sabato 14 giugno 2008

FANTASIE DISCORSI E COMPORTAMENTI GAY capire di non essere gay

Questo post è intitolato “fantasie, discorsi e comportamenti gay”. Mi capita spesso parlando in chat con i ragazzi di sentire raccontare di esperienze gay vissute anche da ragazzi molto giovani e ho notato che certi ragazzi sono particolarmente orgogliosi dei loro comportamenti che a loro sembravano nettamente adulti ma a me danno l’impressione di essere comportamenti ben lontani da una dimensione adulta della sessualità. Alcuni ragazzi si imbarcano in età molto giovane in esperienze sessuali che, viste dall’esterno, sembrano più derivare da un atteggiamento di sfida che da una vera esigenza affettiva. Cose del genere, anche quando non comportano conseguenze brutte a livello di malattie sessualmente trasmesse perché sono state fatte evitando i rischi più grossi, immancabilmente comportano strascichi a livello psicologico anche a distanza di anni. L’esperienza sessuale vissuta per sfida verso i divieti della famiglia oppure come mezzo per sentirsi adulti è uno dei più evidenti segni di immaturità affettiva. Si arriva al paradosso per il quale, siccome la sessualità gay è ritenuta più trasgressiva, alcuni ragazzi ci si imbarcano senza nessuna motivazione seria a livello personale e ad un’età molto giovane, per fare un dispetto ai genitori o per sentirsi appunto “trasgressivi”. Può sembrare assurdo ma ho parlato con ragazzi giovani che a mio giudizio avevano ben poco di gay, che si ritenevano gay al 100% perché avevano esperienze gay, ma esperienze nelle quali si erano cacciati per fare un dispetto ai genitori e per sentirsi grandi e indipendenti. Alcuni giorni fa ho parlato con un ragazzo di 18 anni che mi ha sconcertato: un ragazzo cresciuto in un ambiente molto oppressivo di una tipica famiglia borghese. A 16 anni frequentava locali gay per sua stessa ammissione “per fare un dispetto ai genitori” e a 16 anni si è messo con un ragazzo di 34 per fare vedere che non aveva paura di nulla e che era in grado di fare quello che voleva. Ha continuato a vivere con il 34enne per quasi due anni, ma allo stesso tempo aveva una ragazza con la quale aveva anche rapporti sessuali. Lui si definiva gay o al limite bisessuale ma in realtà, dal suo discorso si capiva che dal rapporto col 34enne non era stato capace di staccarsi, in pratica andava avanti perché l’altro lo corteggiava all’incredibile, naturalmente tutto all’insaputa della famiglia. Con la ragazza ha parlato del 34enne e lei non lo ha lasciato e anzi si è affezionata in modo forte, lui “per sdebitarsi” ha avuto rapporti sessuali con lei, che ha commentato così: “Mi è venuto assolutamente spontaneo, mentre col mio amico adesso almeno è un po’ una forzatura.” Mi dice che quando si masturba pensa alla ragazza e “alla tenerezza di stare con lei che non è affatto aggressiva.” Poi mi chiede che cosa può fare per trovare un ragazzo che possa andare bene per lui, perché si è stufato del 34enne, e gli dico che non deve cercare un ragazzo ma deve capire che una ragazza l’ha già trovata e che è innamorata di lui e che anche lui ne è innamorato. È perplesso, mi dice che non ho capito bene, che lui con 34enne ci “ha fatto tutto” mentre con la ragazza poco poco e che è ancora a livello di fantasia. Allora gli parlo della crescita della sessualità di un ragazzo, e qui torno al titolo, delle fantasie, dei discorsi e dei comportamenti gay. Gli dico che in genere i ragazzi gay si accorgono del loro orientamento sessuale dalle loro fantasie masturbatorie e che la loro sessualità vive una specie di periodo di gestazione e di esperimento fatto di masturbazione e di reazioni sessuali e psicologiche che definiscono piano piano l’orientamento sessuale a livello individuale. Quando questo livello è superato si comincia a parlare di sessualità prima in modo generico e allusivo oppure in chiave di battute, poi in modo sempre più diretto e consapevole, solo successivamente arrivano i veri comportamenti collegati all’orientamento sessuale, cioè arriva l’innamoramento, nel quale la sessualità esplicita di coppia ha spessissimo un ruolo molto marginale. Gli dico che cominciare dalla fine, cioè da comportamenti sessuali concreti (da pratiche sessuali) in età molto giovane, stravolge tutto il processo di orientamento sessuale e porta spesso a fraintendimenti. Insisto con quel ragazzo nel dire che la sessualità deve essere spontanea e non reattiva e che il suo sentirsi stretto con il 34enne e il sentirsi invece libero con la ragazza è una cosa che ha un valore enorme e che le fantasie che lui fa sulla ragazza contano molto di più di quel “tutto” che fa col 34enne. Alla fine di una lunghissima chat mi chiede che cosa potrebbe succedere se “poi” gli tornassero in testa fantasie gay. Gli rispondo che lui fantasie gay non ne ha mai avute ma ha solo avuto dei comportamenti sessuali gay di tipo reattivo e che le sue vere fantasie sessuali sono etero. Mi dice che probabilmente è vero e che lo aveva pensato anche lui. Poi mi fa una domanda, mi chiede se sono gay! Perché lui si aspettava da me un altro atteggiamento e non che tirassi fuori la sua parte etero ed era rimasto stupito da questo fatto. Gli dico che la cosa che conta veramente è cha ciascuno possa vivere la sua vera sessualità e che se lui starà bene con la sua ragazza (cosa della quale non ha dubbi!) io sarò il primo ad essere felice e che anzi mi farebbe piacere che non si perdessero i contatti tra di noi perché un gay come me può anche voler bene a un ragazzo etero come lui. Poi ci siamo salutati in modo molto affettuoso.

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogay.forumfree.net/?t=28781520

NARCISISMO MENTALE GAY

Mi capita spesso, parlando in chat con ragazzi gay di incontrare quello che io chiamo “narcisismo mentale gay” ossia un atteggiamento che consiste nel dare ai propri comportamenti sempre e solo motivazioni di altissimo profilo altruistico, motivazioni, se vogliano, nobilissime ma spesso assai poco credibili. Come ovvio completamento di questo modo di procedere si nota la totale rimozione delle motivazioni di carattere sessuale che, non capisco perché, vengono considerate meno dignitose di quelle altruistiche e sono quindi automaticamente rimosse.

Riporto qualche esempio tipico:

“Io lo vedo deluso, vedo che soffre e vorrei fare qualcosa per lui, vorrei che stesse bene, non mi importa nemmeno che si innamori di me, ti giuro che questo non mi interessa, lo faccio per lui, però penso che se si aprisse con me alla fine si sentirebbe soddisfatto e starebbe proprio meglio. Io non sono geloso, lo so che è libero e che può fare quello che vuole, ma, se non parla con me, lui non lo fa con nessuno.”

“Vebbe’, non mi voleva, ho capito, io ci ho sofferto da cane ma nemmeno gliel’ho detto, proprio per non farlo stare male, ho pure pensato che se si sentiva condizionato da me dovevo essere io a lasciarlo, mi è costato tantissimo, ma poi mi sono deciso e gliel’ho detto, gli ho detto: “Se tra noi non ci può essere nulla allora è meglio che non ci vediamo più, è meglio pure per te.” Ma lui ha reagito male, mi ha detto che lo stavo ricattando e che lo volevo costringerlo a dire di sì ma non è così, io l’ho fatto solo per lui!”

“Io mi sono innamorato di lui, ma quando mi innamoro per me non è la questione fisica che conta, io lo vedo così spaurito, cioè parliamo tantissimo, io lo vedo che ha bisogno di me, guarda, di ragazzi ne potrei trovare cento pure meglio di lui, ma lui di me ha proprio bisogno e io non lo posso lasciare solo, ci starebbe malissimo!”

“Io penso che nessuno mi capisce veramente, cerco di essere dolce con tutti, di farmi volere bene, di essere sempre prudente, di non farmi portare troppo dai sentimenti miei per non offendere quelli degli altri, però ho l’impressione che agli altri di mettere i piedi sopra i miei sentimenti non importi proprio nulla, lo fanno eccome!”

“Quando mi innamoro per me non ci sono mezze misure, però pure lui deve essere così, e pure con gli amici, io ne ho pochissimi, per quelli sarei disposto a dare pure l’anima, ma loro non mi calcolano proprio, per loro sono solo uno dei tanti, certe volte quando a qualcuno degli amici miei gli gira male perché magari la ragazza l’ha trattato male io ci passo le ore a consolarlo, allora sì che mi cercano, ma poi se ne scordano. Io di loro mi fido e faccio male, perché non se lo meritano. Ho beccato tante di quelle delusioni, tanti di quegli schiaffi in faccia che nemmeno te lo immagini.”

“Ma perché mi dici queste cose? Tu non capisci che per me non è così, io non passo le ore con lui al telefono con certe idee per la testa, a me di quelle cose non me ne frega niente! Lo faccio per lui, perché gli voglio bene! È una cosa pulita, il sesso non c’entra proprio!”

L’esemplificazione potrebbe continuare ma questi atteggiamenti mascherano una certa ipocrisia di fondo. Non intendo dire affatto che si tratti di una ipocrisia voluta e cosciente, ma di ipocrisia si tratta, di una ipocrisia che si manifesta in un narcisismo spirituale per cui “IO sono buono e LORO non mi capiscono e mi trattano male.” O meglio allargando il discorso: “IO sono buono, altruista, generoso, timido, discreto, sensibile attento a non fare male a nessuno e LORO non mi capiscono, fraintendono quello che dico, mi trattano male, capiscono fischi per fiaschi, mi attribuiscono motivazioni che mi sono totalmente estranee”. Non c’è dubbio che questi atteggiamenti siano piuttosto diffusi tra i ragazzi gay, si tratta di travestimenti dello spirito, di idealizzazioni dell’immagine di sé sostanzialmente narcisistiche che mirano a sottolineare la dimensione dell’io come vittima. Spesso i ragazzi che assumono questi atteggiamenti si sentono vittime dei ragazzi che non li corrispondono in termini affettivi, si sentono emarginati dagli amici sui quali hanno proiettato fortissime aspettative, si sentono incompresi e in buona sostanza delusi dalla vita, ma, se posso, vorrei puntualizzare alcune cose:

1) Se un ragazzo non ti corrisponde sul piano affettivo non per questo ti sta mancando di rispetto o ti sta trattando male. Che cose diresti se si innamorasse di te un ragazzo che non ti interessa e cercasse di farti capire che vive male il tuo rifiuto? Cambieresti idea? Con ogni probabilità proveresti sono una sensazione di disagio.

2) Se i tuoi amici non ti corrispondono non stanno facendo nulla di male, puoi, se vuoi, mantenere con loro un rapporto meno vincolante (dato che non c’è reciprocità) ma la loro libertà di comportamento (la loro indifferenza) non ha nulla di aggressivo nei tuoi confronti.

3) Perché cerchi di sublimare le motivazioni dei tuoi comportamenti eliminando le motivazioni sessuali che non sono affatto cose negative e costituiscono le più profonde e le più comuni motivazioni dei comportamenti affettuosi. Dire a un ragazzo: “Lo faccio per te!” è un tentativo di sentirsi generoso sulla sua pelle.

4) I ricatti affettivi, del tipo “ti lascio per il tuo bene” sanno di ipocrisia.

5) È difficile imparare a parlare di sesso in modo serio, ma in qualche modo ci si arriva pure e anche a superare le ipocrisie in questo campo bene o male ci si arriva, ma è difficilissimo imparare a parlare di sentimenti senza ipocrisie, senza narcisismo spirituale, senza sublimazioni. Siamo abituati da sempre a travestirci da quelli che non siamo, questo può giovare in una società in cui i rapporti umani sono basati sull’ipocrisia e nelle relazioni sociali comuni è quasi sempre così, ma nei rapporti affettivi “seri”, in quelli basati sulla sincerità e su scambi affettivi forti e diretti, il narcisismo e le sublimazioni creano grossi inconvenienti.

