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sabato 16 gennaio 2016

STORIA DI UN OMOSESSUALE DAI 4 AI 16 ANNI

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte nona
La pubblicazione delle Storie annesse al trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale, procede con la Storia numero 21, che lo stesso Ellis considerava di straordinaria importanza. In effetti apre uno squarcio su una realtà che è da sempre piuttosto sconosciuta e cioè la sessualità infantile omosessuale, ma si dovrebbe dire più correttamente dell’omosessualità infantile. La Storia n. 21 è in sostanza la documentazione di una sessualità “nata omosessuale” e non divenuta omosessuale in età adolescenziale. Il soggetto che scrive la storia della propria sessualità, cioè della propria omosessualità, conferma in modo molto forte che l’omosessualità non si acquisisce ma che omosessuali si nasce, questa conclusione mette del tutto in crisi l’dea che l’omosessualità sia un vizio o una colpa e proprio per questa ragione è stata violentemente contestata. Nella Storia 21, l’evoluzione della omosessualità infantile è seguita passo per passo fino all’adolescenza e mette in evidenza i problemi derivanti da un’educazione che non affronta il problema della sessualità e dell’omosessualità in particolare, chiarisce i rapporti tra fantasia sessuale, necessità di contatto fisico e sessualità propriamente genitale e ricostruisce nei dettagli un percorso di crescita individuale. Certo la storia riguarda la crescita di un bambino di quasi cento anni fa, ma si tratta di un’esperienza che per moltissimi aspetti, pur con le dovute distinzioni, non è molto lontana da quanto tanti ragazzi provano ancora oggi.
Il testo originale è stato scritto da un uomo di lettere e la lingua Inglese impiegata è molto complessa nella sintassi, ricercata nel lessico tipicamente letteraria, questo ha portato qualche difficoltà di traduzione. Anche se ho cercato di rendere il testo di facile lettura, in qualche punto è richiesta anche la buona volontà del lettore nel seguire esattamente il filo del discorso.
Buona lettura.
STORIA XXI  
“Quasi il primo ricordo che ho è di un sogno, che, dato mio ricordo vivido dei suoi dettagli, deve essersi ripetuto, credo, più di una volta, a meno che i miei pensieri della veglia inconsciamente non abbiano aggiunto una maggiore definizione. Da questo sogno cominciò la mia coscienza dell’attrazione che mio stesso sesso esercita su di me, attrazione che ha da allora dominato la mia vita. Il sogno, suggerito in parte, io credo, da un’immagine di un giornale illustrato, di una banda che uccise un dignitario della chiesa, prese questa forma: sognai di vedere mio padre ucciso da una banda di ruffiani, ma non ricordo di aver provavo nessun dolore, anche se ero in realtà un bambino estremamente affettuoso. Il corpo fu poi spogliato del suo abbigliamento ed eviscerato. Non avevo allora alcuna nozione di dettagli anatomici, ma rimangono chiari agli occhi della mia mente i particolari delle interiora uniformemente marroni, del colore dello sterco, e non c’era insieme sangue. Quando l’addome fu svuotato, si verificò il fatto di cui diventai un partecipante attivo. Fui preso (e il fatto che fui sopraffatto contribuì all’agonia di gioia che mi produsse), e fui messo tra le cosce del mio genitore assassinato; e da lì dopo poco mi feci strada, strisciando verso l’addome vuoto. L’atto, per quanto io posso ricordare di un sogno, in un’età in cui l’eiaculazione era fuori questione, mi causò una estrema eccitazione organica. In ogni caso, sicuramente, successivamente, ho fatto ricorso ad esso nei momenti di veglia prima di dormire al fine di ottenere uno stato di erezione. Il sogno non ha avuto esito; sembrava raggiungere il suo scopo nell’eccitazione che causava. Ero, in quel periodo, fra i 3 e i 4 anni. (mi è stato detto che le erezioni si verificavano già quando avevo solo 2 anni. È stato tra i 3 e i 4 che avevo l’abitudine di indurre, in ogni caso, la sensazione di un’erezione. Ma ero più vicino ai 5 quando, seduto sul mio letto e in attesa di essere vestito, ebbi un’erezione involontaria e richiamai l’attenzione della mia bambinaia su di essa, chiedendo che cosa significasse. La comparsa dell’erezione deve, quindi, essere stata usuale per me a quella data, ma certamente la sensazione non lo era.)
“A quel tempo ero totalmente all’oscuro delle condizioni della pubertà che, dopo, quando le scoprii, mi riguardarono così potentemente.  Non potevo nemmeno visualizzare gli organi privati ​​di un uomo; non feci alcuna deduzione a partire da me stesso. Gli unici corpi nudi che avevo visto allora, io giudico dalle circostanze e non da una qualche memoria effettiva dei fatti, erano quelli delle mie sorelle. Nei sogni a occhi aperti, che cominciavo a costruire, anche se ricorrevo spesso a quanto già narrato, l’obiettivo del mio desiderio era generalmente quello di accoccolarmi tra le cosce, o di premere il mio viso contro le parti posteriori dell’oggetto della mia adorazione. Ma per un po’ il mio primo sogno mi assorbì talmente che non mi abbandonai ad alcuna promiscuità. A poco a poco, però, il mio orizzonte si allargò fino a comprendere, oltre a quella che ho citato prima, altre tre persone: un cugino molto più grande di me, uno zio, e il curato della parrocchia.
“A questo punto ho cominciato a inventare delle ambientazioni per lasciarmi andare alla mia passione. Una delle prime fu di immaginarmi in una vasca con i miei tre amanti che galleggiavano in acqua sopra di me. Da quella posizione ispezionavo le loro membra, a turno; l’attrazione si soffermava soltanto sulle cosce e sui glutei. Immagino che questa limitazione del fascino per le sole parti inferiori sia durata solo finché l’esperienza reale di un abbraccio più completo non mi rese ugualmente amante delle braccia e del petto, anzi, più tardi sono diventato più emotivamente innamorato di queste parti rispetto a tutto il resto. All’inizio preferivo semplicemente ciò di cui la mia mente poteva entrare prima in possesso.
“Molto precocemente nelle mie prime esperienze, quando non avevo più di 5 anni, mi svegliai prima del solito, e vidi la mia bambinaia in piedi in completa nudità, che iniziava la sua toletta. Mi sembrava un oggetto grossolano, rozzo, e privo di senso; i peli sotto le sue ascelle non mi piacquero, e ancor più quelli nella parte inferiore del suo corpo. Nel caso degli uomini, arrivai direttamente ad avere conoscenza delle stesse cose sui loro corpi, ma l’effetto fu esattamente il contrario. Il caso volle che a quel tempo il giardiniere avesse avuto un incidente alla gamba e, nel mostrare il livido ad un altro, espose davanti ai miei occhi una pelle completamente lanuginosa per i peli scuri. Anche se la vista del livido mi respinse, il mio piacere fu intenso, e la visione delle gambe del giardiniere fu nel mio letto ogni notte per una settimana di seguito. La mia opinione è che la vista della mia bambinaia fosse tale da suscitare interesse tanto quanto la molto più prosaica visione della gamba ferita del giardiniere, ma la mia natura rendeva impossibile per me una cosa del genere.
“È stato in questo periodo, se non prima, che un enorme senso di timidezza nei confronti di tutti i miei doveri privati ​​ha cominciato ad affliggermi. Era così grande che non potevo sopportare l’assistenza necessaria per abbottonarmi i vestiti da nessun’altra mano, che non fosse quella di mia madre o della mia bambinaia, salvo sempre quelli che erano della mia stessa età, verso i quali non provavo assolutamente alcun bisogno di privacy.
“Quando avevo un po’ più di 5 anni, formai un’amicizia con un giovane impiegato, un ragazzo di circa 15 anni, anche se mi sembrava una persona adulta. Un giorno, mentre stava scrivendo alla sua scrivania, mi sedetti e iniziai a giocare con i suoi piedi, indagando l’altezza a cui i suoi calzini arrivavano sotto i pantaloni, in questo modo ottenevo sei pollici di gamba nuda. Consapevole del mio coraggio mi sono chinato a baciarla. Il mio amico si mise a ridere, ma mi lasciò in pace alle mie devozioni. Questa è stata la prima volta in cui un senso di romanticismo si è mescolato con i miei sogni; l’eccitazione fisica era poca, ma il piacere era più grande. Non riesco a capire il motivo per cui non ho mai ripetuto quell’esperienza. Quel ragazzo rimase per me oggetto di una specialissima e tenera considerazione.
“Nel prossimo episodio che sto per riportare, l’ideale era totalmente assente, e il ruolo che ho avuto era passivo piuttosto che attivo. Sono stato messo a dormire con un ragazzo molto più grande di me. La sua iniziazione portò ad una familiarità fisica tra di noi che non era né calda né gentile, e non mi fu lasciato alcun margine per il mio desiderio istintivo di una specie più calda di contatto; se cercavo quel contatto facendo affidamento sul fatto che il mio compagno era addormentato, mi ritrovavo cacciato via. Solo una volta ho trovato un paio di momenti di supremo fascino, mentre lui continuava a dormire, scoprendo nei recessi del lenzuolo una superficie esposta di carne contro cui appoggiai la mia faccia in un abbandono di gioia. Per il resto sono stato un partecipante passivo; il suo piacere sembrava finire nel mero maneggiare le parti carnose del mio corpo a tal fine io di solito giacevo a faccia in giù sulle sue ginocchia. Per quanto posso ricordare, questa intimità portò ad una diminuzione della mia ricerca di piaceri fantasiosi; per circa un anno nessun ulteriore sviluppo ebbe luogo.
“Più o meno in quel periodo fui circonciso perché il prepuzio era troppo lungo.
“Tra il sesto e il settimo anno un cambiamento di ambiente mi portò a contatto con una nuova serie di facce. Allora avevo un letto per me, e ancora una volta la mia immaginazione si risvegliò. Fu in quel momento che mi ritrovai a costruire a partire dalle facce degli uomini delle ipotesi sul resto dei loro corpi: una faccia bruna mi portava a supporre un corpo uniformemente bruno, una faccia pallida un corpo pallido. Questa idea della varietà cominciò ad affascinarmi.  E allora feci la scelta definitiva tra le mie fantasticherie: se sarei andato a dormire tra cosce bianche, o rosse, o brune. Andare a dormire sicuramente descrive l’obiettivo del metodo a dal quale ero ormai dipendente. Appena entravo nel mio letto mi abbandonavo alla costruzione di una fantasia amorosa e la conservavo quanto più a lungo possibile, finché non ero addormentato. Posso dire che non ero consapevole di eventuali eiaculazioni in queste circostanze (e fu così fino ad alcuni anni dopo, quando le provocai col mio stesso atto), ma il piacere era abbastanza acuto.
“Per tutto questo tempo ci furono incontri segreti con il mio compagno di letto di un anno prima. Ma ora avvenivano di giorno, in vari nascondigli, spogliandosi un po’ o mettendosi in mostra; il mio compagno era freddo e infastidito e respingeva qualsiasi affettuosità da parte mia, la cosa diventò per me una specie di secco rituale. Allora pensavo che l’intera faccenda non fosse che un’invenzione originale sua e mia che non ci fosse nessuna probabilità che venisse praticata da qualche altro nel mondo. Ma questa considerazione non mi tratteneva dal costruire scene d’amore con tutti coloro il cui aspetto mi attraeva. In questo periodo quasi tutti gli uomini con cui venni in contatto suscitarono almeno il mio desiderio transitorio; solo quelli piuttosto vecchi e deformi stavano al di fuori della portata dei miei desideri . Molti dei miei amori si svilupparono in chiesa, gli uomini che sedevano vicino a me erano gli oggetti della mia attenzione, e il sacerdote, il cui sermone non ascoltavo, mi fornì l’occasione per fantasticare sulle attrattive che il suo fisico avrebbe avuto per me in altre circostanze. Deve essere stato in quel momento che ho cominciato ad elaborare l’idea di una fila serrata di cosce messe una accanto all’altra, sulle quali ero steso e venivo trascinato. Io le potevo sistemare in un ordine preciso e quindi potevo immaginare me stesso trascinato dall’uno all’altro un po’ forzatamente. L’ammirazione della forza cominciava in quel momento di avere una parte definita nelle mie concezioni, ma nulla che somigliasse alla crudeltà aveva avuto per me un’attrattiva. (tranne il sogno originale della mia infanzia, che mi sembra ancora che sia incredibilmente a parte). Tra le fantasie cui allora mi dedicavo, la sensazione di venire spinto attraverso gambe di consistenza e di colore diverso era sottile e piacevole. Credo che la nota di crudeltà costruttiva che allora ne seguì, sia nata da una rivalità immaginata tra i miei amanti per il possesso di me; l’idea di essere desiderato mi portò presto bearmi nell’immaginarmi lacero e afferrato da gruppi di contendenti. Allora, a partire da questo cominciai a costruire definite scene di violenza. Ero in grado, nella fantasia, di stare in mezzo alla densità e alla tensione delle prelibatezze conglomerate insieme delle cosce che si sforzavano per trattenermi; ero in grado di immaginare almeno sei corpi che mi circondavano con un contatto appassionato. Allo stesso tempo, avevo una sensazione radicata della mia pochezza fisica in relazione alle gambe il ​​cui contatto mi gettava in tali parossismi di delizia. Una nuova e sufficientemente ridicola invenzione prese possesso di me; mi immaginavo legato alla coscia (sempre, credo, quella destra) di un uomo su cui sceglievo, per quella volta, di concentrare i miei desideri, e di essere così “indossato” da lui durante la sua giornata di lavoro, nascosto sotto i vestiti. Non mi rendevo conto di nessuna difficoltà in relazione alla mia taglia. Il fascino della schiavitù e della costrizione era qui, di nuovo, in ascesa. Immagino che fosse a questo proposito che considerai anticipatamente la fustigazione come il delizioso culmine alle mie emozioni, la fustigazione somministrata quando il mio possessore, alla fine della sua giornata di lavoro, si spogliava per riposare.
