domenica 25 marzo 2018

QUELLO CHE MI PIACE E QUELLO CHE NON MI PIACE NEL SESSO GAY

Ciao Project,
avevo grossi timori prima di parlare con te ieri sera, poi quei timori si sono dissipati e posso solo dire che parlare con te mi è stato veramente utile a mettere da parte tanti complessi inutili. Ho avuto una educazione molto cattolica, cosa che non ritengo del tutto negativa, ma che ha anche creato in me molti complessi verso la sessualità, e il fatto che io sia gay non ha certo facilitato le cose.
Comunque ieri sera non ho avuto problemi, è vero, ma mi sono comunque limitato a discorsi molto generali. Oggi vorrei entrare in questioni più specifiche sulle quali non ho nessuna possibilità di confrontarmi con altri ragazzi e poi, dove vivo io sarebbe non solo difficile ma anche rischioso perché qui l’omofobia è piuttosto diffusa.
Posso dirmi piuttosto fortunato perché frequento l’università in una grande città e ho la mia autonomia, a 22 anni, quasi 23, le mie esperienze sessuali le ho fatte anche se con risultati molto variabili. Ci sono delle cose che non mi piacciono affatto, prima di tutto che ci si veda soltanto per fare sesso e poi ciao, ci vediamo la prossima volta, è assurdo pensare di stare con un ragazzo solo per fare sesso con lui. Non sopporto le indecisioni, il fatto che uno si aspetti che l’altro si decida a fare sesso e che l’altro faccia finta di niente, un atteggiamento del genere mi sembra odioso, il sesso non si deve chiedere come una grazia, ma deve venire spontaneo, altrimenti il rapporto non è paritario.
Ma entriamo nello specifico. Mi piacciono i ragazzi che non si fanno pregare, che fanno la prima mossa, che non giocano di rimessa, che fanno capire che sono veramente coinvolti. Permettimi di esprimermi liberamente, non mi piacciono i ragazzi che quando si preparano a fare sesso (si abbassano gli slip) non sono nemmeno in erezione, se non ce l’hai duro vuol dire che non sei veramente coinvolto sessualmente, se non è la mia stessa presenza a fartelo venire duro, che senso ha andare avanti? Probabilmente ci sono altre persone con le quali reagiresti con un’erezione molto rapida e decisa, lo dico perché io, se sono veramente coinvolto, reagisco immediatamente.
Non mi piacciono i ragazzi che si vergognano di essere eccitati, i ragazzi che se lo coprono con le mani, che vogliono spegnere la luce, che vogliono restare sotto le lenzuola. Ma che senso ha fare sesso con un ragazzo se non posso nemmeno vedere come è fatto? Uno mi ha detto che sono un guardone, ma se faccio sesso con te e la cosa a te sta bene, non capisco proprio che cosa hai da vergognarti.
Poi c’è tutta l’inconfessabile serie di complessi sulla dimensione del pene, sulla forma, sulla lunghezza, sulla grossezza, sul mantenere l’erezione ecc. ecc., qui forse posso capire di più le paure di tanti ragazzi e quello che dici tu, Project, mi sembra un po’ riduttivo. Almeno per me il fatto che il mio compagno sia ben dotato non è indifferente. Io prendo come modello il mio, che non è niente di speciale, ma mi sta bene, perché ci sono abituato.
Mi piacciono i ragazzi con il pene simile al mio, diciamo così, normale di dimensioni e dritto. Non ho mai incontrato ragazzi col pene curvo in modo accentuato, ne ho invece trovato uno con una fimosi stretta ed era un po’ complessato da questa cosa, ma devo dire che, salvo un po’ di perplessità iniziale non mi ha creato nessun problema, reagiva benissimo e per tanti aspetti (dimensione e forma) era anche ben al di sopra degli standard normali e dei miei in particolare. Con quel ragazzo non ho avuto problemi sessuali di nessun genere, ma la storia è finita perché è andato a vivere in Australia e mi è dispiaciuto molto, perché era un ragazzo buonissimo e di intelligentissimo.
Ma andiamo avanti, non mi piace il sesso rituale, ripetitivo, quello fatto con la faccia dura, senza sorridere e senza scherzare su quello che si sta facendo. Poi c’è una cosa fondamentale, anche se sono riuscito a realizzarla solo una volta, il sesso deve essere sicuro, il rischio deve essere ridotto a zero, si fa il test insieme prima di fare sesso, si aspetta il periodo finestra e si rifà il test, se è venuto negativo entrambe le volte, allora si può essere molto più tranquilli e si può fare sesso senza essere divorati dai dubbi e dalle preoccupazioni. Se uno non vuole fare il doppio test, allora si fa solo col preservativo e non ci possono essere discussioni, certo è molto meno coinvolgente, ma se lui lo vuole fare in modo più coinvolgente allora si deve adeguare all’idea del doppio test.
Ma andiamo ancora avanti. Durante il sesso si parla almeno un po’, non si sta sempre zitti, Un ragazzo mi ha raccontato che prima di conoscere me era stato con un altro ragazzo che gli diceva che non aveva un bel pene, ecco, una cosa di questo genere la ritengo odiosa, non vuoi stare con un ragazzo? Ok, te ne vai, ma se ci stai non puoi disprezzare la persona con la quale stai. Tra l’altro il ragazzo che veniva offeso aveva un pene normalissimo e pure molto reattivo, quando gliel’ho detto si è sentito molto gratificato, perché non se lo aspettava proprio. Io penso che dire a un ragazzo che ha un bel pene sia un complimento certamente molto gradito, dirgli che ce lo ha brutto è veramente offensivo.
C’è un atteggiamento psicologico che odio, ed è, dopo aver fatto sesso con un ragazzo, dire che lo hai fatto solo per lui ma che a te non interessava veramente. Ma allora che ci sei stato a fare? Per fare un’opera buona? Questo è un ragionamento di una ipocrisia inaccettabile. Un’altra cosa che non mi piace affatto è la mancanza di reciprocità, cioè il fatto che quando hai fatto quello che volevi fare, la cosa è finita e ciao, e il tuo compagno al massimo si può masturbare da solo. Una cosa del genere è terribile, l’ho sentita raccontare ma non mi è mai capitata, penso che avrei reagito malissimo.
Altra cosa odiosa usare per un ragazzo dei vezzeggiativi femminili. Se vuoi stare con una ragazza, vacci, ce ne sono tante non c’è nessun motivo per correre dietro a un gay. Altra questione odiosa: raccontare a uno come fa sesso un altro ragazzo che quel ragazzo conosce. Non c’è niente di più odioso. Il sesso si fa in due e non si racconta agli altri. Io qui sto parlando di sesso con Project che non sa chi sono e certo nel raccontare certe cose non ci metto sotto nome e cognome delle persone di cui sto parlando.
Altra cosa che non sopporto: gli atteggiamenti di superiorità, il fare la parte del maestro di sesso, di quello che ha capito tutto e deve insegnare agli altri come si fa. Le persone che si prendono troppo sul serio non fanno che mettere in mostra la loro stupidità.
Altra cosa importante, finito il sesso, non ci si saluta subito, si prende un caffè, un cioccolatino, si torna a una dimensione di vita ordinaria e poi ci si saluta. Le occasioni spontanee per fare un po’ di sesso possono essere molte, penso al fare la doccia insieme, che ha anche una dimensione giocosa (e mi è capitato), penso al ridere insieme, mi ha colpito una cosa che avevi detto, Project, sul gioco sessuale: il gioco è una via maestra verso una sessualità meno inibita, è verissimo e l’ho sperimentato direttamente.
E qui c’è da aprire il grosso capitolo della pratiche sessuali. A qualcuno potrà sembrare strano ma io amo le coccole, e soprattutto le coccole sessuali, come scambiarsi carezze anche intime ma senza nessuna finalità sessuale specifica, oltre quella di condividere la propria intimità anche fisica, proprio come uno scambio di calore affettivo. Mi piace moltissimo l’idea di addormentarsi nella braccia del proprio compagno, direi che è una delle cose più belle del sesso gay, poi c’è la masturbazione reciproca che penso piaccia a tutti senza eccezioni e per il sesso orale il discorso è più o meno lo stesso, anche se qui cominciano ad esserci i problemi relativi all’uso del preservativo, perché qui il rischio c’è e il preservativo va usato, anche se a tanti può sembrare una cosa del tutto innaturale e sgradevole, però, con l’unico ragazzo che ha accettato di fare il doppio test, lo abbiamo fatto senza preservativo ed è stato molto intimo e direi molto sgradevole.
Per quanto riguarda il sesso anale, dico subito non l’ho mai fatto ma non solo perché è la pratica sessuale più rischiosa, ma proprio perché non ho mai avuto fantasie sessali di questo tipo. Pensavo, anzi di essere un po’ fuori dalla norma proprio per questo, ma mi sono ricreduto. Dei cinque ragazzi coi i quali sono stato, uno solo mi ha proposto di fare sesso anale e c’è rimasto male quando gli ho detto di no. Con gli altri l’argomento non è stato minimamente toccato, nemmeno quando avevamo rapporti sessuali praticamente ogni giorno.
Certo, il buon senso vorrebbe che una coppia trovasse i suoi equilibri anche in termini di pratiche sessuali e che non ci fosse, in questo campo, alcun tentativo di imporre qualcosa a chi non la gradisce
Da tutto quello che ho scritto potrai pensare che ormai non ho dubbi e che so come comportarmi in ogni occasione ma non è così. C’è un ragazzo di cui mi sono innamorato e col quale non ho mai avuto il minimo contatto non dico sessuale ma neppure vagamente fisico, lo chiamerò Marco, beh, ti giuro, Project, non mi sono mai sentito tanto in imbarazzo come con lui, lo desidero anche sessualmente, vorrei tutto di lui, perché penso che sia proprio un ottimo ragazzo e vorrei passare con lui tutta la vita, se non lo hai capito, ne sono innamorato come non sono mai stato innamorato di nessun altro, ed è per questo che non so mai che cosa fare.
Sono arrivato ad una decisione, la prossima volta gli dirò che gli voglio bene e che quando lo sento al telefono mi sento felice, ma non gli dirò che vado anche in erezione, perché ho paura che possa spaventarsi, un po’ mi sembra una cosa stupida ma potrebbe anche succedere e io non lo vorrei perdere per nulla al mondo. Mi sento timidissimo, come se avessi 14 anni e fossi alla mia prima storia, ma probabilmente sono alla mia storia più importante.
I miei amici mi dicono che Marco non è bellissimo e che c’è di meglio e dovrei guardarmi intorno, ma io con Marco ho parlato più volte e mi è sembrato proprio una grande persona, cioè uno del quale ci si può fidare, uno che fa poche chiacchiere (io forse ne faccio troppe) ma fa quello che dice. Insomma, Marco non è il bel bambolotto da mostrare agli amici ma potrebbe essere il vero compagno di una vita. Domani lo vedrò, Project, e gli farò la mia prima dichiarazione, sono molto esitante, ma qualcosa mi dice che andrà tutto bene. Ti farò sapere.
B. G.
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venerdì 23 marzo 2018