Provate ora mentalmente a mettervi nella posizione di un ragazzo che riceve una dichiarazione d’amore e immaginate di ricevere due e-mail una da un ragazzo che vi fa il discorso n. 1 e poi un’altra da una ragazzo che vi fa il discorso n. 2 e ditemi quali reazioni vi vengono in mente.

1) “Ti volevo dire una cosa, però non mi capire male, io sto bene con te, cioè quando parliamo mi sento a mio agio, ci sto proprio bene, qualche volta penso che tu voglia aprirti un po’ con me, ma alla fine non lo fai, io faccio di tutto per metterti a tuo agio ma tu te ne scappi, nemmeno mi guardi, vabbe’ io te lo dico lo stesso, io ti voglio bene, non so quello che penserai tu, cioè io per te ci voglio essere, penso che la cosa ti può fare piacere, non so a che livello, ma penso che ti può fare piacere. Guarda, non capire male, qui il sesso non c’entra niente, io ti voglio bene a un altro livello, è una cosa seria, una cosa profonda, io non sto giocando. Però io da te vorrei una risposta seria, cioè vorrei capire come la vedi tu perché io voglio capire, se ti sembra strano, ve bene, lasciamo perdere, non è detto che dobbiamo essere amici per forza. Io penso che con me staresti bene, abbiamo parlato tanto, insomma, ecco, hai capito quello che ti voglio dire, però adesso dammi una risposta.”

2) “Ti volevo dire una cosa, ma l’hai già capita, mi sono innamorato di te al 100% ti penso mille volte a giorno, cioè ti desidero proprio con tutto quello che viene appresso, sì hai capito bene! Dai, adesso l’ho detto!! Wow, adesso l’ho detto!”

I testi delle due dichiarazioni d’amore sono entrambi autentici e sono stati effettivamente inviati ai destinatari per e-mail.

So benissimo che la sincerità spesso non è spontanea. Nessuno ha sublimato e travestito la sua affettività e la sua sessualità più di come ho fatto io in gioventù. Il mio discorso non è un giudizio morale, cosa che è mille miglia lontana dalle mie intenzioni, ma è solo un invito a riflettere per evitare il più possibile le complicazioni del vittimismo, del narcisismo spirituale e della sublimazione. Come avrei voluto rendermi conto di certe cose anche io ai miei tempi!

Se volete potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul forum di Porgetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=28779452

DIAOLOGO SUI GAY AL BAR

Dialogo ascoltato in un bar il 2/6/2008, tra

1) il barman 55enne,
2) una signora (cliente abituale) 60enne,
3) la padrona del bar.

Lo riporto a memoria cercando di essere il più fedele possibile.
Il discorso si avvia da un fatto di cronaca: un ragazzo ha accoltellato un amico per un futile motivo.

- (padrona del bar, rivolta alla cliente): Un figlio come quello a trovarselo è proprio un bel guaio.
- (barman alla cliente): Signora, ma lei che preferirebbe un figlio come quello o un figlio gay?
- (cliente): Beh, non lo so, non so proprio che cosa sarebbe peggio, ma forse meglio gay.
- (barman): Ma è un’altra cosa su!
- (cliente): See! So’ boni quelli!
- (padrona del bar): Vebbe’, so’ fatti loro, ma che te fanno, scusa..
- (barman): Beh io penso che per accettare i gay ci vorranno almeno altri 50 anni, quando vedi un negro con una ragazzina bianca che pensi che sono uomini pure quelli però non l’accetti, e coi gay è lo stesso. Sono quelle cose che le accetti in teoria ma non vorresti mai che ti capitassero in casa tua.
- (cliente): Tra uno gay e uno come quello c’è proprio da vedere quello che è peggio. Se mi capitava a me non lo so quello che facevo, dico, oh! Ma ce stanno tante belle ragazzette! Ma te devi mette coll’ommini! Se vede che c’hai il cervello bacato!
- (barman): Ma quelli so’ fatti così, a loro gli piacciono gli uomini.
- (padrona del bar): Io, se mio figlio mi dicesse che è gay, non so che gli farei, ma no nel senso che lo meno, non so proprio come la piglierei e poi se a tuo figlio gli dai un’educazione buona non fa mica quella fine. Mo’ io non c’ho niente contro i gay, io non dico che bisogna ammazzarli, ma l’avete visto come si conciano, vanno in giro con la canotta che so’ pelosi che fanno schifo, ma non c’hanno un po’ di dignità.
- (barman alla padrona): Però pure lei un poco razzista è. Lei mi fa come un amico mio di Napoli, che lui accettava tutto, accettava tutto, che per lui i gay erano come tutti quanti gli altri, che però quando il figlio suo l’ha visto che si baciava con un altro, quando è tornato a casa l’ha caricato di botte che un altro poco e lo mandava all’ospedale.
- (cliente): E ha fatto bene che così bisogna trattarli ‘sti froci!
- (barman): No, signo’ ha fatto male perché il figlio se n’è andato e non l’ha più visto e ‘ste cose un padre non le deve fare.
- (cliente): Ma che stai a di’? Mo’ poco poco sei frocio pure te!
- (barman): Signo’ c’ho moglie e figli e pure due nipotini.
- (cliente): E allora che li difendi a fare?
- (barman): Io signo’, ce la volevo vede’ veramente a lei se gli capitava veramente.
- (cliente): Ma che stai a di’! Io ve volevo vede’ a voi se ‘sto bar diventava un bar de froci! Tie’, becca! Vebbe’, va’ fammene anda’ via. Oh! Se vedemo!

giovedì 12 giugno 2008

OMOSESSAULITÀ LATENTE

Sul blog Progetto Gay il giorno 11/6/08 è comparso questo commento al post “Normalità e paura di essere Gay”:

ciao a tutti. sono un ragazzo 25 enne. Fino a 2 anni fa la mia vita è andata sempre ottimamente: attratto dalle donne, storie belle e profonde, credo di poter dire che ho realmente amato. sennonché 2 anni fa ho sofferto di un attacco di depressione maggiore che ha cambiato parte del mio modo di vedere, instillandomi in quel periodo l'idea persasiva di possedere una latente omosessualità. Da quel giorno ho avuto tantissime ragazze, alcune le ho possedute, altre no.. con altre ci sono stato anke per parecchio tempo. Il punto è che sempre mi frulla l'idea di essere gay e la paura di non riuscire a costruire nulla nella mia vita. Guardo gli uomini e quelli belli mi attraggono, anche tanto, ma capita con 1 su 10. non ho mai pensato ad atti sessuali con loro, al max la fantasia mia arriva a immaginarmi abbracciato a lui.. ma è sempre un sentimento connotato da grandissima tristezza.. mi sono proprio annoiato di questa situazione.. cosa devo fare secondo voi? cosa sono secondo voi?

Scritto da : documentatus 11/6/08
______________

Ciao Documentarius,

un commento come il tuo merita un’attenzione speciale. In primo luogo vorrei dirti di stare tranquillo perché le questioni delle quali tu parli in genere arrivano a definirsi da sé in tempi non lunghissimi, tendono invece a complicarsi se sono accompagnate da tentativi di capire e di razionalizzare troppo, e soprattutto se sono vissute ansiosamente. L’orientamento sessuale, qualunque esso sia, non ha nulla a che vedere con l’angoscia e non apre in nessun caso la strada a qualcosa di terribile. Fino a 23 anni hai avuto una tipica storia etero e associ il sorgere dell’idea di possedere una latente omosessualità, che definisci “pervasiva”, con un episodio di depressione. Aggiungi anche che nonostante l’idea della latente omosessualità hai avuto tantissime ragazze, con più di qualcuna hai avuto esperienze sessuali, e con qualcuna sei stato per parecchio tempo. Ciò che mi colpisce è il numero di ragazze che hai conosciuto in due anni, ho l’impressione che possano essere troppe per costruire con loro un rapporto affettivo profondo (discorso che potrebbe valere anche per le ragazze che hai avuto fino all’episodio di depressione). Aggiungo che tu parli di idea pervasiva di una latente omosessualità dopo l’episodio depressivo ma non accenni ai motivi scatenanti di quell’episodio di depressione, e tra l’altro, dietro la parola depressione ci sono molti possibili significati e ci sarebbe molto da dire. In ogni caso tu riporti ‘idea di omosessualità alla depressione e aggiungi che hai paura di non riuscire a costruire nulla di buono nella tua vita, cosa che non ha nulla a che vedere con l’orientamento sessuale perché sia un ragazzo etero che un ragazzo gay possono vivere una vita bellissima, anche se si tratta di vite orientate in modo diverso. Certo, se un ragazzo gay vuole comunque vivere la vita di un ragazzo etero allora i problemi immancabilmente arrivano. Ma veniamo alle cose che tu dici riguardo alla tua possibile omosessualità: gli uomini belli ti attraggono “anche tanto”, ma capita con 1 su 10. Beh, tutto questo accade a tutti i ragazzi gay. Molto delicata è invece la questione legata al fatto che tu non pensi ad atti sessuali con loro, anche se ammetti che la tua fantasia arriva a immaginarti abbracciato con un ragazzo, fantasia che non è certo una fantasia etero. La tristezza che accompagna questi pensieri non è facilmente interpretabile e bisognerebbe avere qualche elemento in più a disposizione per capire le cose dall’interno. Resta un fatto non secondario: hai scritto un commento sul blog di Progetto Gay e questo un ragazzo che non avesse realmente in testa l’idea o almeno il dubbio serio di essere gay non lo farebbe. Nella mia esperienza mi è capitato molte volte di trovarmi di fonte a situazioni come quelle che descrivi. Ho dato il mio contatto msn agli interessati e ho parlato con loro, nella grande maggioranza dei casi, in tempi ragionevoli (qualche mese) gli interessati hanno preso atto del loro orientamento sessuale e si sono accettati. Solo in due casi non si trattava di ragazzi gay, di uno, molto diverso dal tuo, ho parlato nel forum – col rispetto totale delle privacy - dopo essere stato autorizzato dall’interessato. Se vuoi, posso darti il mio contatto, il mezzo migliore, cioè quello più riservato è un messaggio privato tramite forum. Il forum di Progetto Gay è: http://progettogay.forumfree.net/ la registrazione è anonima e cancellabile in qualunque momento, altrimenti puoi mandarmi un messaggio con il tuo contatto usando la funzione “invia un messaggio” che si trova sotto il mio avatar (la bandierina arcobaleno) nel blog “Storie gay e non solo” http://storiegay.spaces.live.com/ ma devi avere un account (hotmail o live) se non te la senti lasciami almeno un altro commento sul blog.
Un abbraccio!

