mercoledì 4 marzo 2015

JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA 2

III.
LETTERATURA – descrittiva.
L’inversione sessuale può vantare una letteratura moderna voluminosa, poco nota ai comuni lettori. Una parte considerevole di questa letteratura è pornografica e non c’è bisogno di soffermarci su di essa.1) Interessante è invece la letteratura descrittiva, scientifica, storica, antropologica, apologetica e, polemica. Mi propongo di affrontarla ora con un paio di libri per ciascuno di questi tipi.
Il primo che cade sotto la mia mano è scritto da un ufficiale francese, ex capo del dipartimento di polizia per il buon costume a Parigi.2) Il signor Carlier, per dieci anni, ha avuto ottime opportunità di studiare le abitudini dei prostituti professionali e dei loro frequentatori. Carlier ha condensato i risultati della sua esperienza in sette capitoli molto sgradevoli, che offrono un quadro rivoltante del vizio e dell’estorsione elevata a sistema nella grande metropoli.
“Nei numerosi libri”, dice il signor Carlier, “che trattano della prostituzione, le passioni contro natura sono state finora sempre volutamente omesse. Ufficialmente l’opinione pubblica non le riconosce, il potere legislativo neppure se ne preoccupa. La polizia è lasciata sola a reagire contro di loro e la lotta impari potrebbe un giorno cessare, in quanto non è sostenuta da alcun testo del codice e da alcuna regolamentazione dello stato. Quando ciò accade, la pederastia diventa una calamità assai più pericolosa e più scandalosa rispetto alla prostituzione femminile, la cui organizzazione condivide in pieno. Un magistrato ha dichiarato una volta che a Parigi c’è la scuola dove si formano i criminali più abili e audaci, e come un dato di fatto, produce associazioni di mascalzoni speciali, che usano la pederastia come mezzo di furto e di ricatto, non fermandosi neppure prima di arrivare all’omicidio, nell’esecuzione delle loro trame. ”
Si vede da questo esordio che il signor Carlier considera l’argomento interamente dal punto di vista della prostituzione. Egli ha dimostrato abbondantemente che la prostituzione maschile è organizzata a Parigi con lo stesso sistema della prostituzione femminile, ed ha dimostrato che da questo sistema derivano gli stessi pericoli per la società.
Un animus violento contro le passioni innaturali gli fa esagerare questi pericoli, perché è chiaro che il vizio normale non è meno privo di sordida immoralità e di crimini di violenza rispetto al suo gemello contro natura. Entrambi sono fornicazione; e ovunque, a Corinto, come a Sodoma, la prostituta va di pari passo con il bullo, il ladro, e il tagliagole.
Con riferimento alla situazione giuridica di queste passioni in Francia, egli dice: “La pederastia non è punita dalle nostre leggi e può venire solo alla portata del codice in virtù delle circostanze in cui può essere praticata. Se i fatti avvengono in presenza di testimoni o in un luogo aperto alla vista di chiunque, ci sarà un oltraggio alla decenza. Qualora dei minori siano sedotti, ci può essere la prova della istigazione abituale di minorenni alla corruzione, o addirittura lo stupro. Ma la passione in sé non è soggetto a sanzione penale, ma è solo un vizio derivante da uno dei sette peccati capitali Non abbiamo alcuna intenzione di analizzare questo istinto perverso. Dal momento che la legge non se ne occupa, noi faremo come la legge Passeremo sotto silenzio tutti i suoi dettagli privati, occupandoci solo di quello che l’occhio può vedere, cioè di quello che può essere definito vera e propria prostituzione.”
Il signor Carlier procede descrivendo le due classi principali di prostituti maschi, che in Francia sono conosciute come zie [tantes] e amanti. [amateurs] I primi sono suddivisi in rami minori, con le denominazioni di jésus, piccoli jésus, corvette (termine navale) e soldati. Gli altri, cioè gli amanti, chiamati anche rivettes, si distinguono per i loro gusti relativi ai diversi tipi di tantes.
Coloro che sono interessati a tali questioni possono rivolgersi alle pagine del signor Carlier per informazioni di dettaglio per quanto riguarda le abitudini, i cenacoli, le case di dissolutezza, i bulli, gli utili, i metodi di estorsione, le abitazioni, i balli, i banchetti, e persino le feste di matrimonio di queste persone. Si rivela così un mondo particolare del vizio clandestino in una grande città e documenti autentici, abbondantemente presentati, rendono l’immagine vivida nei suoi dettagli. Dai documenti ufficiali passati per l’ufficio del signor Carlier in dieci anni (1860-1870), si compila un elenco di 6.342 pederasti di cui la Polizia è venuta a conoscenza: 2.049 parigini, 3.709 provinciali, 484 stranieri. Di questi 3.532, più della metà, non poteva essere condannata per atti illegali.
Pur dedicando gran parte della sua attenzione ai prostituti di professione che si vestono come le donne, e sono diventati esattamente simili ai giovani effeminati descritti in “Monsieur Vénus”,3) Carlier fornisce alcuni dettagli curiosi circa l’esercito francese. I soldati non sono meno ricercati in Francia che in Inghilterra o in Germania, ed esistono case speciali per la prostituzione militare sia a Parigi sia nelle città di guarnigione. 4) Su questo punto va osservato che Carlier esprime un parere molto forte per quanto riguarda la contagiosità della passione innaturale. E certamente molti fatti conosciuti circa l’esercito francese dimostrano che queste abitudini sono state contratte in Algeria, e si sono diffuse in misura formidabile attraverso interi reggimenti.5)
In conclusione, il signor Carlier, anche se deplora così fortemente l’impunità concessa di diritto dalla legge francese all’inversione sessuale, ammette che questa non ha aumentato il male. Parlando dell’Inghilterra, dove le sanzioni legali sono abbastanza pesanti, dice: “Anche se lì lo chiamano il crimine senza nome, in Inghilterra ha almeno tanti devoti, come in Francia, e sono altrettanto depravati.” 6)
IV.
LETTERATURA – MEDICO-LEGALE.
Il libro di Carlier affronta gli aspetti esterni della sessualità invertita, come questa esiste a Parigi sotto la forma particolare della prostituzione. L’autore confessa di non sapere nulla di più sul tema di quello che è venuto a sua conoscenza nella pratica quotidiana del suo mestiere di poliziotto. Scrive con animosità scusabile. Vediamo subito che non è né un filosofo per natura, né un uomo di scienza, ma solo un cittadino, dotato della antipatia del cittadino normale per le passioni diverse dalle sue. Posto a capo dell’Ufficio del buon costume, Carlier si è trovato in rotta di collisione con una tribù di gente che non poteva legalmente arrestare, ma che egli odiava cordialmente. Erano palesemente viziosi; e (ciò che era particolarmente odioso per l’uomo normale) questi esseri degradati erano tutti maschi.
Vide che l’intolleranza pubblica verso le “passioni innaturali”, che lui calorosamente condivideva, incoraggiava un sistema organizzato di ricatto. Senza soffermarsi sulla domanda se l’opinione pubblica potesse essere modificata, denunciò quella banda nociva come parassiti della società. Il fatto che l’Inghilterra, con i suoi divieti legali, soffrisse nella stessa misura della Francia dalla maledizione della “pederastia”, non fu sufficiente a fermarlo. Di conseguenza, la luce che ha gettato sul tema di questo trattato illumina solo le tane scure del vizio del sesso maschile in una grande città. Egli ci lascia dove eravamo circa il problema psicologico ed etico. Egli mostra quali profonde radici la passione affondi nei centri della civiltà moderna, e come essa alimenti condizioni di infiammabilità nel medesimo tempo dolorose per le sue vittime e imbarazzanti per un agente di polizia.
Gli autori che si occupano di medicina legale hanno il posto seguente nella fila di testimoni letterari. Non è loro compito indagare la condizione psicologica delle persone sottoposte all’azione delle leggi. Essi sono interessati alla legge stessa, e a quelle circostanze fisiche che possono portare nel funzionamento della legge all’imputazione dell’accusato o al rimandarlo libero dalla punizione.
Eppure la loro funzione, importando la qualità del medico nella sfera della giurisprudenza, li rende più preoccupati del problema di fondo di un semplice agente di polizia. Ci aspettiamo un imparziale esame scientifico da tali autorità, e in qualche misura lo troviamo.
Gli scrittori più importanti di medicina legale al momento presente in Europa sono Casper (edito da Liman) per la Germania, per la Francia Tardieu, e Taylor per l’Inghilterra. Taylor è così reticente sull’argomento del reato innaturale che il suo manuale su “Principi e Pratica della Giurisprudenza medica” non richiede un esame minuto. Si può tuttavia osservare che crede che le false accuse siano ancora più comuni in questa materia che nel caso di stupro, dal momento che troppo spesso diventano mezzi di ricatto. Per questo motivo egli lascia l’indagine di questi crimini agli avvocati.
Sia Casper e Tardieu discutono il tema dell’inversione sessuale con antipatia. Ma ci sono dei punti notevolmente diversi nel metodo e nelle conclusioni dei due autori. Tardieu, forse perché è francese, educato alla scuola di Parigi, che abbiamo imparato a conoscere da Carlier, presuppone che tutti i soggetti della passione siano criminali o viziosi. Egli non opera alcuna distinzione psicologica tra pederasta e pederasta. Egli non trova altro nome per loro, e guarda tutto l’insieme come esseri degradati volontariamente che, per la gratificazione di desideri mostruosi, si sono desessualizzati. Gran parte del suo lavoro è dedicato a descrivere quelli che ritiene essere i segni di immoralità attiva e passiva nei corpi delle persone dipendenti da queste abitudini.7) E’ evidente che la fantasia ha agito potentemente nella formazione delle sue teorie. Ma non è questo il luogo per discutere i dettagli.8)
Casper e Liman avvicinano l’argomento con quasi uguale disgusto, ma con più riguardo per la verità scientifica rispetto a Tardieu. Essi sottolineano che il termine pederasta è del tutto insufficiente a descrivere le varie categorie di persone di sesso maschile affette da inversione sessuale. Si aspettano chiaramente, col tempo, una di mitigazione generale delle sanzioni in vigore contro tali individui. Secondo loro, le leggi penali della Germania settentrionale, in occasione della loro ultima revisione, sarebbero state probabilmente modificate, se i giuristi non fossero stati dell’avviso che le credenze popolari sulla criminalità dei pederasti dovevano essere considerate.9) Di conseguenza, un gran numero di persone irresponsabili, secondo il parere di esperti come Casper e Liman, sono ancora esposte a punizioni per effetto di leggi emanate sotto l’influenza di errori volgari.
Questi scrittori non si preoccupano delle definizioni dei codici, e nemmeno della diagnosi psicologica delle persone accusate. Il loro compito consiste nello stabilire le regole in base alle quali un’autorità medica, consultata in un caso dubbio, può formare la sua visione circa la colpevolezza o l’innocenza dell’imputato. La loro attenzione è rivolta principalmente alla rilevazione di segni sui corpi degli individui incriminati.
La questione della diagnosi fisica li conduce ad una grave critica verso Tardieu. Attaccano polemicamente ciascuno dei punti che Tardieu ha tentato di stabilire. Devo accontentarmi di fare riferimento al passaggio del loro lavoro che si occupa del tema importante.10) Basti dire qui che rifiutano tutti i segni come almeno dubbi, tranne una certa deformazione di una parte del corpo, che può eventualmente essere considerata come prova della prostituzione abituale, quando si verifica in presone abbastanza giovani. Certamente ammettono che le ferite, le violente abrasioni della pelle, in alcuni luoghi, e alcune affezioni sifilitiche favoriscano fortemente la presunzione di un atto criminale. Infine, dopo aver insistito sulla precarietà dei presunti segni di Tardieu, e sottolineando la responsabilità assunta dai medici che basano il loro giudizio quei segni, i due tedeschi riassumono le loro conclusioni con le seguenti parole (p 178). “E’ estremamente notevole che mentre Tardieu cita 206 casi, e riferisce una lista selezionata di 19, che gli sembrano mostrare queste conformazioni particolari degli organi, presenta invece un solo caso in cui la conformazione sembra priva di dubbi. Lasciate che uno sfogli i suoi 19 casi, e sarà inorridito dalle condanne senza esitazioni pronunciate da Tardieu.” Le due note di esclamazione che chiudono questa frase nel testo originale sono pienamente giustificate. E’ davvero terribile pensare che una persona, implicata in qualche folle accusa, possa vedere il suo destino fissato da un dottrinario come Tardieu. L’antipatia e l’ignoranza nei giudici e nel pubblico, in combinazione con criteri erronei di valutazione nello specialista, non possono non condurre in questi casi a qualche grave travisamento della giustizia.
Allontanandoci dal problema della diagnosi e dalla polemica contro Tardieu, va osservato che Casper è stato il primo scrittore di questa categoria a stabilire la distinzione tra perversione innata e acquisita dell’istinto sessuale. La legge non riconosce questa distinzione. Se un atto criminale è dimostrato, la condizione psicologica dell’agente è giuridicamente indifferente – a meno che si possa dimostrare che lui era chiaramente pazzo e irresponsabile, nel qual caso può essere consegnato ad un manicomio invece ad un carcere. Ma Casper e Liman, dopo aver studiato la questione delle malattie sessuali in generale, e dato il giusto peso alle opere di Ulrichs, richiamano l’attenzione sulle grandi differenze che esistono tra le persone nelle quali gli appetiti anormali sono innati e quelle in cui sono invece acquistati. Le loro rappresentazioni dei due tipi meritano di essere tradotte e presentate in una forma un po’ condensata. 11)
“Nella maggior parte delle persone che sono soggette questo vizio, esso è congenito, o comunque l’inclinazione sessuale può essere seguita all’indietro nel tempo fino agli anni dell’infanzia, come una sorta di ermafroditismo fisico. Il contatto sessuale con una donna ispira loro vere sensazioni di disgusto. La loro immaginazione si diletta con bei ragazzi o con statue o immagini di bei ragazzi. Nel caso di questa numerosa classe di pederasti non c’è quindi nessuna fantasia depravata al lavoro, nessuna crisi morale conseguente alla sazietà di appetito sessuale naturale.12) Il loro impulso congenito spiega il fatto, inoltre, che molti pederasti sono dipendenti da ciò che può essere definito una voluttuosità platonica, e si sentono attratti verso gli oggetti del loro desiderio con un calore di passione più fervente di quello che è comune nei rapporti tra sessi opposti, e che, in altri casi ancora, essi sono soddisfatti con abbracci, da cui ottengono un piacere reciproco. Westphal sostiene che questa espressione anomala l’appetito sessuale è spesso il sintomo di una condizione neuropatica o psicopatica molto più frequentemente di quanto si creda.” 13)
“Nel caso di un’altra classe di uomini, al contrario, il gusto per questo vizio è stato acquisito nella vita, ed è il risultato di un eccesso di sazietà nei piaceri naturali. Le persone di questo tipo a volte indulgono ai loro appetiti lordi alternativamente con entrambi i sessi. Una volta ho osservato un uomo, che dopo aver contratto una malattia venerea con le donne, adottò la paderastia per paura di un’altra infezione, ma era, si deve ammettere, una persona debole di mente. In tutte le grandi città d’Europa il vizio va strisciando, non notato dai non iniziati. Sembra che non vi sia alcun punto abitato del globo dove non possa essere scoperto. Ho detto: non notato dai non iniziati, a ragion veduta. Nell’antichità i membri della setta avevano i loro propri mezzi di riconoscimento reciproco. E nel tempo presente, questi uomini si riconoscono a prima vista. inoltre, si trovano ovunque, in ogni luogo della società, senza alcuna eccezione ‘Riconosciamo subito l’altro’, dice l’autore di una relazione alla quale farò riferimento nel seguito: ‘Un semplice scambio di sguardi è sufficiente; e non sono mai stato ingannato. Sul Rigi, a Palermo, al Louvre, nelle Highlands della Scozia, a Pietroburgo, allo sbarco nel porto di Barcellona, ho trovato gente, mai vista da me prima, e che io individuato in un secondo’. Diversi uomini di questo tipo che ho conosciuto (continua Casper) sono certamente abituati a vestire e si adornano in maniera piuttosto femminile. Tuttavia, ci sono pederasti irriconoscibili, che presentano un aspetto completamente diverso, alcuni dei quali, anziani, negligenti nel loro abbigliamento, le persone delle classi inferiori, poi, non si distinguono per nulla nella loro esteriorità da altre persone dello stesso livello.”
La Scienza medico-legale ha fatto un notevole passo quando Casper ha adottato la distinzione dei due tipi di inversione sessuale. Ma, come sempre accade nell’analisi dei fenomeni finora trascurati, la classificazione è di gran lunga inferiore alle necessità del problema. Mentre tratta di inversione sessuale acquisita, pensa solo ai debosciati. Egli non sembra aver considerato una domanda più profonda – più profonda nel per il suo peso sul modo in cui la società dovrà fare i conti con tutto il problema – il problema di quanto questi istinti siano in grado di essere comunicati per contagio a persone nella pieno esercizio del vigore sessuale.
Ha lasciato fuori del suo conto il gusto, la moda, la preferenza, come fattori di diffusione delle passioni anomale. Anche se questa è una questione minore, è singolare che egli abbia dovuto limitare le sue osservazioni sulla massoneria tra i pederasti a coloro in cui l’istinto è acquisito perché esiste altrettanto o anche più tra quelli in cui essa è congenita.
Il risultato di tutta la questione, tuttavia, è che il miglior libro sulla giurisprudenza medica ora esistente ripudia le enormità del metodo di Tardieu, e dà per dimostrato che “la maggior parte delle persone che sono soggette” all’inversione sessuale vengono al mondo, o abbandonano la culla, con la loro inclinazione chiaramente definita.
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1) La letteratura antica abbonda di prosa e poesia relativa all’ amore omosessuale. Solo una parte di questa letteratura può essere chiamata pornografico: tra i Greci, la Μοῦσα Παιδική, alcune parti di Luciano, alcuni accenni occasionali in Ateneo e Aristofane forse meritano il nome di pornografia; tra i romani, la Priapea, il Satyricon di Petronio, alcune elegie e satire. La letteratura italiana può mostrare la Rime Burlesche, l’Ermafrodito di Beccadelli, il Canti carnascialeschi, le poesie maccheroniche di Fidenzio, e il racconto notevolmente esplicito intitolato “Alcibiade fanciullo a scola.” Balzac ha trattato il tema, ma con riserva e delicatezza. Di Mirabeau “Erotika Biblion” è una sorta di classico sull’argomento. Nella letteratura inglese, se si eccettuano Sonetti di Shakespeare, le poesie di George Barnfield, alcune parti di Marlowe, “Roderick Random, la satira di Churchill “The Times”, le passioni omosessuali sono state raramente trattate, e nessuna di queste opere è pornografica. In Germania, il conte von Platen, vittima di Heine, era certamente un Urning; ma le sue imitazioni omosessuali della poesia persiana sono pure, benché appassionate. Non conosco se non i titoli di alcuni libri tedeschi nettamente pornografici. Quello che segue sembra essere di questo tipo:. Mannesliebe, oder drei Jahre aus dem Leben eines Jungen Mannes ”
2) Les Deux Prostitutions, par F. Carlier, Ancien Chef du Service actif des Mœurs à la Préfecture de Police. Paris, Dentu, 1889.
3) Paris, Brossier 1889.
4) Nel romanzo militare recentemente pubblicato ” Sous Offs ” (Lucien Descaves, Paris, Tresse et Stock, 1890) alcuni dettagli sono dati riguardo a stabilimenti di questo tipo. Vedere pp. 322, 412, 417, per una descrizione della rivendita di alcolici chiamata “Aux Amis de l’Armée”, dove alcuni camerieri si trattenevano per fare spettacolo, e anche alcuni dei frequentatori, tra cui in particolare l’aiutante Laprévotte (vedi p. 44).
5) Sulle abitudini della Legione Straniera, vedere Ulrichs, Ara Spei, p. 20; Memnone, p. 27. Anche il rapporto del generale Brossier, citato da Burton, in “Arabian Nights”, vol. X. p. 251.
6) p. 459
7) Tardieu, op. cit., pp. 213-255.
8) Nell’affrontare Tardieu, Casper-Liman, e Tarnowsky, ho indirizzato il lettore a passaggi nelle opere delle tre autorità mediche che hanno parlato in modo più deciso di questo argomento. Dopo aver confrontato le loro prove, mi sembra che le cose stiano così. Sia le prostitute che i prostituti sono esposti a notevoli rischi di deformazione fisica nell’esercizio del loro commercio illecito. Ma sia i maschi che le femmine, se mantengono le loro propensioni viziose nei limiti della temperanza, non offrono deformazioni fisiche all’osservazione. Solo quegli uomini che per anni hanno praticato la prostituzione promiscua guadagnano epiteti come il εὐρύπρωκτος in gergo greco, o culo rotto in Italiano.
9) Casper-Liman, op. cit., vol. i. p. 164.
10) Casper-Liman, op. cit., vol. i. pp. 174-181.
11) Op. cit., vol. i. pp. 164-166.
12) Aver criticato Tardieu per il suo uso dell’epressione pederasta, Casper e Liman non possono trovare di meglio.
13) Westphal: Die Conträre Sexualempfindung. Archiv für Psychatrie, vol. ii. I.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay:  http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=4983

