venerdì 8 febbraio 2008

SESSO GAY E BUGIE IN CHAT

Ho 17 anni, sono di Torino, vorrei raccontare qui la mia esperienza. Non so se potrà servire ad altri ragazzi ma forse sì... perché se le cose che ho capito adesso le avessi capite qualche anno fa, avrei evitato di perdere una marea di tempo. Sono gay da sempre però diciamo che la cosa m’ha preso in modo molto forte dopo i 16 anni. In pratica prima ci pensavo meno, ma a 16 anni, quando facevo il terzo scientifico la storia di essere gay m’ha preso di brutto, però allora ero troppo ragazzino, ma nemmeno ragazzino, cioè proprio non capivo. A 16 anni tu che pensi? Che i gay sono quelli che fanno certe cose perché io qualche porno su internet l’avevo visto e la fantasia non la fermi più... Cioè mi immaginavo proprio tutte quelle cose che si vedono nei film e mi veniva duro e mi ci masturbavo sopra, come pensando a un mio compagno di classe proprio sexy. Però a parte le fantasie e le seghe io coi ragazzi non ci facevo niente, non c’avevo manco il coraggio di cominciare un mezzo discorso e poi c’avevo paura che mi veniva duro e di non riuscire a controllarmi... quindi ragazzi veri nisba! A casa mia, meglio che lascio perdere, di me se ne sono sempre fregati tutti. Mia madre pensa solo ai soldi, mio padre fuma come un turco che a casa nostra quando ci entro mi fa schifo di entrarci per la puzza di fumo... mio fratello ha 26 anni.... lui c’ha la ragazza e mica si può stare a fare asfissiare da me, che poi a lui i cavoli miei non glieli direi nemmeno ammazzato. Io non sapevo proprio dove sbattere la testa ma io un ragazzo gay lo volevo, ma mica per innamorarmene ma proprio per farci quelle cose che si fanno i gay tra loro. Non sapevo dove andare... sono andato su un sito gay che mi sembrava una cosa seria, però un po’ di foto hard c’erano, ma poco... adesso, se ti vuoi registrare devi dare la mail e questo non è un problema, ne faccio una nuova e uso quella, poi vogliono il profilo e la foto che però non è obbligatoria, la foto mia non ce l’avrei messa mai, una falsa non mi andava di mettercela, quindi niente foto. Mi scelgo un bel nick gay ma non porno, mi metto a meditare su quello che dovevo scrivere nel profilo. Ecco il profilo è questo.
Nome: Marco
Nick: MarcoGay
Località: Torino
età: 23
altezza: 1.82
peso: 71
capelli: biondi
occhi: celesti
Cerco: ragazzo serio sotto i 35 anni scopo amicizia sincera
Le altre voci, quelle relative al sesso non le ho compilate. Solo un dato era falso, l’età, quella vera era 16, ma se ci mettevo 16 non mi registravano. Andavo ogni cinque minuti a guardare se d’erano risposte ma non c’era niente. Poi finalmente ho trovato una risposta. Il cuore mi batteva fortissimo... la mia prima cosa di tipo sessuale!!! Vado a vedere il suo profilo. Eccolo:
Nome: Gianni
Nick: Gianni
Località: Torino
età: 33
altezza: 1.79
peso: 67
capelli: castani
occhi: castani
Cerco: cerco amici gay seri
Anche lui non aveva compilato le voci relative al sesso... C’era solo l’elemento dell’età, mi sembrava troppo vecchio, aveva più del doppio della mia età... però era un ragazzo e mi aveva scritto. Ero eccitatissimo. Era in linea, l’ho chiamato tramite la chat interna del sito ma non mi piaceva per niente e allora gli ho chiesto il contatto msn e lui me l’ha dato... siamo passati su msn... Era simpatico. All’inizio non ha fatto domande, d’altra parte aveva visto il mio profilo, mi sembrava una persona colta sapeva un sacco di cose e io non sapevo che cosa rispondere e rispondevo a monosillabi... e allora per non stare troppo zitti parlava lui e io mi dicevo: “Ma com’è che questo non la butta sul sesso? Ma che gay è questo?”. Ricopio qui un pezzo della conversazione:
- MarcoGay: ma tu di sesso che fai?
- Gianni: in che senso, scusa...
- MarcoGay: cioè sei fidanzato?
- Gianni: ho un ragazzo da anni e ci vogliamo bene
- MarcoGay: ma ci fai anche sesso?
- Gianni: be’ ... certo
- MarcoGay: e che cosa ci fai?
- Gianni: scusa eh... ma che domande mi fai?
- MarcoGay: io non l’ho mai fatto e voglio capire
- Gianni: ti prego, non mi mettere in imbarazzo... non sono abituato a questo tipo di discorsi
- MartcoGay: ma ti vergogni?
- Gianni: ma no... e poi io non ti conosco...
- MarcoGay: vabbe’, se non mi vuoi aiutare
- Gianni: dai su, lasciamo perdere e poi queste cose non sono solo mie ma sono pure del mio ragazzo e non mi va di parlarne
- MarcoGay: però tu su una chat gay il profilo ce l’hai messo
- Gianni: sì ma non per cercare chissà che
- MarcoGay: allora, dai, dimmelo, per favore, che fate?
Insomma più o meno così... Io di me non gli dicevo niente... cioè non è vero, di me gli ho detto solo bugie, gli ho detto che facevo la specialistica di ingegneria civile al Politecnico, però sono cascato male perché lui è ingegnere civile... mi chiedeva un sacco di cose e io non sapevo nemmeno di che cosa stava parlando. Poi mi ha chiesto di me, ma proprio con una delicatezza estrema. Gli ho detto che ero solo, che non avevo mai fatto sesso con nessuno e che non avevo mai avuto un ragazzo, nemmeno così a livello platonico, in certi momenti mi sono pure sfogato un po’ e lui è stato a sentire e mi rispondeva cose che mi piacevano molto. C’aveva più del doppio degli anni miei ma io l’ho pure desiderato, pure se non l’avevo mai visto... assurdo eh? Vabbe’, l’ho messo alle strette per tanto tempo, l’ho proprio torturato, gli ho fatto capire che per me era importante, ecc. ecc., quindi che sarei stato disposto a fare di tutto con lui.
- MarcoGay: senti ti devo dire una cosa importante... ma la sai già
- Gianni: mi sa che la so....
- MarcoGay: allora, ci stai?
- Gianni: dai, non giocare come i ragazzini...
- MarcoGay: ma io dico sul serio...
- Gianni: basta ti prego... se vuoi parlare seriamente, bene, altrimenti è meglio che non ci sentiamo più
- MarcoGay: ma perché mi vuoi umiliare? ma che ti ho fatto?
- Gianni: scusa... non voglio affatto umiliarti... però mi piacerebbe fare un discorso serio, io c’ho provato in tutti i modi ma con te è impossibile...
- MarcoGay: quando fai così ti odio, sei proprio stronzo!
- Gianni: scusami, non ti arrabbiare, mi sono espresso male...
- MartcoGay: ma vatti a fare fottere! Sei proprio uno stronzo!
E ho chiuso la chat. Così l’ho mollato di brutto! Poi però ci sono rimasto di merda e, passata la rabbia del momento, mi è venuta l’idea di dirgli come stavano veramente le cose... mi vergognavo come un ladro, ma Gianni mi mancava alla disperata. Prima ho sperato che mi richiamasse lui ma dopo quattro giorni di ansia tremenda l’ho chiamato io:
- MarcoGay: ascoltami ti prego, non mi chiudere la chat ti dico tutta la verità... Non mi sto per prendere la specialistica in ingegneria civile...
- Gianni: No??
- MarcoGay: no! Tante cose di quelle che ti ho detto sono vere ma questa no!
- Gianni: vabbe’, ma non è un problema così grosso...
- MarcoGay: zitto! Non ho finito... Io non ho 23 anni ma ne ho 16...
- Gianni: mah... mi stai prendendo in giro?
- MarcoGay: no, ti giuro è così...
- Gianni: sono molto perplesso... non so se crederti...
- MarcoGay: ti prego, credimi.... ti giuro che è così!
- Gianni: beh, se quello che dici è vero tante cose mi sono più chiare...
- MartcoGay: cioè, dai, spiegami
- Gianni: be’ un ragazzo di 23 anni non avrebbe mai fatto discorsi come quelli che hai fatto tu
- MarcoGay: vuoi dire che sono stato stupido?
- Gianni: no, tu hai avuto paura di dire la verità e, in genere, non è detto che sia un atteggiamento sbagliato
- MarcoGay: mi prometti una cosa?
- Gianni: che cosa?
- MarcoGay: che non mi molli per quello che ti ho detto...
- Gianni: adesso non ho nessuna intenzione di mollarti, dopotutto il coraggio di dire la verità l’hai trovato e questo vuol dire che per te posso contare qualcosa
- MarcoGay: Grazie! Grazie!!! Garzie!!!
Adesso Gianni lo sento quasi tutti i giorni, è uno serio, ma serio nel senso vero del termine e poi mi vuole bene, lo sento, quando parliamo mi sento sereno, mi ha spiegato tante cose, ma da papà, non come uno sta giocando o che vuole approfittare. Avere un amico gay grande, ma un amico serio come Gianni, per me è stato importantissimo, ho capito tante cose, ma non cose stupide, cose proprio della vita vera dei gay. Un giorno mi ha invitato a casa sua, c’era pure il suo ragazzo che ha 37 anni... mi sono sentito coccolato, loro a me non hanno mai raccontato frottole... Prima io non avrei mai pensato che nel mondo gay ci potessero essere cose così. Adesso io con Gianni ci parlo liberamente anche di sesso e lui mi risponde da pari a pari. Adesso ho imparato che di certe persone mi posso fidare. Ragazzi, ve lo dico perché ci sono passato, se volete costruire qualcosa di serio, prima di tutto dovete essere voi stessi!

