sabato 16 gennaio 2016
STORIA DI UN OMOSESSUALE DAI 4 AI 16 ANNI
sabato 1 agosto 2009
SONO UN RAGAZZO GAY E VOGLIO TORNARE ALLA VITA
Ricevo oggi, 19/7/2009, e pubblico qui di seguito la mail di Michele.
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Ciao GayProject!
Non so il motivo esatto che mi spinge a scrivere. Mi sono imbattuto nel GayProject facendo ricerche su Google dal mio cellulare. Ricerche che non avevano niente a che fare con il fatto di essere gay. Ho letto qualche intervento del blog che mi hanno colpito molto in quanto passionali e profondi, seri e tanto semplici. Post carichi di vita e di tanta voglia di vivere.
Forse è questo quello che mi ha attirato: voglia di vivere o meglio di ritornare a vivere.
Però voglio premettere subito una cosa: non sono un ragazzo Grigio e Triste. Questo no. Per quanto la Vita può essere difficile resto ancora del parere che è qualcosa di Meraviglioso. Ecco perché quasi cinque anni fa decisi di smettere di “praticarla” e di restare ad osservarla in attesa di capire in cosa avevo sbagliato e in attesa di una persona diversa dalle altre. Diversa dentro per lo più e capace di credere ancora nella parola Amicizia. Si, perché sono dell’idea che se non si sa cosa vuol dire Amico, non si potrà mai sapere nient’altro sull’Affetto e di conseguenza nulla sui Sentimenti.
Saranno stati i troppi libri che ho letto e i tanti cartoni animati che ho visto o semplicemente quello che ho capito io dalle persone che mi hanno accompagnato crescendo ma alla base di tutto e di tutti c’è sempre un Tenero Affetto che lega la gente e una ossessiva ricerca di Legami. Credo molto nell’Amicizia come terreno fertile di una bella esistenza fra due individui (come minimo) e come potenziale di qualcosa di più bello… l’Amore. Specialmente ed unicamente fra due individui. E questo non necessariamente deve tener conto del sesso di questi.
Dieci anni fa ero convinto che questo modo di pensare doveva essere tipico di tutti perché era un Credo puro e pulito. Ma cinque anni più tardi capii che poche cose della vita sono chiare e pulite e che proprio l’Amicizia e l’Amore sono le più torbide. E forse sono più torbide proprio per Noi. Ma perché in fondo? E’ così difficile seguire il proprio cuore? E’ così difficile mettere da parte l’orgoglio? O è solo così difficile smettere di essere Egoisti?
Volere tutto e non restituire nulla. Consumare il prossimo per poi abbandonarlo. Sono questi i comportamenti tipici dell’ambiente napoletano in cui ho vissuto ma che in genere ho visto in ogni altro ambiente d’Italia. Anche se, in fondo, nutro la speranza di essere stato solo troppo sfortunato e di aver incontrato solo ragazzi/amici/amanti sbagliati.
Mi chiamo Michele. Sono un ragazzo di 27 anni che ama prendersi cura del prossimo. Adoro capire come sono fatte le persone che mi stanno vicino o che incontro tra casa e università. Anche se non ho mai capito per quale motivo un perfetto estraneo (o una perfetta estranea), dopo poche battute di circostanza, mi scarica addosso tutta la sua vita. Bhe! Pazienza non lo saprò mai o forse è naturale che una persona si sfoghi con un’altra meglio se sconosciuta. E per questo, quante volte sono diventato l’Angelo Custode di qualcuno! Onorato di esserlo ma è proprio per essere stato l’Angelo di qualcuno che mi sono consumato, che ho assorbito e mi sono sentito inquinato dentro. Ma la cosa più strana è stata che quando ero io ad aver avuto bisogno di un Angelo… questo non c’era mai. Tutti assenti, tutti svaniti o tutti presi dal loro Egoismo di vivere. E va bene! Mi dicevo, sarà per la prossima volta! Volta che non arrivava mai. Tanto da sentirmi tradito da tutte le persone che amavo o che volevo bene. Famiglia inclusa. Però al tradimento non è mai pervenuto l’odio. Non odiovo queste persone e continuavo a trovarle ancora affascinanti con il loro egoistico modo di trovare la felicità (più presunta che altro). Ma intanto iniziavo ad odiare me stesso e sentivo dentro me una rabbia mai provata. Mi sentivo solo e nessuno che poteva starmi vicino ma non per aiutarmi a vivere ma che VOLEVA solo starmi vicino e condividere la sua crescita mentre anche io crescevo. Non volevo rubare la vita di un altro anche perché non volevo essere egoista. Non volevo essere come gli altri.
Il mio Credo iniziava ad intaccarsi e non volevo perderlo perché non volevo pensare che non esistevano gli Amici Veri e tutto quello che poteva potenzialmente derivarne.
E quindi smisi di praticare la Vita, come ho scritto prima, e mi misi ad osservarla in attesa di un segnale tanto forte da destarmi. Da allora mi sono un po’ imbruttito fuori. Ho smesso di curarmi (ma tranquilli la pulizia personale è sempre esagerata!!!). Sono ingrassato (Anche perché mi sono buttato sullo studio). Ho sfogato quello che dovevo su me stesso. Distruggendo l’immagine esteriore di me che tanto non mi andava più a genio.
