martedì 7 aprile 2020

COPPIE GAY E FANTASIE SESSUALI

Mau85 – Ciao Project, come stai? È un bel po’ che non ci sentiamo
Project – Qui per fortuna tutto abbastanza bene, e tu?
Mau85 – io pure bene, anzi oggi proprio bene! Ti ricordi di me?
Project – sì, mi ricordo della storia col tuo ex che di fatto non era conclusa, perché avevate continuato a sentirvi
Mau85 – Sì proprio lui, chiamiamolo Andrea, e ti ricordi altro? Non voglio mettere alla prova la tua memoria, ma devo capire da dove riprendere la storia
Project – Mi ricordo che Andrea aveva anche altri ragazzi e che questo fatto per te non era affatto sconvolgente
Mau85 – sconvolgente no, insomma lo avrei voluto tutto per me ma lui è fatto così, ha bisogno anche di altro, se mai io avevo paura che potessero portarmelo via, cioè avevo paura che potesse smettere di volermi bene perché stava pure con altri ragazzi, però non gli potevo mica chiedere di lasciare quei ragazzi perché lui a loro voleva bene veramente
Project – sì, queste cose me le ricordo
Mau85 – lui però da questi ragazzi si sentiva soddisfatto solo a metà, nemmeno tanto dal punto di vista affettivo perché in fondo lo rispettavano e gli volevano bene, ma proprio dal punto di vista sessuale
Project – Cioè?
Mau85 – Nel senso che lui cercava di coinvolgerli nelle sue fantasie sessuali, che non sono proprio comuni, ma loro non lo stavano a sentire e alla fine, per lui, il sesso era una cosa molto meccanica, perché era lui a doversi adattare. In realtà non so nemmeno che cosa possa avere raccontato di sé a quei ragazzi ma penso che sia stato piuttosto esplicito, come è stato con me, però esattamente non lo so. Lui ha provato spesso a coinvolgere pure me nelle sue fantasie, che non è che mi vengano proprio spontanee, ma alla fine io facevo finta di non capire e cercavo di fare quello che facevano gli altri ragazzi, cioè cercavo di portalo sul mio terreno, cosa che poi puntualmente succedeva, anche se alla fine lui era soddisfatto solo a metà. Ti devo dire che vedere che dopo aver fatto sesso con me lui non era veramente soddisfatto mi metteva addosso parecchia malinconia al punto che cercavo di diradare i nostri incontri perché mi aspettavo che comunque sarebbe rimasto deluso. Project, ho visto che non mi hai fatto domande per andare più nello specifico e hai fatto bene. Ti devo dire solo che ad Andrea io voglio un bene dell’anima, lo stimo come persona, gli piace il sesso, fa sesso con altri ragazzi, ma alcuni di quei ragazzi io li conosco e sono ragazzi che gli vogliono bene.
Project – da quello che mi avevi detto era chiaro che il tuo rapporto con Andrea era una cosa seria, che ci sia gente che possa vedere la cosa in modo del tutto diverso è scontato, per quello che può valere. L’importante è quello che di Andrea pensi tu, perché tu lo conosci molto bene, il resto non conta
Mau85 – beh, si lo conosco bene da anni, con lui non si può fare coppia tradizionale, è diverso, ma non è una cosa meno seria. Lui ha bisogno di altri ragazzi, io no, ma noi ci vogliamo bene lo stesso. Però questo lo sai già e non era di questo che ti volevo parlare, ma proprio di quello che è successo tra noi il 29 febbraio, un sabato, prima di questa faccenda del virus, quando si poteva ancora circolare. Insomma mi chiama e senza preamboli mi dice che sta sotto casa mia e che vuole salire. Nel nostro linguaggio vuol dire che ha voglia di fare sesso con me. Io tante volte gli ho detto di no, ma in quel momento ero contento che lui fosse venuto da me, mi era mancato molto negli ultimi giorni. Sale a casa, tu lo sai che io vivo solo, mi dice che non ha i preservativi, quando viene da me li ha sempre lui, io faccio una faccia perplessa, come per dire: allora che sei venuto a fare? Lui sa benissimo che per me l’idea di fare sesso con lui senza preservativo è assolutamente inconcepibile e allora mi risponde: Ok, non ci sfioriamo nemmeno, ognuno sta per conto suo a due metri di distanza, però devi venire tu nelle mie fantasie, devi farmi fare per una volta, almeno a fantasia, una cosa che sta bene a me, ok? Io o guardo e gli dico ok! Poi aggiunge, però arriviamo fino in fondo, ti prego non cambiare discorso. Io gli dico che va bene e in pratica ci seghiamo insieme mentre io gli racconto una storia erotica del tipo di quelle che piacciono a lui. La cosa all’inizio non era molto spontanea, ma vedevo che lui ne era molto preso e sono andato avanti nella storia che alla fine sembrava piuttosto coinvolgente pure a me. La faccio breve. Siamo arrivati alla fine più o meno insieme, lui era stanchissimo e onestamente pure io. Beh, è stata la prima volta che non è rimasto deluso, eppure non ci siamo nemmeno sfiorati. Mi ha detto che cominciavo a capire di che cosa lui aveva bisogno e che apprezzava moltissimo il fatto che io non avessi cercato di driblare la faccenda e di fare le solite cose, poi mi ha detto che i preservativi non se li era portati apposta. In genere dopo i nostri incontri di sesso, appena fatto, lui se ne va via. Ma il 29 febbraio invece abbiamo cucinato e cenato insieme ed è rimasto a dormire a casa mia. Abbiamo parlato moltissimo, lo vedevo sereno, per niente frustrato, scherzava, diceva scemenze, insomma è stata una serata incredibile, prima di andarsene a dormire “nella sua stanza” mi ha detto. “Ti voglio bene!” e mi ha dato un bacetto sulla guancia. Poi non ci siamo sentiti per un po’ ma tra noi non è una cosa rara. Ci eravamo messi d’accordo che ci saremmo rivisti sabato 14 marzo, ma sono intervenuti i decreti del governo e non ci siamo più potuti muovere da casa né lui né io, ma l’esperienza del 29 febbraio in qualche modo è stata replicata un paio di volte via web, che non è proprio lo stesso, però mi sono reso conto che non avevo più resistenze e che cercare di condividere le sue fantasie mi sembrava molto più spontaneo, cioè eravamo praticamente sulla stessa lunghezza d’onda, non c’era bisogno di discorsi o di preamboli di nessun genere, una volta arrivati a destinazione però continuavamo a parlare di mille altre cose anche lontanissime dal sesso, lo sentivo sciolto, senza note malinconiche. Mi raccontava di quando era bambino, delle costruzioni lego, ma anche dei pomeriggi lunghissimi che passava da solo, praticamente abbandonato dai genitori, di come aveva imparato a disegnare (cosa che fa ancora adesso e molto bene) e di come aveva imparato da sé a suonare la chitarra, qualche volta quando gli prendevano le malinconie le scacciava facendo esercizi con la chitarra. Abbiamo passato due serate o piuttosto due nottate a parlare e siamo stati bene in un senso profondo, lui si sentiva accettato, non strumentalizzato, Mi diceva: non sei il mio tipo, ma con te sto bene, sto bene veramente e pure io ti voglio bene, non sono innamorato di te ma ti voglio bene. Questa frase può sembrare strana ma io so che è assolutamente vera. Adesso spero che le limitazioni alla circolazione vengano rimosse quanto prima, chiaramente perché significherebbe che l’epidemia sta scemando, ma anche perché potrei rivedere Andrea, perché per me esiste solo lui. Questi sono i fatti. Che ne pensi, Project?
Project – Tu sei stato contento e pure lui, dimmi che questo non è volersi bene! C’è stato un fidarsi uno dell’altro, accettare uno le regole dell’altro e poi lui non si è sentito rifiutato nelle fantasie più intime, gli hai fatto capire che non ti sentivi condizionato, insomma lo hai messo a suo agio. Magari tra le coppie monogame ci fosse questo livello di disponibilità sessuale! Ma credimi è molto raro. Spessissimo nel sesso ci sono dei veri tentativi di prevaricazione, dei tentativi di imporre modelli senza mai adeguarsi all’altro
Mau85 – Ma io mi sono sentito felice e mi sono detto che sono stato uno stupido quando ho cercato di svicolare e di non assecondarlo, quando invece l’ho fatto l’ho visto felice, perché non si è sentito rifiutato. Io penso che quando tu fai capire al tuo partner di che cosa hai bisogno e quello fa finta di non capire e ti vuole portare sulla sua strada la sensazione di frustrazione deve essere tremenda, perché lì senti che non c’è coppia, che tu conti solo come corpo disponibile alle fantasie altrui. Insomma, Project, sto imparando piano piano a capire il senso di tante cose che qualche anno fa avrei rifiutato e mi sarebbero sembrate del tutto assurde. Io avevo il modello classico di coppia e pensavo che non mi sarei mai adattato a nulla di diverso e invece quando Andrea mi ha detto che si era innamorato di un altro ragazzo ma mi voleva bene lo stesso io questa cosa l’ho accettata e non me ne sono mai pentito e poi adesso imparo che per vivere bene la sessualità bisogna cercare di lasciare spazio all’altro, di rispettarlo e di accettarlo. Io l’ho visto sorridere ed era una cosa bellissima. Se gli voglio bene non gli devo dire di no per ragioni più o meno stupide. E poi le serate passate insieme a parlare sono state meravigliose. Io sento che mi vuole bene veramente.
Project – Tu sei arrivato a queste conclusioni ma la stragrande maggioranza delle coppie non ci arriverebbe mai, semplicemente perché non c’è affetto vero, o forse c’è ma mettendo prima la realizzazione di sé, prima la nota egoistica. Le cose che dici scandalizzerebbero tanta gente, eppure sono cose verissime. Ricordo che mi avevi detto che Andrea non ti aveva mai ingannato, beh, dire questo di un ragazzo vuol dire fargli il complimento più bello che si possa fare. Non mi stupisce che tu ti sia innamorato di Andrea e ancora meno che tu non abbia mai sentito il bisogno di trovarti un altro ragazzo perché un rapporto con Andrea c’è eccome ed è di quelli profondi, che non si perdono con gli anni.
Mau85 – Lo sapevo che avresti capito, pensa che ho raccontato un piccolo riassunto di questa storia su un altro sito gay e mi hanno chiesto se avevo tutte le rotelle a posto, alla fine mi hanno lasciato in pace perché pensavano che mi stessi prendendo gioco di loro! Mi fa piacere parlare con te, mi sento incoraggiato. Comunque se vuoi pubblicare questa chat pubblicala, magari mette in crisi qualcuno! Ti ringrazio, Project, Progetto mi ha dato tanto!
Buonanotte.
Project – Grazie a te! E un abbraccio a te e ad Andrea!
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6866

UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA III

Mail del 30/03/2010
Caro Project,
oggi i dati della Protezione Civile sono confortanti, dovrei essere più tranquillo e invece mi sento agitatissimo e non riesco ad andare avanti, Paolo stanotte lavora, l’ho sentito nel primo pomeriggio, lui tende a tranquillizzarmi, a rassicurarmi, ma quando sento il telegiornale e dicono che sono morti altri medici mi viene il terrore, un’ansia terribile e penso che ci possa essere anche lui. Lui mi dice che anche se prendesse il virus, lui non dovrebbe correre grossissimi rischi perché è giovane e la mortalità per quelli della sua età è bassa, ma tanti dei suoi colleghi sono risultati positivi e tanti sono anche morti. Lui non ha dubbi, si deve andare avanti, si deve mettere da parte ogni emozione per mantenere il massimo livello possibile di operatività. Mi dice sempre che si augura che tutta questa spaventosa avventura possa cambiare tanti modi assurdi di ragionare. Mi ha citato una frase di Papa Francesco che lo ha colpito molto, perché è quello che ha sempre pensato anche lui: “Pensavamo di rimanere sempre sani in un mondo malato”. Avverto chiaramente che Paolo è stanco sfinito, lo avverto perché prima parlavamo molto su skype, adesso invece parliamo meno perché lui ha bisogno di dormire e allora lo lascio tranquillo, ma quando chiudo la chiamata mi comincia a prendere lo sconforto, ho paura, ho maledettamente paura. La gente comincia a rilassarsi e a pensare che ormai se ne sta uscendo, ma Paolo mi ripete continuamente che non è così, che la cosa può scappare di mano con estrema facilità e che si potrebbe ricominciare come prima e peggio di prima. Mi ripete che da loro non è cambiato ancora nulla e che non cambierà nulla ancora per parecchi giorni, lui dice almeno tre settimane. Adesso hanno un po’ di mezzi in più rispetto ai primi giorni, se c’è qualcosa che fa la differenza, se mai, è proprio questo, è sempre una lotta ma un po’ meno alla disperata. La gente continua a morire esattamente come prima anche se i medici possono almeno dire di avere fatto tutto il possibile. Paolo mi dice che per tornare a livelli accettabili il numero dei ricoverati in terapia intensiva dovrebbe diminuire almeno del 50%, ma ci vorrà tempo e la gente continuerà a morire. Lui pensa a tanti altri paesi in cui non c’è un servizio sanitario pubblico in grado di reagire come il nostro e mi dice che lì la mortalità sarà per forza molto più alta. Ormai noi ci sentiamo al massimo per mezz’ora al giorno, lo vedo stanco, molto più magro del solito ma è anche tranquillo, non so come faccia ad essere tranquillo, è evidente che è consapevole di fare qualcosa di fondamentale, mi dice che la cosa che gli riesce più difficile è non farsi abbattere dagli insuccessi, che sono tanti, tantissimi. Non riseco a dormire, Project, chiedo a Dio di salvarlo ma quando lo faccio mi vengono mille dubbi, perché lui e non anche gli altri? Che senso ha pregare? Perché succedono catastrofi come questa epidemia? O forse ci accorgiamo dei disastri che sconvolgono il mondo solo quando capitano a noi. Non riesco nemmeno a pregare, mi sembra un atto di egoismo, un chiedere qualcosa per sé, mentre forse bisognerebbe solo dire: “sia fatta la tua volontà” anche se non ne capiamo il senso o ci rifiutiamo di capirlo perché ci tocca personalmente. Certe volte mi sorprendo a fare ragionamenti assurdi, quasi a cercare di fare un contratto con Dio: Lui mi salva il mio Paolo e io rinuncio al sesso, ma poi mi sembra una specie di mercato stupido, se penso che per avere Paolo indenne devo rinunciare al sesso vuol dire che in fondo anche io penso che il sesso tra noi sia una cosa negativa, ma io non lo penso affatto, perché non è così, e poi non devo chiedere nulla per me, sarà quello che sarà, è andrà accettato comunque, anche se potrà essere qualcosa di terribile, come l’hanno accettato decine di migliaia di persone. In certi momenti ho anche meno paura della morte, della mia personale, dico, perché la vedo meno come un dramma personale e più come un destino collettivo e vorrei dire quasi naturale. Non ce la faccio più, Project, penso a Paolo in ogni momento, provo a immaginare che cosa sta facendo in quel momento e sogno che l’incubo finisca il più presto possibile e che si possa tornare insieme nella sua casetta ai piedi delle Alpi, ma tutto questo mi sembra ancora maledettamente lontano e incerto. Pensa anche a me, se puoi, Project, leggere le tue mail mi aiuta ad andare avanti con meno angoscia.
Ovviamente puoi fare l’uso che vuoi di questa mail.
Ti abbraccio.
Pietro
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6865

UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA II

L’email che segue (che ho ricevuto il 24/3/2020) rappresenta il seguito del post:  http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6863 (email che avevo ricevuto il 13/3/2020)
Caro Project,
ti avevo scritto qualche giorno fa, penso ti ricorderai di Pietro e Paolo. Ti scrivo nei lunghi momenti di vuoto in cui non posso sentire Paolo e mi ritrovo da solo a riflettere su quello che sta succedendo.
La situazione generale dell’epidemia basterebbe da sola a chiunque per cominciare un ripensamento di tutta la vita, per chi ha perso persone care la situazione è terribile, si vede svanire in pochi giorni il progetto di una vita, la morte sconvolge le famiglie nel modo più violento e inatteso, ma per me e per Paolo la situazione non è per fortuna così drammatica, io ho paura per lui, so che è prudente e molto scrupoloso ma basta veramente poco per fare la differenza.
Quanto a me, che sono il meno esposto in modo diretto, ho cominciato a mettere in dubbio tante mie certezze, mi sento molto più fragile di prima, sto svalutando un sacco di cose che prima consideravo fondamentali, come la sicurezza economica e un’ampia possibilità di fare le mie scelte ma mi sento debole perché sono esposto al rischio di perdere Paolo e sarebbe per me una tragedia alla quale non oso neppure pensare.
Il padre di un mio amico è morto per il virus e altri due miei amici hanno un genitore in ospedale. Molti hanno paura e cercano di tirare avanti giorno per giorno come possono perché devono pure lavorare per sopravvivere. Io lavoro da casa, non corro rischi seri, almeno per il momento, ma sono preoccupato per Paolo, penso a lui in ogni momento della giornata perché è proprio in prima linea e lo sento stremato dalla fatica e abbattuto per quello che deve vedere ogni giorno e che quando parla con me cerca sistematicamente di omettere.
Gli ho sempre voluto bene, ma vedendo come si impegna per gli altri fino allo sfinimento comincio a considerarlo un mezzo santo, e penso che non sarò mai al suo livello. In questi giorni ha visto morire tantissima gente, ha cercato di dare conforto come era possibile e finché era possibile, ma poi vedeva cedere quelle persone che aveva cercato di salvare in ogni modo. Mi dice che ormai per lui la morte non è solo una realtà quotidiana ma una cosa che deve vedere più volte al giorno. Quando qualcuno esce dalla rianimazione si sente felice e in effetti qualche volta si tratta quasi di un miracolo.
Lui era già prima un ragazzo ottimo, generoso, altruista, ma adesso lo vedo proprio in un’altra atmosfera e, se possibile, gli voglio bene anche più di prima, perché l’ho visto all’opera, ho visto la sua dimensione morale. Ieri mi ha chiesto di dire una preghiera per lui, e io mi sono spaventato e gli ho chiesto sera positivo e mi ha detto di no, mi aveva chiesto una preghiera per essere aiutato ad andare fino in fondo e a non mollare, aveva bisogno di una forza più grande, di una consolazione, penso, da poter trasmettere a tutte le persone che cerca di curare ogni giorno.
Oggi mi sono fermato a pregare per lui, che poi è una cosa che non faccio mai, ma nella mia preghiera c’era qualcosa di egoistico, io pregavo di non perderlo, perché per me è essenziale come la luce del sole, ma lui mi aveva chiesto una cosa diversa, cioè di pregare per avere la forza di andare avanti. Io so che sta correndo rischi seri e sono molto spaventato e mi pare pure giusto chiedere al Signore che non me lo tolga, anche se siamo una coppia gay, perché noi ci vogliamo bene veramente.
Stasera mi sento molto agitato, certe volte la notte non riesco a prendere sonno, mi manca, mi manca dannatamente ma so che lui ha il suo dovere da compiere e che lo farà fino in fondo. Io non ho mai visto morire nessuno, ho visto dei morti, ma non ho mai visto morire nessuno, ma lui queste cose le vede ogni giorno e penso che sia proprio il vedere la sofferenza e la morte che gli dia una spinta fortissima a fare quello che fa.
Ieri mi ha raccontato che una signora che era uscita dalla terapia intensiva e che lui aveva assistito per giorni gli aveva regalato un rosario di legno e gli aveva detto che avrebbe pregato per lui e per la sua ragazza, lui si è commosso e ha detto alla signora che non aveva una ragazza ma un ragazzo perché era gay e la signora gli ha detto che andava bene lo stesso e che avrebbe pregato anche per il suo ragazzo, che lui era un bravo ragazzo e avrebbe potuto dare tanto al suo ragazzo. Poi la signora si è messa a piangere, perché aveva un figlio più o meno dell’età di Paolo. Quando mi ha raccontato questa storia aveva la voce rotta dall’emozione! Come fai a non amare un uomo come Paolo? Lo avrei abbracciato fortissimo! Lo avrei sollevato da terra per fargli sentire che gli voglio bene! Sono molto scosso e ansioso, Project, ma per me questi giorni sono un’esperienza profondissima che mi sta cambiano la vita.
Pietro
_____________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo  post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6864

UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA

Caro Project,
ti scrivo per raccontarti la storia mia e del mio ragazzo in questi giorni terribili del virus. Ti posso dire che questa cosa, che rischia di diventare un disastro a livello mondiale e che si farebbe bene a cercare di contenere con ogni mezzo, ha coinvolto anche la vita mia e soprattutto quella del mio ragazzo. Uso nomi inventati per il rispetto della privacy: io mi chiamerò Pietro e lui Paolo.
Parto da lontano. Ci conosciamo da diversi anni, io lavoro in campo informatico e lui è medico. Stiamo insieme da più di 10 anni, ci siamo conosciuti in modo del tutto casuale perché avevamo degli amici in comune. Lui è del Nord Italia, io del Centro-Sud. In pratica abbiamo sognato per tanto tempo di vivere insieme ma non è stato mai possibile. Lui ha situazioni familiari che non gli permettono di allontanarsi troppo, io potrei farlo, potrei andare da lui, ma questo gli creerebbe altre difficoltà e quindi ci siamo organizzati, io avevo il sabato libero, lui aveva turni flessibili e aveva in media un sabato libero su due, quindi, partendo da casa mia il venerdì dopo le 20.00 e viaggiando tutta la notte, potevo arrivare dalle sue parti la mattina presto del sabato. Lui mi aspettava in stazione, andavamo insieme a fare colazione in un bellissimo bar e poi ce ne andavamo in macchina in una casetta che i suoi avevano ai piedi delle Alpi, in un grande prato, che l’inverno era spesso coperto di neve e l’estate era di un verde smeraldo unico e incredibile, vicino alla casa c’era un piccolo fontanile di acqua gelida e pulitissima. Scaricavamo i bagagli a casa e ce ne andavamo in giro in posti splendidi che lui conosceva come le sue tasche. La sera potevamo avere la nostra intimità in un silenzio inimmaginabile. L’indomani si faceva qualche altra escursione e poi mi riaccompagnava in città e prendevo il treno per rientrare. È vero che ci vedevamo più o meno due volte al mese e che in pratica a viaggiare ero sempre io, ma erano giorni così belli che davano un senso a tutta la mia vita.
Io e Paolo ci vogliamo bene veramente, non so come mi sia capitato di incontrarlo ma mi ritengo totalmente fortunato, è un ragazzo dolce, generoso, che si dà da fare per gli altri, quando la mattina della domenica ce ne andiamo a fare colazione nel paesetto di montagna, lo abbracciano tutti con molto calore e si vede che gli vogliono bene. Lui mi dice che è felice di stare con me e quando lo sento dire queste cose mi riempio di orgoglio.
Ma veniamo ai fatti. Adesso è finito in zona rossa. È praticamente un mese che lo vedo solo su skype, lavora in ospedale e ci sentiamo solo la sera tardi quando rientra a casa e mi contatta. Dall’anno scorso vive solo, non sta più con la famiglia, anche se sta molto vicino, ha la sua casetta e quando arriva stanco morto si mette a chattare con me. Lui capisce la gravità della situazione, perché la vede tutti i giorni e mi dice che la gente non capisce e minimizza ma che è una malattia che può decimare il mondo, ma al di là di questi discorsi non va. Io ho una maledetta paura che Paolo possa essere contagiato ma di questo non gli posso parlare, mi dice che quei discorsi non li vuole sentire e che lui deve fare il suo dovere perché se pure i medici scappano, i malati sono abbandonati a se stessi e non hanno mezzi per difendersi. Mi chiede sempre di me, di quello che faccio, di dove vado, degli amici comuni ma non vuole parlare del suo lavoro, evita proprio l’argomento, è evidente che anche lui ha paura ma per un verso non può e per l’altro verso non vuole mollare. Mi dice solo che è stanco, che i turni sono estenuanti ma che deve andare avanti lo stesso perché è troppo importante. Certe volte lo sento contento e mi accenna a qualcosa che è andata bene. Paolo non è una macchina, partecipa molto emotivamente alla sorte dei suoi pazienti. Quando ci sono nuovi decreti del governo, ci mettiamo a leggerli insieme per cercare di capire esattamente che cosa prevedono. Se accenno a dire che certe misure possono essere eccessive, mi aggredisce (anche se con dolcezza) e mi dice che io non capisco perché non ci sto in mezzo e che certe misure sono assolutamente indispensabili. Mi porta l’esempio della Cina, che rischiava il disastro ma con misure rigidissime è riuscita a contenere i contagi. Da noi le cose sono più difficili perché tra la gente c’è molta incoscienza, molta faciloneria, pensano che il peggio sia passato mentre deve ancora cominciare. Mi dice che i tempi saranno lunghi più di quanto la gente immagina e mi raccomanda mille volte di osservare tutte le regole di prudenza: lavarsi le mani, evitare assembramenti, ecc. ecc.. Quando gli ho detto che la mia azienda aveva attivato il telelavoro si è tranquillizzato. In effetti il lavoro di un informatico si può fare anche a casa o su piattaforme che consentono la multi-conferenza, per noi è facile e abbiamo anche i mezzi per fare queste cose. Paolo si preoccupa per me, ma io mi preoccupo per lui e se la sera tarda a collegarsi mi prende il panico, ma fino adesso è sempre arrivato. Mi ripete che sta attento, ovviamente, cioè che mette in pratica tutte le misure di sicurezza che per lui sono strettissime e questo è l’unico modo che ha per rassicurarmi.
Insomma, Project, fino adesso per noi due è andata abbastanza bene, ma nessuno sa quanto durerà e allora dobbiamo metterci l’anima in pace e sperare che le cose non diventino esplosive e che non finisca anche lui nel numero dei contagiati o peggio. L’ansia è tanta, da entrambe le parti ma lui non lo può ammettere.
Chissà quante coppie sono state divise dal virus! Come vorrei riabbracciare Paolo, adesso facciamo solo il gesto in cam ma prima o poi potremo riabbracciaci per davvero. Concludo augurando a tutte le persone coinvolte di poterne uscire il più presto possibile e nel modo migliore possibile. Grazie anche a te, Project, naturalmente puoi usare questa mail come meglio credi.
Pietro
___________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post  aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6863