DIFFICILI AMORI GAY E SOLITUDINE

Ciao Project,
è un po’ di tempo che mi pongo alcune domande alle quali non so trovare una risposta. Non ho un ragazzo e non ne cerco più uno ormai da anni, ma ho avuto un ragazzo, l’unico della mia vita. Ora a 45 anni, ormai dopo anni da quando ci siamo lasciati, continuo a pensare a lui. Ancora mi chiama al telefono di tanto in tanto e ho l’impressione che non stia bene. Prima si focalizzava sulla ricerca di un ragazzo e sul sesso. Ha tenuto anche comportamenti a rischio che sembra non abbiano provocato conseguenze, è stata una fase veramente convulsa, ma alla fine è rimasto solo. Io temo che possa scivolare nella depressione o peggio che ci sia già scivolato. Fare un discorso serio con lui è difficile, è aggressivo, nevrotico, reagisce a scatti, eppure tra noi qualcosa è rimasto. Continuo a pensare a lui spessissimo, quando non lo sento per un periodo più lungo mi prende un’ansia tremenda, ma alla fine mi chiama e allora per un po’ mi sento più tranquillo. Lui non è più il mio ragazzo e forse non lo è mai stato ma penso che non sia mai stato il ragazzo di nessuno, penso che nessuno sia stato capace di farlo stare veramente bene. Di me si fida, con me parla chiaro, non ha paura di mostrare le sue debolezze perché sa che non lo lascerò solo. Tempo fa ero anche io sicuro del fatto che non lo avrei mai lasciato solo e che avrei potuto spendere la mia vita per lui, poi anno dopo anno questa certezza ha cominciato a vacillare. Gli voglio bene e se potessi vivere per lui e con lui mi sentirei realizzato, almeno questo ancora lo penso, ma proprio il passare del tempo mi ha fatto capire che non staremo mai insieme, che lui continuerà a sognare cose e persone che non esistono e io sarò sempre e soltanto una valvola di sfogo nel momenti peggiori. Un ruolo di questo genere mi va stretto, però alla fine lo accetterei, come l’ho sempre accettato, ma prima pensavo, cioè speravo, che potesse servire a qualcosa, pensavo cioè di essere una medicina che serve a superare la malattia, ma mi sto rendendo conto che servo solo ad alleviare il dolore, ma non posso cambiare nulla di sostanziale. Mi prende una specie di scoramento perché vedo che gli anni passano e non solo le cose non migliorano, ma vanno sempre peggio, che lui è sempre più solo, che ogni tanto comincia a sentirsi abbandonato anche da me e che il nostro rapporto tende a diventare sempre più tenue, come se stesse proprio svanendo e questo mi fa paura. Io ho trovato un mio equilibrio, soprattutto perché lavoro, lui non ha un lavoro stabile e si adatta a fare di tutto per sbarcare il lunario ma è come se ormai avesse smesso di avere fiducia nel futuro. Io gli voglio bene, sono terrorizzato dall’idea che lui possa pensare che voglio fare una buona azione standogli vicino. Lui per me, nonostante i mille dubbi, è ancora una persona fondamentale, ma io per lui credo di essere molto meno, qualcosa più di zero, questo è vero, ma comunque qualcuno che non potrà cambiare la sua vita. Se mi chiedo, oggi come oggi, che cosa sarei disposto a fare per lui, mi rispondo che in fondo sarei disposto a fare ben poco, perché quello che io vorrei non è quello che vuole lui, e questa cosa non cambierà. Penso che più che un incontro di persone il nostro sia un incontro di due sogni, io ho incarnato il mio sogno in lui, anche se lui forse non ha niente a che vedere col mio sogno e lui ha incarnato in me alcune sue aspettative alle quali faccio di tutto per corrispondere, ma questa non è una storia d’amore. Quando lo vedo adesso, con qualche capello bianco, con un po’ di pancia, con il suo aspetto trascurato, penso che non è nemmeno l’ombra del bel ragazzo che è stato ma alla fine anche io sono parecchio decaduto, un uomo di mezza età che nella vita non ha realizzato nulla di serio e soprattutto nulla di suo, che si è innamorato di un ragazzo ma non è riuscito a tirarlo fuori dal pozzo della malinconia. Non so se questa è la cronaca di un fallimento,  Project, ma qualche volta mi sento proprio smarrito. In fondo ciascuno di noi è ingannato dai suoi stessi sogni e finisce per perdere il contatto con la realtà, ma questa non è una consolazione. Io non sono abbastanza per lui, non sono il suo tipo, me lo ha sempre detto, mi ha anche detto che mi vuole bene, ma vuole essere libero, randagio, solo, è come se avesse una smania di mettersi nei guai. Sai perché ti scrivo, Project? È presto detto: lui non mi chiama da 15 giorni e io comincio a stare malamente in ansia, continuo a pensare a lui e ho bisogno di sfogarmi, ma quando dico che penso a lui intendo dire che penso a lui con preoccupazione, perché so che non sta bene. Project, certe volte non ce la faccio proprio più ad andare avanti, ho sempre paura che possa accadergli qualcosa, che gli prendano momenti di malinconia profonda e che perda il controllo di se stesso. E io, che gli ho sempre detto che gli voglio bene, che cosa faccio? Dovrei darmi da fare per lui in concreto, ma non so come e allora lascio che il tempo passi e non faccio nulla e così scivolo anche io nel pozzo della depressione. Solo una sua telefonata mi potrebbe tranquillizzare, ma quella telefonata non arriva perché lui è perso in chissà quali malinconie o in chissà quali speranze irrealistiche, irrealistiche come le mie. È amore questo, Project? Certo è una cosa che mi lacera internamente. Ti lascio, poi, se vuoi, mandami due righe.
Paolo72
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martedì 20 marzo 2018

