martedì 2 agosto 2016

RAFFALOVICH: COME AFFRONTARE L’OMOSESSUALITA’

Nelle pagine dedicate al metodo e al punto di vista, Raffalovich, sotto le apparenze di un dotto discorso letterario, cerca di fare emergere la sostanziale complessità della questione relativa all’omosessualità, che non si può ridurre a patologia sessuale. Raffalovich ha a cuore la figura dell’omosessuale superiore, che lui individua col non effeminato e tende a mettere in evidenza che le qualità morali di una persona non hanno nulla a che vedere col suo orientamento sessuale. Si ferma parecchio sulla presunta femminilizzazione dell’omosessuale, sulla famosa formula dell’anima femminile nel corpo maschile, ancora sostenuta da Ulrichs, al quale rimprovera che, per evitare di fare dell’omosessuale un criminale ne aveva fatto un malato. Raffalovich ha una concezione nettamente più moderna dell’omosessualità, basata su una conoscenza molto larga e documentata della questione. Egli sostiene che l’omosessuale congenito può ben arrivare al coito con una donna senza per questo essere meno omosessuale, può sposarsi ed essere anche un ottimo marito ma non sarà in nessun caso un marito felice, perché il suo vero interesse non si rivolgerà comunque alle donne. Raffalovich rimprovera ai suoi contemporanei l’idea ossessiva che in qualsiasi rapporto, anche omosessuale, ci debbano essere comunque un uomo e duna donna, egli sostiene che l’omosessuale non si sente affatto donna, e spesso non è un mezzo uomo ma un uomo e mezzo e molti grandi condottieri del passato lo dimostrano ampiamente. In buona sostanza Raffalovich evidenzia le pretese, le contraddizioni e gli errori di metodo della pseudo-scienza del suo tempo, che partendo da presupposti a priori, concludeva sostenendo il carattere chiaramente criminale e patologico dell’omosessualità.
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IL METODO
Si è tanto studiata la psicopatia sessuale, la patologia dell’inversione sessale, che è diventato indispensabile risalire più in alto e più indietro e seguire la psicologia di queste manifestazioni dell’istinto sessuale che si chiamano uranismo, inversione sessuale, sessualità contraria, unisessualità, omosessualità.
Per parlare dell’inversione sessuale con competenza bisogna adottare un punto di vista che non è quello dell’omosessuale; altrimenti tutto quello che si scrive farebbe solo più o meno torto alla verità e diventerebbe un monumento di maggiore o minor valore per gli psicologi e i moralisti del futuro.
Non ignoro la difficoltà dell’impresa, ma essa non ha nulla di impossibile. Io vorrei applicare alla psicologia umana, alla conoscenza degli uomini, un po’ di quella equità critica sognata e indicata da Sainte-Beuve. Così, nel brano seguente, se sostituisco a Raffaello la Natura, o quello che c’è nella Natura, o lo scopo della natura, e alla parola arte la parola Morale, si avrà un’impressione oscura di quello che io conto di evitare:
“Un giorno che, davanti a una tela di Raffaello, uno dei nostri pittori moderni, grandi intenditori di estetica più che pittori, uomo dalle vaste idee e dai progetti grandiosi, aveva sviluppato davanti a qualche suo discepolo una di quelle teorie sull’arte cristiana e sull’arte del Rinascimento, in cui il nome di Raffaello, continuamente invocato, è preso a pretesto, si girò improvvisamente allontanandosi, e da uomo di spirito qual è, gridò: E dire che se ci avesse ascoltato non ci avrebbe capito niente! Io non vorrei mai che una cosa simile si potesse dire dell’autore, dell’artista (1) che si sta spiegando, anche dopo secoli, e che si sta commentando. ”
Dopo l’apologo Sainte-Beuve fa intravedere il metodo:
“Io so che i punti vi vista cambiano e si spostano; che avanzando nel cammino, tappa dopo tappa, delle nuove prospettive si aprono verso il passato e vi gettano delle luci, certe volte impreviste. Si può dunque, fino ad un certo punto, vedere in un’opera una cosa diversa da quella che ci ha visto l’autore, isolare quello che egli ci ha messo a sua insaputa e quello a cui egli non aveva neppure pensato in modo esplicito. Così come egli avrebbe certamente molte cose da insegnarci, se ci fosse concesso di rivederlo, e noi saremmo ricondotti al vero su molte questioni sulle quali siamo andati al di là, io credo che gli si potrebbero anche insegnare, a lui su lui stesso, alcune cose nuove. In questo (se ci si riuscisse) consisterebbe la legittima gloria del critico. In questo consisterebbe la sua parte legittima di invenzione. Così mi piacerebbe che quando si scrive su un autore (e intendo soprattutto parlare di un poeta o di un artista, di un autore di sentimento o d’immaginazione) lo si immaginasse presente ad ascoltare quello che noi ne diciamo. Questa ipotesi, all’inizio, potrebbe intimidire ma un po’ di timidezza non fa male…”
“Questa prima impressione di pudore sarebbe ben presto dissipata, e ci si metterebbe a parlare a discutere… con libertà, in modo ardito, immaginandosi qualche volta di poterlo anche sorprendere un po’ e di poterlo stupire, ma sforzandosi nello stesso tempo di convincerlo delle nostre idee. Si sarebbe allora animati da un’idea molto gratificante e da una spinta potente, dall’idea di potergli insegnare qualcosa, anche a lui, che gli si possa far fare un passo in più vero la conoscenza di lui stesso e del posto che occupa… Ci si sentirebbe contenti di toglierli un velo davanti agli occhi che gli nascondeva qualche aspetto, che gli si possa spiegare meglio di quando non possa fare lui stesso la sua azione sugli uomini , in che cosa essa è stata utile, salutare e favorevole alla crescita; o, oserei aggiungere, anche in che cosa essa è stata meno opportuna e qualche volta funesta. ” La cura che si metterebbe nel toccare questi argomenti difettosi per la morale o per l’arte, e le precauzioni che si userebbero nel convincerlo (lui sempre presupposto invisibile e presente) sarebbero un omaggio in più al genio e alla fama.(2) … Non si parlerebbe di Racine, di La Fontaine, di Orazio (Orazio, La Fontaine e Racine sempre considerati presenti), come di Bossuet e di Corneille. Ci si metterebbe subito, per quanto possibile, all’unisono, perché la cosa importante sarebbe che il grande scrittore trovasse che noi entriamo nel suo senso del testo in modo abbastanza diretto per consentire in seguito a lui di entrare un po’ nel nostro senso. Si arriverebbe per gradi al punto in cui l’accordo cessa (se deve cessare), al limite. Si farebbe notare all’uno quello che ha detto senza saperlo, e all’altro quello che ha fatto senza volerlo. Il grande uomo, fino allora così ben condotto dalla sua guida, sarebbe come costretto ad avanzare con il lettore; non sarebbe che un lettore in più, e il più interessato di tutti. Si potrebbe portare Racine fino a capire l’elogio di Shakespeare e si potrebbe spiegare davanti a Bossuet che cosa è la tolleranza… Tra un fatto così generale e comune a tutti come il suolo e il clima, e un risultato così complicato e così diverso come la varietà delle specie e degli individui che ci vivono, c’è spazio per moltissime cause e per le forze più particolari e più immediate, e finché non le si è comprese, non si è spiegato nulla. E lo stesso vale per gli uomini e per gli spiriti che vivono nello stesso secolo, cioè in un medesimo clima morale: si può bene, quando li si studia uno alla volta, mostrare tutti i rapporti che essi hanno con quei tempi in cui sono nati e sono vissuti; ma mai, se si conoscesse la sola epoca, e anche se la si conoscesse a fondo nei suoi caratteri principali, si potrebbe concludere in anticipo che essa avrebbe dovuto dare i natali a questo o a quell’altro tipo di individui, a quello o a quell’altro tipo di talento. Perché Pascal invece di La Fontaine? Perché Chaulieu piuttosto che Saint-Simon? Si ignora dunque il punto essenziale del problema: il come della creazione e della formazione, il mistero ci sfugge. Ciò che di più saggio si può fare è guardare bene e osservare… Le formule generali non attestano che un punto di vista o un desiderio di certi spiriti; è meglio essere sobri nell’usare formule generali e farle intervenire soltanto quando si è arrivati proprio alla fine, perché quando sono troppo frequenti e presenti in tutti i momenti, esse non fanno che offuscare e schiacciare.”
Da questo punto di vista ci si accorge che l’amore unisessuale, come le depravazioni e le follie unisessuali possono dedursi a priori dalle condizioni della vita e dalla natura umana. La psicopatologia moderna non ha avuto il coraggio o la capacità speculativa di servirsi della psicologia e della conoscenza dei caratteri.
Quando ci si dimentica della tesi che si vuole difendere pro o contro la morale convenzionale, pro o contro l’opinione della minoranza o della maggioranza, – o pro o conto qualsiasi altra cosa, – in una sola parola, quando si studia l’inversione con imparzialità e acutezza, con calma, si scopre che l’unisessualità e tutte le sue ramificazioni e complicazioni, discendono dalla natura umana, dalla sessualità virtuosa o viziosa, moderata, sobria o eccessiva, dal carattere debole o forte, indeciso o pertinace, dall’intelligenza, dalla continenza come dall’incontinenza, da tutte le educazioni e da tutte le resistenze. Non c’è nessun incontro di circostanze che non possa avere un qualche rapporto con una delle forme o delle trasformazioni dell’unisessualità: non si può né negarla, né distruggerla, né diminuirla. – ma bisogna comprenderla, studiarla, diminuirne i pericoli e i crimini.(3)
PUNTI DI VISTA
Una delle difficoltà è stata il punto di vista falso o la conclusione determinata a priori. Il materialista, per esempio (che ha molto più bisogno di buoni costumi i quanto non abbia bisogno di religione)(4) o anche lo scettico, desideroso non contraddire l’opinione scritta o gli assiomi, non trovando l’unisessualità né criminale a priori né difficile da immaginare o da collocare nell’insieme della vita umana, sono costretti ad occuparsi soprattutto dei malati, dei criminali, per classificarli come degenerati. – M. Chevalier (così eccellente su qualsiasi argomento, salvo che sull’inversione congenita) arriva a confondere quasi l’effeminatezza (dell’uranista) con l’inversione. L’uomo invertito, secondo lui, si sente donna di fronte all’uomo: ma è quello che accade all’invertito effeminato, all’invertito degenerato, malato – ma l’invertito maschile e superiore si sente uomo di fronte all’uomo. L’invertito congenito di M. Chevalier è l’invertito femminile, futile, pericoloso e loquace, – quello dal quale l’invertito maschio fugge come fugge dalla donna femminile. I grandi uranisti non appartengono a questa categoria.
Se ci si ricorda che M. Chevalier, nel suo capitolo sull’inversione congenita, si occupa soprattutto di effeminatezza congenita, non si può con congratularsi con lui per il suo libro così nutrito e coscienzioso. Ma non posso impedirmi di credere che lo studio dell’invertito maschio lo abbia un po’ bloccato al punto di farlo arrivare alla degenerazione forzata dell’uranista.