CRONACHE DI PROGETTO GAY 9

Ringrazio Just Walter, Patroclo, Javier, Distillato, Ritter, Loki, V87, Claudio, Mario, Lounge71, CioCe, Federico, D (al quale ho dedicato un post), Fabiomatteo e Aster per i loro graditissimi commenti su Progetto Gay.
Ringrazio in particolare Just Walter per il suo commento del 31 Gennaio, che ho molto apprezzato e che è un segno di grande attenzione per Progetto Gay.

Ringrazio alexis_boy per il suo commento del 1° febbraio ad “Amore e odio gay” su Storie Gay.

Ringrazio tutti gli amici del Forum, che hanno voluto onorarci con una loro testimonianza: StevenL, will74, Lounge71, proyou (in modo speciale), federic.88, Javier111, lokiluk, Claudiox86, Aster86 e Survived (vera anima del Forum).

Il 5/2/2008 ho avuto il piacere di sentire in chat Steven un ragazzo 25enne napoletano col quale mi sono trovato benissimo fin dal primo momento, nei giorni successivi ci siamo risentiti per cercare di riorganizzare il Forum. Con Steven si parla seriamente ma si più anche scherzare e questo dà al dialogo un brio tutto particolare.

Il 7/2/2008 ho avuto il piacere di parlare in chat con Pippo, che mi ha contattato tramite C6, una persona di una educazione squisita, non più un ragazzo anche se decisamente più giovane del vostro Progettista. Con Pippo ho parlato a lungo, mi ha aggiunto nella lista degli amici e spero di poterlo risentire presto.

Il 7/2/2008 Gay Niscemese, un ragazzo 24enne col quale avevo avuto qualche contatto tramite commenti sul mio o sul suo blog MSN e tramite mail, mi ha mandato il suo contatto MSN e ne sono stato felicissimo. L’ho aggiunto e ho avuto il piacere di parlare con lui. La conversazione è stata autentica e gradevolissima. Gli auguro di cuore ogni felicità e spero veramente che le cose di cui abbiamo parlato in chat possano risolversi o almeno ridimensionarsi.

Ringrazio in modo speciale Federico con il quale si è stabilita una consuetudine di contatti che apprezzo moltissimo. Sono molto contento che le cose vadano per il meglio. Siccome i nostri orari non coincidono continueremo a sentirci per e-mail.

Ringrazio e abbraccio con affetto sonosempreio col quale ho parlato ieri sera e che mi fa sentire importante quando mi concede la sua stima.

Auguro a Ritter la felicità che merita e incrocio le dita per lui!

Ringrazio con affetto specialissimo Fabiomatteo e Astrer che sento spesso e ai quali devo una fatta considerevole della mia serenità di fondo.

Ringrazio e abbraccio Emanuele col quale ho avuto lunghi e serissimi colloqui in questi giorni.

Ringrazio e abbraccio Loki e gli faccio i miei auguri più sentiti perché possa trovare lavoro al più presto. Ieri mi aveva chiamato ma io stavo per uscire e non abbiamo potuto parlare, ma spero di risentirlo a più presto.

Vi abbraccio, Ragazzi. Vi voglio bene!

giovedì 7 febbraio 2008

CIAO D

Ciao D
Leggo oggi un commento del 6 Febbraio 2008 ad un post del 27 Settembre 2007. E’ improbabile che l’autore di quel post legga il commento e quindi cercherò io stesso di scrivere due righe in proposito.

Riporto innanzitutto il commento, nella speranza che l’autore legga quello che intendo scrivergli.
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Anke io sto vivendo la tua stessa situazione, per di più con un ragazzo k ha lo stesso nome della persona ke ami. Io ho 17 anni e Giuseppe ne ha 15... andiamo nella stessa classe e mi sono innamorato di lui verso ottobre novembre 2007.... ci sto male x lui... nn riesco a concentrarmi non riesco a studiare... solo ke lui in classe non mi caga quasi mai e questo mi butta ankora più a terra di quanto lo fossi già a causa sua... E' il + figo della classe ed è single e ho molte fantasie su di lui soprattutto quando andiamo in piscina perkè ha un fisico strepitoso ke mi fa impazzire... di carattere è 1 po' stronzo ma secondo me dentro è tenero... lo amo ma non so cosa fare... aiuto!!!!
Scritto da : D 06/02/2008
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Carissimo D,
è piuttosto raro che un ragazzo della tua età scriva un commento (e un commento serio come il tuo) su un blog di Progetto Gay. Non fosse altro che per l’eccezionalità del commento unita alla sua qualità, sento di doverti una risposta altrettanto seria.
Quello che scrivi non è una cosa rara, succede a tanti ragazzi, non solo della tua età ma anche molto più grandi. Dal tuo commento sembra di poter dedurre alcuni elementi: ti senti innamorato di un ragazzo molto bello, un po’ spinoso di carattere, che non ti corrisponde in nessun modo ma tu pensi che si tratti di un ragazzo molto dolce. Evidentemente le ipotesi sono due:
1) Quel ragazzo non ha alcuna possibilità di corrispondere a quello che provi per lui perché, dando per scontato che se ne sia accorto, è eterosessuale e quindi non bada al tuo interessamento o comunque non lo interpreta come un interesse di tipo sessuale.
2) Quel ragazzo (diamo qui per scontato che sia anche lui gay) non si è reso conto di quello che tu provi per lui.
Non so se i tuoi compagni di classe sanno che sei gay ma, francamente alla tua età mi pare un’ipotesi improbabile, come mi pare improbabile che il tuo amico sia gay perché, a parte il fatto che gli eterosessuali sono più del 90% della popolazione, un ragazzo gay si sarebbe accorto delle tua attenzioni verso di lui.
Se Giuseppe è così giovane come dici e se gli vuoi bene veramente, devi lasciargli la libertà di crescere secondo i suoi tempi e le sue regole che possono essere (ed è probabile che sia così) molto diverse da come tu le vorresti. Se Giuseppe non corrisponde ai tuoi sentimenti, tu non puoi farci nulla e se gli vuoi bene devi lasciarlo andare per la su strada. Se invece arriverà da sé a rendersi conto di quello che provi per lui e se la sentirà di corrispondere ai tuoi sentimenti, cosa che non dipende solo dal fatto di essere o non essere gay ma da moltissimi altri fattori, allora, e allora soltanto, potrai provare a costruire una vera storia con lui, perché per vivere una storia importante anche la fantasia conta, ma è assolutamente indispensabile essere in due Il fatto che Giuseppe sia un bel ragazzo può accendere la tua fantasia, come è successo al ragazzo del post, ma per costruire qualcosa di serio con Giuseppe l’essenziale è che anche Giuseppe ti voglia bene. Nella vita affettiva di un ragazzo gay (ma il discorso vale con piccole varianti anche per gli etero) l’interesse sessuale è importantissimo, ma non è per se stesso determinante nella costruzione di una storia d’amore. Diciamo che è una condizione necessaria, ma senza una vera reciprocità, senza essere veramente in due non si costruisce nulla.
Ti ringrazio moltissimo del tuo commento che mi dà la soddisfazione di sapere che Progetto Gay ha un senso anche per ragazzi molto giovani. Un abbraccio.

