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giovedì 20 luglio 2017

STORIA DI UN GAY SPOSATO

Ciao Project, ho avuto ieri sera il piacere di parlare con te, era la prima volta che parlavo con uno che sapevo con certezza essere gay ed è stato tutto molto più facile del previsto. La conversazione è stata agevole, si potrebbe dire una normale chiacchierata, anche se gli argomenti non erano affatto comuni, almeno per me, perché a quasi 40 anni, avevo ancora idee piuttosto preconcette sui gay. Per un uomo sposato e divorziato, per fortuna senza figli, con una, chiamiamola così, tradizione etero alle spalle, non è per niente facile avvicinarsi all’idea che in fondo per tanti anni non si è fatto che rimuovere e si è vissuta una vita da etero, matrimonio compreso, che non era in fondo quello che si voleva. Mi sono chiesto se sono stato veramente etero, ma penso che non sia assolutamente così. Ho sposato la mia ex-moglie ma non l’ho amata. Quando eravamo sposti e vedevo un bel ragazzo per la strada non solo mi fermavo a guardarlo ma pensavo che tornato a casa non avrei trovato lui ma mia moglie. A parte la sofferenza psicologica che ho imposto anche a lei, la cosa più atroce, per me, è stata tirare avanti “per non mettere in crisi il matrimonio”. In realtà le cause del tirare avanti erano ben altre e molto meno nobili: avevo paura di una vita da gay, avevo paura delle reazioni della gente, della mia famiglia, dei compagni di lavoro. Avere una moglie mi metteva al sicuro. La storia aveva ben poco di sessuale, lei non se ne rendeva conto, ma per me fare sesso con lei era una forzatura, alla fine qualche volta succedeva ma non era quello che volevo, piano piano, anzi piuttosto velocemente, il sesso lo abbiamo messo da parte del tutto, ma il problema non era nemmeno quello, mia moglie si aspettava qualcosa da me, qualcosa che non potevo darle, si era adattata all’idea di un matrimonio senza sesso, ma avrebbe voluto almeno un po’ d’amore, ma per me non era possibile, la nostra era una convivenza, un condividere la casa, un fare i turni per lavare i piatti e fare la spesa, ma tra noi affetto zero. Lei non capiva, io non avevo il coraggio di parlare e si andava avanti così. Io non ho cercato avventure gay, perché di quelle cose avevo il terrore, mi bastava un po’ di pornografia e un po’ di fantasia. Mi dicevo che non ero gay perché non ero mai stato con un uomo e che in fondo avevo fatto anche sesso con una donna, cosa che secondo me un gay non avrebbe mai fatto, e andavo avanti così. Poi ho incontrato Mauro e lì mi è crollato il mondo addosso. Non so se Mauro fosse gay, io penso di sì, ma non ne sono sicuro. Con lui stavo bene, ci vedevamo spesso, ma per un caffè, per fare due passi e per chiacchierare un po’, ma tra noi c’era una complicità totale, non vedevo l’ora di uscire con lui, di restare solo in macchina a parlare con lui. Ho sempre pensato che lui si aspettasse una prima mossa da parte mia, ma quella prima mossa non c’è mai stata e siamo andati avanti così per quasi tre anni, poi ha trovato lavoro altrove e se ne è andato. Io ci sono stato malissimo, dovevo tornare ad una vita che non era la mia, Mauro mi mancava. Ci siamo sentiti un po’ su skype, poi piano piano non ci siamo sentiti più. Ma alla fine avevo capito che mi mancava un’amicizia maschile, allora non pensavo assolutamente di essere gay, non avevo interessi sessuali su Mauro, o forse li avevo sublimati, però usavo solo porno gay e questo mi avrebbe dovuto fare riflettere. Diciamo che alla fine avevo anche ipotizzato di poter essere gay ma la cosa mi sconvolgeva proprio. Io gay? Io che non ho mai avuto niente di strano, niente di effeminato? Mi sembrava proprio impossibile. Con mia moglie le cose andavano a rotoli: incomprensioni, risposte piccate senza nessun motivo, insomma eravamo in crisi. Devo dire a onore di mia moglie che lei ha tenuto i nostri problemi solo per noi, i suoi genitori non ne sanno assolutamente nulla. Insomma, due mesi fa l’ho vista proprio a terra e sono finalmente riuscito a parlare chiaro e la sua reazione mi ha stupito. Mi ha ascoltato senza dire una parola, quando ho finto il mio discorsetto, mi ha detto che era contenta che fossimo arrivati a chiarirci e si è anche sentita in colpa perché era stata lei che era voluto arrivare al matrimonio, mentre io cercavo di svicolare e di metterla al massimo in termini di convivenza. Poi abbiamo parlato molto del che cosa fare, lei era disposta al divorzio consensuale e non pretendeva nulla, ma la nostra casa l’avevamo comprata e pagata insieme, io ne avevo un’altra piccolina e avrei lasciato casa nostra a lei, ma non l’ha voluta, allora abbiamo stabilito che l’avremmo venduta dividendoci poi il ricavato. Adesso siamo divorziati, ma ci vediamo ancora, non siamo più ragazzi e non so se io o lei riusciremo a rifarci una vita. Ovviamente non viviamo più insieme ma è rimasta una stima reciproca. I miei suoceri sono rimasti perplessi del nostro divorzio, proprio perché abbiamo continuato a vederci anche dopo. Adesso sto cominciando a cercare di capire che cosa è il mondo gay, sarei già contento di trovare un amico gay per parlare un po’, specialmente se avesse un’esperienza analoga alla mia, ma ho ancora molta paura di queste cose. Quello che sarà sarà, oggi come oggi sono soprattutto contento di come sono andate le cose con mia moglie e sto veramente molto meglio di prima. Vedremo che cosa mi riserverà il futuro.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay:http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=6203

lunedì 9 novembre 2015

GAY IN FUGA DAL MATRIMONIO ETERO

Ciao Project, ti scrivo con molta ansia addosso, non per te ma perché devo uscire il più presto possibile da una situazione che mi sta facendo a pezzi. Ho trentadue anni, sono fidanzato a casa con una ragazza e ormai tutti mi stanno mettendo alle strette perché io mi decida a sposarla. Ho letto su “Essere Gay” dei gay sposati e più ci penso più mi viene il terrore di essere costretto a fare una cosa che non voglio fare. Vivo in un paesetto di una provincia veneta, in un mondo in cui tutto è dato per scontato, in cui il matrimonio è un dovere inderogabile e l’omosessualità è considerata come la peggiore disgrazia. Qui tutti si fanno gli affari degli altri, perché tutti, e specialmente le donne, non fanno nulla dalla mattina alla sera e quindi non fanno che spettegolare. Io non ho dubbi sul mio essere gay, con la mia ragazza ho avuto anche (raramente, molto raramente) dei rapporti sessuali, nei quali una sola volta sono arrivato fino in fondo ma erano cose che riuscivo a fare solo per non deludere la mia ragazza e forzandomi molto. L’unica volta che abbiamo fatto sesso completo (ovviamente col preservativo, perché l’eventualità di figli non voluti mi avrebbe incastrato in via definitiva) ho provato proprio un profondo senso si repulsione e di nausea (e lei non se n’è nemmeno accorta), ma poi nonostante le insistenze della mia ragazza non l’ho voluto rifare più per nessuna ragione e ho rinviato tutto a dopo il matrimonio. Adesso io ho 32 anni e lei 29, sento il fiato sul collo sia della mia famiglia che della sua, che non fanno che insistere perché si fissi la data del matrimonio. Qui in paese io e la mia ragazza usciamo sempre in coppia da anni e la gente dà per scontato che sposeremo prestissimo, lei poi è cattolicissima, in tutto e per tutto dipendente da quello che le dice il parroco che la ha detto che deve affrettare i tempi per evitare il rischio di altri rapporti prematrimoniali! Loro si preoccupano di questo, ma io sono proprio al limite. A casa mia la parola gay è considerata una parolaccia da sempre. I miei sono persone istruite ma del tutto ignoranti su queste cose e anche loro sono profondamente cattolici. Io non vado con loro a messa ormai da dieci anni e loro pensano che io non vada più in chiesa perché faccio sesso con la mia ragazza e non ci voglio rinunciare. Dire ai miei che sono gay sarebbe terribile per loro e soprattutto per me, perché io ancora non ho trovato un lavoro stabile e, al bisogno, non me ne potrei comunque andare di casa. Ma come potrei pensare di rimanere in casa coi miei se sapessero che sono gay? Loro non solo non sospettano nulla ma pensano che io sia uno che con la sua ragazza ne combina di cotte e di crude e anche per questo mi consigliano sposarmi presto, perché così, secondo loro, mi metterei a posto anche la coscienza. C’è anche un altro problema: il mio futuro suocero (mai sia!) ha una piccola industria e ha un sacco di soldi, mentre i miei di quattrini ne hanno pochini e mio suocero si è offerto di prendermi a lavorare nella sua azienda, naturalmente “dopo il matrimonio” che quindi avrebbe anche un ritorno economico notevole, solo che così io sarei legato mani e piedi a una situazione assurda. La mia ragazza ha fatto sesso solo con me e quando l’abbiamo fatto, prima si è sentita in paradiso per una cosa che per me era del tutto forzata e contro natura (ma non se ne è nemmeno accorta!) e poi si è fatta prendere dallo sconforto religioso e si è andata a confessare, e lì sono cominciate le insistenze del parroco. Capisci in che mondo vivo, Project? Tu mi dirai che in questa situazione non mi ci dovevo cacciare e che in fondo non faccio che pagare la mai stupidità, ma con lei abbiamo cominciato quando io avevo 17 anni e lei 14, era tutto un gioco, a me serviva per mettere da parte l’omosessualità, che c’era anche allora, e per darmi arie da ragazzo grande. Che devo fare, Project? Ho veramente paura di non riuscire a venirne fuori, qualsiasi cosa io faccia mi rovino la vita: sposarla, no, proprio non me la sento, io ho sempre desiderato ragazzi e non ragazze, ci sono dei ragazzi ai quali ho pensato come un ossesso, cosa che per lei non è masi successa nemmeno a livello minimo, ma come faccio a rompere il fidanzamento al punto in cui siamo? Non posso dire: “Scusate, non me la sento perché sono gay!” Sento già il comento di mia madre: “Prima te la sei spassata con quella povera ragazza e adesso pensi di potertene uscire fuori in questo modo?” Perché se dicessi che sono gay non ci crederebbe nessuno, proprio nessuno, la considererebbero come una scusa di pessimo gusto, perché non mi hanno mai visto correre dietro ai ragazzi e su di me non ci sono mai state chiacchiere del tipo di quelle che girano su altri ragazzi del paese. Io ho proprio il marchio DOCG dell’etero e questa etichetta non me la schioda nessuno. Ho pensato ad altre vie d’uscita e mi sembra che ce ne possa essere solo una praticabile e cioè quella dell’infertilità, potrei dire che da controlli fatti non posso avere figli, con una motivazione del genere forse potrei riuscire a cavarmene fuori, ma in primo luogo sarebbe un falso e poi c’è il rischio molto concreto che vogliano portarmi per forza a vedere “che cosa si può fare” e lì verrebbe fuori tutto l’inghippo, però potrei rifiutarmi e dire che la cosa è chiara e che non mi sposerò comunque (perché non mi sposerò certamente), che non l’ho detto alla mia ragazza perché non ne avevo ancora la sicurezza… lo so che è un imbroglio, ma io voglio uscire da questa storia il più presto possibile e ne voglio uscire senza danni, perché non sono in condizioni di potermi allontanare dal paese. Che ne dici, Project? Io non mi sentirei in colpa per una cosa del genere, in fondo non è un vero imbroglio ma un modo per concludere in modo accettabile una cosa che non doveva nemmeno cominciare. Certo avrei problemi con i miei, dovrei dare spiegazioni anche a loro, vorrebbero sapere almeno perché ho fatto i controlli della fertilità, perché ho avuto dei dubbi su questa cosa, però penso che riuscirei a zittirli. Mi sono studiato bene le problematiche tipiche dell’infertilità maschile, ne so quasi quanto un dottore e ho letto decine di referti come quello che potrei dire di avere ricevuto io. In fondo, per riservatezza potrei non mostrare niente a nessuno, o, al massimo, potrei scrivere un falso referto di un istituto inesistente … lo so che in un certo senso è un imbroglio ma io non ho scampo e non mi voglio assolutamente sposare, è proprio un’idea che mi fa venire il rigetto, come faccio a fare sesso (e da sposato lo dovrei fare addirittura senza preservativo, cosa che mi sembra assolutamente repellente) con questa ragazza e a “doverlo” fare per tutta la vita? Sarebbe una tortura indicibile e poi con mia moglie non avrei nessuna possibilità di parlare chiaro, sarebbe un imbroglio (quello sì che sarebbe un imbroglio vero!) che dura tutta la vita. Rovinerei la mia vita ma rovinerei anche la sua e questo non deve proprio succedere. Project, tu hai un’altra soluzione praticabile e non distruttiva? Se ce l’hai, per carità, dimmela e dimmela subito, perché io devo arrivare a prendere una decisione e in tempi molto rapidi, o meglio, io la mia decisione l’ho già presa e mi serve solo un po’ di incoraggiamento perché non ci sono alternative e non si può più andare avanti così. Mi sento molto meschino nel pensare a tutti questi raggiri, mentre sarebbe più dignitoso dire semplicemente la verità ma credo che l’infertilità sia una cosa meno traumatica e più accettabile per entrambe le parti. Una ragazza lasciata dal fidanzato che “dice” di essere gay può starci veramente malissimo, può sentirsi una stupida, ingannata e presa in giro in modo pesante da uno che, appunto, “dice” di essere gay per scaricarla ma che aveva anche fatto l’amore con lei e quindi ai suoi occhi non sarà mai gay, mentre se è stata lasciata per motivi di infertilità può accettarlo più facilmente e senza covare sentimenti di odio. Sono ragionamenti meschini che servono solo a salvare la faccia? Non lo so, Project, adesso aspetto solo con ansia la tua risposta.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=5242