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=28930427

SESSO GAY OCCASIONALE

Questo post è dedicato al sesso gay occasionale.La sessualità gay è una forma di comunicazione interpersonale particolarmente intensa che si realizza quando due ragazzi arrivano ad un livello di comunicazione tale da giungere a condividere anche la propria intimità sessuale. Perché una cosa del genere si realizzi è necessario che tra quei due ragazzi esista un rapporto affettivo profondo e che la fiducia reciproca sia senza riserve.
Quando due ragazzi si vogliono bene al punto che la felicità dell’uno costituisce la felicità anche dell’altro e che ciascuno ha il piacere di cedere a vantaggio dell’altro, allora il contatto sessuale tra quei due ragazzi ha un senso profondo di condivisione.
La soddisfazione sessuale di due ragazzi che si vogliono bene non deriva da particolari pratiche sessuali, ma dal percepire che la comunicazione reciproca è totale, e che l’esperienza dell’altro anche in termini fisici non incontra più alcun ostacolo. In altre parole, la soddisfazione sessuale esalta il senso di comunicazione e di reciprocità.
La sessualità gay, a livello alto, ha una dimensione essenzialmente altruistica ed è incompatibile con atteggiamenti egoistici e predatori o con la strumentalizzazione dell’altro.
Partendo da questa idea di sessualità si comprende come le pratiche sessuali occasionali siano una realtà totalmente diversa proprio perché priva della dimensione affettiva profonda che caratterizza la vera sessualità gay e la sua capacità di essere autenticamente soddisfacente.
Nessun ragazzo gay preferirebbe il sesso occasionale ad un rapporto serio in cui la sessualità abbia una profonda base affettiva. Perché allora il sesso occasionale è ancora una realtà comune e la ricerca del sesso occasionale assorbe tanto tempo e tante energie mentali dei ragazzi gay?
La risposta la forniscono proprio i ragazzi gay che cercano sesso occasionale. Questi ragazzi dicono: “ Io posso fare sesso solo così! Vorrei tanto vivere una sessualità espressione di un amore profondo e reciproco, ma quella è soltanto un’utopia che non si realizzerà mai, mentre il sesso occasionale è una realtà comune e in fondo anche facile da realizzare”. In questa risposta c’è del vero, nel senso che la ricerca del sesso occasionale è facile, ma c’è anche del falso, nel senso che la ricerca di una sessualità complementare ad una vita affettiva profonda non è affatto un’utopia anche se non è certo una cosa facile da realizzare.
In altri termini la strada verso il sesso occasionale è facile, quella verso una sessualità profondamente affettiva è molto meno facile, per questa ragione tanti rinunciano di fatto a cercarla e si accontentano del sesso occasionale vivendo il sesso occasionale come un surrogato della vita effettiva.
Le persone che fanno sesso occasionale di fatto rinunciano ad avere una vita effettiva soddisfacente e investono tutte le loro energie in una sessualità tecnica, per loro il sesso non è un contatto tra persone ma una cosa da fare.
Spesso la ricerca del sesso occasionale è teoricamente accettata come una realtà eventuale e rarissima anche da parte di ragazzi che almeno in teoria cercano una sessualità di tipo affettivo: “Se dovesse capitarmi non direi di no.” A parte i rischi per la salute che nell’esercizio di pratiche sessuali con sconosciuti sono decisamente più alti che nella sessualità di una coppia che vive una stretta monogamia, il sesso occasionale tende a diventare une vera e propria forma di dipendenza, in qualche modo simile all’uso degli stupefacenti. Il meccanismo di illusione e successiva delusione si ripete con una continuità esasperante e la frustrazione finisce per essere l’esito scontato di ogni incontro.
Il senso di frustrazione non deriva dalla inadeguatezza di questa o quella pratica sessuale ma dal rendersi conto che nessuna pratica sessuale può supplire alla mancanza di un effettivo e maturo rapporto interpersonale.
Vorrei sottolineare che in quello che dico non c’è alcun giudizio morale sulle persone che ricercano e praticano sesso gay occasionale, spesso anche non più giovani. Evidentemente per queste persone la sensazione di privazione affettiva è così profonda e la prospettiva di creare un contatto affettivo autentico è così remota che ritengono di ricercare attraverso il sesso gay occasionale qualcosa che almeno somigli a una vita affettiva. Ci tengo a precisare che ho avuto modo di conoscere tanti ragazzi e anche non più ragazzi gay che ricorrono al sesso occasionale e, parlando con loro, ho potuto notare che sono ragazzi che hanno voglia di parlare, di confrontarsi, di creare contatti umani veri. Si tratta di una parte non trascurabile dei ragazzi e dei non più ragazzi gay e ancora più numerosi sono i gay che nella loro vita attraversano almeno una volta un periodo dominato dalla ricerca del sesso gay occasionale in sostituzione di una vita affettiva che di fatto non si realizza.
Di fronte a queste cose, che esistono e che condizionano la vita di molte persone, perché la ricerca del sesso occasionale sostitutivo finisce spesso per essere il principale centro di interesse di un ragazzo gay, le risposte di carattere moralistico costituiscono la reazione più comune e nello stesso tempo più deleteria. Il fenomeno della ricerca del sesso occasionale è l’effetto della privazione affettiva alla quale moltissimi ragazzi gay sono sottoposti già in ambito familiare. Il moralismo, che presuppone un pregiudizio di tipo morale, è profondamente immorale perché accentua l’isolamento e favorisce il diffondersi dei modelli di comportamento dedotti dalla pornografia proprio perché restano di fatto gli unici modelli proposti ai ragazzi gay in rapporto alla loro sessualità.
Parlando in chat con i ragazzi gay vedo praticamente ogni giorno i danni che il moralismo produce, mi rendo conto di quanto i modelli derivati dalla pornografia finiscano per radicarsi nella coscienza dei ragazzi che faticano non poco a staccarsi da una rappresentazione tipicamente pornografica della sessualità gay.
Mi capita spesso di dare a tanti ragazzi risposte molto lontane da quelle che si aspettano in materia di sesso occasionale. Circa un terzo dei quei ragazzi reagiscono in modo nervoso e poi non si fanno più sentire ma con gli altri due terzi si apre un confronto vero ed è incredibile quanta disponibilità e quanta serietà si possa trovare in questi ragazzi che non sono assolutamente abituati all’idea di essere rispettati e di poter parlare di questioni attinenti alla sessualità in modo serio.
Per questi ragazzi staccarsi dalla ricerca frenetica del sesso occasionale non è facile comunque e rappresenta uno sforzo di volontà notevole che diventa però sopportabilissimo quando si presenta la prospettiva concreta di un rapporto affettivo autentico e gratificante. La costruzione di questo rapporto in genere rianima anche i ragazzi più frustrati e rende particolarmente semplice l’uscita della dipendenza dal sesso occasionale.
I ragazzi gay hanno bisogno soprattutto di affetto e di speranza, per quanto possa sembrare paradossale, il sesso occasionale è una delle risposte più comuni alla mancanza di affetto e di speranza.
_________
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=28898194

AMORE GAY NON EGOISTICO

e-mail del 2/6/08
Ciao Project,
è un po’ che non ci si sente, mi sa che lunedì 26 maggio notte non ne potevi più. Vedi! Mi ricordo pure la data! Ti ho fatto stare sveglio fino alla tre e mi dispiace, però a qualche cosa è servito. È la prima volta che riesco a parlare con qualcuno di quello che mi passa veramente per la testa e l’impressione è quella di avere quasi scoperto un mondo nuovo. Francamente non pensavo che un gay della tua età (sei molto più grande di mio padre) potesse capire le cose che penso io e poi mi è piaciuto il modo, si sente che hai un rispetto vero delle persone. A me, a 22 anni, parlare in modo libero d’amore gay e anche di tutte le questioni sessuali che vengono appresso ha fatto un effetto fortissimo. Mi sono detto: “Ma allora le cose che provo io non sono affatto cose strane”. In certi momenti mi sono sentito in imbarazzo, non so, mi immaginavo una specie di predica, ma le cose che mi dicevi mi piacevano molto e mi piacevamo molto anche le tirate di orecchie. Io non ho mai avuto nessuno che si preoccupasse di me o che perdesse tempo a parlare con me. Mio padre lo vedevo pochissimo, mia madre di più ma parlavamo sempre in modo formale, da quando hanno capito che sono gay non abbiamo più parlato per niente. Project, parlare con te mi ha fatto pensare molto, soprattutto per l’atmosfera che si è creata, te lo ripeto soprattutto nei momenti in cui mi hai tirato le orecchie, non pensavo che lo avresti fatto, pensavo che saresti stato più distaccato. Io ho pensato che mio padre non si sarebbe mai comportato così, che si sarebbe nascosto dietro un dito e avrebbe avuto paura di contraddirmi. In effetti in quei rarissimi casi in cui abbiamo parlato mi ha mandato in bestia e con lui ho fatto sempre scenate tragiche ma non perché mi rimproverava ma perché non lo faceva mai. Tu l’hai fatto e in modo molto deciso, però con rispetto, e la cosa mi è piaciuta molto. Ti avevo detto che mi sarei rifatto vivo e lo faccio almeno per e-mail. La storia che sai poi ha avuto un’evoluzione. Con Massimo ho cambiato completamente atteggiamento, non lo assillo più e lui è meno ansioso, adesso quando mi vede non mi tiene più a distanza, mi dice pure qualche parola, a dire la verità come vanno le cose non mi piace nemmeno così. Pensavo che con un atteggiamento meno aggressivo si sarebbe sciolto e anche parecchio e invece, sì, qualcosa è successo, ma poco, adesso parliamo ma così in modo generico, lui di sé non mi dice niente. Ma vengo al punto. Mi ha chiesto perché ho cambiato atteggiamento e gli ho detto che avevo parlato di te e lui ha fatto una cosa che non mi sarei mai aspettato, mi ha chiesto la tua mail e io gliel’ho data. Ho fatto male? Non so se ti chiamerà, dato il tipo non credo proprio. Per quello che mi riguarda non so se ho fatto bene a cambiare atteggiamento. Lui adesso sta più tranquillo, sì, però un pensierino su di me non ce lo fa proprio. Tu che ne pensi? Ti chiamo il 5 giugno dopo mezzanotte così parliamo!
Un abbraccio! (Guai a te se non mi rispondi subito!)
Tuo Marco
______________
e-mail del 4/6/08
Ciao Project,
Massimo mi ha detto che ti ha chiamato. Beh, che ne pensi? Come lo trovi? Ti ha parlato di me? Con me fa sempre il misterioso e non ci capisco mai niente, ma forse con te ha parlato. Dai, non mi fare stare sulle spine, tu lo sai quanto ci tengo!
Tuo Marco
__________
e-mail del 4/6/08
Ciao Marco,
ho parlato con Massimo, che è un bravissimo ragazzo. Io non so se tu lo conosci veramente ma Massimo sta vivendo dei momenti fondamentali della sua vita dei quali mi ha detto di non aver mai parlato con te (ti parlo sinteticamente di lui perché mi ha chiesto esplicitamente di farlo perché lui non se la sente). Quando abbiamo cominciato a parlare l’impaccio era totale. Massimo non sapeva da che parte cominciare e allora gli ho parlato un po’ di Progetto Gay, mi ha detto che ne aveva sentito parlare bene da te ma che non lo aveva visto direttamente e ha detto di non averlo visto deliberatamente. Gli ho chiesto come mai e mi ha risposto che non vuole farsi influenzare e ha aggiunto che ha un amico gay (tu) che lui “stima molto come persona”. Il tono di Massimo era molto formale, poi mi ha parlato di sé ma non in chiave gay, anzi in una chiave proprio incompatibile con l’essere gay, penso che tu abbia capito. In genere quando sento parlare di queste cose sono portato a pensare che siano forme di rimozione della sessualità e sostanzialmente di immaturità ma parlando con Massimo sono rimasto veramente perplesso, mi parlava in modo spontaneo della sua ipotesi sul suo futuro personale, ma non come lo farebbe uno che ha il paraocchi, ma manifestando i suoi dubbi come se parlasse di una persona di cui si fida. Sono rimasto a parlare con lui per molto tempo e si è creato proprio un contatto profondo. Massimo non è solo un ragazzo pulito ma è veramente una persona ammirevole. Non abbiamo mai parlato di cose gay, a nessun livello, solo quando ci siamo salutati ieri sera mi ha detto una frase, che penso fosse stata attentamente soppesata, mi ha detto: “Mi serve tempo per capire” e mi ha detto che “probabilmente” mi richiamerà. Se gli vuoi bene veramente cerca di capire quello che sta passando, perché per lui sono momenti veramente difficili. Marco, amare un ragazzo vuol dire amarlo com’è e io penso che le sue scelte debbano in ogni caso essere rispettate. Non sta scappando, è consapevole ed è una persona di grandissima sensibilità, se farà una scelta che non è quella che vorresti tu lo farà comunque a ragion veduta e con motivazioni serie. Capisco che questi discorsi possano essere difficili da accettare ma se gli vuoi bene devi lasciarlo libero. Cerchiamo di stargli vicino, ma con discrezione, facciamogli capire che gli vogliamo bene come persona al di là delle sue scelte.
Un abbraccio!
_______________
e-mail del 4/6/08
Ciao Project,
leggendo quello che hai scritto mi chiedevo: “Ma com’è possibile?” Però adesso che ho capito, tutto il suo comportamento ha un significato preciso. Non credevo mi sarebbe mai capitata una cosa simile! Però è successa. Mannaggia! Adesso mi sento proprio in colpa per aver tanto insistito, per lui deve essere stata come una tortura. Va bene, almeno adesso ho le idee più chiare, però non riesco lo stesso a togliermelo dalla testa anche se quando lo penso in chiave sessuale mi sento in colpa. Però mi sa che hai ragione, anche se è difficile accettarlo, hai ragione, però io spero sempre che quel: “ho bisogno di tempo” significhi che in fondo non ha fatto ancora una scelta netta, io lo spero tantissimo anche se a lui non lo posso nemmeno dire, ma forse lo sa già! Che situazione assurda Project! Che situazione assurda! Comunque ok! Certo prima di tutto la sua libertà! Ci mancherebbe. Ci sentiamo domani su msn così mi consoli un po’.
Tuo Marco
_______
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=28920055