AMORE GAY E SESSO TRASGRESSIVO

Caro Project,
mi trovo in una situazione difficile che non avrei mai posto tra le ipotesi possibili. Ho 45 anni, ho avuto nella mia vita una sola storia seria con l’unico ragazzo col quale ho fatto anche sesso, lui ha 10 anni meno di me, la storia è stata bella, perché lui è uno onesto che parla chiaro e che con me si è comportato benissimo, ma nonostante tutto la storia è durata qualche anno e poi è finita, senza litigi e recriminazioni , ma è finita perché lui cercava altro e penso avesse anche ragione, perché io non mi credo affatto il compagno ideale. Da allora, e sono passati cinque anni,  lui ha avuto diversi ragazzi ma non è mai riuscito ad avere una storia con un minimo di stabilità e l’ho visto precipitare gradualmente in situazioni di disagio progressivamente più grave. Un po’ andava verso la depressione, un po’ verso entusiasmi troppo facili, è diventato sempre più dipendente dal sesso, che ormai non credo sia più per lui una soddisfazione, penso invece che sia diventato una specie di ossessione che gli ha fatto perdere tempo con gli studi e quindi con la possibilità di trovare un lavoro vero, ma soprattutto lo ha convinto di essere una specie di caso patologico e in realtà nei momenti peggiori può dare quell’impressione  ma io credo che sia soprattutto maledettamente solo. Lui sa che io non ho più avuto un ragazzo dopo di lui e ogni tanto mi chiama, specialmente quando sta peggio, io cerco di non deluderlo come posso, ma mi rendo conto che piano piano il dialogo tra noi si è ridotto solo a parlare di sesso. Mi chiede se mi ricordo di quando facevamo l’amore e gli rispondo di sì, perché me ne ricordo eccome, ma poi vedo che in realtà non è interessato al sesso come un modo per stare con ragazzo e per stare bene, ma come un modo di rievocare situazioni trasgressive vissute insieme, che finiscono per essere i ricordi dominanti e mi chiede in particolare e con insistenza se mi ricordo proprio di quel momenti e cerca di ricostruirli in modo molto dettagliato, e il discorso si ripete spesso, tanto da diventare certe volte l’unico argomento di conversazione. Da qualche mese ha cominciato ad andare da una psicologa, che mi sembra una brava donna, non invasiva, con lei parla ma probabilmente lei non lo conosce come lo conosco io. Project, certe volte mi chiedo che cosa posso fare per lui, perché gli voglio bene. È evidente che lui non vuole rimettersi con me e penso che al momento non voglia stare con nessuno ed è proprio questo che mi spaventa, perché penso che la solitudine possa essere una trappola senza uscita. Quando mi chiama, alle ore più improbabili del giorno e della notte, non so mai come reagire, cerco di assecondarlo, ma mi rendo conto che il dialogo è limitato, però penso che comunque è meglio di niente e poi, onestamente, mi fa proprio male vederlo così prostrato e dipendente, è come se ormai per lui tutto girasse intorno  al sesso trasgressivo, che per lui è un interesse proprio perché è trasgressivo. Qualche anno fa, quando non stavamo più insieme, lui mi ha parlato molto di sé e io so, come lo sa lui, il perché di tutto questo. Project, guarda, lui è un ragazzo di una intelligenza mostruosa, quando è veramente lucido, e poi è estremamente diretto, non fa mai giochetti psicologici, non segue strategie, e dice quello che veramente pensa. Io sento ancora una forte attrazione verso di lui, se dipendesse solo da me, non ci penserei due volte e mi rimetterei con lui, ma il fatto è che lui non vuole questo, probabilmente cerca una persona che condivida con lui il fascino del sesso trasgressivo per sentirlo come una cosa normale della quel si può anche parlare senza problemi e che può essere accettata. Project, quando dico sesso trasgressivo non ti immaginare cose folli, per lui la trasgressione eccitante è solo una, quella del tradimento, del doppio gioco, del tenere un piede in due scarpe, dell’andare a letto con uno senza dirlo all’atro, ma tieni presente che quando lui queste cose le ha fatte è stato lui stesso che poi lo ha detto, come se questo, chiamiamolo così, sesso con tradimento della fiducia, dovesse essere accettato e in qualche modo approvato. A parte il fatto che queste cose sono state rarissime eccezioni, anche se nella sua memoria hanno lasciato una traccia profonda. Aggiungo che un comportamento del genere, probabilmente, non avrebbe poi messo in crisi nulla, se fosse stato un’eccezione come in realtà era. Rimettermi con lui, oggi come oggi, è una eventualità assolutamente impraticabile, anche se penso che non sarebbe poi un’ipotesi tanto da scartare, non fosse altro perché io gli voglio bene veramente e lui con me ha un dialogo che non credo abbia con nessun altro. E allora che cosa fare? Se provassimo a rivederci ogni tanto, per esempio ogni due settimane, finiremmo inevitabilmente a letto a fare un po’ di sesso, che però sarebbe fortemente condizionato dai ricordi del sesso trasgressivo e alla fine pure lui si sentirebbe a disagio (è già successo). Io ho rinunciato ad avere un mio progetto per il futuro e il mio desiderio è quello di non lasciarlo solo, ma non so che cosa fare. Nei suoi momenti neri, quando cerco di aprire con lui un discorso più sostanziale, lui mi zittisce e mi chiede di non cambiare argomento e torniamo a parlare dei ricordi del sesso trasgressivo. La sua presenza nella mia vita è una costante ormai da molti anni e lo è tanto più adesso perché lo vedo a disagio. Non vuole che io gli dica che gli voglio bene e mi dice: “E basta con queste cose sentimentali!” E si torna ai soliti discorsi. Eppure non più di un paio di mesi fa, lo avevo visto in modo molto diverso, il rapporto con la psicologa funzionava e lui stava uscendo dall’idea quasi ossessiva di vivere, o meglio di non poter vivere una storia d’amore. In realtà, però, era come se avesse semplicemente accettato l’idea che non avrebbe mai avuto una storia d’amore, ma non perché nessuno si sarebbe innamorato di lui, ma perché lui non si sarebbe mai innamorato veramente di nessuno. Project, mi porto dentro tanta malinconia e non so che cosa fare, ne sono ancora innamorato e mi sento veramente allo sbando. I miei sogni non si combinano con i suoi, e io sono anche disposto ad adeguarmi ai suoi ma non so come e soprattutto temo di potere essere un rimedio peggiore del male. La storia finisce qui. Il futuro è molto incerto e non ho punti di riferimento di nessun genere. Che devo fare, Project?
Alessandro
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lunedì 26 febbraio 2018