sabato 28 marzo 2020

COPPIA GAY O NON COPPIA GAY? QUESTO È IL PROBLEMA

Caro Project,
salto i convenevoli, vorrei chiederti che cosa pensi di un problema che mi assilla ormai da tempo. Il Vangelo dice di perdonare non fino a sette volte ma settanta volte sette, ma quella è una cosa che possono fare i santi ed è difficilissima. Perdonare sempre è difficilissimo, e nella vita di coppia rischia di essere un errore distruttivo che fa male ad entrambi. Nel mio caso non si tratta di perdonare un tradimento, perché se pensi a tradire vuol dire che con me non stai bene, io mi riferisco ad altre cose, considerate sempre piccole cose, ma sono cose che alla lunga diventa difficilissimo sopportare, e qui non vale la logica del tradimento, i comportamenti che non riesco a perdonare non derivano dal fatto che il mio ragazzo non sta bene con me, ma essenzialmente dal fatto che nei suoi confronti ho solo due alternative: o devo prendere atto che il nostro rapporto non va avanti o finisco per accettare che alzi la voce, che faccia sfuriate, … non ha mai alzato le mani perché altrimenti lo avrei distrutto e ANCHE perché oggettivamente non è il tipo che fa quelle cose, ma è incoerente, dice una cosa ne fa un’altra, cambia radicalmente parere due o tre volte alla settimana su cose importanti. Devo chiarire che gli voglio bene e che penso che sia un’ottima persona, con tanti problemi, ma un’ottima persona. Non viviamo insieme, lui ha 31 anni, io 36. Non è uno che tradisce la fiducia del compagno, quando stavamo insieme e lui ha voluto stare con un altro ragazzo me lo ha detto chiaramente e io non ho potuto che prenderne atto, poi è passata e ci siamo rimessi insieme. Io penso di non essere in grado di farlo sentire felice, siamo molto diversi su tante cose. La nostra storia è cominciata dal sesso, poi è diventata una cosa più complicata che non saprei come definire. Ci si conosce bene, c’è un affetto di fondo e talvolta viene a galla. L’interesse sessuale è ampiamente svanito da entrambe le parti, ma quando c’è un problema, o suo o mio, ci sentiamo sempre e ne parliamo, anche se ultimamente ci sentiamo molto meno. Non ti nego che la mia paura di fondo è la paura di perderlo, mi piacerebbe mantenere un contatto con lui che potesse durare nel tempo, potrebbe anche vivere una vita sessuale sua, lontana da me, lo capisco e lo accetto, ma vorrei che mi volesse bene comunque. Non sarei magari più il suo ragazzo, ma vorrei che continuasse a pensare a me come si pensa ad una persona come si deve, ad una persona che gli ha voluto bene. In fondo che cosa gli posso rimproverare? Di essere troppo insistente o troppo distaccato a seconda di come gli gira, ma non è nemmeno colpa sua, nemmeno si rende conto di queste cose; di farmi prediche su cose che lui risolverebbe a suo modo perché non le deve affrontare veramente, ma che nella realtà non si possono affrontare come dice lui? Di essere un po’ cinico, di non aver mai avuto quell'alone romantico che a me sarebbe tanto piaciuto? Ma in fondo è se stesso e mi piace proprio perché non è il mio doppio, non è accondiscendente, non mi dà ragione se pensa che non ho ragione. Sì, la mia vera paura è che sparisca dalla mia vita. Non so se succederà, spero proprio di no, ma l’allontanamento è cominciato da tempo. Potrei rimproverargli una cosa del genere? Che cosa ho fatto io per meritarmi un compagno come lui? E lo dico nel senso buono. Ho cercato di assecondarlo? Cioè di fare quello che lui avrebbe voluto? Se devo essere sincero fino in fondo, certe volte l’ho tenuto a distanza perché certe volte mi sembrava troppo invadente. Avrei dovuto assecondarlo in tutto? Sarebbe stata veramente la scelta giusta? Confesso che certe volte avevo paura di lui, delle sue reazioni, della sua insistenza. Paura è una parola inadeguata, volevo soprattutto mantenere la mia autonomia perché pensavo che il nostro sarebbe stato un rapporto impossibile. Non ero tranquillo nemmeno quando ci vedevamo un giorno a settimana, se fossimo andati a vivere insieme tutte le contraddizioni sarebbero scoppiate. Però, Project, anche se a modo mio, cioè in un modo molto difettoso, io gli voglio bene. Che cosa potrei fare per lui? Potrei veramente risolvere le sue contraddizioni? Io penso che alla lunga sarei per lui un problema in più. Adesso ci sentiamo una volta ogni 15 giorni e non ci vediamo quasi mai. Quando ci vediamo l’imbarazzo si sente forte. Penso che sia preoccupato del futuro, non per il futuro del nostro rapporto ma per il suo domani, per il lavoro che non trova, per le insicurezze economiche, proprio per l’impostazione di base della sua vita. Adesso è più resistente alla depressione, o forse sembra soltanto più resistente. Lo conosco da diversi anni ormai, vorrei che non si dimenticasse di me, ma sento che sta già succedendo, quando lo chiamo al telefono ho paura di dargli fastidio, gli proporrei di vederci ma tempo che mi dica di no ed evito. Non so mai che cosa fare, come comportarmi. Dirgli “ti voglio bene” … ma che significa? Io gli voglio bene e penso me ne voglia anche lui, ma è una cosa tutta nostra e forse per lui non ha più senso, ammesso e non concesso che un senso ce lo avesse anche prima. Il fatto è che siamo complicati, mi ci metto anche io che ho 36 anni ma me ne sento addosso 60, sono rinunciatario, faccio prediche stupide e buoniste e lo faccio arrabbiare. Lui mi vede vecchio dentro, spento, senza entusiasmi, ma quando a lui vengono i momenti neri di depressione mi fa proprio paura, si chiude in se stesso ed è impossibile stabilire un qualsiasi contatto. Insomma, penso che tu abbia più o meno capito a che punto del guado mi trovo. Tu che faresti al mio posto? Tutte le ipotesi sono aperte e possibili.
Ti abbraccio.
Robert
_________

Caro Robert,
un rapporto adulto tra persone adulte non è una favola e direi che il vostro rapporto ha le caratteristiche di complessità e di contraddizione delle relazioni serie. In effetti, con tutti i dubbi possibili e immaginabili, voi siete rimasti “in qualche modo” insieme. Volersi bene è spesso una strada molto difficile, piena di dubbi e di incertezze di ogni genere, perché nella realtà non si segue nessun modello e il rapporto si costruisce in due, giorno dopo giorno. Una cosa soltanto mi è venuta in mente leggendo la tua mail, se fossi al tuo posto cercherei di mettere le esitazioni da parte, gli direi quello che penso senza reticenze sia quel “ti voglio bene” che ti mette in crisi, che i tanti “non so che fare”, molto semplicemente perché, se non ti volesse bene sarebbe sparito in modo definitivo da molto tempo e senza ritorni di nessun genere. Chiamalo, fatti sentire, deve sentirti almeno come un amico affidabile, non lo lasciare solo. Molto spesso ci sentiamo obbligati a metterci da parte supponendo cose che non hanno nulla a che vedere con la realtà. Se non ha nessuno ed è veramente solo, la tua presenza è importantissima, se poi ha una sua vita alternativa, beh non può che fargli piacere sapere che un suo ex è rimasto suo amico. E per quanto riguarda te, è comunque meglio avere una visione chiara delle cose che girare all'infinito su mille ipotesi, se siete veramente un coppia, bene, altrimenti si può eccome rimanere amici. Nei confronti del tuo ragazzo e anche del suo diversivo con un altro ragazzo tu hai mantenuto un atteggiamento di comprensione. Non sei rivendicativo nei suoi confronti, ti preoccupi per lui, gli vuoi bene. Se non vuoi bene a un ragazzo non ti preoccupi nemmeno di come può stare. Insomma, non svalutare in nessun caso il vostro rapporto perché, qualunque cosa sia, è comunque una cosa seria e importante per entrambi.
Un abbraccio.
Project
___________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: 