E, nonostante tutto, il suo capitolo storico è eccellente e riassume molto bene l’universalità dell’unisessualità in tutti i tempi e in tutti i paesi. Solo se si deve arrivare alla conclusione del minor valore, dell’inferiorità dell’uranista superiore, io credo che allora ci si preoccupi di studiare soprattutto malati, impulsivi, alienati e criminali.
Mi adeguo senza problemi all’opinione degli scienziati quando trattano dell’unisessualità come risultato della smania di potere a tutti i livelli; come vizio (pederastia venale, prostituzione unisessuale, rivettes, jésus, ricattatori, ecc.) nato dalla povertà, dalla pigrizia, dalle tentazioni e dalle eccitazioni derivanti dalla vita nelle città, anche nelle piccole città, dal desiderio degli uni ed alla docilità degli altri, e dai desideri degli uomini che pagano; quando trattano dell’unisessualità come risultato di tutte le agglomerazioni di maschi (penitenziarie, militari, religiose, ospedaliere, industriali, scolastiche); di atti unisessuali commessi per effetto di infantilismo o di ermafroditismo fisico, per depravazione cerebrale, per snobismo, ecc., degli atti unisessuali legati alla mania, alla melanconia, al delirio dei perseguitati o dei persecutori, alla follia ereditaria, all’epilessia (pederastia periodica di Tarnowsky), alla paralisi generale (pederastia paralitica di Tarnowsky), alla demenza senile (pederastia senile di Tarnowsky, pederastia degli effeminati e dei degenerati), ma mi rifiuto di seguire i loro lettori quando pensano che questi scienziati abbiano chiarito la psicologia intima dell’inversione.
La conservazione della specie diventa, per gli scienziati di oggi, quasi altrettanto formidabile del “crescete e moltiplicatevi” e la differenziazione assoluta dei due sessi diventa il segno stesso della civiltà. Si mette un po’ da parte (in teoria) la conservazione dell’individuo, e un po’ meno la differenziazione dell’individuo. Ma l’unisessualità non impedisce la conservazione della razza, perché la si è trovata in tutti i tempi e in tutti i paesi del mondo – e, se ci si occupa delle teleologia, non si può rifiutare agli unisessuali di avere la loro teoria secondo la quale l’unisessualità esiste per impedire che il mondo troppo popolato sia costretto a dover uccidere una certa percentuale di bambini o di nonni.
Se la differenziazione dei due sessi (se l’uomo molto uomo(5) e la donna molto donna,(6) cioè a dire il maschio dell’homo sapiens e la femmina dell’homo sapiens) è la finalità e il segno stesso della civiltà, penso che il mondo dovrebbe ricominciare da capo se lo si volesse ben riuscito. E anche in un mondo in cui ogni uomo fosse un Adamo e ogni donna fosse un’Eva, l’unisessualità comparirebbe ben presto perché l’amore della similarità è una passione umana proprio come l’amore della dissimilarità. Questa idea che c’è sempre un maschio e una femmina (qualsiasi sia il sesso) perseguita tutta la psicologia sessuale. Oggi come oggi questo amore della similarità congiunto con l’amore della dissimilarità costituisce l’amore di molti uomini superiori per delle donne superiori. – La donna troppo differenziata finisce per essere un gingillo e questo porta quasi al feticismo, e parecchi uomini sono diventati o sono rimasti unisessuali a causa di questa differenziazione spinta all’estremo.
Man mano che l’uomo si civilizza, si complica e si perfeziona, man mano che diventa più sensibile, chiede alla donna delle qualità che essa non può ottenere senza assimilarsi a lui, senza rassomigliarli o sena fingere si rassomigliargli. Quanti uomini amano l’eco femminile (questa eco contro la quale tante donne oggi insorgono) e si immaginano di trovarla là dove essa non è, – se la donna fosse veramente tale quale la si definisce,(7) ci sarebbe ancora più unisessualità di quanta ce n’è ora, a causa della troppo grande incompatibilità.
L’invertito sessuale normale non è necessariamente un malato(8) né un criminale; e non è alla mercede del suo istinto sessuale più di qualsiasi altro uomo civilizzato, con dei principi, dei doveri e delle convenzioni da rispettare.
Ci sono invertiti sessuali criminali, ce ne sono di malati. Cu sono dei criminali e dei malati che sono sessualmente invertiti o pervertiti. Ma non si può rifiutare di riconoscere l’esistenza dell’invertito sessuale non squilibrato, non degenerato. Non presenta più segni di degenerazione dell’eterosessuale normale. È spesso molto maschio, un maschio e mezzo, più che un mezzo maschio, o se è effeminato, non lo è più di miriadi di eterosessuali.
INVERSIONE SESSUALE SENZA DEGENERAZIONE O SQUILIBRIO
L’invertito sessuale normale non è affatto necessariamente incapace di praticare il coito con una donna, e non è per questo meno congenitamente invertito. Può, nel corso della sua vita, amare o immaginarsi di amare una donna, ma corregge facilmente il suo errore, nella maggior parte dei casi prima dello snudamento amoroso. Può essere sposato e può essere un buono, indulgente e rispettabile marito, e se ha dei principi o è timido, o se non incontra nessuno che gli piaccia, potrà essere fedele a sua moglie e infedele al proprio ideale. È comunque da compiangere, benché sia degno di stima. In ogni caso non saranno le donne che lo attireranno.
La legge, i medici, la maldicenza, ora, respingono nell’oscurità l’invertito sessuale normale.(9)
Col caso di Oscar Wilde ancora presente nella memoria e quello degli établissements de bains di rue Pethièvre, credo, si capirà facilmente le paura della legge, e la maldicenza non ha bisogno di spiegazioni.(10)
I medici e coloro i cui libri si appoggiano su di loro, vogliono fare degli invertiti dei malati, per non farne dei criminali. Secondo me bisogna assumere la difesa di quelli che non sono né malati né criminali. Altrimenti non vedo proprio come si potrà arrivare a cambiare le leggi e a illuminare l’opinione pubblica e gli stessi invertiti.
Non avrei neppure iniziato questo libro se gli invertiti fossero comunque malati o criminali. L’ignoranza, la malafede, i pregiudizi, hanno oscurato questa questione da molto tempo e la nascondono ancora. Anche la pseudoscienza di oggi contribuisce al nostro accecamento. È solo a partire dai nostri giorni che si è cercato di classificare scientificamente gli invertiti, ma ci si è occupati soprattutto degli effeminati che sono pieni di menzogna e di vanità; è come se si prendessero Célimène, Manon Lescaut, Marguerite Gautier come prototipi della donna.
Studiando si si è scoperto che molti uomini nascono invertiti, che essi sono portati verso l’uomo come la maggior parte degli uomini è portata verso la donna. Tutto ciò che è stato scritto dopo, risente ancora dell’impulso dato dal famoso invertito Ulrichs, che proclamava la sua propria inversione e rivendicava la giustizia e la libertà per i suoi fratelli. Ulrichs difendeva la causa di volta in volta con troppo entusiasmo o con troppa ignoranza. Credeva ancora ad un’anima di donna in un cervello di uomo. Ci si è aggrappati in modo ostinato all’idea che l’effeminatezza e l’inversione fossero legate insieme. E poi si è voluto e si vuole ancora (ed è qui che la pseudoscienza di autori che hanno letto Krafft Ebing e alcuni altri va a fare danni) che gli invertiti di nascita, gli uranisti, come sono chiamati dalla parola urning inventata da Ulrichs, che hanno sempre amato gli uomini e che non hanno mai conosciuto la sodomia tecnicamente detta, cioè il coito anale, siano considerati come dei disgraziati e non come dei colpevoli, che la legge debba risparmiarli, riservando i suoi rigori solamente per i pervertiti, per i viziosi, per i dissoluti che stuprano i bambini o i ragazzi giovani.
Tutto questo è veramente lodevole sotto parecchi aspetti, ma è intriso di tutti gli errori possibili. Alessandro, Cesare, Federico il grande, il gran Condé, il principe Eugenio (più o meno la metà dei grandi condottieri) avevano conosciuto tutti degli amori e anche dei vizi omosessuali, ma il principe Eugenio soltanto fra questi cinque, comunque, io credo, non aveva mai avuto rapporti con una donna. Non si capirebbe dunque come poter fare dell’uranismo assoluto, dell’impossibilità di avere rapporti con una donna, il sine qua non dell’irresponsabilità unisessuale.
La verità è che non ci sono distinzioni assolute tra l’uomo eterosessuale e l’uomo omosessuale. C’è soprattutto l’uomo sessuale e l’uomo per il quale il sesso non è così preponderante. Questo può essere, senza danno per lui stesso o per gli altri, omosessuale o eterosessuale, o colpito da psico-ermafroditismo, è in questa categoria (di uomini presso i quali la sessualità, violenta o no, non è preponderante) che si trova normalmente il genio. Il genio più sensuale, il più sessuale, può sempre riprendersi dopo essersi lasciato andare.(11)
Nell’uomo di talento, al contrario, la sessualità è probabilmente più differenziata, più esclusivamente orientata in favore di un sesso, o di un’età o di un tipo o di un momento. Dante, il più grande genio d’Italia, notoriamente eterosessuale, ha giudicato l’uranismo in modo molto più giusto di qualsiasi altro poeta e io credo che tutti i grandi geni, se non hanno essi stessi ceduto all’unisessualità, l’hanno capita e conosciuta: in ogni caso l’hanno guardata dall’alto, senza menzogna e senza stupidità. Le circostanze non hanno permesso loro di venire in aiuto dell’ignoranza dell’umanità, ma Dante, Goethe e Shakespeare (letto nel senso che ho indicato) darebbero all’umanità la filosofia, la morale e la poesia dell’inversione sessuale. E se ci aggiungiamo Platone e qualche Padre della Chiesa, avremmo a stento bisogno degli autori che derivano da Ulrichs e del movimento scientifico della seconda parte del nostro secolo.
L’inversione sessuale è vecchia come il mondo e gli uomini l’hanno capita in altri tempi come la capiscono anche oggi. È ormai da parecchio tempo che tutte le questioni della morale sono state risolte, ma esse non sono state tutte codificate.
L’ignoranza della maggior parte degli uomini non deve sorprendere. Le visioni di insieme non appartengono alle maggioranze. Gli uomini che hanno scritto sull’inversione hanno avuto un punto di vista personale da difendere o da attaccare, o hanno avuto paura di mettere mano alla critica. Spesso quelli che hanno saputo e capito di più non hanno scritto nulla, e hanno detto ben poco, e hanno agito sui loro contemporanei e su quelli che stavano intorno a loro. Perché avrebbero dovuto rivelare senza scopo, in opere di filosofia, di morale o di pietà, la saggezza che si trova già in alcuni grandi libri?
Essi hanno saputo in tutte le epoche quello che noi dobbiamo imparare da capo, che la natura umana non è modificata sensibilmente dall’orientamento della sessualità.
