venerdì 24 dicembre 2010

OMOSESSUALITA' LATENTE

Questo post è la risposta ad un messaggio comparso sul guest book di Progetto Gay.
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Età 41-45.  Salve, vorrei capire di più sull'omosessualità latente e come può rivelarsi.
Mio marito, 43 anni, si sarebbe scoperto recentemente bisessuale ma la costante mutevolezza ed incertezza delle sue scelte culturali e professionali, il suo attaccamento a me (anche sessuale, per anni, ed appassionato) l'involontario ed occasionale interesse estetico per altre donne, la coincidenza, inoltre, del suo outing in concomitanza con l'evidente necessità di assumersi impegni più maturi rispetto ad un passato in cui solo io mi sono fatta carico del progetto di vita comune coinvolgendolo sempre, il suo inseguirmi quando mi allontanavo, mi lasciano molto perplessa. Io rispetterei, dolorosamente, la sua scelta, se potessi credere che è ineluttabile ma sospetto un pretesto semi-consapevole.
Il nostro ambiente è sempre stato libero ed aperto, abbiamo sempre frequentato amici gay, il nostro dialogo era profondo e non aveva motivo di celarsi per quasi un ventennio. Vi sarei molto grata per un'opinione.
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Proverò a risponderti sulla base dell’esperienza maturata nel Progetto, utilizzando una documentazione autentica, costituita da brani di e-mail che sono stato autorizzato a pubblicare.
Partiamo con una premessa. Intanto con l’espressione “omosessualità latente” si intende una omosessualità della quale non si ha consapevolezza. Non si tratta di omosessualità repressa consapevolmente ma di una realtà che opera al di sotto dei livelli di coscienza e che si manifesta attraverso una serie di fenomeni che vengono interpretati da chi li osserva in sé stesso sulla base di categorie del tutto estranee alla omosessualità.

Passiamo all’esame della prima mail che ho ricevuto da un 43enne che chiameremo Marco.

“Ciao Project, vorrei chiederti un parere su alcune questioni che da qualche tempo mi danno da pensare. Devo fare una premessa necessaria, sono un uomo sposato e ho una figlia di quasi 19 anni, sono sempre stato etero, le ragazze mi hanno sempre cercato e stare con loro mi piaceva e molto, purtroppo certe volte sono proprio stressato e forse c’è un po’ di ansia di prestazione, per cui qualche volta vivo la sessualità in modo non proprio sereno, però con mia moglie sto bene, lei a me ci tiene moltissimo, con lei mi sento a mio agio e poi non è una cosa essenzialmente sessuale, ci vogliamo proprio bene. Da quando sto con lei non sento più il bisogno di masturbarmi anche perché con lei facciamo sesso abbastanza spesso, d’altra parte la masturbazione non è mai stata una fissa per me, riuscivo a farne a meno anche prima. Quando mi sono messo con mia moglie non avrei mai creduto di poter vivere la sessualità con lei, cioè la spinta che provavo verso di lei non è stata quella, poi le cose sono venute da sé piano piano, avevo un po’ di timori che si sono sciolti via via e adesso le cose vanno bene. Quanto agli amici, ne ho anche di gay e non ho nessuna preclusione di principio nei loro confronti. Faccio ancora attività sportiva, non agonistica, ho la possibilità di vedere i miei compagni di squadra nudi un sacco di volte ma la cosa mi è del tutto indifferente, non ho mai pensato che avrei potuto fare sesso con un ragazzo. Ho un amico col quale mi trovo benissimo, un amico etero, un compagno di squadra, ci sentiamo spesso e il dialogo tra noi è molto bello, lui mi racconta delle sue emozioni e io con lui parlo di tutto, problemi sessuali compresi, capita che usciamo spesso in quattro, io, lui e le nostre mogli, con questo amico parlo spesso ma per me la sua presenza non ha e non ha mai avuto nessun altro significato, cioè è un amico e basta. Ti dicevo all’inizio che qualche volta mi sento un po’ stanco e penso che questo comprometta un po’ i rapporti con mia moglie, certe volte quando sto con lei mi tornano in mente i problemi di lavoro e questo non mi piace perché mi perdo i momenti più belli, ma passerà, ne sono sicuro”.

Passiamo all’analisi dei contenuti di questo brano che costituisce l’avvio della prima mail che ho ricevuto da Marco.

Fenomenologia in ambito etero (debolezza della sessualità etero)

Marco ha o può avere talvolta problemi di erezione quando si trova in intimità con la moglie, tende a distrarsi durante i rapporti sessuali etero, vive la sessualità etero come risposta alle iniziative della moglie, non si masturbava (o non lo faceva spesso) pensando alla sua ragazza anche se non aveva con lei rapporti frequenti, tende a passare più tempo con i suoi amici o con un suo amico che con sua moglie. Per lui la sessualità etero non ha la valenza di una pulsione primaria ma riveste il ruolo di complemento di un rapporto affettivo, ossia l’interesse sessuale non è la prima spinta alla creazione di un contatto affettivo, ma, al contrario, dalla scelta affettiva primaria deriva anche la disponibilità sessuale. Marco non ha in mente un tipo fisico di ragazza che susciti in lui un interesse sessuale immediato, cioè non ha un archetipo sessuale femminile. In età adolescenziale è stato sempre cercato dalle ragazze (non dice di averle cercate) con le quali ha avuto qualche forma di contatto sessuale ma non ha preso l’iniziativa. La masturbazione in età adolescenziale non era frequente.

Fenomenologia in ambito gay (assenza di una sessualità gay)

Marco non ha mai avuto reazioni sessuali riferibili alla presenza di un altro ragazzo, frequenta palestre, piscine o spogliatoi e fa la doccia insieme con altri senza alcuna risposta sessuale, non prova alcun imbarazzo nell’affrontare discorsi che riguardano l’omosessualità, ha anche amici gay con i quali ha un rapporto del tutto simile a quello che ha con gli amici etero, non è mai stato neppure lontanamente sfiorato dall’idea di potersi masturbare pensando a un ragazzo.
Proseguiamo ora con il testo della mail di Marco.

Elementi di crisi dell’identità etero e accettazione della bisessualità

“Project, tu mi dirai, allora dove sta il problema? E qui comincio a non capire bene. Io voglio bene a mia moglie, con lei ho condiviso tutto, è una donna come si deve e per me ha fatto moltissimo, si è perfino messa contro la sua famiglia per sposarmi, perché la famiglia avrebbe voluto che sposasse un altro (che i genitori conoscevano) ma lei si è imposta e ci siamo sposati. Ci tengo a sottolineare che non è stata affatto una scelta di opportunismo ma un matrimonio d’amore, io specialmente i primi tempi, con lei ho vissuto proprio anni meravigliosi, non mi mancava nulla, quando ci siamo sposati avevo 23 anni e lei 21, l’anno dopo è nata mia figlia e non avrei potuto essere più felice di così. Sono sposato da 20 anni e per 19 di questi 20 anni ho avuto in mente solo mia moglie, non ho mai tradito mia moglie, non mi è mai passato neppure per la mente, poi improvvisamente si è presentata una situazione che mi ha messo in crisi. Abbiamo ospitato a casa nostra un nipote di mia moglie di 22 anni, chiamiamolo Luca, un bel ragazzo, credo che mia figlia se ne sia innamorata e fin qui non ci sarebbe nessun problema. Fatto sta che una notte in cui mia moglie non c’era perché era andata dalla madre, ho fatto uno dei rarissimi sogni erotici (un sogno bagnato) della mia vita e ho sognato Luca, ho sognato che lui voleva essere abbracciato da me e siamo finiti alle carezze intime e io sono arrivato all’orgasmo. Nel sogno era tutto molto bello, ma quando mi sono svegliato e ho fatto mente locale mi è crollato il mondo addosso, mi sentivo sporco sia perché si trattava di un sogno omosessuale sia perché Luca ha 22 anni, quasi l’età di mia figlia. E poi pensavo a mia moglie, mi chiedevo se con lei avrei dovuto parlare oppure no e stavo proprio malissimo. Poi mi dicevo che i sogni non significano niente ma questo mi lasciava perplesso perché nel sogno ho vissuto emozioni sessuali violente che non avevo ma provato prima, come una specie di super-sessualità. La mattina ho visto Luca, che mi chiamava zio, mi sentivo un traditore della fiducia di quel ragazzo, perfino una specie di pedofilo, stavo malissimo ma mi sono fatto forza e non ho fatto trasparire niente di quello che mi portavo dentro. La sera è tornata mia moglie a abbiamo fatto l’amore, è stato bellissimo, direi che mi sembrava di essere tornato ai primissimi tempi del nostro matrimonio, mi sentivo confortato perché tra me e mia moglie non era cambiato nulla e se era cambiato era cambiato in meglio. L’incubo di poter essere omosessuale lo sentivo meno incombente. Quando Luca è tornato a casa sua mi sono sentito sollevato, come se il pericolo fosse passato. Comunque a mia moglie non ho detto nulla, sia perché non la volevo agitare, sia perché pensavo fosse una cosa passeggera. Per due mesi sono tornato alla mia vita di prima, poi, l’estate, in vacanza mi sono trovato con un ragazzo poco più grande di Luca e mi sono accorto che ero portato ad osservarlo, mi sembrava bellissimo, sorridente, con un sorriso che non ho mai visto in una ragazza, ne ricordavo la voce, i gesti, le mani grandi, bellissime, con una pelle perfetta. Questo ragazzo, che chiamerò Silvio, si è affezionato a me, veniva a casa nostra al mare, mia moglie pensava che stesse appreso a nostra figlia ma non era così. Silvio veniva per stare con me e io con lui stavo bene, cercavo tutti i modi per poter passare un po’ di tempo con lui, per un po’ la cosa è stata molto gradevole ma poi ho cominciato ad aver paura di spingermi troppo oltre. Tra noi non c’è stato mai nulla e Silvio mi trattava come un papà però per me le cose non stavano esattamente così. Non pensavo a lui in termini sessuali e questo mi faceva stare tranquillo, cercavo di mettere da parte l’idea di poter essere innamorato di Silvio ma di fatto era così, però ti ripeto, nessuna fantasia sessuale su di lui, proprio mai, non lo so, forse mi reprimevo, però Silvio mi faceva stare bene. Anche questa volta non ho detto niente a mia moglie e in fondo non avevo nulla da dirle, tra me e Silvio non c’era stato niente, nemmeno in sogno. Però con Silvio avevo meno paura di poter scoprire di essere bisex, diciamo che lo mettevo in conto almeno in astratto. Non parlo di essere omosessuale ma bisessuale perché con mia moglie i rapporti sessuali andavano ancora bene o almeno passabilmente. Torna l’autunno e viene nel mio studio un praticante nuovo, sui 25 anni, su di lui sono cominciati i pensieri sessuali e il mio terrore è ricominciato. Sono arrivato a chiedere di essere mandato in un’altra sede, ma poi avevo bisogno di vederlo e sono tornato dove stava lui che non è mai accorto di niente, anche con questo ragazzo non c’è stato mai nulla ma è stato il primo ragazzo sul quale ho fatto fantasie erotiche, per un verso ero spaventato, ma per l’altro mi dicevo: perché no? Dopotutto una cosa del genere non distrugge il mio matrimonio, questi ragazzi non ne sanno niente, allora perché privarmi di una cosa che in fondo non fa male a nessuno. Sono bisex, ok, ne prendo atto. Tanto poi queste cose restano tutte nella mia fantasia perché non mi viene proprio in mente che potrei mettere in crisi in mio matrimonio e il rapporto con mia figlia per una fantasia sessuale. Diciamo che questo è lo stadio al quale sono adesso, la mia vera paura è quelle dell’escalation cioè che queste cose che prima non esistevano proprio e che piano piano ho finito per accettare possano poi evolvere presentandomi il conto e magari spingendomi in qualche avvenuta che mi potrebbe mettere in grosse difficoltà. Fino qui mi sento di accettare quello che mi sta succedendo ma ho il terrore che la cosa non si fermi qui. Mia moglie non sa nulla di tutto questo e tra l’altro non saprei proprio come farle capire una cosa del genere.”