Ora mi sto riprendendo. Voglio tornare alla Vita più di quanto non ho mai desiderato e mi piacerebbe iniziare con questo scritto che dedico a tutte quelle Anime in cerca di Verità nelle persone. Anime che mi piacerebbe conoscere anche solo virtualmente. Non so se le mie parole meritano di essere pubblicate sul blog. Ma voglio ringraziare GayProject per il primo Input che ha iniziato a destarmi.
Michele.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forumdi Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=341
venerdì 26 dicembre 2008
ESPERIENZE GAY
sono un ragazzo di 22 anni e ti voglio raccontare la mia storia, poi, se ti va, vorrei scambiare due parole con te (il mio contatto msn è omissis).
Da bambino ero il classico bravo bambino. Mio padre e soprattutto mia madre mi facevano fare quello che volevano a forza di elogi e di mezze facce di biasimo. Se facevo quello che volevano loro: abbracci e baci e coccole a non finire, secondo me anche troppe; se invece facevo di testa mia arrivavano i rimproveri: “ma perché non lo hai detto alla mamma?” “vuoi fare sempre tutto di testa tua, il papà e la mamma ci sono per questo!” Ero, e non me ne accorgevo, un burattino nelle loro mani. Forse a quell’età e normale e una cosa del genere capita a tutti ma per me quello stadio è durato troppi anni. Gli altri ragazzi a 11/12 anni cercano la loro autonomia, io cercavo soltanto l’approvazione dei miei. Lo stesso era per la parrocchia. C’era un prete anziano che era un po’ una guida dei ragazzi, per me era un oracolo, facevo qualunque cosa per sentire il suo “Bravo, bravo!” Stessa cosa a scuola coi professori (ho fatto le medie in una scuola di preti). A scuola ero bravo ma non capivo praticamente nulla di quello che studiavo, quando vedevo che qualcuno la pensava in modo diverso dalla mia professoressa pensavo che quello fosse un ignorante totale o proprio un cretino. Insomma è andata così fino a 13 anni. Non capivo nulla, non avevo una mia autonomia nemmeno minima ma ero contento così. Fino a 13 anni pensavo solo che il sesso fosse una cosa sporca che facevano i ragazzi depravati che non avevano voglia di studiare e che si sarebbero trovati malissimo nella vita perché non facevano quello che dicevano i genitori. Poco dopo aver compiuto i 13 anni ho scoperto per caso la masturbazione. Era una cosa che mi piaceva, all’inizio mi sono preoccupato perché era una cosa nuova, ma poi era una cosa gradevole e non ne avevo nessuna conseguenza negativa. L’idea che la masturbazione avesse a che fare col sesso non mi sfiorava neppure, i modelli di sessualità che avevo allora erano quelli un po’ a tinte fosche che sentivo dai miei che non approfondivano mai ma bollavano tutto quello che riguardava il sesso dicendo “è gente che ha il cervello bacato!” Insomma mi era anche venuto in mente di dire a mia madre del fatto che mi masturbavo, proprio perché pensavo che col sesso non c’entrasse nulla e per fortuna non l’ho fatto. Così non l’ho mai detto al prete in confessione né a nessun altro ma non per evitare di dirlo ma perché mi sembrava una cosa ovvia. Per tutto il resto continuavo ad essere il classico bravo bambino che ubbidisce ai genitori, va in chiesa, ecc. ecc. Il chiesa poi recitavo spontaneamente la parte del mistico. Avevo così bene assimilato il modo di fare del prete che pensavo perfino che avrei potuto fare il prete. Ero un perfetto fedele, il parroco mi elogiava sempre e mi sentivo fiero di me, quella non era una recita, io non ero consapevole di recitare un ruolo non mio al quale mi ero solo perfettamente adattato. In fondo, così, tutto andava bene e non mi ponevo alcun interrogativo. È andata avanti così fino a 14 anni. Sono andato in primo superiore, in una scuola statale, poco dopo aver compiuto 14 anni, e lì mi sono accorto di essere completamente fuori dal mondo. Non capivo niente dei discorsi a sfondo sessuale dei miei compagni, fingevo solo di capire per non fare la figura del cretino. Poi, piano piano, col tempo, più interpretando i gesti che facevano che le parole che dicevano ho cominciato a capire qualcosa, due cose in realtà: che quello che facevo tutti i giorni era la masturbazione e che quindi si trattava proprio di quell’attività sessuale che avevo sentito condannare dal parroco, e poi mi sono reso conto per la prima volta che i miei compagni si masturbavano pensando alle ragazze che a me non facevano né caldo né freddo e per di più i miei compagni usavano per quelli che avevano fantasie come le mie delle forme di disprezzo radicale, bollandoli con epiteti che allora capivo per la prima volta che cosa potessero dire e soprattutto capivo che erano indirizzati verso quelli come me. Che cosa potevo fare? Non era un problema legato alla mia classe o alla mia scuola, mi rendevo conto che in un’altra classe o in un’altra scuola sarebbe stato esattamente lo stesso. E poi non si poteva certo cambiare scuola. Avrei dovuto prendere atto della realtà e dirmi: io sono gay! E ne avrei dovuto tirare tutte le conseguenze, comprendendo che l’essere gay, nel mio caso, poteva