martedì 3 marzo 2015

JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA

Prefazione di Project
Sono da sempre un ammiratore di John Addington Symonds, ho pubblicato online nella biblioteca di Progetto Gay un saggio su di lui e ritengo sia doveroso farne conoscere l’opera anche agli omosessuali del XXI secolo. Il testo che mi accingo a tradurre è interessantissimo, parte da una sintetica descrizione del punto di vista cristiano sulla omosessualità, analizza la distinzione tra letteratura pornografica e letteratura omosessuale descrittiva, analizza poi il punto di vista della medicina legale secondo Tardieu e quello della psicologia clinica secondo Moreau, Tarnowsky, Krafft-Ebing e Lombroso, prende in esame la letteratura storica e antropologica sul tema della omosessualità, quella polemica di Karl Heinrich Ulrichs e quella idealistica di Walt Whitman. 
Il saggio, pur se nella forma e nel linguaggio è ancora tipicamente ottocentesco, è uno dei primi tentativi di affrontare il tema dell’omosessualità con metodo autenticamente scientifico. Symonds è un pioniere senza preconcetti, che ha cercato, con tutti i mezzi che gli erano accessibili, di approfondire seriamente l’argomento; sono gli uomini come lui che hanno avviato il processo di emancipazione della omosessualità, i cui frutti, quantunque incompleti, hanno cambiato e continueranno a cambiare la vita degli omosessuali.
Il testo originale in Inglese e facilmente accessibile (per esempio:
http://www.gutenberg.org/ebooks/32588) e ne esiste anche la copia audio liberamente scaricabile, letta lentamente in un Inglese perfetto;
https://librivox.org/author/2231?primar … et_results )
Eccovi la prima parte.

UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA
OSSIA
UN’INDAGINE SUL FENOMENO DELL’INVERSIONE SESSUALE
INDIRIZZATA IN PARTICOLARE A MEDICI PSICOLOGI E GIURISTI
DI
JOHN ADDINGTON SYMONDS
LONDON
1896
Traduzione di Project, 
Per la BIBLIOTECA DI PROGETTO GAY
INTRODUZIONE.
C’è una passione, o una perversione del desiderio che, come tutte le passioni umane, ha avuto una parte considerevole nella storia del mondo, nel bene o nel male, ma non ha ancora ricevuto l’attenzione filosofica e l’indagine scientifica che merita. La ragione di ciò può essere nel fatto che in tutte le società cristiane la passione in questione è stata condannata alla condizione di paria; di conseguenza, la filosofia e la scienza non si sono degnate di farne oggetto di specifica analisi. Solo un grande popolo in epoche passate, il popolo greco, al quale dobbiamo l’eredità delle nostre idee, è riuscito a sollevarla al livello di entusiasmo cavalleresco. Tuttavia, la troviamo presente ovunque e in tutti i periodi della storia. Non possiamo prendere in considerazione i libri religiosi, i codici legali, gli annali, le descrizioni dei costumi di una qualsiasi nazione, grande o piccola, potente o debole, civile o selvaggia, senza incontrare questa passione in una forma o nell’altra. A volte assume l’atteggiamento calmo e dignitoso di un merito cosciente, come a Sparta, Atene, Tebe, a volte si rintana nelle buche e negli angoli, nascondendo la testa imbarazzata e si ritira dalla luce del giorno, come nelle capitali dell’Europa moderna.
Ci si presenta nelle steppe dell’Asia, dove orde di nomadi bevono il latte di cavalle; nel bivacco dei guerrieri Keltish, che giace avvolta in pelli di lupo intorno ai fuochi del loro campo; sulle sabbie d’Arabia, dove il Beduino solleva la polvere del deserto in squadroni volanti. La riconosciamo tra i palmeti delle isole dei mari del Sud, nelle case di carta e nei templi-giardino del Giappone, dentro le capanne di neve degli Eschimesi, sotto l’afosa vegetazione del Perù, oltre le correnti di Shiraz e le acque del Gange, nella chiara aria fredda di inverni scandinavi. Pulsa nelle nostre grandi città, il suo battito può essere sentito a Londra, a Parigi, a Berlino, a Vienna, non meno che a Costantinopoli, a Napoli, a Teheran e a Mosca. Questa passione si trova una casa nelle valli alpine, nei burroni albanesi e nei canyon californiani, nelle gole delle montagne caucasiche e, una volta seduta, vestita di porpora imperiale, sul trono dei Cesari romani o coronata con la tiara sulla cattedra di San Pietro. Si è messa in mostra, decorata con le araldiche di Francia e Inghilterra, in cerimonie di incoronazione a Reims e Westminster. I palazzi reali di Madrid e Aranjuez raccontano storie che la riguardano. Così fanno i cortili in rovina di Granada e il castello-fortezza di Avignone. Brillava con chiaro splendore nelle palestre dell’Ellade e rendeva più forti gli eroi della libertà greca che stavano per morire per la loro ultima speranza vana sulle pianure di Cheronea. Dotata di vita inesauribile, a dispetto di tutto quello che è stato fatto per sopprimerla, questa passione sopravvive largamente negli stati e nelle città moderne, penetra la società, si fa sentire in ogni parte del globo, dove uomini sono avvezzi alla familiarità con altri uomini.
Ma nessuno osa parlarne; o se lo fanno, trattengono il fiato, e fanno precedere le loro osservazioni da condanne.
Coloro che leggeranno queste righe saranno difficilmente in dubbio su quale sia la passione alla quale faccio riferimento. Ciò che è stato attestato sempre, dovunque e da tutti sicuramente merita un nome. Eppure faccio fatica a trovare un nome che non sembri sporcare queste pagine. Le lingue d’Europa, perfezionatesi nel XIX secolo, non forniscono alcun termine per questa caratteristica persistente della psicologia umana, che non comporti una qualche implicazione di disgusto, di vergogna o di vituperio. La scienza, però, recentemente – proprio negli ultimi venti anni – ha inventato un’espressione conveniente, che non pregiudica la questione in esame. Essa parla di “istinto sessuale invertito”, e con tale espressione neutra il ricercatore ha buone ragioni per essere soddisfatto.
La sessualità invertita, l’istinto sessuale deviato dal suo canale normale, diretto (nel caso dei maschi) ai maschi, costituisce l’argomento del discorso che seguirà. Lo studio sarà limitato ai tempi moderni, e a quelle nazioni che considerano il fenomeno con avversione religiosa. Questo rende l’indagine particolarmente difficile, ed espone il ricercatore, a meno che non sia un esperto in malattie della mente e dei centri nervosi, al rischio almeno di qualche interpretazione errata. Tuttavia, non vi è alcuna ragione valida per cui il compito di istruzione e di analisi non debba essere intrapreso. In effetti, ci si potrebbe piuttosto chiedere perché gli osservatori imparziali e curiosi dell’umanità non hanno tentato di capire un problema che devono affrontare ad ogni svolta nelle loro ricerche storiche e nella vita quotidiana. Senza dubbio la loro trascuratezza è dovuta ad una naturale o acquisita ripugnanza e ai sentimenti di disgusto e di odio derivanti da una tradizione immemorabile e distruttiva delle simpatie che dovrebbero animare un pioniere davvero zelante.
Tuttavia, ciò che è umano non è estraneo a nessun essere umano. Ciò che la legge punisce ma, a dispetto della legge, persiste e si rinvigorisce, dovrebbe richiamare l’attenzione. Tutti noi siamo responsabili in qualche misura del mantenimento e dell’applicazione delle nostre leggi. Come certamente la scienza evolutiva insegna, siamo tutti interessati ai fatti dell’antropologia, per quanto repellenti alcuni di questi possono essere per i nostri sentimenti. Non possiamo eludere le condizioni di atavismo e di eredità. Ogni famiglia corre il rischio di mettere al mondo un ragazzo o una ragazza la cui vita sarà amareggiata dalla sessualità invertita ma, sotto tutti gli altri aspetti, non sarà né migliore né peggiore di quella dei membri normali della casa. Sicuramente, poi, è nostro dovere e nostro interesse imparare quello che possiamo sulla natura di questa passione e arrivare attraverso la comprensione ad un metodo razionale per trattare con essa.
I. IL PUNTO DI VISTA CRISTIANO.
Dal momento che questa analisi è limitata alle reali condizioni della vita contemporanea, non abbiamo bisogno di discutere i vari modi in cui il fenomeno dell’inversione sessuale è stato praticamente trattato dai popoli con le cui tradizioni e religioni non abbiamo affinità.
D’altra parte, è della massima importanza arrivare ad una visione corretta dei passaggi con cui le nazioni cristiane, separandosi dal paganesimo antico, hanno introdotto una nuova e rigorosa moralità nella loro concezione di questo argomento, e hanno fatto rispettare le loro opinioni etiche attraverso divieti legali di tipo veramente terribile.
Senza sminuire o valutare pregiudizialmente questa nuova moralità, ormai quasi universalmente considerata come un grande progresso in avanti rispetto all’etica del precedente mondo pagano, si deve osservare che essa è sorta quando la scienza non esisteva, quando lo studio dell’umanità non era emerso dalla culla, e quando la teologia era in ascesa. Non dobbiamo dunque aspettarci da essa distinzioni fini, né indagini antropologiche, né analisi psicologiche, né spirito di tolleranza. Essa semplicemente decretava che quello che era stato fino ad allora considerato immorale, nel peggiore dei casi dovesse ormai essere classificato tra i crimini contro Dio, contro la natura, contro l’umanità e contro lo stato.
Aprendo la Bibbia, vi troviamo gravi sanzioni collegate all’inversione sessuale dalla legge mosaica, nell’interesse della popolazione e in sintonia con la teoria ebraica dell’abominio di Dio. La lezione è trasmessa tramite la leggenda delle due città, Sodoma e Gomorra, distrutte dal fuoco a causa della loro abitudinario indulgere a trasgressioni sessuali non normali. Qui le “fiamme vendicatrici” del codice romano appaiono per la prima volta, il rogo e le fiamme, cui la normativa medioevale condannava i trasgressori di questo tipo.
San Paolo, imbevuto di etica ebraica, denunciò la corruzione dei Gentili in queste parole: “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: poiché anche le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura: e allo stesso modo anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri; gli uomini con gli uomini per fare ciò che è sconveniente, e ricevendo in se stessi la giusta ricompensa del loro errore”.
Cristo non ha pronunciato nessun giudizio su quello che oggi chiamiamo l’inversione sessuale. Né una luce né una guida viene da Lui, salvo quanto può essere indirettamente derivato dal suo comportamento verso la donna sorpresa in adulterio.
Quando l’Impero adottò il cristianesimo, aveva quindi le tradizioni della legge mosaica e il primo capitolo della Lettera ai Romani per guidare i suoi legislatori su questo argomento. Gli imperatori sentivano oscuramente che i principali impulsi dell’energia umana andavano progressivamente indebolendosi; la popolazione tendeva a diminuire; il territorio dell’impero si riduceva lentamente di anno in anno sotto i loro occhi. In quanto depositari di una religione superiore e di una morale più nobile, si sentirono in dovere di sradicare le usanze pagane e di dispiegare la bandiera della purezza sociale. La corruzione delle città romane era diventata abominevole. La pigrizia e la viltà dei cittadini romani minacciavano rovinosamente la convivenza civile. Reprimere gli appetiti sessuali non era compito del sovrano. Era fin troppo evidente che questi desideri naturali non predisponevano più il popolo alla procreazione e ad una fertilità sufficiente. La generazione nata sul suolo romano era inadeguata a far fronte alla marea di barbari che muovevano all’assalto. La saggezza si limitava ad un tentativo di riabilitare il matrimonio, la vita domestica di famiglia, nel frattempo un certo vizio sollevava sommosse nella la società, un vizio per il quale il Signore aveva fatto piovere fuoco e zolfo su Sodoma, un vizio che il codice di Mosè puniva con la morte, un vizio considerato da san Paolo la giusta ricompensa del proprio traviamento.”
Giustiniano, nel 538 d.C., sembra essere stato terrorizzato da carestie, terremoti e pestilenze. Vide, o finse di vedere in queste calamità la mano vendicatrice di Geova, la “ricompensa che era opportuna” misteriosamente profetizzata da San Paolo. Allora egli fulminò il suo editto contro i peccatori contro natura, e per questo essi furono condannati ai tormenti e alla pena suprema della morte. Il preambolo alla sua celebre Novella 77 riporta i principi su cui la Novella è stata formata: “Per paura che, come risultato di questi atti empi, intere città siano messe a morte insieme ai loro abitanti, come ci insegna la Sacra Scrittura, cioè che attraverso questi atti le città sono morte con gli uomini che vi si trovavano … è a causa di tali crimini che le carestie e i terremoti hanno luogo, e anche le pestilenze.”
Prima di Giustiniano, sia Costantino che Teodosio avevano approvato leggi contro l’inversione sessuale, condannando i colpevoli alle “fiamme vendicatrici”. Ma queste leggi non erano state rigidamente applicate, e l’opinione moderna sul tema si può dire che derivi dalla legislazione di Giustiniano. L’opinione comune, in materia di costumi e comportamenti, segue sempre la legge. Anche se gli editti imperiali non potevano sradicare una passione che è insita nella natura umana, ebbero comunque l’effetto di indurre a punizioni estreme in tutti i codici delle nazioni cristiane, e di creare un’antipatia sociale permanente.
II. ERRORI COMUNI.
Le osservazioni Gibbon sulla legislazione di Costantino, Teodosio e Giustiniano forniscono un discreto esempio del modo in cui gli uomini colti e di mente aperta hanno a tutt’oggi considerato ciò che, dopo tutto, è un fenomeno degno di considerazione fredda e calma. “Tocco”, dice, “con riluttanza, e tratto di mala voglia un vizio molto odioso, di cui la modestia rifiuta il nome e la natura detesta l’idea.” Dopo una breve allusione alla morale etrusca, greca, e romana, procede ad esaminare i decreti di Costantino: l’ adulterio fu dichiarato per la prima volta reato capitale e le stesse pene furono inflitte ai colpevoli di pederastia attiva di pederastia; e tutti i criminali, di condizione libera o servile, erano o annegati, o decapitati, o gettati vivi nelle fiamme vendicatrici.”1) Poi, senza ulteriori commenti, egli osserva:” Gli adulteri furono risparmiati dalla simpatia comune dell’umanità; ma gli amanti del loro stesso sesso furono perseguiti per l’indignazione generale e pia. “” Giustiniano alleviò la punizione almeno dell’infedeltà femminile: la moglie colpevole veniva condannata solo alla solitudine e alla penitenza, e al termine di due anni poteva essere richiamata tra le braccia del marito disposto a perdonare.