COMING OUT OBBLIGATORIO

Caro Project,
sono il papà di un ragazzo gay e ho letto più volte il tuo forum insieme con mia moglie per capire come comportarci con nostro figlio e indubbiamente ci è stato utile. Non ti racconto delle nostre preoccupazioni e dei nostri dubbi e soprattutto delle incertezze su come cominciare un dialogo diretto con nostro figlio, ma alla fine ci siamo riusciti, e i nostri rapporti sono sempre stati buoni, o meglio sarebbero sempre stati buoni se non ci fosse stato un punto sul quale l’atteggiamento di nostro figlio ci preoccupava parecchio. Lui adesso ha 17 anni, ha un amico speciale, chiamiamolo così. In passato non potevo affrontare la questione con mio figlio in modo troppo diretto, dato che lui non lo faceva, cioè noi parlavamo spesso anche di sesso, soprattutto di prevenzione, ma io e mia moglie siamo stati sempre molto attenti a non intrometterci troppo nelle sue cose private. L’altro ragazzo, che si chiama Stefano, è venuto a casa nostra parecchie volte, e abbiamo parlato molto, è un ragazzo maturo e responsabile, ha cenato con noi e una volta è stato anche a dormire a casa nostra. Io conoscevo anche i genitori che mi sembravano ottime persone, fino a pochi giorni fa non sapevo che cosa sapessero del figlio poi Stefano ha parlato con noi in modo esplicito e ha detto che i suoi genitori sanno. Ho chiesto a Stefano se, secondo lui, sarebbe stato utile che noi parlassimo coi suoi genitori e ci ha detto di sì. Qualche giorno fa, nel pomeriggio io e mia moglie siamo andati a trovare i genitori di Stefano, presenti anche lui e mio figlio. All’inizio è stato un po’ imbarazzante, ma poi i ragazzi stessi ci hanno tolto di impaccio. E qui viene il punto dolente. Io, mia moglie e i genitori di Stefano siamo stati tutti concordi nel consigliare ai ragazzi la massima prudenza, e anche Stefano era d’accordo, ma mio figlio non ne voleva sapere e ne faceva una questione di principio. In genere è molto ragionevole ma mi sembrava che in questo caso avesse preso proprio un’impuntatura. Abbiamo provato a farlo ragionare in tutti i modi possibili. Stefano gli ha ricordato l’esempio di un loro compagno che è stato messo in gravi difficoltà dai pettegolezzi degli altri compagni,  di alcuni genitori e anche di alcuni insegnanti, perché, anche se ti potrà sembrare incredibile, i professori che fanno pettegolezzi stupidi e che apostrofano i ragazzi in modo omofobo e maleducato, esistono ancora. C’è stato solo un argomento in grado di fare recedere mio figlio dall’impuntatura. Stefano gli ha detto: “Luigi, guarda, per te il coming out è una cosa fondamentale e dici che lo farai comunque, ma per me è una cosa assolutamente da evitare, non in assoluto, ma perché oggi come oggi non ce lo possiamo permettere, insomma, se tu vuoi sentirti libero di dichiararti, io non ti posso fermare, ma non posso nemmeno essere costretto a fare pure io una cosa che proprio non voglio fare. Cioè, se è proprio come dici tu – una questione irrinunciabile di dignità personale – beh, allora è bene che io mi metta da parte, perché non voglio sentirmi costretto a fare una cosa del genere.” Questo discorso ha messo in crisi mio figlio, che non accettava i discorsi di prudenza dei genitori ma era sensibile all’idea di non costringere il suo amico a fare qualcosa contro la sua volontà. Alla fine della serata, il clima sembrava tranquillo e noi tre ce ne siamo tornati a casa nostra, ma evidentemente nostro figlio non era affatto convinto. In macchina ha cominciato con noi una filippica che non la finiva più sul coraggio, sulla dignità, sul rispetto di se stessi, al punto che io gli ho detto che lui ormai sapeva quello che pensavamo noi e che io e sua madre ne avevamo parlato tantissimo ed eravamo giunti alle stesse conclusioni. Poi ho aggiunto: “Tu devi fare i conti prima di tutto con Stefano perché lo puoi mettere in grosse difficoltà.” Lui tendeva a minimizzare, a banalizzare, a fare a noi una predica moralistica, ma io ho chiuso il discorso: “Ovviamente sei libero di fare le tue scelte ma noi su questo terreno non ti seguiamo.” L’indomani, dopo la scuola è venuto a casa insieme con Stefano e, davanti a noi, ha litigato in modo furibondo con lui, cosa che non avrei mai creduto possibile, lo ha chiamato “vittima designata”, ha detto che era “plagiato dai genitori” e altre cose che evito di citare, al che Stefano si è alzato, ha salutato me e mia moglie (non mio figlio), ha preso la porta e se ne è andato. Mio figlio ha fatto una scenata con noi, mi sembrava proprio un’altra persona, alzava la voce, tentava di sfogarsi verbalmente contro Stefano e anche contro di noi. Mia moglie è intervenuta per chiudere la discussione, e ce ne siamo andati nella nostra stanza. Luigi se ne è andato in camera sua sbattendo la porta. Io e mia moglie ci siamo guardati negli occhi parecchio preoccupati, non conoscevano affatto questo lato di Luigi e la cosa ci turbava parecchio. La mattina seguente Luigi è uscito di casa presto per non incontrarci e non è rientrato alla solita ora dopo la scuola, ma verso le cinque del pomeriggio. Io non sapevo dove stesse Luigi e ho chiamato Stefano, che mi ha risposto: “Oh, ciao, senti adesso sono un po’ impicciato, ti  chiamo io appena posso.” Un discorso del genere poteva significare soltanto che Luigi e Stefano stavano insieme e non mi sono preoccupato. Poco dopo le cinque Stefano mi ha richiamato e mi ha detto che con Luigi erano arrivati a una “tregua” ma ha aggiunto che pensava che sarebbe riuscito a fargli cambiare parere. Quando Luigi è venuto a casa si aspettava una sottolineatura del fatto che era arrivato molto tardi, ma né io né mia moglie abbiamo detto altro se non che il pranzo era in tavola nei piatti, e che se voleva pranzare poteva farlo. Io e mia moglie ci siamo preparati per uscire di casa, eravamo già d’accordo che avremmo lasciato Luigi da solo per evitare scenate come quelle del giorno prima, ma lui ci ha fermato. “Dove state andando? Non uscite mai a quest’ora!” Mia moglie gli ha risposto: “Abbiamo pensato che forse stai meglio da solo e ti lasciamo i tuoi spazi…” Lui ha continuato: “E basta con queste storie! Un minimo di prudenza va bene… però appena ci saranno le condizioni favorevoli io il coming out lo faccio eccome, perché non voglio vivere nelle fogne ma alla luce del sole!” E allora anche io gli ho detto la mia: “No! Tu ancora non hai capito una cosa, finché tu stai con Stefano non sei tu che decidi ma dovete decidere insieme! Ma che ti credi che io e tua madre siamo andati sempre d’accordo su tutto? Qualche volta ha mollato lei e qualche volta ho mollato io … se no non si va avanti! ” Lui mi ha guardato in atteggiamento di sfida, ma anche con un mezzo sorriso beffardo: “Senti, papà, se sei in vena di prediche puoi anche andartene a fare la tua passeggiata, se io mollo non è certo perché tu e mamma e i genitori di Stefano vi fare prendere dalle paure … Io non voglio perdere Stefano, io cedo per questo.” Al che io sono stato zitto e ho alzato gli occhi al cielo. Io e mia moglie ci siamo rimessi il cappotto e Luigi ci ha detto: “Ordinate quattro pizze alla pizzeria per stasera, perché alle otto viene Stefano, a me napoletana e a lui capricciosa, ok?” “Ok!”. Non so se posso dire che ormai siamo fuori pericolo ma mi sembra che il peggio sia passato! La storia in fondo è banale e al momento sembra che sia finita bene, ma penso che possa essere utile a qualcuno.
Ovviamente puoi pubblicare la mail, i fatti sono quelli, ma non ci sono elementi sensibili. Grazie di tutto.
Danilo e Albina (nomi inventati, ovviamente)
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venerdì 23 febbraio 2018