“Fin qui la mia attrazione per l’organo riproduttivo maschile era stata lieve e vaga. Due cose a questo punto contribuirono a portare il pensiero di esso in risalto. In due o tre occasioni in cui accompagnai  dei contadini alle loro occupazioni li vidi fermarsi per strada per alleviare la natura [per fare i loro bisogni]. La mia timidezza estrema per quanto riguarda tali questioni in rapporto alla mia persona trasformò questo loro comportamento in mia presenza in un oltraggio alla mia modestia. Quella visione esercitava sulla mia riservatezza la suggestione di una sollecitazione indecente verso uno la cui inclinazione era di lasciarsi andare a capofitto e in modo delirante. Restavo immobile arrossendo con gli occhi bassi finché l’atto non era finito ed ero consapevole per un periodo considerevole che balbettavo mentre parlavo e le mie facoltà mentali erano confuse. Quando riconsideravo le circostanze, esse avevano per me la stessa capacità di attrazione che la crudeltà amorosa proprio allora cominciava a esercitare sulla mia immaginazione. La mia mente segretamente abbracciava la dolcezza timorosa della sensazione di recente scoperta, circondando l’esercizio della funzione con invenzioni atroci e bizzarre di qualsiasi tipo. Per un po’ il mio intelletto si ritrasse dall’idea di accettare questo come il segreto centrale e più ardente della attrazione del sesso maschile; ma poco dopo, andando a passeggio con mio padre, l’ho visto compiere lo stesso atto; ero sopraffatto dall’emozione e riuscivo a malapena a trascinare via i piedi dal luogo o gli occhi dall’erba umida dove lui aveva depositato le acque della segretezza [dove aveva orinato]. Anche oggi, che la mia mente è da parecchio abituata alla conoscenza dei fatti della procreazione, non posso dissociarmi dal fascino da brivido che quel momento aveva per me. L’attrazione che la persona di mio padre aveva sempre esercitato su di me era ora decuplicata dalla performance cui avevo assistito (anche se io non avevo visto il pene in nessuno di questi casi).
“Per molto tempo dominarono la mia immaginazione solo gli amanti che avevo visto nell’atto che così acutamente mi aveva colpito. La mia delizia ora prese la forma dell’immaginarmi legato alle cosce della persona mentre quella funzione era in corso.
“A quei tempi dovevo avere 8 anni. Il rapporto freddo e segreto di cui ho dato conto era continuato senza insegnarmi nulla delle possibilità ardenti che avrebbe potuto suggerire; nessuna forza o crudeltà era usata su di me, nessun calore veniva profuso. E fece poca differenza che il mio compagno avesse ora scoperto l’atto della masturbazione, essa non aveva alcun significato per me, dal momento che non portava affatto al calore dell’abbraccio Il suo metodo era quello di staccarsi da me. Dovevo blandirlo dal di dietro e anche inventare storie indecenti per stimolare la sua immaginazione. Mi sentivo uno strumento disprezzato, il semplice spettatore di un atto che, se diretto verso di me con un po’ di calore, avrebbe suscitato il desiderio più vivace. In questo momento, come avevo capito già da allora, il mio compagno stava avendo conoscenza dai classici antichi. Per un certo tempo un certo fascino è derivato dal fatto che mi insegnava ad adottare un abbraccio avvolgente faccia a faccia. L’inizio della sua pubertà fu enormemente interessante per me, se fosse stato meno gelido, avrei potuto rispondere con passione alle sue carezze; ma ha sempre insistito sulla rigorosa passività da parte mia, e non mi ha spiegato nulla. Un giorno, come per darmi una piccola mancia, mi indusse ad offrirgli la mia bocca, anche se ancora non capivo affatto che risultato lo stavo aiutando a raggiungere. Una volta che si verificò l’orgasmo, l’effetto fu estremamente nauseante; dopo fu più attento. Il mio compagno si stava avvicinando alla virilità, le sue richieste divennero più frequenti, le sue pretese più umilianti.
“Allo stesso tempo, la mia passione per l’amore maschile era sempre più forte. Ero in grado di costruire a partire dalla schiavitù insoddisfacente in cui ero tenuto le immagini di un abbraccio completo che prima non potevo formare per la mancanza di un sufficiente senso di contatto umano, anche se raramente immaginavo qualcuno degli atti che nell’esperienza reale mi respingevano. Un giorno, però, mi sottrassi ad un’umiliazione particolarmente ripugnante che il mio compagno aveva tentato di impormi per forza. Scoperto l’inganno, si alzò dalla posizione prona, in cui giaceva, e mi lancio otre le sue ginocchia, mi colpì violentemente. Mi sono sottomesso senza lottare, vivendo una curiosa sensazione di piacere nel bel mezzo del mio dolore. Quando ha ripetuto il suo ordine ho trovato che la sua realizzazione non era più ripugnante. Uno dei pochi ricordi piacevoli che questa intimità, che si è estesa nel corso degli anni, mi ha lasciato è quel momento di abbassamento abietto a chi, senza calore di sentimento, aveva ancora una volta avuto l’energia sufficiente per essere brutale verso di me.
“Deve essere stato da questa vicenda che l’effetto calcolato della flagellazione ha cominciato ad avere peso per me quando mi abbandonavo alla mia immaginazione. Un desiderio di essere respinto, calpestato, violato dall’oggetto della mia passione dominò il mio istinto. Anche allora – e, in effetti, fino al mio tredicesimo anno – non avevo alcuna idea del rapporto sessuale normale Sapevo vagamente che i bambini nascevano dai corpi delle donne; non conoscevo, – e quando me li dissero non ci credevo – i veri fatti della relazione coniugale. Tutto ciò che avevo sperimentato, sia nella realtà che nella fantasia, era per me così strettamente personale che non avevo nessuna idea che qualcosa di simile potesse esistere al di fuori della mia esperienza. Non avevo alcuna idea del sesso come base della vita. Anche quando sono venuto a poco a poco a capire che uomini e donne erano fatti in un modo che presupponeva un rapporto tra loro, credevo ancora che fosse una sorta di condotta dissoluta, alla quale non dovevano certamente cedere coloro che avevano pretese di rispettabilità.
“Ero arrivato però in quel periodo a una forte attrazione verso gli organi della generazione e verso tutti gli aspetti della pubertà, e la mia immaginazione si concretizzava in un fantastico culto di ogni segno di mascolinità. La mia gioia consisteva ormai nell’immaginarmi costretto a subire l’umiliazione fisica e la sottomissione al capriccio dei miei rapitori di sesso maschile, e il fatto centrale diventò lo scarico di urina dal mio amante sul mio corpo e sui miei arti, o, se ero molto affezionato a lui, lasciavo che lo facesse sulla mia faccia. Questo era seguito di solito da un castigo per metà gradevole, in cui serviva solo la mano.
“Il periodo di cui ora sto scrivendo fu quello del mio ingresso nella vita scolastica I miei amici immaginari divennero subito numerosi; tutti gli insegnanti e tutti i ragazzi al di sopra di una certa età mi attraevano, per due di loro ho avuto in più un sentimento romantico oltre all’attaccamento fisico. Infatti, da questo momento in poi non mi sono mai mancati eroi verso i quali mi abbandonavo ad una passione perfettamente separata e teneramente ideale. L’annuncio che uno era in procinto di partire mi ha sorpreso in un impeto appassionato di pianto; ma la mia riservatezza era così grande e il mio senso di isolamento così schiacciante che non feci alcuno sforzo verso l’intimità con altri ragazzi, e con uno, verso il quale provavo una devozione inesauribile, ho appena parlato per i primi tre anni, anche se lo incontravo ogni giorno. In quel periodo i temi della mia contemplazione avevano diversi metodi specifici di approccio. Così, in un caso immaginavo che ci trovassimo faccia a faccia nelle nostre camicie da notte; improvvisamente venivo spogliato della mia, venivo afferrato e portato a forza sotto la sua, e fatto pendere con i piedi staccati da terra, con tutto il mio peso sul suo organo eretto, che si inseriva tra le mie cosce; così appeso – con il mio corpo avvolto nelle pieghe della sua biancheria e il mio viso premuto sul suo cuore – subivo una punizione che continuava fino a quando non venivo buttato giù per ricevere una scarica di urina sul mio corpo prostrato. Tali immagini sembravano venire indipendentemente dalla mia volontà.
“È stato in quel momento che ho trovato un grande piacere nell’immaginare un contatto con persone che non mi piacevano, la nota prevalente di queste intimità era sempre la crudeltà, alla quale mi sottomettevo con gusto acuto. Ho scoperto, tuttavia, dalle ordinarie esperienze delle scuole che le punizioni corporali, non avevano alcun fascino per me quando erano somministrate per infrazioni scolastiche, nemmeno ricevendole dalle mani sotto le quali in altri momenti mi immaginavo compiaciuto di ricevere dolore. Mancava il rapporto necessario, se avessi percepito da parte del mio giudice qualsiasi simpatia per l’operazione, ci sarebbe stata probabilmente una risposta da parte mia. Una volta fui frustato ingiustamente; cosciente del carattere crudele della punizione invece del carattere sanzionatorio, questa fu l’unica punizione che ricevetti, che aveva in sé un elemento di gratificazione per il mio istinto. Allo stesso tempo non ho mai perdonato la mano che ha somministrato quella punizione, è l’unico caso che ricordo in me di un rancore nutrito per anni.
“Nel frattempo, in mezzo a questo caos di amore confuso e di odio, di gusto per la crudeltà e di odio per l’ingiustizia, la mia prima relazione a sfondo veramente romantico e ideale si stava sviluppando. Posso dire, di coloro ai quali ero legato da amore romantico, così come da attaccamento fisico, che sono rimasti parte immutabile della mia natura anche oggi, come lo erano vent’anni fa, quando penso a loro il sangue sgorga nel mio cervello, le mie mani tremano e sudano con un’emozione che non posso controllare. Io sono ai loro piedi, li adoro. I miei sogni su di loro erano totalmente teneri; l’idea di crudeltà non ha mai toccato la concezione che avevo di loro, ma torno a quella che è stata l’influenza principale della mia giovinezza: più grande di me di soli tre anni, era di fisico bello e atletico, con l’adolescenza che si mostrava sul suo volto, l’incerto nascere del culto per lui fu confermato da una parola di incoraggiamento gettata a me il giorno che andai a ricevere la mia prima fustigazione; senza dubbio la mia piccola faccia spaventata suscitò la sua gentile pietà. Mi sono preoccupato in seguito di fargli sapere che non avevo gridato durante la fustigazione, e credo che abbia passato parola in giro che avevo sopportato la mia punizione coraggiosamente. Avevo con lui così poco contatto che al di là del culto costante da parte mia non ricordo nulla finché, circa tre anni dopo, ricevetti da lui una specie di sollecitazione per metà scherzosa, espressa in linguaggio pulito e semplice. Così terrificante era la mia timidezza e la mia tendenza alla segretezza che anche allora non avevo alcuna idea che una familiarità del genere era abbastanza comune nelle scuole. Non ero assolutamente in grado di connettere mie sensazioni con quelle del mondo in generale o di credere che gli altri provassero sensazioni simili alle mie. In questa occasione ho semplicemente sentito che qualche spinta sagace mi era stata data per scoprire il mio segreto. Mi aveva disegnato sulle sue ginocchia; sedevo lì in silenzio, rosso in faccia e sbalordito. Non fece alcun tentativo di fare pressione su di me; avrebbe, secondo quello che pensava, detto abbastanza se io avessi scelto di rispondere in modo adeguato; al di là di questo non mi avrebbe tentato ulteriormente. Alcuni anni fa ho sentito parlare di lui come di un uomo felicemente sposato.
“Nel seguire le mie emozioni in questa direzione ho superato di gran lunga il periodo del mio sviluppo, periodo fino al quale ho dato una completa descrizione degli eventi. Avrò avuto più di 12 anni prima che la vita della scuola mi convincesse ad affrontare (come insegnato da novizi ridacchianti) l’effettività del rapporto sessuale. Allo stesso tempo ho imparato che avevo il mezzo per ottenere godimento dal mio corpo in una direzione ben precisa, che non avevo fino ad allora sospettato. Una crescente resistenza da parte mia ai suoi freddi desideri aveva portato a una rottura con il mio ex-amante; alla fine non mi aveva insegnato nulla, se non il disgusto per lui stesso. Ora trovavo insegnanti pronti a destra ea sinistra. Uno dei miei compagni di scuola mi invitò a guardarlo mente si masturbava, lo spettacolo mi lasciò del tutto indifferente, il risultato mi pareva molto meno eccitante dello scarico di urina che, fino ad allora, avevo associato con la virilità maschile. Ero così abituato alle mie meditazioni amorose solitarie che lo sforzo e l’azione necessari per questo procedimento, quando cercavo di imitarlo, sconcertavano i miei pensieri e interferivano con la concentrazione sulle mie fantasie. Non avevo mai provato il piacere che accompagna lo spasmo dell’eiaculazione, e mi sembrava che non ci fosse niente che valesse la pena di provare per quella strada. Ho desistito e sono tornato alle mie fantasticherie. Ora ero in un labirinto perfetto di promiscuità; ci dovevano essere state almeno cinquanta persone che mi attiravano in quel momento. Ho sviluppato una predilezione per l’immaginare me stesso tra due amanti, in genere uomini che erano fisicamente diversi. Era mia abitudine analizzare quanto più minuziosamente possibile quelli che mi attiravano. Per ottenere una certa intimità con quello che era sotto la superficie, studiavo con attenzione le loro mani, i polsi dove essere scomparivano (che mostravano i peli dell’avambraccio), e il collo; stimavo la dimensione comparativa degli organi riproduttivi, la struttura delle cosce e dei glutei, e quindi mi costruivo un’immagine dell’uomo nel suo complesso. Quanto più vividamente potevo fare questo, tanto più acuto era il piacere che ero in grado di ottenere dal contemplare i loro abbracci.