essere conciliato con la pace familiare solo a costo di una totale finzione destinata a durare tutta la vita, lo stesso discorso più o meno per la religione. Ma io allora non sapevo nulla né dei miei né della chiesa e pensavo che alla fine una conciliazione fosse possibile. Ero così abituato a ricevere l’incoraggiamento dei miei e del parroco che non riuscivo a farne a meno anche se avevo capito che da gay avrei potuto ottenere quelle cose solo fingendo. Ma invece di andare per la via dritta ho preso quella traversa cercando di conciliare l’inconciliabile. Invece di accettare un gioco di ipocrisie esplicite verso l’esterno ho preferito essere ipocrita con me stesso e fingere di mantenere un rapporto vero con i miei e con la chiesa. Mi proponevo di dirlo ai miei, poi al dunque facevo discorsi vaghi, di malessere, di schifo del mondo e simili ma non arrivavo mai a sputare il rospo. Poi è successa una cosa che ha un po’ modificato i rapporti con i miei genitori, cioè mi ha fatto cambiare il punto di vista che avevo su di loro. Nel doppiofondo di un cassetto ho trovato un pacco di preservativi, adesso sapevo che cosa erano. I miei mi sono sembrati del tutto ipocriti, ma perché non hanno mai parlato con me in modo onesto? Ma non lo hanno fatto e i rapporti con loro sono diventati ancora più ambigui. Col prete, in confessione, a dire come stavano le cose ci sono riuscito (almeno c’era il segreto confessionale) ma lui mi diceva che se la cosa fosse andata avanti senza controllo lo avrei dovuto dire ai miei che mi avrebbero potuto aiutare. In pratica i miei tentativi o finti tentativi di risolvere il problema sono andati avanti fino a che non ho compiuto 18 anni. Tramite internet avevo conosciuto un ragazzo gay più grande di me di due anni (chiamiamolo Marco) e con lui avevo parlato tantissimo. Marco è un bravissimo ragazzo. Un paio di volte ci siamo incontrati ma abbiamo solo parlato, lui voleva farmi capire un sacco di cose ma io all’epoca pensavo che me le dicesse solo perché voleva portarmi a letto con lui. Ci eravamo incontrati su un sito serissimo e non gay ma allora avevo ancora paura che i gay saltassero addosso ai ragazzi. Insomma, Marco mi ha messo un po’ in crisi, era il primo ragazzo gay che conoscevo ed era in effetti diversissimo da come pensavo che fossero i gay. La prima volta che siamo usciti pensavo che ci avrebbe provato con me, un po’ cercavo di rifiutare l’idea ma lo desideravo moltissimo. Siamo stati a parlare per ore ma io mi divertivo a rispondergli ribattendo i suoi argomenti con cose che adesso mi sembrano di una stupidità incredibile ma allora mi sembravano molto intelligenti. Alla fine della serata ero disorientato un po’ dalle cose che mi aveva detto e un po’ dal fatto che con me non ci aveva provato. La domenica successiva siamo andati insieme al mare, io mi sono messo il costume sotto perché pensavo che avremmo fatto il bagno e pensavo pure che sarebbe stata la volta buona per la mia prima esperienza sessuale e invece niente, non ha nemmeno pensato a fare il bagno, è rimasto in jeans e abbiamo solo parlato. Ero innervosito, alla fine della serata gli ho detto: “Ma perché oggi non ci hai provato con me? Ma sei gay o no?” Mi ha guardato con una faccia interrogativa come per chiedermi se ero impazzito, poi ha scosso il capo e mi ha detto: “Scusami, mi sa che non ci capiamo proprio.” Per tutto il viaggio di ritorno l’ho tempestato di domande che adesso capisco quanto fossero stupide, e lui non ha risposto. Mi ha lasciato sotto casa in modo molto freddo. L’indomani l’ho richiamato mille volte finché mi ha risposto. È stato anche a parlare con me ma sentivo che ormai le cose non erano più come prima. Sul momento l’ho odiato, pensavo che volesse fare il sostenuto con me, che mi volesse far pesare alcune cose stupide che gli avevo detto, tra l’altro sono stato anche cretino a cercare di usare con lui un atteggiamento che mirava a fare colpo sul piano sessuale, il risultato è stato esattamente l’opposto. Mi ha detto che non si sentiva di andare avanti e che la sua visione dell’essere gay era del tutto diversa dalla mia e che cercare di costruire qualcosa partendo da punti di vista lontanissimi sarebbe stato uno sforzo inutile. L’ho richiamato un paio di volte ma poi mi ha detto che non aveva proprio niente da dirmi. Adesso, dopo tre anni e mezzo, ho capito che cosa voleva dire. Io non posso rimproverargli niente. Se n’è andato e basta e io sono rimasto solo. Almeno per un anno ho cercato di distruggere la sua memoria e di svalutarlo in tutti i modi possibili dicendomi che era un ipocrita, poi mi sono buttato sulle chat ma sempre dicendomi che io lì non cercavo sesso ma volevo solo capire di che cosa si trattava. Quando entravo in una chat ci entravo in teoria come un esploratore che entra in un terreno sconosciuto, ma alla base c’era sicuramente la fissa del sesso, io volevo provare, ormai volevo provare a ogni costo, ho messo pure nel profilo delle foto esplicite, in teoria per vedere le reazioni della gente ma in sostanza per attirare bei ragazzi. I