domenica 29 giugno 2014

TORQUATO TASSO OMOSESSUALE

La Storia della Letteratura Italiana ha presentato per secoli Torquato Tasso come l’incarnazione degli scrupoli e delle ossessioni della Controriforma, Leopardi, che conosceva molto bene opera e l’anima di Tasso, trovava in lui un’affinità poetica e direi morale profonda. Se si cercano delle affinità sostanziali tra Tasso e Leopardi e non ci si ferma alla superficie, si arriva alla conclusione che uno dei punti di contatto più forti, se non il più forte è rappresentato dalla omosessualità. La Gerusalemme liberata è il poema degli amori impossibili; il duello finale di Tancredi e Clorinda ricorda il “ciascuno uccide colui che ama” del Querelle de Brest di Fassbinder sul romanzo di Jean Genet.
La storia ufficiale di Tasso è già di per sé complicatissima, pochi personaggi hanno una vita così frenetica e piena di ansie e di stravolgimenti. Tasso era un uomo di corte, certo, il tipico vaso di coccio tra i vasi di ferro, un uomo che ha patito la violenza della vita di corte in tutte le sue forme, fino al ricovero forzato in manicomio a sant’Anna. Malattia di mente? Segregazione per ragioni politiche? Non lo sapremo mai.
Ma accanto alla storia ufficiale di Tasso c’è una storia segreta che è bene conoscere e in questa storia segreta l’omosessualità ha un ruolo fondamentale, ma attenzione a non assimilare l’omosessualità di Tasso al concetto moderno di omosessualità. Per capire che cosa sia l’omosessualità di Tasso bisogna calarsi nella sua epoca, in un ambiente controriformistico in cui già la sessualità etero era un tabù e l’omosessualità era violentemente repressa. A quel tempo il termine omofobia interiorizzata avrebbe avuto una pregnanza che oggi è ampiamente sfumata. Non si parlava di omosessualità se non in tono minore relativamente alle letterature classiche. Scoprirsi gay poteva essere veramente traumatico e l’idea del coming out pubblico era di fatto equivalente al suicidio.
Intendo fermarmi qui su un breve periodo della vita di Tasso che va dal Maggio 1576 ai primi di Gennaio 1577. Ricordo che Tasso nel 1576, ai soliti sentimenti di frustrazione per la vita stentata cui era costretto nonostante fosse già poeta di fama, aveva aggiunto un altro motivo di preoccupazione e cioè l’idea di essere spiato. Provocato dal cortigiano Ercole Fucci gli aveva dato uno schiaffo e il Fucci gli aveva rifilato alcune bastonate. Un servo aveva rivelato a Tasso che in sua assenza Ascanio Giraldini, un uomo della corte, aveva cercato forzare la porta della sua stanza per tentare di appropriarsi di alcuni manoscritti di Tasso.
“Ora dica M. Luca ch’io son troppo sospettoso. Non posso tacer una delle prodezze di Brunello. Egli sempre, ch’io andava fuori mi dimandava la chiave delle mie stanze, mostrando di volersene servir in fatti d’amore, e io gliela concedeva, serrando però la camera dov’io tenea i libri e le scritture. Nella quale era una cassetta, in cui oltre le mie composizioni, io riserbava gran parte delle lettere di V.s. e di M. Luca, e quelle particolarmente, che contenevano alcuno avvertimento poetico [omissis] Con questo sospetto cominciai ad andar pescando, e intesi finalmente da un servitor del Conte Luigi Montesucoli mio vicino, che quando io era in questa Quaresima in Modana , vide entrare col Brunello, essendo già notte, un magnano [fabbro] nelle mie stanze. Tanto andai poi cercando. che trovai il magnano, il qual mi confessò d’essere stato in corte ad aprir una camera, della quale diceva il conduttor d’aver perduta la chiave. V.s. argomenti il resto, quella è una delle sue frodi, ma ce ne son molte altre, non men belle: e credo che ve ne siano alcune di molta maggiore importanza; ma io non me ne posso accertare. Mi consola che io stracciava tutte le lettere di V.s. e di M. Luca nelle quali era detta liberamente alcuna cosa, trattone quelle de i particolari dello Sperone. Altro non mi occorre per ora, se non che a V.s. Illustr. bacio con ogni affetto le mani. Di Ferrara.”
M. Luca di cui parla Tasso e Monsignor (un appellativo al tempo usato anche per i laici) Luca Scalabrino, un personaggio di alto livello culturale di cui non sono riuscito a trovare l’esatta data di nascita ma che doveva essere più o meno coetaneo di Tasso. Scalabrino si era innamorato di Tasso e aveva commesso la leggerezza (chiamiamola così) di farne cenno al 21enne Orazio Ariosto (discendente dell’autore dell’Orlando furioso) il quale, a sua volta, aveva riportato la notizia allo stesso Tasso che a tutta prima aveva reagito male.
A Luca Scalabrino. – Roma. 1576
“Avete il torto in mille modi; e sia detto con vostra pace. Scrivendo a me, peccate in materia ed in forma; ma io non ne incolpo se non me stesso. Tanto mi basta di rispondere ad una parte de la vostra lettera, a la quale risponderò più a lungo come avrò letto non una volta l’Alfabeto greco, ma dieci o venti volte i Salmi: frattanto siate sicuro che io v’ ho sempre amato, e vi amo svisceratamente; non sono ancora tanto pazzo che, amandovi com’io fo , debba con tanto ardore procurare la vostra vergogna. De’ miei secreti sono signore, e posso senza offesa altrui, rivelarne quella parte che mi piace a chi voglio. De gli altrui, tanto ne dico quanto piace a chi li commette a la mia fede; e se io altre volte ho discoperto, contro vostra voglia, a vostro padre il vostro male, l’ho fatto per soverchio zelo de la vostra salute, de la quale son risoluto di non volere aver maggior cura di quella che voi vogliate che s’abbia: ma ben vuo’ pregarvi, per l’amore che vi porto, che se io rimango sodisfatto di voi, a cui nulla ascosi mai de i miei pensieri, che non usiate meco estraordinaria secretezza di alcuni vostri o affetti o disegni che a molti son palesi, né dobbiate poi sdegnarvi contra me se alcuna particella a caso, non la cercando io, me n’è riferita; o almeno sfogate meco tutto questo sdegno senza dimostrarlo altrui; che ciò non potete fare, che non diate insieme a divedere che poco m’amiate e nulla mi prezziate. Ho detto più di quello ch’io voleva: perdonatemi; che la mano, spronata da un giusto dolore, è trascorsa mal grado de la volontà. Ora passiamo ad altra materia.
Di Ferrara, il IX di Maggio
Amorevol Fratello e S. (servitore)
Il Tasso”
Scalabrino rimase impaurito dal linguaggio di Tasso e inviò all’Ariosto una lettera in cui lo accusava di avere fatto pettegolezzi con tutti e in particolare con il Tasso noto per non saper tenere la lingua a posto. Scalabrino si vedeva già in situazioni molto difficili ma poco tempo dopo le paure furono messe da parte e il dialogo tra Tasso e lo Scalabrino divenne esplicito.