VITELLONI GAY

Gay Niscemese ha scritto:
ciao, scusa se vengo a sfogarmi nel tuo blog, ma visto che mi sembri una persona in gamba e sono incazzato con tutti i miei amici e con il mio ragazzo sono venuto qua per un consiglio...innanzitutto ti pubblico l'ultimo mio post

Giorni tristi!!
Non so cosa mi sta succedendo in questi giorni. Non ho voglia di uscire, sono sempre triste e mi sento deluso della mia vita. Desidererei la svolta che sto aspettando da tempo,e finalmente un lavoro ke mi riporti nella vita etero. Ormai mi sto ghettizzando e non voglio. Poi da Sabato una serie di cose mi hanno deluso e reso triste. In primis il comportamento del mio ragazzo, mai mi sarei aspettato ke arrivasse a mentire più volte alla mia ripetuta domanda. Poi domenica mi sono sentito un deficiente quando per più di un ora cercavamo il parcheggio dove avevamo messo le macchine. La gente stessa ci diceva come mai era possibile che in sei non ricordavamo,la risposta era che eravamo 6 gay un po’ "rincoglioniti"..Episodi del genere mai mi sono capitati quando uscivo con gli etero, come mai mi è capitato girare più di due ore per un parcheggio. A volte mi sembra che i gay siano più incapaci degli eterosessuali, so che non è così,ma molti gay sono veramente incapaci. Io trovo pazzesco che uno davanti in macchina si vergogni a chiedere informazioni e abbassa il finestrino aspettando che sia io da dietro a parlare,è pazzesco vivere a ventisette anni in una campana di vetro,in mezzo a tante fobie e sempre con presunzione di essere accontentato da chiunque. E' pazzesco ma in questi giorni non sto sopportando il mio mondo...vorrei poter respirare aria etero,vorrei non vedere tutte queste stranezze ed essere circondato da tanta normalità(anche normalità gay). Se spesso siamo derisi e presi in giro, a volte è anche colpa nostra..Cazzo cerchiamo di essere più in gamba possibile,dobbiamo ogni giorno combattere per sopravvivere contro le ingiustizie che gli etero ci fanno. Dovremmo rimboccarci le mani e cercare di fargli capire che valiamo più di loro,non farci vedere come dei coglioni....E' vero che è sempre sbagliato colpire quello più debole ,ma certo che noi non facciamo niente per non farci colpire,anzi forse a volta incentiviamo(ovviamente e fortunatamente non tutti)....
adesso vorrei sapere il tuo parere, se ti va dammi un consiglio, veramente mi sembra come stare in un mondo di matti e che solo i presunti etero hanno il buon senso...se ti va fatti sentire....cmq grazie lo stesso
06 febbraio 12.00
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Carissimo Gay Niscemese,
se è vero che noi ci sentiamo poco, è pure vero che tra noi c’è da parecchio tempo uno scambio significativo di messaggi e, vorrei aggiungere, un scambio di simpatia reciproca. Oggi, al ritorno dal lavoro, ho aperto il blog msn e ho trovato il tuo commento, che portava la data di ieri 6 Febbraio, l’ho letto con la massima attenzione e poi ti ho mandato subito una mail per dirti che avrei risposto in modo serio al tuo messaggio. Te l’ho mandata perché tu non avessi neppure la minima sensazione che il tuo messaggio potesse essere stato considerato una cosa banale. Personalmente lo ritengo importantissimo, sia per me personalmente, perché mi conferma nell’idea di avere la tua stima, alla quale tengo moltissimo, sia perché affronta, da un punto di vista strettamente personale, un tema estremamente importante nel mondo gay e cioè la deresponsabilizzazione dei ragazzi gay. Ho già scritto qualche post in proposito ma, successivamente, ho accumulato molti altri elementi che mi permettono di inquadrare meglio il problema. Non per farmi lodatore del tempo passato ma per rispetto di verità, devo dire che ai miei tempi, 35/40 anni fa, per un gay la vita era più dura, c’era moto più isolamento, molta più solitudine, ma anche molta più consapevolezza della realtà e della necessità di crescere per non essere schiacciati dal proprio gigioneggiare. Oggi c’è internet, i ragazzi gay si conoscono, si incontrano, e fino qui sono cose ottime, ma spesso quei ragazzi finiscono per creare una autentica sottocultura gay nutrita di miti e di stereotipi ben radicati su un substrato di debolezza psicologica. Vengono così i vittimismi o, al contrario, gli attivismi, gli atteggiamenti cosiddetti gay vengono assunti per imitazione ed è imitazione del peggio. Subentra un linguaggio che finisce per essere lezioso e sostanzialmente stupido, fatto di false cortesie, di garbate ipocrisie e di battute considerate gay. Quando i gruppi o gruppetti di ragazzi gay si stabilizzano la fuga dalla realtà si accentua, i comportamenti cretini finiscono per prevalere in un gioco di conferme incrociate... Quando gli etero mettono il bollo di gay e anche il bollo di stupidità su certi atteggiamenti, sbagliano perché appioppano la qualifica di “gay” a comportamenti che sono solo “stupidi”, ma è innegabile che quei comportamenti sono veramente stupidi. Uno dei ragazzi del blog (che saluto affettuosamente) mi scrisse una volta che sarebbe stato necessario per i gay fare delle prove di “normalità” cioè capire di essere ragazzi come tutti gli altri, mettendo da parte gli atteggiamenti superficiali, esibizionistici, deboli e inconcludenti che, purtroppo, sono realmente appannaggio di tanti ragazzi gay. Quando nel Forum di Progetto Gay mi sono trovato a rispondere alla domanda “Che cosa significa essere gay?”, ho insistito molto nel sottolineare che cose “non significa” essere gay: Essere Gay non comporta alcuno stile di vita particolare. Ognuno è gay a modo suo. Essere Gay non è una scelta comune di un gruppo o di una setta di persone.Essere Gay non vuol dire trovare un accordo tacito con qualcuno e comportarsi secondo certi modelli. Essere Gay non comporta alcuna omologazione con gruppi, modelli o stili di vita particolari. Essere Gay non significa essere più sensibili o più creativi degli altri. Personalmente sono portato a pensare che molti atteggiamenti di superficialità e di deresponsabilizzazione dei ragazzi gay derivino da una educazione affettiva debolissima o inesistente. Troppo spesso, quando un padre e una madre si rendono conto di avere un figlio gay, finiscono per interrompere il contatto educativo con i figli (se mai ce n’è stato uno) e per lasciarli a se stessi. Le grandi istituzioni o non se ne curano, come la scuola che si preoccupa di tutto ma agisce sempre e solo come se i gay non esistessero, o come la chiesa che non fa altro che sottolineare che i gay sono portatori di una tendenza “intrinsecamente disordinata”. La conseguenza di tutto ciò è ovvia, i ragazzi gay, mancando di esempi seri, finiscono per imitare ciò che almeno in apparenza sembra gay, cioè i modelli cosiddetti gay del mondo commerciale. Permettetemi di usare una terminologia desunta dai film di Fellini... tra i gay i vitelloni sono numerosi. Fare il vitellino da giovanissimo è lecito e quasi ovvio, fare il vitellone oltre i limiti del buon senso e di una età pienamente adulta, è in effetti un segno di immaturità. Il ragazzo di 30 anni, che giustificandosi con il fatto di essere gay, e quindi vittima per definizione, continua a giocare col sesso e coi sentimenti e non studia, non lavora... e in buona sostanza non fa un cavolo se non atteggiarsi a gay secondo i modelli più stupidi, non è un ragazzo originale... è in sostanza un fallito o si avvia su quella strada. Se c’è una cosa che ripeto come una specie di motivo fisso a tutti i ragazzi gay che mi capita di incontrare (e sono tanti) è che la libertà vera, quella seria, non è la libertà di fare il proprio comodo con i quattrini degli altri, ma è la liberà che si acquisita con il lavoro e con lo studio, con la serietà di una vita che permetta di non dipendere economicamente da nessuno... La libertà, per i gay, forse più che per tutti gli altri è indipendenza economica! Quando ripeto fino all’ossessione queste cose, nella maggioranza dei casi sento delle risposte responsabili da parte di ragazzi che al loro futuro ci pensano ma in certi casi mi trovo di fronte a reazioni di un infantilismo pauroso anche da parte di ragazzi grandi che ancora si domandano “ a che serve il denaro?” e nel chiederselo si sentono più intelligenti degli altri e pensano di avere capito che cos’è il mondo solo perché hanno fatto un po’ di sesso... Questi ragazzi le prove di normalità non le hanno mai fatte ma per loro un bagno purificatore in acque non gay sarebbe estremamente benefico. Certi ragazzi pensano che il sesso o, se vogliamo essere più larghi, la vita affettiva sia tutto, rifiutano di capire che lavorare è una necessità assoluta, che la gioventù passa e che se non si è concluso nulla a tempo opportuno trastullandosi con i tipici passatempi gay, dopo non ci sarà nessun modo di recuperare il tempo perduto. Ho visto parecchi ragazzi con la fissa del sesso che per se stessa non sarebbe affatto deleteria ma lo diventa in quanto porta a trascurare tutto il resto. Gay sì... ma col cervello, con la voglia di lavorare, con l’impegno di una vita seria... non attori di una vita gay da operetta. Io penso che sia un dovere primario insistere sul fatto che essere gay è una cosa seria e non è un passatempo per bambini mai cresciuti. Questi discorsi non possono farli gli etero, dobbiamo farli noi... però adesso non vorrei dare l’impressione di essere totalmente sul negativo... io di ragazzi gay “eccellenti” ne conosco parecchi... ragazzi che hanno voglia di studiare e di lavorare per essere veramente liberi e per potere amare in un modo autenticamente libero. Onestamente non mi sentirei nemmeno di criminalizzare i vitelloni gay, ma certo sarebbe bene offrire a questi ragazzi delle alternative credibili... Progetto Gay, nel suo piccolo, ha sempre cercato di farlo. Allora, Gay Niscemese, io penso che pure tu possa fare molto... proviamoci a cambiare le cose!
Un abbraccio.