“Fino ad allora non ero stato assolutamente toccato da scrupoli morali. Avevo la solita acquiescenza alle credenze religiose in cui ero stato cresciuto. Non mi era entrato in testa che ci fosse qualche legge divina, in un modo o nell’altro, in merito alla lusinghe della fantasia. Dal mio tredicesimo anno lievi sentori di inquietudine cominciarono ad insinuarsi nella mia coscienza. Cominciavo forse a capire che le formule della religione, a cui avevo dato ascoltato per tutta la vita con la minor attenzione possibile, avevano qualche significato che qualche volta toccava le circostanze della mia vita. Non avevo ancora capito che il mio passato aveva predetto il mio futuro, e che le donne sarebbero state per me una repulsione invece di un’attrazione quando erano implicate cose sessuali. Avevo la piena convinzione che un giorno mi sarei sposato. Avevo anche qualche paura che, man mano che andavo verso la virilità avrei potuto cedere alle tentazioni delle prostitute. Avevo una repulsione incipiente verso un tale destino, e questo mi sembrava indicare che le emozioni morali erano al lavoro dentro di me. Una notte fui amorosamente [sessualmente] attaccato nella mia camera da letto da due domestiche. Provai un orrore acuto che io nascosi sotto il riso; la mia resistenza fu così disperata che riuscii a sfuggire solo tramite il solletico. Ero stato abituato a sedermi sulle ginocchia dei domestici, un’abitudine che avevo innocentemente conservato fin dall’infanzia; ora posso ricordare in dettaglio gli approcci che queste donne erano abituate ad usare con me. A quel tempo ero assolutamente ignaro che tutto era intenzionale.
“Ero ugualmente ignaro di cose che avevano un rapporto più stretto con i miei sentimenti. Nel passare lungo una strada laterale, una notte, fui sorpassato da un uomo che iniziò una conversazione sul tempo. Mi chiese se non avessi freddo, iniziò a passarmi la mano su e giù per la schiena, poi arrivò una domanda riguardante la fustigazione a scuola, se certe parti di me non erano doloranti, spingendosi ad un tocco indagatore. Spostai timidamente la sua mano ma non reagii malamente a quell’azione. Allora si mise ad esplorare le tasche dei miei pantaloni e io iniziai a pensare che fosse un borseggiatore, respinto in quel tentativo, tornò allo sfregamento della mia schiena. La sensazione era piacevole. Lo presi quindi per un magnaccia che volesse portarmi da una prostituta, e dato che a quel tempo avevo cominciato a rendermi conto che tali piaceri non erano di mio gusto fui felice di trovarmi a destinazione, e lo salutai bruscamente, lasciandolo in piedi pieno di stupore per il suo fallimento con uno che aveva preso le sue avances così piacevolmente . Io non riuscivo a credere che altri provassero le stesse sensazioni che provavo io. Più tardi mi resi conto della mia fuga, non senza una certa dose di rimpianto, e costruii per mio piacere un finale diverso per quell’episodio.
“Ero ormai così posseduto dall’attrazione maschile che diventai amante di tutti gli eroi di cui leggevo nei libri. Alcuni divennero così vividi per me come quelli con i quali vivevo quotidianamente a contatto. Per un po’ diventai un amante ardente di Napoleone (l’episodio della sua attesa delle nozze con la sua seconda moglie mi attrae per la sua brutalità impetuosa), di Edoardo I, e di Giulio Cesare. Mi ricordo di Carlo II per la crudeltà carezzevole di cui la mia immaginazione gli faceva dono. Giugurta fu un grande acquisto. Bothwell, Judge Jefferies, e molti cattivi della storia e dei romanzi mi affascinavano per la loro crudeltà.
“Ero diventato un adepto nella costruzione mentale necessaria per la soddisfazione dei miei desideri. Eppure fino a quel momento non avevo ancora mai visto il corpo nudo di un adulto pienamente sviluppato. Non conoscevo in che misura i peli in certi casi si sviluppano sul torso, infatti, i miei sforzi di caratterizzazione si concentravano, per la maggior parte, attorno alle cosce e agli organi genitali. In quel periodo uno dei miei compagni di scuola vide un operaio comune, che io conoscevo per nome, che faceva il bagno in un fiume con alcuni compagni; tutto il suo corpo era, stando a quanto il mio informatore mi disse, coperto di peli dalla gola al ventre. Di fronte, l’uomo era grossolano e ripugnante, ma allora cominciai a considerarlo come un bel mostro, e per molte notti abbracciai appassionatamente la sua immagine, con il viso sepolto nella folta giungla di peli che gli copriva il petto. Io ero, per la prima volta, consapevole di aver deliberatamente (e con successo) deciso di non vedere il suo volto, che era sgradevole per me. Allo stesso tempo, un altro compagno di scuola mi disse di un insegnante che faceva il bagno con i ragazzi, che i peli si mostravano al di sopra del suo costume da bagno fino all’altezza dell’ombelico. Ora cominciavo decisamente a ricostruire i corpi in dettaglio; la suggestione di una vasta pelosità mi faceva impazzire di gioia, ma rimaneva nella mia mente fortemente associata con la crudeltà; i miei amanti pelosi non si comportavano mai con me con tenerezza; tutto in questo periodo, credo, tendeva a portarmi verso la forza e la violenza come espressione della propensione ad amare. Un compagno di scuola, pochi anni più grande di me, con un crudele atteggiamento da bullo, godeva particolarmente nell’infliggermi dolore: aveva scarpe particolarmente a punta, ed era sua abitudine farmi stare con la mia schiena rivolta verso di lui mentre lui si rivolgeva a me con petting e toni carezzevoli; proprio quando le sue parole erano al massimo della dolcezza mi avrebbe dato un colpo secco con la punta dello stivale, in modo da raggiungere la parte più tenera del mio fondo schiena; il dolore era squisito; Ero consapevole che lui provava piacere sessuale (avevo visto chiari segni di questo sotto i suoi vestiti), e, anche schifandolo, dopo aver sofferto per i suoi calci, mi sarei gettato nei suoi abbracci immaginari e mi sarei lasciato andare ad una furia perfetta di abietta sottomissione. Eppure per tutto il tempo lo avrei volentieri ucciso.
“All’età di 14 sono andato, per una volta, in una fattoria, dove mi era permesso di mescolarmi familiarmente con i braccianti, un bel gruppo di muscolosi giovani. Sono diventato un grande favorito, e, avendo maniere infantili e affettuose un bel po’ lontane dalla mia vera età, mi fu permesso di prendermi molte libertà con loro. Vivevano tutti sotto il tetto del contadino alla vecchia maniera, e la sera avevo l’abitudine di sedermi sulle loro ginocchia e di carezzarli e abbracciarli per rendere contento il mio cuore. Loro prendevano queste cose flemmaticamente; a quanto pare questo non li sorprendeva. Uno degli uomini aveva l’abitudine di ricambiare i miei abbracci e le mie carezze e una volta mi permise di mettere la mia mano sotto la camicia, ma non ci furono ulteriori libertà.
“L’evento che mi rese inquieto per la mia forzata solitudine non accadde che quando fui vicino ai 15 anni. Stavo andando verso la pubertà, e forse nella speranza che avrei potuto trovare il mio proprio sviluppo soddisfatto da un calore corrispondente, entrai di nuovo in rapporti intimi con il compagno le cui performances frigide mi avevano causato stanchezza e disgusto. Ora era un uomo, che aveva raggiunto la maggiore età. Mi mise nel suo letto mentre si spogliava e venne verso di me in perfetta nudità. In un momento eravamo l’uno nelle braccia dell’altro e la dolcezza di quel momento mi intossicò. Improvvisamente, mentre ero sdraiato sul letto, mi sentii attaccato, come pensai, da una assoluta necessità di orinare. Saltai in piedi con una scusa frettolosa, ma già il parossismo si era placato. Nessuno scarico di orina seguì per il mio sollievo, ma la necessità sembrava superata. Tornai dal mio compagno, ma il fascino dell’incontro era già finito. Il mio compagno evidentemente trovava più piacere nella mia persona di quando ero un semplice bambino, mi sentivo commosso e lusingato dal piacere che lui provava nel premere il viso contro alcune parti del mio corpo. In una seconda occasione, un giorno, sembrò che io involontariamente oltrepassassi quasi il livello della decenza, ma ancora una volta, come la prima volta, mi separai, e rimasi ignaro di ciò che avevo rasentato nella mia eccitazione. In un altro incontro, però, mi fu permesso di prolungare il mio abbraccio e di agire seguendo completamente il mio istinto. Ancora una volta sentii improvvisamente l’arrivo di qualcosa di profondamente imminente; mi feci coraggio e andai avanti arditamente. In un altro momento mi impossessai del misterioso segreto dell’energia maschile, in rapporto al quale tutti i miei anni di fantasie deliranti non erano stati se non un’attesa sulla soglia, un bussare ad una porta chiusa.
“Era inevitabile che da quel giorno la nostra intimità degenerasse in dissoluzione (anche se altre cause anticipavano questo decadimento naturale), ma non consideravo più la masturbazione una formula asciutta e faticosa. Nel mio noviziato ero scoraggiato nello scoprire quanto tempo mi ci voleva per dissociarmi dalla forma contemplativa e entrare in contatto con la forma attiva dell’autogratificazione. Ma io alla fine mi ritrovai impegnato nella ripetizione dell’atto tre volte al giorno. Più o meno nell’ultima occasione in cui incontrai il mio amico, lui mostrò un ardore eccezionale. In quell’incontro mi propose di tentare un atto che non avevo precedentemente considerato possibile, e ancora meno avevo sentito che era considerato il peggior rapporto sessuale criminale che potesse avere luogo. Ho avuto una leggera paura del dolore, ma ero disposto a gratificarlo, e per la prima volta trovai nella mia sottomissione l’unione dei due istinti amatori che prima si erano contesi il dominio su di me: l’istinto di tenerezza e l’istinto di crudeltà. La pedicatio non riuscimmo a realizzarla, ma io ricevetti un abbraccio che per la prima volta mi diede piena soddisfazione. La mia gioia era enorme; ero pieno di emozioni. Non ho parole per descrivere il fascino straordinario della carne calda e liscia su di me, e il contatto ruvido delle parti pelose. Eppure ero consapevole, anche in quel momento, che questo era solo il lato fisico del piacere, e che lui non era e mai avrebbe potuto essere colui che io avrei potuto veramente dire di amare.
“Ero adesso nel mio sedicesimo anno, e sotto l’influenza di queste e molte altre emozioni, che allora, per la prima volta, cominciando a invadermi, un senso di potere letterario e il desiderio di esprimermi attraverso canali immaginativi  cominciarono a prendere piede me. Temevo che il mio lasciami andare stesse debilitando le mie facoltà (avevo cominciato a sperimentare il languore fisico e la depressione), e alcuni scrupoli religiosi, risultato della mia formazione iniziale, si impossessarono di me. Per la prima volta divenni consapevole che gli ardori che sentivo verso il mio stesso sesso erano una deviazione dell’istinto sessuale in sé e con mio grande stupore e costernazione scoprii per caso che le pratiche alle quali mi ero abbandonato erano chiaramente denunciate nella Bibbia come un abominio. Da quel momento iniziò una lotta che durò per anni. Ruppi definitivamente con il mio ex-amante, e subito dopo un lungo scontro ebbe luogo tra le influenze contrastanti che lottavano per il possesso del mio corpo. Per un po’ misi da parte il vizio della masturbazione, ma non potei liberarmi così facilmente del mio lasciarmi andare mentalmente, che era ormai quasi un sedativo essenziale per indurre il sonno. In questo momento una visita al mare, dove, per la prima volta, fui in grado di vedere degli uomini che facevano il bagno in completa nudità, apertamente, nella piena luce del giorno, mi immerse di nuovo a capofitto per un po’ di tempo in amori immaginari, e i miei scrupoli e le mie promesse furono gettate al vento. Ma, nel complesso, ero ormai entrato in una fase che, in mancanza di un termine migliore, devo descrivere come emotivamente morale. A qualunque bassezza mi avesse portato il mio lasciarmi andare, provavo un senso di falsità con me stesso; Credevo di essere un ribelle ad una legge, naturale e divina, di cui però nessun istinto era stato impiantato in me. Consideravo ancora indiscutibile la verità della religione alla quale ero stato condotto, e tutta la mia vita, ogni pensiero del mio cervello, ogni impulso del mio corpo, erano in diretto antagonismo alla volontà di Dio. A volte il desiderio fisico abbatteva queste barriere, ma praticai una notevole moderazione fisicamente, anche se non mentalmente, e feci grandi sforzi per dominare la mia avversione per le donne e l’estrema devozione per gli uomini, senza il minimo successo. Compii 30 anni, comunque, prima di trovare un compagno che mi amasse nel modo che la mia natura richiedeva. Sono una persona molto sana, e in grado di lavorare ad altissimi ritmi. In una condizione di libertà sessuale sono diventato più forte.”
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sabato 1 agosto 2009

