrersi. Questi ragazzi si sono proposti di studiare insieme per gli ultimi esami ma non ci sono riusciti perché si accusavano a vicenda di perdere tempo, hanno litigato per questo, ma dopo due giorni era come se non fosse successo nulla. Mi hanno fatto vedere uno scambio di due biglietti di carta che ha chiuso la contesa: dal gay all’etero: “Adesso mi sono rotto di stare con uno str... ; dall’etero al gay: “Non fare il cretino... tanto con me non ce la fai!”. Questi due ragazzi abitavano vicini e si vedevano ogni giorno... se c’era gente a vedere la scena, cominciano a litigare, in caso contrario non litigavano ma covavano forme di risentimento reciproco piuttosto radicale. Mi hanno raccontato che una volta “almeno” sono addirittura venuti alle mani perché l’etero (che in buona sostanza era spesso la vittima) aveva tentato di fare stare zitto il gay, ne era seguita una scena degna della Vertmuller, con lancio di piatti e con crescente aggressività fino ad arrivare a un “famoso schiaffo” che sarebbe stato la scintilla dello scontro fisico. Come fosse andata realmente la storia dello schiaffo è impossibile capirlo perché i due protagonisti ne fornivano versioni diametralmente opposte. Ma nonostante tutto queste due persone non si sono perse di vista per dieci anni, probabilmente dietro le incomprensioni e i litigi continui c’era qualcosa di più profondo, la loro aggressività (soprattutto quella evidente dal gay) era più rivendicativa che distruttiva.