mercoledì 6 febbraio 2008

COME RICONOSCERE UN GAY

COME RICONOSCERE UN GAY

Tra le chiavi accesso ai blog di Progetto Gay si trova spesso “Come riconoscere un gay”. In effetti, per un ragazzo che si sente gay la necessità di relazionarsi con altri ragazzi gay è fondamentale.
La ricerca degli altri gay scatta automaticamente in conseguenza del solo sentirsi gay. Le motivazioni sono varie ma convergenti:
1) il bisogno di non sentirsi unici e di diminuire il senso di emarginazione, percependosi come parte di un gruppo
2) il bisogno di un colloquio, senza continue finzioni, con altri ragazzi che vivono esperienze simili
3) il bisogno di creare rapporti di amicizia e di fiducia reciproca con persone che condividono orientamenti simili
4) il bisogno di creare rapporti affettivi forti, di amare un ragazzo e di vivere per lui, e di sentirsi da lui riamati, che costituisce per un gay la spinta affettiva più potente
5) il desiderio di contatto fisico con altri ragazzi sia in chiave generica che consapevolmente sessuale
I altri tempi, prima dell’era di Internet, un ragazzo gay poteva trovare notizie sulla omosessualità e sul modo di vita degli altri ragazzi gay esclusivamente attraverso i libri, qualche raro film a tema gay o attraverso la conoscenza diretta di ragazzi gay, evento comunque abbastanza raro.
Si dice comunemente, ed è vero, che ogni ragazzo gay sviluppa metodi e tecniche molto raffinate per individuare altri ragazzi gay, il cosiddetto “radar gay” o “gaydar”.
Alla domanda “come riconoscere in gay?” si può rispondere solo in modo articolato.
1) Se un ragazzo gay non vuole essere riconosciuto, in un ambiente in cui essere gay non è accettato, riconoscerlo è praticamente impossibile per chiunque. Anche le persone più esperte di giovani gay, quando cercano di usare il “radar gay”, in casi come questi, si espongono a situazioni grottesche.
2) Se un ragazzo gay, in un ambiente in cui l’omosessualità può essere tollerata, deliberatamente (situazione più frequente) o sbadatamente lancia dei segnali, allora è possibile ad un altro gay avviare una vera e propria procedura di riconoscimento.
In genere chi lancia consapevolmente segnali molto deboli di omosessualità lo fa nella esplicita speranza di essere riconosciuto da altri gay ma non dagli etero, che non hanno la capacità di decodificare quei segnali.
Tra i segnali deboli di omosessualità alcuni sono piuttosto comuni:
1) assenza di qualunque riferimento a “la mia ragazza”
2) non parlare di donne o di ragazze, oppure parlarne ma solo il termini di amicizia
3) non fare commenti quando passa una ragazza carina
4) non continuare un gioco di battute sulle ragazze che sia stato cominciato da un altro
5) non parlare dei gay, non fare battute su di loro, non proseguire un gioco di battute sui gay cominciato da un altro
Altri segnali sono meno deboli e più significativi sono:
1) Non dire “innamorarsi di una ragazza” ma “innamorarsi di una persona”
2) Scrivere in modo non sessualmente connotato, evitando sistematicamente i pronomi o le forme verbali distinte per sesso. Riporto qui di seguito due esempi di scrittura, che dicono sostanzialmente le stesse cose, uno sessualmente connotato e l’altro no.
Testo sessualmente connotato:
“Sono andato da lei ieri sera, mi ha detto che sarebbe venuta a trovarmi, io la amo perché è bellissima e poi è la mia ragazza e l’ho sempre desiderata.”
Testo non sessualmente connotato
“Ci siamo visti ieri sera. Mi ha detto: “Non ti preoccupare, vengo io a trovarti”, quello che provo io è amore e poi è la persona che per me conta di più... insomma è l’oggetto dei miei desideri, in pratica è così da sempre.”
Il testo sessualmente connotato è esplicitamente un testo in cui un ragazzo si esprime a proposito di una ragazza.
Il testo non sessualmente connotato non permette di concludere nulla circa il sesso di chi parla né circa quello dell’altra persona.
In genere, quando non c’è nessun elemento a priori che lo orienti diversamente, un etero legge un testo non sessualmente connotato direttamente in chiave eterosessuale. Un gay percepisce immediatamente che si tratta di un testo neutro e nell’interpretarlo evita di usare un discorso sessualmente connotato.
Molti ragazzi, quando avvertono più o meno deboli segnali gay da parte di un altro ragazzo, mettono in moto una ricerca di informazioni su di lui degna dei servizi segreti, ne cercano in internet il nome e la mail su più motori di ricerca, se quel ragazzo ha un sito o un blog non esplicitamente gay, lo passano al vaglio con criteri filologici rigorosi, leggono con spirito acuto il profilo dell’autore. In sostanza cercano di raccogliere elementi atti a confermare l’ipotesi iniziale. In qualche caso finiscono per trovare riferimenti espliciti a una ragazza o ad esperienze etero e la ricerca si conclude con un’archiviazione perché “non è gay”. In altri casi invece le ipotesi si confermano e si arriva al “probabilmente è gay” o, più raramente, se si tratta di ragazzi non dichiarati, al “certamente è gay”.
Nei decenni passati l’individuazione di altri ragazzi gay era difficilissima, oggi, con Internet le possibilità di incontro tra ragazzi gay sono enormemente aumentate, il che se per un verso rende più facile conoscere ragazzi gay, per l’altro crea fenomeni di concorrenza analoghi a quelli classici del mondo etero.
Dopo questa fase di ricerca degli altri gay, viene quelle delicatissima dell’approccio della quale parlerò successivamente.