sabato 9 novembre 2013

MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Comunico che Progetto Gay ha messo online il “Manuale di omosessualità” (2013), si tratta di un testo liberamente accessibile online all’indirizzo:


Il Manuale, scritto sulla base delle esperienze maturate in Progetto Gay, intende essere una guida informativa seria per chiunque intenda capire che cosa sia realmente l’omosessualità.
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INDICE
CAPITOLO 1 – CAPIRE DI ESSERE GAY
CAPITOLO 2 – BISESSUALITA’
CAPITOLO 3 – IL COMING OUT
CAPITOLO 4 – RAGAZZI GAY E GENITORI
CAPITOLO 5 – CAPIRE E RAGIONARE SENZA PANICO
CAPITOLO 6 - GAY E FRUSTRAZIONE
CAPITOLO 7 - ESSERE GAY E SENTIRSI BENE CON SE STESSI
CAPITOLO 8 – EDUCAZIONE SESSUALE GAY
CAPITOLO 9 - SESSAULITA’ GAY
CAPITOLO 10 – ANSIA E SESSUALITA’ GAY
CAPITOLO 11 – GAY TRA SESSUALITA’ E SENSI DI COLPA
CAPITOLO 12 – IL SESSO NEL RAPPORTO GAY-ETERO
CAPITOLO 13 – INCONTRI GAY PERICOLOSI
CAPITOLO 14 – OMOSESSUALITA’ LATENTE
CAPITOLO 15- MODELLI DI AFFETTIVITA’ E SESSUALTA’ GAY
CAPITOLO 16 – GAY E STABILITA’ DI COPPIA
CAPITOLO 17 – AMORE GAY E CONDIZIONAMENTI SOCIALI
CAPITOLO 18 - SODDISFAZIONE SESSUALE GAY E COMPATIBILITA’ SESSUALE DI COPPIA
CAPITOLO 19 – RAPPORTI GAY INTERGENERAZIONALI
CAPITOLO 20 – SESSO GAY OCCASIONALE
CAPITOLO 21 – FANTASIE SESSUALI GAY E CONTENUTI OSSESSIVI
CAPITOLO 22 – GAY SPOSATI
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Ovviamente sono graditi commenti e proposte relative al testo, che possono essere inviati all’indirizzo progettogay@ymail.com .

martedì 21 agosto 2012

ESPERIENZE ETERO DI UN RAGAZZO GAY

Ciao Project,
volevo chiederti un parere su una cosa che mi è successa e che mi ha messo parecchio sottosopra. Ho 22 anni, sono piuttosto imbranato con le cose del sesso, in pratica non ho mai avuto esperienze sessuali né con ragazze né con ragazzi. Ho sempre pensato di essere gay perché le ragazze non mi hanno mai attirato e le mie fantasie sessuali sono state sempre per i ragazzi, salvo rarissimi casi, quando avevo 16 anni, in cui mi sono deliberatamente forzato a pensare alle ragazze ma diciamo così con una reazione fisiologica praticamente quasi nulla. Circa un mese fa ho conosciuto in campeggio una ragazza della mia città (una piccola città del nord), lei ha più o meno la mia età, eravamo sia io che lei con le nostre comitive di amici, io stavo con altri tre ragazzi e lei con due ragazzi e un’altra ragazza, quindi ci si vedeva al mare la mattina, si passava la mattinata tutti insieme, facevamo il bagno tutti insieme poi c’era chi prendeva il sole, insomma le solite cose che si fanno in spiaggia. I miei tre amici si davano da fare con le ragazze che trovavano, ma una cosa normale, cioè parlare, scherzare un po’, le solite cose che si fanno tra ragazzi, io guardavo, con la solita attenzione di non farmi beccare uno dei due ragazzi dell’altro gruppo, che non era male, diciamo che da guardare non era male ma non era proprio il mio tipo di ragazzo, comunque i miei tre amici, cioè quelli della mia comitiva, non mi hanno mai attirato da un punto di vista sessuale e quel ragazzo era il meno peggio che c’era. Fino qui non c’è storia, la solita cosa del gay che si deve accontentare di guardare. Però piano piano è successa una cosa inaspettata. La ragazza che ti ho detto ha cominciato a parlare soprattutto con me, a scherzare ma in modo molto simpatico, senza l’atteggiamento tipico di certe ragazze che si stanno prendendo una cotta, diciamo un po’ come avrebbe fatto un ragazzo. Diciamo pure che questa ragazza era alta, molto magra e coi capelli biondi tagliati molto corti e aveva un seno molto piccolo, in pratica mi faceva un po’ pensare a un ragazzo, però era una ragazza. Io sono stato bene, diciamo che da un certo punto in poi ho cominciato a trattare questa ragazza in un modo più libero, un po’ come avrei fatto se fosse stata un ragazzo, giochi anche con un minimo di contatto fisico e non era sgradevole per niente. I miei amici hanno notato tutta questa cosa, secondo loro l’avevo “puntata” e io sono stato al gioco anche perché i miei amici non sanno di me. In pratica così siamo arrivati alla fine della vacanza, io mi sono completamente scordato di guardare il ragazzo dell’altra comitiva e in pratica guardavo sempre la ragazza. C’è una cosa da dire però, in pratica non ho minimamente pensato di essermi innamorato di quella ragazza perché durante tutto il periodo che, diciamo così, sono stato con lei, ho continuato a masturbarmi pensando alle mie solite fantasie gay, cioè lei era molto carina, ecc. ecc. io la vedevo come un amico ma sessualmente non mi attraeva e poi lei con me non ci aveva provato nemmeno a livelli minimi, diciamo che era una simpatia bella e gradevole. Poi siamo tornanti in città e lì le cose hanno preso un’altra piega. I miei erano fuori in vacanza e l’ho invitata a casa mia, lei non si è per niente meravigliata e ha detto subito di sì, io lì per lì sono stato contento poi mi sono sentito un po’ in imbarazzo, ma ormai la cosa era partita e diciamo che volevo vedere come sarebbe andata a finire, però ero deciso ad evitare qualunque forma di coinvolgimento sessuale. Viene da me, io avevo comprato in rosticceria un po’ di cose buone, mangiamo, il discorso era imbarazzato, c’era qualcosa di non detto che però premeva comunque, io stavo sulle mie e lei non sapeva se fare un passo più in là. Alla fine del pranzo ci siamo seduti sul divano, io la tensione la sentivo nell’aria. A un certo punto mi si accoccola vicino e fa per poggiare la testa sulle mie gambe all’altezza dell’inguine, io la fermo, prendo un cuscino e me lo metto sulle gambe diciamo per evitare qualunque contatto genitale, diciamo così. Non credo che lei abbia capito il senso della manovra, comunque non va oltre, cominciamo a parlare del campeggio ma proprio come avrei fatto con un ragazzo, solo che lei era una ragazza, poggiava la testa sulle mie gambe ed eravamo soli in casa. Qui io ho cominciato ad andare in erezione ma se devo essere sincero, cercavo di immaginare che fosse un ragazzo, o forse non lo so, fatto sta che ero in erezione. Siamo stati così per un’oretta, lei ogni tanto guardava verso di me in modo tenero e mi soffiava sul viso e sorrideva e a me tutto questo piaceva molto. Poi mi ha detto: ti va un gelato? Io ho detto sì, si è alzata e mi ha chiesto di andare in bagno, così io ho fatto a tempo a rimettermi in condizioni di stare in piedi, diciamo che ero anche un po’ bagnato. Se devo essere sincero non sono stato male. Poi il gelato e la passeggiata, proprio come se fossi stato con un amico. La riaccompagno a casa, mi dice che è stata benissimo e mi chiede che cosa avevo da fare l’indomani, quindi ci accordiamo per ripetere l’esperienza l’indomani. Io torno a casa, ripenso a tutto quello che è successo, non mi dispiace ma penso che se fosse successo con un ragazzo sarei esploso di felicità e sarebbe stata tutta un’altra cosa. La sera non mi masturbo, cosa rara per me. Il giorno seguente si ripete quasi esattamente lo stesso copione, ma come era da prevedere, lei fa un passo in più, mi dice che fa troppo caldo e si leva camicetta e reggiseno e si stende sulle mie gambe come il giorno prima, ha effettivamente i seni piccoli, è una bellissima ragazza ma è una ragazza, poi mi prende una mano, se la porta alla bocca e la bacia in modo molto lieve, poi comincia ad accarezzarsi i seni con la mia mano, io sono in erezione e mi bagno un po’, lascio fare, poi comincio ad accarezzarla io, è una cosa gradevole ma mi redo conto che non è quello che voglio, comincio a sentirmi in imbarazzo, in qualche modo la situazione è gradevole ma mi rendo conto che si sta andando verso cose che non sento per niente mie, poi mi cominciano a venire i dubbi, cioè penso che in fondo con lei si potrebbe anche fare perché non avevo provato nessun senso di repulsione, non sapevo che cosa sarebbe successo se si fosse passati a cose sessuali genitali ma penso che un po’ di giochi sessuali con quella ragazza avrei anche potuto farli. Lei comunque si accorge che io sono molto sulle mie e che non tendo spontaneamente ad andare oltre, mi soffia sul viso e mi dice sorridendo: “gelato?” Questo significa che è una ragazza intelligente che le situazioni di imbarazzo le sente al volo. Lei va al bagno, io mi rimetto in ordine, sono effettivamente parecchio bagnato. Quando la lascio sotto casa mi dice che non ci sarà per qualche giorno perché va a [omissis] dai genitori ma aggiunge subito che mi richiamerà appena torna e che comunque ci sentiremo via cellulare. Mi saluta dandomi un lievissimo bacio sulla bocca. Non lo aveva mai fatto. Io torno a casa un po’ sollevato dal fatto che non ci vedremo per qualche giorno ma un po’ mi manca. Comincio a ripensare alle sensazioni che provavo accarezzandole i seni ma la sensazione è strana. La sera provo a masturbarmi pensando a lei e a quello che abbiamo fatto, non mi viene proprio spontaneo, una mezza cosa, più forzata a livello fisico che goduta con la fantasia, però arrivo alla fine ma a una fine così poco convinta che mi comincio a domandare che cosa sto facendo. La mattina mi sveglio in erezione come mi succede quasi sempre, accendo il PC, cerco video di ragazzi e mi masturbo su quelle cose. È incomparabilmente diverso, me ne rendo conto e mi dico: ma che cavolo sto combinando? Io sono gay! Posso anche andare in erezione facendo giochetti con una ragazza (e poi solo con quella, perché è una ragazza molto particolare), ma io a fare sesso vero con quella ragazza non mi ci vedo proprio, io voglio un ragazzo! Project, adesso vengo alle domande, ma tu da quello che ti ho raccontato pensi che io possa essere non dico etero ma almeno bisessuale, magari solo un poco? E poi che devo fare con quella ragazza? Stare vicino a lei per me è gradevole, questo non lo posso negare, ma è che poi piano piano al sesso ci si arriva e questo al limite forse lo potrei anche accettare ma è che non è realmente quello che voglio.
Se vuoi pubblica pure la mail, ma toglici i nomi dei posti.
Un abbraccio.
Perplex
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giovedì 2 agosto 2012