COPPIE GAY E SEPARAZIONI IMMOTIVATE

Ciao Project,
ogni volta che parlo col mio ex fidanzato il mio cervello si mette in agitazione e comincio a pensare a mille cose. Il mio ex è un ragazzo onesto, è buono dentro, ha i suoi problemi irrisolti, ma ce li abbiamo tutti, ci siamo lasciati ormai da qualche anno ma non abbiamo mai perso i contatti. Quando mi chiama lo sto ad ascoltare con la massima attenzione e cerco di rispondere nel modo più serio possibile. Quando parla con me, ha l’abitudine di fare lunghe pause, cioè, comincia il discorso, poi si interrompe per alcuni secondi (non pochissimi) per rimettere insieme le idee e rispondermi in modo strettamente pertinente, poi riprende a parlare, si vede uno sforzo di dire la verità e di capire quello che voglio trasmettergli. Onestamente, sono contento che tra noi non sia finito tutto, perché questo vuol dire che lui non ha conservato di me un ricordo negativo. Tra noi le cose non hanno funzionato, o meglio hanno funzionato fino ad un certo punto, ma poi ci sono state delle incomprensioni. Oggi, a distanza di tempo, devo dire che quelle incomprensioni mi sembrano molto meno significative e in qualche modo mi accorgo di essermi lasciato spaventare da cose che in effetti non avevano poi nulla di speciale, anche se, devo dire, il suo comportamento e il suo modo di vedere le cose sono cambiati nel corso degli anni. Io, dopo di lui, sono rimasto solo e lui lo stesso. Qualche volta comincio a pensare alla fine della nostra storia e mi sembra solo il frutto di una serie di incomprensioni dipendenti una dall’altra, una specie di catena di eventi, che una volta partita diventa incontrollabile e che alla fine ci ha portato a dividerci, anche se in effetti non c’era nessuna motivazione seria per farlo. Io capisco che si possa lasciare il proprio ragazzo se c’è un’altra storia che sta nascendo, perché non puoi stare con due ragazzi contemporaneamente, ma quando ci siamo lasciati, lui non aveva un altro ragazzo e nemmeno io. E allora perché buttare via tutto?
Io ho avuto l’impressione che lui potesse sentirsi condizionato, forse meno libero, che una volta superato l’entusiasmi inziale lui abbia percepito il trasformarsi del nostro rapporto in routine, e proprio per questo mi sono sentito in dovere di parlarne con lui esplicitamente. Lui, a sua volta, ha interpretato le mie preoccupazioni come un modo diplomatico per dirgli che forse mi ero stancato di lui e quindi ha pensato che fosse suo dovere non farmi sentire legato e darmi una possibilità di uscita. L’idea che i discorsi dell’altro non fossero del tutto autentici ma nascondessero altre motivazioni, molto meno altruistiche, ha finito per condizionare i nostri discorsi e, passo dopo passo, abbiamo cominciato ad allontanarci pensando entrambi che fosse l’unica cosa da fare, ma questo, sempre dando per scontato che fosse l’altro a voler concludere il rapporto. Anche il momento del distacco, chiamiamolo così, definitivo è stato in effetti molto particolare, nessun risentimento e da parte di entrambi la sensazione di aver compiuto un dovere per il bene dell’altro. Dopo la separazione abbiamo sentito entrambi la mancanza dell’altro, ma abbiamo entrambi tenuto ferme le nostre posizioni, pensando che tornare indietro sarebbe stato in tentativo di legare l’altro. Ma tra noi non è accaduto quello che accade all’interno delle coppie che si dividono: noi abbiamo continuato a sentirci, non da fidanzati, non come coppia, ma nemmeno come semplici amici. Si capiva che tra noi c’era comunque un rapporto importante, per quanto riguarda me ne sono sicuro e per quanto riguarda lui le prove sono state evidenti. Però, comunque, non siam arrivati a rimetterci insieme, proprio per non condizionarci a vicenda. Forse il nostro rapporto aveva veramente bisogno di riorganizzarsi così come è adesso, senza vincoli, senza obblighi o formalità, forse il problema non era tra noi, ma consisteva nel fatto che avevamo in mente un modello di relazione di coppia che con noi aveva ben poco a che vedere, un modello quasi matrimoniale, che in effetti non poteva reggere. Siamo una coppia? Siamo una coppia aperta? Francamente non credo né una cosa né l’altra, semplicemente ci vogliamo bene e fino a questo momento  la nostra libertà non solo non ha distrutto, ma ha rafforzato il nostro rapporto. Non so dire se tra noi c’è amore, certamente c’è stato, ma forse adesso resta soprattutto un affetto profondo, un rispetto reciproco, un sentire che ci possiamo fidare uno dell’altro. Lui ha provato con altri ragazzi, ma alla fine non è riuscito a costruire nulla di duraturo con nessuno, qualche volta si è anche innamorato profondamente, ma non è stato ricambiato. Ha parlato spesso con me delle sue delusioni e anche sei suoi entusiasmi, sapeva benissimo che non avrei provato nessuna gelosia ma che avrei pensato soltanto alla sua felicità. Mi sono chiesto tante volte come reagirei se lui riuscisse prima o poi a costruire una storia d’amore forte e esclusivo, nel senso che potrebbe arrivare a dimenticarsi anche di me. Qualche volta penso che una cosa del genere non possa accadere, altre volte penso che farei fatica ad abituarmi all’idea di non sentirlo più, però poi, alla fine, mi arrenderei, se lo vedessi felice. Non siamo più giovanissimi, Project, siamo ormai oltre i 35, e alla nostra età si comincia a sentire il bisogno della stabilità. Project, c’è una cosa che non ti ho detto ma penso che sia importante, io non sto bene in salute, anche se non sono vecchio, ho molti problemi fisici, che sul momento non mi condizionano troppo, ma prevedo che con gli anni i miei problemi possano diventare problemi seri. Un legame di coppia stabile costringerebbe il mio ex a farmi da badante e questo gli rovinerebbe la vita. Con lui non ho mai parlato di queste cose, perché l’unica volta che ci ho provato è diventato terribilmente malinconico e ho dovuto cambiare discorso. Qualcosa mi spinge a pensare che anche lui non stia in ottima salute e che tenda a non farlo vedere, e penso che anche lui possa avere una paura simmetrica alla mia. Forse magari tornando insieme potremmo veramente vivere meglio entrambi superando i nostri freni psicologici. Che ne pensi, Project?
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mercoledì 21 febbraio 2018