SONO GAY

SONO GAY

Quando un ragazzo ha preso coscienza della propria omosessualità, cioè ha capito di essere gay, le sue reazioni possono essere di vario genere.

a) PRIMA IPOTESI (FUGA) - L’essere gay è vissuto come un evento deprecabile al punto che si tenta di uscirne cercando spontaneamente aiuto in tal senso presso i genitori, presso uno psicologo o cercando di auto-condizionarsi alla eterosessualità attraverso il coinvolgimento in relazioni eterosessuali nelle quali si entra in cerca di una affermazione della propria eterosessualità.
Poiché molti ragazzi gay, in situazione di particolare coinvolgimento emotivo rispondono bene anche a stimoli di natura eterosessuale, cioè hanno l’erezione in occasione di contatti sessuali con donne e raggiungono anche l’orgasmo, ossia il culmine dell’eccitazione sessuale, questi ragazzi che associano impropriamente l’idea di essere gay con l’idea di non poter raggiungere l’orgasmo e di non poter andare in erezione con una donna, si confermano nell’idea di essere eterosessuali. I loro rapporti sessuali con le donne sono per loro insoddisfacenti ma essi ricercano le cause di questa insoddisfazione altrove e non nella propria omosessualità.
Per un omosessuale non è impossibile avere rapporti sessuali con una donna, alcuni omosessuali sono sposati e hanno figli, sono gay in quanto il loro desiderio sessuale non si realizza nei rapporti matrimoniali ma nei rapporti con altri uomini. Un gay può essere coinvolto in rapporti eterosessuali ma non li troverà soddisfacenti e in assenza di possibili rapporti omosessuali troverà sfogo nella masturbazione pensando a persone dello stesso sesso.

b) SECONDA IPOTESI (SUBLMAZIONE) - L’essere gay è accettato in dimensione del tutto privata come propria identità profonda alla quale però non può essere data alcuna via per manifestarsi all’esterno. In situazioni del genere, un ragazzo è portato a sublimare la propria omosessualità e a viverla in termini di amicizia amorosa, cioè di un’amicizia stretta che non ha all’apparenza alcuna connotazione di interesse sessuale. Un ragazzo gay, in una situazione del genere tende a creare storie impossibili, ossia storie in cui sia sempre possibile sfuggire ad un coinvolgimento sessuale diretto. Questi ragazzi, proteggendosi dietro un’esigenza di essere prudenti, rinunciano coscientemente perfino alla ricerca di un rapporto omosessuale vero, per loro, dichiararsi al loro amico prediletto è sostanzialmente impossibile.

c) TERZA IPOTESI (ACCETTAZIONE) - L’essere gay è accettato come realtà non da reprimere ma da coltivare per quello che è. In questa situazione, ad un ragazzo gay si prospettano i problemi tipici che in pratica tutti o quasi i ragazzi gay hanno dovuto affrontare. Questi problemi sono sostanzialmente due:
1) Il comung out
2) La ricerca di un compagno

Per ciascuna di queste due cose in questa sezione del Forum puoi leggere gli articoli specifici.

CHE COSA E’ IL COMING OUT?

Quando un ragazzo gay vive la sua omosessualità senza rivelarla a nessuno si una dire con espressione inglese che è “In the closet” alla lettera dell’armadio.
“Coming out”, letteralmente “uscure fuori” è il termine inglese con il quale si indica l’azione con la quale si manifesta la propria omosessualità ad una o più persone.
Per secoli gli omosessuali sono stati costretti a vivere la loro omosessualità a livello strettamente individuale senza potersi confidare con nessuno e rinunciando quindi ad ogni possibile rapporto affettivo importante su base esplicitamente gay. Per secoli, anche in Europa, gli omosessuali sono stati mandati al rogo. Ancora oggi in diversi paesi l’omosessualità è punita con la pena di morte. In queste situazioni il coming out è rischiosissimo e in pratica non esiste.

In paesi di civiltà occidentale, come i paesi europei, gli USA o il Canada, la condizione dei gay non è legalmente discriminata ed esistono anzi norme contro le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale. In questi paesi il coming out, più o meno limitato, è in sostanza realizzato da tutti i gay, per due ordini di motivi:
1) perché sentirsi accettati per quello che si è in famiglia, dagli amici, sul posto di lavoro e nei rapporti sociali è gratificante,
2) perché la ricerca di un compagno senza il coming out almeno parziale è praticamente impossibile.
L’esperienza insegna che nella maggior parte dei casi:
1) Il coming out presenta una dimensione di rischio legata alla poca serietà o alla leggerezza della persona con la quale ci si confida, che può trasformare una confidenza che costa carissima a chi la fa in un vero segreto di Pulcinella.
2) Il coming out si attua gradualmente, cominciando col dichiararsi ad un amico del quale si ha la massima fiducia ed estendendo poi eventualmente il discorso ad altre persone in modo lento e molto meditato.
3) Spesso il coming out resta ristretto di un limitatissimo numero di amici fidati. Il coming out con i genitori è quasi sempre l’ultimo a realizzarsi. Il coming out in una dimensione sociale generale è assolutamente eccezionale.
a) Il coming out non è affatto obbligatorio e chi non lo fa può avere ottime ragioni per non farlo.
b) Le razioni al coming out in ambiente sociale, in genere, non sono positive, le reazioni di pettegolezzo e di intromissione nella vita privata di chi si dichiara, in genere, aumentano dopo il coming out e, in ambienti dove predomina l’ignoranza, si corre il rischio dell’emarginazione e del ricevere una etichetta Gay, ritenuta spesso infamante, cosa che può comportare problemi sociali non piccoli.
c) Le reazioni individuali al coming out sono molto diverse da quelle di tipo sociale. Più volte si vedono persone che condannano l’omosessualità in ambiente sociale che non manifestano alcuna forma di intolleranza in dimensione privata e hanno amici gay con i quali mantengono ottimi rapporti.
Spesso, da parte di persone eterosessuali serie, il coming out di un amico è accettato senza problemi. Comunque prima di dichiarasi è sempre bene chiedersi se valga la pena di farlo, perché si tratta di un comportamento comunque rischioso, anche se la dimensione del rischio è molto contenuta se la scelta della persona con cui confidarsi è fatta in modo ponderato.
Il coming out, per un ragazzo, è una pura formalità quando la sua omosessualità e divenuta di dominio pubblico perché resa evidente da comportamenti di quel ragazzo tenuti in modo deliberato coscientemente o anche per imprudenza.
Un ragazzo che è ritenuto socialmente eterosessuale in genere vive significativi momenti di incertezza prima di dichiararsi, perché la sua dichiarazione è autenticamente rischiosa.
In genere negli ultimi anni si è assistito ad una diminuzione dell’età del primo coming out. Per i ragazzi gay che non hanno mai avuto una vita eterosessuale questa età oscilla intono ai 16/17 anni, per quelli che provengono da esperienze eterosessuali il primo coming out è nettamente più tardivo e più problematico.
Il coming out non è affatto la scelta migliore in tutti i casi, ma le situazioni devono essere vagliate una per una.
Il coming out può aiutare a risolvere i problemi di un ragazzo gay (solitudine, ricerca di un compagno) ma può anche complicargli parecchio la vita se l’ambiente o le persone a cui si rivolge non sono all’altezza della situazione.