GAY E SESSO ETERO

Ciao Project, ti dico che sto molto in crisi, mi sento molto agitato e d’altra parte non so proprio con chi parlare e allora girando su internet ho trovato il tuo blog e mi sembra che sia un blog serio, uno dei pochissimi se non l’unico e allora ho deciso di scriverti. Ho 24 anni, diciamo che ho avuto le mie storie con le ragazze, almeno tre storie serie, la prima a 16 anni ma senza sesso, eravamo troppo piccoli e non lo volevamo né io né lei, che aveva pure un anno meno di me, la seconda a 19 anni ed è stata la mia prima esperienza sessuale, che ho molto desiderato prima che succedesse, ma che poi mi ha un po’ deluso, anche se a lei non l’ho detto, ma si deve essere accora che qualcosa non andava e dopo qualche mese mi ha detto che non se la sentiva di andare avanti. La terza storia è stata più seria e dura ancora oggi, è cominciata in pratica il giorno che ho compito 23 anni, proprio alla mia festa di compleanno. Lei mi piaceva molto, è molto dolce, non fissata col sesso e proprio per questo il sesso con lei è una cosa tranquilla, diciamo senza bisogno di recitare o di darsi da fare troppo, non mi sono mai sentito assillato, se non lo facciamo non ci resta male, anzi forse è pure più contenta, però diciamo che tra noi il sesso c’è comunque ed è pure una cosa abbastanza frequente, cioè ogni tre o quattro giorni succede, sempre col preservativo perché lei non vuole problemi di nessun genere. In teoria, cioè a livello ufficiale, i nostri genitori di noi non sanno niente, lei poi adesso ha 19 anni ed è legatissima ai genitori, e in pratica ci terrebbe molto a ufficializzare la cosa. Fino qui sembra la storia di un ragazzo etero, forse poco entusiasta del sesso, ma c’è un però e lo so benissimo e mi pesa come un macigno. È vero che ho una ragazza e che facciamo anche l’amore, però io penso che non sia esattamente quello che voglio, cioè forse sono anche un po’ etero e per questo mi posso adattare a stare con una ragazza e alla fine non ci sto neanche male ma la mia sessualità mi tira fortissimo versi i ragazzi, in pratica mi masturbo sempre pensando ai ragazzi e quando faccio l’amore con lei a livello di preliminari immagino di farlo con un ragazzo. Devo essere sincero, in fondo ho sempre saputo di essere gay e ho finito per mettermi con una ragazza perché era la soluzione più facile. Quando è cominciata la storia con la mia attuale ragazza pensavo che in fondo si potesse pure fare e forse è vero, ma se devo pensare di dover essere condannato a una vita da etero che non sento proprio mia mi viene un senso di disperazione. Lei di tutto questo non sa nulla e io non so più come uscirne, più si va avanti più si mette in testa castelli in aria e se per caso ci si dovessero mettere in mezzo anche i genitori sarebbe veramente una situazione dalla quale non potrei più uscire. In pratica mi sento in trappola. Io non ho mai avuto un ragazzo, questo è chiaro, non avrei proprio avuto il coraggio di uscire allo scoperto nemmeno a livelli minimi. Per i miei amici è assolutamente scontato che io sia etero e data la vita che faccio, vita da etero totale, non ho nemmeno la possibilità di conoscere ragazzi gay. Vivo in un piccolo paese, lavoro con mio padre, in una piccola ditta di famiglia, a casa tutti si aspettano che a breve io mi decida a sposarmi e penso che i miei, attraverso i pettegolezzi di paese siano riusciti a sapere non solo che ho una ragazza ma anche chi è la ragazza, infatti adesso mia madre ha smesso di darmi il tormento del “quando ti sposi?”. Non so se avrò mai un ragazzo, francamente nella situazione in cui mi trovo mi sembra una eventualità remotissima, adesso la cosa che sento più urgente e chiudere la storia con la mia ragazza e questo mi angoscia perché le voglio bene ma io sono certo che se parlassi chiaro con lei farei un disastro per me e per lei, ci starebbe malissimo, non saprebbe che fare e cercherebbe di andare comunque verso il matrimonio perché secondo lei noi siamo una coppia perfetta, e poi anche solo quando sente la parola gay fa una faccia schifata che non ti immagini. Come faccio a parlare chiaro con lei? Poi mi dico che è tutta colpa mia ma non è vero perché, certo, mi sono cacciato in questo pasticcio ma in pratica non avevo nessuna possibilità di fare diversamente. Avrei potuto evitare, ma alla fine un po’ di tenerezza serviva anche a me. Le vie di scampo le ho pensate tutte ma fanno acqua da tutte le parti. Fosse per me, me ne andrai proprio di casa, lontanissimo e ricomincerei tutto da capo in un posto che mi permetta di essere quello che sono. Project, io a 24 anni sono un gay che ha fatto e che continua a fare solo sesso con le ragazze, lo so che è assurdo ma è così. Che devo fare? Non so più dove sbattere la testa. Se credi, pubblica questa mail, perché forse potrebbe servire a mettere in guardia qualcuno prima che si metta nei guai. Se puoi, rispondimi privatamente e, se ti va, mandami il to contatto msn.
Arlico88
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martedì 27 marzo 2012

