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lunedì 22 ottobre 2007

CIAO ROXY

Ciao Rossana,
Ho letto il tuo post “Perché?!”. Mi dispiace sentirti così. Mi piacerebbe poter fare qualcosa di utile ma non vedo come. Intanto mi fermo a dirti quello che penso dei due temi di fondo che tu hai toccato, il primo è quello della difficoltà del coming out con i genitori e il secondo è quello del desiderare di essere dell’altro sesso, una cosa che da parte di una ragazza gay mi risulta nuova, anche se, l’ho sempre detto, non ho certo molta esperienza del mondo femminile. Ma andiamo per ordine.
Quanto al comung out verso i genitori, non sei l’unica ad essere in difficoltà. Ancora oggi la grande maggioranza dei ragazzi, e a maggior ragione delle ragazze gay, non si dichiara mai con i propri genitori. In alcuni paesi, sto parlando anche degli USA, sono frequenti i casi in cui alla ammissione della omosessualità da parte dei figli seguono aggressioni fisiche da parte dei genitori (schiaffi, botte), per non dire di altri paesi in cui l’essere gay è punito ancora oggi con la morte. Anche i genitori hanno subito dei condizionamenti e considerarli quasi automaticamente capaci di capire è un errore che può costare caro. Ho conosciuto tanti ragazzi (non ragazze) che dopo aver pensato molto al coming out in famiglia, hanno finito per rinunciarci definitivamente e non è affatto detto che abbiano fatto male. Amare un figlio per molte persone significa trasferire su di lui o su di lei le nostre aspettative personali deluse e cercare attraverso il figlio o la figlia una rivincita con la vita. Quasi tutti i genitori vedono i figli come una continuazione di sé e, per loro, accettare di avere un figlio o una figlia gay può essere veramente traumatico. E’ ovvio che le chiusure o il rifiuto nei confronti di un figlio gay sono una mancanza d’amore, ma accettare per un genitore è molto difficile. In ogni caso la tua volontà è liberà almeno a livello giuridico, anche se per avere una liberà sostanziale (economica) dovrai aspettare e non poco. In realtà non c’è molto da fare se non cercare di costruirsi un’autonomia vera. Vorrei che tu pensassi che dichiararti ai tuoi genitori deve essere una scelta consapevole e libera che deve essere assunta nella piena consapevolezza che inevitabilmente qualcosa cambierà, poco o tanto è difficile dirlo ma qualcosa cambierà. Può darsi che i tuoi si siano già resi conto della realtà, ma in genere i genitori in queste situazioni fanno la politica dello struzzo, nascondono la testa sotto la sabbia e fanno finta di non sapere, il che significa che se tu facessi un discorso esplicito, anche se loro se lo aspettano, la reazione sarebbe quella tipica di chi non se lo aspetta. Cerca di essere molto prudente. Lo so che è difficile perché tu hai il diritto di vivere la tua vita nel pieno rispetto da parte degli altri... ma gli altri, e spesso gli stessi genitori, non sono in grado di capire cose del genere.
Quanto al secondo punto, cioè all’idea di voler essere uomo per stare vicino a un’altra donna, se devo essere sincero, la cosa è totalmente fuori dalla mia esperienza e penso anche dall’esperienza della stragrande maggioranza degli uomini gay. Un uomo gay desidera poter stare vicino ad un altro uomo in condizioni di assoluta parità, cioè di starci senza rinunciare in nulla alla sua realtà maschile. In altri termini, quello che mi dici mi fa pensare che per te, almeno qualche volta, il modello del rapporto omosessuale (tra due uomini o tra due donne) sia sempre e comunque il modello eterosessuale. Francamente credo che i cosiddetti ruoli siano già delle cose molto vaghe tra gli eterosessuali ma ti posso assicurare che tra i gay (parlo di ragazzi e di uomini) il desiderio di cambiare sesso per stare vicino ad un altro uomo è una cosa della quale non ho mai sentito parlare. Un rapporto omosessuale è essenzialmente paritario. Io desidero stare vicino all’uomo che amo senza assumere nessun ruolo che non mi appartiene, senza essere il sostituto di nulla, senza che il nostro rapporto sia condizionato da alcun modello eterosessuale. Se per essere amato dovessi assumere una identità (anche molto vaga) non mia, preferirei cambiare aria e vivere la mia realtà. Per una ragazza, amare un’altra ragazza non può significare assumere un ruolo maschile, cosa che in qualche modo tu tendi a fare (abiti, orecchini...) sentendoti in qualche modo meno donna, il che però non ha senso perché una donna gay è una donna al 100%. Essere una ragazza gay probabilmente è più difficile che essere un ragazzo gay, la tolleranza sociale è minore e lo stato di vita è sicuramente più disagiato, dai rapporti familiari a quelli sociali, ma l’unica strada possibile consiste nel non farsi stritolare dalle difficoltà (tu ne vedi adesso solo alcune, ma nell’ambiente di lavoro ce ne sono sicuramente di molto pesanti), nel non perdere il controllo lucido della situazione, in sostanza nel non sognare troppo e nel guardare in faccia la realtà. Mi hai detto di aggiungere il tuo contatto per una eventuale chat, io l’ho fatto, ma non sei mai in linea. Non mi dispiacerebbe affatto parlare con te in modo diretto, se ti va fatti sentire. Che altro posso dirti... almeno sai che quando scrivi qualcosa c’è chi legge (e non sono solo io). Roxy! Su di tono, mi raccomando! Ti voglio sentire in un altro modo... capito? Un abbraccio.