CHE COSA SIGNIFICA ESSERE GAY?

CHE COSA SIGNIFICA ESSERE GAY?
Essere Gay significa provare attrazione per persone dello stesso sesso (omosessualità).
Provare attrazione per un altro ragazzo significa essenzialmente due cose:
a) sentirsi affettivamente attratti, volergli bene, sentirsi a proprio agio con lui, fidarsi di lui a avere la sua fiducia, stare bene vicino a lui,
b) sentirsi sessualmente attratti, pensare a lui continuamente desiderando la sua presenza fisica, sentirsi sessualmente eccitati dalla sua presenza o dalla sua voce o solo dal suo ricordo (erezione), avere sogni erotici su di lui, masturbarsi pensando a lui

CHE COSA NON SIGNIFICA ESSERE GAY
a) Essere Gay non significa in nessun modo fare cose delle quali ci si deve vergognare
b) Essere Gay non significa in nessun modo essere malati da curare per riportarli al comportamento sessuale corretto
c) Essere Gay non significa in nessun modo avere tradito la fiducia dei propri genitori
d) Essere Gay non ha niente a che vedere con la pornografia
e) Essere Gay non comporta alcuno stile di vita particolare. Ognuno è gay a modo suo.
f) Essere Gay non è una scelta comune di un gruppo o di una setta di persone
g) Essere Gay non vuol dire trovare un accordo tacito con qualcuno e comportarsi secondo certi modelli
h) Essere Gay non comporta alcuna omologazione con gruppi, modelli o stili di vita particolari
i) Essere Gay non significa in nessun modo essere contro natura
l) Essere Gay non significa essere più sensibili o più creativi degli altri

martedì 5 febbraio 2008

JAMES BALDWIN E LE COPPIE GAY DI ETA’ DIVERSA

volevo chiederti un ulteriore commento, mi spiego meglio... venerdì ho risentito il mio ex il 22 enne di cui sopra.. sarebbe stato il nostro 5 mese..capisco che valga poco.. ma per me per mille motivi, vale molto. Mi rispecchio molto nelle tue parole, e nelle descrizioni che fai, ed ero convinto che comunque se non diventato amore, il nostro relazionarsi, fosse servito a qualcosa.. o avesse in lui lasciato qualcosa... 5 mesi, pieni di 1000 cose, e situazioni, ricordi intensi, dialoghi, confronti, iniziazione al sesso etc.. vita di ogni giorno con 1 uomo, condivisione.. etc.. ovvero 1 insieme di cose, che credevo in lui avessero lasciato qualcosa.. ed invece. Oltre non ricordarsi la data, a cui non do questa grande importanza.. ma appena gli ho confermato che comunque sia andata io tengo molto a lui... la sua risposta è stata .."anche a me sembra cosi strano che in cosi poco tempo tra noi si sia legato un legame del genere" difficilmente mi succede nelle amicizie... come amicizie? mah... ti ricordi che sono il ragazzo con cui hai fatto per la prima volta l'amore? sono la persona con cui negli ultimi 5 mesi... lo avrai fatto n n n volte sempre con trasporto ed intensità? con cui hai condiviso ultimi 5 mesi in maniera piena e completa?? ovvio che tu senta un legame speciale... ma sbaglio? oppure nel tuo confrontarti sul blog, vedi che può succedere spesso? magari parto io svantaggiato, che in questa situazione ci sto stretto... gli ho offerto di rimanere amici, di continuare con nostro rapportarci quotidiano... ma credo che a lui non interessi...non essendo + una figura di riferimento, forse non ha senso per lui continuare anche a rapportarci su altri aspetti.. di questo rapporto? boh? dovrei farmi da parte in tutti sensi? non è me che vuole.. e finita li... che dire? aspetto tuo consiglio ok?
p. s. provato a cercare Another country ma non trovato ne la versione italiana neppure quella US...
Peccato.ciao
4/2/08
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Carissimo Lounge71,
cerco di rispondere alla tua richiesta proprio a partire da “Another country” di James Baldwin. In quel bellissimo romanzo, a mio giudizio il più bel libro che ho letto, si racconta una storia d’amore tra due persone di età diversa. Il libro viene in genere interpretato in chiave ottimistica perché la “storia d’amore” di Erik e Yves sembra realizzarsi alla fine del romanzo, quando i due si ritrovano a New York. Il lettore gay, portato dall’entusiasmo, legge questa conclusione esattamente come il classico “e vissero sempre felici e contenti” ma Baldwin non è una scrittore di favole e il tema di fondo del libro è in realtà il tipico tema delle coppie gay di età diversa. Eric è felice si accogliere Yves all’eroporto di Los Angeles (la città nella quale gli angeli hanno stabilito la loro dimora), ma nell’anima di Eric esiste una consapevolezza di fondo che dà a quell’amore un significato molto particolare. In una delle pagine fondamentali del libro Erik spiega al suo amico Vivaldo la situazione, gli confida di essere innamorato di un ragazzo che si chiama Yves, che lo raggiungerà presto a New York, gli fa leggere una affettuosissima lettera di Yves e gli dice: “Qualche volta lo facciamo ed è meraviglioso. Qualche volta no ed è terribile” poi aggiunge che quando pochi minuti prima aveva parlato di decidere e di accettare stava pensando proprio ad Yves e nel dirlo ha le lacrime agli occhi. Dopo una lunga pausa di silenzio arriva al nocciolo del problema: “Yves che è molto più giovane di me, penserà di allontanarsi da me... e io devo essere preparato a lasciarlo andare. Lui se ne andrà. E io penso che se ne debba andare forse proprio per diventare un uomo.” Vivaldo aggiunge: “Vuoi dire per essere se stesso...”, Erik gli risponde “Sì” e segue un lungo silenzio. “Tutto quello che io posso fare - dice Erik - alla fine, è volergli bene... Io non posso illudermi di amare nessun altro. Non posso fare nessuna promessa più grande di quella che già gli ho fatto, non adesso, e forse una promessa più grande non la farò mai.” Erik con le lacrime agli occhi aggiunge che non si potrà più comportare come se fosse libero quando non lo è più e si chiede se tutto questo abbia un senso o se non sia solo follia, dopo una pausa conclude con la famosa frase: “Qui non c’è niente da decidere. Qui c’è tutto da accettare.” [Riporto il testo originale del brano in calce a questo post].
Con questa precisazione la conclusione positiva del libro di Baldwin assume un significato moto più serio. Erik accetta di vivere il suo rapporto d’amore con Yves con la piena cosapevolezza che questo rapporto finirà, non per colpa di Yves ma perché staccarsi da Erik servirà ad Yves per diventare un uomo e per essere se stesso, tutto questo non è solo un’ipotesi ma è una certezza ed è accetto come tale.
Amo il libro di Baldwin e l’ho preso come libro di meditazione quando mi sono trovato in situazioni analoghe. So bene che agire come Erik è difficile ma amare qualche volta significa lasciare andare il proprio compagno nel modo meno traumatico possibile.
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“I, too, am in love,” said Erik “his name is Yves; he’s coming to New York very soon. I got letter from him today.”
He stood up and walked to his desk, picked up the play and opened it and took out an airmail envelope. Vivaldo watched his face , which had become, in an instant, weary and transfigured. Eric opened the letter and read it again. He looked at Vivaldo. “Sometimes we make it, too, and it’s beautiful. And when we don’t, it’s hideous .” He sat down again.” When I was talking before about accepting or deciding, I was thinking about him.” He paused, and threw his letter on the bed. There was a very long silence, which Vivaldo did nor dare to break.
“I,” said Erik, “must understand that if I dreamed of escape, and I did – when this thing with Cass begun. I taught that perhaps here was my opportunity to change, and I was glad – well, Yves, who is much younger than I, will also dream of escape. I must be prepared to let him go. He will go. And I think” – he looked up at Vivaldo – “that he must go, probably in order to became a man.”
“You mean,” said Vivaldo, ”in order to became himself.” “Yes,” said Eric. And silence came again.
“All I can do,” said Erik, al last, ”is love him. But this means – doesn’t it - that I cant delude myself about loving someone else. I can’t make any promise greater than this promise I’ve made already – not now, and maybe I’ll never make any greater promise. I can’t be safe and sorry, too, I can’t act as though I’m free when I know I’m not. I’ve got to live with that. Does that make sense? or am I mad? There where tears in his eyes. He walked to the kitchen door and stared at Vivaldo. Then he tuned away. “You’re right. You’re right. There’s nothing here to decide . There’s everything to accept.”