“Vostra Signoria per l’ultima sua mi dimanda perdono di non m’aver palesato il suo amor concupiscibile; e per l’altre sue, che prima m’ha scritto, ha sempre mostrato di credere ch’io sia sdegnato con esso lei, pereh’ella non m’abbia rivelato questo suo desiderio carnale, e rende assai onesta cagione de la sua segretezza e del silenzio usato meco. Io, che ho deliberato di confermar quella deliberazione ch’io feci molt’anni sono; cioè d’aver Vostra Signoria non solo per caro e cordiale amico, ma per lo più caro e per lo più intrinseco di tutti gli altri, ed in somma per parte de l’anima mia; non voglio più lungamente lasciarla in questo errore e in questo inganno: e se pur non s’inganna, ma vuol mostrar d’ingannarsi, non le voglio lasciar questo pretesto, né posso soffrire c’almeno ne le cose mie, e in quel c’appartiene a me, ella non corrisponda a la mia ingenuità, o sciocca o filosofica che sia. Sappia dunque, ch’io non mi sdegnai perché Vostra Signoria non mi scoprisse il suo amore (c’a a questo per nessuna ragione voi eravate obbligato); ma mi sdegnai perché voi vi recaste a cosi grande ingiuria che l’Ariosto me n’accennasse un non so che. Non solo vi sdegnaste, ma a lui scriveste in modo che ben si poteva comprendere che vi riputavate offeso da lui gravemente. A me poi scriveste una lettera piena di tanto disprezzo, che nulla più. Confesso c’avevate occasione di dolervi fra voi stesso, che l’Ariosto avesse palesato questo secreto a me, il quale so mal tacere i miei propri secreti; ma certo nissuna ragione voleva che, per cosa di si poca importanza, cosi apertamente fosser da voi dette parole cosi acerbe e a lui e a me medesmo contra la mia riputazione. L’amico deve ricoprire i difetti de l’amico; ed io, che sono il più loquace uomo del mondo, non ho mai detto cosa alcuna c’a voi possa spiacere, né in questa né in altra occasione; se non solo che palesai a vostro padre ed a m. Antenore la vostra infermità per soverchia gelosia de la vostra salute. E Dio mi sia testimonio, che di nissun altro vostro particolare ho io ragionato, se non in quel modo ch’io ho saputo, non che creduto c’a voi fosse caro. Ma sia qui il fine de le mie querele. Io mi ricorderò solamente le tante cortesie ed amorevolezze ch’io ho ricevuto da voi; e di questa baia non terrò memoria, ma perdonerò l’impeto di quelle lettere a la vostra natura; si come prego voi a perdonare a la mia l’acerbità d’alcune lettere, ne le quali, esortandovi al purgarvi, usava luoghi troppo aspri e veementi. Siam patti e pagati, come si dice: da ora inanzi io, non iscemando punto né de l’amore né de la confidenza che ho in voi, mi guarderò di provocar la vostra collera. Io vi dimando perdono de le lettere passate: a voi non occorre dimandarlo a me com’a superiore, perochè io in nessuna cosa vi sono superiore, e in molte vi cedo. E se pur volete usare questa creanza, usatela senza offendermi, mentre volete sodisfarmi: che non la superiorità de la persona, ma la superiorità de la causa mi fa meritevole che da voi mi sia chiesto perdono; ed io vel concedo, e voi concedetelo a me, e brindisi!. . .e più non si parli di queste co.. . In somma, io son tutto vostro.”
Sono probabilmente queste le lettere che i cortigiani andavano cercando nelle stanze di Tasso!
A metà di dicembre del 1576 la confidenza tra Tasso e lo Scalabrino è tale che Tasso confessa allo Scalabrino di essersi innamorato, non ricambiato, del 21enne Orazio Ariosto, che Tasso chiama semplicemente il Signore, omettendo il nome.
A Luca Scalabrino – Roma
Datata 14 dicembre 1576
“Ho veduta la lettera del Signore, bella certo, ma che? De l’ingegno suo io non dubitai mai, ed ora ne son certissimo e spero di lui ogni gran riuscita. Ma voi ammirate in lui l’attitudine a l’eloquenza, ed io la disposizione a l’esser cortigiano, perché ha più appreso di quest’arte in pochi mesi ne le scole, ch’io non ho fatto in molti anni ne la corte.
In somma io non m’inganno, e parlo per iscienza, non per sospetto, per congettura; voi credete quel che vi pare; ma se qui foste o vi trovaste presente ad uno o due de’ nostri ragionamenti, vi chiarireste in parte; perciocché egli tratta meco in modo, che non si cura di lasciarmi soddisfatto; gli basta solo ch’io non possa far constar ad altri ch’egli m’offenda. Io l’amo, e son per amarlo anco qualche mese, perché troppo gagliarda impressione fu quella, che l’amor fece ne l’animo mio, né si può in pochi dì rimovere, per offesa quanto si voglia grave; pure spero che il tempo medicherà l’animo mio di questa infermità amorosa, e ‘l renderà intieramente sano. Che certo io vorrei non amarlo, perché
quanto è amabile l’ingegno suo, e la maniera in universale, tanto dee a me parer odioso un suo particolar procedere verso me, cominciato da poco in qua, e nato non so da qual affetto, se non forse da emulazione, da desiderio di soddisfare altrui, il che più credo. Chiamo questo mio amore, e non benevolenza perché, in somma, è amore: ne prima me n’era accorto e non me n’accorgeva, perché non sentiva destare in me nessuno di quegli appetiti che suol portare l’amore, anche nel letto, ove siamo stati insieme. Ma ora chiaramente mi avveggio ch’io sono stato e sono non amico, ma onestissimo amante, perché sento dolore grandissimo, non solo ch’egli poco mi corrisponde ne l’amore, ma anche di non poter parlar con esso lui con quella libertà, ch’io soleva, e la sua assenza m’affligge gravissimamente. La notte non mi sveglio mai che la sua immagine non sia la prima ad appresentarmisi, e rivolgendo per l’animo mio quanto io l’abbia amato ed onorato, e quanto egli abbia schernito ed offeso me, e, quel che più mi preme (parendomi troppo indurato ne la risoluzione di non amarmi), me n’afliggo tanto, che due o tre volte ho pianto amarissimamente, e s’io in ciò mento, Iddio non si ricordi di me. Spererei che se egli fosse certo de l’animo mio, sarebbe costretto ad amarmi, ma come ne può essere egli certo essendo consapevole del suo, e giudicando ex aliorum ingenio. E se voi, al qual nessuno affetto de l’animo mio fu mai celato, e che ‘n tanti anni dovreste aver conosciuto quanto io sappia fingere, ne dubitate, ben è ragione ch’egli, che n’ha minor conoscenza, ne dubiti. Tanto basti intorno a lui.”
Tasso e lo Scalabrino si scambiano lettere su Orazio Ariosto anche se il linguaggio non è sempre comprensibile perché non si possiedono le lettere dello Scalabrino.
“Tenetevi pur voi la vostra credenza (se pur credete quel che scrivete) eh’a me giova d’attenermi a la mia certezza; anzi, non mi giova, ma mi noce, che vorrei, se fosse possibile, non saper tanto a dentro quanto io so di questo particolare.