Se volete un ritratto ammirabile dell’invertito effeminato come lo si ritrova negli ambienti mondani e artistici in cui ha agio di svilupparsi a suo piacimento, leggete la descrizione di Adolphe di Banjamin Constant: “Lo vedrete in molte e diverse circostanze, e sempre come vittima di questa mescolanza di egoismo e di sensibilità, che si uniscono in lui per la disgrazia sua e degli altri; capace di prevedere il male prima di farlo, e pronto a retrocedere disperatamente dopo averlo fatto; punito dalle sue qualità più ancora che dai suoi difetti, perché le sue qualità derivavano dalle sue emozioni e non dai suoi principi; di volta in volta il più devoto e il più duro degli uomini, ma che finisce sempre con la durezza dopo avere cominciato con la devozione, senza lasciare altra traccia che quella dei suoi torti…”
Il ritratto non colpisce forse per la rassomiglianza? E adesso leggete questo ritratto – non è forse quello di un uomo? – “A considerarlo da vicino, nelle sue azioni e nelle sue opere, si riconosce che con i suoi difetti e le sue colpe, Federico è della razza dei più grandi uomini, eroico per il carattere, per la volontà, superiore alla sorte, infaticabile nel lavoro, capace di dare ad ogni cosa il giusto peso, fermo, pratico, sensato, ardente fino alla sua ultima ora, sapeva mescolare, e nel suo modo geloso degli interessi di stato, un autentico e sincero spirito di philosophe, degli intervalli eleganti di conversazione, di cultura grave e di ornata umanità.” (Federico il grande descritto da Sante-Beuve).
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(1) E dell’uomo che si spiega, che si commenta.
(2) E alla verità.
(3) L’ignoranza che si ostenta su questo argomento, o che si ha realmente, non fa che aumentare il numero di bambini sfortunati e corrotti, di uomini inutili, infelici, mentitori e ingannatori – di prostituti maschio, di ricattatori, di ladri, di assassini. La prostituzione maschile aumenta.
(4) Quello che Diderot diceva del philosophe.
(5) L’intelligenza e la forza
(6) Il cuore e la grazia.
(7) Vedi Chevalier: Inversion sexuelle, première partie. Una maladie de la personnalité.
L’Inversion sexuelle (Psycho-physiologie, Sociologie, Tératologue, Aliénation mental, Psychologie morbide. Anthropologie, Médecine judiciaire) Lyon, Storck, et Paris, Masson, 1893.
(8) Non dico superiore, perché i superiori formano una classe più ristretta.
(9) L’invertito superiore si preoccupa meno di quello che dirà la gente e se ha delle ambizioni caritatevoli o elevate, seguirà la sua strada senza temere le calunnie o le facezie che fanno trasalire i suoi simili meno indipendenti.
(10) L’Inghilterra per esempio, ha avuto il processo del conte delle contessa Russel, in cui la contessa accusava suo marito di abitudini “contro natura” con un amico serio e poi durante il processo voleva fare rientrare il marito sotto il tetto coniugale.
(11) Goethe, il più grande genio tedesco, equilibrato per eccellenza, ha potuto cedere in un momento della sua vita, in un momento che richiederebbe uno degli studi più interessanti che si possano immaginare, all’amore unisessuale, ma si è ripreso, come si è sempre ripreso, e l’universo ha potuto glorificare Goethe, l’uomo che Napoleone chiamava enfaticamente: un uomo.
Lo stesso si potrebbe dire di Shakespeare, anche se personalmente credo che la differenza di età e di classe e un’amicizia entusiastica spieghino assolutamente i sonetti di Shakespeare, e lo stesso vale per Michelangelo, anche se egli rimase sempre uranista.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5521

mercoledì 1 giugno 2016

URANISMO E UNISESSUALITÀ

Dopo alcune incertezze dovute alla mole del lavoro, mi sono deciso ad avviare la pubblicazione di un nuovo volume della Biblioteca di Progetto Gay: “URANISMO E UNISESSUALITÀ” di Marc-André Raffalovich, in una mia traduzione originale. Il testo ha ormai 120 anni e per alcuni aspetti è superato e discutibile, ma resta comunque un documento che conserva molti aspetti di attualità. Il lettore resterà un po’ disorientato dalla “Tavola riassuntiva delle sessualità”, premessa al volume, che sembra un tentativo esasperato di classificazione delle diverse sessualità, ma ha una caratteristica unica nella sua epoca, ossia tratta l’eterosessualità e l’omosessualità in modo esattamente simmetrico. Il vero spirito di Raffalovich emerge però nelle pagine successive, alcune veramente magistrali. Si vede chiaramente che, quantunque non ne faccia cenno nel testo, Raffalovich non è né un medico né uno psicologo ma è un omosessuale, perché il suo approccio alla materia è ancora oggi tipicamente omosessuale. Su molte questioni il lettore moderno può avere delle sensibilità diverse e avvertire, per esempio, l’avversione di Raffalovich per l’effeminatezza se non addirittura una sua larvata misoginia, ma la lettura non sarà in nessun caso priva di interesse.
Project
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URANISMO
E UNISESSUALITÀ
STUDIO
SU DIVERSE MANIFESTAZIONI DELL’ISTITNO SESSUALE
DI
Marc-André RAFFALOVICH
LYON                                                     PARIS
                     A. STORK, Éditeur                                MASSON & Cie,Éditeurs
       78, Rue de L’Hôtel-de-Ville                   120, Boulevard Saint-Germain
1896
                                                       Traduzione di Project,
      per la BIBLIOTECA DI PROGETTO GAY
                                                                   2016
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PREFAZIONE DI PROJECT
Sono trascorsi esattamente 120 anni da quando uscì per la prima volta “Uranismo e Unisessualità” del 32enne Marc-André Raffalovich.
La letteratura scientifica di fine ‘800 si era occupata già più volte di omosessualità, nel ’57 Ambroise Tardieu aveva pubblicato il suo “Etude Médico-légale sur les attentats aux moeurs” in cui affermava che gli omosessuali praticanti potevano essere identificati dall’ano imbutiforme, una deformazione causata dalla sodomia, e dal membro canino, un’altra deformazione sempre causata dalla sodomia; nel ’65 Karl Heinrich Ulrichs aveva steso le “Regole per una unione degli Urning”, il progetto della pima associazione omosessuale della storia; tra il ’69 e il ’70 Carl Westphal aveva pubblicato il suo “Die Konträre Sexualempfindung” che è sostanzialmente il primo studio medico serio sulla omosessualità; nel ‘73 e nell’83 Johan Addington Symonds aveva pubblicato le prime due edizioni del suo “A problem in Greek ethics” in cui si analizzava il ruolo della pederastia nella Grecia Classica; nel ’91 Albert Moll aveva pubblicato il suo celebre “Die Konträre Sexualempfindung” che ebbe notevole successo e, pur considerando ancora l’omosessualità come una patologia, la riteneva incolpevole e richiedeva l’abolizione delle leggi penali contro gli omosessuali. Dello stesso ’91 è anche “A problem in modern ethisc” di John Addington Symons, il primo studio scientifico serio della omosessualità sotto vari profili (antropologici, religiosi, penali e sociali), era uno studio modernissimo e coraggioso, ma fu stampato privatamente in solo cento copie. Il ’91 è anche l’anno dalla pubblicazione del “The picture of Dorian Gray” di Wilde, un libro importante sotto molti aspetti nella biografia di Raffalovich. Il romanzo di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Proprio in quegli stessi anni, tra il ‘94e il ’96, Raffalovich porta a termine il suo “Uranisme ed unisexualité”. Aggiungo per completezza che Gray si fece prete cattolico e fece il parroco a Edimburgo, Raffalovich si convertì al Cattolicesimo, pagò gli studi a Gray e lo seguì a Edimburgo prendendo dimora in una casetta vicina alla parrocchia di Gray. Morirono nello stessa anno 1934 e furono sepolti nella stessa tomba. All’epoca in cui Raffalovich scrisse il libro, Rimbaud e Varlaine avevano già diffuso le loro poesie, Walt Whitman era morto nel 1892 e il processo a Wilde, che riaccese nell’opinione pubblica l’interesse per i temi connessi con l’omosessualità, apparteneva ancora al futuro.
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AL SIGNOR LACASSAGNE
OMAGGIO DI SIMPATIA RICONOSCENTE
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Filiæ Luxuriæ sunt octo, scilicet cœcitas mentis,
inconsideratio, præcipitatio, amor sui, odium Dei,
affectus præsentis sæculi, ed desperatio futuri sæculi.
[Otto sono l figlie della lussuria, e precisamente la cecità della mente  la sconsideratezza, la precipitazione, l'amore di sé, l'odio di Dio, l'affetto per il mondo presente e lamnacnza di speranza nel mondo venturo.]
Thomas Aquinas
A causa di un preconcetto di pudore mal speso, questi argomenti sono sati trattati da un punto di vista scientifico solo con una certa timidezza. Gli autori, perfino quelli che si ritengono più emancipati, hanno paura di essere sospettati di pornografia o di trattare di argomenti sconvenienti per la scienza e si lasciano andare, con la foga di un predicatore, a vari epiteti sul vizio che essi tacciano di abominazione, di mostruosità, di infamia, ecc., ecc., come se il carattere realmente straordinario di questi fatti, in tutte le società, in tutte le epoche della storia, non dovesse attirare l’attenzione dello psicologo.
A. LACASSAGNE
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AVVISO AL LETTORE
72, South Audley Street, Londres W.
Sarò molto riconoscente verso chi vorrà farmi conoscere qualche errore di fatto che ho commesso o avrà la gentilezza di indicarmi documenti letterari o storici, sia in appoggio delle mie teorie, sia in contraddizione con esse.
André RAFFALOVICH
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TAVOLA RIASSUNTIVA DELLE SESSUALITÀ
Gli uranisti si possono dividere in ultra-virili, virili, effeminati, passivi.
A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali o malgrado questi rapporti.
B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.
C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.
A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.
B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.
C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.
A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.
Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro
3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco piacere fisico, poca voluttà intellettuale o nulla. La volontà e l’illusione li hanno avvicinati alla donna. Il coito con la donna di loro scelta equivale alla masturbazione per un uomo che non accetta questo atto.
4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Da non confondere con gli eterosessuali che diventano invertiti.
5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, gelosia, vendetta, ma senza modificazioni o con un aumento del loro uranismo.
B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, dell’ambiente, della volontà, dell’abitudine al vizio), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.
6). – Che si concilia con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente sia con periodicità, e che conduce alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali o all’indifferenza sessuale acquisita dei freddi. Questo è l’ermafroditismo psichico di alcuni autori, espressione che mi sembra fuorviante.
7). – Che porta all’eterosessualità acquisita alla quale cede dopo una lotta più o meno prolungata (una lotta che danneggia più o meno i deboli), senza periodicità e senza ritorno. È su questo stato che contano i padri che mandano i figli in collegio. Per contro, un carattere forte può uscire ulteriormente rafforzato dalla lotta.
C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi, o cede ad essi.
8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.
9). – Persistente insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con una periodicità.
10). – Che porta all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità.
A. –Eterosessualità congenita incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali, comprendente:
1). – Coloro che non soltanto non hanno mai avuto relazioni sessuali o sensuali con un maschio, ma che non hanno mai, nemmeno in modo fuggevole, e in alcun momento della loro vita impubere o pubere, in collegio, in caserma, in prigione, in Africa, in Asia, o in Europa, considerato la possibilità di atti, di tendenze, di sentimenti sensuali unisessuali, e che troverebbero più naturale e pensabile un qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi donna, o la masturbazione solitaria, di qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi uomo.