Ma lo stesso imperatore si dichiarò nemico implacabile della lussuria poco virile, e la crudeltà della sua persecuzione difficilmente può essere scusata dalla purezza delle sue motivazioni. In barba a ogni principio di giustizia, estese sia alle offese future che a quelle passate l’effetto dei suoi editti, salvo una preventiva concessione di un breve periodo per la confessione e il perdono. Una morte dolorosa era inflitta attraverso l’amputazione dello strumento peccaminoso, o l’inserimento di canne taglienti negli orifizi e nei tubi di più squisita sensibilità. “Una delle conseguenze di tale legislazione è facilmente prevedibile.” Una sentenza di morte e infamia era spesso fondata sulla lieve e incerta testimonianza di un bambino o di un servo: la colpa della fazione verde, dei ricchi, e dei nemici di Teodora, si presumeva dai giudici, e la pederastia divenne il reato di coloro ai quali nessun reato poteva essere imputato.”
Questo stato di cose ha prevalso ovunque le disposizioni di Giustiniano sono state adottate nelle leggi delle singole nazioni. I Catari, i Patarini, gli eretici della Provenza, i Templari, i Fraticelli, sono stati tutti accusati di crimini contro natura, torturati per estorcere loro la confessione e messi a morte. Dove niente altro poteva essere usato contro una setta impopolare, un antagonista politico, una società ricca, – un rivale in letteratura, un potente leader politico -, la criminalità innaturale veniva tirata fuori, e un grido di “Abbasso i parassiti della società” preparava il popolino per una crociata.
E convinzione comune che tutti i soggetti di inversione sessuale abbiano originariamente amato le donne, ma che, attraverso una dissolutezza mostruosa e un eccesso di malizia, che faceva venire loro a noia il piacere normale, abbiano volontariamente trasformato i loro appetiti indirizzandoli verso altri canali. Questo è vero per un certo numero. Ma nel seguito di questo saggio si dimostrerà che non si adatta assolutamente alla grande maggioranza di casi, nei quali tali istinti sono innati, e in una percentuale considerevole sono anche immodificabili. I medici legali e i medici praticanti hanno recentemente deciso di accettare questo come un dato di fatto.
È convinzione comune che un uomo che ama il suo stesso sesso debba essere spregevole, degradato, depravato, vizioso e incapace di sentimenti umani e generosi. Se la storia greca non ha smentito questa ipotesi, un po’ di indagine paziente sui costumi contemporanei sarebbe sufficiente per rimuoverla. Ma la gente non si prenderà certo questa briga su una questione che, come dice Gibbon, essi “toccano con riluttanza e trattano con fastidio.” Coloro che, invece, sono obbligati a farlo trovano con sorpresa che “tra gli uomini, che sono soggetti a questo vizio deplorevole ci sono anche parecchie presone intelligenti, di talento, e persone di elevata posizione sociale, di carattere eccellente e anche nobile.”2) Il volgo si aspetta di scoprire gli oggetti della sua accesa animosità nella feccia dell’umanità. Ma queste persone si possono incontrare ogni giorno in salotti, tribunali, banche, università, mense, sulle panchine, sui troni, sulle cattedre dei professori, sotto la camiciola del lavoratore, sotto la tonaca del prete, sotto le spalline del funzionario, sotto il camiciotto del contadino, sotto la parrucca dell’avvocato, sotto il mantello di un pari del regno, sotto il costume dell’attore, sotto il collant dell’atleta, o sotto l’abito dell’accademico.
È convinzione comune che l’atto e anzi solo l’atto innominabile è ciò che gli amanti cercano come fonte della loro gratificazione innaturale, e che quell’atto produce malattia spinale, epilessia, consunzione, idropisia, e simili.3) Non c’è nulla di più sbagliato, come i casi analizzati scientificamente di peccatori dichiarati e adulti dimostrano ampiamente. E non è neppure vero che essi normalmente o di solito preferiscono al Venere avversa; né, quando questo accade, essi mostrano i segni particolari di sofferenza in salute.4) L’eccesso in qualsiasi piacere venereo produce malattie di esaurimento nervoso e di nutrizione imperfetta. Ma non si può dimostrare che l’indulgenza verso gli istinti sessuali invertiti, entro debiti limiti, sia particolarmente pericolosa. Se fosse così, i Dori e gli Ateniesi, tra cui Sofocle, Pindaro, Eschine, Epaminonda, tutti i re spartani e i generali, la legione tebana, Fidia, Platone, sarebbero stati un popolo di traballanti, tisici, idropici e paralitici. Il grano di verità contenuto in questo errore volgare è che, secondo le leggi e le ostilità prevalenti nella società moderna, la passione invertita deve essere assecondata furtivamente, spasmodicamente, istericamente; che la repressione di essa attraverso la paura e la vergogna spesso conduce alle abitudini di auto-abuso; e che le sue sollecitazioni invincibili a volte la trasformano da sana manifestazione della natura sessuale in una monomania morbosa.5) E’ anche vero che i prostituti maschi di mestiere, come le loro controparti femminili, soffrono di disturbi locali e costituzionali, come è naturale.6)
E’ credenza comune che i ragazzi di minore età siano particolarmente inclini alla corruzione. Questo errore non deve essere confutato qui. Chi sceglie di leggere i casi registrati da Casper-Liman, Casper nel suo Novellen, Krafft-Ebing, e Ulrichs, o di seguire gli sviluppi del presente trattato, o di guardare le abitudini di Londra dopo il tramonto, si convincerà della sua assurdità. I ragazzi giovani sono meno esposti a pericoli da parte di voluttuosi anormali di quanto le giovani ragazze lo siano da parte di voluttuosi normali.
E’ convinzione comune che tutti i soggetti di istinto invertito portino i loro desideri scritti nei loro volti; che siano pallidi, languidi, profumati, effeminati, truccati, timidi, obliqui nell’espressione. Questo errore volgare si basa su un’osservazione imperfetta. Gli individui di un certo gruppo di tali persone sono indubbiamente femminili e, dalla loro prima giovinezza, hanno dimostrato spiccata propensione per le abitudini e l’abito delle donne; e quando sono adulti, fanno tutto quanto in loro potere per cancellare la loro virilità. È ugualmente vero che tali maschi non sessuati possiedono una forte attrazione per alcuni individui anormali. Ma è un grosso errore pensare che tutta la tribù manifesti questi caratteri. La maggior parte non differisce in alcun dettaglio dell’aspetto esteriore, del fisico, o dell’abito dagli uomini normali. Sono atletici, maschili nelle abitudini, franchi nel comportamento, e trascorrono anno dopo anno in società senza destare sospetti circa il loro temperamento interiore. Se non fosse così, la società avrebbe aperto gli occhi molto tempo fa sulla la quantità di sessualità pervertita che essa ospita.
Il risultato di questo discorso sugli errori volgari è che l’opinione comune è costruita su una serie di equivoci e confusioni contraddittorie. Inoltre, è stato dato per scontato che “indagare gli istinti depravati dell’umanità è inutile e disgustoso.” Di conseguenza, l’argomento è stato imperfettamente studiato3nobi e individui appartenenti a gruppi radicalmente diversi sono confusi in un vago sentimento di riprovazione. Supponendo che siano tutti abominevoli, la società si accontenta di punirli indiscriminatamente. Il debosciato depravato che abusa dei ragazzi riceve lo stesso trattamento del giovane uomo che ama un compagno. Il prostituto di sesso maschile che si guadagna denaro attraverso l’estorsione è poco più disprezzato di un uomo di buona famiglia e bene educato, che è stato visto camminare con dei soldati.
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1) Vindices flammæ.
2) Stieber, “Practisches Lehrbuch Der Criminal-Polizei,” 1860, cap. 19, citato da Ulrichs, “Araxes,” p. 9. Non è necessario moltiplicare prove su un punto così evidente a chiunque. Ma io comunque traduco un brano suggestivo di Mantegazza (op. Cit., P. 148). “Questo abominio infame non è confinato alle classi più vili della nostra società. Si libra nelle più alte sfere di ricchezza e di intelligenza. All’interno della gamma ristretta della mia esperienza ho conosciuto tra i sodomiti più scandalosi un giornalista francese, un poeta tedesco, uno statista italiano, e un giurista spagnolo; tutti questi sono uomini di gusto squisito e di profonda cultura “! Non sarebbe difficile stilare un elenco di re inglesi, vescovi, decani, nobili p. 12 del più alto rango, poeti, storici, drammaturghi, ufficiali dell’esercito e della marina, dipendenti pubblici, maestri nelle scuole più alla moda, medici, membri del Parlamento, giornalisti, avvocati, che nella loro vita sono stati, come dice Dante, “d’un peccato medesmo al mondo lerci”. Molti appartenenti al passato sono noti e nulla di buono poteva venire dal citare i nomi dei vivi.
3) Questa accusa contro gli uomini che sentono una forte inclinazione sessuale verso i maschi perde parte del suo significato se si considera quanto sia comune la pratica della Venere aversa tra libertini che amano le donne. Parent-Duchatelet afferma che non se ne è salvata nessuna prostituta dopo una certa età. Coffignon, nel suo libro su “La Corruption à Paris” (Pag. 324), dice: “Chaque année, il passe en traîtement à l’hôpital de Lourcine une centaine de femmes sodomistes…. Je suis persuadé qu’à l’hôpital de St. Lazare la proportion des sodomistes est encore beaucoup plus grande…. Les maîtresses de maison, professant cet odieux principe que la clientèle doit être satisfaite, ne permettent pas à une fille de se refuser à une acte de sodomie.” Tardieu (Attentats, &c., p. 198) osserva: “Chose singulière! c’est principalement des rapports conjugaux que se sont produits les faits de cette nature.”
4) Cfr Casper-Liman, vol. i., p. 182, al termine del caso 71.
5) Studiando quello che i tedeschi chiamano Casuistik circa la nostra questione in opere mediche, legali, e antropologiche, incontriamo spesso casi in cui la sessualità invertita presenta sintomi straordinari di follia apparente – strana attrazione per particolari tipi di abito, professioni concernenti l’oggetto amato, sporcizia, e così via. Ma si deve notare in primo luogo che gli stessi sintomi sono presentati anche da nature sessualmente normali (Krafft-Ebing, Osservazioni 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, e casi registrati nella nota a pagina 90); e, in secondo luogo, che se sembrano essere più frequenti negli anormali, questo è in gran parte attribuibile al fatto che solo questi ultimi casi vengono sottoposti ad osservazione da parte p. 14 di medici e giudici quando i pazienti hanno già sofferto per molti anni di tutti i dolori per un istinto costretto e defraudato. Non c’è nulla nella storia copiosa di Grecia e di Roma su questo tema che ci porti a supporre che in una società che tollerava l’inversione sessuale, gli invertiti fossero più portati verso inclinazioni sporche e degradanti o folli rispetto agli uomini e alle donne comuni. Coloro che possono indagare su tali questioni potrebbero convincersi leggendo le annotazioni di Forberg a “Ermafrodito”, “Lustseuche” di Rosenbaum, lo pseudo-Meursius, e i dialoghi pornografici di Aretino. Risulterà evidente in conclusione che sia nei tempi antichi che in quelli moderni il normale istinto sessuale è stato oggetto delle più selvagge stranezze e aberrazioni, non in persone realmente malate, ma semplicemente in individui sessualmente sfrenati, lussuriosi ei buongustai di nuove sensazioni. Le cose curiose che conosciamo circa la flagellazione e la crudeltà in relazione con l’appetito normale dovrebbero essere ricordate. Come nota finale su questo argomento, mi riferirò ad un passo citato da Tarnowsky da un lavoro di Taxil, descrivendo una classe particolarmente ripugnante di libertini di moda a Parigi chiamato “les stercoraires” (op. cit., P. 70). Confronta quello che riporta Mantegazza di un “ufficiale francese gentile” (Gli amori degli Uomini, vol. I, p. 117).
6) Vedi su questo punto Tardieu, “Attentats aux Mœurs”, Rosenbaum, “Die Lustseuche”.
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mercoledì 25 febbraio 2015