Al di là dell’esempio che ho riportato, si verificano situazioni in cui il mantenimento degli equilibri precedenti all’emergere della omosessualità è di fatto impossibile. L’evoluzione in quei casi non va verso una bisessualità a prevalenza etero in cui è possibile contenere l’omosessualità nel limite della masturbazione gay episodica ma verso forme di omosessualità esclusiva che mettono in crisi in matrimonio e portano inevitabilmente alla separazione. 

Nel caso di Marco (quello citato prima) la moglie è del tutto inconsapevole, ma nei casi in cui l’omosessualità latente evolve in omosessualità esclusiva il ruolo della moglie diventa critico perché in queste situazioni il marito intende il matrimonio come una trappola e il rapporto coniugale mantiene solo aspetti negativi. In genere i mariti che escono da situazioni di omosessualità latente parlano con le mogli solo se avvertono l’impossibilità di proseguire il legame matrimoniale e in questi casi, anche se i mariti si qualificano come bisessuali c’è da credere che si tratti invece di omosessualità esclusiva.

Bisogna dire che in genere le mogli ritengono il comportamento del marito oggetto di una scelta, cosa che non corrisponde a verità, si tratta invece dell’emerge di una sessualità latente, cosa che comporta, per chi vive queste situazioni, stati di disagio spesso molto profondi.
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domenica 19 dicembre 2010

GAY STRESSATI

Ciao Project,
una domenica terribile, proprio vedere bruciarsi così il tempo, minuto dopo minuto, ora dopo ora, senza nessuna prospettiva. Ho letto i post sui gay anziani, ma per molti giovani come me (ho 27 anni) la vita è già quella. Avevo un ragazzo, adesso sono solo, non ho più voglia di vedere nessuno. Mia madre si preoccupa, lei vede solo gli effetti ma non sa nulla delle cause, mi vede irritabile, strano, mi dice che mi chiudo in camera e sto sempre per i fatti miei, che non esco mai, e poi sempre il solito discorso che dovrei farmi una ragazza, ed è lì che la mando a quel paese. Non è nemmeno depressione, mi sento molto carico ma non faccio nulla. Oggi un amico al quale ero molto affezionato mi ha invitato ad uscire con il suo gruppo, gli ho detto che avevo impegni e che non potevo ma che la prossima volta ci sarò certamente. In realtà non avevo voglia di vedere nessuno. Il mio ragazzo mi manca, lo so che è una cosa stupida e che bisogna passare oltre però mi manca, l’anno scorso stavamo sempre insieme e per natale in pratica ci siamo visti tutti i giorni, adesso tutto questo non c’è più, c’è solo il vuoto. Cercare un altro ragazzo? E per fare che? Per vedere che dopo qualche mese (se va bene) siamo da capo? Mica per colpa sua ma perché io non so vivere. Vorrei buttare all’aria il mio lavoro e fare qualcosa di serio, mettermi a studiare cose importanti e mettercela tutta, oppure fare qualcosa di buono per il prossimo, ma non faccio assolutamente nulla di tutto questo e mi covo dentro la mia rabbia. Passo le ore a non far nulla e di cose da fare ne avrei moltissime, specialmente di lavoro, ma rinvio sempre e poi il carico delle cose da fare mi sembra che mi possa schiacciare da un momento all’altro. Sono ansioso, ho paura di tutto, soprattutto di guai di lavoro. Faccio un lavoro di responsabilità che mi ossessiona, ho scelto questa strada per seguire quello che voleva da me la mia famiglia ma è una cosa che mi provoca solo stress. Guadagno di più che se facessi un altro lavoro ma non in un modo che mi cambi la vita e soprattutto la mia vita mi sembra ormai completamente sacrificata al lavoro. Vorrei buttare tutto all’aria e ricominciare da zero in tutt’altra direzione. In teoria ho anche un po’ di tempo libero, ma il cervello torna sempre lì. Non perdonerò mai alla mia famiglia di avermi portato a fare questo lavoro che odio. Forse è proprio per il lavoro che sono sempre solo e depresso. Il mio ragazzo avrebbe voluto avere un ragazzo vicino che gli volesse bene e invece si è ritrovato un nevrotico irrecuperabile che pensa solo ai suoi problemi, o meglio a quelli del lavoro. Ti dico, Project, ho una rabbia in corpo che spaccherei tutto! Pensa che mi sono ridotto a lamentarmi con te, in pratica con un estraneo, che forse mi ascolterà perché intorno ho fatto il deserto. Io non sono gay, io non sono più niente e rischio di finire proprio male, non ho più sentimenti, il mio ragazzo lo trattavo male, pensavo che fosse lui la causa dei miei guai perché mi faceva perdere tempo quando avrei dovuto lavorare, è assurdo lo so ma è così. Vabbe’ basta, te la mando, vediamo se rispondi. Ciao.
(è solo uno sfogo ma se vuoi pubblicala, magari qualcun altro oltre me mi dirà che sto buttando la vita nel cesso)
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SOGNI GAY E VITA ETERO