È l’eterosessualità acquisita e congenita; essa deve tanto all’educazione quanto alla natura.
1 bis). – Coloro che, pur conservando questo punto di vista, si lasciano andare a conoscere la sodomia attiva in certi paesi, in certe condizioni, sia con dei ragazzi giovani femminili o eunuchi che con delle donne. È la sodomia degli eterosessuali, che hanno imparato questo vizio per deviazione dal coito vaginale o per mancanza di donne. Ricercano uno spasimo più profondo di quello della masturbazione. Non sono né invertiti né unisessuali. Hanno per finalità sessuale la penetrazione del corpo che è al loro servizio.
2). – Gli effeminati che hanno rapporti sessuali solo con le donne.
Si trovano tra loro dei feticisti, dei saffici, dei masochisti.
Eterosessualità congenita per tutta la tutta malgrado dei rapporti unisessuali, comprendente
3). – Coloro che hanno avuto dei rapporti unisessuali per necessità, per paura, per povertà, per giovinezza, inesperienza, assenza di donne, esempi, letture, affetti, educazione, obbedienza, vanità, cupidigia, desiderio di impossessarsi di una persona potente, isolamento sociale o sentimentale, orgoglio, rivolta, ubriachezza, opportunità, promiscuità, ecc., ma senza modificazione della loro eterosessualità.
B: – Eterosessualità congenita (sotto l’influenza di tutte le cause enumerate sopra, o sotto l’influenza di un invertito superiore), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’inversione acquista o cede ad essa.
3). – Che si concilia con l’inversione acquisita, sia simultaneamente sia con una periodicità.
5). – Che porta all’inversione sessuale acquisita senza ritorno e senza periodicità.
C). – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi o cede ad essi.
6). – Che soffoca gli istinti unisessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo la pubertà.
7). – Che persiste insieme con gli istinti unisessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.
8). – Che porta all’inversione sessuale senza ritorno e senza periodicità.
NOTE SULL’IMPOTENZA
Non ho incluso l’inversione sessuale causata dall’impotenza (congenita o acquisita) di fonte a una donna, perché una tale causa non può determinare la soppressione dell’eterosessualità o lo sviluppo dell’unisessualità. Si sa che la castrazione non sopprime necessariamente la tendenza verso le donne. Stando a Richard Burton, gli eunuchi sposati a un certo punto avrebbero morso le loro mogli se non si fosse data loro qualcosa, un fazzoletto, un cuscino, da fare a pezzi. Senza arrivare a teli violenze, l’impotente può amare ancora di più il sesso femminile perché è impotente; può ricercare il suo contatto, tutte le forme di coito esclusa quella feconda, il saffismo reciproco o unilaterale, la suzione peniena o vaginale, tutti i piaceri o tutte le concessioni della mezza-vergine prostituta, deflorata o intacta; o può abbassarsi all’abiezione criminale e infame, alla passione contro natura: quella delle ragazzine.
Non c’è un cammino logico che porti dall’impotenza all’unisessualità: soltanto l’impotenza degli unisessuali li conduce meno facilmente al crimine di quella degli eterosessuali, non si esaspera fino alla deflorazione manuale della ragazzina, certo più criminale della masturbazione, perché lo stupro manuale è una violenza fisica e morale, la masturbazione è un rivoltante stupro morale.
Mettendo da parte gli abietti, i criminali e i grandi (principi, milionari, ambasciatori), gli impuniti e gli impunibili, e anche gli impotenti eterosessuali, per ritornare agli impotenti (assolutamente o relativamente) uranisti, si troveranno tra loro molti passivi, effeminati e virili esausti. Questi passivi, questi effeminati non sono necessariamente dei sodomiti passivi, come li crederebbe subito il pregiudizio degli ignoranti, ma si potrebbero trovare tra loro degli uomini (qualche volta di bel portamento e di bella prestanza) per i quali il rapporto sessuale normale è il coito perineale anteriore (in cui essi hanno un ruolo puramente passivo) spesso considerato come il coito normale dell’invertito passivo; altri si prestano a tutte le esigenze, pur conservando la mezza-verginità anale, se così posso esprimermi; altri sono dei sodomiti passivi. Questi impotenti (imponenti nel senso che l’erezione e l’eiaculazione – quando ha luogo – dipendono dal piacere dato e dall’idea che il passivo se ne fa) arrivano al massimo dei piaceri soprattutto in modo più che in un altro, a seconda del gruppo al quale essi appartengono, ma si prestano per compiacenza agli altri modi e si legano soprattutto o quello e a quelli la cui voluttà favorita e complementare della loro.
Quando questa impotenza è solo un esaurimento o una mancanza momentanea, l’uranista virile può comportarsi passivamente senza divenire per questo effeminato o passivo, salvo che durante l’atto sessuale. Il virile può anche accettare il ruolo passivo per economia fisica.
Quando questa impotenza è precoce e persistente, o acquisita molto presto, l’uranista tenderà verso l’effeminazione, verso la passività morale, intellettuale, verso la degenerazione e l’imitazione barocca della donna.
PREFAZIONE
È dovere e diritto di ogni uomo equilibrato rendersi conto della psicologia dell’inversione sessuale, congenita o acquisita, dell’uranismo e dell’unisessualità, della psicologia degli atti o delle tendenze unisessuali. L’unisessualità è molto diffusa oggi e lo è sempre stata. Se ci si domanda perché l’inversione sessuale (uranismo, unisessualità, omosessualità, istinto sessuale contrario) assume oggi un’importanza più grande che in altre epoche, perché è considerata una questione del giorno, una questione urgente, la risposta è facile: gli invertiti aumentano con l’aumentare della popolazione; tutte le cause fisiche, sociali, fisiologiche, patologiche, morali, che influiscono sull’umanità, influiscono sull’inversione, la producono e la modificano; gli invertiti cominciano a contarsi, a censirsi, e gli invertiti corrotti e vili, o di minore valore sociale e morale, tenderanno ad aumentare di numero più degli invertiti virili, o teneri e buoni, o inoffensivi.
Ogni cittadino in età di compiere i suoi doveri di cittadino, sia egli padre o marito, istruttore o discepolo, capo e servitore, preposto o subordinato, maestro o alunno, ha il diritto e il dovere di conoscere l’inversione sessuale, assoluta o momentanea, di combattere e prevenire la corruzione, il crimine, il vizio, di imparare e di insegnare il ruolo sociale dell’inversione, la morale unisessuale, i doveri dell’unisessuale verso se stesso, verso gli unisessuali, verso gli eterosessuali, verso le donne e i bambini; i doveri dell’eterosessuale verso l’unisessuale non sono affatto minori, né meno difficili, né meno indispensabili.
Nessun uomo e nessuna donna ha il diritto di risvegliare le cupidigie ignorate, o le lussurie latenti, o le curiosità della giovinezza; nessuno ha il diritto di rendere più corta o meno completa la durata preziosa dell’infanzia impubere; o più pericolosa l’inevitabile difficoltà della pubertà; nessuno ha il diritto di fare morire, con la persuasione o con la corruzione, con la forza dolce o con la forza brutale, la giovane pubertà, la pubertà precoce, la pubertà indecisa.
È stupido e iniquo permettere alla maggioranza di credere che tutto le è permesso mentre nulla è consentito alla minoranza. È stupido e iniquo per la minoranza credere che tutto le sia permesso perché niente le è accordato. Per limitare i danni e le devastazioni dell’unisessualità bisogna limitare le devastazioni e i danni dell’eterosessualità. Gli eterosessuali, col loro esempio e la loro condotta, hanno creato molti invertiti. Spetta a loro, ora, riformarsi, se vogliono riformare i loro fratelli non-conformisti. C’è una relazione costante tra la condotta e i principi degli unisessuali e la condotta e i principi degli eterosessuali. La rilassatezza degli uni è la rilassatezza degli altri. Sessualmente tutti gli uomini sono solidali. La psicologia sessuale ha certamente delle ramificazioni, ma non delle contraddizioni essenziali.
Se la giustizia e la scienza non si congiungono per studiare e rendere chiara l’unisessualità, la corruzione dei costumi, io credo, sarà appesantita molto malamente da questa mancanza.
Se l’alchimia è venuta meno davanti ai progressi della chimica, se l’astrologia è stata utile all’astronomia, se i maghi e le streghe non sono altro che medici o ciarlatani o folli, se la persecuzione dei maghi e degli eretici non conduce più (salvo che molto sporadicamente) alla brutalità, alla cupidigia, alla cattiveria dei persecutori, come alla cattiveria, alla folle e isterica vanità e alla menzogna dei perseguitati; non vedo perché il ventesimo secolo con potrebbe celebrare la scoperta della patologia sessuale.
Ogni uomo, Gœthe lo ha detto, ha diritto ad una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza per questo danneggiare l’individualità degli altri. È questa l’origine psicologica delle filosofie. E il mio studio di certe manifestazioni dell’istinto sessuale si basa su questo assioma indistruttibile, secondo me, incontestabile.
URANISMO E UNISESSUALITÀ
Il 15 gennaio 1894, gli Archives d’Anthtopologie criminelle avviarono un’inchiesta sull’inversione sessuale, e io inviai alcune osservazioni in risposta al paragrafo 1 del questionario:
“Quali sono le vostre idee, le vostre teorie, le vostre ipotesi sulla questione? Che cosa pensare delle cause del male, della sua estensione e dei suoi rimedi?”
Ecco la mia risposta, che è comparsa il 15 marzo 1894: Nella mia qualità di osservatore e vivendo molto nel mondo, ho conosciuto e riconosciuto molti invertiti. Le loro confessioni serie, tristi, futili, impudenti, le loro menzogne e le loro reticenze mi hanno insegnato molte cose ignorate o trascurate.
Ecco alcune osservazioni: Gli invertiti non si accontentano della vecchia spiegazione dell’anima femminile nel corpo maschile. Alcuni sono più maschili degli uomini comuni e si sentono attratti verso il proprio sesso in ragione della rassomiglianza. Dicono che disprezzano troppo le donne per essere effeminati.
Altri credono che la similarità sia una passione paragonabile a quella suscitata dalla dissimilarità sessuale. Uomini, amano un uomo; ma affermano che se fossero stati donne avrebbero amato una donna. Sono questo gli unisessuali per eccellenza. Sono anche quelli superiori, i più interessanti, i soli, forse, che non mentono per il piacere di mentire o senza saperlo. Si potrebbe ammettere (e si tratterebbe di una regola abbastanza generale) che più valore morale ha un unisessuale, meno è effeminato.
È un errore credere che gli unisessuali, gli invertiti, si riconoscano tra di loro. È una delle loro vanterie che è stata molto ripetuta. Ma uno dei loro argomenti di conversazione è proprio il domandarsi se il tale o il talaltro condivide i loro gusti, le loro abitudini o le loro tendenze. Naturalmente gli effeminati si riconoscono, ma per riconoscerli non c’è bisogno di essere effeminati. La prudenza, l’amor proprio, l’orgoglio, il rispetto di sé, un affetto profondo, mille sentimenti impediscono ad un unisessuale di lasciarsi andare così, se non è un corrotto o uno molto effeminato.