domenica 3 febbraio 2008

UN GAY INNAMORATO seconda parte

Claudio mi ha chiesto di conoscere la continuazione della storia di Andrea e Marco (post precedente). Premetto che non ho mai conosciuto Marco di persona e le notizie che ho avuto su di lui e che riporto qui di seguito sono tratte da alcune pagine del diario di Andrea del 1986. Ho ricevuto da Andrea i suoi diari dal 1986 al 1998, prima è dopo quella data non ha scritto diari. Nel testo che riporto sono stati eliminati tutti i riferimenti espliciti a persone identificabili. Il diario di Andrea è molto esplicito e in alcuni punti ho dovuto alleggerirlo perché non compatibile con un Blog pubblico.

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Mercoledì 1° Gennaio 1986
Oggi avvio questo diario, non ne avevo mai avuto uno. Di che parlo? ...
Marco è la mia ossessione dal mese di ottobre, una cosa patologica, me lo vedo davanti tutti i giorni, bello come il sole, ci sto quasi male a stargli vicino e poi mi sento a disagio perché con lui io fingo, il coraggio di dirgli: “Bellissimo mi sono innamorato di te!” Non ce l’ho e allora faccio il protettivo, il fratello più grande, ma faccio l’ipocrita, certe volte mi faccio schifo per quanto recito e penso che lo sto ingannando di proposito, io con lui sono irreprensibile... lo tratto con familiarità ma in modo molto moderato. Non l’ho mai toccato, proprio mai, nemmeno sfiorato, ma quando sta davanti a me sul treno non riesco a frenarmi, mi viene un’erezione potente e poi, mentre lui sta seduto di fronte a me e legge, io me lo guardo con la massima attenzione e cerco di immaginami come deve essere sotto i vestiti. Io quando c’è lui sto praticamente sempre in erezione pazzesca ma a lui non succede mai, questa cosa m’ha dato sempre da pensare che potrebbe essere benissimo etero, anche se di ragazze non ne ha mai parlato (e nemmeno io). Quando me lo vedo davanti mi immagino di poterlo spogliare, per carità tutto in piena reciprocità, alla pari... però è proprio una fissa e dopo che mi sono masturbato non mi passa e dopo un poco siamo da capo... Quando andiamo a mangiare qualcosa insieme lo guardo fisso negli occhi e gli sorrido e pure lui mi sorride sono momenti di paradiso... se non riesco ad averlo io impazzisco.

Venerdì 9 Gennaio 1986
Marco mi ha chiamato per chiedermi quando ricominciano le lezioni. Quando ho risposto non capivo più niente... balbettavo, avevo paura di manifestare un po’ troppo il mio interesse... Se tu sapessi che mi masturbo due volte al giorno pensando a te...

Mercoledì 15 Gennaio 1986
L’ho rivisto!!! Come era bello! Come era dolce! Come era tenero! ... Marco io vivo per te... ma tu te ne sei accorto? Come faccio a saperlo? Sei bellissimo, è vero... ma ti sei accorto di me? Ogni tanto mi dici qualcosa di gentile e io mi sento in estasi... e poi che mi importa se sei etero io sono innamorato di te lo stesso... perché mi tieni sulla graticola così?

Lunedì 17 Febbraio 1986
Sono di umore nero, sono proprio avvelenato. Sul treno alla stazione mia è salita una ragazza che si è piazzata al posto di Marco proprio di fonte a me, mi guardava e mi sorrideva, mi dava un fastidio! Ma brutta p...ana! Ma quello è il posto di Marco! No! Lei lì! Pareva che ci fosse appiccicata... Passano i sette minuti e sale lui, trova il posto occupato e resta in piedi sorreggendosi al sostegno verticale vicino al sedile mio, proprio di fronte alla ragazza... mica si mette a leggere il libro come faceva quando stava seduto di fonte a me... no! Se la guarda tutta centimetro per centimetro, io mi giro verso di lui come per dire: “Ma che stai facendo?” E lui mi fa un mezzo sorrisetto come a dire: “Bona eh!” A quel punto l’avrei ammazzato... ma che potevo fare e per di più... io la solita erezione non ce l’avevo più, ma la cosa che mi ha dato fastidio è che invece Marco ce l’aveva! L’animaccia sua! ... e stava pure in imbarazzo... allora mi sono alzato, mi sono tolto il giaccone e gliel’ho passato e lui mi ha detto: “Grazie, sei un amico!” Ma sono stupido io! ... Vabbe’, ma io non posso fare una cattiveria contro Marco... [omissis] ... Oggi non mi sono masturbato pensando a Marco ma con una tradizionale rivista gay... Mi sa che la storia con Marco è finita.

Lunedì 2 Giugno 1986
Sono stato a casa di Marco a fargli ripetere un po’ di Analisi, perché tra 15 giorni ha gli esami e per lui è una cosa fondamentale... ma non abbiamo studiato, abbiamo solo chiacchierato tutta la mattina, mannaggia, si fida di me come se per lui fossi un fratello, mi ha parlato della sua vita, ma mi ha raccontato tutto, sesso compreso, una vita che più etero non si può, m’ha detto che si masturba pensando alla ragazza del treno e dava per scontato che lo facessi anch’io, gli ho risposto solo “Beh!” e lui l’ha presa come una risposta affermativa. Ma ho tagliato corto e gli ho detto che doveva fare gli esami e che bisognava studiare e abbiamo studiato tanto... mi resta una sensazione fortissima: Marco si sta affezionando a me in un modo incredibile. Temo che diventeremo una coppia inseparabile. Spero solo che riesca a mettersi con quella ragazza visto che vive solo per lei... però, io dico, ma ci sono tante ragazze... ma perché proprio con quella... quella ti sfotte e tu non te ne accorgi e, secondo me, prima ti porta a letto e poi ti pianta! Ma possibile che ti devo insegnare sempre tutto sulle donne?