RAGAZZI GAY E GENITORI OMOFOBI

Ciao Project,
ho 50 anni, non sono gay, ma ho un figlio gay di 25 anni e mi piacerebbe fare conoscere la mia esperienza ad altri genitori. Devo dirti che sono stato, negli ultimo due anni, un lettore assiduo dei tuoi siti che mi sono stati utilissimi. Ma cominciamo dall’inizio.
Sono nato nel 68, mi sono sposato giovane, nel 90, i miei pensavano che fosse troppo presto ma io l’ho voluto fare perché volevo vivere con mia moglie e non ho mai rimpianto quella scelta perché mia moglie è una persona che mi vuole bene veramente. Mio figlio, che qui chiamerò Diego, è nato nel 92, quando io avevo 24 anni ed ero un papà giovanissimo. Da piccolo Diego era un bambino molto vivace e curioso di tutto, che si sentiva molto il cucciolo di papà e mamma. Ho ricordi bellissimi di quel periodo (6-10 anni). Col crescere si è dimostrato anche bravo a scuola e molto responsabile, a 14 anni ha avuto le chiavi di casa. Tra noi c’è stato sempre un buon dialogo. Mia moglie non è mai stata una mamma-chioccia e ha cercato dai 14 anni in poi, di metterlo in contatto con ambienti sportivi in modo che potesse stare con altri ragazzi. A 14 anni Diego era già molto alto e giocava a basket a discreto livello, portava a casa i suoi compagni di squadra, li invita a pranzo, io e mia moglie cucinavamo e l’atmosfera era molto gradevole. Le cose sono andate avanti così fino ai 17 anni. Mio figlio non aveva mai portato a casa una ragazza e non aveva mai parlato di ragazze. In casa non avevamo mai parlato seriamente di sesso. Diego vedeva me e la madre che la sera vedevamo la televisione abbracciati e la cosa per lui era assolutamente naturale. Era capitato qualche volta di parlare un po’ di qualche trasmissione televisiva che accennava alla omosessualità. Sia io che mia moglie abbiamo sottolineato che ciascuno è quello che è e che solo le persone poco intelligenti possono avere pregiudizi in questo campo.
Vorrei chiarire che i nostri non erano atteggiamenti “politicamente corretti” assunti perché chi è di sinistra ragiona così. Io, in gioventù ho avuto un amico gay molto più grande di me, che forse si era innamorato di me, che per me è stato un secondo padre, se non ci fosse stato lui non so che fine avrei fatto ma credo che avrei corso molti rischi e molto seri. Anche mia moglie l’ha conosciuto ed è rimasta molto colpita. Insomma, la faccio breve, per me l’omofobia non esiste perché sarebbe la più radicale contraddizione della mia vita e della mia esperienza.
Quindi Diego, a casa, non mai respirato un’atmosfera omofoba. Comunque quando aveva 17 anni io e mia moglie abbiamo cominciato a porci delle domande, non eravamo prevenuti verso l’omosessualità, ma avere un figlio unico e sapere che è gay non è comunque una cosa facilissima da accettare, non fosse altro perché uno si chiede come si deve comportare per fare il genitore nel modo migliore. Avevamo notato che Diego stava molto spesso con un ragazzo che chiamerò Dany, erano inseparabili. Dany veniva spasso a casa. Diego e Dany (“D&D” così si chiamavano tra loro) andavano al campeggio insieme, passavano le vacanze insieme di Natale e di Pasqua in giro per l’Italia. Diego era contento e si vedeva. Io e mia moglie non ci siamo mai intromessi, però abbiamo capito che tra loro c’era qualcosa di più di una semplice amicizia. Diego però non ci aveva accennato nulla e noi non ce la sentivamo proprio di fare domande in proposito. Dany disegnava benissimo, i suoi disegni erano delle vere opere d’arte, e piano piano casa nostra fu piena dei disegni di Dany. Nel frattempo Diego aveva compiuto 18 anni. La festa di compleanno non era stata un’invasione di amici, come quella dei 17, ma era stata tutta centrata su una gita (Sabato e Domenica) con Dany. Qualche volta Diego restava a dormire a casa di Dany, noi non dicevamo nulla ma nel sottofondo però avevamo qualche preoccupazione, non per l’omosessualità ma per i possibili rischi per la salute e un po’ di ansia la sentivamo eccome. Ho pensato che non se ne potesse fare a meno e ho deciso di parlare con Diego. Siamo usciti insieme un pomeriggio e siamo andati alla villa comunale e gli ho detto: “A me e a tua madre Dany ci sta benissimo, ma abbiamo qualche preoccupazione per la salute…” Lui mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “abbiamo fatto il test tutti e due… e comunque lui non era mai stato con nessuno e nemmeno io.” Gli ho chiesto: “Ma i genitori di Dany lo sanno?” e lui mi ha risposto: “No! E questo è il problema più grosso, perché non sono come te e mamma… insomma Dany li teme.” Abbiamo parlato molto di questo fatto, Diego era veramente preoccupato. Dany avrebbe anche tagliato i ponti con la sua famiglia ma per lui sarebbe stato un trauma. Parlare con mio figlio non solo mi ha tranquillizzato ma mi ha fatto capire che ho un figlio d’oro e che posso ritenermi un padre felice. A casa ho raccontato a mia moglie del discorso fatto con Diego e lei mi ha guardato perplessa e mi ha detto: “Ma tu pensi che noi possiamo fare qualcosa per questi ragazzi?” Si riferiva al fatto di prendere contatto con la famiglia di Dany e di esplorare un po’ la situazione. Le ho risposto che su questo bisognava sentire non solo Diego ma soprattutto Dany. Un giorno che i ragazzi sono venuti a casa il discorso lo ha avviato proprio Diego, Dany sapeva già che noi sapevamo. Dany però era molto esitante, perché a casa sua nessuno sospettava nulla. In sostanza nessuno di noi quattro aveva le idee chiare. I ragazzi dovevano finire l’ultimo anno di liceo e poi sarebbero andati all’università, ovviamente insieme e in un’altra città, avrebbero fatto entrambi ingegneria e avrebbero preso anche un appartamentino monocamera insieme. Ma lo scoglio della famiglia di Dany restava un problema insoluto.  L’anno successivo i ragazzi sono andati all’università, e come previsto hanno condiviso un piccolo appartamento, metà delle spese le pagavamo noi e metà la famiglia di Dany. Le cose sembravano andare bene, i ragazzi erano contenti, poi Dany ha avuto la malaugurata idea di parlare chiaro con i suoi genitori e da lì è cominciato il disastro. Lo hanno minacciato, in pratica lo hanno minacciato di diseredarlo, e non è una cosa da poco perché è una famiglia che sta bene economicamente. Ho chiarito a Dany che in ogni caso la quota di legittima nessuna gliela avrebbe potuta togliere, ma lui nemmeno mi stava a sentire, voleva tagliare i ponti con la sua famiglia, evidentemente dopo il discorso di chiarimento, doveva essere stato trattato malissimo. La famiglia ha smesso di pagare le tasse universitarie e la quota dell’appartamento per costringere Dany e rientrare a casa, Dany voleva lasciare l’università e mettersi a lavorare ma lo abbiamo convinto che sarebbe stata una follia e che avrebbe fatto un danno grave anche Diego, perché studiando insieme ottenevano ottimi risultati, e lui si è lasciato convincere. Abbiamo pagato noi tutte le spese, che in fondo non erano poi una gran cosa. Dany però si sentiva in imbarazzo per questa cosa e noi non sapevamo che cosa fare per rimettere Dany di buon umore. Per fortuna poi i ragazzi sono stati molto impegnati nello studio e questi problemi sono passati in seconda linea. Ogni settimana o io o mia moglie ci facevamo un viaggetto fino a casa dei ragazzi per portare loro i pasti già cucinati per la settimana, in modo che non perdessero tempo per queste cose. Mia moglie lavava e stirava perché avessero gli abiti sempre in ordine, insomma, non li abbiamo lasciati soli e ormai si sono laureati entrambi brillantemente e hanno cominciato anche a lavorare, si tratta ancora di piccole cose, ma così si fanno conoscere e le prospettive si allargano. Purtroppo i genitori di Dany sono spariti, sembra incredibile ma è proprio così, si sono disinteressati del tutto del figlio, non avrei mai pensato che si potesse arrivare a tanto, ma è quello che è successo. Dany non li vede da anni, e poi adesso vive con Diego nella città dove hanno studiato e secondo me non hanno nessun desiderio di tornare nella città di origine. Noi li andiamo a trovare più o meno un weekend al mese e ci accolgono con entusiasmo. Dany è molto amareggiato dal comportamento dei suoi genitori ma ormai ha perso lo speranza che possa cambiare qualcosa.
Project, anche Diego e Dany ti conoscono e tu hai parlato con loro (prima con Diego e poi con Dany, dopo circa un mese, più o meno un anno fa), stai facendo un lavoro utilissimo. Mi piacerebbe molto che tanti genitori aprissero gli occhi e mettessero da parte i pregiudizi perché per un figlio gay vedere che i genitori tentano di forzare la sua libertà e poi spariscono quando si rendono conto che il figlio ha un suo mondo, significa perdere buona parte della visione positiva della vita. Dany aveva trovato Diego e poi ha trovato anche noi e tutto sommato, per lui la situazione non è stata distruttiva, ma se fosse stato solo sarebbe stato costretto a rinunciare agli studi e avrebbe finito per covare dentro di sé un risentimento violento, e tutto questo assolutamente senza nessuna ragione seria. Io ho un figlio gay ma è un ragazzo felice, né io né mia moglie abbiamo timori per il suo avvenire, perché è riuscito a realizzare quello desiderava e ora è un uomo adulto di cui andiamo orgogliosi, ha un ragazzo che ama e che lo ama e non resterà solo. Mi chiedo come sia possibile che ancora nel XXI secolo ci siano genitori tanto fuori dal mondo di pensare di poter abbandonare un figlio perché è gay. Tutto questo è veramente assurdo!
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giovedì 15 febbraio 2018