primi tempi ci andavo cauto, avevo letto tante cose sull’aids e non volevo correre rischi, però la tentazione era tanta. Alla fine ho combinato un appuntamento con uno di 32 anni. All’inizio lui era ben disposto e mi corteggiava, anche troppo veramente, mi voleva portare a casa sua ma non ci sono andato. Ci siamo salutati dopo due ore di disagio reciproco, alla fine mi ha detto: “Ma tu perché mi hai cercato?” Gli ho detto “Per parlare un po’.” Mi ha guardato con una faccia ironica e ha detto solo “Ah!” e se n’è andato. Il secondo che ho conosciuto aveva 26 anni, ben vestito, ma di una maleducazione unica, su quattro parole tre erano parolacce. Con lui ho avuto paura perché sono salito stupidamente sulla sua macchina ed è partito a razzo e mi ha portato in un paese fuori città in un posto dove non ero mai stato. Pensavo proprio che potesse finire male, forse sono solo le mie fantasie assurde ma ho avuto paura che mi potesse violentare. E mentre andavamo ho pensato a come defilarmi. Quando sono sceso dalla macchina non l’ho seguito e me ne sono scappato e lui mi ha inseguito prendendomi a parolacce terribili, quando ha visto che correva gente ha urlato che ero un ladro e qualcuno sei è messo a inseguirmi, mi sono buttato per i campi, mi hanno perso di vista e hanno desistito. Era pure sera, era buio e faceva un freddo terribile, ma mi sono messo a camminare lungo la provinciale, sentivo i cani che abbaiavano e avevo proprio paura, poi ho visto passare un treno e ho capito più o meno dove mi trovavo, ci ho messo quasi un’ora ad arrivare alla stazione e ho aspettato due ore il treno successivo. Insomma sono tornato a casa dopo mezzanotte tutto sporco di fango e i miei mi hanno fatto mille domande. Il mio computer ha la password e loro non potevano sapere nulla di me. Ho detto che ero andato a fare un giro fuori città e che ero scivolato nel fango ma non ci hanno creduto e i rapporti sono diventati tesissimi. Vengo alla conclusione. Tre settimane fa ho rivisto Marco, l’ho supplicato di ascoltarmi, lui mi ha detto che adesso aveva un ragazzo ma gli ho risposto che la cosa mi stava benissimo ma che avevo solo un bisogno disperato di parlare con uno serio che mi potesse ascoltare e lui si è fermato a parlare con me, mi ha ascoltato molto attentamente e mi ha pure sorriso, poi lo ha chiamato il suo ragazzo e si vedeva che Marco era felice (Come avrei voluto stare al posto del ragazzo!) Nei giorni seguenti ci siamo rivisti. Tre giorni fa mi ha presentato il suo ragazzo che ha 25 anni e siamo andati in tre a prendere una pizza. Il ragazzo di Marco è molto dolce, anche con me, mi tratta bene, mi sembra quasi incredibile. In altri tempi stare insieme con due ragazzi gay che stanno in coppia non lo avrei sopportato, adesso mi sembra una cosa bellissima. Ho due amici gay, due amici veri, non ero mai stato meglio di così. Sto imparando tante cose da loro e mi rendo conto che non avevo capito proprio niente. Sono loro che mi hanno parlato di progetto gay. Se è un forum che piace a loro non può essere una cosa stupida. In pratica l’ho letto un po’ solo la vigilia di natale. Le cose che leggo adesso le capisco ma anche solo un mese fa mi sarebbero sembrate stupide, devo solo ringraziare Marco e il suo ragazzo che mi stanno piano piano aprendo gli occhi. Insomma, penso che valga la pena di parlare un po’ con te!
martedì 4 novembre 2008
IMPRINTING GAY
28 ottobre 17.31 CARLO scrive:
Sai un mio amico ha un problema grave ormai cerchiamo tutti d aiutarlo ... vedi lui sin da piccolo ha avuto esperienze omosessuali a 5 anni, poi alle elementari, e poi a 14 anni ha avuto la sua prima strusciatina con una ragazza e dopo numerose esperienze con quest'ultima sa che gli piacciono le donne ... sul campo va meglio ma sulla masturbazione oltre al pensiero delle donne avverte un forte desiderio di masturbarsi su uomini ... io credo che cmq sia stato condizionato da fattori passati, esperienze omosessuali che cmq hanno contribuito a questo suo particolare orientamento ... cmq sia tutti siamo etero però in base al contesto sociale e a fattori, esperienze ecc. scegliamo un orientamento piuttosto che un altro ... quindi la sua dipendenza sessuale è molto forte ma e convinto d poterne uscire ... e quello che voglio sapere è questo ... se ne può uscire?????? mi chiarisci le idee???? sennò ci scappa un morto..
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In questo commento di Carlo sono sintetizzati molti elementi. Provo ad analizzarli in modo conseguente:
Si parte da un’affermazione secondo la quale “tutti siamo etero però in base al contesto sociale e a fattori, esperienze ecc. scegliamo un orientamento piuttosto che un altro”. Questa affermazione, che ha l’apparenza di un luogo comune di buon senso, contiene affermazioni totalmente gratuite. Non mi soffermo neppure sul “tutti siamo etero” che postula una fantomatica identità etero originaria, ma osservo che nessun gay direbbe di avere “scelto di essere gay”. L’identità gay non è affatto una scelta ma una realtà che spesso si fatica ad accettare.