Io credo che gli invertiti per nascita siano meno viziosi, meno libertini, più onesti, più stimabili della maggior parte dei pervertiti. Si può, senza troppi inconvenienti (o anche senza nessun inconveniente) essere amici di un invertito nato, ma non mi è mai capitato di trovare un pervertito la cui perversione fosse unicamente sessuale. È peraltro possibile che delle circostanze eccezionali (l’isolamento, l’influenza di un invertito notevole e superiore) agiscano su un individuo e lo invertano senza troppo danneggiare il resto del suo carattere. In questo caso non ci si accorgerebbe neppure dell’inversione perché essa sarebbe limitata a dei rapporti con un solo individuo, l’invertito superiore, ed essa potrebbe alla lunga affinarsi al punto da essere irriconoscibile. E quanto all’inversione prodotta dall’isolamento, essa potrebbe sparire con la fine dell’isolamento, o, se persistesse, potrebbe rimanere esclusivamente sessuale.
È nell’invertito di nascita che si ritrova più frequentemente l’inversione esclusivamente sessuale. L’invertito nato si abitua al suo carattere, non ha imparato la sua inversione attraverso il vizio, o attraverso l’impotenza, o attraverso la vanità o per amore del guadagno o per imitazione o per rilassatezza, o per paura, o per desiderio di impossessarsi di qualcuno che gli sia necessario o utile, cause tutte della perversione.
I medici che cercano di guarire gli invertiti non hanno considerato abbastanza i pericoli ai quali espongono i loro pazienti: essi possono trasformare il loro invertito in un pervertito. Io non credo troppo alle guarigioni permanenti del senso sessuale – ogni guarigione imperfetta può fare di un invertito un pervertito. – E se l’invertito è dannoso e contagioso, il pervertito lo è molto di più. Ha molti più punti di contatto col giovane normale, lo spaventa meno, si impossessa di lui meno profondamente dell’invertito, ma più facilmente. Gli uomini che hanno sedotto, corrotto, infangato le anime e le vite dei loro simili più giovani sono stati abitualmente dei pervertiti. Non sono stati sempre unisessuali. Hanno maggior presa. Sono più viziosi. L’unisessuale che prova la bisessualità diventa altrettanto corrotto dell’uomo sessualmente normale che prova l’unisessualità; ha tutti i vizi, quelli che gli appartengono e gli altri. Si ricordino di questo i medici guaritori prima di prendere in cura un invertito nato.
Al posto di aggiungere a ciò che egli ha di anormale i vizi dell’uomo normale, l’invertito superiore (che è l’unico che potrebbe desiderare vivamente di cambiare il suo stato: gli invertiti inferiori trovano troppo facilmente delle soddisfazioni adeguate) potrebbe (ben guidato) cercare di elevarsi al di sopra di se stesso e del suo vizio. Le tendenze della nostra epoca e il disprezzo che si ha per la religione rendono la castità più difficile per chiunque e l’invertito ne soffre più degli altri. In presenza di un invertito onesto, invece di cercare di farne un donnaiolo e dopo un marito infelice di una donna poco felice o un padre di figli che soffriranno quanto o più di lui, bisognerebbe cercare di occuparlo, di interessarlo, di mostrargli degli orizzonti che egli potrebbe raggiungere con l’impegno e con la volontà. Se la castità fosse una virtù più accreditata, la consiglierei ai medici come un rimedio più efficace che mandare un invertito a una “puella” per prepararlo al matrimonio e alla paternità. Sarebbe meglio non aumentare il numero dei mariti e dei padri invertiti, pervertiti. Al posto di mostrare all’invertito come finalità lo stato normale, che per lui è impossibile, bisognerebbe fagli sperare di arrivare un giorno ben al di sopra dello stato normale. Ma come è possibile fare queste cose senza onorare un po’ di più la castità? Quanto all’invertito che vuole sposarsi per avere figli, il suo desiderio è quasi colpevole; se si sposa per convenienza sociale, per riabilitarsi, per far piacere alla sua famiglia, dovrebbe sposare una donna più grande di lui, una donna di mondo, che non ignori nulla e che accetti la situazione. Ma anche in questo caso il futuro sarebbe molto incerto.
Le donne di oggi si interessano certamente dell’unisessualità maschile. Se ne parla molto oggi: le donne sono molto informate in proposito, non solo le donne unisessuali (che sono tutte complici degli uomini unisessuali ad ogni livello, da quello platonico fino all’abiezione), ma anche le donne oneste. Le donne non hanno certo contribuito poco alla sfrontatezza dell’unisessualità maschile mondana. Giunte a una certa età, le donne che non attirano più l’omaggio dei veri uomini, si circondano di uomini unisessuali che fanno loro la corte per farsi notare. È così che invertiti e pervertiti, che bisognerebbe rinchiudere nelle case di cura o nei penitenziari, se ne vanno per il mondo e sono lì dei veri focolai di infezione.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5506

sabato 21 maggio 2016

LE AMICIZIE SCOLASTICHE DELLE RAGAZZE TRA 800 E 900

Con la pubblicazione della traduzione della  seconda appendice del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale, dedicata alle amicizie scolastiche delle ragazze, il lavoro di traduzione del trattato di Ellis è terminato e l’intera opera è quindi scaricabile, senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla home del forum di Progetto Gay:
Il saggio che potete leggere qui di seguito riguarda le amicizie scolastiche tra ragazze, ma molte atmosfere, con le dovute differenze, sono strettamente affini a quelle che si creano nelle amicizie amorose nate in ambiente scolastico tra due ragazzi gay, anche se le amicizie amorose maschili sono molto più sessualizzate. Nel caso dei ragazzi, poi, le amicizie amorose non sono fenomeni transitori ma sono vere manifestazioni di omosessualità.
APPENDICE B
LE AMICIZIE SCOLASTICHE DELLE RAGAZZE
I
Un’amicizia scolastica è definita dalle ragazze italiane “fiamma” (flamma). Questo termine, come spiegato da Obici e Marchesini, indica, nel linguaggio proprio della scuola, sia la persona amata che l’amicizia in astratto; ma è un’amicizia che ha la caratteristica della passione, per come è intesa e compresa in questo ambiente. In ogni collegio la “fiamma” è considerata come una istituzione necessaria. Il rapporto è di solito di carattere marcatamente platonico, e generalmente esiste tra una convittrice da una parte e un’allieva esterna dall’altra. Però, nonostante la sua natura apparentemente non sessuale, tutte le manifestazioni della sessualità del collegio girano intorno ad essa e, nei suoi vari aspetti di diversa intensità, tutte le gradazioni del sentimento sessuale possono essere lì espresse.
Obici e Marchesini hanno svolto le loro indagini soprattutto tra le alunne delle Scuole Normali; l’età delle ragazze è compresa tra i 12 e i 19 o 20 anni. In questi collegi ci sono sia convittrici che alunne esterne; le convittrici sono più infiammabili, ma sono le alunne esterne che forniscono le scintille.
Obici e Marchesini hanno ricevuto molta assistenza nei loro studi da ex allieve che ora sono esse stesse insegnanti. Una di queste, un’alunna esterna che non era mai stata né oggetto né protagonista di una di queste passioni, ma aveva avuto ampia opportunità di fare osservazioni personali, scrive quanto segue: “La ‘fiamma’ procede esattamente come un rapporto d’amore, spesso accade che una delle ragazze presenti caratteristiche simili all’uomo, sia nel tipo fisico che nell’energia e nella risolutezza del carattere, l’altra si lascia amare, agendo con tutta l’ostinazione, e si potrebbe quasi dire la timidezza, che una ragazza usa con il suo amante. L’inizio di queste relazioni è molto diverso dai soliti inizi delle amicizie. Non è attraverso lo stare sempre insieme, il parlare e lo studiare insieme, che due ragazze diventano ‘fiamme’. No, in genere non si conoscono nemmeno, una vede l’altra sulle scale, nel giardino, nei corridoi, e l’emozione che sorge è quasi sempre suscitata dalla bellezza e dalla grazia fisica Poi quella che è stata colpita per prima inizia un corteggiamento regolare: frequenti passeggiate nel giardino, quando è probabile che l’altra sia alla finestra della sua aula, soste sulle scale per vederla passare; in breve, una adorazione muta fatta di sguardi e sospiri. Più tardi arrivano i regali di splendidi fiori, e piccoli messaggi trasmessi da compagne compiacenti. Infine, se la ‘fiamma’ mostra segni di apprezzare tutte queste prove di affetto, arriva la lettera di dichiarazione. Le lettere di dichiarazione sono lunghe e ardenti, a tal livello che uguagliano o superano le vere dichiarazioni d’amore. La corteggiata accetta quasi sempre, a volte con entusiasmo, più spesso con molte obiezioni e dubbi per quanto riguarda l’affetto dichiarato. È solo dopo molte preghiere che la corteggiata cede e comincia il rapporto.”
Un’altra collaboratrice, che ha lei stessa sempre suscitato numerose “fiamme”, fornisce una descrizione molto simile, insieme ad altri particolari. Si esprime così: “Si può dire che il 60 per cento delle ragazze in un collegio hanno rapporti di ‘fiamma’, e che del restante 40 solo la metà rifiuta per repulsione deliberata verso tali rapporti affettivi, l’altro 20 per cento è escluso o perché si tratta di ragazze non sufficientemente gradevoli nell’aspetto o perché il loro carattere non ispira simpatia.” E, per quanto riguarda il metodo usato per iniziare il rapporto, scrive: “A volte le ‘fiamme’ nascono ancora prima che le due future amiche si siano viste, solo perché una di loro è considerata bella, simpatica, carina o elegante. L’eleganza esercita un immenso fascino, soprattutto sulle convittrici, che sono vincolate ad abitudini monotone e semplici. Non appena una convittrice sente di un’alunna esterna che è affascinante ed elegante, comincia a provare una vivace simpatia verso di lei, e arriva rapidamente l’ansia di vederla. La mattina, sospirata a lungo, arriva. L’amata, inconsapevole del tumulto delle passioni che ha suscitato, va a scuola, senza sapere che il suo camminare, i suoi movimenti, i suoi vestiti sono osservati dalle scale o dal corridoio del dormitorio … . Per le convittrici questi eventi costituiscono una parte importante della vita del collegio, e spesso assumono, per un po’, l’aspetto di una tragedia, che, fortunatamente, si può gradualmente risolvere in una commedia o in una farsa.
Molte lettere sono scritte nel corso di queste relazioni; Obici e Marchesini hanno potuto leggere oltre 300 di queste lettere che erano state conservate con cura dalle destinatarie e che, anzi, hanno formato il materiale principale per il loro studio. Queste lettere mostrano chiaramente che la ‘fiamma’, la maggior parte delle volte, nasce da una simpatia fisica, un’ammirazione della bellezza e dell’eleganza. Le lettere scritte in questo rapporto di ‘fiamma’ sono piene di passione; sembrano essere spesso scritte durante periodi di eccitazione fisica e di eretismo psichico, e possono essere considerate, come Obici e Marchesini fanno notare, una forma di onanismo intellettuale, di cui le autrici in seguito provano rimorso e vergogna come di un atto fisico disonorevole. In riferimento alla segreta connessione di questi sentimenti con l’impulso sessuale, una signora collaboratrice scrive: “Posso dire che una ragazza che è innamorata di un uomo non prova mai le emozioni della ‘fiamma’ per una compagna.”