domenica 8 giugno 2008

ANDY ROMANZO GAY 8/3

Ringrazio Fabio perché mi ha sollecitato a proseguire la pubblicazione di ANDY - ROMANZO GAY, cosa veramente graditissima, e come ho già fatto in precedenza, gli dedico anche la terza parte dell'ottavo capitolo. Grazie Fabio!
_________________
Lavorarono con impegno fin quasi alle quattro, senza fare pausa per il pranzo e senza mai divagare.
- Cucciolo, quante pagine abbiamo fatto?
- Quarantasei, mi pare…
- Mannaggia, sono poche! Quante ne dovremmo fare per stare nei tempi?
- Ne dovremmo fare novanta ma mi sa che non ce la facciamo e poi adesso dobbiamo mangiare.
- Senti, facciamo così: tu vieni in cucina e continui a leggere e io preparo qualche cosa, così non perdiamo tempo.
- Ok.
Mentre Marco leggeva Andy si dava da fare ai fornelli ma l’attenzione alla lettura era vigile.
- Aspetta, Cucciolo, qui mi sa che c’è qualche cosa da precisare, ti ricordi quello che abbiamo visto prima, la questione dell’annullabilità e dei termini… qui mi pare che le cose non vadano d’accordo…
- Cioè?
- Aspetta… Prendi il codice…
La discussione andò avanti per qualche minuto, Marco realizzò che l’attenzione di Andy era ferma e lucida.
- Birillo, ma come fai? Non te ne scappa una, ti ricordi pure gli articoli del codice…
- Dai, vai avanti… qui è quasi pronto.
Andy scolò gli spaghetti e li condì, poi li divise. Marco posò il libro.
- Buoni, Birillo! Ma che c’hai messo?
- Niente! Solo nel sugo qualche foglia di origano e un po’ di aglio in più. Cucciolo, quante pagine ci mancano a finire il programma della giornata?
- Ne mancano 36.
- Ma sono già quasi le cinque…
- Lo so, se non ce la facciamo finiamo dove siamo arrivati.
- No! Adesso cerchiamo di non perdere tempo, ecco, il petto di pollo è pronto e queste sono due zucchine lesse, poi c’è la banana e poi ci rimettiamo studiare.
- Va be’, ma non ti fare riprendere dalle paranoie!
- Macché paranoie, tu predichi predichi e poi ti piace fare niente…
- Va be’, ma un po’ bisogna pure distrarsi… tu hai già finito tutto ma io se mangio in fretta poi ci sto male.
- Ti faccio il caffè?
- No, quello lo facciamo dopo se ce n’è bisogno, adesso cerca di finire ché ci rimettiamo a lavorare, io vado un attimo in terrazza.
Andy andò in terrazza a rivedere la rosa.
- Sai che la rosa sembra proprio che si sia ripresa benino…
- Lo so, Birillo, l’ho visto, la pianta sta bene! Ma sta bene anche se non la guardi cento volte al giorno…
- Ma quanto sei antipatico… tu non capisci che le cose vive vanno curate…
- Ma lo so, ma tu esageri un pochettino.
- E su! Non mi rimproverare! Quando fai così ti ammazzerei! Tu non capisci che è una cosa viva…
- Ma che c’entra… tu dovresti stare attento a me come stai attento alla rosa…
- Ma io a te ci sto attentissimo… adesso non perdere tempo e rimettiamoci a lavorare e soprattutto cerca di non distrarti perché qualche volta penso che tu stia con la testa fra ne nuvole… Allora leggi tu?
- Mi sa che è meglio!
Andy fece mentalmente il conto della pagina che avrebbero dovuto raggiungere per stare in pari con il programma, la pagina arrivò solo dopo le undici di sera, quando chiusero i libri Marco era completamente cotto dalla fatica.
- Cucciolo, dai, ce l’abbiamo fatta! Adesso che si fa? Una passeggiatina o subito la cena?
- Subito la cena, Birillo, sono stanco morto!
- Dai, ci sono un po’ di cose avanzate dal pranzo, non mi rimetto a cucinare…
- No, mangiamo quello che c’è e poi ce ne andiamo a letto.
- No, io ho un’idea migliore… poi facciamo un po’ di ginnastica…
- Di quale ginnastica parli?
- Di quella vera, mi sa che ne abbiamo bisogno se no qui ci viene la gobba, facciamo un po’ di stiramenti e un po’ di movimenti al tappeto, così ci distendiamo i muscoli.
- Birillo… fai tutto tu… io faccio ginnastica passiva…
- Adesso a tavola!
Dopo una rapidissima cena, se ne andarono per un attimo in sala, Andy prese il libro e fece scorrere con la mano le pagine lette.
- Ne abbiamo fatte un bel po’, Cucciolo, qui dopodomani finiamo la prima lettura, poi si tratta di rileggere ma è diverso… mi sa che a fare il primo nei termini ce la possiamo fare eccome… io non avevo mai studiato così…
- E figurati io!
- Adesso facciamo un po’ di ginnastica, dai mettiamoci in pantaloncini così possiamo anche sudare un po’.
Si cambiarono senza il minimo imbarazzo e senza nessuna allusione sessuale, poi Andy cominciò a dare istruzioni.
- Adesso ci sdraiamo sul letto e poi segui quello che faccio io. Allora solleviamo le gambe ad angolo retto, poi le rimettiamo giù, una, due, tre quattro volte, poi tiriamo su la schiena e andiamo a toccare la punta dei piedi, due e tre volte, dai, ancora una volta, ancora tutto da capo, su… poi pieghiamo il ginocchio sinistro e poi il destro, poi raccogliamo le ginocchia e inspiriamo, poi schiena a terra e ripetere tutto da capo, poi le braccia, in alto lentamente, e poi giù, ancora, ancora, poi la testa, il collo lentamente tutto a sinistra e poi lentamente tutto a destra, poi mani dietro la nuca e poi sotto la schiena, così, e adesso gli esercizi in due, tu reggiti alla spalliera del letto e io ti tiro un po’ le gambe, così, bene, adesso prova tu con me, piano piano, bene, così, adesso ci mettiamo uno contro l’altro con i piedi in opposizione e cerchiamo di abbracciarci stretti, poi la testa in giù, poi ti prendo per le mani e ti tiro su di peso e tu non fai resistenza, poi a te, tirami su per le mani e io non faccio resistenza, ancora una volta, adesso un’altra volta tutta la serie da capo…
- No, Birillo, sono stanco, sono tutto sudato!
- Dai, non fare storie, poi andiamo a fare la doccia, ma un po’ di movimento fa bene alla salute.
- Ok! Ma che strazio che sei! Quando ti piglia una fissa non ti passa più!
- Cucciolo! Tu non mi devi mettere su pancetta! E se studiamo soltanto mi diventi un po’ cicciottello…
Alla fine della seconda serie di esercizi erano entrambi sudatissimi.
- Pausa, Cucciolo, aspetta, adesso chissà perché, mi è venuta in mente una cosa della quale non ti avevo mai detto niente, è una cosa che mi ha fatto pensare, una cosa che mi è successa un paio di anni fa e che mi ha lasciato un po’ deluso…
- E cioè?
- Aspetta, adesso non te la prendere, io non te l’avevo detto perché mi era passata proprio dalla testa anche perché è una cosa che è durata pochissimo…
- Ti eri preso una cotta?
- Sì, ma come hai fatto a capirlo?
- Be’, che altro poteva essere? … Dai, racconta, la cosa mi intriga parecchio…
- Be’ insomma, c’era un ragazzo dell’università, più o meno della mia età… insomma avevamo parlato un po’, non era malaccio… anzi… e io ci avevo fatto su un pensierino, mi aveva dato la sua e-mail e abbiamo scambiato qualche messaggio, sembrava uno entusiasta della vita, uno serio, convinto… qualche volta mi ha mandato qualche sua poesia…
- Poesia d’amore?
- No… delle cose tutte simboliche e filosofiche, io prima ci ho un po’ giocato, gli dicevo che erano cose belle e che avevano grandi significati e lui ha continuato a scrivermi cose del genere, poi ho provato a dire veramente quello che mi passava per la testa…
- Cioè che eri innamorato?
- Macché, io ero solo curioso, no, ho cominciato a dire quello che mi passava veramente per la testa, gli ho detto che certe sue poesie mi sembravano troppo simboliche e poco comunicative, che non capivo che cosa potessero significare… insomma, cercavo di capire che cosa gli passasse per la testa in termini concreti perché stavo un po’ perdendo la pazienza… insomma mi ha risposto in modo molto sostenuto che aveva fatto leggere quelle cose ad altre persone e che le avevano trovate bellissime e che poi erano cose oggettive e non sogni o parole come dicevo io… insomma me ne ha dette di tutti i colori… io avevo preparato una risposta al pepe, ma poi mi sono venuti proprio i cinque minuti di malinconia, ho avuto l’impressione che certe volte la comunicazione è proprio impossibile, quel ragazzo di sé aveva una opinione superlativa, credo avesse diciannove anni ma si vedeva nel futuro come un grande manager o come un grande avvocato o come un grande ingegnere ma sempre qualche cosa di grande e poi si faceva tanti problemi metafisici, mi diceva che lui sapeva che cosa significa la sofferenza e che aveva coscienza delle difficoltà della vita ma a me dava proprio l’impressione opposta… insomma avevo preparato proprio una e-mail al pepe, ma poi ho detto: ma perché devo scrivere a questo? Tanto non ci capiremo mai! E non ho più scritto e lui non si è più fatto sentire… è strano eh?
- No, sai c’è tanta gente che quello che vuole non lo capisce nemmeno a quarant’anni e che continua a giocare con la filosofia e con i grandi problemi del mondo… ma tu ci sei rimasto male?
- Be’, sai io il mio progetto ce l’avevo, non era filosofico, ma c’era… un po’ m’è crollato un piccolo sogno, ma molto piccolo, il tutto sarà durato al massimo dieci giorni e poi non mi è proprio più tornato in mente… Aspetta… adesso mi torna in mente un’altra cosa… io ho sempre adorato Pasolini, mi sembra uno vero, uno che scrive poesia seria, io avevo letto una poesia, mi pare che fosse Frammento, mi pare, dedicato a un ragazzo che aveva chiesto di incontrarlo, allora Pasolini aveva quarant’anni e quel ragazzo diciassette… insomma Pasolini sa perfettamente che alla fine ci sarà una incomprensione e che lui sarà costretto a una forma di ironia che farà male al ragazzo… insomma con il tipo delle e-mail io avevo la certezza, quasi fin dall’inizio, che sarebbe finita nello stesso modo..
- Birillo, quella poesia di Pasolini mi ha sempre colpito tanto, quando l’ho letta la prima volta ci sono rimasto di stucco: è così diversa dalla retorica dell’incontro e così vera… anche se tra noi non c’è stata nessuna incomprensione…
- Tu pensa se fossimo entrati in un ginepraio di poesie, di letterine incomprensibili, di giochi psicologici… non lo avrei sopportato proprio…
- Be’, nemmeno io… in effetti la paura di sputtanarmi ce l’ho avuta sempre, non con te, ma tu sei un caso a parte, ma con le altre persone io ci sarei finito eccome in giochetti del genere e poi così si spreca il tempo… e alla fine invece che un ragazzo vero incontri qualche mezzo mistico che pensa di essere il superuomo… mi sa che è sempre meglio stare attenti…
- Però, Cucciolo, se non mi fossi scoperto io per primo tu avresti continuato a dormire! Sai, a forza di stare attenti alla fine si resta a mani vuote!
- Eh sì… ma io ho trovato il mio Birillo!
- E no! E’ stato Birillo che ha trovato il Cucciolo, non il contrario! Diciamo le cose come stanno!
- Lo so, Birillo, lo so.
- E poi, Cucciolo, mi viene in mente un’altra cosa e forse non è tanto stupida…
- E cioè?
- Be’ per me il gay è una specie di categoria fondamentale, ma credo che alla fine sia una categoria alla quale do troppo significato… chissà quanti gay non mi piacerebbero affatto… non credo che siano tutti come te… non è mica facile trovare la persona giusta… gay, sì, e poi? Come se il problema fosse solo quello… C’erano tanti ragazzi che mi piacevano, ma gay o non gay, quando aprivano la bocca non mi piacevano più, mi sembravano proprio stupidi… no, nemmeno stupidi, mi sembravano persone così diverse da me che non valeva la penna di perdere tempo a starle a sentire…
- Però, Birillo, certe volte succedono pure cose positive che non aspetteresti mai… Maurizio è etero spaccato ma con lui stavo proprio bene, alla fine si era creato un rapporto vero, bello, mi piaceva come persona, certo la sua vita era un’altra, ma mi piaceva veramente, era uno come si deve…
- E poi mi viene in mente anche una cosa peggiore…
- Che cosa?
- … Cucciolo, io adesso sono innamorato di te… però tra qualche anno potrei scoprire che in fondo sei diversissimo da me e che è stato tutto uno sbaglio… queste cose esistono, possono succedere e non sarebbe la prima volta…
- … Sì, in un certo senso può essere vero, ma sai, io penso che queste cose succedono quando c’è qualche forzatura iniziale che si è cercato di non vedere… se c’era la magagna da prima, era tutta una forma di adattamento da prima, ma altrimenti non mi sembra facile che ci si possa accorgere a distanza di anni di avere vissuto buona parte della vita con uno sconosciuto… almeno io questa paura non ce l’ho…
- Be’ nemmeno io, ma in teoria potrebbe succedere… certo che se una mattina mi dovessi svegliare e mi dovessi rendere conto che qualche cosa in te mi disgusta, che non ti capisco più, che c’è qualche cosa di te che non mi piace, sarebbe veramente una sensazione terribile, però a qualcuno è successo…
- Birillo…
- Che c’è… questi discorsi non ti piacciono?
- Veramente ne preferirei altri…
- Però servono per esorcizzare… Parlare per me ha un senso… serve a vedere fino a che punto siamo uguali… voglio dire che identificarsi in modo totale non ha nemmeno senso…
- No, non ha senso… però…
- Però che cosa?
- Però mi piacerebbe… cioè tutti questi ragionamenti sono anche seri, ma sono distruttivi…
- No, Cucciolo, io non voglio distruggere niente… però così tu mi capisci meglio, riesci a capire meglio quello che mi passa per la testa e poi non tutti quelli che parlano di romanzi gialli sono assassini…
- Sì, lo so…
- Però l’incomprensione ci può essere eccome, è per questo che ti devo dire tutto… se non ti dà fastidio…
- Non mi dà fastidio ma mi spaventa un po’, in questo ti sento diverso da me, io a queste cose non ci penso, o almeno non ci voglio pensare ma tu ci giri sempre intorno… in questo ti sento diverso da me, meno semplice, più contorto… tutto questo non mi piace tanto… penso che alla fine potresti anche arrivare a mettere tutto in crisi… Andy, sono solo ipotesi, ma te le dico, sincerità totale per sincerità totale…
- Cucciolo, io non credo che ci siano pericoli del genere, certo il futuro non lo so, almeno il futuro lontano, ma per il futuro che riesco ad immaginare pericoli del genere non ne vedo e poi, piano piano io sto finendo per limarle certe cose, il tuo modo di fare mi affascina, tu sei solare, … è vero che sono contorto, l’ho sempre pensato… però quando parlo di incomprensione non penso a te, non ci penso proprio, con te questo problema non l’ho mai avuto… però mi pare una cosa quasi incredibile, voglio dire che tutto questo non succede praticamente mai, che l’accomodamento è la regola, noi siamo l’eccezione… è per questo che mi sembra una cosa strana e ho quasi paura che non sia vero…
- Ma lo sai benissimo che è vero…
- Lo so, però tu di conferme fai tutto per darmene il meno possibile…
- Non è vero, Birillo!
- Be’ un po’ è vero! … Mi coccoli poco! Ormai dai tutto per scontato e quindi lasci correre… aspetta, mi viene in mente un romanzo che ho letto parecchio tempo fa, è un romanzo epistolare, è la storia di un ragazzo che si innamora di un altro e che gli scrive tantissime lettere tenerissime ma quell’altro, praticamente negli stessi giorni, scrive delle lettere d’amore entusiastiche ad una ragazza e la storia va avanti, il ragazzo innamorato dell’altro ragazzo continua a scrivergli e a non avere risposte se non molto vaghe e molto evasive e l’altro continua a scrivere lettere d’amore alla ragazza che poi alla fine ci sta e il gay deve cambiare tono perché il tono dell’innamorato non sarebbe accettato più… era una cosa un po’ triste, a me questo tipo di storie mettono addosso una malinconia terribile…
- Brutta storia, Birillo, ma credo che sia una storia abbastanza comune… se tu fossi stato etero io mi sarei rovinato la vita… certe cose non è mica facile togliersele dalla mente…
- Ma io non lo so proprio se sono proprio gay… non è mica detto…
- Sì, va be’… questa me l’hai già detta…
- Però forse le ragazze mi piacciono meno…
- Ma non sei stanco?
- Be’, un po’ di ginnastica l’abbiamo fatta… forse faremmo bene a fare una rapida doccia… e poi subito a nanna… che ne dici?
- Andy, ma com’è che ti è venuta in mente la cosa dell’incomunicabilità e dei romanzi tristi?
- Non lo so, Cucciolo, così… ma non ti devi preoccupare…
- Allora su, alla doccia e poi a nanna.
Si spogliarono senza ritualismi, erano sudatissimi, regolarono il getto su una temperatura piuttosto alta e si misero insieme sotto il getto.
- Cucciolo, tra noi non succede ma parecchie volte finisce che poi non ci si capisce più. Forse è come dici tu, non ci si capisce perché non ci si capiva nemmeno prima e poi guai a fare tutti quei terribili giochi di parole… io penso che per i gay la retorica sia una cosa terribile…
- Ma più che la retorica la paura… Birillo se un ragazzo va da una ragazza e le dice che si è innamorato la cosa suona bene, ma se lo dice a un ragazzo… no, non è nemmeno pensabile, la paura c’è eccome.
- Be’... lo sai, io non avrei mai pensato di buttarmi però quando ti ho visto ho quasi perso il controllo, non me ne importava niente di sputtanarmi… in fondo noi gay abbiamo una specie di sesto senso…
- Ma quale sesto senso? Andy, è andata bene per caso, qualche volta su certi ragazzi le ho fatte eccome le mie ipotesi e mi sembrava di avere capito perfettamente… e poi li vedevo nelle braccia della biondina di turno… lasciamo perdere il sesto senso… a fidarsi del sesto senso ci si prendono certe toppe! Quando andavo a scuola di uno si diceva che fosse gay, ma lo dicevano proprio tutti, come se la cosa fosse evidente, e poi quello si è sposato di corsa perché aveva messo in cita una ragazza, pure di me dicevano che correvo appresso alle ragazze e in effetti di quelle cose ne parlavo pure io perché c’era bisogno di un diversivo… ma tornando al discorso di prima, quello del capire a volo e del sesto senso… io ne dovrei avere di esperienza… però quando pensavo di avere capito mi prendevo certe delusioni incredibili…
- Pero, tanto tu di me sai tutto… o pensi che ci sono cose che non sai?
- Ci possono essere delle cose che non capisco ancora bene… ma credo di avere un’idea piuttosto chiara di quello che sei, e tu?
- No, io penso che tu sei onesto e fino ad ora non c’è nulla che non mi stia bene… forse qualche cosa, ma sono cose minime, un po’ di debolezza di carattere, ma potrebbe essere pure un pregio, il fatto che non ti piace troppo il sesso…
- Come non mi piace? … Birillo, tu sfotti troppo!
- No, io non sfotto, ti piace ma meno che a me… è vero! Cucciolo, io qualche volta resto un po’ a digiuno… come adesso per esempio…
- Ma non eri quello del subito a nanna?
- Va be’ ma dicevo per dire… tu invece non l’hai capito… ma io mi adatto lo stesso, va bene pure domani…
- Birillo! … Io ci provo ma se mi addormento non ci rimanere male!
- No, Cucciolo, sono stanco morto anch’io, dicevo per dire…
- E no! Adesso ci asciughiamo e ce ne andiamo a letto come si deve… e poi, Andy, almeno mi voglio addormentare abbracciato con te.
- Per stasera può bastare… ma per domani no!
- Domani tutto come vuoi tu!
- No! Cucciolo, non come voglio io, come vogliamo noi!
- Hai ragione scusa…
- Però adesso asciugami come sai fare tu, con l’asciugamano grande, giocare un po’ mi piace tanto, poi magari mi addormento nell’asciugamano… sì, così Cucciolo… Mh! Si sta bene con un Cucciolone come te!
Si trattennero un po’ ad accarezzarsi, nudo contro nudo.
- Cucciolo, ti dispiace se adesso ce ne andiamo dormire?
- No, Birillo, ti porto in braccio… uno, due… Ecco qua, Birillo a destinazione! Un bacetto! E adesso a nanna!
- Notte Cucciolo!
- Notte Birillo!