Si parla di un bambino che ha avuto esperienze omosessuali a 5 anni e poi alle elementari. Dire che un bambino di 5 anni ha avuto esperienze omosessuali è probabilmente un modo improprio di esprimersi che potrebbe significare due cose completamente diverse, cioè che quel bambino ha sviluppato con altri coetanei attività esplorative della sessualità in età molto precoce oppure che quel bambino è stato oggetto dell’attenzioni sessuali di adulti. Le due situazioni sono intrinsecamente diverse. Al di là della terminologia si tratta, sia in un caso che nell’altro, di un problema estremamente serio. Le modalità della scoperta della sessualità e la sistemazione psicologica definitiva delle prime esperienze sessuali (imprinting sessuale) hanno sicuramente una importanza enorme nello sviluppo della sessualità adulta, questo significa che ci si può domandare se esperienze sessuali molto precoci possano essere determinanti nella definizione dell’orientamento sessuale. Avere riscontri oggettivi circa il fatto che l’imprinting sessuale possa essere determinante nella definizione dell’orientamento sessuale non è concretamente possibile. Ogni affermazione, sia in positivo che in negativo, resta quindi priva di verifica e in buona sostanza nulla più che un’affermazione di principio. Ciò che invece è possibile riscontrare è la percezione che l’adulto ha dell’imprinting sessuale come condizionante l’orientamento sessuale. In altri termini non possiamo dire se sia o meno condizionante ma possiamo verificare se sia o meno percepito come condizionante da parte dei singoli in un’età in cui l’orientamento sessuale è ormai definito (anche se talvolta non accettato).
Sulla base dell’esperienza devo osservare che ciò che emerge in chat è legato a situazioni di disagio più o meno grave; quanto non crea problemi non è in genere oggetto di colloquio. Poco importa ad un ragazzo gay se il suo orientamento sessuale derivi o meno da esperienze infantili se il ricordo di quelle esperienze non crea particolari problemi e se l’essere gay è un fatto ormai accettato. Qualora invece il ricordo risulti sgradevole, problematico e non tranquillamente archiviato nell’ambito di una sistemazione organica del proprio passato, oppure l’omosessualità sia vissuta con ansia o non sia accettata, allora per un ragazzo chiedersi se la sua omosessualità deriva da un imprinting infantile ha un senso preciso perché una domanda simile tende a identificare delle colpe dalle quali deriverebbe l’omosessualità. In pratica quando un ragazzo in chat tende ad indagare la propria sessualità infantile alla ricerca del “perché sono gay?”, in realtà si chiede “di chi è la colpa del fatto che sono gay?” Di solito non si identifica nessuna colpa quando l’imprinting sessuale è legato ad una esplorazione sessuale tra ragazzi più o meno coetanei, mentre la colpa viene chiaramente individuata quando l’imprinting sessuale è stato il risultato di un atto di volontà coscientemente compiuto da un individuo molto più grande. Frasi come “però lui non si rendeva nemmeno conto” oppure “però in fondo era un gioco” dimostrano come non sia un comportamento sessuale in sé ad essere considerato colpevole ma come la colpa venga legata alla consapevolezza piena di ciò che si fa e delle relative conseguenze. Il riconoscimento della colpa di un altro individuo crea in un ragazzo la coscienza di essere vittima di un comportamento colpevole altrui e lo spinge a collegare l’origine del proprio orientamento sessuale al fatto di aver subito il comportamento colpevole di un altro individuo (violenza fisica o psicologica o quantomeno strumentalizzazione cosciente), ciò crea grossi problemi circa l’accettazione della omosessualità la cui origine non è considerata spontanea ma è tendenzialmente individuata proprio nell’aver subito violenza. Certo di gran lunga meno complessi sono i problemi legati alla esplorazione sessuale tra ragazzi più o meno coetanei, che è vissuta come un momento di condivisione tra pari in un’atmosfera di morbosità sessuale infantile o preadolescenziale.
Non ha molto senso chiedersi se il fatto che un ragazzo giovanissimo abbia esperienze di esplorazione sessuale con altri ragazzi anziché con ragazze sia la causa del suo orientamento sessuale gay o se proprio perché originariamente gay quel ragazzo cerchi esperienze con altri ragazzi piuttosto che con ragazze, ma certo tra l’avere vissuto esperienze di esplorazione omosessuale infantile o preadolescenziale “fortemente connotate sessualmente” e l’orientamento sessuale gay sviluppato in età successive esiste quanto meno una correlazione statistica che non è tuttavia facilmente riducibile in rapporti di causa-effetto. La specificazione “fortemente connotate sessualmente” è fondamentale perché di norma l’esplorazione sessuale non ha un’autentica connotazione sessuale.
La sessualità preadolescenziale e adolescenziale si sviluppa sulla base di due elementi distinti e correlati:
1) Lo sviluppo sessuale fisiologico, cioè la maturazione sessuale fisica di un ragazzo.
2) Le cosiddette atmosfere (o aure) sessuali.