Obici e Marchesini riassumono così i caratteri differenziali che distinguono le ‘fiamme’ dalle amicizie comuni: “(1) la frequenza straordinaria con la quale, anche per mezzo di sotterfugi, le amanti si scambio lettere, (2) l’ansia di vedere e parlare con l’altra, di stringerle la mano, di abbracciarla e baciarla; (3) le lunghe conversazioni e le lunghissime fantasticherie; (4) la gelosia persistente, con le sue molteplici arti e gli abituali risultati; (5) l’esaltazione delle qualità dell’amata; (6) l’abitudine di scrivere ovunque il nome dell’amata, (7) l’assenza di invidia per le qualità della persona amata; (8) l’abnegazione dell’amante nel superare tutti gli ostacoli alle manifestazioni del suo amore; (9) la vanità con cui alcune rispondono alle dichiarazioni di ‘fiamma’; (10) la coscienza di fare una cosa proibita; (11) il piacere della conquista, di cui si conservano i trofei (lettere, ecc.)”
La differenza tra una ‘fiamma’ e un’amicizia è ben marcata nell’esclusività assoluta della prima, donde deriva la possibilità della gelosia. Allo stesso tempo l’amicizia e l’amore sono qui cose tessute insieme. Le lettere sono caste (poche eccezioni tra tante lettere non invalidano questa regola generale), e la purezza della relazione di ‘fiamma’ è dimostrata anche dal fatto che essa è di solito tra una convittrice e un’alunna esterna, tra ragazze di diverse classi e di diverse stanze, e raramente tra coloro che vivono in stretta vicinanza reciproca. “Certamente”, scrive una delle signore collaboratrici, “le prime manifestazioni dei sensi si sviluppano nelle ragazze con l’eccitazione fisica pura e semplice, ma (in ogni caso, io vorrei crederle) la maggior parte delle ragazze in collegio trovano soddisfazione sufficiente nell’essere quanto più vicine possibile alla persona amata (di qualsiasi sesso), nella reciproca ammirazione e nel baciarsi, o, molto spesso, nella conversazione che non è affatto morale, anche se di solito è molto metaforica. Lo scopo di tale conversazione è di scoprire i più importanti misteri della natura umana, la causa e la finalità delle cose; si tratta di necessità naturali, che la ragazza sente e che intuisce, ma ancora non sa nulla di preciso. Tali conversazioni sono all’ordine del giorno nelle scuole e nei collegi e in particolare riguardano la procreazione, il mistero più difficile di tutti. Anche se queste conversazioni sono un mucchio di sciocchezze.” Questa signora aveva avuto notizia di un solo rapporto decisamente omosessuale durante tutta la sua vita in collegio; la coppia in questione era poco gradita e non aveva altre ‘fiamme’. Le principali manifestazioni sessuali generali, questa signora conclude, che aveva notato tra le sue compagne erano il pensare costantemente ai misteri sessuali e la necessità di parlare continuamente di quei misteri.
Un’altra signora collaboratrice, aveva vissuto in una Scuola Normale e aveva avuto esperienze un po’ più ampie. Entrò all’età di 14 anni e sperimentò la solita solitudine e l’infelicità tipica della nuova allieva. Un giorno, mentre lei era in piedi pensosa e da sola in un angolo della stanza, una compagna – una che al suo arrivo era stata incaricata di mostrarle il collegio – corse verso di lei, “abbracciandomi, chiudendo la mia bocca con un bacio, e accarezzando dolcemente i miei capelli. La guardai con stupore, ma provai una deliziosa sensazione di conforto. Qui cominciò l’idillio! Ero sottoposta ad una furiosa tempesta di baci e carezze che mi stupiva molto e mi spinse a chiedermi il motivo di tale nuovo e imprevisto affetto. Ingenuamente ne chiesti la ragione, e la risposta fu: “ti amo, mi hai colpito appena ti ho visto, perché sei così bella e così bianca, e perché mi sento felice e calma quando posso passare le mani tra i tuoi capelli e baciare il tuo volto bianco e rotondetto. Ho bisogno di un’anima e di un corpo.” Questo mi sembrava il linguaggio di una persona superiore, perché non potevo cogliere tutta la sua importanza. Quando lei mi abbracciò per la prima volta, la guardai con stupore e non potevo per il momento rispondere a quella nuova furia di carezze e baci. Ho sentito che non erano come i baci di mia mamma, di mio ​​papà, di mio ​​fratello, e di altre compagne, quei baci mi davano sensazioni sconosciute; il contatto di quelle labbra umide e carnose mi disturbava. Poi vennero lo scambio di lettere e i diritti e i doveri abituali delle ‘fiamme’. Quando ci incontravamo in presenza di altri, dovevamo solo salutarci reciprocamente in modo semplice, perché le ‘fiamme’ erano severamente proibite. Io obbedivo, perché lei mi piaceva, ma anche perché avevo paura della sua gelosia, simile a quella di Otello. Mi avrebbe soffocata e addirittura morsicata, quando giocavo, con gioia e sconsideratamente, con le altre, e guai a me se non la chiamavo quando mi stavo pettinando. Le piaceva vedermi con i capelli sciolti e avrebbe poggiato la testa sulla mia spalla, soprattutto se ero parzialmente spogliata. Lasciai che facesse come le piaceva, e lei mi rimproverava severamente, perché non ero mai la prima nel desiderarla, nel correre per incontrarla e nel baciarla. Ma allo stesso tempo il pensiero di perderla, il pensiero che forse un giorno avrebbe dispensato le sue carezze ad altre, segretamente feriva il mio cuore. Ma non le parlai mai di questa cosa! Un giorno, però, mentre con la direttrice del collegio stavamo guardando un bel paesaggio, fui improvvisamente sopraffatta dalla tristezza e scoppiai a piangere, la direttrice chiese quale fosse il problema, e gettandomi tra le sue braccia singhiozzai: “Io la amo, e morirò se lei smetterà amarmi.” Lei sorrise, e quel sorriso mi entrò nel cuore. Capii in una sola volta quanto fossi sciocca e su che strada sbagliata fosse la mia compagna. Da quel giorno non riuscii più a sopportare la mia ‘fiamma’. La separazione fu assoluta, io con coraggio sopportai morsi e insulti, persino graffi sul mio viso, seguiti da lunghe lamentele e completa prostrazione. Pensai che sarebbe stato ingeneroso accusarla, e inventai un pretesto per farmi cambiare il numero del letto. Questo perché si sarebbe vestita con calma e avrebbe passato ore vicino al mio letto, appoggiando la testa sul cuscino. Diceva che voleva sentire il profumo della mia salute e della mia freschezza. Questo continuo desiderio turbolento ormai mi aveva nauseato, e desideravo evitarlo del tutto. Più tardi ho saputo che lei aveva instaurato un rapporto che non era stato benedetto da nessun rito sacro.”
Nonostante il carattere platonico delle corrispondenze, Obici e Marchesini osservano che c’è davvero un substrato di sessualità emotiva al di sotto di questi rapporti, ed è proprio questo substrato che trova la sua espressione nelle conversazioni indecorose cui abbiamo fatto riferimento. La ‘fiamma’ è una finzione amorosa, un gioco d’amore sessuale. Questa caratteristica viene fuori nei nomi spesso romantici, di uomini e donne, inventati per firmare le lettere.
Ma l’elemento di impressionabilità sessuale può essere rintracciato anche nelle lettere stesse. “Venerdì siamo andate ad una funzione a San B.”, scrive una ragazza che è stata in un istituto diretto da suore, “ma purtroppo ho visto M. L. alla finestra quando ho pensato che fosse in A. e sono stata nervosa per tutto il tempo. Immagina che quella cara donna era alla finestra con le braccia nude, e, come mi sembrava, solo in camicia.” Non c’è dubbio che una simile impressione potrebbe anche essere stata fatta su una ragazza che vive in famiglia. Ma è certo che la coloritura fantastica tende ad essere più vivace nelle ragazze che vivono in collegio e sono tagliate fuori da quelle osservazioni varie e innocenti che rendono le ragazze che vivono fuori dal collegio più libere e senza pregiudizi. Su un ragazzo che è libero di vedere tutte le donne che vuole, il volto di una donna non può fare un’impressione come quella che fa su un ragazzo che vive in un collegio e che rischia di essere, per così dire, elettrizzato se vede un oggetto appartenente a una donna, soprattutto se lo vede di nascosto o durante una fase di eccitazione erotica. Un tale oggetto risveglia tutta una serie di fantasie provocanti, fantasie che non avrebbe potuto risvegliare in un ragazzo che, dal suo ambiente, fosse già armato contro eventuali tendenze al feticismo erotico. L’attrazione esercitata dalle cose che vediamo di rado, e sulle quali la fantasia gioca assiduamente, l’attrazione del frutto proibito, produce tendenze e abitudini che difficilmente potrebbero svilupparsi in condizioni di libertà. La curiosità è acuta, ed è aumentata dagli ostacoli che si frappongono alla sua soddisfazione. L’attrazione di ‘fiamma’ è l’inizio di un feticismo morboso. Un sentimento che in altre condizioni non sarebbe mai andato oltre l’amicizia ordinaria può diventare così una ‘fiamma’, e persino una ‘fiamma’ di carattere marcatamente sessuale. Sotto queste influenze ragazzi e ragazze provano i sentimenti più puri e più semplici in modo iperestesico. Le ragazze qui studiate hanno perso una concezione esatta delle semplici manifestazioni dell’amicizia, e pensano di dare prova di squisita sensibilità e di vera amicizia amando una compagna alla follia; l’amicizia in loro è diventata una passione. Che questo intenso desiderio di amare una compagna con passione è il risultato degli ambienti universitari può essere visto dal seguente estratto da una lettera: “Sai, cara, molto meglio di me quanto acutamente le ragazze che vivono lontano dalle loro case, e lontane da tutti coloro che sono più cari a loro sulla terra, sentono il bisogno di amare e di essere amate. Puoi capire quanto sia duro essere costrette a vivere senza che nessuno che ti circondi di affetto;” e l’autrice continua col dire come tutto il suo amore si rivolge alla sua corrispondente.
Mentre vi è un elemento sessuale indiscutibile nel rapporto di ‘fiamma’, questo non può essere considerato come espressione assoluta di vera perversione congenita dell’istinto sessuale. La frequenza dei fenomeni, come pure il fatto che, uscendo collegio per entrare nella vita sociale, la ragazza di solito smette di provare queste emozioni, bastano a dimostrare l’assenza di anomalie congenite. La stima della frequenza delle ‘fiamma’ nelle Scuole Normali, data a Obici e Marchesini da diverse signore collaboratrici, era di circa il 60 per cento, e non vi è alcun motivo di supporre che le insegnanti indichino un più ampio contingente di individui perversi rispetto alle altre donne. La radice è organica, ma le manifestazioni sono ideali e platoniche e in contrasto con alcune altre manifestazioni presenti nella vita di collegio. Nessuna inchiesta è stata fatta sui dettagli delle manifestazioni sessuali solitarie nei collegi, il fatto che esse esistono in misura maggiore o minore è sufficientemente riconosciuto. Le conversazioni alle quali abbiamo fatto riferimento fanno capire la portata delle eccitazioni della sessualità che esistono in queste alunne interne dei collegi, la cui energia è moltiplicata attraverso la comunicazione. Questo discorso, ha scritto una collaboratrice, era all’ordine del giorno, e si svolgeva soprattutto nel momento in cui anche scrivere lettere era ancora più facile. Può ben essere che l’eccitazione sensuale, trasformata in sentimento etereo, serva ad aumentare l’intensità delle ‘fiamma’.