Voi per giudizioso, non sarete giammai per questa ragione laudato. Quella magnanima cortesia, e quella pena del mio soverchio sospettare, voci in vero e concetti sonori ed arguti, ove nascono, ed onde vengono? Per risposta altro non dico, se non che per l’avvenire, mi guarderò molto di darmi così in preda ad alcuno amico, che mi sia poi non solo difficile, ma noioso, il ritormigli. Ora approvo quel detto che altre volte riputai inumano, eh’in guisa si debba amare, che sia facile il disamare. Il consiglio che mi date, accetto da voi come amorevole, se ben m’è stato prima dato da coloro che non molto m’amavano ; ove i padroni, che ben mi vogliono, cercavano di generar in me quella confidenza, de la quale l’animo mio, nel principio di questa briga, era in tutto pieno. Non so però s’io l’userò o no, ma perché ne gli uomini non è fede, ed io son povero di fortuna, e di valore, custodisca Iddio la mia innocenza, e qui sia fine a questi discorsi. State sano.
Di Modena il 6 di Gennaio [1577]“.
Questa ultima lettera è del gennaio 1577. Tasso, deluso dall’Ariosto, inizia una turbolenta relazione con un giovane cortigiano: Orazio Orlando. Tasso teme che la cosa possa divenire di pubblico dominio e cerca di apparire eterosessuale per quanto gli è possibile. Il 17 giugno, sentendosi spiato da un servo gli scaglia contro un coltello.
Naturalmente molti altri elementi di natura personale come lo stress per la composizione della Gerusalemme, le frustrazioni per le incomprensione cui andava incontro e la paura ossessiva di essere spiato, oltre a possibili ragioni di carattere religioso, politico e diplomatico, hanno influito in modo molto complesso sulla biografia del Tasso ma, certo, tra gli elementi che ne hanno determinato la vita c’è anche l’omosessualità.
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sabato 28 giugno 2014

LAICITA’ DEL MATRIMONIO E MATRIMONIO OMOSESSUALE

Il 24 giugno 2014 è stata resa nota la Bozza di testo unificato proposto dalla relatrice per i disegni di legge in materia di regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze
Già il 17 giugno, all’annuncio fatto da Monica Cirinnà, senatrice PD, della prossima presentazione di un testo unico sulle unioni civili e sulle convivenze, Avvenire.it, aveva cominciato la sua battaglia:
“Il rischio del testo unico in arrivo – se veramente riuscirà ad approdare domani in Commissione un testo capace di raccogliere un generale consenso – è quello, per Belletti, di un’affrettata e inopportuna fuga in avanti «verso ipotesi di regolazione per cui “alle unioni civili tra persone dello stesso sesso si applicano tutte le disposizioni previste dal matrimonio”. Come a dire: non chiamiamolo matrimonio, ma cambia poco».”
Il quotidiano dei Vescovi sottolinea che non c’è niente di scontato:
“Se certa stampa entusiasta parla con disinvoltura di “matrimonio gay” a un passo, e tra i diritti delle coppie gay dà per scontata anche la pensione di reversibilità, i giochi sono in realtà ben più aperti. Basta ascoltare il senatore Maurizio Sacconi del Ncd: «Nessun matrimonio per i gay e nessuna pensione di reversibilità per chi non è sposato, ma cambiamenti nel Codice civile per consolidare le relazioni umane».”
 “Altre forme di convivenza possono avere una loro regolamentazione, soprattutto per tutelare la parte debole, ma non possono essere assimilate alla famiglia”.
Va sottolineato che con Papa Francesco, che è molto attento all’immagine della Chiesa, non si usano più le espressioni forti ed esplicite della polemica contro i diritti dei gay dei tempi di Papa Ratzinger, ma si parla solo di difesa della famiglia. Le parole cambiano ma la sostanza no!
Tanto premesso, vorrei cercare di chiare che cosa è il matrimonio in termini laici. Ferma restando per i credenti la facoltà di intendere il matrimonio come un sacramento e come tale indissolubile, resta il fatto che in uno Stato laico il matrimonio deve essere totalmente svincolato da una concezione sacramentale. Il credente è libero di credere quello che vuole, ma il matrimonio laico non è un sacramento e non è nemmeno l’espressione di una fantomatica legge di natura, ma è una istituzione giuridica che garantisce la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini.
Vorrei soffermarmi ora a considerare la laicizzazione del matrimonio definita dalla Costituzione francese del 1791. Quanto segue è in gran parte derivato dal discorso di Christiane Taubira, Ministro della Giustizia francese in occasione della presentazione alla Assemblée nationale del progetto di legge sul matrimonio egualitario.
L’introduzione del matrimonio civile nel 1791 è veramente una “gloria nascosta” della Rivoluzione. Vivaci dibattiti avevano accompagnato l’introduzione del matrimonio civile, la sua natura contrattuale, e la connessa possibilità di divorziare. A quell’epoca, due religioni riconoscevano il divorzio, la religione protestante e la religione ebraica, mentre la religione cattolica, maggioritaria, dichiarava il matrimonio indissolubile. La Costituzione del 1791 ha compiuto una vera è propria rivoluzione con l’introduzione del matrimonio civile.
Il matrimonio civile reca con sé il segno dell’uguaglianza. Si tratta di una vera e propria conquista fondamentale della Repubblica francese, all’interno di un movimento generale di laicizzazione della società.
Una tale conquista è stata importante soprattutto per coloro che erano esclusi dal matrimonio a quell’epoca. Dopo la revoca dell’editto di tolleranza, detto editto di Nantes, nel 1685, i protestanti non potevano contrarre matrimonio se non segretamente, rivolgendosi ai loro pastori. Essi non potevano costituire una famiglia e i loro figli erano considerati bastardi. A partire dal 1787, l’editto di tolleranza autorizza nuovamente i preti e i giudici a celebrare questi matrimoni, in quanto ufficiali dello stato civile. C’è dunque una prima apertura, due anni prima della rivoluzione, grazie a tale riconoscimento di pluralismo religioso e alla possibilità di includere nel matrimonio coloro che ne erano esclusi, in particolare i protestanti e gli ebrei. Ma il matrimonio include ancora soltanto i credenti.
Vengono ancora esclusi gli esercenti alcune professioni, ad esempio gli attori, perché la religione proclama che non può riconoscere le pratiche infami degli attori di teatro. É proprio il celebre attore Talma a rivolgersi alla Costituente dopo che il curato di Saint-Sulpice si era rifiutato di effettuare le pubblicazioni del suo matrimonio con una «donna di mondo», come si diceva all’epoca.
I costituenti decidono così di introdurre un matrimonio civile e prevedono nell’articolo 7 del titolo II della Costituzione del settembre 1791 che il matrimonio non è altro che un contratto e che il potere legislativo stabilirà per tutti i cittadini, senza distinzione, le modalità in base alle quali la nascita, il matrimonio e la morte saranno constatati e designerà gli ufficiali incaricati di constatarli e di registrarli.
Il matrimonio civile permette così non solo di includere i credenti non cattolici, ma è aperto a tutti, ossia tutti coloro che desiderano contrarre matrimonio possono disporre degli stessi diritti e devono rispettare gli stessi doveri.