martedì 3 giugno 2008

APPARENZA E REALTÀ DI UNA VITA GAY

Ciao Project,
non so nemmeno perché ti scrivo, in effetti non ho grossi problemi, però, dai, così per scambiare due chiacchiere. Ho 29 anni, non ho un ragazzo e in pratica non ne ho mai avuto uno, però la cosa non mi pesa: Credo di avere vissuto tutti i problemi gay tipici, che prima pensavo che fossero solo miei o quasi ma poi, leggendo il forum, mi sembrano molto più comuni si quanto pensavo prima. In pratica mi sono considerato eterosessuale fino a 25 anni, anche se per me le ragazze erano in fondo solo amiche, io non capivo (cercavo di non capire) il motivo, ma mi sentivo etero, in alcuni post del forum sulla scoperta dell’orientamento sessuale mi ci sono ritrovato piuttosto bene, cioè le fasi sono state più o meno quelle però io l’angoscia non l’ho avuta proprio, è stata una cosa quasi normale, perché in fondo in un modo o nell’altro come stavano le cose lo sapevo, quindi direi che sono stato fortunato. Oramai sono più di 4 anni che ho le idee chiare, anche se in fondo le avevo già prima. Ai miei non ho detto nulla. Vivo con loro e sono figlio unico e onestamente non ho nessun motivo per raccontare i fatti miei a persone che nella migliore delle ipotesi mi tollererebbero. E poi, il coming out potrei anche concepirlo ma se avessi una storia vera, allora, al limite potrebbe valere la pena, se mi succederà vedrò che cosa fare. Per il momento sono solo, anzi sono solo da 4 anni, e non sento nemmeno il bisogno di avere un ragazzo vicino che sarebbe pure una complicazione molto grossa. Ho tanti amici. Il sabato sera esco con loro, ce ne andiamo a prendere una pizza, stiamo bene, sono tutti etero, io sono l’unico che non è in coppia e poi i ragazzi della comitiva (che sono tre) a me non interessano proprio sotto il punto di vista fisico, quindi sono “solo” amici e a me la cosa sta bene perché non mi si creano complicazioni di nessun genere. Amici gay non ne ho e non ne voglio. Ho conosciuto un ragazzo gay per motivi di lavoro, ma non mi piaceva affatto e aveva qualcosa di eccessivo. Lo so che non sono tutti così ma non voglio trovarmi in imbarazzo. A questo punto ti chiederai perché ti scrivo. Beh, diciamo che vorrei solo sapere che ne pensi, però io così sto bene, ho raggiunto un equilibrio. Se ti va rispondimi. Non ti do il mio contatto perché mi sento un po’ in imbarazzo. Aspetto di leggere quello che mi dirai. Un po’ ti devo mettere alla prova. Sia chiaro, penso che il contatto te la darò al prossimo giro, ma vorrei prima capire come la pensi.
Un abbraccio.
Piero
________________