Caro Project,
da quando ho trovato progetto gay mi sento meno strano e meno solo. Ho 21 anni, mi dicono che sono un bel ragazzo, a me sembra piuttosto di essere uno come ce ne sono tanti, certo sono almeno tre o quattro anni che le ragazze mi corrono appresso, è successo specialmente questi ultimi tre anni all’università e la cosa per un verso mi fa piacere ma per l’altra mi crea molte difficoltà, da bambino mi piacevano le ragazze, le prime fantasie le ho fatte alle elementari su una mia compagna di classe, poi sono successe delle cose che penso mi abbiano creato un po’ di problemi. A 13 anni sono andato al mare l’estate con i miei genitori. Stavamo in Sicilia, in un posto molto bello e molto selvaggio, dove non c’era niente se non il mare e la macchia mediterranea quasi a perdita d’occhio, lì si è formato un gruppo di ragazzetti 13/14 anni, con loro stavo bene, erano figli di amici di famiglia e i miei mi lasciavano molto libero. Stavamo molto insieme  e si finiva spesso a parlare di sesso, naturalmente come se ne parla a quell’età. C’era una ragazzo che aveva solo un anno più di me ma sembrava molto più grande, era alto, biondo, mi piaceva molto, perché io all’epoca ero ancora grassottello e piuttosto basso per la mia età, chiamiamolo Stefano, era molto schivo e con me andava particolarmente d’accordo, certe volte ce ne andavamo al mare insieme su un canotto gonfiabile. Lui nuotava benissimo, io un po’ meno. Ho cominciato ad avere la fissa di vedere Stefano nudo, quando stava con me e parlavamo di ragazze si vedeva che aveva l’erezione, io avrei voluto toccarlo ma volevo che fosse una cosa accettata da lui. Allora gli ho detto che lui ormai era un adulto e che ce l’aveva grosso e che si vedeva, è diventato rosso come un peperone ma era contento di sentire queste cose. Ho cercato di insistere in tutti i modi e di provocarlo, alla fine gli ho chiesto di farmelo vedere, lui si schermiva ma si vedeva che la cosa lo tentava parecchio, io l’ho proprio assillato finché un giorno quando eravamo solo noi nella macchia non ha detto di sì. Quando si è  abbassato il costume mi sono sentito proprio eccitatissimo, ero riuscito a portare Stefano dove volevo e potevo vederlo così, me lo ha fatto anche toccare e qualche giorno dopo si è fatto fare anche una sega ma non ha mai voluto fare lui qualcosa a me, credo che la cosa non lo interessasse realmente e che per lui il senso fosse che mi aveva ridotto un po’ a fare lo schiavo sessuale obbligandomi a fargli quello che voleva lui. In realtà era l’esatto contrario, ma ho preferito fargli credere quello che voleva. Ma è durata pochissimo, non più di una settimana in tutto perché poi sono tornato a Milano coi miei. Lui è rimasto in Sicilia perché era di lì. Ci siamo sentiti qualche volta su msn, senza nessun riferimento a quello che era successo tra noi. Ho rivisto Stefano due anni fa, ha la ragazza e ne dice cose favolose, abbiamo parlato molto, mi ha raccontato di lui e della ragazza e di come si sente felice con lei, io gli ho raccontato una storia simile a quella che lui ha raccontato a me, quasi del tutto inventata, almeno per quanto riguarda la soddisfazione di stare con la mia ragazza. Delle cose successe in Sicilia anni prima nemmeno l’ombra. Penso che per lui siano state realmente cose di nessun peso, per me non è stato così, ho cominciato a masturbarmi pensando a Stefano ed è diventata una fissa, la vivevo bene, la parola gay non mi sfiorava nemmeno, almeno fino ai 16 anni, poi, un po’ sulla spinta dei familiari e un po’ sulla spinta degli amici ho cominciato a frequentare anche delle ragazze, una in particolare, chiamiamola Laura, all’inizio era tutto solo platonico, ma quando stavo vicino a Laura avevo l’erezione e mi imbarazzava molto e qualche volta mi si bagnava pure, ho cominciato a masturbarmi anche pensando a Laura, pensavo che Stefano me lo sarei dimenticato del tutto ma non è stato così. Quando avevo 19 anni la situazione è diventata tale che con Laura siamo arrivati ad avere veri rapporti sessuali, da parte mia le cose funzionavano, mi eccitava, avevo l’erezione e arrivavo anche alla fine, però vedere Laura nuda non mi dava quella sferzata di sessualità che mi sarei aspettato, quando avevo visto Stefano nudo il coinvolgimento era stato totale. Ho pensato che fosse solo dovuto al fatto che era la prima volta e che con Laura le cose sarebbero andate meglio. In sostanza il rapporto che avevo con Laura era pure soddisfacente, desideravo vederla e anche fare sesso con lei ma poi, al momento, l’entusiasmo che mi sarei aspettato non c’era ma la mia era una vera sessualità etero. Quando mi masturbavo non pensavo a Laura, qualche volta pensavo a Stefano ma non lo volevo pensare, cercavo di farlo senza pensare a nessuno, così, come una cosa solo fisica. Laura non voleva che mi masturbassi per conto mio, diceva che mi voleva tutto per lei, ma lei dava assolutamente per scontato che io mi masturbassi pensando solo a lei. Io il coraggio di dirle che non era così non l’ho avuto e ho finito per dirle che non mi masturbavo più ma che facevo solo sesso con lei. È stata la prima bugia tra noi. Non le avevo nemmeno raccontato la storia di Stefano in Sicilia, ma non era una bugia, io così la vedevo, non le avevo detto una cosa per un’altra, semplicemente non le avevo detto di un episodio che ormai mi sembrava proprio lontanissimo anche se era ben presente nella mia memoria. A vent’anni ho conosciuto un ragazzo, chiamiamolo Marco, tra l’altro un amico di Laura, cosa che mi imbarazza terribilmente, lui gioca al calcio e mi ha fatto entrare nella sua squadra. Lì per lì ho accettato ma mi sono trovato in situazioni di imbarazzo tremendo negli spogliatoi, in pratica ci sono andato una volta sola, poi mi sono inventato una tendinite e non ci sono andato più. Marco mi ha chiamato tante volte e qui sono cominciati i problemi seri perché con Marco si è creato un rapporto importante e tra l’altro Marco è un bel ragazzo e mi piace, ma non basta, all’inizio di novembre di quest’anno l’ho visto molto giù di tono e ho cercato di capire il perché, alla fine, dopo giorni e giorni di esitazione, mi ha detto che era gay ma che non lo aveva mai detto a nessuno e che pensava di essersi innamorato di me. Per me tegola in testa! Ho parlato molto con lui ma sempre passando per etero (mi sento un vigliacco per questo) e lui su questo non ha alcun dubbio perché sa di me e di Laura che gli racconta tutto, ma proprio tutto di noi, cosa che a me non è piaciuta affatto, tra l’altro lei non sa che Marco è gay. In pratica adesso sono il confidente etero di Marco e l’amante etero di Laura, non credo che mi sarei potuto trovare in una situazione più incasinata. Conoscere Marco, per me, è stato proprio andare in crisi, quando sto con lui lo abbraccerei stretto e lo bacerei per ore per fargli passare quella sua malinconia  che lo divora, credo che sarebbe la felicità per tutti e due, ma come posso fare una cosa simile? Laura si aspetta che prima o poi ci si sposi e io continuo ad avere una vita sessuale con lei che però è diventata una specie di obbligo dal quale non riesco a liberarmi e nello stesso tempo vedo Marco che quando esce con me si sente come un intruso, un tollerato da un amico etero che non lo vuole abbandonare allo sbando. Il vero guaio è che Marco racconta a Laura tutto quello che ci diciamo e lei ci tiene che noi ci frequentiamo perché non le passa nemmeno per l’anticamera del cervello che cosa potrebbe succedere. Ecco project, questi sono i casini della mia vita ma io Marco non lo voglio perdere a costo di sputtanarmi a vita davanti a tutta la città. Però credimi è proprio difficile fare un passo senza ritorno perché intorno a me ci sarebbe un terremoto, a casa mia nessuno si aspetta una cosa del genere. Insomma non so dove trovare il coraggio ma lo devo trovare, più vado avanti e peggio è.
Aspetto una tua risposta. Ciao. (se vuoi, pubblica pure questa lettera)
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DIARIO DI UN GAY 65ENNE

Caro progettista,
ti mando una pagina di diario, pubblicala se vuoi. Ho 66 anni, leggo il tuo forum con un certo interesse, di recente ho letto degli articoli che parlano anche dei vecchi e ne parlano con rispetto, così ho pensato di dire la mia.

Giovedì 16 XII 2010
Sveglia alle 6.30, chiudo la sveglia prima che suoni, ormai mi sveglio cinque minuti prima della sveglia, poi non mi alzo, semplicemente aspetto che passi in tempo, è una successione di eventi precisa, alle 6.45 si sente lo scarico dello sciacquone del piano di sopra, poi il rumore della doccia. Alle sette in punto il mio vicino esce e sbatte la porta di casa, poi sento i passi per le scale, ma non mi alzo, io non devo andare a lavorare, ho i ritmi rilassati, esco dal letto alle otto, poi il bagno e qui mi permetto un lusso, la vasca da bagno calda che è veramente un grandissimo conforto, anche se devo stare attento quando scavalco il bordo per non cadere. Resto nella vasca circa mezz’ora, non la misuro ma esco quando l’acqua comincia a raffreddarsi, oggi si è raffreddata prima del solito perché fa un freddo terribile. Amo le pantofole, le vestaglie lunghe e anche il cappellino di lana, perché dentro casa mia la mattina, l’inverno, fa freddo. Mi metto in abiti da casa  e vado a sedermi in poltrona davanti al PC. Un occhio alla posta, ma non mi scrive mai nessuno, se non ho nulla da fare mi stendo di nuovo sul letto fino alle nove. Alle nove mi vesto per uscire, praticamente in certe giornate me lo impongo, come è successo oggi, vado al bar a fare colazione, cappuccino e brioche, una di tipo diverso ogni giorno. Quando non fa freddo faccio due passi, sempre negli stessi posti, ma oggi sono tornato subito a casa, ho preso la posta nella cassetta, mi sono rimesso in abiti da casa, ho aperto le fatture da pagare e le ho messe in un cassettino dove metto tutte le cose da evadere, poi sono passato a preparare la lavatrice, che mi tocca il venerdì, poca roba perché io sono solo e non ho molte esigenze, ho eliminato tutti i capi di vestiario che richiedono lavatura e stiratura quotidiana, niente camicie se non per le grandi occasioni, maglioni a collo alto per l’inverno e camicette leggere per l’estate. Alle dieci sono uscito per fare la spesa e anche per muovere un po’ la macchina che per me è un lusso quasi del tutto inutile perché non vado da nessuna parte. Faccio la spesa grossa una volta alla settimana, il venerdì. Gli altri giorni faccio la spesa piccola col carrello con le ruote, nessuno lo nota perché sono vecchio. Ho passato al supermercato più di un’ora. Il supermercato è enorme e la mattina è quasi vuoto. Mi affascinano gli oggetti per la casa, avevo visto un mortaio di marmo che mi piaceva molto e sarebbe stato l’ideale per fare il pesto, che mi piace, ma poi mi sono detto che sarebbe stato l’ennesimo oggetto inutile e ho lasciato perdere. Al supermercato la mattina vado sempre alla stessa cassa, dove c’è un ragazzo che mi sta proprio simpatico e mi tratta bene, sorridendo, si chiama Francesco, lo so perché sta scritto sul cartellino. Francesco c’era anche oggi, lo sa che sono un vecchio solo e che mi impapero a mettere le cose in fretta in fretta nelle buste e allora lo fa lui per me (per gli altri non fa così) io lo ringrazio e finisce lì. Alle 11.30 ero a casa, sono rimasto a cucinare per più di un’ora: cannelloni con gli spinaci e la ricotta, 24 cannelloni, due li ho tolti, gli altri li ho fatti raffreddare e li ho messi nel surgelatore con l’etichetta e la data, poi ho scongelato al microonde la cicoria ripassata e le patate al forno. Il pane lo compro con la spesa grossa il venerdì e lo surgelo e mi basta per tutta la settimana. Non mangio quasi mai carne, la frutta la compro sotto casa giorno per giorno e ne consumo tanta. Vino pochissimo, una bottiglia da 750 mi basta per quattro giorni. Il caffè in genere lo vado a prendere al bar, un’altra occasione per uscire di casa, oggi faceva troppo freddo e ho fatto il caffè a casa. Dopo pranzo i piatti, in genere ne uso uno solo, oggi avevo anche le pentole dei cannelloni e ci ho messo un po’ di tempo. Se sto molto davanti al lavandino mi fanno male le anche e mi devo sedere, ma ho cercato di fare presto. Nel pomeriggio faccio quasi sempre un riposino, massimo un’ora e ho fatto così anche oggi, alle due e mezza ero di nuovo in poltrona. Vedo un po’ di TV, se ci sono cose che mi interessano, altrimenti mi metto al PC e leggo. Un oggetto del tutto secondario a casa mia è il telefono, uso il cellulare e ho anche una linea fissa per internet ma non mi chiama nessuno, se il telefono squilla la cosa più probabile è che abbiano sbagliato numero. Amici veri non ne ho, ognuno vive per conto suo e ha il suo mondo, i parenti, io parenti non ne ho, solo un fratello ma non vive in Italia, in pratica non ho nessuno, mio fratello lo sento raramente, poco più che a pasqua e a natale, lui è più giovane di me di parecchi anni ha mille cose da fare e un fratello vecchio (ha 15 anni meno di me) potrebbe essere per lui solo un impiccio e io d’altra parte, finché dura, non ho nessuna intenzione di essere un peso per nessuno. Oggi un pensiero mi è stato sempre presente, ossia l’idea che prima o poi ci vorrà una badante (o un badante) ma maschio o femmina non cambia nulla, è proprio l’idea che non mi piace. Ho a casa mia le mie cose, cose vecchie certo, i miei libri, il mio computer (quello è l’unica cosa nuova che ho) e tante cianfrusaglie che per me contano molto ma per altri sarebbero solo immondizia, non mi piacerebbe affatto che altri ci mettessero le mani. Dopo che sarò morto potranno anche buttare via tutto, succederà sicuramente così, ma finché sono vivo quelle cose sono mie, sono sacre. Avevo provato a conoscere delle persone tramite internet, non dei gay, perché quando diventi vecchio che siano gay o meno non fa proprio nessuna differenza, ma era gente che voleva andare da tutte le parti, che doveva sempre organizzare qualcosa, insomma avevano la mania di fare, ma io sono uno tranquillo, ho cercato di correre un po’ appresso alle esigenze di queste persone ma mi sono stancato e me ne sono tornato per i fatti miei. Il pomeriggio faceva freddo anche dentro casa e mi sono rimesso a letto con tutta la vestaglia, una sensazione bellissima. Poi si è fatto buio, di questa stagione fa notte subito. Quando sto a letto mi piace ricordare la mia vita passata. Nella mia vita ho conosciuto l’amore (se lo possiamo chiamare così) una volta sola, dai 31 ai 35 anni ho convissuto con un ragazzo, l’unica esperienza sessuale della mia vita, se rileggo le cose che scrivevo allora penso di averla vissuta come una cosa importante però poi la rottura è stata traumatica, faceva il doppio gioco, mi raccontava bugie e poi mi ha piantato. Al tempo ci sono stato male. Adesso non ho la più pallida idea di che fine abbia fatto quel ragazzo (aveva un anno meno di me). Ormai sono passati 31 anni e la cosa mi è del tutto indifferente, come se appartenesse alla vita di un altro. Non è a lui che penso quando sto a letto ma a quando stavo un po’ meglio in salute e me ne andavo in montagna alla casa di mio nonno, una casa antica, isolata in una grande prateria vicino a un bosco. Quella casetta l’ho rimessa tutta a posto, mi ci sono voluti dieci anni di lavoro e di economie, fino a una decina di anni fa ci andavo i fine settimana, quando lavoravo ancora e sognavo di poterci vivere una volta in pensione, poi in pensione ci sono andato ma ho qualche problema di cuore e il medico mi dice che non devo andare in montagna, insomma è finita così, la casa di nonno è rimasta un monumento inutile come tante altre cose. Il pomeriggio sono stato al computer, ho letto il forum di progetto gay e ho pensato di scriverti questa mail. È la vita di un vecchio solo, ormai gay o non gay non conta più niente, essere gay ha condizionato il mio passato e mi ha lasciato adesso la solitudine. Avrei dovuto costruire una coppia pensando alla vecchiaia? Ma io penso che se è andata così è perché così doveva andare. Rimpianti, no, non ne ho. Adesso mi vivo la mia vita giorno per giorno. Dovrei cercare di riempire la vita di altre cose? Darmi da fare? Cercare di costruire chissà che cosa? Ma sono stanco, devo fare una vita tranquilla e devo andare avanti così. Ai giovani ci penso, beati loro, adesso è il tempo che si possono giocare le loro carte, o almeno è quello che sembra, poi come giochi giochi come va a finire la partita non dipende nemmeno da te. Adesso si è fatto tardi, la mail te la mando domani mattina, così la rileggo con calma, adesso vado a scaldare la cena e poi vedo se c’è qualcosa che valga la pena di vedere in TV. Ciao Project. Buonanotte.
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venerdì 17 dicembre 2010