UN AMORE GAY CHE CAMBIA FORMA

Ciao Project,
come ti avevo promesso giorni fa ti mando il post da mettere nel forum. Mi ha fatto veramente piacere parlare con te.
Luca
Ho vissuto fino all’età di 40 anni nella piena convinzione che nella mia vita non ci sarebbe mai stato l’amore, poi, in un modo del tutto inatteso, ho capito che non ero più solo e che un ragazzo si era innamorato di me. Aveva vent’anni, esattamente la metà dei miei, a me piaceva ma non avrei mai pensato che potesse innamorarsi di me, perché io non ho proprio nulla di speciale, invece è accaduto. Era molto timido, molto dolce e mi faceva una immensa tenerezza ma tendevo a non dargli molto peso, poi lui si è fatto insistente, sempre in modo molto dolce, molto affettuoso, ma anche molto deciso. Mi ha corteggiato per un po’ e la cosa non mi era affatto indifferente. Dopo qualche mese abbiamo cominciato una relazione, una relazione clandestina perché nel mondo dei suoi amici sarei stato un po’ come i cavoli a merenda. Circa un anno dopo mi ha detto che anche se capiva che ci sarei rimasto male non poteva nascondermi il fatto che si era innamorato di un suo coetaneo. Anche se quello che sto per dire è difficile da credere, il fato che si fosse innamorato di un coetaneo mi ha fatto immensamente piacere. Ha vissuto le sue storie, alcune belle, altre meno ma non ha mai perso i contatti con me. Niente sesso, in certi periodi ci si sentiva anche solo una volta in 15 giorni, ma ci si sentiva. Non è mai sparito. Quando lo sentivo al telefono, anche solo per 5 minuti, la mia giornata era serena fino alla sera, nonostante tanti guai di vario genere. Certe volte abbiamo discusso molto animatamente, specialmente quando temevo che si buttasse via e che si facesse portare da una corrente di negatività e di pessimismo. Con alcuni dei ragazzi che ha avuto ha passato momenti non facili, non perché non fossero bravi ragazzi, ma perché non riceveva da loro quell’attenzione che avrebbe volto. C’è una cosa in lui che mi affascina più di ogni altra e cioè il fatto che capisce in modo intuitivo se uno gli vuole bene veramente e risponde in modo adeguato. Non è una questione di sesso, ma di disponibilità umana, di partecipazione affettiva profonda. Dal nostro primo incontro sono passati ormai otto anni, io sono un tranquillo signore di mezza età e lui è ancora un bellissimo ragazzo e ci sentiamo ancora. Lui ha una sua storia e ormai sta con un ragazzo da quattro anni e mi sembra che ne sia anche contento. Dopo averlo conosciuto io non ho più cercato un ragazzo perché mi sono sentito felice, non di una vita di coppia, che c’è stata un po’solo all’inizio, ma proprio felice di lui, di vederlo sereno, mentre anni fa non lo era affatto. La mia presenza non è un problema né per lui né per il suo ragazzo, che sa tutto di noi e che ho avuto modo di conoscere di persona e mi sembra che gli voglia bene veramente anche se a modo suo, cioè in un modo un po’ rude, diciamo drastico, ma autentico e senza recitazione. Mi sento sereno, oggettivamente non mi manca nulla, mentre se lui non ci fosse la sua assenza la sentirei pesantissima, ma lui c’è. Ovviamente cerco di tenermi da parte e di non invadere la sua privacy ma questo non mi costa nessuna fatica, non solo non mi sento l’amane abbandonato ma sto vivendo ormai da anni una dimensione sostanzialmente familiare. Mi colpisce molto il clima di rispetto che c’è tra noi tre. Una cosa che ho notato subito è che il suo ragazzo non è possessivo, non lo considera mai come una sua proprietà, ma come una persona che deve avere la sua autonomia e lo tratta alla pari e soprattutto ha con lui un dialogo e anche uno scontro, diciamo un confronto animato utile ad entrambi. Qualche volta hanno discusso animatamente anche davanti a me e sono rimasto stupito del livello della discussione che era la sintesi di riflessioni e di esperienze anche molto diverse e non c’era la minima aggressività ma solo la voglia di farsi capire. Onestamente io a ragazzi come questi mi affiderei totalmente perché sono profondamente onesti. Di una cosa poi mi sento orgoglioso e cioè del fatto che tra loro si preoccupino veramente uno dell’altro. Dico che me ne sento orgoglioso perché mi hanno detto che lo hanno imparato da me! Siamo un po’ una famiglia, mi sento un po’ suocero e un po’ papà, ma mi sento felice. Non so se il nostro rapporto si possa definire un triangolo, francamente non lo credo. Non avrei mai pensato che la mia vita potesse prendere questa piega. Prima avevo in mente la vita in due, il classico due cuori e una capanna ma ho imparato tante cose, una tra le altre: il sesso deve essere una forma d’amore ma esiste eccome anche l’amore gay senza sesso e non è una rinuncia. Quando ti innamori di un ragazzo e ti rendi conto che quel ragazzo ti vuole bene, non pensi più a te ma solo a lui ed effettivamente io sono riuscito a dare un senso alla mia vita solo dopo che l’ho incontrato. Gli anni sono passati ma il volersi bene no! Sono cambiati i modi, ma la sostanza del volersi bene è sempre quella ed è saldissima. Alcuni amici gay mi compatiscono perché pensano che io sia triste o frustrato ma io sono felice così e non vorrei cambiare per nulla al mondo!
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lunedì 16 febbraio 2015