Ciao Piero,
Ho finito di leggere in questo momento la tua mail. L’idea di sentirmi sotto esame mi dovrebbe condizionare un po’ però alla fine posso solo dire quello che penso e devo farlo in modo assolutamente esplicito. Hai 29 anni, non 19, sei gay e lo sai benissimo, ma da che cosa stai scappando? Non posso stare nella tua testa però se cerco di ricordarmi com’ero a 29 anni e le cose che mi passavano per la testa devo dire che non erano affatto l’idea di accettare in modo sereno la solitudine e di non immischiarmi in situazioni complicate. A 29 anni, per me, l’idea di avere un rapporto affettivo e anche sessuale forte con un ragazzo era dominate. Le situazioni esterne costituivano degli impedimenti gravissimi, ma la spinta di fondo era estremamente chiara. L e cose che scrivi mi sembrano un tentativo di autoconvincerti che la rinuncia alla tua vita affettiva e sessuale in nome della tranquillità e del quieto vivere sia una cosa intelligente. Non posso permettermi di giudicare le motivazioni di fondo che ti spingono verso un ragionamento del genere perché non le conosco, ma il ragionamento così com’è non regge, è un puro ragionamento astratto che prescinde del tutto da quello che, sinceramente, credo tu ti porti dentro e che stai cercando di reprimere usando una logica molto ingannevole. Non ti spingerei mai a fare il coming out senza motivo e senza ponderare bene prima i pro e i contro, ma questo è un problema secondario. Quello che conta è riconoscere i propri sentimenti e non reprimerli. Gli amici gay? Ma hai letto il forum? Hai capito chi sono i ragazzi che ci stanno dietro? I gay atteggiati non piacciono nemmeno a me. Ma tu che cosa sai dei ragazzi gay? Secondo me hai idee molto approssimative, come se tu avessi conservato una certa omofobia anche da gay, il che è paradossale. E poi, scusami, ma c’è un po’ troppa insistenza nel dire che stai bene così e che non hai bisogno di nulla e di nessuno. Francamente io penso che sia esattamente il contrario perché reprimersi costa fatica e tanta! Scusami se te lo dico in termini troppo diretti ma penso che tu debba svegliarti per evitare di renderti conto da qui a qualche anno di avere passato il meglio della vita in attese e rinvii o paggio in comportamenti eroicamente assurdi. Non ti negare! Cerca di vivere perché ne vale la pena e il mondo gay vero è una cosa seria. Non metterti fuori dal coro in una torre d’avorio che rischia di diventare una trappola dorata. Ti chiedo scusa se ho marcato troppo i toni. Mi piacerebbe molto fare quattro chiacchiere con te, il mio contatto msn è [omissis], te lo mando io, non aspetto che me lo mandi tu!
_____________

Caro Project,
vabbe’, ok, sei stato promosso, c’hai preso in pieno ma le cose che ti ho raccontato sono quelle che di me racconto a tutti e con la realtà hanno poco a che vedere e allora ti racconto il pezzo non ufficiale della mia storia. A 25 anni io mi sono presso una cotta pazzesca per un ragazzo di 22 anni. L’avevo conosciuto in chat, poi ci siamo visti di persona, non ti scandalizzare, ma siamo finiti a letto la sera stessa. È stata una cosa travolgente, una cosa simile non avrei mai pensato che mi potesse capitare. Mi è presa la fissa che quello (Luca) doveva essere il mio ragazzo per tutta la vita. Luca abitava a 100 km da casa mia, ma in un posto dove si arriva con la ferrovia. Ho fatto l’abbonamento e stavo sempre con lui. All’inizio l’ha gradito, poi si deve essere sentito messo alla strette. Io volevo che mi dicesse che mi amava alla follia ma lui non lo faceva mai, andavamo a letto insieme, ma quando io avevo bisogno di un gesto di tenerezza, anche banale, che so, una carezza, lui non lo capiva e certe volte mi gelava proprio. Abbiamo litigato parecchie volte, io lo mandavo a quel paese un po’ per vedere se veniva a cercarmi e lui non lo faceva mai e allora lo cercavo io e mi mettevo a fare delle scene pietose incredibili per cercare di riconquistarlo. Non mi diceva mai niente di definitivo, sempre cose a metà, tipo: “adesso voglio stare con te”. Ma cavolo, perché “adesso”? Oppure quando mi faceva una cosa gentile ci aggiungeva sempre che a quella cosa non dovevo dare “troppo significato”. Quando lo pressavo per avere una risposta chiara mi rispondeva. “forse”, “ci devo pensare” e io queste cose non le sopportavo. Mi dicevo: ma cavolo, questo viene a letto con me, ma che ci viene a fare? Lo amavo ma lo odiavo pure perché mi faceva soffrire come un cane. Noi ci eravamo giurati di dirci tutto, cioè sempre la verità, ma lui non l’ha fatto, anche se per essere onesto non l’ho fatto nemmeno io, perché quando stai un rapporto simile che fai? Soddisfacente non è e allora ti metti a cercare altro. Vebbe’, l’abbiamo fatto tutti e due e alla fine senza dirci niente l’uno con l’altro, sia lui che io ci siamo trovati un altro ragazzo. Che coppia era la nostra? Una recita, con tanto di sesso, ma lui aveva in testa un altro ragazzo e io pure. Adesso la questione del coming out, se tutto fosse andato come volevo io all’inizio, cioè se fosse stata una storia normale, io il coming out coi miei l’avrei pure fatto, cioè tutto alla luce del sole (più o meno) l’avrei presentato ai miei ecc. ecc. ma a parte che lui un’idea del genere non la voleva nemmeno sentire perché diceva che fare il topolino in trappola non gli piaceva affatto, c’è stata poi tutta la storia del piede in due scarpe, sia suo che mio. Quindi altro che coming out! Un giorno l’ho proprio messo sotto torchio e mi ha confessato che stava con un altro, io ho fatto una scenata di gelosia ma lì per lì che pure io mi ero trovato un altro ragazzo non gliel’ho detto, però non sono uno viscido fino a questo punto e poi gliel’ho detto e lui mi ha risposto “Almeno sei onesto!” E l’ha detto con sincerità. La storia è finita lì. La mia storia alternativa, quella con quell’altro ragazzo è finita in una bolla di sapone dopo 10 giorni e io mi sono ritrovato solo come un imbecille. Avevo 26 anni. Allora m’è venuta un’altra idea geniale, quella di andare in un locale gay, io dicevo: “così per vedere che aria tira”. Lì ho conosciuto un uomo di 48 anni, uno distinto e nemmeno sessuomane, un po’ di sesso, certo, è ovvio, ma non era una fissa per lui. Confesso che me ne sono innamorato. Mi trattava come un principe, ma non solo a livello materiale, mi trattava con tenerezza. Una cosa strana, un po’ come uno zio, però andavamo anche a letto insieme, ma anche lì mi rispettava, non era sgradevole e il fatto dell’età non l’ho mai sentito come un problema. Mi faceva discorsi strani, mi diceva che lui capiva benissimo che era tanto più grande di me e che io avrei finito per innamorarmi di un ragazzo giovane, diceva che una cosa del genere per lui non sarebbe stata un problema e che saremmo rimasti comunque amici, io non credevo che sarebbe successo però il fato che lui me lo dicesse mi piaceva molto, cioè mi sentivo libero. Vabbe’, insomma un bel giorno è successo e io gliel’ho detto, però non ha reagito per niente come aveva detto, anzi, proprio tutto il contrario. Un po’ con tono minaccioso, ma in modo relativo: “Tu devi stare attento!” “Non sai dove ti stai cacciano!” “Ma chi è quello?” Insomma, per farla breve ho avuto la netta impressione che lui non mi avrebbe mollato e sono arrivato a pensare che potesse anche fare del male al ragazzo di cui mi ero innamorato. Non è successo niente del genere, ma io mi sentivo in trappola, mi faceva terribili prediche, che me ne sarei pentito, che io non gli ero riconoscente e cose del genere, cose che mi davano terribilmente fastidio. Ero proprio angosciato ma poi, non so se dire per fortuna perché mi sembra un’espressione assurda, la cosa si è risolta da sé perché lui ha avuto un piccolo infarto ed è stato parecchio male. A me faceva pena, perché in effetti non era cattivo e vederlo in quello stato non mi era indifferente, sono andato più volte a trovarlo in ospedale e il nostro rapporto è cambiato, anzi è cambiato parecchio. Quando stava in ospedale mi ha detto che se avevo un ragazzo dovevo stare con lui e dovevo cercare di vivermi la vita senza fare come lui che aveva pensato solo ad altro, La storia che ho scritto nella prima mail non è la mia ma quella del mio amico 48enne. Dopo che lo hanno dimesso dall’ospedale mi ha invito a pranzo a casa sua e mi ha regalato 20.000 euro in contanti (non mi aveva mai fatto regali prima!) e mi ha detto che gli avrebbe fatto piacere che restassimo amici, ma non è successo perché sono andato a lavorare in un’altra città. Ogni tanto lo sento su msn. La storia con l’altro ragazzo è finita dopo poco perché io facevo il paragone tra lui il mio 48enne, che dopo tutto era uno dignitoso e finivo per pensare al 48enne, infartuato e invischiato in tanti bei problemi, ma tutto sommato era il mio 48enne e lo è ancora anche se a distanza. Project, adesso non so se questa storia ti pare più assurda di quella di prima ma questa è la mia storia vera. Quando dico che adesso sto bene con me stesso e non mi manca nulla voglio dire che io col mio 48enne (ormai 50enne) ci sto bene, anche a distanza. Non so se questo sia un accontentarsi ma io sto veramente bene così.
[omissis]
Un abbraccio Project. (grazie del contatto! Purtroppo posso essere in linea solo il venerdì e il sabato sera, ma ti chiamo di sicuro! Pubblica quello che vuoi. Togli solo l’ultimo periodo, che è troppo riconoscibile)
Piero


Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=28640786

lunedì 2 giugno 2008

SESSO GAY E SUBLIMAZIONE

Ciao Project,sono capitato per caso sul forum e mi sono messo a leggiucchiare, non nego che mi piace, se no non ti scriverei però c’è una cosa che probabilmente sai meglio di me e che mi lascia un po’ perplesso: quello che dici rappresenta solo una parte, e a mio parere una parte piuttosto piccola, del mondo gay. Io ho 32 anni e non ti nascondo che sto andando un po’ in crisi. Io sono praticamente uno di quei gay che tu non ami molto. Sono, o forse sarebbe meglio dire, sono stato, anche se per tanti aspetti lo sono ancora, uno di quei ragazzi gay che la vita l’hanno passata tra locali e bar molto immersi nell’ambiente gay, quello che tu chiami etichettato gay. Adesso ci vado ancora ma non so quanto durerà, alla fine arrivi alla saturazione. Certe volte penso che se avessi trovato uno come te al momento giusto forse le cose sarebbero andate diversamente. Mi spiego: uno come te significa uno che ti vuole fare aprire gli occhi, ecco. E invece non ho trovato nessuno così, anzi! Tutto il contrario: di me se ne sono sempre fregati tutti. I miei hanno fatto finta di non sapere quando sapevano benissimo. Quando ho cominciato ad atteggiarmi da gay, perché magari stupidamente ma l’ho fatto già dai 16 anni, mi hanno allontanato tutti! Amici, manco per il cavolo! Stavo in un gruppo politico ma mi hanno emarginato pure lì e allora li ho mollati. Ho cominciato a frequentare i locali per sfida, perché tanto non avevo niente da perdere, la mia vita per me non valeva proprio nulla. A 16 anni ho avuto il mio primo rapporto sessuale con uno che ne aveva 41, non ho provato affatto schifo o repulsione ma una grandissima indifferenza, come se non ci stessi io a fare quelle cose ma un altro, vedevo quello che stava con me, ma pure lui non era veramente coinvolto, era una specie di recita, ognuno faceva la sua parte, una cosa stranissima. Il giorno dopo il 41enne mi sono chiesto: “Ma essere gay significa questo?” Ma avevo 16 anni e, diciamolo chiaro, certe cose almeno non mi dispiacevano, e poi c’è un altro fatto, il 41enne mi aveva fatto anche un bel regalo, niente soldi perché non li ho voluti ma una macchina fotografica, altri poi mi hanno portato in vacanza con loro e qualcuno mi ha pure dato dei soldi, ma non subito, ma quando ne ho avuto bisogno. Un certo commercio sessuale c‘era ma non faceva proprio schifo. Quello che mi chiedevo era che cosa ci trovassero nel fare un po’ di sesso con un ragazzo perché io non ci trovavo quasi nulla, qualcuno poi era proprio patetico, provava a parlare con me proprio come un papà, d’altra parte io allora ero giovanissimo ma io lo smontavo subito, perché erano tutte ipocrisie. Poi piano piano sono passati gli anni, non ero più il pivello, ormai lavoravo, avevo un po’ di quattrini e mi veniva in mente che era ora di cambiare ruolo e di passare io dalla parte di quello che si trova il ragazzo disponibile. Le prime volte l’ho fatto e mi sono trovato di fronte a ragazzi giovani di una ingenuità incredibile, un po’ come ero io alla loro età. L’idea che si dovesse usare il preservativo gliela dovevo mettere in testa io perché loro non ci pensavano proprio e secondo me alcuni avevano proprio voglia di buttarsi via. Prima cercavo di tenere a mente i ragazzi che incontravo, poi ho perso il conto, però mi ero dato delle regole, cercavo di mettermi dal loro punto di vista e di non prevaricare in nessun caso, se sul momento non ci volevano stare la cosa finiva lì e si restava amici come prima. A qualcuno ho regalato anche un bel po’ di quattrini senza chiedere niente in cambio. Insomma, per quanto incredibile possa essere per uno che faceva la mia vita, alcuni ragazzi mi si sono affezionati in modo incredibile, avevano 10 anni meno di me e io per loro ero il fratello maggiore che non avevano mai avuto. Però non sono mai stato un santo, io continuavo ad andare per locali a caccia di ragazzi anche se sentivo che qualcosa stava cambiando, ma lentamente, senza scossoni. E poi rimanevo stupito da una cosa che mi sembrava quasi incredibile quando con questi ragazzi si creava un rapporto di amicizia vera, l’interesse sessuale verso di loro non era più lo stesso, mi sentivo trasportato da un senso di tenerezza incredibile, un po’ in quei ragazzi mi ci rivedevo. Lo so che sembrano cose incompatibili eppure mi succedeva così. Un paio di mesi fa poi, per la precisione il 21 di marzo mi è successa una cosa stranissima. Nel locale dove andavo mi abborda un ragazzo nuovo, letteralmente è lui che abborda me. Mi sembra giovanissimo, un po’ troppo per stare in quei posti, ma il modo di fare è tipico di uno che non ha mai abbordato un uomo in un locale. Parliamo un po’, mi dice che ha paura di tornare a casa, gli chiedo quanti anni ha. Dice 18, io non ci credo, mi fa vedere la carta di identità, sono proprio 18 da pochi giorni, mi chiede di uscire e di fare due passi. Usciamo. Mi fa la sua proposta, è disposto a stare con me ma vuole essere ospitato perché non sa dove andare. Gli dico di sì, lo porto a casa mia, gli preparo una rapida cena, mangia come uno che ha una fame arretrata. Poi mi guarda e mi fa: “Dai non perdiamo tempo! Che poi voglio andare a dormire.” Gli dico che ci può andare anche subito. Mi risponde che abbiamo fatto un patto e che a lui piacciono quelli che i patti li rispettano” Gli chiedo se lo fa solo per il patto e mi dice di sì. Gli dico dove può andare a dormire. Ma mi guarda male e mi comincia prendere a parolacce poi perde il controllo e comincia a picchiarmi, ma a picchiarmi di brutto. È più forte di me e mi carica di botte, poi mi guarda e si mette a piangere ma proprio come un disperato. Io ero tutto rotto, ma mi sono rimesso in piedi e gli ho detto: “Ma perché?” E ci siamo abbracciati. Tenere stretto quel ragazzo mi faceva un’impressione tremenda, era una cosa che non avevo mai provato, siamo stati abbracciati le più di cinque minuti, poi abbiamo parlato, abbiamo parlato tutta la notte. Mi ha detto che era innamorato di un ragazzo che lo aveva trattato malissimo e che era andato via di casa perché non ne poteva più di stare con i suoi e mille altre cose. Questo ragazzo si chiama Massimiliano, piano piano è entrato nella mia vita, ormai vive con me, tra noi non c’è sesso. Io un po’ di sesso lo trovo fuori, ma lui per me sta diventando la presenza fondamentale. Deve ancora finire la scuola, sta in quarto, io per lui faccio cose che non avrei mai immaginato di fare per nessuno: cucino, gli lavo e gli stiro le camicie. Un sorriso di Massimiliano è capace di farmi felice per tutta una giornata. Francamente penso che Massimiliano sia il ragazzo della mia vita. Lo so che sembra assurdo che il ragazzo della mia vita sia un ragazzo gay che ha 14 anni meno di me, che vive a casa mia e col quale non ho mai avuto contatti sessuali, anche se, lo confesso, questa idea è la mia ossessione. A lui l’ho detto e mi ha risposto che la cosa la dava per scontata, che la cosa non gli creava problemi, ma che lui non era attratto da me da quel punto di vista. Questa dichiarazione si è conclusa con un bellissimo sorriso, come a dire: “Dai, cerchiamo di andare avanti così!” E così stiamo andando avanti. Quando esco la sera per andare nei locali lui resta a casa a studiare e mi dice: “Almeno stai attento!” Io lo so che il mio destino è legato a quello si Massimiliano, penso che prima o poi (anzi molto presto) lascerò perdere i locali e mi dedicherò completamente a Massimiliano. Sublimare la sessualità sembra una cosa assurda ma quando capisci che ha un senso profondo è una cosa che ti viene spontanea e non è nemmeno un sacrificio.Project, il mio contatto è [omissis].
Chiamami tu! Ci terrei proprio tanto.Un abbraccio
Marco
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogay.forumfree.net/?t=28579577

GAY DALLA DEPRESSIONE ALLA FELICITÀ

Dedico questo post a uno dei ragazzi registrati su questo Forum, che ieri sera mi ha fatto vivere momenti di vero entusiasmo. Mi perdonerete se resto nel vago ma la riservatezza è un obbligo fondamentale in un forum come il nostro. Con questo ragazzo, che chiamerò X, avevo già parlato ed ero rimasto molto colpito dalla estrema serietà della sua partecipazione. Direi che fin dalla prima volta avevo avuto l’impressione netta che parlare avesse veramente un valore, era la ricerca di un confronto vero, una cosa che nulla aveva a che fare con un colloquio di cortesia. X era palesemente teso, stressato non dal sentirsi gay ma dal fatto che essere gay gli creava una marea di impossibilità e di limitazioni soprattutto lo lasciava in solitudine, gli impediva ogni forma di colloquio umano serio. X mi ha raccontato la sua storia, una storia di illusioni grandissime seguite da terribili disillusioni, una storia caratterizzata dalla ricerca frenetica di un contatto umano ed dalla reale impossibilità di costruirlo. L’ansia si leggeva chiaramente nel discorso di X. Nei giorni successivi ho richiamato X su msn e abbiamo parlato un po’, gli ho detto dei ragazzi di Progetto Gay e del fatto che con persone di quella levatura è possibile creare rapporti di amicizia autentici e seri. Poi, avantieri sera ricevo un lungo messaggio da X, realmente angosciante, era sconsolato, prostrato, deluso e non vedeva davanti a sé la minima prospettiva di confronto con altri ragazzi, si capiva che avrebbe voluto sentirsi meno solo, che avrebbe voluto trovare degli amici. È evidente che per un ragazzo giovane anche io posso avere un senso ma il rapporto con persone più o meno della stessa età è assolutamente prioritario. Ho risposto al messaggio di X insistendo su un concetto: ”non sei solo!” L’indomani richiamo X, mi dice che è in chat con Y (un altro ragazzo del Forum, una persona splendida). Più tardi X mi richiama e mi dice che si sente bene, che le malinconie non ci sono più, che uscirà e andrà a fare due passi perché si sente felice. Poi dice anche di me cose bellissime, non posso negare che mi sono sentito gratificato in modo eccezionale. Parlare, stabilire un contatto umano autentico con ragazzi che vivono esperienze analoghe, confrontarsi, sentire, anche nel piccolo, il rispetto e l’attenzione di un’altra persona serve a tenere lontana la solitudine, a sentirsi inseriti in un mondo di affetti veri. Ma chi l’ha detto che i ragazzi gay cercano solo sesso! No! Cercano un po’ d’amore, un po’ di rispetto, cercano un affetto che si manifesta in un sentirsi in chat, in un sostenersi a vicenda. Ieri sera avrei avuto tanti motivi per sentimi a terra ma parlare con X mi ha letteralmente ridato una carica di entusiasmo di cui avevo assoluto bisogno. Quando accadono cose come quelle ci cui ho parlato, la soddisfazione è enorme. È in questo modo che si dimostra quanto sia sbagliata l’equazione Gay = Tristezza. Noi esistiamo e grazie a internet abbiamo la possibilità di sentirci e ci parlarci da ogni posto d’Italia e non solo e tramite internet si creano rapporti affettivi seri, anche a migliaia di km di distanza, si crea una comunanza di affetti, di sentimenti, si condivide la propria vita, il proprio quotidiano con la vita di tanti altri ragazzi (e non più ragazzi) gay, ci si sente tutti sulla stessa barca. E sentici uniti, sentici insieme, ci dà la possibilità di essere realmente quello che siamo, fuori da tutti gli stereotipi commerciali e mediatici. È così che si pongono le basi dell’equilibrio di una vita. Lo vedo dall’effetto che Progetto Gay ha prodotto nella mia vita, che è decisamente salita di livello perché ho conosciuto persone splendide che mi hanno dato la loro amicizia e mi hanno aiutato a vivere. Grazie X! Ieri mi fatto felice.

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum Progetto Gay: http://progettogay.forumfree.net/?t=28576220

domenica 1 giugno 2008

AMO UNA COPPIA GAY

Ciao Project,
noi non ci conosciamo, so qualcosa di te perché ho letto un po’ del blog storie gay e anche un po’ del forum, quindi mi presento: sono Nicola, 24 anni, a luglio dovrei prendere la laurea specialistica in [omissis] presso l’università di [omissis]. Dovrei essere felice di finire gli studi perché mi stanno arrivando offerte serie di lavoro però non mi sento felice per niente perché l’università, per me, è stata (purtroppo ormai posso solo dire è stata) la più bella esperienza della mia vita e lì la mia vita è proprio cambiata. Correva l’anno accademico 2003-2004, ero una matricoletta, anzi, come dicono da noi, una matricolaccia, perché ci prendevo bene! Arrivato bello bello, mi credevo chissà chi, la maturità col massimo, un po’ la puzza al naso. Matricola sì ma pure un poco lecchino e arrampicatore, il tipico genietto che all’università va bene, ma fuori è meglio perderlo che trovarlo, insomma questo ero io.