RIFLESSIONI DI UN GAY QUARANTENNE

Ciao Project,
qui fiocca che è una bellezza, sembra il paese di Babbonatale, bello ma frustrante, non posso nemmeno uscire di casa. Sto a casa e mi deprimo, leggo un po’ su internet poi mi metto a pensare alla mia vita, ormai ho 40 anni, non sono ancora vecchio ma non sono nemmeno giovane, coi giovani veri ho poco da condividere. Ho anche amici ventenni ma lo sento benissimo che è un altro mondo, mi devo adattare alla terrificante quarantina, quando ancora erano 30 e passa la cosa era più accettabile ma adesso sono 40. Guardo avanti al mio futuro e mi piglia la malinconia. Diciamo che è da almeno 25 anni che so di essere gay, ma che è successo in questi 25 anni? Tanti pensieri a vuoto, tanti desideri ma poi in concreto sempre rinvii e nulla di reale e non è stato nemmeno un male, in certi casi, se si fossero realizzati i miei sogni allora, dopo sarei finito nei guai. Le persone vent’anni dopo non sono come te le immaginavi 20 anni prima e allora la solitudine è il male minore e forse è anche per questo che uno alla fine i sogni li mette da parte e cerca di vivere tranquillo. Leggevo su internet di una esecuzione capitale ieri negli usa, queste notizie mi creano una profonda sensazione di disagio. Mi veniva in mente che la vita umana non è tutta quella sequela di meraviglie e di opportunità che si dice, ma è una cosa terribile nella quale si capita per caso e bisogna andare avanti solo perché ci si sta, forse sono pessimista. Oggi ho rivisto un mio vecchio professore di quando andavo al liceo, adesso ha 70 anni, era ed è una brava persona, è stato contento di vedermi, siamo andati a fare colazione insieme al bar e mi ha parlato un po’ dei suoi guai, io me lo ricordavo di 48/49 anni, era una forza della natura, rivederlo adesso mi ha fatto proprio male, è invecchiato, insicuro, ha avuto un sacco di guai, ed è sposato, ha figli grandi e tutto sommato dovrebbe fare una vecchiaia felice ma i guai li ha lo stesso. Mah, io adesso mi sto incamminando per quella strada. Sono gay, sì, è vero, ma in fondo non è affatto la questione fondamentale, il tempo passa per tutti, anche per quelli che pensano di poterne non tenere conto. Oggi non cerco più un compagno ma una tranquillità, che in parte già ho, potrebbe sembrare rassegnazione, ma per parlare di rassegnazione bisognerebbe credere di aver perduto qualcosa. Ci sono persone (ragazzi) ai quali voglio bene e con i quali ho anche vissuto una mezza storia ma non siamo mai stati la scelta definitiva l’uno per l’altro, li stimo, siamo amici e anche qualcosa di più forse, ma non abbiamo una parte di vita in comune e molto probabilmente non l’abbiamo mai avuta. Vedo i sogni di tanti ragazzi e penso che in effetti ci ho messo anni per staccarmi da quei sogni. Non so che pensare di quei sogni ma ho l’impressione che per me quella fase sia archiviata. Adesso penso ad altro, penso al lavoro, nel senso che siccome dovrò lavorare ancora parecchi anni devo cercare di mettermi in una condizione che non mi schiavizzi ma mi lasci la mia liberà che è in fondo il vero valore al quale ancora credo. Mi piace la natura, la montagna, mi piacciono le sensazioni fisiche di quando ti svegli la mattina e intorno sei circondato dalla natura. Il mondo umano lo sento vicino ma solo in un certo modo molto teorico ormai non desidero più di unire la mia vita a quella di un’altra persona. Mi spaventa la vecchiaia, quella sì, la vecchiaia di un gay, quando non sei più autosufficiente e il cervello comincia ad abbandonarti, la vedo proprio con timore, ma è anche inutile pensarci, se ci arriverò verrà tutto da sé.
Ciao Project (se vuoi, pubblica la mail)
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martedì 14 dicembre 2010