lunedì 8 aprile 2019

SOLITUDINE DI UN ACCADEMICO GAY

Caro Project,
ti scrivo in un momento molto particolare in cui ho bisogno di raccontare come mi sento e quali emozioni mi porto dentro. Sono un quarantacinquenne che quando stava ormai mettendo da parte i suoi sogni d’amore, all'età di trent'anni, si è innamorato di un ventitreenne e ha vissuto con lui una bellissima storia, con alti e bassi, come tutte le storie vere, ma veramente una bellissima storia, una storia vera, appunto, anche se assolutamente fuori da tutti gli schemi. Dopo quasi 15 anni ho avuto la netta sensazione che questa relazione fosse andata in crisi, non saprei nemmeno dire per colpa di chi, perché anche io ho fatto la mia parte, e comunque parlare di colpa in queste cose non ha molto senso. Il mio ragazzo, se lo vogliamo chiamare così, perché aveva 38 anni, sembrava essersi allontanato da me, aveva avuto altre esperienze e a me sembrava che si sentisse molto più realizzato in quelle esperienze che nello stare con me. Non mi ha mai nascosto nulla, io sapevo che era alla ricerca di altre relazioni e che ne aveva bisogno. Potrà sembrare strano ma il nostro rapporto si reggeva su altri equilibri. Non abbiamo mai litigato, ma l’ho sentito allontanarsi sempre di più, poi un paio di mesi fa, è praticamente sparito e non l’ho più sentito, pensavo che avesse costruito un’altra storia e che avesse trovato la sua strada, ma una telefonata avrebbe anche potuto farmela, perché non è da lui sparire del tutto. Non sapevo che cosa pensare, mi chiedevo se avrei fatto bene a chiamarlo ma i dubbi erano tanti e così ho lasciato passare tanto tempo, poi finalmente mi sono deciso e l’ho chiamato. Abbiamo ricominciato a parlare come se quei due mesi non fossero proprio esistiti, sembrava che nel nostro rapporto non ci fosse mai stata una pausa, non gli ho chiesto del suo compagno ma dal discorso ho avuto l’impressione che fosse assolutamente solo. Si dedica ai suoi studi, perché è veramente uno scienziato, ma lascia andare tutto il resto. Nei giorni di festa non si rade, si alza tardissimo, non cucina nemmeno ed è praticamente abbandonato a se stesso. Mi chiede se mi va di andare a casa sua, io ci vado e trovo la più totale confusione, biancheria sporca dappertutto, piatti da lavare, letto in disordine, la scrivania piena di libri e di fogli di tutti i generi. Quando mi apre la porta ha la barba non rasata, i capelli arruffati e la faccia stravolta, a vederlo fa pensare a un drogato ma è drogato solo di caffè, i bicchierini di caffè sono sparsi dovunque. Mi chiede se mi va di fare sesso con lui. Gli dico: “Dopo! Adesso diamo una pulita.” Lavoriamo in due per un paio d’ore prima di dare alla casa un aspetto minimamente decente (ed è una casa piccolissima). Poi apro il frigo ed è una desolazione totale, praticamente ci sono solo avanzi vecchissimi. Nella dispensa c’è solo una scatola di fagioli, per fortuna c’è anche un po’ di pasta e una testa d’aglio in condizioni passabili. Facciamo due lavatrici, ma lui è distratto, non gli chiedo del suo ex, perché la risposta è evidente nei fatti: è di nuovo solo. Mangiamo una pasta e fagioli che però è buona e lo rimette di buon umore. Intorno alle tre del pomeriggio finiamo di pranzare, poi si mette in pedi di fronte a me, come fa quando vuole fare sesso, ma dovrei dire quando ha bisogno di fare sesso perché per lui è proprio un bisogno profondo. Io ero stanco morto e affaticato ma ho cercato di essere all'altezza della situazione. Lui voleva in tutti i modi cercare di coinvolgermi nelle sue fantasie sessuali che sono piuttosto diverse dalle mie, mi descriveva situazioni in cui si è trovato quando era ancora ragazzo, se non addirittura ragazzino, e che hanno lasciato tracce profonde dentro di lui. Il sesso con me era quasi un modo di rivivere quelle situazioni, mi chiedeva che cosa avrei fatto se mi fossi trovato in quelle situazioni, se per me erano eccitanti oppure no. Io cercavo di rispondere con la massima onestà, ma sempre col timore che le mie risposte fossero lontane da quelle che lui avrebbe voluto, vedevo il suo il suo tentativo di coinvolgermi nel suo mondo, nella sua sessualità e dovevo nello stesso tempo dire la verità e non deluderlo. Mi dice che devo cercare di andargli incontro, che devo farlo per lui, però pretende anche che io gli dica veramente quello che penso. Se fingessi si sentirebbe incoraggiato e confortato, ma prima o poi si renderebbe conto che quello che gli dico non è vero e una cosa del genere non l’accetterebbe proprio. Mi sono sempre chiesto se con gli altri suoi partner abbia mai affrontato certi discorsi ma credo che non sia mai successo. Una volta mi ha spiegato che agli altri non ha mai raccontato bugie e quando gli hanno fatto domande ha risposto dicendo la verità, ma nessuno era veramente interessato a quello che poteva passare per la sua testa. Con gli altri semplicemente ometteva gli argomenti più privati, lasciava tutto a un livello più superficiale e proprio per questo finiva col sentirsi uno che recita, perché omettere significa non considerare l’altro all'altezza di capire, non fidarsi di lui. Da me si sente accettato a un altro livello, non si sente giudicato e in effetti la cosa che in lui ho apprezzato più di qualunque altra è la tendenza spontanea a fidarsi istintivamente di me. In fondo io non mi aspetto da lui una fedeltà sessuale, forse prima o poi arriverà anche quella, probabilmente non a breve, ma non ha molta importanza, da lui mi aspetto invece il parlare chiaro, e su questo punto non è mai venuto meno. Certe volte, mesi fa, quando andavo a sentirlo quando teneva qualche conferenza, rimanevo incantato, anche se non capivo nulla di quello che diceva. Sembrava un’altra persona, era perfettamente in ordine, senza essere eccessivo in nulla. Lo vedevo assolutamente razionale, un vero scienziato, capace di un perfetto e spontaneo autocontrollo, non recitava una parte, trattava il suo pubblico quasi professionalmente, con la disinvoltura e nello stesso tempo col distacco di uno che è abituato alle relazioni sociali. Vedevo come lo trattavano con rispetto e quasi con deferenza, nonostante fossero quasi tutti più vecchi di lui, e di questo ero contento, ma sapevo che questo era solo un aspetto della sua vita, e non dei fondamentali. Dedica moltissimo tempo alla sostanza dei suoi lavori scientifici più che all'apparire, anche se l’interesse per la scienza, che gli fa passare tante notti in bianco e che ha qualcosa di ossessivo, viene probabilmente da un tono di fondo piuttosto depresso, cerca in quel modo di sfuggire a una solitudine sostanziale che lo isola a livello affettivo. Non è più giovanissimo ma è decisamente un bel ragazzo, se vogliamo dire così, perché ha ancora, soprattutto in privato, il modo di fare impulsivo e emotivo di un ragazzo, è affermato nel suo campo, è affascinante, ma dietro c’è un abisso di solitudine al quale nessuno fa caso. Io gli voglio bene e penso anche di essere importante per lui, lui dice che lo sono soltanto o quasi soltanto a livello sessuale, ma io credo che non sia così, non ama l’idea di legarsi a qualcuno, di dipendere affettivamente da qualcuno anche se di queste cose ha bisogno, non ha certo bisogno di dipendere ma di essere amato, ha bisogno di qualcuno che gli voglia bene per i suoi lati deboli. Lui sa che io non lo mollerò, che capisco quando non sta bene e che lo accetto com'è. Lui di me si fida e io mi fido di lui, non mi ha mai fatto trovare in situazioni imbarazzanti. Mi torna in mente una conferenza che tenne più o meno sei mesi fa. Prima che iniziasse, mi vide tra il pubblico e scese a salutarmi, dandomi del lei, come avrebbe salutato un luminare della scienza, quasi un premio Nobel, nessuna familiarità, solo rispetto. Ricordo che quando mi rimisi a sedere molti mi guardavano chiedendosi chi fossi. Alla fine della conferenza andai a stringergli la mano e lui mi rispose facendomi un piccolo inchino. Gli voglio bene, vorrei che fosse felice, prima pensavo che potesse essere felice con qualche altro, ma oggi comincio a pensare che forse non sarà mai felice nel vero senso della parola e che avrà comunque bisogno di essere capito e accettato con tutte le sue contraddizioni. Lui si è fidato di me come non ha fatto con nessun altro, mi ha fatto entrare nel suo mondo più intimo dove credo non sia mai entrato nessuno, non so se questo si chiama amore, ma credo di sì. La relazione che ho con lui non sarà mai una relazione standard, con una sessualità standard, sarà un mondo solo nostro, che visto dall'esterno potrebbe sembrare del tutto assurdo, se non addirittura patologico, Oggi so che non l’ho perduto e ne sono felice, ma non è una cosa da prendere alla leggera, non è una favola o un gioco con le parti già scritte, è una realtà tutta da costruire. Certe volte ho quasi paura che lui possa investire tutta la sua affettività su di me senza nemmeno rendersene conto, ho paura di non essere all'altezza, qualche volta penso pure che potrei morire molto prima di lui, sono più vecchio ed è nell'ordine delle cose. In certi momenti, molto nostri e molto intimi, sento che si scioglie totalmente, che si fa abbracciare, quasi proteggere, e sono i momenti più belli, altre volte mi mette in crisi con ragionamenti terribili o richiamandomi quando comincio a parlare a ruota libera e a ripetere le stesse cose. Certe volte mi dice che sono ipocrita ed è vero, che devo imparare a dire la verità brutale, che non devo nascondermi dietro le parole. Ho perso tanti amici ma non ho mai perso lui perché abbiamo creato quasi una simbiosi, forse si tratta proprio di questo. Non mi pongo più tante domande, mi sento semplicemente felice di stare vicino a lui anche se so che non sarà facile per niente.
___________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6812