Premessa: io mi sono sempre sentito gay e a darmi da fare ho cominciato pure molto presto. Andavo benissimo a scuola ma ne combinavo pure di tutti i colori. Ho trovato quasi per caso su un sito gay dei profili con foto di due ragazzi che avevo incontrato già a scuola, uno della centrale e uno della succursale. Non c’ho visto più! Altro che radar gay! Mi sono detto: questi non me li faccio scappare. Mi sono iscritto pure io a quella chat e ho fatto finta di essere un utente qualunque che voleva parlare con loro. Loro avevano tutti e due 19 anni, io ne avevo fatti appena 16, ma me li sono saputi gestire come si deve (sono uno psicologo nato!), insomma tempo un mese e tutti e due erano cotti di me, ma loro non sapevano né che avevo 16 anni, perché avevo detto che ne avevo 19, né che andavo alla scuola loro, però in chat, parlando con me si sono lasciati andare un pochetto. Io inizialmente pensavo che fossero due trucidoni e che ne avessero fatte di tutti i colori, cioè che di sesso ne sapessero cento volte più di me, ma non era così, erano uno più imbranato dell’altro. Non ci crederete ma non si conoscevano tra loro, il che significa che essendo iscritti alla stessa chat non avevano mai fatto una ricerca sulle foto degli altri utenti o semplicemente non si erano riconosciuti perché dato che andavano a scuola in sedi diverse si potevano essere incontrati solo all’assemblea. Su questi ragazzi io sentivo di avere il dominio più completo, praticamente il loro umore dipendeva da me, li avevo in pugno. Lo so che era una cosa un po’ viscida ma l’ho fatto. Ma ho fatto pure di peggio sono andato da quello che andava alla centrale dove andavo pure io, (tra l’altro un ragazzo pure piuttosto bello), e gli ho detto che dovevo dirgli una cosa importante, lui è rimasto perplesso, gli ho dato appuntamento dopo le lezioni, si vedeva che era palesemente impaurito. All’uscita l’ho affrontato e gli ho detto: “Mi sono innamorato di te! Ma proprio una cosa fortissima!” Lui cercava di tergiversare e di sgattaiolare, ma gli ho detto: “Io di te so tutto! So che sei gay!” È sbiancato. Poi ha capitolato e mi ha detto: “Ma chi te l’ha detto?” Gli ho risposto che me l’aveva detto un ragazzo di 19 anni che lo aveva conosciuto in chat e ho aggiunto che quel ragazzo (io nella mia seconda personalità) è uno di cui è bene non fidarsi. Perché considerasse vera la cosa ho aggiunto alcuni particolari che lui aveva raccontato in chat, era proprio terrorizzato, mi ha chiesto di non parlare con nessuno e io gli ho detto che di me si poteva fidare perché non ero mica come quello che aveva conosciuto in chat. Con questo ragazzo, date le premesse, si è creata una specie di complicità, lui aveva tre anni più di me ma dipendeva da me in tutto. La faccio breve. Sono riuscito a fare sesso con lui dopo meno di un mese, a forza di grandi promesse di amore eterno (lo so che sono un viscido seduttore). Lui da me non era spaventato, era veramente innamorato ma io invece no e mi sentivo solo contento per il potere che avevo su di lui, lo dominavo un po’ anche a livello sessuale perché non mi diceva mai di no. Dopo un altro mese è successo più o meno lo stesso con quello della succursale e io ho cominciato a fare sesso con due ragazzi, un giorno uno e un giorno l’altro. Io a quel tempo di queste cose mi sentivo fiero e pensavo che sarei stato capace di fare innamorare alla follia qualunque ragazzo. Il doppio gioco è andato avanti per quasi tre anni e in mezzo, ogni tanto, c’era anche qualche altro passatempo con qualche altro ragazzo. Questo è l’antefatto.

Con un passato da don Giovanni gay, beh per me l’università aveva la tipica attrattiva che una riserva africana ha per un cacciatore. Se a scuola ne gestivo due a quel modo all’università avrei spopolato. Più o meno per i primi due anni è successo così. Alla facoltà mia poi sono quasi tutti ragazzi, in sostanza facevo proprio come il cacciatore che si appende i trofei ma di questi ragazzi non mi importava nulla, una volta che ero riuscito a far fare loro quello che volevo non mi interessavano più, la partita l’avevo vinta e passavo al ragazzo successivo. Nei primi due anni di università ne ho conosciuti sei e tutti e sei mi sono caduti ai piedi e diciamo pure che li ho distrutti psicologicamente perché loro pensavano che io fossi innamorato. All’inizio del terzo anno, un giorno, mentre sto nel cortile interno, vicino alla fontana, vedo passare un ragazzo che mi fa proprio girare la testa. Mi dico: “Quello lo voglio!” Lo seguo, dai posti dove va capisco che è una matricola. Io che coi ragazzi ci giovavo mi sento in imbarazzo, non mi avvicino troppo, ma voglio saperne di più. Il ragazzo sta sempre solo, nessuna ragazza (ma da noi ce ne sono poche) e nessun amico, imparo i posti che frequenta e i suoi orari, sto sempre nei posti dove posso incontrarlo ma non ho il coraggio di fermarlo ma lui nota che lo seguo e mi fa un po’ perplesso: “Ma tu sei Giovanni?” gli dico: “No, mi chiamo Nicola, perché?” da li è cominciato un dialogo, prima molto formale: che corsi fai? Con chi? Poi piano piano ho cercato di stringere ma vedevo che la cosa non funzionava. Quando gli dicevo qualcosa dei miei esami e della mia media, che era molto alta, mi rispondeva in modo inatteso che lui invece non era mai stato un genio e il suo tempo lo dedicava alle cose che lo facevano stare veramente bene. Era stranissimo, era attento alle cose che dicevo ma nello stesso tempo era interessato solo in modo relativo. Io ho pensato: “Qui ho preso una toppa, questo è etero!” Però mi piaceva moto e cominciavo a pensare che in fondo avrei anche potuto fare la corte a un etero, tanto col mio fascino sarei riuscito a conquistarlo. Ragionamento sbagliato per due motivi: perché pensare di fare innamorare un etero non ha alcun senso e poi perché lui non era etero. Un giorno mentre gli sto appresso, forse un po’ troppo appiccicato, in mezzo a un discorso che non c’entrava nulla mi chiede: “Sei gay?” Beh, mi sono sentito nudo, gli ho detto. “Sì e tu?” e ha risposto: “Anche io”. Devo avere fatto una faccia contenta al punto che si è spaventato e mi ha detto: “Sei un bravo ragazzo, ma secondo me sei solo come un cane.” Mi sono sentito piccato e gli ho detto di tutte le mie conquiste e lui mi ha risposto: “E questo col volersi bene che c’entra?” La sua logica su queste cose non era la mia. Ma mi sono buttato e gli ho detto che mi ero innamorato di lui e mi ha risposto che lo aveva capito ma lui aveva già la sua vita affettiva. Ho cercato di fare domande per capire ma mi diceva: “No! Queste cose sono troppo private, sono mie e del mio ragazzo.” Da questo tipo di discorsi ero molto infastidito, ho cercato di prendere le distanze con gentilezza, ma dentro di me dicevo: “Ma chi si crede di essere questo str…!” Sono stato due giorni senza vederlo ma sono stato proprio da cani! Non ci sapevo stare senza di lui, lo desideravo proprio di brutto. Sono tornato da lui, l’ho supplicato, gli ho detto proprio che lo desideravo in modo pazzesco ma lui apriva le braccia, come per dire: è inutile che insisti. Ma era evidente che gli facevo pena. Dopo qualche giorno viene da me e mi dice: “Ci verresti a cena da noi?” Di istinto gli ho risposto: “No! Non se ne parla proprio!” Ma poi ci sono andato. Vivevano in un minuscolo appartamento di 35 metri quadrati, divano letto, tavolo, libreria, computer e basta. Il suo compagno aveva 28 anni (lui allora ne aveva 20) non sapevo darmi una ragione di una cosa del genere. Chiaramente non ho potuto chiedere nulla. Mi hanno accolto molto bene e hanno cercato di mantenere tra loro un comportamento che non mi mettesse in difficoltà. Dopo la cena mi hanno chiesto se potevano comportarsi un po’ più liberamente. Certo che potevano! Si sono seduti fianco a fianco sul divano tenendosi per mano, solo questo. Io li osservavo, quasi li studiavo, mi chiedevo se anche il loro fosse un modo di essere gay, mi dicevo; ”Ma questi da dove vengono?” Perché mi sembrava proprio che venissero dalla luna. Mi hanno fatto vedere le loro foto ed erano dolcissime; due ragazzi che si vogliono bene in modo tenerissimo. Prima di andare via sono riuscito a strappare la promessa di rivederci e una settimana dopo siamo andati fuori insieme la domenica. Il risultato è stato che adesso abbiamo formato una stranissimo terzetto. Loro sono una coppia a tutti gli affetti e io sono innamorato di loro, di tutti e due, proprio come coppia, so benissimo che la cosa sembra assurda ma è veramente una specie di simbiosi. Caro Project, ti potrà sembrare pazzesco, ma io li desidero entrambi e la mia fantasia erotica più insistente non è quella di fare l’amore con uno dei due, ma con tutti e due insieme. Pensando a questa cosa mi ci masturbo ma non mi sento frustrato e a loro l’ho pure detto. Mi piacerebbe essere coccolato come terzo, ma l’idea di mettere in crisi una coppia come quella non la digerisco proprio e in fondo non sarebbe nemmeno possibile e comunque non lo vorrei. Sono un caso patologico? Project, ti mando il mio contatto, ma prima di martedì sera non ci sono. Ovvio che, se vuoi, puoi pubblicare tutto (togli solo i riferimenti personali). Chissà che cose come quelle che capitano a me non capitino a qualche altro!

Caro Nicola,

la lettura della mail di Nicola mi porta a un’osservazione: fra l’antefatto e il fatto mi sembra che ci sia una differenza enorme che è proprio quella che distingue l’immaturità dalla maturità affettiva, cioè l’onestà nel dichiarare i propri sentimenti che in qualche modo è il segno del rispetto dell’altro. Caro Nicola, tu a scuola giocavi con in ragazzi senza nemmeno renderti conto che potevi creare veramente grossi problemi (e forse le hai creati), ma col ragazzo incontrato all’università e col suo compagno la chiarezza non è mai venuta meno, anche quella nel dichiarare un interesse sessuale che quando c’è c’è. C’è un aspetto che mi stupisce un po’ (anzi parecchio) in questa storia ed è il fatto che la coppia non teme di essere messa in crisi dall’intervento del terzo che in qualche modo viene integrato in una posizione di amico che ha anche esplicitamente dichiarato un interesse sessuale per i componenti della coppia stessa. Questo comportamento è quantomeno inusuale, perché all’interno di una coppia gay il timore di perdersi è comunque latente anche in coppie sperimentate e mi riesce difficile credere che una coppia gay possa accettare di buon grado l’amicizia di un terzo ragazzo da leggere anche in chiave sessuale. Una cosa mi fa riflettere: in genere l’intervento del terzo mette in crisi la coppia perché quel terzo si innamora di uno soltanto dei componenti della coppia e l’altro si sente escluso e per di più teme la perdita del suo compagno. Ma nel caso di questa storia è probabilmente l’equilibrio del terzo verso entrambi i componenti della coppia (non un Ti amo ma un Vi amo) a rendere possibile la sua integrazione in una posizione che comunque, per il terzo, almeno in teoria, appare difficile da accettare. Questa storia mi dà la chiara sensazione che in questioni di tipo affettivo non ha molto senso immaginare schemi e comportamenti tipo: sono solo gli individui che costituiscono l’essenziale di un rapporto. Ciò che tra A, B e C funziona benissimo, tra D, E ed F potrebbe essere inimmaginabile. A costruire gli affetti sono le persone e non le situazioni. Ti allego il mio contatto msn [omissis] e spero di sentirti presto.

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogay.forumfree.net/?t=28559906