Una tale concezione del matrimonio civile, che reca in sé l’impronta dell’uguaglianza, ne fa essenzialmente una libertà, perché fin dalla sua introduzione nell’ordinamento, anche il divorzio viene ugualmente riconosciuto. Nella relazione accompagnatoria della legge del 1792, si trova scritto che il divorzio è il portato di una libertà individuale, e l’esistenza di un legame indissolubile la negherebbe. Poiché il matrimonio deriva dalla libertà delle parti e non dalla sacralizzazione di una volontà divina, tale libertà di contrarre matrimonio non si può concepire se non congiuntamente alla libertà di divorziare e poiché il matrimonio viene disgiunto dal sacramento che l’aveva preceduto, potrà rappresentare i valori repubblicani e incorporare progressivamente i cambiamenti della società.
Se si ricorda che il matrimonio era originariamente un’unione di patrimoni, di eredità, di parentele, e che si passava dal notaio prima di passare al prete, il fatto di riconoscere la libertà di ciascuno dei coniugi è un progresso considerevole, a tutt’oggi iscritto nel codice civile.
Il divorzio, dunque, si accompagna fin da subito al matrimonio. Sarà proibito in Francia nel 1816, in un contesto in cui le correnti conservatrici sono dominanti e in cui si assiste a un regresso delle libertà, specialmente quelle delle donne. Sarà ristabilito nel 1884 attraverso la legge Naquet, ancora una volta nell’ambito di un movimento generale di laicizzazione della società. L’evoluzione del matrimonio reca in effetti in maniera molto marcata il segno della laicità, dell’uguaglianza e della libertà, che sono valori che si sono evoluti nel diritto e nella nostra società francese, in base ad uno sviluppo diacronico che ha conosciuto a volte forti tensioni.
Il matrimonio, unitamente al divorzio, è espressione quindi di una libertà, compresa quella di non sposarsi, ed è questa la ragione per la quale la legge riconosce le famiglie fuori dal matrimonio e i figli di queste famiglie con pari diritti. Il matrimonio, che è riuscito a separarsi dal sacramento, si sta ora separando allo stesso modo da un ordine sociale fondato su una concezione patriarcale della società, concezione che fa del marito e del padre il proprietario, il possessore del patrimonio, e allo stesso tempo anche della moglie e dei figli.
Concludo citando alla lettera le parole di Christiane Taubira in occasione della presentazione del Progetto di Legge sul matrimonio ugualitario all’ Assemblée nationale francese:
“Che cosa toglie alle coppie eterosessuali il matrimonio omosessuale? Se non gli toglie niente, abbiamo il coraggio di definire per quello che sono sentimenti e comportamenti. Noi osiamo parlare di menzogne rispetto alle parole pronunciate in occasione di questa campagna di panico sulla presunta soppressione delle parole “padre” e “madre” dal codice civile e dal livret de famille (stato di famiglia).
Abbiamo il coraggio di parlare di ipocrisia rispetto a coloro che si rifiutano di vedere le famiglie omoparentali e i loro figli esposti alle incertezze della vita. Abbiamo il coraggio di parlare di egoismo rispetto a coloro che pensano che un’istituzione della Repubblica possa essere riservata ad una categoria di cittadini.
Noi affermiamo che il matrimonio aperto alle coppie dello stesso sesso illustra bene il motto della nostra Repubblica. È un esempio di liberté, della libertà di scegliere, della libertà di decidere di vivere insieme.”
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domenica 22 giugno 2014

GAY E PREVENZIONE DELL’HIV-AIDS

Apro questo post con il link alla pagina della Lila (Lega Italiana per la lotta contro l’AIDS) in cui potrete trovare informazioni serie e aggiornate sull’AIDS e sulla prevenzione del contagio HIVhttp://www.lila.it/it/infoaids.html , ma tutto il sito della Lila è ricchissimo di informazioni estremamente chiare che sono fondamentali per la prevenzione e la tutela della salute.
Nei confronti delle malattie sessualmente trasmesse e dell’AIDS in particolare, la reticenza e il silenzio sono le scelte peggiori. Il sesso non deve essere considerato un argomento tabù ma se ne deve parlare in modo serio e competente. La mancanza di informazione espone al rischio di comportamenti pericolosi e lascia i ragazzi in una dimensione di sostanziale solitudine, tanto più quando manca del tutto l’appoggio dei genitori.
Anche a nome di Progetto Gay devo riconoscere di non aver dedicato uno spazio adeguato al tema della prevenzione, che è assolutamente fondamentale. Progetto Gay ha cercato di approfondire gli aspetti psicologici e relazionali della omosessualità, il che è certamente utile, ma bisognerebbe tenere sempre presente che la prevenzione non può essere mai dimenticata.
I dati riportati dal supplemento n.1 – 2013 del Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che nel 2012 sono state segnalate 3.853 nuove diagnosi di infezione da HIV, di cui il 79,0% riguardano maschi.
Nel 2012, in Italia sono stati diagnosticati 6,5 nuovi casi di HIV positività ogni 100.000 residenti, senza variazioni significative rispetto agli anni precedenti. Le regioni con l’incidenza più alta sono state Lombardia, Provincia Autonoma di Trento e Lazio.
Le persone che hanno scoperto di essere HIV positive nel 2012 hanno un’età mediana di 38 anni per i maschi e di 36 anni per le femmine.
Nel 2012, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’80,7% di tutte le segnalazioni e riguardano  eterosessuali per 42,7% e omosessuali maschi per il 38%. Se si tiene presente che gli eterosessuali sono circa il 92% della popolazione generale  mentre gli omosessuali maschi sono circa il 4%, si capisce che il rischio HIV per gli omosessuali è enormemente più alto che per gli eterosessuali.
Tra il 2011 e il 2012 la percentuale di  casi di infezione da HIV tra gli eterosessuali è diminuita, seguendo un trend ormai stabilizzato, mentre in un solo anno, per gli omosessuali maschi, è cresciuta dal 40,0 al 43,9% del totale (va sempre tenuto presente che gli omosessuali maschi sono solo il 4% della popolazione). Il numero di infezioni da HIV tra maschi omosessuali risulta costantemente in ascesa nel corso degli anni e non accenna a diminuire.
Riporto qui di seguito il link al Notiziario  dell’Istituto Superiore di Sanità, che offre una visione molto dettagliata e oggettiva della diffusione delle infezioni HIV e dell’AIDS in Italia:http://www.lila.it/images/doc/dati/NotiziarioISS2013-COA.pdf
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venerdì 16 maggio 2014

GAY E RAPPORTI AFFETTIVI NON STANDARD

I gay, come tutti, d’altra parte, crescono in una società che presenta loro modelli di coppia e di rapporti affettivi. Un ragazzo gay cresce con l’idea, che si trasforma in imperativo, di costruire una coppia gay secondo i modelli che è stato abituato a recepire come i veri archetipi dei rapporti affettivi: coppia gay, meglio se pubblicamente dichiarata, senza alcun problema né interno né esterno. L’esperienza della vita, però, insegna ben presto a dubitare di quei modelli, che molto raramente si tramutano in realtà, e porta le persone verso una serie di rapporti affettivi molto più complessi, spesso anche contraddittori in cui ciascuno si trova a doversi destreggiare da solo con la sola guida dei suoi sentimenti.