SONO UN RAGAZZO GAY E VOGLIO TORNARE ALLA VITA

Ricevo oggi, 19/7/2009, e pubblico qui di seguito la mail di Michele.
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Ciao GayProject!

Non so il motivo esatto che mi spinge a scrivere. Mi sono imbattuto nel GayProject facendo ricerche su Google dal mio cellulare. Ricerche che non avevano niente a che fare con il fatto di essere gay. Ho letto qualche intervento del blog che mi hanno colpito molto in quanto passionali e profondi, seri e tanto semplici. Post carichi di vita e di tanta voglia di vivere.

Forse è questo quello che mi ha attirato: voglia di vivere o meglio di ritornare a vivere.

Però voglio premettere subito una cosa: non sono un ragazzo Grigio e Triste. Questo no. Per quanto la Vita può essere difficile resto ancora del parere che è qualcosa di Meraviglioso. Ecco perché quasi cinque anni fa decisi di smettere di “praticarla” e di restare ad osservarla in attesa di capire in cosa avevo sbagliato e in attesa di una persona diversa dalle altre. Diversa dentro per lo più e capace di credere ancora nella parola Amicizia. Si, perché sono dell’idea che se non si sa cosa vuol dire Amico, non si potrà mai sapere nient’altro sull’Affetto e di conseguenza nulla sui Sentimenti.

Saranno stati i troppi libri che ho letto e i tanti cartoni animati che ho visto o semplicemente quello che ho capito io dalle persone che mi hanno accompagnato crescendo ma alla base di tutto e di tutti c’è sempre un Tenero Affetto che lega la gente e una ossessiva ricerca di Legami. Credo molto nell’Amicizia come terreno fertile di una bella esistenza fra due individui (come minimo) e come potenziale di qualcosa di più bello… l’Amore. Specialmente ed unicamente fra due individui. E questo non necessariamente deve tener conto del sesso di questi.

Dieci anni fa ero convinto che questo modo di pensare doveva essere tipico di tutti perché era un Credo puro e pulito. Ma cinque anni più tardi capii che poche cose della vita sono chiare e pulite e che proprio l’Amicizia e l’Amore sono le più torbide. E forse sono più torbide proprio per Noi. Ma perché in fondo? E’ così difficile seguire il proprio cuore? E’ così difficile mettere da parte l’orgoglio? O è solo così difficile smettere di essere Egoisti?

Volere tutto e non restituire nulla. Consumare il prossimo per poi abbandonarlo. Sono questi i comportamenti tipici dell’ambiente napoletano in cui ho vissuto ma che in genere ho visto in ogni altro ambiente d’Italia. Anche se, in fondo, nutro la speranza di essere stato solo troppo sfortunato e di aver incontrato solo ragazzi/amici/amanti sbagliati.

Mi chiamo Michele. Sono un ragazzo di 27 anni che ama prendersi cura del prossimo. Adoro capire come sono fatte le persone che mi stanno vicino o che incontro tra casa e università. Anche se non ho mai capito per quale motivo un perfetto estraneo (o una perfetta estranea), dopo poche battute di circostanza, mi scarica addosso tutta la sua vita. Bhe! Pazienza non lo saprò mai o forse è naturale che una persona si sfoghi con un’altra meglio se sconosciuta. E per questo, quante volte sono diventato l’Angelo Custode di qualcuno! Onorato di esserlo ma è proprio per essere stato l’Angelo di qualcuno che mi sono consumato, che ho assorbito e mi sono sentito inquinato dentro. Ma la cosa più strana è stata che quando ero io ad aver avuto bisogno di un Angelo… questo non c’era mai. Tutti assenti, tutti svaniti o tutti presi dal loro Egoismo di vivere. E va bene! Mi dicevo, sarà per la prossima volta! Volta che non arrivava mai. Tanto da sentirmi tradito da tutte le persone che amavo o che volevo bene. Famiglia inclusa. Però al tradimento non è mai pervenuto l’odio. Non odiovo queste persone e continuavo a trovarle ancora affascinanti con il loro egoistico modo di trovare la felicità (più presunta che altro). Ma intanto iniziavo ad odiare me stesso e sentivo dentro me una rabbia mai provata. Mi sentivo solo e nessuno che poteva starmi vicino ma non per aiutarmi a vivere ma che VOLEVA solo starmi vicino e condividere la sua crescita mentre anche io crescevo. Non volevo rubare la vita di un altro anche perché non volevo essere egoista. Non volevo essere come gli altri.