UN GAY CHE VUOLE TORNARE SINGLE

Ciao Project,
Ho scoperto da poco il forum e mi è piaciuto, mi sembra fatto bene e quello che dici lo riscontro molte volte in me stesso, però c’è una cosa sulla quale mi sento parecchio lontano. Non che non mi piaccia quello che scrivi, solo che non mi sembra affatto realistico. Provo a spiegarmi meglio. Tu parli di amore gay, anzi di Amore Gay, e mi sta bene, solo che sono concetti astratti che ho finito per mettere fa parte. Non sono più giovanissimo, ho passato i 35 e ho fatto le mie esperienze, alcune serie altre meno, ma sono tutte finite e non le rimpiango, almeno non le rimpiango per come sono state veramente, magari potrei rimpiangerle per come avrebbero potuto essere, ma anche qui siamo sempre nel regno della fantasia. Mi innamorerò ancora? Penso proprio di no! Esco da una storia “seria” perché lo era, una storia durata 5 anni. Anni di ansia, di attese, di illusioni e disillusioni e poi di sostanziali delusioni. Non ce l’ho col mio ex, che era, tutto sommato, un bravo ragazzo, forse troppo diverso da me, o forse non eravamo una coppia bene assortita. A lui il sesso non interessava più di tanto, a me forse interessava di più, ma il punto non è nemmeno questo. Io avrei voluto che si andasse a vivere insieme, e si poteva farlo, ma lui non ha voluto perché “sarebbe stato come mettersi in piazza”, così diceva. Ma a un certo punto, se sei gay, se stai non dico bene ma passabilmente col tuo ragazzo, bisognerà pure farlo un passo avanti! Ci si vedeva sempre di nascosto, a casa sua non ha voluto mai portarmi. Lui non aveva programmi sul nostro futuro, per lui poteva andare avanti così all’infinito, ma io avrei voluto altro, avrei voluto costruire qualcosa che fosse un po’ come una famiglia, noi due soli, ma in un posto nostro, insomma uno ha le sue esigenze anche di privacy, anche di intimità. Io sarei stato disposto a mettermi a rischio, lui non ha voluto perché diceva che sul lavoro si sarebbe messo nei guai. Ha un lavoro importante ed è anche un personaggio abbastanza in vista. Beh, lui si è fatto i calcoli, su un piatto della bilancia c’ero io e sull’altro c’era il lavoro e tutto il resto, e ha deciso che doveva sacrificare me. Per lui doveva continuare tutto come prima, io potevo essere il contorno serale del suo piatto forte che era quello del lavoro. Come contorno potevo andare bene, come piatto unico no! E quindi, senza troppi complimenti mi ha presentato l’alternativa: o così o la finiamo qui. Negli ultimi tempi avevo capito che sarebbe andata a finire così e non ho fatto troppa fatica a dirgli: “Ok, allora vado, ciao!” Le storie precedenti, se devo dire la verità, mi hanno lasciato molto poco, sia nel bene che nel male. A distanza di anni non c’è rimasto più nulla. Con un solo ragazzo mi è rimasto qualche rimpianto. Con lui sono stato io a tagliare i ponti e penso di aver fatto male sia per lui che per me, perché forse era veramente diverso dagli altri. In pratica è l’unico ragazzo che ho rivisto qualche volta anche dopo. Adesso ha una storia sua da anni ma non ne so praticamente più niente. Ma ha un senso cercarsi un ragazzo? A parte il fatto che i gay sono pochi, anche tra quei pochi è difficilissimo trovarne uno che vada bene. Ho qualche amico, ma solo amico, anzi i miei amici sono ragazzi che non mi piacciono fisicamente, quindi nessuna paura di innamoramenti impossibili. Loro mi dicono: ma per il sesso come fai? Ma ci sono i porno, che almeno non mettono illusioni per la testa e rispetto alle avventure tipo “una botta e via” almeno non sono pericolosi per la salute. E poi a quasi 36 anni… beh che dovrei fare? Dovrei perdere la testa appresso a qualcuno? Per poi rompermela contro un muro di egoismo e di stupidità? No! Ne faccio volentieri a meno. Non chiudo le porte a nulla, se qualcosa mi dovesse capitare, ben venga, ma certo non mi metterò a caccia di ragazzi. Quella fase è finita. La pornografia è un’alternativa alla vita reale, una cosa non impegnativa, più leggera, in cui stai solo con te stesso, il che, dopo che uno ha provato tante altre cose, alla fine si dimostra niente affatto una cosa stupida. Io mi sono abituato, da ragazzo, a pensare che un gay dovesse solo nascondersi, e ho evitato quelli che volavano uscire allo scoperto, poi, piano piano ho cominciato a pensare anche io che prima o poi un gay, o una coppia gay devono uscire allo scoperto, almeno andando a convivere e allora ho finito per evitare quelli che pensavano come io pensavo prima. In pratica, questi problemi hanno pesato tantissimo per me. La vita è uno schifo, Project, un continuo essere presi e anche prendere gli altri per i fondelli, manca proprio un momento di dialogo vero. Ognuno ha in mente il suo progetto da realizzare e dell’altro non gliene frega niente, mi sono comportato così anche io, ma adesso sono stufo di andare avanti così. Voglio tornare ad essere solo, almeno senza un compagno più o meno stabile. Non andrei a cercare partner per un’avventura di una sera, queste cose non mi interessano, forse mi interesserebbero, ma ho troppa paura dell’aids per buttarmi in cose del genere, molto meglio la vecchia, sana pornografia, presa pure a piccole dosi. Ieri un mio amico mi ha chiesto che cosa penso delle coppie gay e io gli ho risposto con un sorriso scettico, lui mi ha guardato e mi ha detto: “Ah! Ho capito!” Voleva essere incoraggiato da me! Non mi stava facendo la dichiarazione, voleva solo essere incoraggiato a buttarsi con tutte le scarpe in una nuova avventura della quale però non mi sembrava essere troppo entusiasta. E poi non è nemmeno un problema gay, per gli etero è pure peggio. Non capisco proprio il senso del voler stare insieme per forza. Capisco per mettere al mondo i figli e, al limite, per crescerli, ma se non ci sono figli, perché questa mania di mettersi insieme? Ognuno a casa sua, anche casa da single, ma niente di più, così quando poi ci si vede c’è un po’ più di entusiasmo, ma la parodia gay della famiglia del mulino bianco no! Proprio no!
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giovedì 12 febbraio 2015

GAY, ARMONIA DI COPPIA E CONDIZIONAMENTI SOCIALI

Ciao project,
ti scrivo perché sto passando un momento difficile. Forse tu le considererai cazzate ma per me sono cose importanti e soprattutto condizionanti. Ho 27 anni e da alcuni mesi ho conosciuto un ragazzo (lo chiamerò Davide) e me ne sono innamorato, ma non solo, anche Davide si è innamorato di me e sotto tanti punti di vista la cosa non potrebbe essere meglio di com’è, perché lui rappresenta il ragazzo dei miei sogni, proprio come l’ho sempre desiderato, però adesso comincio a sentirmi in ansia quando lo sento al telefono. Mi fa piacere sentirlo e mi fa piacere anche che lui mi desideri sessualmente, ma certe volte esco male dopo aver parlato con lui al telefono. Lui è molto diverso da me sotto tanti punti di vista, è un ragazzo intelligentissimo, oltre che bellissimo, ma è anche molto autonomo, moto indipendente dalla famiglia, tratta i genitori in modo molto brusco e loro non reagiscono ma se io trattassi così i miei genitori mi cadrebbe la casa addosso. Mi dice che sono succube, che mi faccio mettere i piedi in testa, che ho paura dei miei genitori e che ancora dipendo psicologicamente da loro anche se sono economicamente indipendente. Noi non abbiamo un posto dove incontrarci, e allora ce ne andiamo in macchina da qualche parte. Questo ci condiziona parecchio perché se avessimo un posto tutto per noi avremmo modo di stare molto più tranquilli, ma non è così, comunque ci adattiamo. Sessualmente stiamo bene insieme, lui è esuberante e io resto incantato dal fatto che è un’esplosione di vitalità, lui mi desidera e certe volte me lo dice con un sms anche a notte alta. Insomma, tra noi non ci sono mai stati problemi sessuali. Certe volte riusciamo a vederci con un po’ più di calma ed è una cosa bellissima, voluta da tutti e due e spontanea e allora sto proprio benissimo, ma qualche volta mi mette in grossissimo imbarazzo. Per esempio, mi chiama nei momenti più incredibili e mi dice che ha bisogno di me, che ha bisogno di me per fare sesso, che lo desidera e non ne può fare a meno, ma io in certi momenti non posso uscire di casa perché ci sono i miei o magari anche altri parenti e non posso lasciare tutto alle ore più incredibili per andare da lui e non perché non vorrei stare con lui ma perché proprio non posso e allora cerco di fargli capire che non posso ma lui non lo capisce e insiste, me lo chiede quasi supplicando e siccome io insisto nel dire che non posso mi risponde che allora io non lo considero e che è assurdo che uno non possa lasciare i genitori per un’ora se il suo ragazzo gli dice che vuole fare sesso con lui. Qualche volta mi mette proprio in estrema difficoltà. Lui non è dichiarato pubblicamente, come me, ma i suoi genitori e suo fratello sanno di lui, mentre i miei non sanno niente di me. All’inizio mi voleva convincere a dirlo ai miei genitori e non si rendeva assolutamente conto che le cose a casa mia funzionano in un modo che lui non può capire. I miei non hanno capito nulla di me e anche se io cercassi di spiegare loro come stanno le cose non capirebbero nulla lo stesso e la prenderebbero malissimo. Lui mi dice: scendi per un’ora, poi ti riposto a casa, solo per un’ora, anche meno, ti prego, te lo chiedo per favore, io ho bisogno di te! E allora tra noi si creano tensioni perché lui non riesce a capire il mio mondo. Voglio sottolineare che alla fine anche quando io gli dico di no, dopo che lui ha insistito tanto, non se la prende mai con me e mi saluta in modo comunque tranquillo, ma io so benissimo che ci rimane male e che la prende come un rifiuto. Certe volte mi sottopone quasi ad un interrogatorio per capire perché non lascio la mia famiglia per andare da lui quando ne ha bisogno. Tra noi non c’è mai stata gelosia, cioè nessuno di noi pensa che l’altro possa andarsene con altri ragazzi, i problemi vengono perché lui si sente al secondo posto dopo la mia famiglia e da un certo punto di vista potrebbe anche avere ragione. Io penso che lui abbia paura che io non mi affrancherò mai dai miei e che quindi noi non potremo mai avere una vita nostra. In effetti lavoriamo tutti e due e una nostra vita in comune potremmo anche averla. Lui non ha mai fatto questo discorso perché sa che per me è un problema vero, ma certamente si sente a disagio a pensare che il nostro rapporto debba essere così condizionato, anche se ci sarebbero tutte le possibilità di fare di testa nostra. Solo che se facessi di testa mia dovrei rompere con la mia famiglia e lui non capisce perché io non voglia fare un passo decisivo per uscire fuori di casa. Oggi mi ha chiamato per parlare con me di cose sessuali e per convincermi a scendere in strada, perché sarebbe passato a prendermi, perché aveva bisogno di me e io invece ho fatto solo ragionamenti stupidi per prendere tempo e dire di no. E poi non riesco a capire perché proprio stasera, perché non si può rinviare a domani, io domani riuscirei ad organizzarmi, ma no! Per lui doveva essere stasera e basta, aveva in mente che sarebbe riuscito a convincermi e invece non ci è successo e io sono rimasto a casa ma mi sento dentro un vuoto terribile. Dovrei affrancarmi da tante cose non perché se non lo facessi rischierei di perderlo, ma perché se non lo facessi gli farei male e questo lo so benissimo perché è quello che sta già succedendo, ma per me non è facile fare dei passi senza ritorno. Sogno tante volte una casa nostra, lontano dalla mia famiglia, però bisognerebbe cambiare città e noi lavoriamo tutti e due qui e cambiare è praticamente impossibile. Convivere con lui, qui, nella mia città è impossibile perché qui c’è la mia famiglia. Project, che devo fare? Non ce la faccio ad andare avanti così. So che sto martirizzando il mio ragazzo, ma non ho il coraggio di fare una scelta definitiva e di tagliare i ponti con la mia famiglia, perché è quello che succederebbe se facessi a casa un discorso chiaro. Ma perché devo essere così succube di questi condizionamenti? Rovinare il rapporto col mio ragazzo mi farebbe stare malissimo e lo sto sperimentando già adesso. Come sono diversi i sogni dalla realtà!
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GAY CHE VEDONO GLI AMICI ETERO COME AMANTI GAY