Perché tanti ragazzi faticano a staccarsi da situazioni molto complesse nelle quali si sono venuti a trovare e magari svalutano altre ipotesi che dal di fori si presentano come allettanti e fedeli ai modelli standard?
La mente umana e i sentimenti non rispondono a schemi o a stimoli astratti. Il voler bene, l’innamorarsi dipende da meccanismi molto profondi della coscienza, meccanismi che non obbediscono ad una logica semplice di tipo para-economico di dare e avere.
Il presupposto di qualunque vera relazione affettiva, sia essa standard o meno, è il rispetto e l’affetto verso l’altro. Potrà trattarsi anche di relazioni impossibili per le più varie ragioni, ma quando c’è rispetto e affetto reciproco, anche il distacco, anche l’impossibilità assume un altro significato perché il bene dell’altro è un valore in sé, anche quando non è congiunto alla realizzazione de nostri desideri. L’amore, l’affetto, non sono frutto di un calcolo, ma sono impulsi spontanei che ci portano non verso un ragazzo, ma verso quel particolare ragazzo, infungibile, unico e irripetibile, al quale ci sentiamo vicini, nonostante tutti i suoi problemi (e forse anche e soprattutto per i suoi problemi) e nonostante le sue resistenze e i suoi rifiuti, e ci sentiamo vicini incondizionatamente.
L’amore vero ha una caratteristica di sostanziale generosità, è un essere non per sé ma per l’altro con la consapevolezza che l’altro è un altro e che dovrà sentirsi amato e non vincolato, ricercato e desiderato ma nello stesso tempo libero. Amore senza condizioni e senza pretese. La felicità, o meglio la felicità possibile, non quella metafisica, non consiste nel conseguimento di uno scopo ma nella consapevolezza di amare e di essere amati, non importa nemmeno come, se non si è coppia si può sempre essere amici e non è una soluzione di ripiego. L’idea del “tutto o nulla” rischia di portare al nulla piuttosto che al tutto e di svuotare la vita dei suoi significati più semplici e più profondi.
L’amore è fatto di piccoli gesti, una telefonata, un sms, una conversazione su skype che sono altrettanti modi per dire: “non mi sono dimenticato di te!”
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domenica 4 maggio 2014

QUANDO UNA COPPIA GAY FINISCE

Ho ricevuto stamani una mail che conteneva un tratto di conversazione tra due ragazzi al momento in cui la loro relazione viene meno. Nella mail mi si chiedeva di pubblicare la conversazione, cosa che faccio volentieri, dopo aver apportato alcune modifiche al testo a tutela della privacy.
In realtà pur trattandosi di una conversazione che conclude una relazione, l’atmosfera è molto tranquilla e il dialogo sincero non è venuto meno, neppure sugli argomenti più spinosi.
MARCO: Ehi!
ESTEBAN: C.. ciao…
MARCO: C’è un po’ di rumore perché sto sull’autobus, dimmi
ESTEBAN: Sc…scusa, se non puoi ti richiamo in un altro momento
MARCO: No no, ti sento, dimmi tutto
ESTEBAN: Sono stato un po’ male questi giorni, nervoso, dormo poco, son distratto, ieri ho anche tamponato una macchina!
MARCO: Mi dispiace
ESTEBAN: Ti ho chiamato perché voglio chiederti un ultimo favore, ti prego di farmelo, devo capire il senso del nostro percorso, cosa è successo, perché ad un certo punto sono diventato una zavorra per te! Dimmi cosa hai fatto questi tre giorni, da quando me ne sono andato da casa tua. Ti sei sentito solo, annoiato o sei sereno?
MARCO: Tranquillo, devi stare tranquillo, sono sereno!
ESTEBAN: cos’hai fatto?
MARCO: mah solite cose, niente di che…
ESTEBAN: stasera cosa fai per il tuo compleanno? Ti meriti un po’ di divertimento…
MARCO: Mah, se il tempo regge vado a teatro! Boh, devo decidere, Licia e Rosetta non mi possono accompagnare, penso che mi porterò Matteo, tanto so che me l’appoggia!
ESTEBAN: P…Matteo…Come va con Matteo?
MARCO: Mah, bene, te l’ho detto che mi trovo bene con lui! Che ti devo dire, è tutto così nuovo, non lo so, lo sai che non sono sicuro di niente! Comunque ieri siamo stati insieme a casa sua!
ESTEBAN: I…Insieme…?
(silenzio)
(sospiro)
L…L’avete già fatto?
MARCO: Cooosa???
ESTEBAN: S..sì, volevo chiedere se l’avete già fatto?
MARCO: T’interessa sapere se l’abbiamo fatto?
ESTEBAN: Sì, ti prego, ho bisogno di capire!
MARCO: Sì, l’abbiamo fatto. Ma non era neanche programmato, cioè, io non me lo sarei mai immaginato che un ragazzo come lui potesse starci con uno come me. Eravamo in giro, poi mi ha chiesto se andavo a vedere un film a casa sua…Eh eh eh, che bella scusa eh!
(silenzio)
ESTEBAN: Com’è stato?
MARCO: Mah, strano, particolare, forse mi aspettavo un po’ meglio, non so che dirti. Ero molto coinvolto comunque, un coinvolgimento che con te non c’era più da un pezzo!
ESTEBAN: E allora perché venivi con me mentre avevi già iniziato a pensare a lui?
MARCO: No, ma guarda che non è finita per lui, è finita perché non provavo più niente!
Con te venivo per affetto. Forse ti ho sempre visto più che altro come un fratello, un confidente, è normale, siamo sempre andati d’accordissimo, mi è sempre venuto spontaneo dirti tutto, c’era un’intesa eccezionale!
ESTEBAN: Ti ha fatto godere?
MARCO: Sì, ma era un po’ imbranato, eh eh eh, ha 20 anni, è ancora ragazzino, io pure non ho tutta questa esperienza…Tu sicuramente eri più bravo di lui! Comunque abbiamo più o meno fatto le stesse cose che facevo con te!
ESTEBAN: Ma a questo punto ti domando, in sei mesi ti ho fatto mai godere? Hai mai provato attrazione per me?
MARCO: Sììì, avoglia se mi hai fatto godere! Attratto invece no, sono stato attratto un po’ giusto i primi tempi!
(silenzio)
Dimmi piuttosto una cosa tu, secondo te un ragazzo può essere attratto da me?
Lo sai che penso di essere brutto, vorrei sapere cosa ci si può trovare d’interessante in me…
ESTEBAN: Beh, ti posso dire ciò che ho visto io in te! Poi però devi dare anche tu le stesse risposte a me!
MARCO: D’accordo!
ESTEBAN: In te mi ha attratto la dolcezza, la tua forma mentis, il fatto che ti documenti, ti interessi di tutto, il tuo sorriso, e poi il fatto che chiacchieri, infatti non so come facessi a dire che sei timido e chiuso!
MARCO: Grazie, siamo dolci entrambi. E fisicamente?
ESTEBAN: beh, fisicamente lo sai, la risposta sta nella poesia che ti ho inviato stamattina per il tuo compleanno!
MARCO: Ah ah ah, è vero, tanta tanta roba!