In sintesi, Obici e Marchesini concludono, la fiamma può essere considerata come una sintesi provvisoria. Troviamo qui, insieme, l’elemento fisiologico della sessualità incipiente, l’elemento psichico della tenerezza naturale per questa età e per questo sesso, l’elemento dell’occasione offerto dall’ambiente, e l’elemento sociale con il suo altruismo nascente.
II
Che i fenomeni descritti nei minimi dettagli da Obici e Marchesini siano molto simili ai fenomeni che esistono nelle scuole femminili inglesi è indicato dalla seguente comunicazione, della quale ringrazio una signora che ha familiarità con un collegio femminile inglese di tipo molto moderno:-
“Dalla ricerca effettuata in vari quartieri e attraverso l’osservazione personale e l’esperienza sono giunta alla conclusione che i legami romantici ed emotivi formati da ragazze con le loro amiche e compagne, legami che al momento hanno una grande presa sulle loro menti, sono di gran lunga più comuni di quanto generalmente si suppone tra le ragazze inglesi, soprattutto a scuola o all’università, o dovunque un certo numero di ragazze o giovani donne vivono insieme in un unico istituto, e sono molto isolate.
“Per quanto sono stata in grado di scoprire, questi legami – che hanno i loro nomi locali, ad esempio, ‘raves’ [impazzimenti], ‘spoons’ [amoreggiamenti] ecc. – sono relativamente rari nelle scuole private più piccole, e totalmente assenti tra le ragazze della classe più povera che frequentano scuole comunali o di stato, forse perché si mescolano più liberamente con il sesso opposto.
“Posso dire per esperienza personale che in uno dei più grandi e migliori collegi inglesi, dove ho trascorso alcuni anni, il ‘rave’ è particolarmente comune a dispetto degli accorgimenti che potevano essere considerati capaci di eliminare i sentimenti più malsani. Gli accorgimenti sono molto simili a quelli dei grandi collegi maschili. Ci sono numerose case-collegio, che hanno, in media, da quaranta a cinquanta studentesse. Ogni casa è sotto la gestione di una direttrice ben istruita, assistita da governanti della casa (nettamente distinte dalle insegnanti del collegio). Ogni casa ha un ampio giardino con campi da tennis, ecc.; e il cricket, l’hockey e altri giochi sono molto praticati, i giochi non solo sono molto incoraggiati ma assai apprezzati. Ogni ragazza ha una cabina separata o una camera da letto, e a nessuna ragazza giovane (sotto i 17 anni di età) è permesso di entrare nella cabina o nella camera da letto di un’altra senza chiedere il permesso, o di andare alle camere da letto durante il giorno. In realtà, tutto è fatto per scoraggiare eventuali sentimenti morbosi. Ma comunque, per quanto so dalla mia esperienza, le amicizie lì sembrano più violente e più emotive che nella maggior parte dei luoghi, e gli argomenti sessuali costituiscono uno dei principali temi di conversazione.
“In tali grandi scuole e collegi questi ‘rave’ non solo sono numerosi, ma sembrano essere continui tra le ragazze di tutte le età, dai 13 anni in su. Le ragazze al di sotto di quell’età possono essere appassionate di qualche altra studentessa o insegnante, ma in un modo del tutto diverso. Questi ‘rave’ non sono semplici amicizie nel senso ordinario del termine, né sono incompatibili con le amicizie comuni. Una ragazza con un ‘rave’ ha spesso diverse amiche intime, per le quali l’affetto si fa sentire senza le sensazioni emotive e la piacevole eccitazione che caratterizzano il ‘rave’.
“Da quello che è stato detto dalle ragazze che hanno sperimentato questi ‘rave’ e dopo sono state innamorate di uomini, le emozioni suscitate in entrambi i casi erano simili, anche se nel caso del ‘rave’, all’epoca, questo fatto non era riconosciuto. Ciò sembra indicare una base sessuale, ma, d’altro canto, vi sono molti casi in cui la sensazione sembra essere più spirituale, una sorta di elevazione di tutta l’anima con un intenso desiderio di condurre una vita molto buona – una sensazione di riverenza più che altro per la persona amata, senza nessun desiderio di diventare troppo intime e nessun desiderio di contatto fisico.
“I ‘rave’, di regola, iniziano improvvisamente. Essi possono essere reciproci o del tutto unilaterali. Nel caso di studentesse il ‘rave’ reciproco si trova di solito tra due compagne, oppure le ragazze possono avere un ‘rave’ per una delle loro insegnanti o per qualche conoscente adulta, che non entra necessariamente nella vita della scuola. In questo caso ci può essere o meno un sentimento di affetto per la ragazza da parte della sua ‘rave’, anche se tutte le sensazioni emotive saranno inferiori.
“Di tanto in tanto una studentessa grande avrà un ‘rave’ per una ragazzina, ma questi casi sono rari e non molto attivi nei loro sintomi, perché le ragazze oltre i 18 anni hanno meno ‘rave’ e generalmente li condannano.
“Nella grande scuola già citata, di cui ho conoscenza personale, il ‘rave’ era una cosa molto generale, e quasi nessuna ragazza ne era indenne. Ogni nuova studentessa sarebbe presto caduta vittima di quella moda, cosa che sembra indicare che il fatto è contagioso. A volte ci potrebbe essere una pausa nel ‘rave’ generalizzato, che potrebbe riapparire, però, dopo un certo intervallo di tempo, in una forma più o meno epidemica. A volte quasi tutti i ‘rave’ erano provati dalle studentesse per le loro insegnanti; altre volte il ‘rave’ era più evidente tra le ragazze stesse.
“A volte un’insegnante era oggetto di ‘rave’ da parte di diverse ragazze. In molti casi, le ragazze che vivevano il ‘rave’ per un’insegnante avevano una grande amicizia con una delle loro compagne – parlavano tra loro costantemente dei rispettivi ‘rave’, descrivendo i loro sentimenti e, in generale, sfogandosi reciprocamente, a volte indulgendo in manifestazioni attive di affetto che non potevano mostrare all’insegnante stessa, e, in alcuni casi, non avrebbero desiderato farlo nemmeno se avessero potuto.
“Per quanto sono stata in grado di giudicare, non vi è necessariamente una qualche attrazione per le caratteristiche fisiche, come la bellezza, l’eleganza, ecc.; le due partecipanti sono probabilmente entrambe di carattere forte oppure un carattere debole prova un ‘rave’ per uno più forte, ma raramente vice versa.
“Ho spesso notato che la stessa persona può essere oggetto di ‘rave’ in tempi diversi da parte di diverse persone di diverso carattere e di tutte le età. Per esempio, fino a 30 anni di età. È  difficile dire perché alcune persone più di altre dovrebbero ispirare questa sensazione. Spesso sono persone riservate, senza alcuna particolare attrattiva fisica, e spesso disprezzano il ‘raving’ e le amicizie emotive, e non le incoraggiano. Che la maggior parte dei ‘rave’ ha una base sessuale può essere vero, ma sono sicura che nella maggior parte dei casi in cui sono implicate ragazze giovani, questo quanto meno è un fatto non avvertito, e non si indulge ad alcuna impurità né la si desidera. La maggior parte delle ragazze sono completamente all’oscuro di tutte le questioni sessuali, e non ne capiscono assolutamente nulla. Ma loro se ne meravigliano e ne parlano in continuazione, soprattutto quando hanno un ‘rave’, il che sembra indicare un certo legame sottile tra le due cose. È in gran parte da deplorare che esista una simile ignoranza. L’argomento, se è pensato una volta, è sempre ripensato e sempre se ne parla, e alla lunga si ottengono informazioni in genere in maniera deplorevole. Per esperienza personale conosco i pessimi risultati che questa ignoranza e la ricerca costante di scoprire ogni cosa ha sulla mente e sui corpi delle studentesse. Se i genitori spiegassero accuratamente ai bambini le leggi naturali e semplici della creazione, molto male sarebbe impedito, e la conversazione non girerebbe sempre su questioni sessuali. La Bibbia è spesso consultata per la scoperta dei misteri nascosti.
“I ‘rave’ sulle insegnanti sono di gran lunga più comuni rispetto a quelli tra due ragazze. In questo caso la ragazza non fa mistero del suo attaccamento, ne parla costantemente, descrive i suoi sentimenti a chiunque si prenda cura di ascoltare e scrive lunghe lettere ai suoi amici sullo stesso argomento. Nel caso di due ragazze è più probabile che ci sia un elemento sessuale, e si prova grande piacere nello stretto contatto reciproco, nei baci e negli abbracci frequenti. Quando due ragazze unite in un ‘rave’ si separano, si scrivono lunghe lettere, spesso quotidianamente, sono lettere piene di espressioni affettuose d’amore, ecc., ma c’è anche un frequente riferimento alla felicità e alla voglia di agire bene, cose che il loro amore ha ispirato loro, mentre spesso sembrano essere generati sentimenti profondamente religiosi e si fanno molti buoni propositi. Le varie sensazioni emotive sono descritte dall’una all’altra nei minimi dettagli.
“La durata del ‘rave’ varia. Ho visto che durano anche tre o quattro anni, o il più delle volte solo pochi mesi. Occasionalmente, quello che era iniziato come un ‘rave’ potrà trasformarsi, in una sensibile e salda amicizia. Immagino che ci sia raramente qualche forma di inversione vera e propria, e col crescere i ‘rave’ in generale cessano. Che le ragazze unite da un ‘rave’ si sentano e agiscano come una coppia di amanti non c’è dubbio, e la maggior parte delle persone considera queste amicizie romantiche per il proprio sesso come dovute, in gran parte, nel caso delle ragazze nelle scuole, all’essere private della compagnia del sesso opposto. Questo può essere vero in alcuni casi, ma personalmente penso che la questione sia aperta alla discussione. Queste amicizie si trovano spesso tra le ragazze che hanno lasciato la scuola e hanno ogni libertà e anche tra le ragazze che hanno avuto numerosi flirt con il sesso opposto, che non possono essere accusate di inversione, e che hanno tutte le caratteristiche femminili e domestiche.