Mercoledì 1° Ottobre 1986
L’avevo detto io! Quella put...ana l’ha fregato e lui c’è caduto come un tordo! Innamorata di te? Ma quando mai! C’ha provato e ha trovato il pollo! E poi una pedata al cu.o e tanti saluti... Marco, ma sei stato proprio stupido, oggi m’hai fatto pena, pure a piangere ti sei messo ma mica di rabbia... ma solo perché ti mancava quella tr..a! E m’hai detto pure “Tanto c’è sempre il mio Andrea!” Per me è proprio una beffa! ... Certo che sei stupido forte! ... Ma è possibile che la ragazza te la devo trovare io? E mi devo dare da fare pure in fretta perché se no qui io esco di cervello per un verso e tu per l’altro... ma guarda tu che mi doveva capitare: fare da balia a un ragazzo etero e pure bellissimo! Però che fai? Quando ti capita te la tieni!

venerdì 1 febbraio 2008

UN GAY INNAMORATO

Intervista ad Andrea (studente all’epoca ventiduenne, iscritto al terzo anno di Ingegneria) registrata il 26 Ottobre 1985 da Gayproject, allora affettuosamente soprannominato “il Gufo” dai suoi amici.
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Allora, mi chiamo Andrea P., 22 anni compiuti da poco studente al terzo anno di Ingegneria, fino adesso in regola con gli esami. Abito con i miei in un paese piccolissimo ma lungo la linea ferroviaria che va a Roma. Da casa mia all’università impiego esattamente due ore. Uscendo di casa alle sei di mattina (l’inverno è ancora notte) arrivo a destinazione poco dopo le otto, sto lì fino alle sei di pomeriggio, e alle otto di sera sto a casa, mi faccio una doccia e vado a dormire perché in genere non mi reggo in piedi. In pratica io sto sul treno quattro ore ogni giorno, mi porto i libri e studio in treno. Ma il treno – lo sa che fa il pendolare – crea una routine, tutti gli atti sono ripetitivi. Mi siedo sempre allo sesso posto, ho intorno sempre le stese persone e gli stessi compagni di scompartimento. Avete capito dove voglio andare a parare... ecco, una decina di giorni fa, per la precisione il 15 ottobre, perché certe date non si dimenticano più, alla fermata sette minuti dopo la mia, sale un ragazzo, un po’ trasandato, capelli arruffati. Non l’avevo mai visto prima. C’è folla, lui deve restare in piedi. Lo osservo molto attentamente, alto, magro, castano chiaro, con i capelli lisci a caschetto, vestito di chiaro. Si regge a un sostegno verticale che sta vicino al mio sedile, vedo in dettaglio il dorso della sua mano e parte dell’avambraccio, ha mani bellissime, la corporatura è assolutamente regolare. E’ solo, senza amici, ha uno zaino in spalla che sembra quasi vuoto. Osservo la sua mano con la massima attenzione, vorrei stringerla, accarezzarla, quasi casualmente alzo gli occhi, incontro il suo sguardo per un attimo, lui non distoglie li sguardo e mi sorride. Io sto seduto sul sedile interno, non quello vicino al finestrino, vorrei tanto che si accostasse di più, che si appoggiasse a me ma anche se c’è tanta folla lui non mi ha toccato nemmeno per sbaglio... dopo i primi minuti mi succede una situazione imbarazzante, in pratica mi viene un’erezione incontrollabile. Lui stava in piedi a pochi centimetri da me. Prima che la cosa diventi evidente mi poggio la cartella sulle ginocchia, tiro fuori un libro e ho cominciato a leggere, ma in pratica faccio finta di leggere e osservo quanto più possibile quel ragazzo quasi come potessi spiarne i segreti più intimi solo guardando la sua mano destra, prendetemi per maniaco, ma io quel ragazzo l’ho proprio desiderato di brutto, qui adesso sorvolo, ma i pensieri che mi sono venuti in mente, se avete mai desiderato un ragazzo li potete capire benissimo. Stazione dopo stazione, Termini si avvicina e la mia erezione non accenna a diminuire. Anche qui penso di non dire una cosa eccezionale, ma alzarsi in piedi con un’erezione è molto imbarazzante e io cominciavo a preoccuparmi... cerco di pensare agli esami, mi mordo la lingua, trattengo il respiro più che posso... cerco di mettere in pratica tutte le tecniche che conosco per tornare in condizioni normali... ma non c’era niente da fare. Il mio giaccone era sulla rete sopra i sedili e per prenderlo avrei voluto alzarmi. Quando arriviamo alla stazione mi faccio coraggio e facendomi schermo con la cartella mi alzo con una manovra un po’ buffa e riprendo il giaccone... è già un passo avanti... Scendiamo, il ragazzo mi precede... io non lo sorpasso, lo lascio camminare davanti a me per il piacere di seguirlo... sono disposto a non andare a lezione pur di non mollarlo un minuto, ma lui si dirige verso l’università... poi prende viale Ippocrate e gira per via Scarpa. Non ci crederete ma era una matricola di Ingegneria... Mi sono detto: “Questo lo vedo tutti i giorni!” Era un po’ spaesato, non sapeva dove andare... allora mi sono presentato, col la scusa che ci eravamo visti sul treno, gli ho spiegato un sacco di cose della facoltà, mi stava a sentire e si ricordava tutto quello che gli dicevo e poi io avevo modo di guardalo in faccia.. ed era di una dolcezza incredibile, non so nemmeno se fosse bello, ma era dolce, sorridente, molto diretto. Siamo andati al bar... era contento di non sentirsi solo. Io avrei fatto di tutto per non rompere quei moment di incanto. Ovviamente il problema che mi si era presentato in treno era tornato all’assalto ma avevo il giaccone addosso e non c’erano rischi. Gli ho detto che sarei andato via col treno delle sei e che andavo a studiare alla biblioteca centrale. Mi ha chiesto come facevo per mangiare e gli ho detto che mi arrangiavo con un panino e una bottiglia d’acqua e mi ha riposato: “Se ti va, il panino ce lo mangiamo insieme”. Poi sono andato alla mia lezione, ma continuavo a pensare a quel ragazzo di cui non sapevo nemmeno il nome. Abbiamo mangiato il nostro panino insieme... poi sono andato a seguire le altre mie lezioni di pomeriggio e lui è andato a studiare in biblioteca, alle cinque e venti siamo tornati alla stazione e siamo saliti sul treno. Io, per ovvie ragioni non mi sono tolto il giaccone, anche se c’era il riscaldamento e faceva un caldo infernale, lui mi ha detto: “Ma non hai caldo?” Io gli risposto: “Un po’, ma il giaccone preferisco tenerlo...”, lui mi ha guardato con un sorrisetto malizioso e io mi sono sentito in un imbarazzo terribile... mi sa che si doveva essere accorto di tutta la manovra della mattina. Lui il giaccone se l’è tolto e in effetti non aveva niente da nascondere, confesso che la cosa mi è dispiaciuta, avrei tanto voluto che provasse quello che provavo io. Poi il treno è partito, la sera c’è pochissima gente, non c’è la folla che c’è la mattina, abbiamo parlato per quasi un’ora e mezza, poi è sceso dicendomi. “A domani!”. Quello che ho fatto quando sono arrivato a casa non ve lo racconto, ma nonostante tutto la notte non sono riuscito a prendere sonno, pensavo a lui in continuazione, me lo vedevo davanti, ne sentivo la voce e perfino l’odore, una specie di ossessione. L’indomani mi sono fatto la barba con la massima cura e mi sono messo la camicia più bella che ho e, naturalmente, il giaccone più lungo... salgo sul treno e mi sento eccitato al solo pensiero di vederlo ma alla fermata non c’è, mi sento gelare... che fine avrà fatto? Non ci siamo scambiati i numeri di telefono e non ho nessun mezzo per contattarlo e so solo che si chiama Marco. Mi prende proprio l’abbiocco... ma lui non c’è e io non ci posso fare nulla. Siamo andati avanti così per altri otto giorni, io i primi due o tre giorni ci sono stato malissimo, ma poi, ormai, avevo cominciato a fare l’abitudine all’idea che Marco non ci fosse più... ma ieri, sabato c’era di nuovo. Lo devo avere accolto con molto entusiasmo e lui mi ha fatto un bellissimo sorriso. Aveva avuto solo la varicella! La storia di Andrea e Marco oggi è a questo punto. Il primo giorno della sparizione di Marco, ne avevo parlato col Gufo e lui mi aveva detto: “Torna, torna! Non ti preoccupare” e avevamo scommesso che se fosse tornato avrei registrato la storia... La storia? Direte voi, ma è una banalità... forse, dico io,... ma spero tanto che abbiate torto!