GAY SOLO NELLA MASTURBAZIONE

Ciao Project,
scriverti questa mail mi riesce molto difficile ma ho letto tante cose che hai scritto e penso tu possa darmi una risposta seria. Ho 22 anni, mi sento realizzato sotto tanti profili: studio, amici, ecc., mi dicono che sono un bel ragazzo, io penso nella media, ho una ragazza da tre anni e con lei ho anche una vita sessuale, facciamo l’amore più o meno tutte le settimane, le cose funzionano nel senso che non ho mai avuto problemi di erezione o cose del genere. Io non prendo l’iniziativa, aspetto che lo faccia lei, così mi sento a mio agio, ormai succede da anni. All’inizio c’era molto la curiosità del sesso in sé o meglio il lasciarsi andare perché in effetti è stata lei che si è innamorata di me, mi sentivo al centro delle sue attenzioni e dei suoi desideri e le cose venivano da sole anche se non ho mai provato un vero desiderio sessuale, cioè quando stavamo lontani per più tempo, di lei mi mancava la compagnia, se vuoi anche l’intimità, ma non il sesso come tale. Ma dopo aver letto i tuoi post, confesso che mi sono venuti parecchi dubbi per la testa perché, anche se in effetti non l’avevo mai considerata una cosa importante, in pratica da sempre, quando mi masturbo immagino situazioni sessuali che coinvolgono “anche” ragazzi e anzi ultimamente è come se quell’anche fosse diventato essenziale. Nelle mie fantasie le donne ci sono ma, diciamo così, sono sempre meno fondamentali, è come se fossero una scusa che mi permette di stare in situazioni sessuali con altri ragazzi e, in effetti, la cosa che più mi eccita in queste fantasie è proprio quel clima di complicità che si forma con gli altri ragazzi, un po’ l’idea di fare insieme qualcosa di sessuale, di farlo con una ragazza, ma di farlo insieme ad altri ragazzi, come se la cosa fatta solo con la ragazza perdesse senso. Mi è capitato circa un mese fa di sognare una situazione simile, cioè di sognare di trovarmi insieme con un ragazzo a parlare di sesso (di sesso fatto con le ragazze) però per me l’importante era sentire parlare di sesso quel ragazzo, era una cosa eccitante fino all’orgasmo e ho notato che l’orgasmo è arrivato pensando al ragazzo non alla ragazza. Nei giorni dopo il sogno, che mi ha parecchio sconvolto, ho cominciato a masturbarmi pensando esclusivamente a un ragazzo e la cosa mi veniva proprio spontanea, non era un mettermi alla prova, però con la mia ragazza non è cambiato nulla, non ho avuto problemi sessuali con lei anche se non le ho detto nulla né del sogno né delle masturbazioni pensando a un ragazzo. D’altra parte anche prima nelle mie fantasie c’erano dei ragazzi anche se sempre però, diciamo così, la parte strettamente sessuale, era concentrata o almeno sembrava concentrarsi tutta sulla ragazza. Insomma, con la mia ragazza non è cambiato nulla, ma dentro di me qualcosa è cambiato, non lo posso negare, mi sono detto che alla fine potrei anche essere bisex e che non sarebbe una tragedia, però resta il fatto che non mi sono mai innamorato di un ragazzo, almeno fino adesso, e non riesco ad immaginarmi con un ragazzo a scambiarmi tenerezze come faccio con la mia ragazza. Cioè, è come se adesso io fossi bisex, o meglio fossi gay ma solo nella masturbazione. Io faccio sport da quando ero ragazzino, vedo spessissimo altri ragazzi nudi ma questo non mi fa nessun effetto, ormai quelle cose le vedo senza nessun alone sessuale e mi sono proprio indifferenti. Ho tanti amici con i quali mi sento molto libero nei comportamenti ma sono tutti etero e in fondo penso di essere etero anche io e sui miei amici non ho mai avuto fantasie sessuali di nessun genere (ma nemmeno sulle mie amiche) certe volte penso che nelle questioni sessuali ho bisogno di qualcuno che prenda l’iniziativa come è successo con la mia ragazza e penso che io dopo gli andrei appresso. Non ho la vocazione del conquistatore ma del conquistato, anche se sono maschile al 100%. Se ho un desiderio affettivo riguardo ai ragazzi è quello di essere corteggiato da un ragazzo, di diventare il centro della sua attenzione, penso che in una situazione simile finirei anche per sciogliermi del tutto … o forse no, non lo so. Ma si può essere gay solo nella masturbazione? È importante, certo, ma non penso che basti, cioè alla fine bisogna pure innamorarsi di un ragazzo. Forse non mi è ancora successo ed è solo questione di tempo, ma non so che pensare, non so se desiderare che succeda oppure no, perché se succedesse mi troverei in terribile imbarazzo con la mia ragazza che di tutte queste cose non sa niente e forse è bene che non le sappia. Di cercare ambienti gay non mi passa proprio per la testa e già mandarti questa mail mi richiede di superare un imbarazzo terribile. Aspetto una tua risposta. Se vuoi, pubblica la mail, perché mi sono tenuto sul generico e quindi si può fare.
Sando
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Nota di Project.
Mi capita spesso di parlare con ragazzi che si avvicinano all’idea di essere gay per passi successivi e che restano con mille dubbi in mente finché non vivono la loro prima vera storia d’amore gay. Molti, direi la maggior parte, come Sando, arrivano alla consapevolezza di essere gay dopo essere passati per la consapevolezza di non essere comunque del tutto etero, proprio attraverso la dicotomia tra la sessualità di coppia che resta etero anche se non è vissuta in modo molto coinvolgente e la masturbazione che assume progressivamente connotazioni sempre più marcatamente gay. Devo dire che questo percorso interessa la grande maggioranza di quel 30/35% di gay che hanno avuto una vita sessuale etero ed è in sostanza un quadro piuttosto tipico. Effettivamente nel caso di Sando non si presenta nessuna delle classiche complicazioni che accompagnano questo processo e qui bisogna aprire una parentesi.
La sessualità, tutta la sessualità, anche quella etero, può essere vissuta realmente senza problemi solo quando c’è un adeguato retroterra solido dal punto di vista affettivo e una consistente misura di autostima. Ho avuto modo di parlare privatamente con Sando e posso dire che ha un rapporto molto bello con i genitori e tra l’altro ha avuto la fortuna di avere genitori che si vogliono bene e ha visto fin dall’infanzia un atteggiamento affettivo serio tra loro. Sando è cresciuto sereno, senza tabù assurdi per la testa e a 22 anni ha una maturità che purtroppo che molti non raggiungono nemmeno a 40. Un po’ è merito suo ma in grandissima parte è merito della sua famiglia che gli ha creato un ambiente favorevole. Parlando con lui ho potuto capire che la famiglia con ogni probabilità non gli porrebbe nessun problema se lui fosse gay e che anzi il padre si deve essere reso conto che la storia con la sua ragazza non è per Sando realmente un amore travolgente e gli ha fatto capire che se la storia dovesse finire non si stupirebbe più di tanto. Probabilmente il padre non sospetta che il figlio possa essere gay ma gli ripete spesso: “in quelle cose devi fare sempre e solo quello che ti senti di fare e devi infischiartene di quello che pensano gli altri!”.
Detto quindi che non ci sono state pressioni familiari di nessun tipo né forme di intrusione dei genitori con tentativi di istituzionalizzare e incanalare il rapporto con la ragazza verso una soluzione matrimoniale, Sando si è sentito sostanzialmente libero di seguire le sue pulsioni, il che è una cosa di grandissimo valore. Al momento non è in grado di valutare, diciamo così, la completezza del suo essere gay perché gli manca l’elemento fondamentale costituto dal vivere un vero rapporto d’amore gay, e la paura, da quello che si capisce, non è che questo rapporto arrivi, ma è invece proprio la paura che questo rapporto possa non arrivare. Ed è proprio per questo che Sando è incerto sul fatto di lasciare la ragazza. Aggiungo una cosa. Sando ha cercato di documentarsi e di capire molto seriemente che cosa significa essere gay ed ha della omosessualità un’idea molto seria e realistica, in sostanza la sente cosa sua, ma ha paura che il salto che lo porterà ad una storia d’amore condiviso possa non compiersi mai, perché l’ambiente sociale in cui vive non lo favorisce di certo. In pratica nel suo essere gay avrebbe l’appoggio della famiglia ma solo in privato e per lui vivere una relazione gay con una visibilità anche assolutamente minima sarebbe molto rischioso. Attualmente è impegnatissimo negli studi ed è proiettato verso l’idea di allontanarsi di molto dalla sua regione e di vivere e lavorare in una grande città anche se per tutto questo ci vorranno degli anni. Io penso che stia seguendo la strada giusta e mi auguro proprio che possa trovare quello che desidera. Forza Sando!!
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venerdì 3 febbraio 2012

GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

Questo post mira ad illustrare le cause ed i meccanismi del rifiuto della omosessualità da parte di ragazzi che sono o sono stati pienamente consapevoli di essere gay. “Sì io sono così, ma non voglio essere così!”. Il rifiuto della omosessualità sintetizzato in questa frase si presenta come un atto volontario e libero di scelta ma la realtà è del tutto diversa. La repressione familiare e sociale della omosessualità ne impedisce ogni libera manifestazione al punto che la coscienza familiare e sociale finisce per sostituire la coscienza individuale nella motivazione delle scelte, fino a portare un ragazzo a rinunciare ad avere la sua coscienza personale pur di non essere espulso del gruppo.
Esaminiamo separatamente i rapporti interpersonali che portano alla abdicazione alla coscienza individuale. Partiamo dall’ambiente familiare. “Odio i miei genitori perché se sono gay è colpa loro! Mi hanno sempre assillato con l’idea di avere una ragazza e così mi hanno portato a pensare che stare con una ragazza fosse un dovere e ho finito per odiare perfino l’idea di stare con una ragazza, ma se loro non si fossero impicciati non sarebbe stato così. Avevo un amico e gli volevo bene, ma hanno cominciato a dire che non dovevo uscire con lui ma con una ragazza, che quel ragazzo mi avrebbe portato sulla cattiva strada, e io, pur di fare il contrario di quello che volevano loro, con quel ragazzo ho passato tantissimo tempo. È cominciato tutto così, alla fine per me c’era solo quel ragazzo”. Chi scrive queste parole rimprovera i genitori di essersi intromessi pesantemente nella sua vita privata apparentemente proponendo ma sostanzialmente tentando di imporre dei valori che avrebbero portato di conseguenza “per reazione” verso l’omosessualità. Come si vede, questo ragionamento mira alla ricerca di “colpe” che avrebbero portato alla omosessualità. In realtà, però, gli elementi centrali del discorso restano due “l’omosessualità è un male”, “l’omosessualità è la conseguenza di comportamenti sbagliati”. Queste due ultime affermazioni sono il segno che i valori della morale familiare e sociale sono stati profondamente interiorizzati e in pratica la sola reazione che si verifica consiste nel dire ai genitori: “La colpa non è mia ma vostra!” Ma l’idea che l’omosessualità sia una male è talmente interiorizzata che il figlio arriva ad odiare i genitori per avergli procurato questo male gravissimo. Di fronte al teorema della morale familiare: “L’omosessualità è una cosa molto brutta e ti ci sei cacciato per colpa tua” la reazione arriva a negare solo la seconda parte di questa affermazione: “Non è vero che la colpa è la mia, la colpa è vostra!” Lo stesso uso del concetto di colpa e della omosessualità come conseguenza di una colpa sa molto mi morale religiosa. Un ragazzo sessualmente represso che abbia interiorizzato la morale familiare non accusa i genitori di avergli impedito di essere gay ma anzi li accusa di averlo fatto diventare gay “per reazione”. Naturalmente in queste situazioni ci sono a monte delle carenze familiari molto pesanti o quanto meno della forme di ignoranza grave che si manifesta in interventi educativi di tipo repressivo. L’educazione ha come elemento fondamentale il dialogo e il rispetto reciproco, che in queste situazioni vengono meno, in buona sostanza queste famiglie sul piano affettivo non sono neppure famiglie.
In modo simile si dà abusivamente il nome di amicizia a dei rapporti, più di gruppo che interpersonali, nei quali manca del tutto la dimensione affettiva e l’unico valore riconosciuto è l’appartenenza al gruppo. È il caso tipico dei gruppi di ragazzi che trovano la loro coesione nel fatto di passare molte ore insieme in giro per la strada o nei bar. Specialmente nei piccoli paesi dove tutti si conoscono, far parte di questi gruppi è praticamente un obbligo al quale è impossibile sottrarsi. Quando un ragazzo gay sessualmente represso dice: “Esco con gli amici” dovrebbe dire invece: “Siccome non voglio rimanere in casa per nessun motivo perché in casa non potrei comunque avere neppure un minimo di libertà, tento di integrarmi nel gruppo”. Nel gruppo, in assenza di rapporti seri di carattere personale, si parla di sport, di politica e ovviamente di ragazze e per integrarsi nel gruppo è necessario conformarsi al modo di fare e di ragionare di gruppo, quindi è necessario essere etero perché il gruppo combina uscite del sabato sera, appuntamenti in discoteca e simili ma sempre e solo seguendo una logica etero. Con questi “amici” un ragazzo gay può integransi solo fingendo di essere etero o meglio (cioè peggio) “volendo” essere etero ad ogni costo.
Quali possibilità di confronto o di dialogo minimamente serio ha un ragazzo che si senta gay in situazioni del genere? Praticamente e paradossalmente ne ha una sola e cioè creare, nei limiti del possibile, un rapporto autentico con una ragazza e qui viene la parte più delicata del problema della repressione sessuale. Mettersi con una ragazza  non è solo una scelta di facciata o la risposta obbligata alle richieste espresse o tacite della famiglia o del gruppo ma è praticamente l’unico modo che un ragazzo gay sessualmente represso ha di creare un rapporto che abbia un contenuto affettivo reale. Un ragazzo gay, proprio per il fatto che dimostra in genere un atteggiamento diverso nei confronti della ragazze, molto più legato a una ricerca di dialogo che ad un approccio immediatamente sessuale, con le ragazze ha in genere un certo successo. Per un verso è portato a vivere il rapporto con una ragazza come una copertura sociale ma per l’altro si rende conto che con una ragazza un rapporto affettivo vero è possibile e non è raro il caso che questi rapporti affettivi diventino molto importanti, anche se per motivi diversi, sia per la ragazza che per il ragazzo gay. La ragazza ci vede una bellissima storia d’amore, il ragazzo una reale possibilità di dialogo. Il dialogo in genere si approfondisce e col passare del tempo la ragazza alimenta sempre di più la speranza che quel rapporto arrivi finalmente a manifestasi anche sotto forma di interesse sessuale ma la cosa tarda ad accadere. Le ipotesi possibili a questo punto sono due, o il ragazzo tenta un approccio sessuale con la ragazza che, date le condizioni di particolare calore affettivo, potrebbe benissimo avere un risultato almeno in parte positivo portando il ragazzo all’idea di una ritrovata eterosessualità, o il ragazzo mette da parte del tutto la possibilità di un contatto sessuale con la ragazza e arriva a pensare di poterle confidare di essere gay. Ovviamente si tratta di due ipotesi molto diverse ma non è raro il caso che si possano presentare una dopo l’altra.
Quando un ragazzo arriva a dire alla ragazza con la quale ha costruito un rapporto affettivo serio di essere gay in genere si sente sicuro che l’esito non sarà distruttivo del rapporto e infatti spesso il rapporto sopravvive al coming out. La ragazza, se è realmente innamorata, tende a non dare alla dichiarazione del ragazzo un peso troppo grande, vede che il ragazzo la cerca, sta bene con lei e pensa che la “fase gay” sia in via di risoluzione e che con po’ di pazienza tutto si aggiusterà, cosa che però non accade e, superata la fase del coming out, in assenza di segnali sessuali incoraggianti, la ragazza gradualmente tende ad allentare i rapporti, tanto più se vede spesso il ragazzo distratto da altri interessi, non è raro il caso che si arrivi a una rottura traumatica, in genere perché il ragazzo accusa ingiustamente la ragazza di volerlo condizionare e di togliergli la libertà. Tuttavia il rapporto con la ragazza in questi casi ha un valore estremamente positivo perché rafforza nel ragazzo l’idea di essere gay, non sono però rari i casi in cui, anche dopo il coming out con la ragazza, il ragazzo rinnega del tutto il suo essere gay e si impegna con tutte le sue forze per essere etero e per non perdere l’appoggio della ragazza che ormai giudica indispensabile. In queste situazioni, di fatto, è come se il coming out fosse annullato. Ci sono ragazze che mantengono in queste situazioni un atteggiamento possibilista ma prudente e ce ne sono altre che ci ravvisano una ormai chiaramente avvenuta conversione eterosessuale del ragazzo. In ogni caso la situazione torna a livelli di maggiore ambiguità.
Le situazioni più complicate non sono però quelle in cui si arriva ad un coming out del ragazzo nei confronti della ragazza ma quelle nelle quali si arriva a costruire una relazione anche sessuale tra il ragazzo e la ragazza. Queste relazioni per la ragazza hanno, a maggior ragione per la presenza del coinvolgimento sessuale, la valenza di vere storie d’amore, mentre per il ragazzo sono dei classici esperimenti sessuali in cui ci si mette alla prova. Se la prova è superata, cioè se c’è un coinvolgimento sessuale che permetta di arrivare fino in fondo, il ragazzo si sente gratificato, perché ha superato il suo esame e ha ottenuto la sua patente etero, la ragazza lo vede sinceramente soddisfatto e attribuisce quella soddisfazione al coronamento di un sogno d’amore anche da parte del ragazzo, mentre il primo motivo di soddisfazione per il ragazzo è costituto dal potersi finalmente considerare etero. In questa relazione che ormai ha anche dei risvolti sessuali il ragazzo non tende a prendere l’iniziativa, o lo fa solo per mettersi ulteriormente alla prova e soprattutto, per il ragazzo, avere rapporti sessuali con la ragazza non rappresenta tutta la sessualità perché anche in presenza di possibilità concrete e di facile realizzabilità di rapporti sessuali con la ragazza, il ragazzo non sfrutta a pieno quelle possibilità e conserva una sessualità masturbatoria totalmente orientata in direzione gay, anche con l’uso di pornografia gay. Questo fatto è in genere interpretato dal ragazzo come un vizio che bisogna togliersi. Tuttavia, dopo i primi tempi, i rapporti con la ragazza tendono ad andare in crisi, il ragazzo si sente insoddisfatto da “quella” ragazza ed è portato a seguire la logica etero del cambiare ragazza. All’esterno tutto questo comportamento appare come tipico di un ragazzo etero, l’integrazione familiare migliora e così quella all’interno del gruppo degli “amici”, ma la masturbazione in chiave gay resta, l’uso di pornografia gay resta e l’omosessualità tende sempre più ad essere considerata come un vizio nato per reazione ad errori educativi della famiglia: “Se i miei non si fossero messi in mezzo io adesso sarei felice, ho una ragazza che mi vuole bene e non mi mancherebbe nulla”. In questa espressione non si dice “sono innamorato di una ragazza” e nemmeno “voglio bene a una ragazza” ma “ho una ragazza che mi vuole bene” il che è decisamente diverso. In queste situazioni viene meno anche l’idea di essere gay, e se anche quell’idea aveva portato in precedenza il ragazzo al coming out verso la ragazza, il coming out viene del tutto rimosso. Una ragazza mi ha scritto: “Lui prima mi ha confessato di essere gay, di masturbarsi pensando ai ragazzi e di fare uso di pornografia gay, però poi tra noi le cose sono andate molto bene anche sul piano sessuale e quando gli ho chiesto se si sentiva ancora gay ha detto che io non avevo capito bene e che erano solo dubbi come quelli che vengono a tutti i ragazzi e che lui gay non ci si è sentito mai”.
Che cosa può fare una ragazza in una situazione simile? Credere che la “fase gay” sia realmente superata e che si possa magari dare al rapporto una dimensione più ufficiale attraverso una presentazione del ragazzo ai genitori della ragazza, nella prospettiva di un futuro matrimonio, sembrerebbe la via più naturale e in genere il ragazzo è, almeno inizialmente, favorevole a questo tipo di scelta che non fa che confermarlo nell’idea di essere etero e gli attribuisce per di più la qualifica sociale di fidanzato ufficiale. In realtà tuttavia qui cominciano a manifestarsi le debolezze del rapporto. Il ragazzo prima dice di sì, poi ci ripensa e si rende conto che potrebbe chiudersi in una trappola, ma non perché si sente gay, questione che gli sembra ormai superata, ma perché quella “potrebbe non essere la ragazza giusta”. Il teorema del “potrebbe non essere la ragazza giusta” può salvare il ragazzo dal matrimonio una o due volte, ma quando l’età avanza il passo decisivo non si può più eludere e così si arriva anche al matrimonio che sembra il coronamento perfetto di una storia tipicamente etero, turbata solo da qualche incertezza di orientamento sessuale ancora di tipo adolescenziale e dal permanere di una masturbazione in chiave gay, che non mai sparita del tutto ma è stata degradata al livello di vizietto che non potrà comunque mettere in crisi la serenità di un matrimonio, tanto più se allietato dalla nascita di figli. Non è raro che prima del matrimonio arrivi un minimo di resipiscenza e che il ragazzo senta l’esigenza di confidarsi e di chiedere consiglio e qui, spesso, sedicenti esperti gli offrono tutto il loro sostegno nel trovare che per certe “stupide fantasie” il matrimonio è il rimedio migliore e che tutto sarà certamente risolto dalla pratica della vita matrimoniale. Nei primi tempi le cose sembrano effettivamente andare così e possono anche restare per lunghi periodi a questo livello ma poi il senso di insoddisfazione si fa sentire. Le mogli si rendono conto che c’è qualcosa  che non va, il dialogo coi mariti è in crisi e non si capisce perché, i mariti sono nevrotici, ansiosi, hanno bisogno di un sostegno psicologico, cominciano a strare parecchio tempo fuori casa, talvolta anche di notte, ricevono sms che non aprono subito e telefonate che si riducono a uno “Scusami, ora non posso, ti richiamo io” oppure le mogli scoprono nei computer dei mariti tracce dell’uso di pornografia gay o messaggi amorosi scambiati con uomini e a quel punto il matrimonio è in crisi totale.
In sintesi: negare la propria sessualità produce alla lunga effetti negativi ai quali è molto difficile trovare un rimedio.
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mercoledì 12 ottobre 2011