Le atmosfere sessuali sono percepite molto prima che se ne comprenda il senso in modo sufficientemente chiaro. In genere l’elemento fondamentale che connota come sessuale un comportamento è il tabù (questo non si fa!) che si manifesta sia in forma esplicita come divieto che in forma implicita come rimozione dell’argomento che non è mai preso in considerazione. La proibizione e il tabù caricano un oggetto o un comportamento di atmosfere sessuali, ovviamente la proibizione produce la necessità di superarla ma salvando comunque l’apparenza. Violare il tabù consacrato da un’atmosfera sessuale forte è visto come elemento di crescita che deve essere vissuto tra compagni, in modo segreto, non coinvolgendo il mondo degli adulti: è la cosiddetta morbosità sessuale pre-adolescenziale e talvolta adolescenziale: un contenuto affascina perché è proibito e la proibizione deve essere violata tra pari.
Ormai da diversi anni, mancando una vera educazione sessuale-affettiva, l’educazione sessuale dei ragazzi è totalmente delegata alla pornografia e i contenuti della pornografia sono i tipici tabù sessuali. Vedere insieme un film porno in età pre-adolescenziale ha una dimensione morbosa perché rappresenta la violazione condivisa di un tabù. La morbosità delle trasgressioni le rende momenti carichi di una intensità affettiva e sessuale molto forte, valga l’esempio dei comportamenti anche infantili di esplorazione reciproca della nudità dell’alto, dei primi contatti visivi e non solo con i genitali di un’altra persona, anche in età in cui erezione e eiaculazione sono ancora da scoprire.
In una società in cui non ci sono tabù sessuali connessi alla nudità, che è accettata come una cosa comune, la nudità perde il suo carattere morboso perché manca l’aura sessuale intorno ad essa. In epoche e in società diverse gli stessi fatti possono essere vissuti in modo morboso o addirittura senza alcuna implicazione sessuale a seconda dell’ambiente. Classico è l’esempio del nudo che ha subito nel corso della storia una progressiva liberalizzazione. Sottolineo un fatto paradossale il nudo per i gay ha normalmente una valenza molto meno morbosa che per gli etero. La segregazione per sesso, se toglie ai ragazzi etero la possibilità di vedere ragazze nude, per esempio in ambiente sportivo, offre invece ai ragazzi gay lo spettacolo comune della nudità di altri ragazzi. Per un ragazzo etero vedere una ragazza nuda è molto più difficile di quanto non sia per un ragazzo gay vedere un ragazzo nudo, di conseguenza il senso di trasgressione che prova un ragazzo etero nello spiare la nudità di una ragazza è più forte di quello che prova un gay nello spiare un ragazzo. Le attività sportive in comune, divenute estremamente diffuse, hanno praticamente tolto alla nudità di un ragazzo gran parte della morbosità che essa poteva rivestire in precedenza per un gay.
In età infantile e al limite pre-adolescenziale, quando la nudità non è esperienza comune, essa può rivestire caratteri di morbosità, ma da quando esiste un’attività sportiva in comune, diciamo dagli 11 anni in poi, la morbosità sessuale si manifesta in trasgressioni che vanno oltre la dimensione del nudo, si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di comportamenti esclusivamente imitativi dei modelli proposti dalla pornografia messi in pratica da ragazzi non sessualmente maturi. Questi comportamenti, col passare del tempo e con la maturazione sessuale fisiologica, assumono via vita, o possono assumere, una connotazione autenticamente sessuale. Tuttavia nella grande maggioranza dei casi l’esplorazione sessuale reciproca serve a dare a un ragazzo la dimensione della sua maturazione sessuale, la cui realizzazione è percepita tipicamente attraverso la crescita dei peli pubici e la dimensione del membro. I confronti sulla dimensione del membro in età pre-adolescenziale sono comunissimi e non hanno nulla a che vedere con l’omosessualità. L’esplorazione sessuale reciproca in buona sostanza non è neppure avvertita come una forma di imprinting sessuale perché in essa prevale l’elemento di ricerca della tranquillità in rapporto al proprio sviluppo sessuale.
Riassumendo, salvo rare eccezioni, l’esplorazione sessuale reciproca in età infantile o preadolescenziale non è generalmente caricata di valenze autenticamente sessuali e non è vissuta come imprinting sessuale e realisticamente non ha un peso nella determinazione dell’orientamento sessuale. Naturalmente, nei casi in cui l’enfatizzazione del contenuto sessuale è forte, queste esperienze possono essere vissute come un vero imprinting e in quel caso l’ipotesi che possano essere correlate, senza un preciso rapporto di causa ed effetto, con l’orientamento sessuale adulto è un’ipotesi realistica.
Nel caso in cui un ragazzo si senta vittima di interessi sessuali da parte di adulti gli eventuali contatti sessuali subiti non solo sono vissuti come un imprinting sessuale, ma come un imprinting negativo e violento. In questi casi, per i ragazzi che si scopriranno gay, l’accettazione della omosessualità sarà molto problematica perché sarà vista come esito di un imprinting violento del quale si è rimasti vittima e che ha interrotto e deviato il normale corso della maturazione della sessualità. Che ciò sia oggettivamente vero o meno poco conta perché è la percezione del fatto che crea il disagio.
Quanto al fatto riportato nel commento citato che un ragazzo al quale “piacciono le donne” provi forti desideri di masturbarsi pensando a uomini, sono portato a pensare, come ho detto più volte che si tratti di un ragazzo gay che tende a scappare dalla sua identità. Potrebbe anche avere un senso un’ipotesi di bisessualità basata sul fatto che il ragazzo si masturba sia penando agli uomini che pensando alle donne, che è una caratteristica della bisessualità non a periodi, ma il quadro complessivo e il “forte desiderio” di masturbarsi pensando agli uomini ricorda da vicino le situazioni tipiche dei ragazzi gay in fuga dalla omosessualità.
