lunedì 14 gennaio 2008

GAY E SCUOLA – LA LOGICA DI PONZIO PILATO

Davide mi ha mandato per e-mail questo commento al post precedente “GAY TRA PORNOGRAFIA E SUBLIMAZIONE”. Lo pubblico qui perché può dare spunto a discussioni interesanti.
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Hai ragione project, è proprio la capacità di accettarsi, ancora prima di un coming out più o meno voluto, cercato o addirittura forzato dalle condizioni esterne, che è difficile.Il lavoro che un ragazzo, adolescente o giovane che sia, deve compiere su di sé è davvero difficile, tremendamente, addirittura quel fantastico "mondo gay" su cui aleggiano stereotipi e mezze verità può rendere difficili le cose.E siamo soli, terribilmente, a scuola, (oddio i tempi delle medie..) le superiori poi, la stessa università... non aiutano perché i ragazzi gay sono più o meno invisibili.Io poiché è da poco che mi sono affacciato a questo mondo non posso dire tanto però,se ricordi quando abbiamo parlato del problema dei ragazzi giovani delle superiori... beh.. ecco... c'è da lavorare e tanto.La società ancora è interessata non all'affettività tra due uomini ma allo scandalo che essa può dare alla società stessa, al fatto che chissà quale dei due uomini nell'atto sessuale dà o riceve.. l'Italia è immatura... divide per ruoli... e cosi giudica.E io lo percepisco anche dal fatto che se stai qualche ora (tipo me giorni fa) in una scuola, la parola che più spesso senti... è proprio "gay" o uno dei suoi tanti e colorati sinonimi, ma sempre usato in termini dispregiativi e omofobi.un giovane ragazzino che si sente dire questo ogni santo giorno e che sa di esserlo più o meno consapevolmente... che razza di vita serena e tranquilla può vivere? come può tranquillamente accettarsi? Si sentirà sempre fuori posto, contro natura, diverso.
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Prendo lo spunto da questo commento di Davide per sottolineare come la scuola, al di là delle buone intenzioni dei singoli, sia spessissimo per un ragazzo gay un problema veramente grosso da gestire. Si è fatto un gran parlare tempo fa di bullismo, inteso come devastazione di arredi scolastici e di strutture ma anche come atteggiamento aggressivo nei confronti di chi non faccia mostra di aderire agli atteggiamenti del branco. Il bullismo è figlio dell’ignoranza e della immaturità non solo dei ragazzi ma anche dei genitori e della scuola stessa. Il bullismo è consciamente o inconsciamente promosso o tollerato dalle famiglie e dalla scuola. Un ragazzo che frequenta la scuola media e che avverte dentro di sé le prime spinte verso la omosessualità è già molto indaffarato a capire il senso di quello che gli sta accadendo in un’adolescenza che in qualche modo lo fa sentire diverso. Ebbene, quel ragazzo deve vedersela con i bulli, subire intimidazioni e vera violenza non solo morale e verbale ma addirittura fisica. Come giustamente dice Davide, in una situazione simile per un ragazzo giovanissimo, l’accettazione della propria omosessualità diventa molto problematica e il giovanissimo gay impara sulla propria pelle ad essere un diverso e a conformarsi ai comportamenti del branco pur di non subire. Il problema del bullismo tende ad attenuarsi nelle scuole superiori, dove i ragazzi sono più maturi e i fenomeni connessi alla violenza del branco sono molto più ridotti, ma anche qui, per un ragazzo gay, l’emarginazione è ancora pesantissima. Ma a parte i fenomeni legati al bullismo, è su un altro punto che mi vorrei fermare. Tutti noi siamo andati a scuola, tutti noi abbiamo letto libri di scuola. Bene... quanto spazio è dedicato a tematiche attinenti alla omosessualità? Una percentuale minima. E una percentuale ancora inferiore questi contenuti occupano nell’attività scolastica di ogni giorno. Parlando con alcuni insegnanti apprendo che, perfino con ragazzi di 19 anni, cercare di trattare anche a livello minimo di problemi connessi alla omosessualità significa andare incontro a risatine, battute e spiritosaggini di tutti i tipi, con la conseguenza che, per quieto vivere, l’argomento viene del tutto omesso, anche perché si rischia, con i ragazzi più giovani, di scatenare le ire delle mamme benpensanti e con quelli più grandi di essere etichettati come gay. In una classe di 28 ragazzi, in media ce ne sono circa due che sono omosessuali o che scopriranno prima o poi di esserlo. Questi ragazzi subiscono sistematicamente le battute degli altri e le omissioni della scuola che di fatto li discrimina. Senza dire che tra gli insegnanti più di qualcuno ha atteggiamenti consciamente o inconsciamente omofobi giustificati magari dalla volontà di “prevenire” il diffondersi del fenomeno. In genere non si tratta di atteggiamenti omofobi strillati ma di cose più subdole che si manifestano nel pettegolezzo privato con gli altri colleghi o addirittura nel tirare fuori il “problema”, facendo anche il nome degli interessati, in sedi istituzionali come i consigli di classe, il tutto sempre e solo “a fin di bene”. Il problema gay nelle scuole semplicemente “non esiste”, i ragazzi gay si guardano bene (e fanno benissimo!) dall’esporsi troppo e le istituzioni, dal canto loro, non hanno nessun interesse ad aprire una discussione su questo argomento. Ho sentito un insegnante sostenere con una certa soddisfazione che nella sua scuola “non ci sono gay”; il fatto che non se ne vedano dovrebbe invece fare riflettere molto sul clima che si respira nella scuola! Un ragazzo etero sente parlare di storie d’amore etero a tutti i livelli, da Dante fino a ieri sera... ma è assolutamente improbabile che un ragazzo gay senta parlare di Platone, di Michelangelo, di Leonardo, di Machiavelli, di Tasso, di Leopardi o di Pasolini in chiave omosessuale. Perfino il Satyricon di Petronio è stato letto in chiave di polemica contro l’omosessualità il che non è solo falso ma grottesco! Alcuni grandi maestri dell’Arte e della Letteratura sono considerati grandi maestri “nonostante” siano omosessuali. Nei libri di scuola compare ancora la parola vizio per riferirsi alla omosessualità, se questo fosse solo il frutto dell’ignoranza sarebbe perdonabile, ma purtroppo dietro l’apparente ignoranza c’è il facile adattamento a logiche commerciali e di quieto vivere. Viene più adottato e quindi si vende di più un libro che sorvola o che accredita come verità cose che l’opinione pubblica benpensante vuole credere tali. Come può un ragazzo gay trovare in un ambiente scolastico simile l’atmosfera adeguata allo sviluppo della sua effettività e della sua sessualità? Ci sono lodevoli eccezioni, ma una rondine non fa primavera e un gay, a scuola, va a scuola di emarginazione, di conformismo superficiale, impara a reprimersi, perché è quello che più o meno dovrà fare in tutta la sua vita, con l’eccezione “forse” di pochi ambienti e di poche persone. Ma è meglio che pochi vengano sacrificati per la tranquillità del popolo! Questa è la logica di Ponzio Pilato.

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