ESTEBAN: Per me sei bellissimo, adoro la tua pelle, il biondo dei tuoi capelli, i peli, i piedi robusti e le gambe slanciate. I tuoi occhi grandi.. E poi sì, anche il tuo pene mi piace molto, mamma come si gonfia! Ricordo ancora l’ultima volta che siamo stati assieme, ti sei alzato per andare a fare la doccia, sembravi un watusso con questo pene ancora perfettamente diritto…
MARCO: E dopo averlo fatto tre volte, eh eh, sarà che ho 23 anni!
ESTEBAN: Ora tocca a te!
MARCO: Mmmm, vediamo… Sicuramente anche tu sei dolce, non sempre lo sei stato, all’inizio non tanto, poi invece sì. Non è che mi sia piaciuto tanto il tuo carattere, soltanto negli ultimi tempi sei riuscito a trasmettermi un po’ di serenità. All’inizio della nostra storia vedevo che c’era in te qualcosa che non andava, sembravi arrabbiato, triste, sofferente, ammusato. Devi assolutamente ridere di più. Hai la bocca larga? E allora spalancala per farti un bella risata, comunque sì, hai un bel sorriso! Guarda, non ti conviene fare il serio perché quando lo sei, sei davvero brutto! Inoltre devo dire che eri troppo timido, poi il fatto che sotto Natale mi hai portato a cena con i tuoi amici e non hai detto nulla di noi non mi è piaciuto proprio! Sinceramente avrei gradito un maggiore sforzo da parte tua. Ti sei deciso a dichiararti solo adesso ed è un peccato!
ESTEBAN: Ma ho ancora tutta la vita davanti!
MARCO: Appunto, vedi di non tornare indietro o ammosciarti!
Comunque mi piace quando canti, hai una bella voce, quindi dovresti farlo! Ti ho sentito parlare in spagnolo e devo dire che ti cambia la voce, sei sprecato per parlare in italiano, invece quando parli spagnolo ti viene una bella voce roca! Ma ce l’hai sempre avuta così la voce? E poi hai l’aspetto di un sudamericano!
ESTEBAN: Ma lo sai che da quando sono andato a scuola mi sono sempre presentato come Stefano, non usavo il mio vero nome, mi sembrava che facendomi chiamare Stefano mi potessero accettare più facilmente.
MARCO: ma perché?
ESTEBAN: Allora mi sembrava così.
MARCO: Ma io dico, è un così bel nome, esotico, e poi è proprio bello… va beh, comunque andiamo avanti. I tuoi lineamenti sono particolari, che ti devo dire, non so neanche come definirli… Sicuramente non se ne vedono in Italia, c’è poco da fare, non sei italiano e non sarai mai come un ragazzo italiano! Hai una pelle strana, a cui è difficile abituarsi, e il colorito scuro parla chiaro!
Complessivamente hai un bel corpo, mi piacciono le gambe, massicce, muscolose, certo, peccato un po’ di pancetta, però vabbeh! Devi valorizzarti di più però, perché ti lasci troppo andare, vesti male, magari quest’ultimo periodo sei dimagrito molto e ti sei ritrovato con dei vestiti larghi senza aver fatto in tempo a rinnovare il guardaroba. Però lo devi fare eh. Non siamo belli e proprio per questo dobbiamo stare attenti a valorizzare i nostri punti di forza. Ecco, le felpe non te le mettere perché ti stanno male, siccome sei basso ti tolgono proprio forma e ti appiattiscono. Il pene no, proprio non mi piace, circonciso non mi piace. Boh sarà che non l’avevo visto mai, comunque a me piace non circonciso, proprio come il mio. Dubito che tu un giorno ti possa ricostruire un prepuzio ma gli altri consigli ascoltali! Valorizzati eh!
ESTEBAN: Certo che proprio non ti piacevo, l’attrazione non era reciproca!
MARCO: Ma abbi pazienza, tu devi pensare che la prima volta mi mandasti una foto con una risoluzione pessima secondo me. Certo, mi dicesti che eri sudamericano, ma io mi aspettavo magari uno con il fisico di un brasiliano. Cioè io se penso al Sud America penso al Brasile, che ne so io dove sta il tuo paese e come sono fatti i suoi abitanti. Anche se dopo ci siamo visti io ho avuto sempre in mente l’immagine di un corpo che mi ero fatto io, e quando eravamo insieme succedeva che io avevo in mente una cosa, ma poi mi ritrovavo vicino un corpo che non corrispondeva. Con Matteo è stato diverso, l’ho visto e mi son sentito attratto, con te no invece, mi ero innamorato di una voce telefonica, fu una costruzione della mia mente! Del pisello poi lasciamo perdere, non mi era proprio saltato in mente di chiederti se fossi circonciso o no, e non mi pareva il caso di chiederti una foto. Lo vedi cosa succede quando ci si conosce via internet?
(silenzio)
(sospiro)
ESTEBAN: Mi dispiace, questo significa che io sono stato fortunato, tu invece hai avuto una brutta sorpresa! (sospiro)
D’accordo, mi basta questo. Ti rinnovo i miei auguri e… non so, se ti va di fare una chiacchierata o di prendere un caffè, sai che io una volta a settimana vengo a M***** per vedere lo psicologo. Vedi tu, se ti va, fammi sapere…
MARCO: Ok
ESTEBAN: Ciao
MARCO: Ciao Ciao
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venerdì 28 marzo 2014

EDUCARE ALLA DIVERSITA’: SCELTE CLERICALI E SCELTE LAICHE

Questo articolo mira ad evidenziare quanto, ancora oggi, la scuola italiana sia sostanzialmente frenata nel suo processo di sviluppo da una mentalità confessionale ispirata da mere ragioni di opportunismo politico. Le indicazioni del presidente della Conferenza episcopale italiana valgono, per ragioni elettorali, ben più dei risultati della comunità scientifica in campo di educazione alla sessualità, di omofobia e di crescita umana dei bambini e dei ragazzi.
Come mia abitudine cercherò di seguire una linea cronologica.
L’Italia, per contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, aderisce al progetto proposto dal Consiglio d’Europa per l’attuazione e l’implementazione della raccomandazione del Comitato dei ministri CM/Rec(2010)5; tale impegno viene formalizzato nelle direttive del Ministro del lavoro e delle politiche sociali pro tempore, con delega alle pari opportunità per l’attività amministrativa per gli anni 2012 e 2013 (Elsa Fornero), che hanno assegnano all’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), già operante presso il Dipartimento per le pari opportunità, l’attuazione di obiettivi in materia di prevenzione e contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e, in particolare, la definizione di una «Strategia nazionale» in collaborazione con il Consiglio d’Europa.
Il Ministro Fornero istituisce con decreto direttoriale in data 20 novembre 2012  il “Gruppo nazionale di lavoro” costituito da 29 associazioni dell’universo LGBT (Lesbiche, gay, bisex, trans), e poi pubblica nell’aprile 2013 la “Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”, di cui si può leggere un ampio estratto alla pagina
Questa «Strategia nazionale» consiste in un piano di azioni integrate e multidisciplinari che siano in grado di fornire una risposta concreta alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, così come previsto dal decreto ministeriale di organizzazione interna del 4 dicembre 2012; alla definizione degli obiettivi e alla realizzazione delle azioni connesse al loro raggiungimento sono state chiamate a collaborare, come detto, le 29 associazioni GLBT, facenti parte del gruppo di lavoro dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, la Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (Ready) e altre realtà istituzionali come le forze dell’ordine;
Il 19 aprile 2013, con decreto ministeriale, il Governo ha formalmente adottato la «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)» nella consapevolezza del fatto che è soprattutto attraverso le scuole e l’educazione che si possono combattere le discriminazioni e promuovere la pari dignità di tutti gli esseri umani, si sottolinea l’importanza dell’asse strategico «educazione e istruzione».