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=33871571
mercoledì 9 gennaio 2008
PROVE DI COPPIA DI DUE RAGAZZI GAY
lunedì 19 novembre 2007
CIAO PAOLO 2
Sai gayproject, oggi appena mi sono connesso a Storie Gay ed ho visto la tua risposta mi sono sentito capito, anche se non avevo la minima idea di quello che mi avessi scritto in risposta. Ho letto e riletto quanto hai scritto e ti voglio ringraziare per avermi dato il tuo punto di vista assai più razionale del mio. Forse perché ho solo 21 anni sono ancora preda di quelle che chiamano “passioni”, intese nel senso più lato del termine. Intendo quelle che ti spingono a compiere azioni con poca razionalità alla base.
Penso di avere ancora del tempo per decidere cosa fare per quanto riguarda il coming out pubblico, hai ragione: ora al massimo cercherò di renderne partecipi quelle persone che sono anni che mi stanno accanto e che so per certo qualche sospetto ce l’hanno già. Almeno con loro non dovrò più sentirmi a disagio: è difficile da spiegare ma ci provo. So che mi vogliono bene, sono quasi certo che un eventuale coming out non cambierebbe la situazione se non di pochissimo ed allo stesso modo sono quasi certo che non saranno questi cari amici a parlare di me in giro. E tuttavia ogni volta mi blocco e non riesco a spiaccicare parola cosicché ogni volta saluto tutti col rimorso di non esserci riuscito neanche questa volta. Ti voglio ringraziare ancora per avermi dato il tuo punto di vista così diverso dal mio che mi ha permesso di aprire lo sguardo a orizzonti che non avevo ancora considerato come praticabili.
Quanto alla mia ricerca di una relazione ti voglio precisare che ciò a cui punto è un rapporto stabile, forse soprattutto perché non ho mai provato a trovarmi in una situazione del genere. Si fa tanto un gran parlare dell’amore, di quanto è bello, di quanto sia l’unica cosa che conta ecc ecc, tanto che da bravo boccalone ora pure io mi sono convinto a cercar di creare qualcosa di simile con un ragazzo come me. Ragazzo che non c’è ancora ovviamente. Mi pare una cosa strana ma mi risulta difficile, per non dire difficilissimo, capire quando un ragazzo potrebbe essere quello giusto per me. Sembra che siamo tutti dei fenomeni a camuffarci fra la gente, noi gay non dichiarati!
Navigando anche in altri spaces e blog ho letto anche delle specie di “consigli” per creare un contatto con persone alle quali siamo magari interessati e cercare di capire se è possibile trovare una corrispondenza con quanto stiamo cercando. Ma ti dico la verità che mi sono sembrate un po’ parole scritte da un pressappochista immerso fino al collo nei luoghi comuni, con consigli che si possono trovare anche sui giornaletti da ragazzine. Ognuno ha il suo stile, no? Oppure non ce l’ha proprio, ma questo non averlo è esattamente lo stile che lo contraddistingue! Ma mi sto addentrando in meandri poco chiari anche per me...
Concludo questo secondo commento incasinato riportando la frase chiave che mi ha aperto un po’ gli occhi: “A sbagliare si fa sempre in tempo”. E la prendo così, come un consiglio dato da chi di certo ne sa molto più di me!
Ci risentiamo gayproject! Ciao!
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Ciao Paolo,
sono rientrato ora da un controllo in ospedale (per fortuna andato in modo soddisfacente). La prima cosa che ho fatto è stata correre ad aprire il blog. Non mi vergogno di dire che ci ho pensato parecchio, anche nell’anticamera del dottore. Per me queste cose hanno un senso importante. Che tu posa vivere in un mondo di “passioni” cioè di sentimenti forti è una cosa bellissima, a patto che queste passioni non turbino la razionalità delle scelte fondamentali. E per un gay, la scelta del coming out e soprattutto della sua portata reale (a chi dichiararsi) è assolutamente fondamentale, proprio in vista di equilibri che condizionano la vita intera. Una forma di coming out limitato, tanto più se rivolto ad amici fidati, che magari possono avere già intuito e non hanno fatto chiacchiere stupide, corrisponde alla strada seguita dalla maggioranza dei ragazzi. Su questo punto avrei molto da dire e, almeno in termini sintetici, ci provo. Innanzitutto il mondo etero, per una ragazzo gay, non solo non è sempre ostile, ma può riservare delle sorprese graditissime ed estremamente serie che non devono essere svalutate solo perché non corrispondono al classico “sogno gay”. Amicizie serie, e anche vere e proprie storie d’amore tra un gay e un etero, non solo sono possibili ma sono realtà piuttosto comuni. Un gay in genere ha molti più amici etero che gay e con i suoi amici etero può avere rapporti bilaterali profondissimi, non simmetrici sotto il profilo sessuale, ma pienamente simmetrici sotto il profilo affettivo. La probabilità che un gay si innamori di un etero è molto alta e, da quello che ho visto, talvolta e non raramente, un ragazzo etero che si sente fare la dichiarazione da un ragazzo gay non scappa, ma mantiene un rapporto personale di alto profilo con il ragazzo gay. Intendo dire che le amicizie serie gay etero esistono eccome ed esistono anche rapporti affettivi gay etero che possono essere cose importantissime da tutti e due i punti di vista. Quindi un coming out limitato ad amici seri ed affidabili non costituisce realmente un grosso rischio e può dare delle soddisfazioni veramente notevoli a livello affettivo. La questione dell’identificazione del momento adatto è molto delicata. Secondo quello che vedo, non ha senso cercare l’occasione o proporsi a priori di parlare chiaro in una o in un’altra situazione, in genere il coming out verso un amico fidato è una cosa che viene da sé, quando se ne crea spontaneamente l’occasione. Tentare di forzare le cose non ha molto significato perché se si tratta di amici con i quali si ha un rapporto importante, l’occasione adatta non mancherà di sicuro. Aggiungo che un coming out fuori luogo sa di cosa fatta per assunto ideologico e non per confidenza spontanea, il che in genere lo fa apprezzare di meno. In buona sostanza non ha molto senso cercare di creare l’occasione e meno ancora sentirsi frustrati quando l’occasione non si presenta. Da quello che vedo, gli amici seri ai quali si rivolge il coming out, nel 99% dei casi non ne parlano a nessuno perché capiscono l’importanza del tipo di confidenza che hanno ricevuto.