GAY E RAGAZZE INNAMORATE - RIFLESSIONI

Questo post è dedicato al cosiddetto “effetto specchio” cioè ai risultati della proiettività psicologica nei rapporti interpersonali e in particolare nei rapporti di amore e amicizia tra ragazzi e tra ragazzi e ragazze.
Partiamo da una osservazione oggettiva: un ragazzo gay, in genere, non è in grado di capire che quando il rapporto con una ragazza si fa anche di poco più intenso o più frequente rispetto al quotidiano la ragazza sta cominciando a crearsi tutto un suo mondo di aspettative e di desideri, ovviamente anche sessuali. Un ragazzo gay tende a notare anche il minimo intensificarsi del rapporto con un altro ragazzo e a leggerlo in chiave affettivo-sessuale, perché questo è tipico della sua realtà. Si chiama affetto specchio: proiettiamo nell’altro la nostra realtà e leggiamo il comportamento dell’altro secondo le nostre chiavi di lettura. Un gay tende ad innamorarsi dei ragazzi e legge in chiave di possibile innamoramento qualunque variazione del loro comportamento, un gay vive spontaneamente i rapporti con le ragazze solo in chiave di amicizia ed è portato ad interpretare ogni variazione di comportamento di una ragazza nei suoi confronti solo come intensificazione dell’amicizia. In pratica il teorema è semplice “se da parte mia c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che ci sia dall’altra parte, se da parte mia non c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che non ci sia nemmeno dall’altra parte”, ma questo teorema, che nella maggior parte ei casi va bene per un ragazzo etero, non va assolutamente bene per un gay né verso un ragazzo né verso una ragazza.
L’effetto specchio è un tipico effetto proiettivo per il quale i gay tendono a vedere ragazzi gay anche dove di gay c’è poco o nulla e le ragazze tendono a vedere ragazzi etero anche dove di etero c’è poco o nulla. Un ragazzo gay potrà pensare erroneamente che un ragazzo etero si sia innamorato di lui mentre non interpreterà come segni di innamoramento i comportamenti tipici di una ragazza effettivamente innamorata di lui. Le conseguenze del credere che un altro ragazzo sia innamorato di un gay sono ben note a tutti ragazzi gay che conoscono queste cose per averle sperimentate anche più di una volta, meno evidenti sono le conseguenze del non avvertire i segni dell’innamoramento di una ragazza nei confronti di un ragazzo gay. La ragazza, ingannata dall’effetto specchio, si aspetta dal ragazzo gay un coinvolgimento sessuale che non c’è e cerca di conquistarlo come farebbe normalmente con un ragazzo etero del quale fosse innamorata. Il ragazzo gay, che vive la cosa dall’inizio senza coinvolgimenti sessuali, non è portato a capire che i comportamenti affettuosi della ragazza non sono un segno di sola amicizia ma sono l’anticamera di una trasformazione del rapporto che finisca per includere anche al sessualità. Il ragazzo gay è portato spontaneamente a sottovalutare i segni dell’intensificazione del rapporto con la ragazza, come telefonate frequenti, passare molto tempo insieme, usare un linguaggio molto affettivo, al limite del linguaggio amoroso. La ragazza, in genere, dopo un po’ di tempo, resta perplessa perché non riscontra nel ragazzo di cui è innamorata le risposte tipiche dei ragazzi etero e comincia a farsi delle domande e qui il rapporto va in crisi e cambia direzione. Gli esiti possono essere sostanzialmente due, alquanto diversi, nel primo caso, non trovandosi alcuna motivazione attendibile alla mancanza di iniziative o anche solo di serie risposte sessuali del ragazzo, arriva inevitabile il sospetto che il ragazzo sia gay e questo sospetto è vissuto come tradimento: “Tu mi hai imbrogliata! Tu mi hai fatto credere che mi amavi!” e simili, qualche volta anche con intenti vendicativi, almeno a livello di diffusione di pettegolezzo, nel secondo caso, direi nettamente più pericoloso, il rapporto diventa morboso e da parte della ragazza subentra l’idea di occuparsi del ragazzo gay al fine di trasformarlo a forza di coccole e di insistenze in un perfetto ragazzo etero, la ragazza cioè si sente una specie di crocerossina del gay che deve essere riportato sulla buona strada. Va detto che ci sono anche ragazze che sono capaci di un gesto autentico d’amore nei confronti di un ragazzo gay e che sanno lasciare andare il ragazzo per la sua strada in modo molto morbido e graduale, tenendosi sullo sfondo e rendendosi conto della situazione, ma perché questo accada una ragazza deve essere particolarmente matura e autonoma rispetto ai modi di pensare comuni.
Che cosa può fare un ragazzo gay che si renda conto tardivamente che una ragazza si è innamorata di lui? Cioè che se ne renda conto dopo aver mandato inconsapevolmente alla ragazza parecchi segnali interpretati dalla ragazza come indice di reciprocità non solo affettiva ma anche sessuale?
In primo luogo, se è ovvio che un rapporto affettivo con una ragazza non è una cosa banale nemmeno per un ragazzo gay, e tanto più per un gay in crisi, è altrettanto ovvio che l’evoluzione di questi rapporti è vista da un ragazzo gay e da una ragazza etero in modo diversissimo. È quindi sempre buona norma mantenere una lucidità sufficiente e non farsi ingannare dall’effetto specchio e a capire quali sono le reali aspettative dell’altra parte. Alcune cose sono assolutamente da evitare:
1) La pubblicizzazione del rapporto con la ragazza, cioè il fatto di uscire con quella ragazza e con gli amici “come se” si fosse una coppia,
2) Il contatto con la famiglia della ragazza e in particolare con i genitori, cioè ad esempio rimanere a pranzo o a cena dalla famiglia della ragazza o fermarsi a parlare coi genitori,
3) Lo scambio di regali con la ragazza, spesso accompagnati da bigliettini alla maniera dei fidanzati.
4) L’uso troppo frequente degli sms e del telefono, specialmente con linguaggio troppo scopertamente affettivo o quasi-amoroso,
5) Ovviamente il vedersi in due, il passare troppo tempo insieme. In questo senso la ricerca di motivazioni diventa un gioco pericoloso nel quale non bisogna farsi coinvolgere.
Ma quando anche tutte le cose sopra elencate si fossero realizzate che cosa si potrebbe fare?
Qui la risposta dipende moltissimo da chi è la ragazza e da che tipo di rapporto si è formato con il ragazzo gay. In linea teorica parlare chiaro potrebbe sembrare la soluzione migliore ma l’esperienza porta alla conclusione che purtroppo non è così e che in parecchi casi dare spiegazioni, oltre che essere controproducente e rischioso per il ragazzo gay, può essere anche traumatico per la ragazza. L’allontanamento non deve essere un trauma ma ci deve comunque essere. Il terribile in queste situazioni sta nel non trovare il coraggio per mettere un punto e basta ma finire per dire sempre di sì dato che non si è avuto il coraggio di dire di no quando la situazione era molto meno complicata. Faccio un esempio pratico di quello che può accadere sul posto di lavoro. Una ragazza invita un ragazzo gay a prendere il caffè insieme al tempo della pausa, poi lo invita ad andare a mensa insieme alla pausa pranzo (intendo non in gruppo ma in due), la cosa si ripete nei giorni successivi, se un ragazzo gay ha sale in zucca dovrà essere lui ad invitare a prendere il caffè un’altra ragazza, meglio se sposata, prima di essere invitato da quella che si è innamorata di lui, un gesto gel genere raffredda moltissimo i rapporti. Il ragazzo deve imparare a dire di no, non deve ricambiare i regali e li deve considerare con trascuratezza, per esempio deve dimenticarli casualmente in ufficio “senza scartarli”. Questi gesti sono di per sé gradevoli ma servono a mettere anche la ragazza al sicuro da traumi successivi e ben più sgradevoli, che, se il rapporto, o meglio il falso rapporto, dovesse andare avanti si produrrebbero inevitabilmente. Altra cosa fondamentale per cercare di limitare i pettegolezzi è non frequentare gli amici della ragazza, per i quali in ogni caso si deve essere un perfetto sconosciuto. Il vero pettegolezzo non consiste nel raccontare fatti veri o presunti di “qualcuno” nel senso generico ma di “un qualcuno” in particolare che gli altri ben conoscono.
Un gay deve avere le idee chiare, se sarà lui il primo a volersi mettere alla prova, a voler cercare di capire se stare con una ragazza è possibile, finirà inevitabilmente per crearsi una marea di lacci e laccioli da quali sarà poi difficilissimo sciogliersi, parlo dei comportamenti tipici del “quasi innamorato” del “ti voglio bene ma …”. Questi comportamenti a lungo andare presentano il conto a chi li mette in pratica. La politica del “piede in due scarpe” non premia in nessun caso e aggiungo che un ragazzo gay impegnato in schermaglie pseudo-amorose con una ragazza non avrà né tempo né modo per cercare di realizzare la sua vera vita affettiva.
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mercoledì 1 giugno 2011

UN RAGAZZO GAY ASSILLATO DAI GENITORI

Ciao Project, finalmente trovo un po’ di tempo per scriverti.

Sono successe delle cose in queste settimane, ma ti parlo della mia famiglia.
Sarò molto lungo nella mail, un romanzo.. Ma non preoccuparti, rispondi quando puoi.