Ciao Project,
mi ha fatto piacere parlare con te in chat ieri sera, è stata una cosa inattesa ma per me molto positiva. In pratica la prima volta in cui ho potuto parlare liberamente di me e della mia sessualità. Mi hanno colpito le tue risposte, sempre molto tranquille, cioè delle risposte che tendevano a sdrammatizzare e a farmi notare la normalità di tante cose che a me sembravano strane.
Ho deciso di mandarti questa mail per andare ancora di più nello specifico. Ho cambiato i riferimenti dei posti e i nomi delle persone, ma i fatti sono esattamente quelli che mi sono accaduti, quindi, se vuoi puoi pubblicare la mail nel forum. Vado per ordine cronologico.
Sono sempre stato gay in modo esclusivo, cioè ho desiderato per anni, da quando avevo undici o dodici anni, di stare in intimità sessuale con maschi, con ragazzi coetanei o un po’ più grandi. Le fantasie della masturbazione sono state sempre ed esclusivamente gay, però ho avuto anche una ragazza, ho anche fatto sesso con questa ragazza, ci masturbavamo a vicenda e una decina di volte abbiamo anche avuto rapporti completi, però non mi sono mai sentito etero.
Potevo anche fare sesso con una ragazza, ma non era quello che volevo. Se avessi potuto scegliere se farlo con una ragazza o con un ragazzo non avrei avuto il minimo dubbio, però le ragazze mi puntavano e fi facevano una corte spietata, in pratica me la offrivano su un piatto di argento, mentre di ragazzi non se ne vedeva nemmeno l’ombra.
Anche quando stavo con la mia ragazza la mia masturbazione è stata sempre e solo con fantasie gay, ho provato a forzarmi ad usare fantasie etero ma era proprio un modo per violentarmi, e poi onestamente non ero innamorato della mia ragazza, mi dava fastidio quando di mandava i messaggini o quando mi telefonava e attaccava a chiacchierare e non la finiva più. Quando stavo con la mia ragazza avevo 18-19 anni e la cosa era cominciata perché non ero riuscito a dire di no e, lo devo dire, la cosa, un po’ (ma veramente poco) mi incuriosiva.
Le prime volte che abbiamo fatto sesso, solo masturbazione, io mi sono studiato su internet che cosa fare (so che è assurdo ma è così), poi quando si è trattato di avere rapporti completi, il mio . . . si rifiutava proprio, alla fine ci sono riuscito, ma, sai proprio una cosa molto relativa. Io penso che per un ragazzo etero che penetra una ragazza, specie le prime volte, l’eiaculazione arrivi presto e sia potente, almeno è quello che ho sempre sentito raccontare, per me non era così, non mi veniva spontaneo e arrivavo all’orgasmo solo dopo quando mi masturbava.
E devo dire che tante volte mi sono chiesto che cosa stavo a fare lì, anche se poi succedeva di nuovo. E una decina di volte è successo. Il bello è che lei era contenta e proprio non si rendeva conto che la cosa non mi diceva quasi nulla, adesso ho 27 anni, mi sono laureato e ho trovato lavoro.
Allora, verso quella ragazza non provavo repulsione ma sentivo che era una cosa non mia, comunque con un’altra ragazza non ci sarei mai andato nemmeno allora, con quella si era creata l’occasione ed era stato comunque sgradevole dovere rompere i rapporti, perché ci furono risentimenti, ma ero già allora molto deciso a fare di tutto per non trovarmi mai più in una situazione simile. Comunque adesso è finita da otto anni. E poi, una volta chiusa la storia con quella ragazza, non ho più voluto saperne di nessun’altra ragazza proprio perché io volevo un ragazzo.
Passavo le nottate in chat a caccia del ragazzo giusto, ma, francamente non c’era nessuno che mi sembrasse il ragazzo giusto. Quella era la mia vita notturna, la vita diurna era quella del classico ragazzo etero o meglio del classico ragazzo senza interessi sessuali almeno in apparenza, dedito solo allo studio e agli amici. E qui comincio ad entrare nel vivo della faccenda.
All’università ho avuto modo di conoscere parecchi ragazzi. Prima si parla un po’ solo dell’università, poi si comincia a studiare insieme, poi ci si conosce meglio, c’è la pizza insieme, lo sport, che per noi è stato fondamentale, poi si comincia ad andare in vacanza insieme, o almeno ad uscire insieme la domenica, insomma si diventa amici e, diciamo così, le amicizie si selezionano da sé, si fa un gruppetto sempre più piccolo e sempre più legato. Diciamo che quando avevo vent’anni avevo tanti amici, ma amici un po’ per modo di dire, mentre a 23 o 24 anni ne avevo molti di meno ma tra noi i rapporti erano molto più stretti. Diciamo che intorno ai 25 anni si è formato un gruppo di 4 ragazzi che ormai sembrava indistruttibile.
Un giorno stavamo a pranzo a casa dei genitori di uno e un altro giorno a casa dei genitori di un altro. La nostra amicizia era un fatto pubblico e accettato dalle nostre famiglie. Ci eravamo conosciuti per motivi di studio e avremmo potuto darci una mano anche finita l’università.
Un giorno venne in mente a Lorenzo (nome ovviamente cambiato) che saremmo potuti andare in palestra insieme, in un gruppo dilettantistico di pallavolo, era uno sport che piaceva a tutti e quattro e ci iscrivemmo alla polisportiva locale. Qui bisogna aprire una parentesi. Noi quattro stavamo bene insieme, nessuno di noi quattro aveva al momento una ragazza, ma tutti e quattro (me compreso) avevamo avuto una ragazza, ma nessuno di noi quattro parlava di ragazze o di discoteca.
Fu proprio allora che cominciai a chiedermi che cosa ci fosse di comune tra noi che ci faceva stare tanto bene insieme e mi cominciò a venire l’idea che fosse proprio il fatto che non si parlasse di ragazze e che si stesse spessissimo tra noi. Ma tra noi l’atmosfera era molto sciolta, non eravamo quattro tipi arcigni ma quattro simpaticoni che “tra loto” si divertivano a fare i buffoni e a dire cazzate. Con gli altri, o se c’erano altri, non lo facevamo mai, ma tra noi sì. Ogni tanto ci scappava (sempre tra noi) la battuta a sfondo sessuale, ma non sulle ragazze ma sulla masturbazione.
Cominciamo a frequentare la palestra, per me un vero trauma, non ero mai stato in una palestra e vedere tutti quei ragazzi nudi che giravano così disinvolti, come se niente fosse, mi portava il cuore a 120, e poi c’erano i miei tra amici e potevo vederli nudi, anche se per ovvie ragioni dovevo stare attendo a controllarmi molto. Ci furono anche battute sui nostri attributi, ma proprio battute per ridere e basta. Con l’andare del tempo, andare agli allenamenti era diventata una cosa abituale anche per me, o quasi abituale, perché certe volte arrivavano ragazzi nuovi che erano proprio bellissimi e io dovevo sforzarmi di non guardarli.
Un giorno che venne un ragazzo nuovo particolarmente bello, vidi uno dei miei amici che lo osservava e pure io mi feci sorprendere dai miei amici mentre lo guardavo. E lì cominciarono le battute, ma anche questa volta, cose molto semplici, senza cattiveria, un vero e proprio gioco. Ora, il mio amico Marco (nome falso), che si era girato a guardare il bellissimo, era anche quello dei tre che a me piaceva di più: alto, biondo, con un sorriso intelligente. Allora cominciai a mettere insieme le tessere del mosaico: non parla di ragazze, fa battute sulla masturbazione e non sulle ragazze e si gira a guardare un ragazzo bellissimo nudo . . . che vuol dire? Basta tirate le somme: Marco è gay! Mi sembrava che averlo visto sbirciare il ragazzo bellissimo nello spogliatoio equivalesse ad un coming out in piena regola. E fu così che cominciai a perdere la testa appresso a Marco.
Cercai di mettere insieme tutto quello che si potevo sapere di lui (non lo avevo mai fatto prima) esplorai il suo facebook, quello che suoi amici, feci tutte le ricerche possibili ma di ragazze nemmeno l’ombra. L’idea che fosse gay diventava sempre più una certezza e nello stesso tempo cresceva in me l’idea di provarci con lui, di dirgli che mi ero innamorato di lui e che era diventato la mia idea fissa. Fare un discorso del genere, comunque, non era facile, anzi era praticamente impossibile.
In una breve vacanza di noi quattro amici in montagna, io e Marco siamo capitati (non casualmente) nella stessa stanza, io ero carico all’inverosimile ma non sapevo decidermi. Un giorno che si doveva uscire per un’escursione ci siamo svegliati tardi e abbiamo fatto la doccia insieme, con tanto di toccatine reciproche, io stavo andando in erezione di brutto ma lui mia ha detto che dovevamo prepararci con la massima fretta e ha aggiunto con un sorriso malizioso: “ne riparliamo stasera!” Quella frase mi ha martellato il cervello per tutta la giornata. Mi ripetevo che ci avevo visto giusto e che era gay e che non potevo sbagliare, perché io un gay lo identifico anche solo a guardarlo.
Insomma . . . finisce l’escursione, la sera si va a cena e io non vedo l’ora che finisca per potermene andare in camera con Marco, ma un altro degli amici propone la discoteca e Marco accetta entusiasta. Ci sono rimasto malissimo.
Evidentemente non si ricordava nemmeno quello che era successo la mattina.
Si va in disco, gli altri due si mettono a ballare come forsennati ma non in coppia, semplicemente in gruppo, Marco invece resta vicino a me, è il solito Marco: intelligente, simpatico, forse gay, d’altra parte come si può pensare che sia etero un ragazzo che va in disco e non balla nemmeno con una ragazza.
A un certo punto mi guarda negli occhi e mi dice: “Che c’è?” Qualche cosa che non va?” Io gli dico di no e lui mi risponde: “Vuoi che torniamo in albergo?” Ovviamente gli dico di no, ma mi guarda di nuovo e mi dice: “Non mi sono mica dimenticato!” Quella frase mi rimette in moto il cervello. Dopo venti minuti eravamo di nuovo in albergo. Saliamo in camera, chiudiamo la porta a chiave e mi butta sul letto e comincia a farmi il solletico. Abbiamo giocato come due ragazzini: solletico, cuscinate, fare la lotta, ovviamente tutto per gioco, poi mi rendo conto che è eccitato. Lo butto sul letto e comincio a toccarlo e lui lascia fare.
Adesso non voglio scendere in dettagli da film a luci rosse ma in breve arriviamo a masturbarci reciprocamente e non penso affatto che a lui la cosa creasse problemi. Io lo avrei baciato ma non ho preso l’iniziativa e non l’ha presa nemmeno lui. Dopo siamo rimasti a parlare ma non di sesso, ma di quando eravamo bambini e di come passavamo le feste. Io ero felice, è stato uno dei momento più esaltanti della mia vita, eppure, già nei giorni successivi mi sono reso conto che per lui il senso di quello che avevamo fatto era molto relativo. Non è più tornato sull’argomento, ma non perché fosse stato rimosso, semplicemente perché era stato un momento, e quel momento era passato. Siamo rimasti amici, anzi amicissimi, ma sono passati due anni e quell’episodio non si è mai più ripetuto.
Ancora adesso lui non ha una ragazza e nemmeno un ragazzo e nemmeno io. Il coraggio di chiedergli se è gay non ce l’ho avuto allora e meno che mai ce lo avrei adesso e d’altra parte lui non fa fatto domande a me. Perché è così dannatamente difficile parlare chiaro. Se fosse stato gay ci avrebbe riprovato? Io penso proprio di sì, ma lui non lo ha fatto e adesso mi sento comunque attratto da lui in modo fortissimo, è il ragazzo più sexy che io abbia mai conosciuto, è il mio ragazzo ideale, ma questo non basta a renderlo affettivamente il mio ragazzo. Molte delle mie illusioni si sono perse del tutto o si stanno perdendo per la strada, insomma è un bravo ragazzo, gli voglio bene, ma non credo proprio che sia gay, e per arrivare a questa conclusione ci ho messo anni. Oggi come oggi credo e temo che il nostro strano rapporto a metà andrà avanti e ci impedirà di vivere la nostra vita come avremmo voluto.
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mercoledì 4 febbraio 2015