Il mio Credo iniziava ad intaccarsi e non volevo perderlo perché non volevo pensare che non esistevano gli Amici Veri e tutto quello che poteva potenzialmente derivarne.

E quindi smisi di praticare la Vita, come ho scritto prima, e mi misi ad osservarla in attesa di un segnale tanto forte da destarmi. Da allora mi sono un po’ imbruttito fuori. Ho smesso di curarmi (ma tranquilli la pulizia personale è sempre esagerata!!!). Sono ingrassato (Anche perché mi sono buttato sullo studio). Ho sfogato quello che dovevo su me stesso. Distruggendo l’immagine esteriore di me che tanto non mi andava più a genio.

Ora mi sto riprendendo. Voglio tornare alla Vita più di quanto non ho mai desiderato e mi piacerebbe iniziare con questo scritto che dedico a tutte quelle Anime in cerca di Verità nelle persone. Anime che mi piacerebbe conoscere anche solo virtualmente. Non so se le mie parole meritano di essere pubblicate sul blog. Ma voglio ringraziare GayProject per il primo Input che ha iniziato a destarmi.

Michele.

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venerdì 26 dicembre 2008

ESPERIENZE GAY

Ciao Project,
sono un ragazzo di 22 anni e ti voglio raccontare la mia storia, poi, se ti va, vorrei scambiare due parole con te (il mio contatto msn è omissis).

Da bambino ero il classico bravo bambino. Mio padre e soprattutto mia madre mi facevano fare quello che volevano a forza di elogi e di mezze facce di biasimo. Se facevo quello che volevano loro: abbracci e baci e coccole a non finire, secondo me anche troppe; se invece facevo di testa mia arrivavano i rimproveri: “ma perché non lo hai detto alla mamma?” “vuoi fare sempre tutto di testa tua, il papà e la mamma ci sono per questo!” Ero, e non me ne accorgevo, un burattino nelle loro mani. Forse a quell’età e normale e una cosa del genere capita a tutti ma per me quello stadio è durato troppi anni. Gli altri ragazzi a 11/12 anni cercano la loro autonomia, io cercavo soltanto l’approvazione dei miei. Lo stesso era per la parrocchia. C’era un prete anziano che era un po’ una guida dei ragazzi, per me era un oracolo, facevo qualunque cosa per sentire il suo “Bravo, bravo!” Stessa cosa a scuola coi professori (ho fatto le medie in una scuola di preti). A scuola ero bravo ma non capivo praticamente nulla di quello che studiavo, quando vedevo che qualcuno la pensava in modo diverso dalla mia professoressa pensavo che quello fosse un ignorante totale o proprio un cretino. Insomma è andata così fino a 13 anni. Non capivo nulla, non avevo una mia autonomia nemmeno minima ma ero contento così. Fino a 13 anni pensavo solo che il sesso fosse una cosa sporca che facevano i ragazzi depravati che non avevano voglia di studiare e che si sarebbero trovati malissimo nella vita perché non facevano quello che dicevano i genitori. Poco dopo aver compiuto i 13 anni ho scoperto per caso la masturbazione. Era una cosa che mi piaceva, all’inizio mi sono preoccupato perché era una cosa nuova, ma poi era una cosa gradevole e non ne avevo nessuna conseguenza negativa. L’idea che la masturbazione avesse a che fare col sesso non mi sfiorava neppure, i modelli di sessualità che avevo allora erano quelli un po’ a tinte fosche che sentivo dai miei che non approfondivano mai ma bollavano tutto quello che riguardava il sesso dicendo “è gente che ha il cervello bacato!” Insomma mi era anche venuto in mente di dire a mia madre del fatto che mi masturbavo, proprio perché pensavo che col sesso non c’entrasse nulla e per fortuna non l’ho fatto. Così non l’ho mai detto al prete in confessione né a nessun altro ma non per evitare di dirlo ma perché mi sembrava una cosa ovvia. Per tutto il resto continuavo ad essere il classico bravo bambino che ubbidisce ai genitori, va in chiesa, ecc. ecc. Il chiesa poi recitavo spontaneamente la parte del mistico. Avevo così bene assimilato il modo di fare del prete che pensavo perfino che avrei potuto fare il prete. Ero un perfetto fedele, il parroco mi elogiava sempre e mi sentivo fiero di me, quella non era una recita, io non ero consapevole di recitare un ruolo non mio al quale mi ero solo perfettamente adattato. In fondo, così, tutto andava bene e non mi ponevo alcun interrogativo. È andata avanti così fino a 14 anni. Sono andato in primo superiore, in una scuola statale, poco dopo aver compiuto 14 anni, e lì mi sono accorto di essere completamente fuori dal mondo. Non capivo niente dei discorsi a sfondo sessuale dei miei compagni, fingevo solo di capire per non fare la figura del cretino. Poi, piano piano, col tempo, più interpretando i gesti che facevano che le parole che dicevano ho cominciato a capire qualcosa, due cose in realtà: che quello che facevo tutti i giorni era la masturbazione e che quindi si trattava proprio di quell’attività sessuale che avevo sentito condannare dal parroco, e poi mi sono reso conto per la prima volta che i miei compagni si masturbavano pensando alle ragazze che a me non facevano né caldo né freddo e per di più i miei compagni usavano per quelli che avevano fantasie come le mie delle forme di disprezzo radicale, bollandoli con epiteti che allora capivo per la prima volta che cosa potessero dire e soprattutto capivo che erano indirizzati verso quelli come me. Che cosa potevo fare? Non era un problema legato alla mia classe o alla mia scuola, mi rendevo conto che in un’altra classe o in un’altra scuola sarebbe stato esattamente lo stesso. E poi non si poteva certo cambiare scuola. Avrei dovuto prendere atto della realtà e dirmi: io sono gay! E ne avrei dovuto tirare tutte le conseguenze, comprendendo che l’essere gay, nel mio caso, poteva essere conciliato con la pace familiare solo a costo di una totale finzione destinata a durare tutta la vita, lo stesso discorso più o meno per la religione. Ma io allora non sapevo nulla né dei miei né della chiesa e pensavo che alla fine una conciliazione fosse possibile. Ero così abituato a ricevere l’incoraggiamento dei miei e del parroco che non riuscivo a farne a meno anche se avevo capito che da gay avrei potuto ottenere quelle cose solo fingendo. Ma invece di andare per la via dritta ho preso quella traversa cercando di conciliare l’inconciliabile. Invece di accettare un gioco di ipocrisie esplicite verso l’esterno ho preferito essere ipocrita con me stesso e fingere di mantenere un rapporto vero con i miei e con la chiesa. Mi proponevo di dirlo ai miei, poi al dunque facevo discorsi vaghi, di malessere, di schifo del mondo e simili ma non arrivavo mai a sputare il rospo. Poi è successa una cosa che ha un po’ modificato i rapporti con i miei genitori, cioè mi ha fatto cambiare il punto di vista che avevo su di loro. Nel doppiofondo di un cassetto ho trovato un pacco di preservativi, adesso sapevo che cosa erano. I miei mi sono sembrati del tutto ipocriti, ma perché non hanno mai parlato con me in modo onesto? Ma non lo hanno fatto e i rapporti con loro sono diventati ancora più ambigui. Col prete, in confessione, a dire come stavano le cose ci sono riuscito (almeno c’era il segreto confessionale) ma lui mi diceva che se la cosa fosse andata avanti senza controllo lo avrei dovuto dire ai miei che mi avrebbero potuto aiutare. In pratica i miei tentativi o finti tentativi di risolvere il problema sono andati avanti fino a che non ho compiuto 18 anni. Tramite internet avevo conosciuto un ragazzo gay più grande di me di due anni (chiamiamolo Marco) e con lui avevo parlato tantissimo. Marco è un bravissimo ragazzo. Un paio di volte ci siamo incontrati ma abbiamo solo parlato, lui voleva farmi capire un sacco di cose ma io all’epoca pensavo che me le dicesse solo perché voleva portarmi a letto con lui. Ci eravamo incontrati su un sito serissimo e non gay ma allora avevo ancora paura che i gay saltassero addosso ai ragazzi. Insomma, Marco mi ha messo un po’ in crisi, era il primo ragazzo gay che conoscevo ed era in effetti diversissimo da come pensavo che fossero i gay. La prima volta che siamo usciti pensavo che ci avrebbe provato con me, un po’ cercavo di rifiutare l’idea ma lo desideravo moltissimo. Siamo stati a parlare per ore ma io mi divertivo a rispondergli ribattendo i suoi argomenti con cose che adesso mi sembrano di una stupidità incredibile ma allora mi sembravano molto intelligenti. Alla fine della serata ero disorientato un po’ dalle cose che mi aveva detto e un po’ dal fatto che con me non ci aveva provato. La domenica successiva siamo andati insieme al mare, io mi sono messo il costume sotto perché pensavo che avremmo fatto il bagno e pensavo pure che sarebbe stata la volta buona per la mia prima esperienza sessuale e invece niente, non ha nemmeno pensato a fare il bagno, è rimasto in jeans e abbiamo solo parlato. Ero innervosito, alla fine della serata gli ho detto: “Ma perché oggi non ci hai provato con me? Ma sei gay o no?” Mi ha guardato con una faccia interrogativa come per chiedermi se ero impazzito, poi ha scosso il capo e mi ha detto: “Scusami, mi sa che non ci capiamo proprio.” Per tutto il viaggio di ritorno l’ho tempestato di domande che adesso capisco quanto fossero stupide, e lui non ha risposto. Mi ha lasciato sotto casa in modo molto freddo. L’indomani l’ho richiamato mille volte finché mi ha risposto. È stato anche a parlare con me ma sentivo che ormai le cose non erano più come prima. Sul momento l’ho odiato, pensavo che volesse fare il sostenuto con me, che mi volesse far pesare alcune cose stupide che gli avevo detto, tra l’altro sono stato anche cretino a cercare di usare con lui un atteggiamento che mirava a fare colpo sul piano sessuale, il risultato è stato esattamente l’opposto. Mi ha detto che non si sentiva di andare avanti e che la sua visione dell’essere gay era del tutto diversa dalla mia e che cercare di costruire qualcosa partendo da punti di vista lontanissimi sarebbe stato uno sforzo inutile. L’ho richiamato un paio di volte ma poi mi ha detto che non aveva proprio niente da dirmi. Adesso, dopo tre anni e mezzo, ho capito che cosa voleva dire. Io non posso rimproverargli niente. Se n’è andato e basta e io sono rimasto solo. Almeno per un anno ho cercato di distruggere la sua memoria e di svalutarlo in tutti i modi possibili dicendomi che era un ipocrita, poi mi sono buttato sulle chat ma sempre dicendomi che io lì non cercavo sesso ma volevo solo capire di che cosa si trattava. Quando entravo in una chat ci entravo in teoria come un esploratore che entra in un terreno sconosciuto, ma alla base c’era sicuramente la fissa del sesso, io volevo provare, ormai volevo provare a ogni costo, ho messo pure nel profilo delle foto esplicite, in teoria per vedere le reazioni della gente ma in sostanza per attirare bei ragazzi. I primi tempi ci andavo cauto, avevo letto tante cose sull’aids e non volevo correre rischi, però la tentazione era tanta. Alla fine ho combinato un appuntamento con uno di 32 anni. All’inizio lui era ben disposto e mi corteggiava, anche troppo veramente, mi voleva portare a casa sua ma non ci sono andato. Ci siamo salutati dopo due ore di disagio reciproco, alla fine mi ha detto: “Ma tu perché mi hai cercato?” Gli ho detto “Per parlare un po’.” Mi ha guardato con una faccia ironica e ha detto solo “Ah!” e se n’è andato. Il secondo che ho conosciuto aveva 26 anni, ben vestito, ma di una maleducazione unica, su quattro parole tre erano parolacce. Con lui ho avuto paura perché sono salito stupidamente sulla sua macchina ed è partito a razzo e mi ha portato in un paese fuori città in un posto dove non ero mai stato. Pensavo proprio che potesse finire male, forse sono solo le mie fantasie assurde ma ho avuto paura che mi potesse violentare. E mentre andavamo ho pensato a come defilarmi. Quando sono sceso dalla macchina non l’ho seguito e me ne sono scappato e lui mi ha inseguito prendendomi a parolacce terribili, quando ha visto che correva gente ha urlato che ero un ladro e qualcuno sei è messo a inseguirmi, mi sono buttato per i campi, mi hanno perso di vista e hanno desistito. Era pure sera, era buio e faceva un freddo terribile, ma mi sono messo a camminare lungo la provinciale, sentivo i cani che abbaiavano e avevo proprio paura, poi ho visto passare un treno e ho capito più o meno dove mi trovavo, ci ho messo quasi un’ora ad arrivare alla stazione e ho aspettato due ore il treno successivo. Insomma sono tornato a casa dopo mezzanotte tutto sporco di fango e i miei mi hanno fatto mille domande. Il mio computer ha la password e loro non potevano sapere nulla di me. Ho detto che ero andato a fare un giro fuori città e che ero scivolato nel fango ma non ci hanno creduto e i rapporti sono diventati tesissimi. Vengo alla conclusione. Tre settimane fa ho rivisto Marco, l’ho supplicato di ascoltarmi, lui mi ha detto che adesso aveva un ragazzo ma gli ho risposto che la cosa mi stava benissimo ma che avevo solo un bisogno disperato di parlare con uno serio che mi potesse ascoltare e lui si è fermato a parlare con me, mi ha ascoltato molto attentamente e mi ha pure sorriso, poi lo ha chiamato il suo ragazzo e si vedeva che Marco era felice (Come avrei voluto stare al posto del ragazzo!) Nei giorni seguenti ci siamo rivisti. Tre giorni fa mi ha presentato il suo ragazzo che ha 25 anni e siamo andati in tre a prendere una pizza. Il ragazzo di Marco è molto dolce, anche con me, mi tratta bene, mi sembra quasi incredibile. In altri tempi stare insieme con due ragazzi gay che stanno in coppia non lo avrei sopportato, adesso mi sembra una cosa bellissima. Ho due amici gay, due amici veri, non ero mai stato meglio di così. Sto imparando tante cose da loro e mi rendo conto che non avevo capito proprio niente. Sono loro che mi hanno parlato di progetto gay. Se è un forum che piace a loro non può essere una cosa stupida. In pratica l’ho letto un po’ solo la vigilia di natale. Le cose che leggo adesso le capisco ma anche solo un mese fa mi sarebbero sembrate stupide, devo solo ringraziare Marco e il suo ragazzo che mi stanno piano piano aprendo gli occhi. Insomma, penso che valga la pena di parlare un po’ con te!
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martedì 4 novembre 2008