mercoledì 10 ottobre 2007

DOLORE DI UNA RAGAZZA GAY

Questo post è dedicato a Rossana, ma credo che le cose che contiene possano interessare anche atre persone. Rossana è giù di corda... e il fatto di essere gay le sembra una cosa troppo pesante da gestire, parla di sofferenza e, in un certo senso, posso anche capire quello che prova. Dico in un certo senso perché penso che par una ragazza i problemi possano essere molto più grossi che per un ragazzo. Nell’opinione pubblica, ormai, l’idea della omosessualità maschile comincia ad essere accettata come cosa “quasi” normale da parecchie persone, mentre di pregiudizi nei confronti delle ragazze gay ce ne sono molti di più. Delle ragazze gay si parla pochissimo e per questo l’ignoranza in materia è pressoché totale e non parlo solo del grande pubblico ma anche di me stesso. Conosco parecchi ragazzi e adulti gay ma di ragazze gay in pratica non so nulla... ed è una cosa imperdonabile perché queste ragazze vivono gli stessi problemi dei ragazzi gay ma spessissimo in modo più nascosto e, quello che è paggio, colpevolizzandosi. Dai pochissimi contatti che ho avuto con ragazze gay (non più di tre, forse quattro), se faccio il paragone con quello che vedo nel mondo maschile, trovo che tra le ragazze giovani la questione è vissuta in genere peggio... con più angoscia. I ragazzi, in sostanza, vivono momenti brutti di intolleranza o di finta tolleranza ambientale ma le ragazze vanno in crisi a livello della coscienza profonda e ci soffrono da cani. Poi ci sono certo anche i problemi ambientali, ma vengono dopo... prima c’è il problema di non essere come gli altri, di accettarsi come si è... Se ci fosse un livello di discussione pubblica sulle ragazze gay simile a quello che c’è sui ragazzi gay, con ogni probabilità ci sarebbero meno problemi di fondo per una ragazza ad accettarsi come gay. Un’altra cosa mi viene in mente. Molti ragazzi gay hanno amici etero con i quali hanno un dialogo serio e, sesso o non sesso, non si sentono soli perché hanno una valvola di sfogo, per una ragazza una cosa del genere è piuttosto improbabile e la dimensione della solitudine è più profonda. Leggendo il blog di Rossana, si ha talvolta l’impressione di una vera forma di disperazione, nel senso letterale del termine, cioè del perdere la speranza di una propria realizzazione come persona. Voglio dire a Rossana che non è sola e che per quelli che ormai sono affezionati alla lettura di questo blog (non parlo solo di me) la sua presenza non è affatto una cosa marginale... ma questo Rossana lo sa. E poi se c’è una cosa che ha senso nella vita è volersi bene, esserci al momento giusto. Io ho aggiunto il tuo contatto sul mio msn e in rete mi trovi praticamente quando vuoi. E adesso vengo al sodo... Ti devi fare coraggio e ti devi rimboccare le maniche... il mondo è quello che è e tu lo sai bene... ma per carità! Niente vittimismo! Te lo dico con tutto l’affetto possibile... se ti butti a terra da sola ti seppelliscono... l’unica cosa che ha senso fare è mantenere un atteggiamento razionale e costruire il proprio futuro “in concreto” ... studiando, lavorando, conoscendo persone come si deve, dedicandosi ai propri affetti, quelli veri! ... ai propri amici... che ci sono.. e lo sai benissimo! Nessuno scoraggiamento ti deve abbattere, nessun commento cretino ti deve ferire, nessun rifiuto ti deve fare stare male... il tuo coraggio lo “devi” trovare dentro di te... gli amici ti possono stare vicino, ma dal buco nero della negatività si deve uscire da soli... Io ormai sono vecchio ma attraverso questi blog ho incontrato persone splendide... come te... e queste persone le sento veramente vicine. Rossana! Come te lo poso fare capire che la vita di un gay (uomo o donna che sia) può essere bellissima e piena d’amore... Sono estremamente contento che tu mi abbia contattato su questo blog perché sto cominciando a capire tante cose che non conoscevo affatto e sto cominciando a pensare che possa trovarti bene con gli amici di questo blog e la cosa è meravigliosa... Ho sempre detto che per me essere gay è una cosa importantissima ed è la base della mia moralità... con gli anni ho imparato a fare un valore dell’essere gay, e le persone che ho incontrato la pensavano più o meno nello stesso modo... Non essere in crisi! ... ci sono delle cose terribili nella vita: le brutte malattie, la morte delle persone care... questi sono i veri dolori della vita e toccano tutti, gay o etero, il fatto di essere gay può apparirti collegato al dolore, ma il dolore vero è un’altra cosa. Pensa che quello che vivi tu lo vivono decine di migliaia di ragazzi e di ragazze, non sei l’unica, e alcuni lo vivono in modo tanto terribile che non potresti nemmeno immaginarlo. Non ti sentire vittima, perchè i gay, almeno in Europa, non sono vittime più di altri, tante altre persone sono emarginate per tanti altri motivi, prima di tutto la povertà... Rossana... dai! Ti voglio sentire su di corda! Capito!?