UNA COPPIA GAY CON UN AMICO SPECIALE

Ciao Project,
volevo raccontanti in breve la mia storia più recente, che è cominciata  in sordina ma che sta diventando la struttura portante della mia vita.
Ho 41 anni, quindi non sono più un ragazzo da un pezzo, ho avuto le mie storie, specialmente tra i 20 e i 30 anni, poi sotto il profilo sessuale sono entrato in una specie di limbo, mi sono dedicato soprattutto al lavoro e in pratica ho messo in stand by la mia vita affettiva-sessuale. Incontravo i miei amici, passavo le serate con loro e stavo bene ma l’idea di trovarmi un ragazzo l’avevo messa da parte. Il mio lavoro, che mi piace molto, mi coinvolgeva e occupava quasi tutto il mio tempo, il tempo rimasto lo dedicavo agli amici, questa condizione, diciamo così di sospensione della vita affettiva è andata avanti per diversi anni, direi quasi fino ai 38, poi ho incontrato Stefano, un ragazzo che ne aveva allora 25 anni, io ne avevo 39. Con Stefano è cominciato qualcosa di nuovo e di inaspettato, che all’inizio ho faticato molto a definire. Non era la classica storia d’amore, anche se lui è veramente un bel ragazzo. Lui ha la sua vita affettiva e sessuale, ha un ragazzo fisso e non lo lascerebbe certo per me. D’altra parte io non l’ho mai considerato come un possibile fidanzato e per la verità di fantasie sessuali su di lui ne ho avute ben poche, cioè è successo specialmente nei primissimi tempi, quando tendevo a inquadrare la relazione come una classica relazione di coppia, poi, man mano che mi sono reso conto che le cose non stavano così, sono sparite anche le fantasie sessuali. Stefano mi chiama più o meno una volta alla settimana, io gli mando un sms molto intenso nei giorni di festa o in risposta a sms mandatimi da lui. Non parliamo spesso ma tra noi si è creato un rapporto speciale che non riesco a definire, stiamo bene insieme, si creano dei momenti molto intensi ma lui sta col suo ragazzo e da quello che vedo per lui il suo ragazzo è veramente essenziale, me ne parla spesso ma non da innamorato da operetta, ne parla con rispetto, con stima, è evidente che si vogliono bene e che tra loro c’è una comunicazione seria, ma il suo ragazzo ha 21 anni e io ne ho 20 di più e questo fa la differenza, almeno è quello che io penso. Io penso che Stefano tenda a non caricare troppo il suo ragazzo parlandogli dei suoi problemi, in qualche modo lui sente di avere una funzione protettiva rispetto al suo ragazzo, tende a rassicurarlo. Ha parlato di me al suo ragazzo e ha insistito perché ci incontrassimo tutti e tre, cosa che è successa. Loro si scambiavano tenerezze davanti a me e la cosa non solo non mi turbava minimamente ma mi sembrava molto bella. Adesso il suo ragazzo, ogni tanto, mi telefona, soprattutto per sapere se Stefano è da me, io penso che si sia reso conto che non ha nulla da temere, e d’altra parte mettere in crisi la storia d’amore di un ragazzo di 21 anni che, tra l’altro, è la felicità di Stefano, sarebbe veramente una cosa squallida. Ma torniamo a Stefano. Ormai do per scontata la sua presenza, penso che sarà una costante della mia vita e già ora è un punto di riferimento fondamentale. Mi sono chiesto mille volte e continuo a chiedermi ogni giorno se la mia presenza possa in qualche modo danneggiare Stefano o il rapporto con suo ragazzo, perché potrei anche essere un elemento dirompente, però vedo che né Stefano né il suo ragazzo mi avvertono come un pericolo, il rapporto tra noi è assolutamente tranquillo, non credo affatto che il ragazzo di Stefano reciti con me fingendo simpatia per compiacere Stefano, lo vedo proprio sereno e a suo agio. D’altra parte io cerco di invadere il campo il meno possibile. Qualche tempo fa non sono stato bene e ho percepito nettamente la presenza sia di Stefano che del suo ragazzo. Sono venuti a trovarmi più volte, mi hanno telefonato entrambi più volte. Credimi, Project, certe volte non so proprio che cosa fare e cerco di mettermi da parte, di lasciare loro la massima libertà, anche, qualche volta, di non farmi trovare. Certe volte vorrei uscire da questo tipo di rapporto che per certi versi mi sembra strano ma poi non lo faccio perché mi rendo conto che non mi permettono di allontanarmi, che in qualche modo alla mia presenza ci tengono, che la ricercano. Mi sento quasi caricato di una responsabilità e non solo nei confronti di Stefano. Non posso negare che tutto questo sia per me anche profondamente gratificante, perché la mia vita affettiva gira ora completamente intorno a questi due ragazzi e mi sento finalmente vivo. Mi colpisce il fatto che tutto questo non abbia per me implicazioni sessuali e che io mi aspetti al massimo la prosecuzione delle cose così come sono adesso, cosa che però considero veramente importante. Non so se preferirei una normale relazione di coppia comprese le implicazioni sessuali, in fondo quella è solo un’ipotesi, mentre la presenza di Stefano e del suo ragazzo è una realtà e comporta un coinvolgimento affettivo molto forte e reciproco. Stefano mi considera “solo” un amico ma nel dire “solo” vuole specificare che la sua scelta di un compagno l’ha già fatta e resterà quella, ma ci sono altri livelli di implicazione nei quali una “semplice” amicizia può avere un peso enorme nel determinante l’equilibrio interiore di un individuo. Ti confesso, Project, che ho molta paura di poter fare danni che magari potrebbero manifestarsi a distanza di anni. So bene che tutto quello che va in qualche modo fuori schema presenta dei rischi , vorrei solo che tutto questo non si trasformasse col tempo da una bellissima relazione in un motivo di incomprensione e di risentimento. Al momento non c’è niente di simile e proprio per esorcizzare questa eventualità sto cercando di mettermi gradualmente da parte. Che ne pensi, Project? Ovviamente, se vuoi, puoi pubblicare la mia mail.
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martedì 13 febbraio 2018