ESSERE GAY IN UN ALTRO MODO

Caro Project,
sono un ragazzo gay di 24 anni ma se fosse solo questo non sarebbe proprio un problema. Anche se mi è particolarmente penoso parlare di certe cose cercherò di farti capire lo stesso quello che ho passato. Da piccolo ho subito molestie sessuali da uno zio, è cominciata da quello che mi ricordo verso gli otto  anni ed è andata avanti per circa cinque anni. Ho cominciato a rendermi conto abbastanza presto che si trattava di cose sessuali ma la cosa è andata avanti lo stesso. Non avevo paura, sembrava tutto un gioco, ma sapevo che non era una gioco, era come se mio zio avesse bisogno di quelle cose. Non è stato mai violento con me, qualche volta lui nemmeno mi chiedeva di fare quelle cose, vedevo che era in imbarazzo e cominciavo io. Per me prima all’inizio erano cose solo meccaniche, poi sono diventate anche cose che avevano una valenza sessuale. I miei non si curavano per niente di me e io stavo tutto il tempo con mio zio, non l’ho mai odiato per quello che ha fatto, penso che specialmente quando ero più grande, per lui fosse una cosa anche un po’ penosa, forse aveva paura che io lo potessi raccontare ma non lo avrei mai fatto. Era cominciata come ti ho detto, poi quando io avevo 14 anni mio zio è morto in un incidente di macchina, era ancora giovane, non aveva ancora 35 anni. Quando me lo hanno detto sono rimasto di sasso sia per la cosa in sé che perché avevo fatto quelle cose con uno che adesso era morto, io mi ricordavo tutto di lui e pensare che fosse morto e che io lo ricordassi così distintamente mi faceva stare malissimo, ma ripeto non lo ho odiato, anzi arrivo a compatirlo. Non so che vita abbia fatto quando era ragazzo ma non credo sia stata una vita splendida. Quello che è successo con mio zio penso abbia profondamente influenzato la mia sessualità, adesso riesco ad innamorarmi solo di uomini molto più grandi di me. Non so se sarei stato gay se avessi vissuto un’adolescenza normale, forse sì, ma mi sarei innamorato di altri ragazzi e non di uomini grandi. Non voglio dare colpe a nessuno, meno che mai a uno che non c’è più e che non sono mai riuscito ad odiare. Dopo la morte di mio zio ho passato un paio d’anni di depressione per i motivi che ho detto, ho perso un anno a scuola e ho cominciato a sbandarmi del tutto. Il sesso coi coetanei non mi attraeva per niente, poi ho cominciato a pensare che quello che mi era capitato era proprio una violenza e che ne avrei portato il peso per tutta la vita. A 19 anni ho conosciuto un 50enne e me ne sono innamorato, era una persona come si deve ma non ne ha voluto sapere, forse aveva paura di poter essere ricattato, quando ha capito che non sarebbe successo ha smesso di scappare e si è creato un minimo di rapporto, io lo desideravo anche sessualmente ma lui non ne ha mai voluto sapere. Ci si sentiva ogni tanto, si usciva qualche volta ma di rado a fare due passi e a parlare un po’, con lui ho avuto il coraggio di parlare di mio zio e per me è stato molto importante. Mi trattava con rispetto e sentivo che mi voleva bene. È andata avanti così per tre anni, in pratica i tre anni migliori della mia vita, mi sentivo accettato, rispettato per quello che ero, alla fine gli ho anche detto che mi ero innamorato di lui, era contento del fatto che io gli volessi bene ma pensava che la storia di mio zio mi avesse condizionato molto ma che sarei riuscito comunque ad innamorarmi di un ragazzo della mia età. Un anno e mezzo fa non si è fatto più sentire, ero disperato, non sapevo che fine avesse fatto, sapevo dove abitava e sono andato a cercarlo a casa sua ma era morto di infarto. Ho provato un dolore fortissimo, come se mi fosse morto un familiare. Adesso sono più di 15 mesi e io sono un vegetale, non ho più finito gli studi, non riesco a reagire, non credo potrei innamorarmi di nessun altro, certe volte non ho proprio più voglia di vivere. Anche nel mondo gay mi sento totalmente fuori posto, i miei di me non sanno nulla e per di più sono solo, completamente solo. Che cosa posso sperare? Forse di innamorarmi veramente di un ragazzo o di trovare magari un uomo maturo come quello che ho perso? Io credo nessuna delle due cose. Non ho nessun dialogo con i miei che non mi potrebbero nemmeno capire. Ho conosciuto un ragazzo che penso a me ci tenga veramente ma non sono innamorato di lui e soprattutto non ho proprio il coraggio di raccontargli la mia storia perché se ne scapperebbe via. Cercherò di riprendere gli studi e di pensare a trovare lavoro al più presto, forse così riuscirò a non pensare. Ti ho scritto perché nel blog hai trattato con rispetto cose in un certo simili a quelle che ho vissuto io e penso che lo stesso rispetto potresti provarlo per me. Se vuoi pubblica pure la mia mail.
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venerdì 26 novembre 2010

MODELLI DI AFFETTIVITA' E SESSUALITA' GAY

Accade spesso che persone del tutto estranee alla realtà gay parlino di matrimonio gay o di coppie gay, estrapolando semplicemente al campo gay dei modelli di affettività e di sessualità tipici del mondo etero. Accade che anche gli stessi gay siano spesso portati a conformare più o meno consapevolmente i loro comportamenti ad analoghi comportamenti etero. In realtà i modelli di affettività e di sessualità etero non sono esportabili nel mondo gay perché mentre nella realtà etero dominano categorie come la complementarità sessuale, il suo fine procreativo e la dimensione sociale del rapporto di coppia, nella realtà gay dominano categorie come la parità sessuale, l’orientamento non procreativo della sessualità e la privacy. Questo post mira a puntualizzare l’originalità dei modelli di affettività e di sessualità gay rispetto ai corrispondenti modelli etero.

Modelli sessuocentrici e modelli a sessualità diffusa


Le diverse concezioni della vita affettiva possono essere classificate a seconda del ruolo che in esse assume la sessualità. Esistono modelli in cui la sessualità riproduttiva domina a tal punto da rendere secondaria anche la scelta del/della partner, in altri casi la sessualità, considerata fondamentale anche al di là della finalità riproduttiva, resta comunque al centro della vita affettiva, il che significa che una rapporto interpersonale assume un significato importante solo quando sfocia in un rapporto sessuale, che la fedeltà si identifica esclusivamente con la fedeltà sessuale e che il rapporto va in crisi quando il rapporto sessuale non è più gratificante.

Alcune affermazioni tipiche di certi modelli di sessualità etero come: “lo scopo essenziale della sessualità è la nascita dei figli”, “la masturbazione è inammissibile perché significa sprecare il seme”, “il rapporto tra due persone dello stesso sesso non può essere un rapporto d’amore perché non può trasmettere la vita”, “la verginità è una virtù importantissima” e simili, sono indici di modelli sessuocentrici. Analogamente può dirsi quando si ritiene che un contatto sessuale etero non sia realmente gratificante quando manca la penetrazione e si afferma che tutto ciò che viene prima è soltanto una preparazione. Sono sempre in una dimensione sessuocentrica le sottolineature della mascolinità e della femminilità come ruoli ben definiti anche a livello sociale. La dimensione sessuocentrica della vita affettiva può portare a dare particolare enfasi al rapporto sessuale e quindi ad ansia di prestazione.

Nel diffondere modelli sessuocentrici un ruolo particolare compete alla pornografia che identifica la sessualità con i rapporti sessuali e diffonde, per imitazione, modelli di comportamento non spontaneo che possono essere profondamente condizionanti. Mi capita spesso di parlare con ragazzi non più giovanissimi cresciuti con una educazione o meglio con una diseducazione sessuale affidata esclusivamente alla pornografia. Il vero danno provocato a questi ragazzi dalla pornografia consiste nell’impedire o nel ritardare lo sviluppo di una vera sessualità affettiva.

I modelli sessuocentrici arrivano a diffondersi anche tra i gay proprio attraverso la pornografia. Molte caratteristiche dei modelli sessuocentrici etero sono assimilate acriticamente anche dai gay che non fanno che trascrivere quei modelli in chiave gay. Un antidoto potente contro i danni della pornografia è rappresentato dai modelli affettivi non sessuocentrici derivati dagli esempi della vita familiare. I ragazzi gay cresciuti in famiglie in cui dominavano modelli di sessualità diffusa (coccole, affettuosità) sono in un certo senso vaccinati contro le visioni sessuocentriche della pornografia.

La trascrizione meccanica in chiave gay dei modelli sessuocentrici etero induce i ragazzi a non fare troppa attenzione ai propri sentimenti ma a considerare fondamentali solo le reazioni strettamente sessuali. Mi capita spesso di parlare con ragazzi che attribuiscono una importanza fondamentale alla sessualità tecnica intesa come centro della vita affettiva, tipiche in questo senso sono le situazioni dei ragazzi che si concentrano totalmente sulla propria risposta sessuale, in questi casi l’ipervalutazione della sessualità tecnica porta talvolta a reazioni nevrotiche come il mettersi alla prova a livello sessuale (esperimenti sessuali) cosa che può manifestarsi anche in modo ripetitivo e disturbante al limite del contenuto ossessivo. In queste situazioni sarebbe necessaria una vera rieducazione affettiva o meglio una rieducazione alla sessualità affettiva cosa possibile però solo con un partner che non abbia anche lui una visione sessuocentrica dell’affettività.

L’affettività può però manifestarsi anche in modo diffuso, con caratteristiche che non sono affatto sessuocentriche. Questo non vuol dire che non esista una sessualità nel senso stretto del termine ma solo che questa sessualità è una componente del rapporto affettivo ma non ne è l’essenza. La sostanziale differenza tra affettività sessuocentrica e sessualità diffusa consiste nel fatto che una sessualità diffusa permea di sé tutto il comportamento affettivo di una persona e non si limita ai momenti tecnicamente sessuali. Ovviamente la sessualità diffusa non è né etero né gay ma è un modo di concepire la sessualità, resta però che, da quello che vedo, ho l’impressione che per una coppia gay la sessualità diffusa, in assenza di condizionamenti della pornografia, sia una dimensione spontanea, certamente non indotta dall’esterno e non imitativa. Il significato profondamente affettivo e appagante che può avere una abbraccio per un ragazzo gay non è legato al fatto che l’abbraccio può preludere ad un rapporto sessuale ma deriva dalla dimensione di calore, di intimità che quell’abbraccio assume in una dimensione di sessualità diffusa.

Una conseguenza significativa della sessualità diffusa gay si ritrova nel confine tendenzialmente più labile tra amicizia e amore. Per un gay pensare ad una dimensione sessualizzata dell’amicizia non è necessariamente dirompente proprio perché la sessualità spesso non è vista come l’essenza del rapporto di coppia, in questo senso l’infedeltà episodica diventa tollerabile perché è intesa come un modo sessualizzato di dimostrare il proprio affetto ad un amico più che come un tentativo di costruire una coppia alternativa.

La coppia gay “possibile”

Vorrei dedicare la seconda parte di questo post al concetto di coppia gay possibile. Con questa espressione intendo indicare che per un gay la possibilità di realizzare al 100% i suoi desideri in termini di vita di coppia rappresenta una eventualità non comune. Un etero ha molte più possibilità di scelta e molta più libertà di azione, per un gay la realizzazione di una vita di coppia è legata all’eventualità a priori improbabile che il ragazzo del quale si innamora sia gay.