mercoledì 20 febbraio 2019

COPPIA GAY SENZA VINCOLI

Ciao Project,
stasera mi sento invaso da pensieri di tenerezza. Il mio ex mi ha chiamato oggi pomeriggio per dirmi che voleva fare l’amore con me. Non è una richiesta strana, ogni tanto succede. È venuto a casa mia, bello come il sole, non siamo ragazzini, io ho 42 anni e lui 31, ma se lo vedessi rimarresti estasiato. Credo di non avere mai visto un ragazzo più bello! Non ti descrivo la serata, puoi solo immaginarla, dire sesso è riduttivo, io direi che è stata proprio una forma di tenerezza totale, di intimità, di volerci essere.
Non siamo una coppia, Project, lui ha la sua vita, vede altri ragazzi, ma non credo che si comporti con loro come fa con me. Il senso del suo fare l’amore non è mai riduttivo, ti coinvolge. In genere, anni fa, dopo che avevamo passato una serata a fare l’amore, gli venivano i momenti di ripensamento, di rifiuto e di malinconia profonda. Forse è successo anche questa volta, ma era una malinconia appena percettibile, siamo andati insieme a prenderci una pizza, un evento rarissimo tra noi. Non ha voluto essere accompagnato a casa (abita molto vicino a casa mia). L’atmosfera era molto dolce, perfetta. Io lo guardavo, ne ero incantato, guardavo i suoi occhi chiari, ascoltavo la sua voce, lo vedevo molto meno nevrotico di altre volte, un po’ malinconico ma anche disposto ad un mezzo sorriso.
Mi sono chiesto come sia possibile che lui trovi gratificante fare l’amore con me, che non è certamente il massimo. È vero che ha altri ragazzi, ma lui non appartiene a nessuno, ha bisogno di esser accettato, voluto per quello che è. Adesso nella mia stanza c’è il suo profumo e io mi sento felice. Siamo stati insieme, come una coppia classica, solo per otto mesi, ormai tanti anni fa, ma nella sostanza non ci siamo mai più lasciati.
Mi chiama quando vuole e sa che non gli direi mai di no, non per generosità verso di lui ma perché con lui sto bene, sto totalmente bene. Non sono geloso, io cerco amore e non penso che il fatto che lui possa voler bene ad altri mi sottragga qualcosa, e in effetti ogni volta che ci rivediamo non dobbiamo ricucire niente perché non c’è mai stato nessuno strappo. Non posso dire che lui “sa che gli sono sempre stato fedele”, perché questa espressione è priva di senso, io ho avuto solo lui, ormai sono anni che nella mia vita non c’è nessun altro, e non mi costa nulla non andare con altri ragazzi, è proprio una cosa che non sento, che non desidero, so che non lo perderò, che prima o poi si rifarà vivo e non mi sento affatto solo. Mi tratta con rispetto e con affetto, sa che su di me ci può contare! Quando ho avuto veramente bisogno di lui, lui era accanto a me.
Il sesso, quello vero, cioè quello che ti fa sentire un ragazzo veramente vicino, l’ho imparato da lui e ha avuto pazienza perché ero un pessimo allievo. Mi dice che non lo metto in crisi proprio perché non gli dico mai di no e nello stesso tempo non faccio del sesso un valore assoluto. Mi dice che, in una coppia, di fissati col sesso ne basta uno, ma se faccio i paragoni tra il suo modo di essere fissato col sesso e il modo di considerare il sesso di certi che ho conosciuto prima di lui, la differenza mi sembra stratosferica. Lui chiede, insiste, ma non pretende, mi dice che mi vuole vedere convinto.
Ultimamente qualche volta mi dice anche incidentalmente che mi vuole bene e sono cose nuove e in qualche modo inattese, ma non me lo dice mai mentre facciamo sesso. Ho desiderato per dieci anni che mi dicesse “ti voglio bene!” e adesso comincia a succedere. Mi chiede se farei le stesse cose che faccio con lui anche con altri ragazzi, me lo chiede perché sa benissimo la risposta: lui è lui e il resto non esiste, è non è un modo di dire. Oggi mi ha detto una cosa che mi è piaciuta moltissimo: “nel sesso, la cosa più bella è vedere l’altro che si lascia andare”.
Lui nel sesso è sciolto e spontaneo, imprevedibile, io qualche volta sono stanco, non di lui ma perché ho lavorato tutta la giornata, e lui lo capisce e mi dice che non vuole forzarmi a fare nulla che io non voglia fare, ed è proprio così e allora restiamo solo abbracciati nel letto finché non ci addormentiamo. Tante volte mi sento un po’ complessato da lui, come se non fossi capace di corrispondere veramente ai suoi bisogni, perché, se è vero che non gli dico mai di no, non prendo neppure mai l’iniziativa. Io so che lui ha bisogno anche di altro e non devo essere possessivo.
Certe volte ho pensato che, paradossalmente, nel mio modo di fare sesso, a lui possano piacere soprattutto le esitazioni, le indecisioni, il suo potersi fare maestro, cosa che fa con estrema dolcezza. I primi tempi temevo che potesse innervosirsi se qualche volta gli dicevo di no, e qualche volta è successo, poi col passare degli anni non si limitava più a chiedermi di capirlo ma era lui per primo che mi capiva ed evitava di insistere. Sono ormai più di dieci anni che il nostro rapporto va avanti e non dà segni di stanchezza.
La paura di poterlo deludere ce l’ho ancora, ed è in un certo senso simmetrica alla sua paura di insistere troppo. Non so se è lui che ha cambiato me o sono stato io che ho cambiato lui, probabilmente sono vere entrambe le cose. All’apparenza il nostro rapporto si fonda sul sesso, ma le cose sono molto più complesse. Quando mi chiama mi dice che vuole stare con me, che ha la sua vita ma che non vuole stare senza di me, perché non vede ragioni per limitarsi dato che è lui a volerlo.
Non ama molto i discorsi stupidi, quelli che si fanno tanto per dire qualcosa, se ha qualcosa da dirmi di importante, non usa mezzi termini. Prima con me si arrabbiava, adesso non succede praticamente mai, desiste e basta, ma senza atteggiamenti rivendicativi o frustrati. Vorrei solo che sorridesse di più, perché è sempre serio, ha sempre in viso un velo di malinconia.
Ha ottenuto grossi successi professionali e nel suo mondo è una persona stimata, eppure non dà a questi suoi successi alcun valore, li vede come un modo come un altro per guadagnarsi da vivere, è come se la sua vita fosse altrove, soprattutto nel mondo degli affetti, ma in quel mondo ha ricevuto tanti rifiuti e ha incontrato tanta incomprensione.
Francamente io non riesco a capire come possa fare un ragazzo a rifiutare uno come lui, forse è proprio il tentativo di forzare le cose e di costruire con lui una coppia classica che alla fine distrugge il rapporto. Se gli chiedi una monogamia assoluta cerchi di mettergli un guinzaglio e poi l’amore non si costruisce con gli obblighi. Se non gli chiedi niente è capace di darti l’anima, ma se pretendi di vincolarlo in qualche modo, allora se ne va e non torna più.
Non capisco la gelosia, Project, amare e possedere sono cose molto diverse. Io gli voglio bene, i miei amici mi dicono che mi accontento di poco, ma è una frase stupida, io gli voglio bene, voglio vederlo sorridere, voglio che sia felice, voglio che quel velo di malinconia che si porta appresso sia sempre più sottile, fino a sparire del tutto. Ci ho messo tanti anni a capire che cosa andavo cercando e a staccarmi da modelli che in fondo non sono miei. Se lui mi venisse meno, se ci fossero delle incomprensioni vere, allora sì che ci starei male, ma non è mai successo. In tante cose lui è diversissimo da me, io sono calmo, spesso indeciso, sono abituato ai tempi lunghi, lui è decisionista, istintivo, nevrotico, eppure siamo stati per tanti anni un punto di riferimento uno per l’altro.
Lui mi ha sempre detto dei ragazzi di cui si è innamorato, e in fondo sapeva che tra noi non sarebbe cambiato nulla. Non mi ha mai detto che si era innamorato di me, comincia solo adesso timidamente a dirmi che mi vuole bene, ma so che è una cosa diversa, e non è diversa in termini di sesso, io penso che la vera differenza sia in termini di accettazione. I ragazzi che ha avuto lo volevano cambiare a loro immagine e somiglianza, lui, in fondo, avrebbe dovuto recitare. Io lo voglio com’è perché il nostro rapporto lui lo ha voluto fondare sulla totale chiarezza: “Ti dico quello che sono, se mi vuoi, mi prendi così, altrimenti e meglio che ognuno se ne vada per la sua strada.” E dopo tanti anni lo sento più vicino che mai!
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6796