IMPRINTING GAY

28 ottobre 17.31 CARLO scrive:

Sai un mio amico ha un problema grave ormai cerchiamo tutti d aiutarlo ... vedi lui sin da piccolo ha avuto esperienze omosessuali a 5 anni, poi alle elementari, e poi a 14 anni ha avuto la sua prima strusciatina con una ragazza e dopo numerose esperienze con quest'ultima sa che gli piacciono le donne ... sul campo va meglio ma sulla masturbazione oltre al pensiero delle donne avverte un forte desiderio di masturbarsi su uomini ... io credo che cmq sia stato condizionato da fattori passati, esperienze omosessuali che cmq hanno contribuito a questo suo particolare orientamento ... cmq sia tutti siamo etero però in base al contesto sociale e a fattori, esperienze ecc. scegliamo un orientamento piuttosto che un altro ... quindi la sua dipendenza sessuale è molto forte ma e convinto d poterne uscire ... e quello che voglio sapere è questo ... se ne può uscire?????? mi chiarisci le idee???? sennò ci scappa un morto..
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In questo commento di Carlo sono sintetizzati molti elementi. Provo ad analizzarli in modo conseguente:

Si parte da un’affermazione secondo la quale “tutti siamo etero però in base al contesto sociale e a fattori, esperienze ecc. scegliamo un orientamento piuttosto che un altro”. Questa affermazione, che ha l’apparenza di un luogo comune di buon senso, contiene affermazioni totalmente gratuite. Non mi soffermo neppure sul “tutti siamo etero” che postula una fantomatica identità etero originaria, ma osservo che nessun gay direbbe di avere “scelto di essere gay”. L’identità gay non è affatto una scelta ma una realtà che spesso si fatica ad accettare.

Si parla di un bambino che ha avuto esperienze omosessuali a 5 anni e poi alle elementari. Dire che un bambino di 5 anni ha avuto esperienze omosessuali è probabilmente un modo improprio di esprimersi che potrebbe significare due cose completamente diverse, cioè che quel bambino ha sviluppato con altri coetanei attività esplorative della sessualità in età molto precoce oppure che quel bambino è stato oggetto dell’attenzioni sessuali di adulti. Le due situazioni sono intrinsecamente diverse. Al di là della terminologia si tratta, sia in un caso che nell’altro, di un problema estremamente serio. Le modalità della scoperta della sessualità e la sistemazione psicologica definitiva delle prime esperienze sessuali (imprinting sessuale) hanno sicuramente una importanza enorme nello sviluppo della sessualità adulta, questo significa che ci si può domandare se esperienze sessuali molto precoci possano essere determinanti nella definizione dell’orientamento sessuale. Avere riscontri oggettivi circa il fatto che l’imprinting sessuale possa essere determinante nella definizione dell’orientamento sessuale non è concretamente possibile. Ogni affermazione, sia in positivo che in negativo, resta quindi priva di verifica e in buona sostanza nulla più che un’affermazione di principio. Ciò che invece è possibile riscontrare è la percezione che l’adulto ha dell’imprinting sessuale come condizionante l’orientamento sessuale. In altri termini non possiamo dire se sia o meno condizionante ma possiamo verificare se sia o meno percepito come condizionante da parte dei singoli in un’età in cui l’orientamento sessuale è ormai definito (anche se talvolta non accettato).

Sulla base dell’esperienza devo osservare che ciò che emerge in chat è legato a situazioni di disagio più o meno grave; quanto non crea problemi non è in genere oggetto di colloquio. Poco importa ad un ragazzo gay se il suo orientamento sessuale derivi o meno da esperienze infantili se il ricordo di quelle esperienze non crea particolari problemi e se l’essere gay è un fatto ormai accettato. Qualora invece il ricordo risulti sgradevole, problematico e non tranquillamente archiviato nell’ambito di una sistemazione organica del proprio passato, oppure l’omosessualità sia vissuta con ansia o non sia accettata, allora per un ragazzo chiedersi se la sua omosessualità deriva da un imprinting infantile ha un senso preciso perché una domanda simile tende a identificare delle colpe dalle quali deriverebbe l’omosessualità. In pratica quando un ragazzo in chat tende ad indagare la propria sessualità infantile alla ricerca del “perché sono gay?”, in realtà si chiede “di chi è la colpa del fatto che sono gay?” Di solito non si identifica nessuna colpa quando l’imprinting sessuale è legato ad una esplorazione sessuale tra ragazzi più o meno coetanei, mentre la colpa viene chiaramente individuata quando l’imprinting sessuale è stato il risultato di un atto di volontà coscientemente compiuto da un individuo molto più grande. Frasi come “però lui non si rendeva nemmeno conto” oppure “però in fondo era un gioco” dimostrano come non sia un comportamento sessuale in sé ad essere considerato colpevole ma come la colpa venga legata alla consapevolezza piena di ciò che si fa e delle relative conseguenze. Il riconoscimento della colpa di un altro individuo crea in un ragazzo la coscienza di essere vittima di un comportamento colpevole altrui e lo spinge a collegare l’origine del proprio orientamento sessuale al fatto di aver subito il comportamento colpevole di un altro individuo (violenza fisica o psicologica o quantomeno strumentalizzazione cosciente), ciò crea grossi problemi circa l’accettazione della omosessualità la cui origine non è considerata spontanea ma è tendenzialmente individuata proprio nell’aver subito violenza. Certo di gran lunga meno complessi sono i problemi legati alla esplorazione sessuale tra ragazzi più o meno coetanei, che è vissuta come un momento di condivisione tra pari in un’atmosfera di morbosità sessuale infantile o preadolescenziale.

Non ha molto senso chiedersi se il fatto che un ragazzo giovanissimo abbia esperienze di esplorazione sessuale con altri ragazzi anziché con ragazze sia la causa del suo orientamento sessuale gay o se proprio perché originariamente gay quel ragazzo cerchi esperienze con altri ragazzi piuttosto che con ragazze, ma certo tra l’avere vissuto esperienze di esplorazione omosessuale infantile o preadolescenziale “fortemente connotate sessualmente” e l’orientamento sessuale gay sviluppato in età successive esiste quanto meno una correlazione statistica che non è tuttavia facilmente riducibile in rapporti di causa-effetto. La specificazione “fortemente connotate sessualmente” è fondamentale perché di norma l’esplorazione sessuale non ha un’autentica connotazione sessuale.

La sessualità preadolescenziale e adolescenziale si sviluppa sulla base di due elementi distinti e correlati:

1) Lo sviluppo sessuale fisiologico, cioè la maturazione sessuale fisica di un ragazzo.

2) Le cosiddette atmosfere (o aure) sessuali.