Quando un ragazzo gay si innamora di un ragazzo etero, cioè ne è attratto in modo forte e a livello globale, sia affettivo che sessuale, prima o poi deve prendere atto che i suoi desideri non si realizzeranno, a quello stesso ragazzo gay potranno presentarsi poi delle occasioni concrete di conoscere altri ragazzi gay e di poter creare con loro un rapporto di coppia “possibile”, questa dimensione di coppia resta però spesso apparentemente indebolita dal fatto che ci sono altri ragazzi anche etero e, direi, quasi sempre etero, che risultano per il ragazzo gay decisamente più attraenti sul piano sessuale del suo compagno “possibile”. Su questa base si potrebbe pensare in modo automatico ad una fragilità di coppia. In realtà non è così, se la coppia “possibile” non soddisfa in pieno uno dei due partner sotto il profilo del desiderio sessuale, che può rimanere concentrato anche su altri ragazzi (partner impossibili), resta comunque che si tratta di un rapporto “possibile” ossia reale contrapposto a desideri che sono irrealizzabili. Il rapporto di coppia in questi termini non può essere sessuocentrico e si modifica, pur mantenendo una dimensione sessuale, ponendo al centro una affettività-sessualità diffusa. È il caso classico del voler bene al proprio ragazzo in modo profondo considerandolo come un compagno di vita nel senso più serio del termine pur senza provare per lui una forte attrazione sessuale. In queste situazioni la sessualità si vive come un completamento del rapporto affettivo e non come un valore di per se determinante, si vive una sessualità affettiva di coppia e nello stesso tempo una masturbazione non dedicata al proprio compagno ma a un ragazzo “impossibile” verso il quale ci si sente sessualmente attratti.

Il meccanismo che ho descritto è tipico dei gay ed ha un valore enorme nel processo di crescita della persona in quanto allontana da visioni molto schematiche della sessualità. Devo sottolineare che questi rapporti di coppia non sono di serie B rispetto ai rapporti in cui desiderio sessuale e affettività vanno perfettamente d’accordo, ma stanno in rapporto con quelli come la realtà possibile sta alle ipotesi teoriche. La più grande paura per un ragazzo gay non è non avere un compagno con cui fare sesso ma non essere amato e la coppia “possibile” risponde al bisogno affettivo in modo serio ed è proprio per questo che i ragazzi che vivono un rapporto di “coppia possibile” non sono frustrati, come si potrebbe pensare dall’esterno. È evidente che la visione sessuocentrica dell’affettività è incompatibile con queste situazioni.
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venerdì 12 novembre 2010

GAY SESSUALMENTE REPRESSI

Questo post mira a puntualizzare i meccanismi tipici della repressione della omosessualità.
L’orientamento sessuale non è una scelta ma un dato di fatto, non è qui il caso di chiedersi quali ne siano le cause, quello che qui interessa è che l’orientamento sessuale non ha nulla a che vedere con le scelte di un individuo, etero, gay o bisex si è o non si è ma di certo non sceglie di esserlo o di non esserlo.
Nell’affrontare le questioni connesse con l’orientamento sessuale si passa dalla inconsapevolezza alla coscienza di essere gay e quindi all’accettazione dell’essere gay, se non intervengono fattori esterni di disturbo il passaggio è graduale e non traumatico e può avvenire con modalità temporali estremamente variabili. Ci sono ragazzi che a 14 anni hanno già pienamente accettato la loro omosessualità e ci sono uomini adulti che non riescono ad accettarla nemmeno a 50 anni e vedremo tra poco perché.
I fattori che possono condizionare il processo verso la consapevolezza e l’accettazione sono molti e molto variabili in rapporto all’età e alla condizione individuale, tutti però rallentano o impediscono l’accettazione della omosessualità e sono quindi dei fattori di repressione della sessualità spontanea.
Prima della pubertà è improprio parlare di omosessualità, il termine assume un significato specifico solo dopo la pubertà quando un ragazzo comincia a sperimentare la sessualità fisica e scopre la masturbazione. È qui che intervengono le prime forme di repressione della sessualità, sia di quella etero che di quella gay, sulla base di sensi di colpa legati alla masturbazione. Sono gli anni in cui un ragazzo considera la masturbazione qualcosa di privatissimo e di proibito e cerca di ritagliarsi degli spazi di privacy che gli consentano una esplorazione sessuale non messa a rischio da elementi di disturbo. La coscienza religiosa e l’educazione moralistica, che vede nella sessualità qualcosa di morboso, possono reprimere la sessualità sul nascere e legarla stabilmente ai sensi di colpa. Questi meccanismi valgono per tutti i ragazzi, etero e gay, ma mentre, intorno agli 11/13 anni, per i ragazzi etero il gruppo dei pari tende a presentare la sessualità etero, e in particolare la masturbazione in chiave etero, come una trasgressione in qualche modo necessaria per diventare grandi, e questo fenomeno allevia la capacità repressiva dei meccanismi su base religiosa e familiare e conferma i ragazzi in un senso di appartenenza al gruppo, proprio sulla base si una sessualità come quella degli altri ragazzi, per i ragazzi gay il gruppo dei pari agisce in senso inverso perché la sessualità gay è pesantemente bollata con epiteti di vario tipo. Un ragazzo gay non si riconosce nelle esperienze sessuali dei suoi compagni e si rende conto che mentre loro posso parlare delle proprie esperienze e vantarsene per essere ritenuti grandi, per lui questa possibilità è esclusa a priori. Sono questi i terribili anni della scuola media, probabilmente quelli più sgradevoli per un ragazzo gay che deve rendersi conto che la sua sessualità non solo è diversa da quella degli altri ragazzi ma è considerata degradante e sporca. Questo fatto produce spesso forme di radicale repressione non della sessualità gay dei ragazzi più giovani, ma esclusivamente delle sue manifestazioni visibili. Un ragazzo 14enne non corteggerebbe comunque in modo esplicito un suo compagno perché la reazione sociale lo condiziona in questo, ma la sessualità gay della masturbazione resta e non viene in genere assolutamente condizionata dagli atteggiamenti sociali. Vorrei sottolineare che nella stragrande maggioranza dei casi nemmeno la repressione su base religiosa riesce ad indurre sensi di colpa nei ragazzi più giovani di fonte al loro essere gay. I ragazzi che vanno in chiesa si confessano di essersi masturbati, non di essersi masturbati con fantasie gay, cioè sentono come colpa l’atto e non la fantasia che lo determina. Molti ragazzi sono talmente lontani, in termini spontanei, dal considerare l’omosessualità di per sé una colpa che quando si rendono conto che la chiesa condanna l’omosessualità restano perplessi. In buona sostanza intendo dire che l’omosessualità scoperta attraverso la masturbazione subito dopo pubertà risente di condizionamenti che ne frenano le manifestazioni esterne ma che non riescono comunque a colpevolizzarla agli occhi dei ragazzi.
Fin qui ci siamo occupati di ragazzi che hanno vissuto la loro infanzia e la loro preadolescenza senza traumi e senza carenze affettive. Il discorso si complica certamente quando i ragazzi crescono in situazioni stressanti o sono sottoposti a traumi (assistere a scene di violenza, subire violenza fisica da parte di familiari, essere coinvolti inconsapevolmente in attività sessuali da parte di adulti). Su queste situazioni, come su quelle dei ragazzi che manifestano forme significative di ansia o toni marcatamente depressivi già in età adolescenziale o che presentano disturbi caratterizzati da idee ricorrenti dalle quali non sembra possibile liberarsi, bisognerebbe allargare molto il discorso. Il periodo che va dagli 11 ai 14 anni è in realtà delicatissimo, si pongono le basi emotive e psicologiche della sessualità ed è bene che questo accada in un clima sereno, senza tensioni emotive e con degli esempi di rapporti affettivi familiari che possano essere punti di riferimento.
Ma lasciando da parte queste situazioni decisamente più complesse e chiediamoci perché i meccanismi repressivi della sessualità gay agiscono in modo più pesante sui ragazzi più grandi e sugli adulti che non sui ragazzi più giovani. Per dare una risposta a questa domanda dobbiamo tenere presente che un ragazzo giovanissimo va strutturando la propria sessualità e la costruisce senza bisogno di demolire nulla, per un ragazzo grande e per un adulto, che hanno già una sessualità strutturata, lasciare libero lo sviluppo della propria sessualità gay può richiedere un processo di destrutturazione della propria identità sessuale precedente, cioè della precedente coscienza di una diversa identità sessuale. In altri termini un ragazzo grande o un adulto per accettare la propria identità sessuale gay deve demolire il concetto che ha di sé come etero per poterlo sostituire con una diversa percezione di sé come gay e tutto questo incontra notevoli resistenze.
In genere ad andare incontro alle forme di più forte repressione della omosessualità non sono i ragazzi che si sono sentiti gay fin dall’inizio ma quelli che dopo essersi formati una coscienza di sé come etero si trovano nelle condizioni di dover mettere in crisi buona parte della struttura della loro personalità. In sostanza i veri meccanismi di repressione della omosessualità intervengono a tutela di una sessualità già strutturata in un altro modo. La domanda che sorge spontanea è però perché un gay possa finire per strutturare una sessualità etero, cioè per avere di se stesso un’immagine come di un sé etero? Qui il meccanismo non è repressivo e deriva in sostanza da un insieme di errori interpretativi nei quali si cade o si è indotti a cadere per il fatto che siamo immersi in una società che sottolinea i segnali di tipo etero e trascura del tutto quelli di tipo gay.
Faccio un solo esempio prendendo in considerazione due situazioni simmetriche, nella prima un ragazzo che si ritiene gay avverte pulsioni etero mentre nella seconda un ragazzo che si ritiene etero avverte pulsioni gay. Vedremo che se un errore di interpretazione ci può essere in entrambi i casi, la repressione sessuale opera solo nel secondo, ossia per il ragazzo che si è sempre ritenuto etero e che prova pulsioni gay.
Un ragazzo gay, cioè un ragazzo che ha una sessualità masturbatoria gay, che si trovi in una situazione sessuale coinvolgente con una ragazza, va in erezione, può provare desiderio sessuale per quella ragazza, può arrivare anche ad avere con lei un rapporto sessuale, anche coinvolgente. Sulla base del modello interpretativo legato al “comportamento” sessuale scatta la deduzione: “posso fare sesso con una ragazza in modo gratificante, quindi sono etero!” Questo ragionamento appare tra l’altro confortante perché svincola il ragazzo dalle complicazioni che l’essere gay gli comporterebbe ed è rassicurante in termini di accettazione sociale. Nel sottovalutare la masturbazione gay a favore della sessualità di coppia etero per identificare il proprio orientamento sessuale non opera alcuna forma di repressione.
Se consideriamo invece un ragazzo che si è ritenuto sempre etero, cioè con una masturbazione e con una sessualità di coppia costantemente etero, e ipotizziamo che questo ragazzo cominci a provare attrazione sessuale per un altro ragazzo al punto di masturbarsi pensando a quel ragazzo o addirittura di avere rapporti sessuali con lui, non arriveremo altrettanto automaticamente alla deduzione: “sono sessualmente attratto da un ragazzo, quindi sono gay!” perché in questo caso la deduzione sarebbe destabilizzante, e per accettarla bisognerebbe destrutturare la visione di sé come etero per sostituirla con una visione di sé come gay. Sono queste le situazioni tipiche in cui scatta la repressione della sessualità gay. Il ragazzo che si crede etero smette di frequentare il ragazzo che gli desta delle reazioni sessuali perché in questo modo il rischio di destabilizzare la propria sessualità diminuisce, ma siccome questo in genere non basta, smette addirittura forzatamente di masturbarsi perché la sua masturbazione sarebbe in chiave gay, cosa che metterebbe in crisi la sua identità sessuale etero.
Vorrei sottolineare un elemento fondamentale: la repressione della sessualità gay ha due aspetti complementari, il primo si concretizza nell’evitare ogni occasione di eccitamento sessuale in chiave gay e il secondo si manifesta in una intensificata attività sessuale etero a livello di coppia, spesso questo secondo meccanismo porta a reazioni nevrotiche perché non si tratta di rapporti sessuali desiderati per ragioni legate all’affettività ma di meccanismi di conferma della propria identità sessuale. In alcuni casi la repressione della sessualità gay porta a decisioni irrevocabili come il matrimonio, che è considerato in questi casi come medicina della omosessualità, cosa priva di senso sotto qualunque punto di vista. L’omosessualità, per quanto repressa, finisce comunque prima o poi per tornare a galla.
Aggiungo un’altra cosa importante. A spingere forzatamente verso l’eterosessualità i ragazzi gay che reprimono la loro omosessualità a vantaggio di un possibile rapporto di coppia etero e al limite del matrimonio sono spesso le loro ragazze che non hanno la più pallida idea di che cosa sia realmente l’omosessualità e che si sentono dispostissime ad indurre, o a cercare di indurre i loro ragazzi ad una eterosessualità esclusiva sulla base di criteri di seduzione femminile. Queste cose, all’inizio, sembrano anche avere successo perché l’eliminazione della sessualità gay è compensata da una sessualità etero più intensa e per di più socialmente accettata e incoraggiata che dà la sensazione di essere realmente etero. Ma alla lunga il meccanismo si logora e spesso le stesse ragazze che hanno incoraggiato i loro ragazzi gay al matrimonio si ritrovano in posizioni di contrasto radicale con i loro mariti di cui non possono in nessun modo accettare l’omosessualità. Una donna etero sposa un uomo gay perché pensa che non sia gay o che non lo sia più, perché identifica l’orientamento sessuale del ragazzo con i comportamenti sessuali che vede e non con i desideri sessuali che non vede, quando si accorge che il marito è realmente gay e che in una situazione matrimoniale si sente a disagio se la prende col marito considerandolo un traditore del matrimonio, ma il realtà, se il ragazzo ha detto come stavano le cose alla ragazza prima del matrimonio e i sue sono arrivati alla decisione di sposarsi lo stesso, spesso la responsabilità è dei familiari e di personaggi di vario tipo che non sapendo nulla di omosessualità si presentano come consiglieri affidabili in una materia tanto delicata.
Una considerazione conclusiva. Dalla repressione della omosessualità legata ai meccanismi che abbiamo descritto sopra si esce solo se l’ambiente è favorevole e se un gay ha il coraggio di dirsi la verità, cosa che non è mai scontata. Ci sono persone che preferiscono reprimersi o forse che non hanno di fatto nessuna scelta. In ogni caso non è possibile sostituirsi ad un gay represso e cercare di indurlo ad uscire dalla repressione sessuale sulla base del nostro modo di vedere le cose, uscire dalla repressione sessuale autoimposta non è affatto facile e non è neppure detto che la cosa produca comunque un risultato positivo se mancano le condizioni necessarie.
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mercoledì 10 novembre 2010