Sopportare la situazione è diventato sempre più difficile, il fatto che io viva in una grande città – nonostante torni a casa più volte al mese – manda i miei genitori in uno stato di assoluta frenesia per il semplice fatto che non possono controllarmi. Sono patetici e incredibilmente oppressivi, sono assolutamente convinti ad esempio che io vada in piscina per chissà quale oscuro motivo a sfondo sessuale, magari perché ho conosciuto qualcuno, tant’è che mio padre mi dice “non è che vai lì a fare qualche cazzata ?”, ripetutamente e continuamente entrambi dicono che verranno a fare irruzione in casa senza avvisarmi. Se fosse solo questo non mi preoccuperei, il fatto è che sono ossessionati dal pensiero che io possa essere gay, tanto da dirmi continuamente cose sconce, che davvero fin ora non ho letto nella mail di nessun ragazzo su progettogay.. Appena appaiono delle ragazze in tv, mio padre commenta schifosamente (davanti a mia madre) e poi insieme mi fanno domande del tipo “e a te, ti piacciono ? (riferito alle tette delle ragazze semi-nude), oppure mi chiedono se mi piacciono i culi delle stesse, mi assillano con domande sessuali ! Allora io sarò anche omertoso, ma non ipocrita, quindi davanti a queste domande non rispondo. Al che, mio padre continuava ad insistere, e a chiedere 4, 5 volte consecutive, dicendo che la cosa gli importa eccome. In pratica mi hanno costretto a fare un mezzo coming out semplicemente non facendomi dire che mi piacciono tette e culi femminili. Mia madre non è da meno, anzi. In un servizio di un tg, in cui si mostrava una manifestazione di baci collettivi, lei guardava, e le sue parole erano “hhh… che schifo…che schifo !” con una espressione - che ben conosco - di disgusto tale, che mi sono sentito morire. Ma il vero macigno di tutta questa storia è permanente, c’è sempre e non va via mai.. Quando siamo insieme, avverto sempre un senso di profondo disagio perché non rispondono come dovrebbero, ogni tanto mi fanno strani sguardi, tutto ciò in un clima di apparente normalità, ma nei fatti mi sento perennemente con un senso di colpa. Mi sento trattato come qualcuno che commette, che ha commesso o che continua a commettere degli sbagli, e anche se non me lo dicono, sono sempre lì a ricordarmelo con gli atteggiamenti, ma non con le parole. Non ce la faccio più a vivere come se avessi commesso chissà cosa, mi fanno sentire sbagliato.. E a volte ci credo, e mi dico che se davvero non avessi nulla da nascondere di me stesso, potrei benissimo dire la verità, ma non lo faccio mai. A contribuire a questo quadretto pittoresco della mentalità della mia famiglia, si è aggiunto mio zio. Un bel giorno mentre parliamo mi dice : “mamma mia sai che è successo ieri nel pullman ? Io dormivo, ma dietro di me sentivo delle voci di due fidanzati, a un certo punto mi giro ed erano 2 gay ! Che schifo.. Stavano lì sui sedili a due che si baciavano, si davano effusioni in pubblico.. Mamma mia che schifo (e ride sbalordito).. pure l’autista poteva vederli.. a fianco a me dalla parte sinistra del bus,  c’erano 2 signori – un marito e una moglie - che li guardavano e ridevano, quante risate si sono fatti ! Ma io quel ragazzo l’avevo squadrato bene, si vedeva che era un po’ ricchione, i modi strani e i capelli particolari.. e poi ad aspettarlo all’arrivo come se niente fosse, c’era la madre.. come se fosse tutto normale ! Mamma mia che schifo.. ”
Inutile dire quel che sentivo dentro, ma al che sorrido e dico: vabbè qui siamo di mentalità molto ristretta, già al nord è una cosa molto più comune..
Macché ! Ma dai.. che schifezza, in pubblico !
Conversazione chiusa. Questa è la mentalità del 95 % delle persone del paese sperduto in cui ho la sfortuna di vivere. Basti dire che mio padre – un uomo col chiodo fisso – tempo fa, dopo tutta la violenza psichica che ho dovuto subire da uno psicologo dal quale fui portato forzatamente, mi chiese : allora, sei guarito ? Sicuro che sei guarito ? Per uno come lui, la più grande punizione divina è un figlio gay. Non gli importa dell’università tanto quanto gli importa delle ragazze. Preferirebbe di gran lunga vedermi muratore con una famiglia che avvocato senza.        

A proposito di sessualità, una cosa che invece non ti ho mai detto è la visione distorta che io avevo della sessualità da piccolo. Iniziai presto a rendermi conto di provare attrazione per i ragazzi, ma mi ricordo addirittura che da bambino (circa 8 anni) quando mia madre si assentava, occasionalmente – sarà capitato 3-4 volte nella vita – mi travestivo da donna, con tanto di tacchi e parrucca, e giocai a fare la donna, a recitare nel ruolo di una donna. Capitò una volta che mi beccò, e ricordo che ne fece una vera tragedia, mentre io non davo molta importanza, lo ritenevo semplicemente un “gioco proibito”. Tuttavia nell’adolescenza, quando a 12 anni capii di essere gay, nella mia mente non conoscevo la possibilità di un amore tra uomo e uomo, pensavo al binomio uomo-donna come l’unico possibile, e così – desiderando gli uomini – pregavo tutte le sere chiedendo come mai non fossi nato donna, come mai fossi un ragazzo e non una ragazza. Solo col passare del tempo ho capito che potevo amare un uomo pur essendo me stesso, che non dovevo per forza essere una donna, ma potevo benissimo essere me stesso, e lì finalmente ho capito il mondo. Ciò detto, c’è da dire che non sono assolutamente effeminato, anzi.. Nessuno e poi nessuno conoscendomi superficialmente può pensare a me come ad un gay, tant’è che mi parlano con naturalezza delle varie “schifezze” che vedono in giro, ribadendo tutti la stessa cosa come un disco rotto : che “quelli” si riconoscono subito. Lo psicologo dal quale fui portato di peso, sai cosa disse ai miei ? Che uno è gay se durante l’infanzia si è travestito, se giocava con le bambole (cosa che peraltro non ho mai fatto), se aveva più amicizie femminili che maschili, e cose simili. Immediatamente mia madre mi puntò il dito e disse: si, mi ricordo io che si è travestito, e giocava molto di più con le ragazze.
Oggi penso con rabbia a quel cretino, peraltro non scomparso definitivamente dal mio mondo. Rappresentava l’unica e la grande occasione per spiegare davvero il mondo gay ai miei e spingerli ad accettarmi, nonostante io negassi. Invece, dopo quelle sedute forzate che mi hanno violentato nel profondo, i loro comportamenti sono notevolmente peggiorati, e guarda caso nell’ultimo incontro si videro loro e lui, senza di me . Non so cosa abbia potuto dire, so solo che era molto vicino alla chiesa e il risultato è questo, nonostante mi diceva continuamente “io ho tanti amici gay, apriti con me”. Sono strafelice di non averlo fatto.
Ad oggi sono sempre più convinto che fosse una trappola per farmi “confessare”.
Ti dico ciò perché in qualche maniera si collega a un particolare episodio accaduto. Sono tornato a casa, e nei piccoli paesi come il mio ogni cazzata che si svolge diventa un evento imperdibile, così è accaduto che una semplice commedia (peraltro di mediocre qualità, fatta da ragazzi della mia età all’incirca), divenisse uno di quegli eventi imperdibili ai quali non si può non andare. Sacrilegio ! Ho osato rifiutarmi di seguire capofamiglia, matrona e prole, ed ecco di nuovo gli spietati attacchi al loro ritorno. Me ne hanno dette di tutti i colori, dicono da tempo una frase : “tu non esci per paura ! Hai paura della gente, sei un asociale (a volte anormale) ecc..” E’ da molto tempo che ogni volta che mi rifiuto di uscire (quasi sempre) mi accusano di “paura della gente”. Ho validi motivi per credere che questa stramba teoria gliel’abbia inculcata lo psicologo di allora. E’ proprio da allora che continuano a dire queste cose, ma non hanno capito niente..  E’ verissimo che io non esco affatto nel mio paese, tranne le volte in cui sono obbligato, ma avviene questo per un semplice motivo : non ho come interesse quello di uscire insieme a gente che non mi sarà mai amica, ma al massimo buona conoscente per i motivi che sai, oltre al fatto che non ho un solo argomento in comune con loro, che corrono appresso a gossip e grotteschi eventi paesani come quello di fare un’insulsa commedia di pessima qualità. Ma purtroppo io sono a dir poco isolato. Su una cittadina intera, tutti pensano che uscire sia sacrosanto e doveroso, tutti ! E’ opinione comune, dai bambini agli anziani, che chi non esce la sera ha problemi psichiatrici e va aiutato. Il fatto di preferire un film o un buon libro a una commediucola da strapazzo fatta da 15enni o – comunemente – di preferirli a una semplice uscita la sera in un paesino di 8 mila anime,  li sbalordisce.
 La teoria dello psicologo che posso dedurre abbia inculcato ai miei è questa : “non esce perché si sente a disagio tra  la gente, e questo accade perché sa di essere gay e riconosce di essere in errore, quindi voi (i miei genitori) dovete aiutarlo a sopprimere questa parte malata di sé costringendolo o mettendolo nelle condizioni di frequentare gente normale e uscire”.
Cosa è accaduto ? Proprio domenica pomeriggio mentre ero di ritorno a Napoli dove studio, mi chiama la figlia di un tizio amico di mio padre (col padre presente al momento). Ora, questa tizia che ho visto una sola volta prima nella mia vita, mi chiede candidamente “perché non esci ? Ti ho chiamato perché non ti vedo mai.. Ti volevo dire che vorrei che uscissi con noi o con me..” Allibito. Sono rimasto allibito, oltre che profondamente umiliato, ed ero seriamente tentato di mandare questa sciocca affanculo, ma poi la gentilezza ha avuto la meglio e le ho spiegato con calma che io venerdì sera arrivo tardi, sabato sono impegnato con lo sport e domenica alle 5 torno a Napoli, quindi NON CI SONO.
Mi pare scontato che tutto questo è stato ordito dai miei, guarda caso all’indomani della commediucola mancata.
Un episodio per un 21enne trattato come un bambino, di un’umiliazione che è facile immaginare.
Sai cos’è che li sta mandando in bestia ? Il fatto che ogni giorno di più, come hai potuto notare, alzo la testa e sono sempre più orgoglioso di me, di quello che sono. E lo faccio capire in tutti i modi, in tutte le maniere implicite possibili e immaginabili. Sono fiero di me, e questo non lo accettano. In passato invece mi vergognavo, arrossivo dinanzi ai personaggi gay in tv, e loro ci godevano, come a dire “si rende conto di essere sbagliato, di essere in difetto”. Questo lo hanno capito, e mi stanno rendendo la vita impossibile. Sono solo come non mai, ringrazio ogni giorno Dio per il fatto che almeno sto più tempo a Napoli, lontano, senza di loro. A casa mia non ho nemmeno un briciolo di libertà e dignità, dato che nemmeno in bagno posso andare senza che spiino per vedere se ho pisciato o ho fatto altro.

Non immagino come sarà domani, io mi sto impegnando ma in questa situazione non so quanto resisterò. Sono senza amici e senza – non dico amore – ma quantomeno una storia, e questo mi sta rendendo duro, di pietra, nei confronti della vita. A volte piango ricordando com’era una volta, ai tempi delle prime medie, quando tutto non era ancora iniziato, quando la spensieratezza delle amicizie era l’unica cosa nella mia vita. Adesso sono disilluso, morto dentro, senza neppure una famiglia nel vero senso della parola, con una durezza incredibile, insolita da trovare in un 21enne.
Li vedo i miei coetanei, correre per le discoteche, lottare per le vere amicizie, piangere per i primi amori finiti male, gioire per il primo bacio, la prima volta, e inseguire il sogno di una vita, una vita possibile.
Il mio percorso di vita invece sarà anche non scontato, ma intanto mi sogno di poter andare nelle discoteche per quelli come me, non posso lottare per le amicizie vere, non piango per i primi amori finiti male, non gioisco per il primo bacio o per la prima volta, e inseguo il sogno di una vita impossibile.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=1574 

sabato 28 maggio 2011

AMORE GAY NON CORRISPOSTO O SEMPLICE IMBARAZZO?