Le atmosfere sessuali sono percepite molto prima che se ne comprenda il senso in modo sufficientemente chiaro. In genere l’elemento fondamentale che connota come sessuale un comportamento è il tabù (questo non si fa!) che si manifesta sia in forma esplicita come divieto che in forma implicita come rimozione dell’argomento che non è mai preso in considerazione. La proibizione e il tabù caricano un oggetto o un comportamento di atmosfere sessuali, ovviamente la proibizione produce la necessità di superarla ma salvando comunque l’apparenza. Violare il tabù consacrato da un’atmosfera sessuale forte è visto come elemento di crescita che deve essere vissuto tra compagni, in modo segreto, non coinvolgendo il mondo degli adulti: è la cosiddetta morbosità sessuale pre-adolescenziale e talvolta adolescenziale: un contenuto affascina perché è proibito e la proibizione deve essere violata tra pari.

Ormai da diversi anni, mancando una vera educazione sessuale-affettiva, l’educazione sessuale dei ragazzi è totalmente delegata alla pornografia e i contenuti della pornografia sono i tipici tabù sessuali. Vedere insieme un film porno in età pre-adolescenziale ha una dimensione morbosa perché rappresenta la violazione condivisa di un tabù. La morbosità delle trasgressioni le rende momenti carichi di una intensità affettiva e sessuale molto forte, valga l’esempio dei comportamenti anche infantili di esplorazione reciproca della nudità dell’alto, dei primi contatti visivi e non solo con i genitali di un’altra persona, anche in età in cui erezione e eiaculazione sono ancora da scoprire.

In una società in cui non ci sono tabù sessuali connessi alla nudità, che è accettata come una cosa comune, la nudità perde il suo carattere morboso perché manca l’aura sessuale intorno ad essa. In epoche e in società diverse gli stessi fatti possono essere vissuti in modo morboso o addirittura senza alcuna implicazione sessuale a seconda dell’ambiente. Classico è l’esempio del nudo che ha subito nel corso della storia una progressiva liberalizzazione. Sottolineo un fatto paradossale il nudo per i gay ha normalmente una valenza molto meno morbosa che per gli etero. La segregazione per sesso, se toglie ai ragazzi etero la possibilità di vedere ragazze nude, per esempio in ambiente sportivo, offre invece ai ragazzi gay lo spettacolo comune della nudità di altri ragazzi. Per un ragazzo etero vedere una ragazza nuda è molto più difficile di quanto non sia per un ragazzo gay vedere un ragazzo nudo, di conseguenza il senso di trasgressione che prova un ragazzo etero nello spiare la nudità di una ragazza è più forte di quello che prova un gay nello spiare un ragazzo. Le attività sportive in comune, divenute estremamente diffuse, hanno praticamente tolto alla nudità di un ragazzo gran parte della morbosità che essa poteva rivestire in precedenza per un gay.

In età infantile e al limite pre-adolescenziale, quando la nudità non è esperienza comune, essa può rivestire caratteri di morbosità, ma da quando esiste un’attività sportiva in comune, diciamo dagli 11 anni in poi, la morbosità sessuale si manifesta in trasgressioni che vanno oltre la dimensione del nudo, si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di comportamenti esclusivamente imitativi dei modelli proposti dalla pornografia messi in pratica da ragazzi non sessualmente maturi. Questi comportamenti, col passare del tempo e con la maturazione sessuale fisiologica, assumono via vita, o possono assumere, una connotazione autenticamente sessuale. Tuttavia nella grande maggioranza dei casi l’esplorazione sessuale reciproca serve a dare a un ragazzo la dimensione della sua maturazione sessuale, la cui realizzazione è percepita tipicamente attraverso la crescita dei peli pubici e la dimensione del membro. I confronti sulla dimensione del membro in età pre-adolescenziale sono comunissimi e non hanno nulla a che vedere con l’omosessualità. L’esplorazione sessuale reciproca in buona sostanza non è neppure avvertita come una forma di imprinting sessuale perché in essa prevale l’elemento di ricerca della tranquillità in rapporto al proprio sviluppo sessuale.

Riassumendo, salvo rare eccezioni, l’esplorazione sessuale reciproca in età infantile o preadolescenziale non è generalmente caricata di valenze autenticamente sessuali e non è vissuta come imprinting sessuale e realisticamente non ha un peso nella determinazione dell’orientamento sessuale. Naturalmente, nei casi in cui l’enfatizzazione del contenuto sessuale è forte, queste esperienze possono essere vissute come un vero imprinting e in quel caso l’ipotesi che possano essere correlate, senza un preciso rapporto di causa ed effetto, con l’orientamento sessuale adulto è un’ipotesi realistica.

Nel caso in cui un ragazzo si senta vittima di interessi sessuali da parte di adulti gli eventuali contatti sessuali subiti non solo sono vissuti come un imprinting sessuale, ma come un imprinting negativo e violento. In questi casi, per i ragazzi che si scopriranno gay, l’accettazione della omosessualità sarà molto problematica perché sarà vista come esito di un imprinting violento del quale si è rimasti vittima e che ha interrotto e deviato il normale corso della maturazione della sessualità. Che ciò sia oggettivamente vero o meno poco conta perché è la percezione del fatto che crea il disagio.

Quanto al fatto riportato nel commento citato che un ragazzo al quale “piacciono le donne” provi forti desideri di masturbarsi pensando a uomini, sono portato a pensare, come ho detto più volte che si tratti di un ragazzo gay che tende a scappare dalla sua identità. Potrebbe anche avere un senso un’ipotesi di bisessualità basata sul fatto che il ragazzo si masturba sia penando agli uomini che pensando alle donne, che è una caratteristica della bisessualità non a periodi, ma il quadro complessivo e il “forte desiderio” di masturbarsi pensando agli uomini ricorda da vicino le situazioni tipiche dei ragazzi gay in fuga dalla omosessualità.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=33871571

mercoledì 9 gennaio 2008

PROVE DI COPPIA DI DUE RAGAZZI GAY

Ne, no... le cose distruttive esistono, esistono eccome, non ti credere che si tratti di chissà che cosa, sono sempre cose stupide o cose che sembrano stupide, noi non abbiamo mai fatto scenate, né io né Paolo siamo tipi da scenata, a lui proprio non gli verrebbe mai in mete, tutto con la puzza al naso come sta. No, le cose distruttive sono altre. Tu lo sai che si pecca sia col fare che col non fare, beh... per noi in pratica non c’è mai stato nessun fatto concreto che ci potesse mettere in crisi, non ci siamo mai messi le corna l’uno con l’altro, lo so che tanti lo fanno, certo che lo fanno, ma tra noi non è mai successo, pure Paolo in cose del genere non ci si metterebbe mai... noi siamo andati in crisi a forza di omissioni, sì, proprio così! Sai, tu non sai che fare e allora non fai, invece lui magari si aspettava altro... e così la cosa comincia a incrinarsi, poi c’è anche tutta la storia di contorno, tu lo sai... no... Noi non siamo dichiarati, né lui né io e non è una cosa facile, come te la gestisci? Mi piacerebbe fare quello che mi pare, certo che mi piacerebbe, ma devo stare attento a quello che faccio... io c’ho 22 anni... mi devo laureare... oh... io non posso buttare via tutto adesso perché magari mi faccio beccare... sì beccare, beccare! Io non sono un cretino... io devo pure sopravvivere, io mica mi posso permettere di rovinare tutto a casa... e poi lui mica l’ha fatto... lui vuole che l’eroe lo faccia io... hai capito... E’ chiaro che se devi stare attento a come ti muovi e lui insiste per questo e per quell’altro... beh... è un altro motivo di tensione... lo dovrebbe capire e invece non lo capisce. Poi c’è tutta un’altra questione che è quella delle cose che non c’entrano un cavolo, quando sto con lui, ma no a letto, così, parlando... eh, io vorrei che si parlasse di noi... io dei cavoli della famiglia mia non gli racconto niente... lui no! Attacca certe tirate del fratello, della cognata, della soretta... ma non si regola, cioè a me di dove va in vacanza la sorella non me ne frega niente... e poi si fosse mai presentata... io so che è la sorella sua, per lui sarà pure importante, ma a me che me ne frega? Al limite, stai tanto bene a casa tua perché sono uno meglio dell’altro... e allora stattene lì... No! Deve venire da me e me la deve raccontare tutta... Adesso vabbe’, noi non sono siamo una famiglia, non siamo una coppia, non siamo un cavolo non c’abbiamo una lira, come ti pare a te, ma io dico, ma tu perché non pensi a costruire qualche cosa con me... se lo vuoi fare ... è chiaro... No! Lui è rimasto mentalmente con papà e mamma... certo, sta a casa sua, lavato e stirato... e chi glielo fa fare a pensare a me... cioè lui non è che vuole creare qualcosa con me... no! Lui mi vuole portare nell’orbita della famiglia sua e io questo non lo sopporto, io non voglio essere fagocitato da nessuno. A Natale sai che ha fatto? Poteva scegliere, perché poteva! ... se stare a Firenze con me o andare a sciare sulle Dolomiti... e lui ha scelto... se n’è andato sulle Dolomiti e devi vedere con che ipocrisia... tutta una cosa perché lui proprio non ne poteva fare a meno, che gli costava proprio tanto che avrebbe pensato sempre a me... oh! E’ stato fuori 10 giorni, e m’avesse mandato una cartolina... un’e-mail, un sms... macché! S’è fatto i cavoli suoi e basta, poi quand’è tornato era tutto bello abbronzato, forse sono proprio queste le cose che mi fanno scoppiare, le ipocrisie... e dimmi che ti volevi divertire! Lo dici e basta... finita la storia! Ah... la cosa che lui mi deve fagocitare... sai che mi dice che i suoi alla fine lo accetteranno e lui lo sa benissimo e allora mi porterà a casa sua e mi farà conoscere i suoi... aspetta! Ma lui lo dice così... come tutte le cose che dice, mica ci crede, io gliel’ho detto... se sei così sicuro perché non glielo dici? E lui fa: “Ma io adesso li sto preparando piano piano...”. Poi c’è tutta l’altra storia, quella del sesso... quando c’ho la luna io non ce l’ha lui e quando ce l’ha lui non ce l’ho io, noi poi ci vediamo poco quindi se un’occasione te la fai scappare, poi magari passa pure un mese. Io ci speravo tanto, proprio facevo il conto alla rovescia, poi ci vedevamo e a lui non gli girava... ma certe volte gli avrei proprio spaccato la faccia... io dico: “Se non ti interessa lascia perdere, basta, facciamola finita...” Certe volte mi ci ha fatto stare proprio di mer.. tu pensi tante cose, che se n’è trovato un altro, che gli fai schifo, mica lo sai che gli passa per il cervello. Poi dopo 15 giorni se ne viene bello bello che ti corre appresso perché c’ha la fissa e se non se la toglie pare che crepa. Allora t’interessa! E perché prima no? ... E’ logico no... quando m’interessa a me mica ti può interessare a te... eh! sennò il bello dove sta? ... Insomma noi abbiamo rotto perché una domenica gli avevo detto: “Se vuoi ce ne possiamo andare fuori, in campagna...” cioè posiamo stare un po’ soli... e mi attacca una storia che lui si sente umiliato a fare la le cose di nascosto, che così si sente un ladro... cose così. Io gli ho detto: “Ciccio bello ma noi siamo gay... non te lo scordare!” E m’ha guardato con un’aria di compatimento e m’ha detto: “Finché ci sarà gente come te i gay saranno per forza vittime!” Allora, con garbo, perché quando ci vuole lo so usare, l’ho proprio mandato garbatamente a quel paese... e che ti credi che lui ha reagito male o che non m’ha guardato più... Manco per niente! M’ha detto che io la faccia di fare il saputello ce l’ho solo con lui ma che io dentro c’ho l’anima di un coniglio... proprio così ha detto! proprio saputello e coniglio... che per lui sono insulti gravissimi. Io il giorno appresso non l’ho chiamato, lui - figurati tu se faceva un gesto conciliante! – si sarebbe fatto tagliare la mano pure di non darmi la soddisfazione di cedere... e se lui non cede non cedo nemmeno io.. e così la cosa è finita. Poi tu dici “La vostra storia”... ma quale vostra storia... sono contento che è finita. Guarda, non è che io adesso mi metto a piangere... vuoi fare il sostenuto... accomodati... sono cavoli tuoi!

lunedì 19 novembre 2007

CIAO PAOLO 2

Riporto il commento di Paolo al mio ultimo post.