Quanto all’amore... beh... non si finirebbe mai di parlarne, e ci tengo a dirti che è veramente l’unica cosa che conta e che l’amore esiste. Ma per volersi bene bisogna essere in due, cosa che non è in tuo potere realizzare. Non sarà mai la tua sola buona volontà a creare un rapporto affettivo importante, amore o amicizia seria che sia, per vivere queste cose bisogna essere in due, cosa che o si realizza da sé o non si realizza affatto. L’amore trova due soli ostacoli che sono l’egoismo e gli schemi prefabbricati, chiamiamoli anche modelli o sogni. Amare significa vivere in funzione di un’altra persona. L’amore non è una scelta ma è una totale accettazione dell’altro com’è, senza nessun tentativo di adattarlo ai nostri fini o ai nostri schemi. Mi piace ripetere una frase tolta da “Another country” di James Baldwin, il più bel libro a tematica gay che io abbia mai letto: “Qui non c’è nulla da decidere ma tutto da accettare”. Quanto agli schemi mi limito a dire che il classico sogno gay: due ragazzi della stessa età, bellissimi e senza problemi che si incontrano, si guardano negli occhi, e si innamorano per la vita... non ha nulla a che vedere con la realtà. Ci sono gay che si innamorano di uomini di età molto diversa dalla loro, ci sono gay che si innamorano di etero, o di gay non dichiarati che non accetterebbero mai un rapporto esplicito, si sono gay sposati e gay che accettano di costruire rapporti affettivi importanti con uomini sposati, sia gay che etero. La felicità di tutte queste persone, per paradossale che possa sembrare, non è legata alla situazione concreta ma eminentemente alla qualità delle persone. I sogni e i modelli spesso precludono una vera apertura incondizionata di fronte ad un’esperienza affettiva profonda. Non porti il problema di capire quando un ragazzo potrebbe essere quello giusto per te. In questi termini la questione è teorica. Quando troverai il ragazzo giusto, che è quello giusto lo capirai dal fatto che sperimenterai una forma nuova di reciprocità, proverai la sensazione nettissima di essere in due, una corrispondenza forte a livello affettivo e per capirlo basterà scambiarsi un sorriso. Quando il tuo entusiasmo troverà dall’altra parte un analogo entusiasmo allora sarete veramente in due. Ci tengo a dire per l’ennesima volta che non potrai essere tu, per quanti sforzi tu faccia, ad attirare verso di te un ragazzo che non sia già spontaneamente interessato a te. L’amore non è il risultato di una partita a scacchi in cui se non si sbagliano le mosse si vice. O si è in due o non c’è nulla da fare per cercare di costruire quello che non esiste per forza propria. Quando dici che i gay non dichiarati sono dei fenomeni nel camuffarsi dici una cosa vera, nel senso che quando un gay non vuole essere riconosciuto non c’è nessun mezzo per riconoscerlo, ma se questo avviene nei confronti della popolazione generale, in molte situazioni particolari, in cui il contatto è limitato a poche persone, si seguono altre logiche. Nei contatti a due o nei gruppi ristretti di amici, i gay non dichiarati, in modo deliberato, inviano messaggi decodificabili, cioè accettano dimensioni di rischio limitato (scoprirsi) perché si aspettano delle risposte. Un ragazzo gay non dichiarato non si dichiarerebbe mai a uno che non conosce, ma nei confronti di un amico serio può essere disposto a forme di apertura imprevedibili, in particolare se trova dall’altra parte una corrispondenza. Questa è la strada tipica che porta all’incontro di due gay non dichiarati e, ti posso garantire che non si tratta affatto di eventualità rare. Non andare alla ricerca di persone che “in teoria” potrebbero corrispondere ai tuoi interessi, o ai tuoi sogni, andare a caccia dell’amore può diventare un’attività compulsiva frustrante. L’amore quando arriva è imprevedibile e stravolge tutte le ipotesi prefabbricate, perché l’amore non si ricerca, si accetta.