AMORE GAY NON ESCLUSIVO

Ciao Project, ho visto che nel forum ci sono parecchi post dedicati agli ex e che non è molto raro che anche dopo la fine del rapporto di coppia si mantengano dei contatti importanti con il proprio ex, ed è quello che è capitato anche a me. Sono un quarantenne che nel corso della sua vita è stato con un solo ragazzo, più giovane di 11 anni. Ho voluto bene al mio ragazzo e ho anche sentito il suo affetto verso di me, penso sia stata per entrambi un’esperienza fondamentale. Io ero molto inibito e sostanzialmente incapace di capire il valore della sessualità vissuta in coppia, lui era molto più sciolto sessualmente ma tendeva a dare poco valore all’affettività, che per me è sempre stata fondamentale. Le nostre differenti visioni dei rapporti di coppia, inizialmente hanno creato qualche problema, ma poi, col passare degli anni, le nostre posizioni si sono sempre più avvicinate. In teoria tutto lasciava pensare che il nostro rapporto potesse continuare in modo tranquillo indefinitamente, ma non è accaduto così. In fondo i miei complessi erano ancora lì in buona parte e lui continuava ad avere resistenze a capire il fatto che per me volergli bene non era solo una questione di sesso. In fondo anche per lui non era una questione di sesso. Certe volte io non arrivavo a capire quanto lui avesse bisogno di un contatto sessuale e mi mettevo a parlare di cose molto teoriche e anche stupide, invece di mettermi veramente in sintonia con lui, lui si sentiva non capito, trascurato, io lo vedevo cambiare di umore e non capivo il perché. Quando aveva bisogno di sesso, nonostante la sua disinvoltura sessuale, non lo diceva sempre esplicitamente, anche perché sapeva che su quel terreno io ero spesso un po’ restio a seguirlo, sembra paradossale ma è così. Per un po’ le cose sono andare avanti così, poi mi ha detto chiaramente che mi voleva bene ma che lui aveva bisogno anche di altro. Sul momento ci sono rimasto male, poi mi è venuto in mente che lui è tanto più giovane di me e che forse il motivo di fondo è proprio quello. Gli ho detto che lo capivo benissimo e che non ci sarei rimasto male e l’ho anche incoraggiato a trovarsi un altro ragazzo. Quando poi lo ha trovato realmente sono andato in crisi, mi sentivo solo, in un certo senso sapevo che avevo fatto la cosa giusta ma la sua presenza mi mancava moltissimo. Lui aveva il suo ragazzo e stava anche bene con lui, almeno così sembrava, ma non mi ha abbandonato per questo. Quando parlavamo lo sentivo più sereno, meno nevrotico, e questo mi faceva stare bene. Io non lo chiamavo mai perché lui si sentisse libero, lui invece si faceva sentire, parlavamo abbastanza spesso su skype. Le nostre conversazioni non erano più quelle di due innamorati, ormai quella dimensione l’avevamo superata, ma erano comunque conversazioni di due persone che si stimano e che non vogliono perdersi e francamente non mi sembrava che il nostro rapporto avesse meno valore di prima, anche se forse per lui non era esattamente così. Ho conosciuto il suo ragazzo, che sapeva che lui era stato prima con me, e sono rimasto molto bene impressionato, era un ragazzo molto serio e gli voleva bene. La storia con questo nuovo ragazzo è andata avanti per quattro anni, poi è successa con lui una cosa simile a quella che era successa con me, non stavano più insieme ma continuavano a vedersi e penso anche a volersi bene. Un giorno viene da me, mi dice che vuole fare sesso con me ma aggiunge subito che è appena stato con l’altro suo ex. Io sono parecchio perplesso, gli dico che ci possono essere dei rischi per le malattie, lui mi dice: “Stiamo solo a letto insieme e tu mi abbracci… ok?” E abbiamo fatto così. Mi ha detto che l’altro suo ex sapeva che lui sarebbe venuto da me e non ha avuto problemi. Abbiamo parlato moltissimo. È stata una delle più belle nottate che ho passato con lui. È una storia di coppia la mia? Tecnicamente no, però, per quanto sia una cosa anomala, è comunque un modo di volersi bene. Lo dico con piena consapevolezza perché vedo che nessuno di noi tre, oggi come oggi, si sente a disagio per la nostra storia. Sappiamo tutti come stanno le cose e accettiamo la situazione senza problemi. Certo non è la storia di Cenerentola e del principe azzurro e, vista da fuori, può sembrare strana. Lui ama me ma anche il suo secondo ex, noi siamo stati abituati a pensare che i rapporti affettivi e più ancora quelli sessuali debbano essere esclusivi, che la fedeltà sia una virtù e che il tradimento sia una colpa grave, ma qui non c’è nessun tradimento, sappiamo tutti come stanno le cose. Non posso certamente dire di amare di meno il mio ragazzo perché lui sta anche con un altro, che poi è uno che gli vuole bene veramente. Perché dovrebbe rinunciare o a me o a lui? Francamente mi sentirei a disagio se il mio ex si dimenticasse veramente di me, ma se ha bisogno anche di un altro rapporto affettivo-sessuale, beh, non vedo perché ne debba fare a meno. Non mi sta imbrogliando, è tutto alla luce del sole e sono cose molto serie che possono avere un impatto importante sulla sua vita. Siamo proprio mosche bianche, Project? Ti è mai capitato di vedere situazioni simili? Mi piacerebbe conoscere il tuo parere e anche poter confrontare le mie esperienze con quelle di persone che hanno vissuto situazioni simili.
Peter
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giovedì 8 febbraio 2018

CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO

È da molto tempo che non scrivo sul tema dei rapporti tra Chiesa cattolica e Gay. Indubbiamente Papa Francesco non ha alimentato crociate contro gli omosessuali come aveva fatto più volte il suo predecessore Benedetto XVI, e questo fatto ha acceso speranze circa un ipotetico cambiamento di rotta della Chiesa cattolica in tema di omosessualità e circa ipotetiche aperture dello stesso Papa Francesco verso i gay. Dico ipotetiche perché, prima di diventare papa, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires si era espresso con parole molto nette contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali (https://gayproject.wordpress.com/2013/0 … osessuali/), e anche il Sinodo sulla Famiglia, si era risolto in un fuoco di paglia e in una sostanziale riaffermazione del “magistero” di Benedetto XVI in materia di omosessualità. Non credo affatto che papa Francesco abbia mai avuto vere aperture verso i gay, ma ammesso e non concesso che le abbia avute, quello che è certo è che, come era assolutamente ovvio aspettarsi, di fatto, non è cambiato nulla. Il Catechismo, come era scontato, non è stato modificato e le cosiddette aperture si sono manifestate per quello che erano, ossia come dei tentativi di salvare la faccia.
Sono sempre rimasto stupito dall’insistenza con la quale gli omosessuali cattolici hanno cercato l’approvazione della Chiesa, un’approvazione sostanzialmente impossibile, che richiederebbe una revisione dottrinale profonda e la rinuncia della Chiesa alla pretesa dogmatica di essere l’infallibile interprete della volontà di Dio. La Chiesa è una realtà storica che del messaggio di Cristo ha fatto spesso strame e che, come tutte le realtà storiche, è profondamente condizionata della sua stessa tradizione che finisce per sovrapporsi al messaggio evangelico e per confondersi con esso, oscurandolo.
Vorrei proporre alla vostra lettura un documento a firma dell’Arcivescovo di Torino, col quale l’Arcivescovo sospende un seminario facente parte della “pastorale degli omosessuali” perché ne sarebbe stato frainteso il significato. Non entro sul fatto che il significato sia o meno stato frainteso, ma voglio sottolineare che il documento è una prova evidente che nella Chiesa nulla è cambiato e nulla potrà cambiare in tema di omosessualità.
Riporto qui di seguito il testo del messaggio dell’Arcivescovo di Torino, che si può leggere sul sito della Diocesi (http://www.diocesi.torino.it/site/pasto … -nosiglia/)
“Pastorale degli omosessuali: intervento di mons. Nosiglia
Dichiarazione dell’arcivescovo di Torino del 5 febbraio 2018
Di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, del 5 febbraio 2018 riguardo alla pastorale degli omosessuali e agli interventi apparsi negli ultimi giorni su alcuni media:
A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti.
La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla  Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità.
È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco afferma e invita a compiere: “Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei confronti delle famiglie con figli omosessuali è necessario assicurare un rispettoso accompagnamento affinché coloro che manifestano una tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita” (n. 250).
Questo è lo scopo del percorso spirituale di accompagnamento e discernimento proposto in Diocesi. Esso vuole dunque aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro. Ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali, che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore (Gen. 1-2) come donazione reciproca e feconda. Questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede.
Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la “Amoris Laetitia” precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” (n. 251).
Alcune pubblicazioni hanno fornito, in questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale. Poiché si tratta di persone in ricerca, che vivono situazioni delicate e anche dolorose, è essenziale che anche l’informazione che viene pubblicata corrisponda alla verità e a una retta comprensione di quanto viene proposto, con spirito di profonda carità evangelica e in fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia.
Per questo ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento.
Mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino”
Qualcuno si è stupito di quanto scritto dall’Arcivescovo di Torino, ma va sottolineato che il documento dell’Arcivescovo non fa che citare alla lettera la Amoris laetitia di Papa Francesco, che tratta in modo brevissimo di omosessualità soltanto in due punti, che riposto integralmente qui di seguito:
“250. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni.[275] Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione»[276] e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita.[277] 
251. Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».[278] 
[275] Cfr Bolla Misericordiae Vultus, 12: AAS 107 (2015), 409.
[276] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr Relatio finalis 2015, 76.
[277]Cfr ibid.
[278] Relatio finalis 2015, 76; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede,
Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003), 4.”
Il documento di Papa Francesco si richiama alla Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, al Catechismo della Chiesa Cattolica, e alla Relazione finale del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia del 2015, che a sua volta dedica alla omosessualità solo il n. 76:
“76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (cf. MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).
Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”
La Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” della Congregazione per la dottrina della fede, del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Prefetto Joseph Ratzinger. (viewtopic.php?f=78&t=3349) La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità resta quindi esattamente quella sancita da Benedetto XVI.
Mi chiedo come facciano, oggi, i cattolici omosessuali a mantenere un atteggiamento di soggezione che comporta la subordinazione della coscienza individuale ad un “magistero” che nella sostanza non ha nulla di evangelico e non fa che perpetuare affermazioni di puro pregiudizio in netto contrasto con la verità scientifica e con l’esperienza quotidiana degli omosessuali.
Mi occupo di omosessuali da molti anni e conosco moltissimi omosessuali e molte coppie omosessuali, francamente, pensare che il piano di Dio per queste persone comporti l’obbligo della castità mi sembra un’affermazione veramente oscena.
Chi ha orecchio per intendere intenda!
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