AMORE E DISAGIO GAY

Ricevo e pubblico la seguente mail. Ho eliminato soltanto i riferimenti espliciti a luoghi e circostanze che metterebbero a rischio la privacy delle persone.
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Carissimo Project,
Ci conosciamo da tempo ormai, abbiamo avuto le nostre liti ed i nostri momenti di serenità io e te. Durante questi ultimi mesi me ne sono capitate di tutti i colori, e questo mi ha fatto molto pensare.
Mi spiego meglio ... ti ricordi che ti avevo condannato qualche mese fa per il tuo comportamento? Sì, avevo detto che non era giusto che tu ti mettessi a dire che il tuo lavoro non serve a nulla, ed anzi è un danno. Sì, mi sono sentito tradito da queste tue affermazioni e dal fatto che ti ero stato vicino tutto quel tempo, confortandoti e cercando di fornirti mezzi per affrontare la situazione desolante nella quale eri, senza alcun risultato. Come se i miei sforzi non servissero a nulla, come se alla fine il tuo egoismo fosse più importante dell'affetto e rispetto che ci ha legato tutto questo tempo.
Bene. Mesi sono passati da quei giorni, ed ho riflettuto. Ora come ora sto vivendo una situazione per certi versi "simile" con un ragazzo. Mi ritrovo a parlare con lui via sms o msn, mai al telefono men che meno ci siamo visti. Un "rapporto" che dura da 3 mesi circa.
Questo ragazzo non vuole vedermi, perché ha paura che poi le cose sarebbero peggiori, ha paura che alla fine non serva a nulla, non ha alcuno stimolo vitale. Dice che vorrebbe morire.
Gli sono stato vicino, e lui dice di avermi aperto il suo cuore dicendomi che effettivamente mi vuole bene... Ma un affetto senza che ci si possa incontrare, che destino può mai avere?
Tra pochi mesi, in teoria se tutto va come deve andare, mi dovrò trasferire a in un’altra città, lontano dal remoto frammento toscano dove lui abita... e gli ho chiesto ancora per un'ultima volta se volesse vivere con me, anche a costo di doverlo mantenere lavorando il doppio. Cioè la mia famiglia se ne va al nord, ma io per lui sarei restato volentieri qui sebbene sia la sola ragione per la quale me ne starei quaggiù. Perché non ho altro quaggiù, non ho amici né altre forme forti di serenità.
Lui continua a dirmi che il suo proposito di autoannientamento non è stato rimosso, nonostante l'affetto che prova per me.
Ho provato, giuro che ho provato in ogni modo possibile di chiedergli il perché. Di offrirgli un'alternativa piacevole ad una lenta morte da vegetale.
Niente... Insomma: io ancora lo amo!!! Ed al diavolo quello che dicono tutti che "si cerca un ragazzo per non stare soli"... Idiozie !!! Io volevo costruire un futuro insieme a lui, vivere un vero amore (magari eterno).
Ho sempre pensato che amare sia condividere, sia donarsi e ricevere dall'altro, sia costruirsi una serenità e felicità con l'altro. Cosa c'è di male a volere essere felici in due? Perché si deve pensare che voler stare insieme a qualcuno sia necessariamente sintomo di non riuscire a stare soli? [E questo lo dico per tutti quelli che credono questo] Io ci sono abituato a stare solo, è da quando ero piccolo che sono rimasto completamente solo e che non ho più affetti profondi (ora ho 22 anni). Insomma, non è una questione di solitudine, è che volevo davvero stare bene insieme ad una persona bella come questo ragazzo, facendo stare bene anche lui... Volevo che tutti e due si potesse essere felici.
Ma vabbé, giusto per dare un filo logico conduttore tra la prima parte della mail in cui ricordavo i trascorsi con te, Project, e la seconda con questo ragazzo, volevo dire a tutti quanti una cosa che penso sia molto importante (spesso forse sottovalutata, perché data per scontato):
1) Cercate di adottare forme di "pensiero deboli", cioè non granitiche, che possono rivedere facilmente le proprie convinzioni a favore di quelle degli altri, andando in contro a quelle degli altri. Nello specifico della mia situazione prendo il caso del ragazzo: "Ma cosa gli costava provare? Cercare almeno di essere felice?"... perché dopo tutte le prove che gli ho dato di amore e sincerità, lui poteva essere felice con me...
2) Gli ho persino chiesto perché si "ostinava a mettere davanti al suo affetto per me le sue paure"... Insomma! Un vero amore dovrebbe essere più forte di queste debolezze, come pure degli egoismi più stupidi (come non voler mutare almeno di un po’ il proprio modo di vedere le cose). Io sono sempre stato dell'idea che "l'Amore sia più forte pure della morte, in quanto gli sopravvive ad essa". E se non altro, "l'Amore dovrebbe essere più forte dell'orgoglio".
Sempre per ritornare al ragazzo, visto che ci sono, gli ho anche detto che per me un qualsiasi rapporto con lui sarebbe andato bene. E' affetto, o amore nel suo stato più puro, quello che mi lega a lui. Gli ho detto questo perché essenzialmente lui continuava a dirmi che per lui "l'amore è una debolezza" e "non credo che se stessimo insieme le cose andrebbero meglio, né che durerebbero"... Insomma, l'ho fatto perché gli voglio bene, lo voglio vicino a me, ma anche per lui! Per farlo stare più a suo agio, visto che rifugge l'amore. E non c'è stato nulla da fare nemmeno qui.
Mi sono impuntato sul vederlo almeno una volta nella mia vita prima di andarmene per sempre. Non ho intenzione di chiudere una faccenda così umana in un modo così freddo come l'sms.
Insomma... quello che dovevo dire a tutti l'ho detto, e credo di non aver sbagliato nel mio pensiero né con lui o altre persone ancora. Se volete dirmi qualche cosa fate pure, sia critiche che consigli che riflessioni. Qualsiasi cosa.
Tutto è ben accetto, e vi ringrazio già ora per il supporto morale. Perché giuro che sono distrutto dal fare tutti questi sforzi e poi non vederli mai nemmeno accolti e non riuscire mai a raggiungere un briciolo di serenità.
Per favore Project, pubblicala (taglia quello che non ti piace, ma lascia inalterato almeno il succo del discorso)...
Ciao.
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Ciao,
innanzitutto sono contento di risentirti e di vedere che non hai perso la volontà di metterti in gioco, quell’oggetto della mail “scendo in campo” mi è piaciuto veramente moltissimo. È vero che quando ho passato momenti grigi ha cercato di fare di tutto per farmi andare oltre ma poi sei rimesto deluso dal fatto che io fossi portato a vedere le cose soprattutto in negativo. In certi momenti ho sentito anche te su toni molto negativi che mi hanno preoccupato, ma questa mail la vedo di un altro genere, si capisce che dietro ci sono sentimenti veri che ti hanno dato delle motivazioni serissime, si vede che ti sei lasciato coinvolgere dai sentimenti, che è poi l’unica cosa che può dare serenità. Non pensare solo a se stessi e ai propri problemi ma potersi dedicare ad un’altra persona migliora la qualità della vita, il fatto è che poi scattano dei meccanismo incontrollabili e ci si aspetta una risposta, ci si aspetta dall’altra parte un coinvolgimento simmetrico che purtroppo è molto raro, quando poi dall’altra parte trovi toni realmente depressi sei portato a intensificare gli sforzi perché quella depressione sia superata ma spesso vedi che tutti i tuoi sforzi sono inutili, lo dico perché è capitato anche a me parecchie volte, proprio quando tu hai cercato di farmi vedere le cose in una luce più positiva, ma ti devo dire una cosa, che sembra paradossale ma qualche volta è vera, la felicità di un’altra persona alla quale noi possiamo tenere moltissimo può benissimo non dipendere da noi ma altre persone e da altre situazioni che possono realmente cambiare le cose. È molto difficile accettare una cosa del genere perché il bene dell’altro non corrisponde col nostro, in questi casi le risposte più frequenti sono quelle nette: o stai con me o non ci sentiamo più, ma è proprio qui che ha senso quella scelta di atteggiamento debole alla quale facevi riferimento, certe volte accettare ruoli di basso profilo serve realmente al bene dell’altro che deve sentire una presenza vicino se e quando ne sente la necessità ma non deve sentirsi messo alla strette. Certo, se tu potessi pensare alla felicità di quel ragazzo magari lontano da te ma alla sua felicità fuori dalla depressione, allora ti sarebbe più facile accettare anche un ruolo di basso profilo, al momento questo non è lo scenario che ti si presenta e quindi tendi ad essere comunque presente e credo sia inevitabile, ma il basso profilo spesso ha un valore inestimabile, msn, gli sms, non sono banalità e quando trovi una persona che non si lascerebbe coinvolgere ad altri livelli, questi mezzi di comunicazione hanno un’importanza enorme. La serenità di fondo di una persona dipende in gran parte dalla consapevolezza di essere importante per qualcuno. Si può essere importanti in tanti modi, si può addirittura vivere insieme, ma si può essere importanti, e dico importanti nel senso serio del termine, anche solo come punto di riferimento quando se ne sente la necessità. Anche a me è capitato di parlare spesso con ragazzi tendenzialmente depressi e che non sembravano schiodarsi di un millimetro da posizioni di totale negatività e questo fatto mi ha creato ansia e preoccupazioni notevoli, ma poi per un verso i contatti si sono diluiti e per l’altro sono cominciati ad emergere anche elementi positivi. Il mio livello di ansia e di preoccupazione nei confronti di questi ragazzi è diminuito e il dialogo vero non si affatto perso. Capisco che per te il discorso è diverso ed accettare un ruolo di basso profilo verso un ragazzo di cui sei innamorato è difficilissimo, ma anche questo è un modo di amare.
Un abbraccio forte.
Project
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domenica 7 novembre 2010