domenica 30 dicembre 2018

DIVERSI APPROCCI ALLA SESSUALITA’ GAY

Ciao Project,
leggo da anni il forum di progetto gay che mi è stato utilissimo per sentire una voce diversa da quelle che sento di solito. Ho 29 anni e non ho mai avuto problemi con la mia sessualità, almeno stando ai modelli più diffusi. Già a 18 anni avevo avuto le mie prime esperienze e le prime volte senza protezione, poi mi è venuto il panico, ho fatto il test ma per fortuna non era successo niente, e da allora sono stato molto più cauto. Non penso di essere dipendente dal sesso. Fino ad oggi ho avuto solo cinque partner, con tutti loro c’è un rapporto di amicizia e alcuni si conoscono. Non ho mai promesso fedeltà a nessuno e poi penso che fare sesso con un ragazzo non significhi tradire niente, se le cose sono dette chiare fin dal principio. Diciamo che se c’è una cosa che c’è stata solo molto parzialmente è stata l’attenzione reciproca, cioè ho sempre pensato che i rapporti con quei miei cinque amici avessero senso solo o almeno soprattutto perché con loro potevo fare sesso. Sesso ne ho fatto tanto, ma sempre un po’ troppo sul tecnico perché sono cresciuto a pornografia. Non mi piace il sesso anale e penso che non interessi a nessuno dei miei amici, non ho mai avuto pressioni in quel senso. Anche per questo ho smesso di andare alla ricerca di altri partner, perché coi miei amici c’è grosso modo una consonanza di gusti e sono attenti alla salute. Voglio dire che se fossero a rischio me lo direbbero. È successo più di qualche volta che mi hanno detto di no perché avevano dei dubbi e dovevano rifare il test, e questo l’ho apprezzato moltissimo. Diciamo che avevo trovato comunque il mio equilibrio, io coi miei amici da quel punto di vista sto bene, loro mi capiscono, non mi fanno prediche, non fanno pettegolezzi, insomma di loro mi posso fidare. Fin qui non è proprio una storia classica ma penso che ci siano tanti ragazzi che fanno come me. Alla fine dell’estate, saranno stati i primi di settembre, ad un incontro di collezionisti di fumetti (la mia seconda passione dopo i ragazzi), incontro Andrea (non si chiama così), 26 anni, non bello ma di più, talmente sexy che non riesco a staccargli lo sguardo di dosso. Lui mi nota, ricambia lo guardo, accenna un sorriso e da lì cominciamo a parlare, prima di fumetti e poi via via di mille altre cose, ci scambiamo i numeri di cellulare, ne sono contento ma non do troppo peso alla cosa, poi ci salutiamo. Un paio di giorni dopo mi chiama e mi invita ad uscire, ne sono contento perché non me lo aspettavo e poi il fatto che lui sia bellissimo mi spinge all’idea di tentare una nuova conquista e questo mi stuzzica parecchio, brutalmente comincio ad andare in erezione solo pensandoci. Usciamo. Io mi aspetto che mi faccia una proposta ma non succede niente di simile, ma non è nemmeno una serata banale: parliamo molto e anche molto seriamente, fa ancora caldo e si può stare in giro fino a notte tardi. Quando torno a casa mi sento strano: “Che cosa ho provato con Andrea? Sesso? Sì e no. Amicizia? Forse”. Era stata una serata strana: “Che cosa voleva da me?” Non sapevo darmi spiegazioni plausibili. Dopo un paio di giorni mi ha richiamato e abbiamo passato un’altra serata strana anche se intrigante. Poi non l’ho più sentito per una decina di giorni e già mi mancava e allora l’ho chiamato io e gli ho proposto di venire a casa mia, ci ha pensato un po’ e poi, quando gli ho detto che vivo solo, mi ha detto di sì. Entra a casa con un pacchetto, mi sarei aspettato una bottiglia, visto che lo avevo invitato a cena, ma era un oggetto di legno, o meglio un piccolo busto in legno, neanche piccolissimo, la base era 20×15, lì per lì sono rimasto perplesso, ma mi ha detto: “Quello sei tu!” E in effetti c’era una certa somiglianza. Gli ho detto: “Sei bravissimo! Un artista!” Mi ha detto che scolpiva il legno da anni e che io lo avevo ispirato. Il regalo mi aveva spiazzato, mi sentivo uno stupido a metterla sul piano di un approccio sessuale con lui. Ha girato un po’ per casa, poi mi ha detto: “Mi sa che avevo indovinato! Non ci sono riferimenti a una ragazza, e i tuoi libri li conosco bene. Ok, mi pare evidente che non hai un compagno…” Questo discorso mi sembrava inopportuno e invasivo della mia privacy, lui se ne è accorto e ha cercato di bilanciare la cosa: “Sono single anche io e non ho un ragazzo, ovviamente la mia non è una proposta, anche se non sono mai stato con nessuno”. A questo punto gli ho detto che anche se non avevo un compagno avevo degli amici e con loro facevo pure sesso. Non si è minimamente sconvolto, mi ha solo chiesto: “E ci stai bene?” Gli ho detto di sì, forse in modo non troppo convinto, lui ha aggiunto: “Ok, non ci vedo niente di strano”. Poi abbiamo parlato tanto di sesso e in modo molto libero, mi è venuta l’idea che potesse entrare a fare parte del club dei miei amici, ma c’erano dei problemi di fondo: i miei amici erano navigati, e lui aveva detto di non essere stato con nessuno. Pensavo che nella serata si sarebbe sbloccato ma non è successo niente di simile, come al solito abbiamo parlato molto prima e dopo la cena e con lui stavo proprio bene: niente sesso, ma ci stavo bene, in un certo senso meglio di come sto in genere coi miei amici. Andrea non era per niente ingenuo ma era tranquillo, non aveva la frenesia del sesso che quando mi prende non la controllo più. Gli ho chiesto come faceva per il sesso e mi ha risposto che ci pensava Federica. Gli ho detto: Ma hai una ragazza? Mi ha guardato sorridendo e ha detto: “Federica, la mano amica” ma ancora una volta io non ho capito e ho pensato che la mano amica significasse la mano di un amico e lui mi ha guardato scuotendo la testa e mi ha detto: “Ma in che mondo vivi?” Allora ho capito e mi sono sentito totalmente stupido! La presenza di Andrea mi creava un imbarazzo notevole perché ero sempre in erezione e cercavo di non alzarmi della sedia per paura che si vedesse. È rimasto da me fin dopo mezzanotte. Al momento di salutarlo mi sono dovuto alzare in piedi e ha notato l’erezione. Ha detto semplicemente: “Non ti formalizzare, tante volte capita anche a me”. Io gli ho chiesto: “Anche adesso?” E mi ha risposto: “No, adesso no, perché ci sono troppe cose che non capisco bene, ho bisogno di avere le idee più chiare”. Quando è andato via non sapevo che cosa pensare, che cosa desiderare. Mi chiedevo se lo avrei rivisto ancora, e l’ho rivisto dopo qualche giorno. Mi ha chiamato e siamo stati al telefono più di un’ora. Col passare del tempo i nostri incontri diventavano regolari, quasi appuntamenti fissi, veniva a cena a casa mia, ci ha pure dormito qualche volta ma niente sesso. Mi sentivo anche parecchio demoralizzato: io stavo facendo la corte ad un ragazzo che da qual punto di vista sembrava totalmente disinteressato. Io non ho mai perso tempo per il sesso, ma con lui stava succedendo. Ne parlo con uno dei miei amici e la reazione mi sorprende: mi dice che forse, finalmente, mi sto innamorando veramente! Io innamorato di Andrea? Questo, ok, poteva pure essere, ma lui? Tanche chiacchiere e poi basta! O l’amore è proprio un’altra cosa. Certo è che da qualche tempo mi trovo a fare cose che non avrei mai immaginato, mi sembra di essere tornato indietro almeno di 10 anni, mi sento ingenuo, mi aspetto qualcosa da un ragazzo e non so nemmeno se da lui mi aspetto sesso o altro. Se fosse stato brutto, tutto questo non sarebbe successo, molto probabilmente. Sono in una situazione difficile, mi affascina ma nello stesso tempo lo sento anche lontano come mentalità. Se si arrivasse a un contatto sessuale, anche minimo, proprio a rischio zero assoluto, ok, la cosa mi starebbe bene, ma se non ci si arrivasse, e il rischio c’è e pure molto concreto, secondo me, che cosa dovrei fare? Aspettare che il principe azzurro si decida? E potrebbe succedere magari tra 10 anni! Non avrei mai pensato di trovarmi a ragionare su queste cose ma è quello che mi sta succedendo. Che ne penso Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se credi.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6780