Carissimo Project,

ho trovato solo da poco il tuo sito, e mi chiedo come possa essermi sfuggito per così lungo tempo viste le mie numerose ricerche sulle tematiche gay. Credevo che in italiano non esistessero siti che discutessero dei gay con serietà o con la normalità che si dovrebbe usare per questo argomento. Mi ero rassegnato a consultare siti del genere solo in lingua inglese, in prevalenza americani. Da quando ti ho scoperto circa 3 settimane fa, sto sottraendo tempo al mio sonno a forza di leggere le storie condivise da altri ragazzi che provano le mie stesse emozioni e che vivono le mie stesse difficoltà. E' stato illuminante sapere che anche qui nel nostro Paese ci sono tanti gay "in gamba", cioè non è come sembrerebbe dalle ricerche Internet che tutti i gay si devono per forza incontrare solo negli appositi locali o se sono 'del giro' , o peggio ancora darsi fugaci appuntamenti a solo scopo di sesso. L'unico cruccio leggendo molti di quei post è stato 'cavolo, avrei voluto incontrare io sulla mia strada questo o quell'altro ragazzo, lui ha quello che cerco io in un'altra persona'. Come ben sai Project, per noi è ben + difficile che per la maggioranza etero riuscire a trovare la nostra metà, per una serie di motivi che sono stati ampiamente discussi in tanti altri interventi.

Eppure io chiedo il tuo consiglio per questo mio caso, per certi versi simile ad altri già sottoposti, ma per altri versi particolare. Innanzitutto io ho 30 anni, sebbene me ne senta e ne dimostri di meno (questa è sempre stata una mia costante, nel bene e nel male), e ritengo di essere tutto sommato passabile, non fosse che per la domanda di rito che mi sento chiedere sin troppo spesso 'ma perché un bel ragazzo come te non è ancora impegnato?'. Sono cresciuto e vivo in una realtà di provincia del profondo Nord, e da quasi 3 anni vivo per conto mio. Ho cominciato a provare interesse per lo stesso sesso a circa 12-13 anni, ma ho preso coscienza di essere per davvero gay solo qualche anno dopo. Storie etero alcune, ma tutte caste anche considerato l'ambiente molto religioso in cui sono cresciuto e le altrettanto religiose frequentazioni femminili. L'ultima storia però è stata un incubo: lei che faceva discorsi di mettere su famiglia dopo soli pochi mesi, che cercava sempre più contatto fisico e io che non riuscivo provare lo stesso trasporto, che anziché avvicinarmi la respingevo sempre più. Dopo un po' di tempo ho deciso di mettere fine in maniera abbastanza drastica alla nostra storia, consapevole di averle spezzato il cuore ma sicuro che poi avrebbe trovato chi la potesse amare per davvero. E infatti ora lei è felicemente sposata. Io invece, resto single e cerco di godermi i vantaggi che questo e l'indipendenza economica possono portare, ma la verità è che a 30 anni, mi sento troppo spesso solo, e questo ovviamente non lo vivo bene. Ma venendo al caso di cui ti anticipavo, lo scorso anno mi sono recato al Centro Commerciale poco distante da casa mia e sono entrato in un negozio di abbigliamento alla ricerca di un paio di pantaloni: è qua che incontro Fabio (nome cambiato), di 25 anni, che mi chiede come può essere utile. Noto subito che è davvero un bel ragazzo, più alto di me che pure sono abituato a guardare quasi tutti dall'alto al basso, e con un sorriso e una disponibilità che mi colpiscono. Penso subito che la sua cortesia faccia parte del suo mestiere e non valuto neanche l'idea che possa essere gay o interessato in qualche modo a me. Da subito però si dimostra particolarmente premuroso nei miei confronti, attacchiamo bottone quasi subito e scatta una scintilla. Per 'allungare il brodo' fingo do essere interessato anche ad un abito, provo giacca e pantaloni e quando lui mi chiede la misura del collo anche per la camicia, rispondo che non la conosco. Lui quindi viene col metro da sarto, in questo angolo defilato del negozio, si porta di fronte me quasi in contatto fisico e molto lentamente mi prende la misura. La tensione va alle stelle. Stando in silenzio, noto anche lui deglutire un po' nervosamente, io idem e non riesco a controllare l'erezione, coi pantaloni in lino e i boxer sotto la cosa risulta evidente e divento viola, e distolgo lo sguardo da lui. Lui termina, sento il suo sguardo su di me e poi mi dice, sempre sorridendo "devo dire che l'abito ti sta davvero bene, di solito dobbiamo sistemarli su misura, ma a te sta proprio bene'. Da quel giorno in poi le mie visite al negozio si fanno + frequenti, trovo altre conferme che la sua gentilezza nei miei confronti va ben oltre la cortesia da dimostrare ai Clienti, vengo anche senza comperare nulla e lui risponde ai Clienti che chiedono di lui che è impegnato, o chiede ai suoi colleghi di occuparsene, anche rischiando perché spesso abbiamo parlato a lungo e ovviamente non di acquisti. Va avanti così per 5-6 volte, quando lui mi vede entrare noto x davvero che è molto contento di vedermi. Nasce un'intesa davvero grande e in breve io me ne innamoro  perdutamente. Non mi era mai successo di provare dei sentimenti così profondi per un altra persona ne' avevo mai flirtato tanto apertamente con un altro ragazzo. Tocchiamo l'argomento sentimentale solo di striscio e lasciamo intendere l'uno all'altro di non avere la ragazza. L'obiettivo però è quello di vederci fuori, in un luogo dove poter discorrere tranquillamente ed aprirci ancora di più, mi rendo conto che tutti e due in realtà siamo molto cauti a fare un passo in più. Prendo coraggio e con la scusa di mostrargli le foto del mio viaggio in Nord Europa gli lascio il mio num. di cellulare per metterci d'accordo su dove vederci. Lui mi dice senz'altro, ne sembra entusiasta, ma non mi contatta. Lascio passare un po' di tempo perché non voglio passare per un ossessivo, torno di nuovo e lui si scusa perché mi dice di essere stato molto occupato, dice che preferirebbe scrivermi un' e-mail x metterci d'accordo, attendo ma anche stavolta invano. Faccio passare dell'altro tempo ancora e torno di nuovo, ma lui non c'è ed entro nel panico. Con nonchalance mi avvicino alla cassa e chiedo alla sua collega dove fosse Fabio; lei (che mi ero accorto averci notato in passato durante le nostre conversazioni) mi squadra e con un mezzo sorrisetto mi dice che quello era il suo giorno libero.
Ritorno la settimana successiva e mi accorgo che la collega mi aveva individuato dalla vetrina ancora prima che entrassi, e poi la vedo andare di corsa nel settore maschile del negozio, dandomi come l'impressione che andasse ad annunciare il mio arrivo. Entro già un po' innervosito da questo fatto, e noto che lui si trova alla cassa. Giro un po' per il reparto maschile ma incrocio solo la collega che continua a guardarmi con un sorriso beffardo. Non so se lui mi avesse visto o meno, ma mi sento le gambe di gelatina, mi viene voglia di piangere e mi sento all'improvviso stupido e patetico. Faccio dietrofront e mi allontano velocemente dal negozio e dal Centro Commerciale. Da quel giorno non ci sono + ritornato. Mi dico che se lui fosse stato davvero interessato a me mi avrebbe scritto, si sarebbe fatto sentire, anche se il cuore mi dice che lui stesso è probabilmente prigioniero delle sue paure, di una prospettiva socialmente insostenibile soprattutto in un contesto così chiuso come il nostro, in fondo un po' le mie stesse paure anche se con la maturità ho cominciato a non permettere loro di sopraffarmi. Mi sono detto tante volte (e sono passati alcuni mesi ormai) che sarei dovuto ritornare lì in barba alla collega o a qualunque malalingua e spiegarmi apertamente con lui, ma non l'ho mai fatto proprio perché gli voglio così bene che mi sembra così facendo di fargli una violenza, oltre ad avere come un'idea di metterlo a disagio agli occhi dei colleghi con la mia presenza (anche se può darsi che nella mia mente la stia facendo + seria di quello che è ). Ma soprattutto, ho pensato che una confessione così aperta potrebbe molto + probabilmente spaventarlo e allontanarlo da me del tutto, facendomi sentire ancora peggio.
Da allora ho provato in tutti i modi a cacciare via il suo ricordo dalla mia mente, ad 'archiviarlo', a dirmi che col tempo lo avrei dimenticato, ma è inutile..non passa praticamente giorno in cui non lo pensi almeno una volta.. tra l'altro la mia condanna è che per forza mi ritrovo a passare davanti a quel Centro Commerciale quasi ogni giorno, e pensare a cosa stia facendo in quel momento è inevitabile.
Pensa che il mese scorso proprio per cercare una distrazione, una via di fuga da questa situazione, ho risposto per la prima vota in vita mia ad un'inserzione su un portale di annunci gay, era difficile perché quasi tutti erano a sfondo sessuale e queste cose mi hanno sempre fatto repulsione. Eppure c'era un annuncio che sembrava decente, di qualcuno che diceva di voler incontrare un altro ragazzo per conoscersi meglio. Un po' nervoso vado all'appuntamento e mi ritrovo un signore sui 50 il cui scopo era chiaramente quello di un certo tipo di divertimento..dopo un po' di tempo trascorso a parlare non senza disagio, me ne sono andato via ancora più deluso e sconfortato di prima. E' poco dopo che ho trovato il tuo sito e con grande sorpresa e sollievo ho visto che esistono tanti altri ragazzi come me. Non che prima pensassi che non ce ne fossero, ma sapevo che appartenevano al mondo invisibile. Leggere tutte le loro storie oltre che alcune fiction molto ben scritte, mi ha appagato tantissimo. E naturalmente Project, ho apprezzato davvero molto le tue risposte, sempre piene di utili consigli e di buon senso, la voce dell'esperienza e della saggezza. Sei davvero una bellissima persona.
Mi farebbe molto piacere se tu mi potessi dare una risposta o un consiglio sul caso di Fabio. Il mio contato msn è [omissis] Se ti fa piacere pubblica pure questo mia storia sul forum, perchè spesso anche le risposte degli altri utenti si sono rivelate utili.
Un abbraccio
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