PROMISCUITA’ GAY E MODELLI DI SOCIALIZZAZIONE

Questo post è dedicato all’analisi della promiscuità sessuale gay. Girando su Internet è facile imbattersi in affermazioni concernenti la promiscuità sessuale gay, dai blog ultracattolici, che citando San Pio X ritengono l’omosessualità colpa gravissima, seconda per gravità solo all’omicidio volontario, e affermano che la promiscuità gay grida vendetta al cospetto di Dio, a studi che hanno almeno l’apparenza della scientificità. Ho provato a leggere un po’ di saggi e di statistiche in proposito ma devo dire chiaramente che spesso sanno più di delirio che di indagine scientifica. Per esempio, in “A comparative demographic and sexual profile of older homosexually active men”, uno studio di Paul Van de Ven  pubblicato sul Journal of Sex Research, si legge che il 21,6% degli omosessuali anziani afferma di avere avuto nella vita tra 101 e 500 partner e che una percentuale superiore al 10% afferma di averne avuti addirittura più di 1000. Esistono per fortuna anche lavori che hanno altri livelli di serietà, come il libro-indagine “Omosessuali moderni” dei sociologi dell’Università di Bologna Marzio Barbagli e Asher Colombo (Il Mulino 2007). Questo studio che ha analizzato un campione di 3502 donne e uomini di ogni età arriva alla conclusione che il 48% dei gay ha avuto meno di 20 partner in tutta la vita dato praticamente identifico a quello della popolazione maschile etero. Devo sottolineare che lo studio di Barbagli e Colombo si riferisce a gay dichiarati. In effetti, quello che rilevo da un osservatorio privilegiato come Progetto Gay, che si occupa soprattutto di gay non dichiarati, non fa che restringere ulteriormente quel numero di 20 partner che lo studio di Barbagli e Colombo attribuisce ai gay dichiarati ad un numero orientativamente compreso tra 5 e 10. Questo significa che per i gay dichiarati la promiscuità sessuale è di fatto identica a quella degli etero e per i gay non dichiarati è significativamente minore. Da dove viene allora la legenda metropolitana che identifica i gay come molto più promiscui degli etero? Conoscendo il mondo dei gay non dichiarati più a fondo (ma credo che sotto questo aspetto tra i gay dichiarati le cose siano praticamente le stesse), rilevo che le forme di socializzazione dei gay sono diverse dalle forme di socializzazione degli etero perché per un gay la distinzione tra amicizia e amore è certamente meno netta. Nei rapporti etero, tradizionalmente, si davano per scontate alcune regole di comportamento, in primo luogo che quando una coppia che aveva avuto una relazione sessuale si scioglieva il ragazzo e la ragazza non potessero rimanere amici. Questa regola, che comincia a trovare numerose eccezioni anche tra gli etero, è seguita molto raramente in ambiente gay, non fosse altro perché, tra gay non dichiarati, incontrarsi è difficile e perdere il contatto con un ragazzo gay non è ritenuta una buona cosa. La sessualità non è neppure considerata come l’elemento determinante di un rapporto. I ragazzi in genere mantengono buoni rapporti con i loro ex e continuano a frequentarli anche dopo che il loro rapporto di coppia è finito. Questo è un comportamento piuttosto comune in una alta percentuale di gay ma le manifestazioni esterne di questo comportamento sono spessissimo lette come una forma di prosecuzione della relazione sessuale con il partner precedente anche dopo l’instaurarsi di un nuovo rapporto sessuale di coppia. Esiste poi una ulteriore motivazione, in realtà molto specificamente gay, che porta al mantenimento di una relazione affettiva con i propri ex partner sessuali e si tratta del fatto che in diversi casi, data la difficoltà per i gay (in particolare non dichiarati) di incontrarsi, si creano con una certa frequenza delle relazioni sessuali di coppia anche tra ragazzi che hanno in realtà mondi affettivi significativamente diversi. Molti ragazzi sentono il peso della solitudine, temono di dover passare la vita in attesa di un ragazzo che possa rappresentare per loro il massimo ma nello stesso tempo temono che quel ragazzo ideale possa non arrivare mai, perché per loro la possibilità di incontrare altri ragazzi gay non dichiarati è, almeno nelle loro aspettative, piuttosto remota. Di qui l’idea di non attendere troppo e di provare a vivere una vita di coppia anche col presupposto che possa trattarsi di un’esperienza destina ad esaurirsi per le ragioni più varie. Questo significa che molte relazioni sessuali tra ragazzi gay nascono non dall’idea di giocare con la sessualità, come la gente spesso crede, ma dalla necessità di riempire dei vuoti affettivi, di creare comunque una coppia senza rinviare troppo. Si sceglie quindi tra ciò che esiste perché l’attesa di ciò che al momento non esiste è stressante e induce alla depressione. Con questi presupposti non è raro che le relazioni siano solo parzialmente soddisfacenti e che alla lunga la trasposizione delle esigenze affettive in chiave sessuale, puntando esclusivamente sul rapporto di coppia, mostri tutti i suoi limiti. Intendo dire che, quantomeno a livello affettivo la promiscuità è di fatto un’esigenza primaria perché in nessun caso il rapporto di coppia copre tutte le esigenze affettive dei ragazzi. Questo vale nelle coppie etero e vale a maggior ragione nelle coppie gay. Dall’esterno tutto questo è interpretato come promiscuità sessuale e questa interpretazione, interiorizzata dai ragazzi gay, non solo non li porta a forme di vera promiscuità sessuale ma li spinge a chiudersi anche sotto il profilo affettivo concentrando sul rapporto di coppia tutte le loro attese, cosa che carica il rapporto di coppia di ruoli di supplenza che non gli competono. Il miglioramento della vita sociale dei ragazzi gay, la possibilità di costruire amicizie e di incontrare altri ragazzi gay diminuirebbe i timori per il futuro, porterebbe a scelte di coppia che non sono in realtà delle forme di fuga dalla solitudine e sottolineerebbe il carattere di normalità dell’essere gay, con effetti benefici anche sulla vita di coppia. Il mito della promiscuità gay è ancora oggi una della ragioni che rendono problematica l’accettazione della omosessualità. Mi rendo conto che questo post va contro l’ondata delle interpretazioni comuni e che è una ben misera cosa, ma è almeno un tentativo di dire la verità sull’argomento.
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