sabato 3 novembre 2018

GAY E SINODO DEI GIOVANI

Nell’Ottobre del 2014, solo quattro anni fa, a conclusione del Sinodo sulla famiglia, mi trovai a scrivere un articolo intitolato “Il Sinodo sulla famiglia e il topolino gay”. Il titolo alludeva al fatto che dopo le grandi aspettative suscitate dall’”Instrumentum laboris”, cioè dal documento preparatorio, la “Relatio post discerptationem “ aveva enormemente ridimensionato le cose, e la “Relatio Synodi” cioè il documento finale, aveva definitivamente mortificato qualsiasi aspettativa, limitandosi alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Joseph Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003. La montagna, dopo un lungo e faticoso travaglio, aveva partorito il topolino ma i padri sinodali ne erano rimasti così terrorizzati da affrettarsi a divorarlo prima che uscisse dall’aula del Sinodo. Ma “Sic transit gloria mundi!”
Il 28 Agosto di quest’anno scrissi un altro articolo “Papa Francesco non sa cosa sia l’omosessualità” quando Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si espresse:
“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è… ci sono molte cose da fare… con la psichiatria… per vedere come… come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere, no?…”
Ero stupito che il Papa non avesse assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità, anche se oggettivamente l’omosessualità non appare e non è certo la tematica fondamentale o il pensiero ossessivo di Papa Francesco. Va sottolineato però che, a parte questo cenno improvvido, negli atteggiamenti personali di Papa Francesco sono del tutto assenti i toni della crociata anti-gay tipici di Benedetto XVI, ai quali si ispirava anche il Sinodo sulla famiglia del 2014.
Da pochi giorni si è concluso il Sinodo sui giovani e cercherò qui di seguirne lo sviluppo relativamente al tema della omosessualità.
Il Documento finale pre-sinodale, così si esprime sul tema:
“Problemi come la pornografia distorcono la percezione della sessualità umana da parte dei giovani. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana.”
“C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori la Chiesa, riguardo ad alcuni dei suoi insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e la modalità di percezione del sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. E’ importante notare che, indipendentemente dal livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, continua ad esserci disaccordo e dibattito aperto tra gli stessi giovani su queste controverse questioni. Di conseguenza, può darsi che essi vogliano che la Chiesa cambi i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore spiegazione ed una maggiore formazione su tali questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa desiderano comunque farne parte. Molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti, trovando in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità.”
“Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù. Alcuni percepiscono la Chiesa come “antiscientifica”; per questo il dialogo con la comunità scientifica è certamente importante, in quanto la scienza è in grado di illuminare la bellezza della creazione.”
Vorrei soffermarmi in particolare su ciascuno di questi punti.
È un fatto evidente che la pornografia distorce la percezione della sessualità e non solo quella dei giovani, tuttavia la Chiesa condanna come pornografia anche la rappresentazione non distorta della sessualità. Ho insistito spesso anche io sul fatto che la pornografia non rappresenta correttamente la sessualità ma ritengo che una rappresentazione realistica della sessualità, che non la banalizzi e non la riduca a mera performance, sia non solo utile ma necessaria perché si capisca che la sessualità può essere espressione di un’affettività profonda, ma può anche essere vissuta in modo leggero ma comunque rispettoso dell’altro, e può perfino trasformarsi in una forma di sopraffazione e di violenza e questo vale sia in ambito gay che etero. Sento molti ragazzi gay usare espressioni del tipo: “Preferisco mille volte vedere una storia d’amore gay con un po’ di sesso che un porno, che alla fine non ha alcun senso ed è stato costruito solo per fini commerciali.” Bisognerebbe meditare sull’idea di una educazione sessuale (anche degli adulti) costruita sulla realtà per non lasciare spazio alla sola strumentalizzazione della sessualità, ma su questo terreno la Chiesa non si è mai espressa seriamente.
Quanto al disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori della Chiesa, su temi che adesso sono particolarmente dibattuti, tra i quali si trova anche l’omosessualità, va detto che il disaccordo non esiste solo tra i giovani ma anche tra le persone di età matura e anche all’interno della stessa Chiesa gerarchica. Quando il documento preparatorio parla di “giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa, che desiderano comunque farne parte” afferma che ci si può sentire cattolici e nello stesso tempo in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa e questo accade proprio perché si ritiene che quell’insegnamento sia comunque non conforme allo spirito evangelico e sia viziato da visioni pregiudiziali, da eredità di altre epoche che andrebbero radicalmente riviste alla luce di una visione scientificamente fondata sulla realtà, basti a questo proposito ricordare che il Catechismo della Chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica” , “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.
Tutte queste cose sono, oltre che pericolose, perfino ridicole per chi ha un minimo di conoscenza della realtà, del tutto lontane della oggettività scientifica e frutto di puri pregiudizi, queste cose andrebbero riviste radicalmente con onestà intellettuale. L’idea della omosessualità come “colpa” o come “patologia” ha ormai fatto il suo tempo ed è stata archiviata dalla comunità scientifica da decenni. L’affermazione secondo la quale « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati », contenuta nell’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica stride fortemente con l’affermazione più volte ripetuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’omosessualità è “una variante naturale e non patologica” della sessualità umana.
Il documento preparatorio afferma che la dottrina della Chiesa è per molti cattolici fonte di gioia. Da quello che vedo ogni giorno tra i giovani gay, la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità è una delle motivazioni di fondo per le quali i gay abbandonano la Chiesa, migrando talvolta verso altre confessioni religiose. I giovani gay abbandonano una Chiesa che li bolla come gravemente depravati, come persone che scontano le funeste conseguenze di un rifiuto di Dio, come individui sessualmente non normali, casi patologi che mettono in pratica comportamenti intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale, secondi per gravità solo all’omicidio volontario! Mi chiedo come sia possibile provare gioia di fonte a queste affermazioni che non sono solo pericolose e violentemente omofobe ma sono radicalmente anticristiane.
Nel documento preparatorio si legge: “Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù.”
Mi fermo su un solo elemento la cui presenza è sorprendente: il “gender”, una specie rimodernata di “araba fenice” di metastasiana memoria, una cosa della quale tutti parlano ma che nessuno ha mai visto! Ne parla Benedetto XVI in modo insistente, e questo non stupisce troppo, ma perfino papa Francesco ha espresso qualche preoccupazione per la teoria del gender, che però non ha alcun riscontro scientifico, né la sociologia né la psichiatria seria hanno mai parlato di questo fantomatico argomento e meno che mai nel modo assolutamente improbabile descritto dagli atti della Chiesa. La cosiddetta teoria del gender è un’invenzione di Mons. Tony Anatrella. «La teoria del “gender” ci prepara un mondo dove nulla sarà più percepito come stabile», dice lo psicanalista Tony Anatrella. «I danni provocati dal divorzio non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia LGBT» (https://www.tempi.it/e-vietato-dirlo-ma-col-sesso-non-si-gioca/#.WBRzvPmLSUl). Aggiungo solo per inciso che Mons. Anatrella è accusato di abusi sessuali e l’articolo di Mediapart : «De nouveaux témoignages accablent Mgr Anatrella et ses thérapies sexuelles»  fornisce ampi ragguagli in proposito.
Mi chiedo come sia possibile dare spazio alle estemporanee teorie di Mons. Tony Anatrella e trascurare del tutto quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità va ripetendo ormai da diversi decenni. E ci si dovrebbe stupire che qualcuno possa accusare la Chiesa di anti-scientificità? Galileo docet: “il lupo perde il pel ma non il vizio.”
Vengo ora all’esame del documento finale del Sinodo relativamente alle parti concernenti l’omosessualità.
Comincio con un’osservazione: nel documento finale manca del tutto ogni riferimento alla teoria del gender, ed è un grande passo avanti, come dire che si è smesso di fare la lotta contro la befana! Era ora!
Devo aggiungere che la lettura integrale del documento, che richiede tempo e attenzione, lascia al lettore una qualche impressione di novità. I richiami al magistero di Benedetto XVI sono rari, le sottolineature della intangibilità della dottrina sono sostituite da qualche timida apertura alla necessità di un approfondimento, la tendenza è al dialogo e non all’arroccamento, non si individua un nemico in chi non condivide certi elementi della morale cattolica ma si cerca di mantenere aperto un dialogo.
Preciso che il Vaticano ha pubblicato anche gli esiti delle votazioni relative ai singoli articoli del documento. È significativo che gli art. 149 e 150 che trattano di sessualità abbiano registrato il più alto numero di non placet nel Sinodo. L’art. 149, che tratta di sessualità in modo generico ha ottenuto 214 voti favorevoli e 26 contrari, l’art. 150, che tratta più specificamente di omosessualità “senza toni da crociata” ha ottenuto 178 voti favorevoli e 65 contrari, il massimo numero di voti contrari tra tutti gli articoli del sinodo. Ricordo che per essere approvato un articolo deve ottenere ameno i 2/3 dei voti dei presenti. L’articolo 150 è passato ma col quorum più basso rispetto a tutti gli altri articoli.
Colpiscono alcuni riferimenti al lato oscuro del web che è diventato “un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.”
Il riferimento all’abuso sessuale e agli scandali sessuali interni alla Chiesa, che pure poteva suscitare polemiche, non è stato omesso.
Si afferma che “Insieme al permanere di fenomeni antichi, come la sessualità precoce, la promiscuità, il turismo sessuale, il culto esagerato dell’aspetto fisico, si constata oggi la diffusione pervasiva della pornografia digitale e l’esibizione del proprio corpo on line.” Si prende quindi coscienza di cose oggettive e oggettivamente pericolose.
Si coglie l’imbarazzo della Chiesa nel presentare e difendere la propria morale sessuale e si sottolinea che: “Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.” E anche qui non emergono giudizi.
L’accenno all’autenticità come valore di fondo della sessualità non era mai stato presente nei documenti ufficiali della Chiesa.
Si accenna allo sfruttamento sessuale, agli stupri di guerra, tutti temi molto sentiti dalla morale laica. In sostanza la distanza tra la morale laica e quella cattolica sembra restringersi almeno marginalmente e forse non solo, perché molti dei grandi valori cristiani sono anche grandi valori laici.
Riporto qui di seguito per esteso gli art. 149-150 che riguardano più da vicino l’omosessualità:
_____
Sessualità: una parola chiara, libera, autentica
art. 149. Nell’attuale contesto culturale la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi. Appare quindi urgente una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.
art. 150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).
Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.
____________
Mi limito ad osservare che il richiamo alla Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, redatta da Ratzinger nel 1986 è puramente di stile e cita uno degli elementi meno sostanziali di quel documento dell’oscurantismo più radicale, che suscitò, a dire poco, grosse perplessità.
La parte finale dell’art. 150 contiene una formula volutamente neutra di apertura, rivolta a tutti, nessuno escluso che non rimarca alcuna condanna o esclusione.
In sintesi, il documento finale del Sinodo sembra, almeno nel linguaggio, e forse non solo nel linguaggio, contenere qualche apertura verso un modo non solo più scientifico e oggettivo ma anche più evangelico di concepire l’omosessualità. È pur sempre vero che una rondine non fa primavera e che il vento (anche quello dello Spirito) soffia dove vuole e potrebbe cambiare sempre direzione, ma si avverte l’impressione che il lievito stia cominciando a far fermentare tutta la pasta, o almeno buone porzioni di essa. Il tempo ci permetterà di capire se si tratta solo di un fatto episodico o se è realmente l’inizio di un’apertura, sulla quale mantengo comunque tutte le mie riserve, perché il buon senso e l’esperienza inducono a frenare gli entusiasmi e a seguire l’esempio di San Tommaso.
________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6750