Il 18 dicembre 2013, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Ministro Maria Chiara Carrozza, Governo Letta) ha emanato un’apposita circolare a tutti gli uffici scolastici regionali in cui si prevede lo svolgimento di una «Settimana nazionale contro ogni forma di violenza e discriminazione» da realizzare in collaborazione con le istituzioni scolastiche e le associazioni GLBT e con il coinvolgimento attivo di studenti, docenti e famiglie delle scuole di ogni ordine e grado del territorio nazionale.
Il progetto «Educare alla diversità a scuola» commissionato dal Dipartimento per le pari opportunità nel dicembre del 2012 all’istituto Beck (scuola di specializzazione di psicoterapia accreditata dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca dal 2004), con l’obiettivo di elaborare uno strumento di supporto sulle delicate tematiche della prevenzione e del contrasto dell’omofobia e del bullismo a sfondo omofobico, rientra completamente nel quadro degli impegni programmatici relativi alla «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)».
Il prodotto della ricerca dell’istituto Beck, approvato e validato dal Dipartimento per le pari opportunità nel luglio 2013, consiste in un kit di materiale informativo e formativo, suddiviso per i tre ordini di scuola (primaria, secondaria di I grado e secondaria di II grado) e rappresenta uno strumento di supporto all’attività dei docenti per favorire la creazione di un clima scolastico basato sul rispetto e sull’accoglienza delle differenze, nonché sulla prevenzione di ogni forma di discriminazione; tali materiali informativi e formativi, nell’attesa di validazione da parte del competente comitato paritetico del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, come annunciato alla Camera dal Sottosegretario di Stato Amici nella seduta del 7 marzo 2014, non sono ancora mai stati oggetto di diffusione da parte dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali nelle scuole.
Il 14 marzo 2014 i deputati Marzano, Verini, Cinzia Maria Fontana, Braga, Martelli, Sbrollini, Dal Moro, Morani, Bazoli, Dallai, Fassina, Gasparini, D’Attorre, Vaccaro, Capua, Cuperlo, Mattiello, Tentori, Mongiello, Picierno, Rotta, Ghizzoni, Ermini, Civati, Giovanna Sanna, Miccoli, Marchetti, Martella, Bargero, Chaouki, Richetti, Gentiloni Silveri, Orfini, Ascani, Rampi, Pastorino, presentano una interpellanza urgente al Presidente del Consiglio (Renzi) e al Ministro dell’Istruzione (Stefania Giannini), volta a conoscere:
quali decisioni concrete intenda assumere il Governo per confermare gli impegni assunti per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere in linea con le politiche adottate a livello europeo;
quali azioni intenda portare avanti per dare concretamente attuazione alla «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)» per combattere le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere;
quali iniziative intenda intraprendere per promuovere nelle scuole non solo la cultura del rispetto e del dialogo, in armonia con i principi costituzionali e dell’ordinamento dell’Unione europea, ma anche una reale educazione all’accettazione delle differenze e al rifiuto delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
L’interpellanza urgente rende manifesta l’azione di freno attuata dal Ministero dell’Istruzione circa l’attuazione degli impegni assunti in materia di contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
Sottolineo il fatto che Elsa Fornero, che faceva parte del governo Monti, nonostante le sue posizioni contrarie al matrimonio gay, aveva fatto la sua parte almeno nei confronti dei diritti dei singoli, proprio per questa ragione era stata attaccata dall’Avvenire (il giornale dei vescovi) ed aveva poi fatto macchina indietro ridimensionando le proprie dichiarazioni, in ogni caso aveva chiamato 29 associazioni GLBT a collaborare per la definizione della “Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”.
Anche Maria Chiara Carrozza (governo Letta) aveva fatto la sua parte, prevedendo lo svolgimento di una «Settimana nazionale contro ogni forma di violenza e discriminazione» da realizzare in collaborazione con le istituzioni scolastiche e le associazioni GLBT e con il coinvolgimento attivo di studenti, docenti e famiglie delle scuole di ogni ordine e grado del territorio nazionale.
Pochi giorni fa, il Ministero dell’istruzione ha notificato la sospensione dell’iniziativa nell’attesa di validazione da parte del competente comitato paritetico del Ministero del materiale prodotto dall’Istituto Beck. Tutto farebbe pensare ad una dilazione dovuta solo a motivi tecnici e facilmente superabile, tuttavia, ben vedere, il rinvio ha ben altre motivazioni sostanziali.
Il 24 marzo 2014 il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente delle Conferenza episcopale Italiana interviene in proposito nella prolusione al Consiglio permanete della CEI del 24/26 marzo 2014.
Il cardinale si esprime su diverse materie che toccano i principi fondamentali di uno stato laico. Bagnasco rivendica il diritto all’obiezione di coscienza (esempio classico quello dei medici anti abortisti negli ospedali), dimenticando che l’obiezione di coscienza non può tradursi in nessun modo in una limitazione al diritto altrui, qui si parla di diritto legale, cioè riconosciuto dallo stato, che altrimenti dipenderebbe dall’obbiezione di coscienza di è chiamato ad applicarlo. Se il medico cattolico ritiene non poter praticare aborti nelle condizioni in cui invece è chiamato a farlo a termini di legge, può benissimo dimettersi dal servizio sanitario pubblico e andare a lavorare in una istituzione cattolica consona ai suoi principi, ma se resta in una struttura pubblica non può in nessun modo limitare il diritto altrui, neppure con l’astenersi dal prestare la propria opera. In nessuno stato “civile”, cioè laico, può essere concesso che l’obbiezione di coscienza vanifichi di fatto le disposizioni di legge, anche se questo in Italia è spesso la regola.
Ma vediamo al punto specifico. Il cardinal Bagnasco così si esprime: “In questa logica distorta e ideologica, si innesta la recente iniziativa – variamente attribuita – di tre volumetti dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado. In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre…parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte. È la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento”. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga.”
Le parole del cardinal Bagnasco sono una chiamata alla crociata contro gli “indottrinatori” che tentano di fare delle scuole “campi di rieducazione” per istillare nei bambini preconcetti contro la famiglia e la fede religiosa.
Il 25 marzo 2014 i genitori i genitori dell’AGeSC, in vista dell’incontro con il Papa del 10 maggio, sentono la responsabilità di riaffermare, secondo le parole del Presidente della CEI, “l’urgenza del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società – a tutti i livelli e forme – di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica”.
Gli opuscoli che hanno suscitato la sdegnata protesta del cardinal Bagnasco, sono presentati, con valida esemplificazione alla pagina (http://www.istitutobeck.com/progetto-unar.html). Il volume per la scuola primaria può essere letto integralmente alla pagina
L’Istituto Beck, che ha prodotti gli opuscoli, in data 19/2/2014 ha pubblicato la seguente nota:
NOTA SUL PROGETTO “EDUCARE ALLA DIVERSITÀ”
In relazione ai recenti articoli pubblicati sulla stampa appaiono necessarie e opportune le seguenti precisazioni.