“A chiarimento di questi punti posso presentare il ​​caso seguente: A. e B. erano due ragazze dello stesso collegio. Appartenevano a diverse cricche, o gruppi; occupavano diverse camere da letto, non si erano mai incontrate nel loro lavoro scolastico e si conoscevano solo per nome. Un giorno per caso capitò che fossero sedute l’una accanto all’altra per un pasto. Entrambe avevano già avuto dei ‘rave’, A. verso un attore che aveva visto di recente, B. verso una donna sposata, a casa sua. Capitò che la conversazione vertesse sui ‘rave’ e provarono improvvisamente un’attrazione reciproca. Da quel momento un nuovo interesse entrò nella loro vita. Vivevano una per l’altra. A quel tempo A. aveva 14 anni, B. un anno di più. Entrambe erano un po’ precoci per la loro età, erano pratiche, di molto buon senso, molto appassionate di giochi, interessate alle loro lezioni e molto indipendenti, ma allo stesso tempo avevano spiccate caratteristiche femminili ed erano popolari presso il sesso opposto. Dopo il primo sentimento di interesse ci fu un’eccitazione sottile e il desiderio di incontrarsi di nuovo. Tutti i loro pensieri erano concentrati su questo fatto. Ogni giorno combinavano quanti più incontri privati possibile. Si incontravano nei luoghi di passaggio per dirsi buona notte con molti abbracci. Per quanto possibile nascondevano i loro sentimenti al resto del loro mondo. Diventarono inseparabili, e tra loro nacque un affetto molto duraturo e reale, ma alquanto emotivo, in cui l’elemento sessuale era sicuramente rappresentato. Anche se allora erano entrambe abbastanza ignoranti di questioni sessuali, cedevano comunque ai loro istinti sessuali in una certa misura. Si sentivano sovraccariche di sentimenti ed emozioni fino ad allora mai provati, l’istinto le spingeva a lasciare che questi sentimenti avessero un ruolo, ma istintivamente avevano anche la sensazione che lasciare andare così le cose fosse sbagliato. Cercavano di capire e di spiegare questo sentimento. Quando si separavano per un certo periodo di tempo si sentivano molto tristi e si scrivevano lettere di pagine ogni giorno, tirando fuori per iscritto i loro sentimenti reciproci. In questo momento di attiva attrazione entrambe divennero profondamente religiose per un certo tempo. La parte attiva dell’affetto continuò per tre o quattro anni, e ora, dopo un intervallo di dieci anni, sono entrambe estremamente appassionate l’una dell’altra, anche se le loro strade nella vita sono diverse e ognuna, dopo di allora, ha avuto l’esperienza dell’amore per un uomo. Entrambe guardano indietro all’elemento sessuale nella loro amicizia con un certo interesse. Si può notare per inciso che A. e B. sono entrambe le ragazze attraenti per gli uomini e le donne, e B. in particolare sembra aver sempre suscitato sentimenti di ‘rave’ nel suo sesso, senza il minimo incoraggiamento da parte sua. La durata di questo ‘rave’ fu  eccezionalmente lunga, la maggior parte durano solo pochi mesi, mentre alcune ragazze hanno un ‘rave’ dopo l’altro o due o tre insieme.
“Posso citare un altro caso, in cui io credo che se c’era una base sessuale, questa non era riconosciuta dalle parti interessate o dai loro amici Due ragazze di più di 20 anni di età, passavano in un corridoio. Scambiarono poche parole: l’inizio di un’amicizia molto calda e veloce. Dicevano che non era un ‘rave’. Erano assolutamente devote l’una all’altra, ma da quello che so di loro e da quello che da allora mi hanno detto, i loro sentimenti erano piuttosto liberi da qualsiasi desiderio sessuale, anche se il loro amore reciproco era grande. Quando si speravano si scambiavano lettere ogni giorno, ma cercavano sempre di spingersi vicendevolmente a tutte le virtù, e per quanto ho potuto capire non hanno mai dato spazio a sentimenti che non ritenessero un bene per le loro anime.
“Si scambiano lettere e regali, si scambiano promesse di amore eterno, litigano in per il solo piacere di riconciliarsi, e la gelosia si manifesta facilmente. Anche se i ‘rave’ si trovano soprattutto tra le ragazze della scuola, non si limitano affatto a loro, ma sono comuni in tutte le comunità di donne di ogni età, per esempio, di meno di 30 anni, e non sono sconosciuti tra le donne sposate, quando non vi è alcuna inversione. In queste oasi di solito non c’è, ovviamente, nessuna ignoranza delle questioni sessuali.
“Non sono in grado di dire se vi sia o meno un qualche danno diretto in queste amicizie. Nel caso delle ragazze della scuola, se non si generano troppe emozioni e se non si indulge in sensazioni sessuali, penso che possano fare più bene che male. Più tardi nella vita, quando i desideri e i sentimenti individuali sono al loro massimo, la cosa è più dubbia.”
III
Che i fenomeni che si trovano nei collegi femminili americani sono esattamente simili a quelli che si riscontrano in Italia e in Inghilterra è mostrato, tra le altre prove, da alcune comunicazioni inviate al sig. E. G. Lancaster, della Clark University, Worcester, Mass., pochi anni fa.
Il sig. E. G. Lancaster ha inviato ad oltre 800 insegnanti e agli studenti più grandi un questionario che trattava di vari punti collegati con l’adolescenza, e ha ricevuto da 91 persone risposte che contengono informazioni rilevanti per il tema che stiamo trattando.[1] Tra queste 91 persone, 28 maschi e 41 femmine erano state innamorate prima dei 25 anni, mentre 11 persone di ciascun sesso non avevano avuto esperienze d’amore, questo indica, dal momento che le femmine erano in maggioranza, che l’assenza di esperienza d’amore è più comune tra gli uomini che tra le donne. Queste risposte venivano da giovani tra i 16 e i 25 anni di età. Due maschi e 7 femmine hanno amato personaggi immaginari, mentre 3 maschi e non meno di 46 femmine parlano di amore appassionato per lo stesso sesso. L’amore dello stesso sesso, osserva Lancaster, anche se non generalmente riconosciuto, è molto comune; non è semplice amicizia; l’amore è forte, vero, e appassionato. Si può osservare che questi 49 casi sono stati segnalati, senza una richiesta specifica, dal momento che non vi era alcun riferimento all’amore omosessuale nel questionario. Molte delle risposte al programma sono così belle, osserva Lancaster, che se potessero essere stampate integralmente, non sarebbe necessario alcun commento. Egli cita alcune delle risposte. Così scrive una donna di 33 anni: “A 14 anni ho avuto il mio primo caso di amore, ma era con una ragazza. Era un amore insano, intenso, ma aveva la stessa qualità e produceva le stesse sensazioni del mio primo amore con un uomo a 18 anni. In nessuno dei due casi l’oggetto è stato idealizzato. Ero perfettamente a conoscenza dei loro difetti, tuttavia, tutto il mio essere era perso, immerso nella loro esistenza. La prima storia è durata due anni, la seconda sette anni. Nessun amore da allora è stato così intenso, ma ora queste persone, anche se sono vive, non sono per me che veri estranei.” Un’altra donna di 35 anni scrive:. “Le ragazze di età compresa tra 14 e 18 anni nei collegi o nelle scuole femminili, si innamorano spesso dello stesso sesso Questa non è amicizia. La persona amata è più grande, più matura, più affascinante e bella. Quando ero una matricola all’università sapevo di almeno una trentina di ragazze che erano innamorate di una ragazza più grande. Alcune la cercavano perché era di moda, ma sapevo che il mio omaggio e quello di molte altre, era sincero e appassionato. L’amavo perché lei era brillante e del tutto indifferente all’amore che le si dimostrava. Non era bella, anche se al momento pensavamo che lo fosse. Una delle sue adoratrici, per essere stata offesa, era stata male per due settimane. Al suo ritorno, stava parlando con me quando l’oggetto della nostra ammirazione entrò nella stanza. Lo shock fu troppo grande e svenne. Quando arrivai all’ultimo anno fui io la destinataria di sguardi languidi, versi originali, rose, e appassionate lettere scritte a mezzanotte o alle tre del mattino.” Nessuna confessione simile si registra da parte degli uomini.
IV
In Sud America fenomeni corrispondenti sono stati trovati nelle scuole e nelle università della stessa classe. Lì sono stati particolarmente studiati da Mercante nelle Scuole Superiori conventuali di Buenos Aires, dove gli studenti sono ragazze di età compresa tra 10 e 22 anni.[2] Mercante ha trovato che l’omosessualità qui non è chiaramente definita o esplicita e normalmente si combina con una predisposizione al romanticismo e al misticismo. È di solito di tipo passivo, ma in questa forma è così diffusa da costituire una sorta di epidemia. È risultata più evidente nelle istituzioni in cui si è data la massima attenzione all’istruzione religiosa.
Le ricreazioni della scuola in questione erano tranquille e snervanti; le attività sportive o chiassose erano proibite al fine di coltivare le buone maniere. Nelle stanze per il gioco, le ragazze osservavano strettamente l’etichetta, e la disciplina era rispettata indipendentemente dalla supervisione da parte delle insegnanti. Mercante non riusciva a credere, comunque, che il decoro fosse più che esterno.
Più tardi, quando le ragazze si separavano, le si trovava in coppie o in piccoli gruppi, negli angoli, sulle panchine, accanto alle colonne, a braccetto o che si tenevano per mano. Si potrebbero fare ipotesi sui loro discorsi. “La loro conversazione e le loro confidenze sono giunte fino a me indirettamente. Erano innamorate che parlavano delle loro storie. Nonostante il carattere spirituale e femminile di queste unioni, un elemento era attivo, l’altro passivo, confermando in tal modo gli autori che trattano di questa materia, Garnier, Régis , Lombroso, Bonfigli.”
Mercante ha trovato che i punti di vista dei due membri di ogni coppia erano molto diversi sotto il profilo morale. “Una prende l’iniziativa, comanda, si preoccupa, offre, dà, prende le decisioni, considera il presente, si immagina il futuro, supera le difficoltà, dà incoraggiamento, l’altra è docile, tralascia le controversie, ed esprime il suo affetto con dolci parole e promesse di amore e sottomissione. L’atmosfera, silenziosa e tranquilla, è stata, tuttavia, accusata di essere altresì carica di gelosia, battibecchi, desideri, illusioni, sogni e lamenti.”
L’informatrice di Mercante gli assicurò che praticamente ogni ragazza aveva le sue simpatie, e che c’erano almeno una ventina di storie d’amore ben definite. La ragazza attiva inizia la conquista con un gioco di sguardi, poi diventa più intima, e, infine, fa proposte. Essendo le donne molto adattabili, la neofita, a meno che non sia ribelle, entra nello spirito di tutto questo. Se non è compiacente, deve prepararsi ad un conflitto, perché la preda diventa tanto più desiderabile quanto maggiore è la resistenza che si incontrata.
È stata offerta a Mercante l’opportunità di osservare parte della corrispondenza tra le ragazze. Nonostante la mediocre formazione e le mediocri capacità in altri aspetti, le ragazze parlano e scrivono per quanto riguarda le loro storie d’amore con il lessico e lo stile più ammirevole. Non ci vengono forniti elementi per quanto riguarda i rapporti intimi effettivi tra le ragazze.
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[1] E. G. Lancaster, “The Psychology and Pedagogy of Adolescence,” Pedagogical Seminary, Luglio, 1897, p. 88.
[2] Victor Mercante, “Fetiquismo y Uranismo feminino en los internados educativos,” Archivos de Psiquiatria y Criminologia, 1905, pp. 22-30; riassunto da D. C. McMurtrie, Urologic Review, Agosto, 1914.
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