GAY E ANSIA

L’ansia è una forma di timore connesso a qualcosa di indefinito e indeterminato che è avvertito come un pericolo dal quale però è impossibile tenersi lontani. L’ansia ha manifestazioni fisiche di vario livello, dall’irrequietezza, all’insonnia, alla tachicardia, alla extrasistolia, all’ipertensione e sconvolge talora i ritmi della vita ordinaria rendendo difficile se non impossibile la realizzazione di azioni quotidiane che prima dell’insorgere dello stato ansioso erano considerate banali.
Ci sono forme di ansia del tutto prive di cause oggettive individuabili e ci sono forme di ansia in cui si individua una causa oggettiva ma la reazione ansiosa va ben al di là di quanto ci si potrebbe razionalmente aspettare. L’ansia è connessa ad una errata valutazione del pericolo e alla prevalenza della reazione emotiva su quella razionale. Si possono rilevare manifestazioni ansiose di intensità molto variabile in molte patologie anche gravi ma se ne possono riscontrare, quantunque di grado più lieve, anche in situazioni che hanno oggettivamente ben poco di patologico.
Oggi l’ansia comincia ad essere studiata non solo a livello descrittivo ma anche a livello biochimico, si tratta di studi affascinanti ma siamo agli inizi di una biochimica dei fenomeni psichici che resta comunque materia per alti specialisti. Le terapie farmacologiche dell’ansia possono andare ben oltre i classici ansiolitici minori ma devono essere gestite sotto stretto controllo specialistico. Intendo dire che le competenze biochimiche e farmacologiche per gestire i moderni psicofarmaci vanno oltre le competenze del medico di base e richiedono intervento di specialisti.
In questo post prenderò in considerazione il peso dell’ansia in particolare in relazione all’accettazione della omosessualità e agli aspetti della vita ordinaria di un omosessuale. Preciso che non mi occuperò di ansia patologica, che, come detto, ha bisogno di un approccio specialistico, ma di ansia “normale”. Per quanto possa sembrare paradossale, l’ansia, entro certi limiti, è una componente normale della vita di tutti ed è addirittura necessaria per mantenere, quando se ne presenta la necessità, i dovuti livelli di attenzione e di allarme.
C’è una nozione sulla quale vorrei fermarmi in particolare: l’ansia, o meglio la predisposizione all’ansia, in molti casi si trasmette per via educativa. Ogni forma di educazione che tenda ad accentuare il clima di incertezza e di paura, ogni forma di educazione che trascuri di valorizzare adeguatamente un approccio razionale è di per sé ansiogena. Al contrario ogni forma che educazione che fornisce al bambino spiegazioni di tipo razionale lo abitua a pensare con categorie razionali e lo immunizza nel confronti degli eccessi di emotività. Non c’è bisogno di dire che la migliore profilassi dell’ansia dell’adulto sta in una educazione rassicurante e gratificante, che non induca mai timori irrazionali.
L’ansia è alimentata nel bambino dal mancato rapporto con gli adulti e coi genitori in particolare. È la tipica ansia di rifiuto. Talvolta il rapporto con l’adulto c’è ma è ansiogeno perché punitivo, distaccato e formale. Al di là della volontà educativa, resta il fatto che un adulto ansioso induce ansia nel minore e lo porta per imitazione ad assimilare i meccanismi ansiogeni (dubbi ricorrenti, sensi di insicurezza assecondati, eloquio frenetico e ripetitivo e simili, innalzamento del tono della voce, tono allarmato, o nell’altro senso, mutismo, ansia depressiva, passività ecc. ecc.). Un sano ambiente familiare è la migliore profilassi dell’ansia anche a lunga scadenza, cioè a distanza di anni.
Va tenuto per presente che influiscono sulla genesi dell’ansia molte altre componenti al di fuori della stretta cerchia familiare, tra le altre sono fondamentali l’educazione religiosa e la sessualità. Non è la religione in sé ad essere ansiogena ma è innegabile che un rapporto distorto con la religione può portare ad alti livelli d’ansia. La religione può essere vista in modo positivo e tranquillizzante, come una spinta all’impegno personale e alla disponibilità verso il prossimo, ma può anche essere vista in modo ansioso può cioè ingenerare timore, smarrimento e sensi di colpa del tutto immotivati, in questi termini si trasforma in una causa di preoccupazione, il timore di essere giudicati e di non essere all’altezza delle attese porta al crollo dell’autostima e a stati d’ansia che possono essere anche molto profondi.
Per quanto riguarda la sessualità il discorso si fa particolarmente complesso, perché tornano in campo le dinamiche familiari, quelle legate alla religione e tutta la sfera relazionale, dalle amicizie al clima sociale in cui si vive. La reazione davanti alla scoperta della sessualità fisica e della masturbazione è fortemente dipendente dall’ansia. Per molti ragazzi i primi contatti con la sessualità sono assolutamente tranquilli perché per loro la sessualità non è mai stata un tabù ma un argomento del quale era possibile parlare seriamente con gli adulti. Per altri ragazzi i primi contatti con la sessualità sono invece causa di ansia profonda, accentuano la solitudine in ambito familiare, sono percepiti come qualcosa di sporco o comunque di strano, come un elemento di eccezionalità che per ciò stesso marginalizza la persona, la isola dall’ambiente familiare e sociale e la chiude nella sua solitudine a viversi i suoi sensi di colpa.
È ovvio che l’educazione sessuale ha un peso determinante sull’insorgere dell’ansia sessuale. Nulla più dell’atteggiamento verso la sessualità è assimilato dall’ambiente. La logica dei tabù è ansiogena come quella dei divieti e degli obblighi. Tutte le forme di educazione restrittive della libertà, soprattutto restrittive della libertà “senza motivazioni razionali e autentiche”, induce sensi di ribellione e conseguentemente anche sensi di colpa, come tutte le reazioni vissute in clima di ansia.
Per quanto riguarda i ragazzi gay è tipica l’ansia legata al fatto di poter essere individuati come gay in famiglia, a scuola o dagli amici, ma è altrettanto tipica l’ansia legata all’uso della pornografia e all’idea di lasciare traccia dell’uso della pornografa, peggio ancora se si tratta di pornografia gay, nel computer usato da altre persone di famiglia. Non è raro vedere insorgere stati di ansia legati all’idea del tutto irrealistica di essere immorali, sesso-dipendenti o di essere in situazioni oggettivamente patologiche. Mi è capitato più volte di vedere ragazzi che si sentivano in colpa perché secondo loro erano troppo interessati al sesso. Quando si accorgevano che il mio discorso in proposito aveva come unica preoccupazione la prevenzione della malattie sessualmente trasmesse, in genere rimanevano perplessi e ancora più rimanevano disorientati di fronte all’idea che la sessualità non ha schemi e che ciascuno deve viverla liberamente, ovviamente nel rispetto degli altri. L’ansia porta ad espandere a dismisura il limite del patologico ed a sentirsi in una dimensione patologica che oggettivamente è immotivata. Se si potesse parlare della propria sessualità in modo libero, trovando risposte serie e non battute o reazioni scandalizzate, l’ansia sessuale sarebbe enormemente più contenuta.
Tra i ragazzi più grandi, poi, per quanto questo possa sembrare strano nel XXI secolo, esistono ancora molte reazioni ansiose legate ala sessualità di coppia, sia che si tratti di coppie etero sia che si tratti di coppie gay. Direi anzi che la sessualità di coppia è spesso tra le cause più profonde dell’ansia: ansia legata alla propria costituzione fisica più o meno muscolosa, alla propria statura, al fatto di sentirsi brutti, poco attraenti o ormai troppo grandi di età, o di avere pochi capelli, motivi tutti che sono visti come causa a priori di una quasi insuperabile impossibilità di vivere una vita di coppia felice. Altra cosa ansiogena e frustrante è il dovere chiedere il sesso al proprio compagno che non è ben disposto e che tende a defilarsi.
Evito di soffermarmi sulle sull’ansia da prestazione che può arrivare a comportare la perdita dell’erezione e le frustrazioni che ne conseguono, e mi soffermo invece sulla fine di un rapporto di coppia, quando uno dei due partner si ritrova solo, a leccarsi le ferite e a chiedersi che cosa ha sbagliato. Un’esperienza negativa, se non adeguatamente rielaborata, costituisce un condizionamento negativo per il futuro e porta a imitazioni della spontaneità e a comportamento più stereotipati.
Per i ragazzi che non hanno un compagno stabile esiste un’altra forma di ansia legata proprio alla necessità o alla presunta necessità di trovarsi subito un ragazzo per sentirsi come gli altri (in questo si evidenzia una percezione errata della realtà degli altri e una necessità di integrarsi realizzando quello che si ipotizza gli altri realizzino), quest’ansia è per molti aspetti simile all’ansia della fase frenetica attraversata dai ragazzi che si accettano come gay in età ormai adulta e che pensano che sia assolutamente necessario mettersi immediatamente alla ricerca di un ragazzo per recuperare il tempo perduto o per non perdere definitivamente il treno.
Tutti gli stati ansiosi cui ho fatto riferimento non sono inerenti alla omosessualità in sé ma alla sua dimensione sociale, cioè al fatto che “gli altri” possono non accettarla e vederla come una ragione per emarginare l’omosessuale, o almeno l’omosessuale pensa che questo possa accadere. Un problema tipico dei gay è il coming out, che può provocare ansie molto profonde, specialmente quando il timore di perdere l’affetto dei familiari o degli amici è oggettivamente fondato. La questione del coming out è un po’ la cartina di tornasole dell’ansia e della adeguatezza della dimensione educativa e sociale in cui si è vissuti e si vive. Per alcuni ragazzi il coming out familiare è relativamente poco traumatico, per altri è una cosa assolutamente inconcepibile perché oggettivamente pericolosa.
È possibile porre rimedio agli errori educativi e ridurre l’ansia legata a tabù di vario tipo? La risposta è sì. Ogni forma di socializzazione vera, ogni autentico rapporto di amicizia, ogni forma di confronto che stimoli un atteggiamento più critico e meno emotivo è di per sé una terapia dell’ansia. Se l’ansia, come spesso accade, è legata a relazioni problematiche tra l’individuo e il suo ambiente familiare o sociale, un cambiamento di ambiente può portare ad una drastica riduzione degli stati ansiosi. Classico è il caso del ragazzo che reagisce ansiosamente in casa, dove si sente giudicato e non libero, mentre recupera la sua spontaneità quando va a vivere in un’altra città per ragioni di studio o di lavoro. Alzare i livelli di autostima e di libertà individuale significa ridurre proporzionalmente i livelli di ansia.
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