  • L’Istituto A.T. Beck è un’associazione scientifico-professionale di psicologi e psicoterapeuti che, tra le attività che svolge, si impegna a diffondere e tutelare le posizioni, da tempo condivise, della comunità scientifica nazionale e internazionale sui temi del progetto “Educare alla diversità”.
  • Gli opuscoli sono stati predisposti su mandato dell’UNAR per la realizzazione di specifici moduli didattici di prevenzione e contrasto dell’omofobia e del bullismo omofobico nelle scuole e adottano una prospettiva scientifica, e non ideologica.
  • L’American Psychological Association (2009, 2012) scrive che “l’attrazione, i sentimenti e i comportamenti sessuali e romantici verso persone dello stesso sesso sono normali e positive varianti della sessualità umana indipendentemente dall’identità di orientamento sessuale”.
  • Le influenze che l’ambiente socio-culturale e religioso può esercitare nel generare omofobia e omofobia interiorizzata, non soltanto sono di pacifica osservazione[1], ma conclusioni a cui pervengono numerosi studi scientifici. L’impatto negativo del conflitto tra omosessualità e religione sulla salute mentale è stato ampiamente dimostrato (Hatzenbuehler, Pachankis, Wolff, 2012; Schuck, Liddle, 2001). Secondo Herek (1984, 1992, 1998) “…maggiore risulta il grado di ignoranza, di conservatorismo politico e sociale, di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba”. Harris, Cook, Kashubeck-West (2008) affermano che omosessualità e religione possono andare d’accordo: un più liberale e meno dogmatico rapporto con la religione si accompagna a livelli più bassi di omofobia interiorizzata e a un’identità sessuale più integrata. Hatzenbuehler e collaboratori (2009, 2010, 2012) rilevano come l’incidenza di disturbi psichici e alcolismo sia nettamente superiore tra le persone gay e lesbiche residenti in Paesi dove non esistono leggi specifiche contro le violenze e le discriminazioni omofobiche e/o in contesti dove le organizzazioni religiose sono meno accoglienti.
  • Gli opuscoli non mirano a sminuire l’importanza della famiglia tradizionale ma valorizzano anche la qualità affettiva ed educativa di famiglie omosessuali, delle quali la letteratura scientifica conferma l’adeguatezza (Patterson, 2000, 2004a; Perrin, 2002; Tasker, 1999; Tasker & Golombok, 1997).
Più nel merito del progetto l’Istituto A.T. Beck intende precisare che:
  • Gli opuscoli non sono stati distribuiti, ma – previa autorizzazione – sono stati messi a disposizione attraverso un download protetto con password per coloro che ne avessero fatto esplicita richiesta.
  • Gli opuscoli sono rivolti esclusivamente agli insegnanti e non agli alunni e, in quanto tali, possono essere utilizzati con le modalità che gli insegnanti e i genitori, coinvolti dalla scuola nel progetto, ritengano più opportune.
  • Il razionale dell’intervento non è la diffusione di una “teoria gender” ma la prevenzione e la lotta all’omofobia e al bullismo omofobico.
  • Gli esercizi e i moduli didattici, inappropriatamente estrapolati dal contesto, sono adattati da strumenti educativi prodotti dalle Università British Columbia, University of East London e dalla Global Alliance for Lgbt Education.
L’Istituto A.T. Beck ribadisce che quanto proposto negli opuscoli citati riflette le posizioni della comunità scientifica nazionale e internazionale sui temi dell’orientamento sessuale e del bullismo omofobico.
Che queste posizioni siano o non siano degne di ispirare e informare un intervento educativo nelle scuole italiane è una scelta sulla quale l’Istituto A.T. Beck non intende esprimere giudizi, riservandosi tuttavia di adire le vie legali per tutelare la propria immagine da attacchi ingiustificati.
Roma, 19 febbraio 2014
Dott.ssa Antonella Montano Direttrice Istituto A.T. Beck
Ho letto la presentazione degli opuscoli e, integralmente, quello dedicato alla scuola primaria. Si tratta di lavori con solidissima base scientifica (bibliografia specifica e aggiornata), che potrebbero essere un ottimo punto di partenza per un lavoro didattico mirato alla educazione alla diversità. L’Italia potrebbe così riallinearsi, in questo campo, con i paesi europei più sviluppati. Direi che l’esperienza maturata in Progetto Gay porta e conclusioni sostanzialmente sovrapponibili a quelle contenute nei tre volumetti che non hanno nulla di pregiudizialmente ideologico ma possono anzi essere uno strumento prezioso di crescita umana e di progresso civile.
Ricordo che i tre volumetti “Educare alla diversità” non sono mai stati distribuiti e il Ministero ha deciso di rinviare a data da destinare il corso dedicato agli insegnanti per la loro presentazione. E la polemica si è fatta rovente, – dice Vera Schiavazzi su Repubblica del 26/3/2014 – anche perché ci sono dieci milioni di euro stanziati per la “lotta al bullismo”, e dunque anche per quella all’omofobia. «Il PD resta in silenzio — dice Enzo Cucco, presidente dell’associazione radicale “Certi diritti” — e ha firmato un patto elettorale di non belligeranza col Nuovo Centrodestra di Alfano. Ci aspettiamo un atteggiamento diverso da parte del ministro Giannini [Ministro dell’Istruzione del governo Renzi]». La vicenda ha già registrato un lungo elenco di reazioni. «Da parte mia c’è massimo impegno contro le discriminazioni — dice Gabriele Toccafondi, del Nuovo Centrodestra, sottosegretario all’Istruzione, finito nel mirino come responsabile del rinvio — Ma non possiamo usare la scuola italiana come un campo di battaglia ideologico, dobbiamo promuovere un confronto aperto tra docenti e famiglie ». Ivan Scalfarotto (viceministro alle Riforme costituzionali e ai rapporti con il Parlamento, del PD) interviene così: «L’idea di un contradditorio nelle scuole tra posizioni diverse sulla lotta all’omofobia fa a pugni con il buonsenso. Toccafondi suggerisce forse di invitare i negazionisti quando si parla di antisemitismo?». Contro il rinvio dei corsi, intanto, sono intervenuti la Rete Studenti e molte altre associazioni.
La laicità dello stato è un principio che in Italia non solo non è costituzionalizzato, come lo è ad esempio in Francia, ma è stato sistematicamente sacrificato all’utile politico contingente, eppure la laicità è la condizione della democrazia, perché la laicità è l’unica garanzia della libertà. Il catechismo della Chiesa cattolica sostiene che gli omosessuali devono essere trattai con “compassione” (2358) ma i gay non vogliono la compassione di nessuno, reclamano da uno stato realmente libero e laico la assoluta parità di diritti civili. I gay riconoscono, laicamente, ai credenti, il diritto di crede in ciò che vogliono e di attenersi ai codici morali che ritengono opportuni, purché non siano in contrasto col le leggi dello stato, ma rigettano nel modo più netto, come intollerabile, l’idea le fedi di alcuni possano essere un limite alla libertà di altri.
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