Sai gayproject, oggi appena mi sono connesso a Storie Gay ed ho visto la tua risposta mi sono sentito capito, anche se non avevo la minima idea di quello che mi avessi scritto in risposta. Ho letto e riletto quanto hai scritto e ti voglio ringraziare per avermi dato il tuo punto di vista assai più razionale del mio. Forse perché ho solo 21 anni sono ancora preda di quelle che chiamano “passioni”, intese nel senso più lato del termine. Intendo quelle che ti spingono a compiere azioni con poca razionalità alla base.
Penso di avere ancora del tempo per decidere cosa fare per quanto riguarda il coming out pubblico, hai ragione: ora al massimo cercherò di renderne partecipi quelle persone che sono anni che mi stanno accanto e che so per certo qualche sospetto ce l’hanno già. Almeno con loro non dovrò più sentirmi a disagio: è difficile da spiegare ma ci provo. So che mi vogliono bene, sono quasi certo che un eventuale coming out non cambierebbe la situazione se non di pochissimo ed allo stesso modo sono quasi certo che non saranno questi cari amici a parlare di me in giro. E tuttavia ogni volta mi blocco e non riesco a spiaccicare parola cosicché ogni volta saluto tutti col rimorso di non esserci riuscito neanche questa volta. Ti voglio ringraziare ancora per avermi dato il tuo punto di vista così diverso dal mio che mi ha permesso di aprire lo sguardo a orizzonti che non avevo ancora considerato come praticabili.
Quanto alla mia ricerca di una relazione ti voglio precisare che ciò a cui punto è un rapporto stabile, forse soprattutto perché non ho mai provato a trovarmi in una situazione del genere. Si fa tanto un gran parlare dell’amore, di quanto è bello, di quanto sia l’unica cosa che conta ecc ecc, tanto che da bravo boccalone ora pure io mi sono convinto a cercar di creare qualcosa di simile con un ragazzo come me. Ragazzo che non c’è ancora ovviamente. Mi pare una cosa strana ma mi risulta difficile, per non dire difficilissimo, capire quando un ragazzo potrebbe essere quello giusto per me. Sembra che siamo tutti dei fenomeni a camuffarci fra la gente, noi gay non dichiarati!
Navigando anche in altri spaces e blog ho letto anche delle specie di “consigli” per creare un contatto con persone alle quali siamo magari interessati e cercare di capire se è possibile trovare una corrispondenza con quanto stiamo cercando. Ma ti dico la verità che mi sono sembrate un po’ parole scritte da un pressappochista immerso fino al collo nei luoghi comuni, con consigli che si possono trovare anche sui giornaletti da ragazzine. Ognuno ha il suo stile, no? Oppure non ce l’ha proprio, ma questo non averlo è esattamente lo stile che lo contraddistingue! Ma mi sto addentrando in meandri poco chiari anche per me...
Concludo questo secondo commento incasinato riportando la frase chiave che mi ha aperto un po’ gli occhi: “A sbagliare si fa sempre in tempo”. E la prendo così, come un consiglio dato da chi di certo ne sa molto più di me!
Ci risentiamo gayproject! Ciao!
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Ciao Paolo,
sono rientrato ora da un controllo in ospedale (per fortuna andato in modo soddisfacente). La prima cosa che ho fatto è stata correre ad aprire il blog. Non mi vergogno di dire che ci ho pensato parecchio, anche nell’anticamera del dottore. Per me queste cose hanno un senso importante. Che tu posa vivere in un mondo di “passioni” cioè di sentimenti forti è una cosa bellissima, a patto che queste passioni non turbino la razionalità delle scelte fondamentali. E per un gay, la scelta del coming out e soprattutto della sua portata reale (a chi dichiararsi) è assolutamente fondamentale, proprio in vista di equilibri che condizionano la vita intera. Una forma di coming out limitato, tanto più se rivolto ad amici fidati, che magari possono avere già intuito e non hanno fatto chiacchiere stupide, corrisponde alla strada seguita dalla maggioranza dei ragazzi. Su questo punto avrei molto da dire e, almeno in termini sintetici, ci provo. Innanzitutto il mondo etero, per una ragazzo gay, non solo non è sempre ostile, ma può riservare delle sorprese graditissime ed estremamente serie che non devono essere svalutate solo perché non corrispondono al classico “sogno gay”. Amicizie serie, e anche vere e proprie storie d’amore tra un gay e un etero, non solo sono possibili ma sono realtà piuttosto comuni. Un gay in genere ha molti più amici etero che gay e con i suoi amici etero può avere rapporti bilaterali profondissimi, non simmetrici sotto il profilo sessuale, ma pienamente simmetrici sotto il profilo affettivo. La probabilità che un gay si innamori di un etero è molto alta e, da quello che ho visto, talvolta e non raramente, un ragazzo etero che si sente fare la dichiarazione da un ragazzo gay non scappa, ma mantiene un rapporto personale di alto profilo con il ragazzo gay. Intendo dire che le amicizie serie gay etero esistono eccome ed esistono anche rapporti affettivi gay etero che possono essere cose importantissime da tutti e due i punti di vista. Quindi un coming out limitato ad amici seri ed affidabili non costituisce realmente un grosso rischio e può dare delle soddisfazioni veramente notevoli a livello affettivo. La questione dell’identificazione del momento adatto è molto delicata. Secondo quello che vedo, non ha senso cercare l’occasione o proporsi a priori di parlare chiaro in una o in un’altra situazione, in genere il coming out verso un amico fidato è una cosa che viene da sé, quando se ne crea spontaneamente l’occasione. Tentare di forzare le cose non ha molto significato perché se si tratta di amici con i quali si ha un rapporto importante, l’occasione adatta non mancherà di sicuro. Aggiungo che un coming out fuori luogo sa di cosa fatta per assunto ideologico e non per confidenza spontanea, il che in genere lo fa apprezzare di meno. In buona sostanza non ha molto senso cercare di creare l’occasione e meno ancora sentirsi frustrati quando l’occasione non si presenta. Da quello che vedo, gli amici seri ai quali si rivolge il coming out, nel 99% dei casi non ne parlano a nessuno perché capiscono l’importanza del tipo di confidenza che hanno ricevuto.
Quanto all’amore... beh... non si finirebbe mai di parlarne, e ci tengo a dirti che è veramente l’unica cosa che conta e che l’amore esiste. Ma per volersi bene bisogna essere in due, cosa che non è in tuo potere realizzare. Non sarà mai la tua sola buona volontà a creare un rapporto affettivo importante, amore o amicizia seria che sia, per vivere queste cose bisogna essere in due, cosa che o si realizza da sé o non si realizza affatto. L’amore trova due soli ostacoli che sono l’egoismo e gli schemi prefabbricati, chiamiamoli anche modelli o sogni. Amare significa vivere in funzione di un’altra persona. L’amore non è una scelta ma è una totale accettazione dell’altro com’è, senza nessun tentativo di adattarlo ai nostri fini o ai nostri schemi. Mi piace ripetere una frase tolta da “Another country” di James Baldwin, il più bel libro a tematica gay che io abbia mai letto: “Qui non c’è nulla da decidere ma tutto da accettare”. Quanto agli schemi mi limito a dire che il classico sogno gay: due ragazzi della stessa età, bellissimi e senza problemi che si incontrano, si guardano negli occhi, e si innamorano per la vita... non ha nulla a che vedere con la realtà. Ci sono gay che si innamorano di uomini di età molto diversa dalla loro, ci sono gay che si innamorano di etero, o di gay non dichiarati che non accetterebbero mai un rapporto esplicito, si sono gay sposati e gay che accettano di costruire rapporti affettivi importanti con uomini sposati, sia gay che etero. La felicità di tutte queste persone, per paradossale che possa sembrare, non è legata alla situazione concreta ma eminentemente alla qualità delle persone. I sogni e i modelli spesso precludono una vera apertura incondizionata di fronte ad un’esperienza affettiva profonda. Non porti il problema di capire quando un ragazzo potrebbe essere quello giusto per te. In questi termini la questione è teorica. Quando troverai il ragazzo giusto, che è quello giusto lo capirai dal fatto che sperimenterai una forma nuova di reciprocità, proverai la sensazione nettissima di essere in due, una corrispondenza forte a livello affettivo e per capirlo basterà scambiarsi un sorriso. Quando il tuo entusiasmo troverà dall’altra parte un analogo entusiasmo allora sarete veramente in due. Ci tengo a dire per l’ennesima volta che non potrai essere tu, per quanti sforzi tu faccia, ad attirare verso di te un ragazzo che non sia già spontaneamente interessato a te. L’amore non è il risultato di una partita a scacchi in cui se non si sbagliano le mosse si vice. O si è in due o non c’è nulla da fare per cercare di costruire quello che non esiste per forza propria. Quando dici che i gay non dichiarati sono dei fenomeni nel camuffarsi dici una cosa vera, nel senso che quando un gay non vuole essere riconosciuto non c’è nessun mezzo per riconoscerlo, ma se questo avviene nei confronti della popolazione generale, in molte situazioni particolari, in cui il contatto è limitato a poche persone, si seguono altre logiche. Nei contatti a due o nei gruppi ristretti di amici, i gay non dichiarati, in modo deliberato, inviano messaggi decodificabili, cioè accettano dimensioni di rischio limitato (scoprirsi) perché si aspettano delle risposte. Un ragazzo gay non dichiarato non si dichiarerebbe mai a uno che non conosce, ma nei confronti di un amico serio può essere disposto a forme di apertura imprevedibili, in particolare se trova dall’altra parte una corrispondenza. Questa è la strada tipica che porta all’incontro di due gay non dichiarati e, ti posso garantire che non si tratta affatto di eventualità rare. Non andare alla ricerca di persone che “in teoria” potrebbero corrispondere ai tuoi interessi, o ai tuoi sogni, andare a caccia dell’amore può diventare un’attività compulsiva frustrante. L’amore quando arriva è imprevedibile e stravolge tutte le ipotesi prefabbricate, perché l’amore non si ricerca, si accetta.