domenica 10 aprile 2016
TEORIA DELL’INVERSIONE SESSUALE
Presento oggi la traduzione dell’intero capitolo 6 del trattato di Havelock Ellis sull’Inversione sessuale. Il capitolo affronta le varie teorie per spiegare l’inversione sessuale, da quelle freudiane a quelle decisamente più organiciste legate agli studi allora appena avviati sugli ormoni. In tutte queste teorie emerge però costante l’idea della femminilizzazione dell’omosessuale, idea che Haddington Symonds considerava del tutto irrealistica e che non prese mai seriamente in considerazione, ma che è stata in voga per decenni, lasciando anche oggi tracce condizionanti. È da osservare che nel trattato di Ellis si riscontra una impostazione che tende pregiudizialmente a non distinguere l’omosessuale dal transessuale ed è proprio questo fatto che accredita l’idea della femminilizzazione dell’omosessuale. In fondo le ricerche di Ellis non giungono, nella sostanza, a risultati sbagliati, ma quelle ricerche riguardano una platea di persone che non è ristretta ai soli omosessuali nel senso moderno del termine (distinti cioè dai transessuali e da altri fenomeni di vera sessualità intermedia, fisica o affettiva). L’opera di Ellis, pur iniziata in collaborazione con Addington Symonds, prese poi, nel corso degli anni e dopo la morte di Symonds, una strada autonoma. Nell’edizione del 1927, devo dire “purtroppo”, l’impostazione di Symonds, che conosceva in prima persona il mondo omosessuale, è stata messa da parte per dare spazio alle classiche teorie mediche sull’omosessualità, astrattamente congetturali e ancora piene di pregiudizi.
CAPITOLO 6
LA TEORIA DELL’INVERSIONE SESSUALE
L’analisi di questi casi conduce direttamente a una questione di primaria importanza: Che cos’è l’inversione sessuale? Si tratta, come molti vogliono far credere, di un vizio abominevole acquisito, che deve essere sradicato con la prigione? o è, come pochi affermano, una varietà benefica delle emozioni umane che dovrebbe essere tollerata o addirittura favorita? Si tratta di una condizione di malattia che qualifica chi ne è affetto per il manicomio? o è una mostruosità naturale, un umano “divertimento”, le cui manifestazioni devono essere regolate quando diventano antisociali? Probabilmente c’è un elemento di verità in più di uno di questi punti di vista. Punti di vista molto divergenti sull’inversione sessuale sono in gran parte giustificati dalla posizione e dall’atteggiamento del ricercatore. È naturale che l’ufficiale di polizia debba trovare che i suoi casi sono in gran parte meri esempi di vizio disgustoso e di crimine. È naturale che il direttore del manicomio debba scoprire che abbiamo principalmente a che fare con una forma di follia. È altrettanto naturale che l’invertito sessuale stesso debba scoprire che lui e i suoi amici invertiti non sono così diversi dalle persone normali. Dobbiamo riconoscere l’influenza della deformazione professionale e personale e l’influenza dell’ambiente.
Ci sono state due correnti principali quanto ai punti di vista sull’inversione sessuale: una che cerca di allargare la sfera dell’acquisito (rappresentata da Binet, – che, comunque, ha riconosciuto la predisposizione, – Schrenck-Notzing, e recentemente i freudiani), l’altra che cerca di allargare la sfera della congenito (rappresentata da Krafft-Ebing, Moll, Féré, e oggi dalla maggior parte degli autori). C’è, come di solito accade, verità in entrambi questi punti di vista. Ma, dato che coloro che rappresentano il punto di vista dell’inversione acquisita spesso negano ogni elemento congenito, siamo chiamati a discutere la questione. Il punto di vista secondo il quale l’inversione sessuale è interamente spiegata attraverso l’influenza delle prime associazioni, o della “suggestione”, è attraente e, a prima vista, sembra essere supportata da quello che sappiamo sul feticismo erotico, attraverso il quale i capelli di una donna, o un piede o anche l’abbigliamento, diventano il fulcro delle aspirazioni sessuali di un uomo. Ma si deve ricordare che ciò che vediamo nel feticismo erotico è soltanto l’esagerazione di un impulso normale; ogni amante è in qualche misura eccitato dai capelli della sua amante, o dal piede, o dagli indumenti. Anche qui, dunque, c’è realmente ciò che può essere ragionevolmente considerato come un elemento congenito; e, inoltre, c’è ragione di credere che il feticista erotico di solito mostri ulteriori elementi congeniti ereditari di nevrosi. Pertanto, l’analogia col feticismo erotico non porta molto aiuto a coloro che sostengono che l’inversione è puramente acquisita. Si deve inoltre rilevare che questo argomento a favore dell’inversione acquisita o suggerita comporta logicamente l’affermazione che la sessualità normale è anch’essa acquisita o suggerita. Se un uomo viene attratto verso il proprio sesso, semplicemente perché il fatto o l’immagine di tale attrazione vengono portati davanti a lui, allora siamo costretti a credere che un uomo venga attratto verso il sesso opposto solo perché il fatto o l’immagine di tale attrazione è stata portata davanti a lui. Tale teoria è impraticabile. In quasi tutti i paesi del mondo gli uomini creano legami con altri uomini, e le donne con altre donne; se l’associazione e la suggestione fossero le uniche cause influenti, l’inversione, invece di essere l’eccezione, dovrebbe essere la regola per tutta la specie umana, se non, addirittura, per tutta la serie degli animali. Inoltre, dovremmo ammettere che l’istinto umano più fondamentale è costituito in modo da essere ugualmente ben adattato alla sterilità come a quella propagazione della specie che, come un dato di fatto, troviamo dominante in tutta la vita. Bisogna quindi mettere da parte del tutto l’idea che l’orientamento dell’impulso sessuale sia solo un fenomeno suggerito; una tale nozione è del tutto contraria all’osservazione e all’esperienza, e non si può inserire facilmente in uno schema biologico razionale.
I freudiani – sia le scuole ortodosse che quelle eterodosse – hanno talvolta contribuito, involontariamente o meno, a far rivivere l’idea ormai antiquata che omosessualità sia fenomeno acquisito, e, insistendo sul fatto che il suo meccanismo è un puramente psichico, anche se inconscio, hanno avvalorato l’idea che esso possa essere riadattato all’ordine normale con metodi psicoanalitici. Freud per primo ha steso una formulazione completa della sua visione dell’omosessualità in un piccolo e pregnante libro originale, Abhandlungen zur Sexualtheorie(1905), ed ha spesso toccato altrove l’argomento, come hanno fatto molti altri psicoanalisti, tra cui Alfred Adler e Stekel, che non appartengono alla scuola freudiana ortodossa. Quando gli invertiti sono studiati psicoanaliticamente, Freud crede che si constati che nella prima infanzia essi passino attraverso una fase di fissazione intensa ma breve su una donna, di solito la madre o forse una sorella. Poi, dato che una censura interna inibisce questo impulso incestuoso, essi lo superano da soli identificandosi con le donne e rifugiandosi nel narcisismo, e il sé diventa l’oggetto sessuale. Infine essi cercano maschi giovani simili a loro stessi, che amano come le loro madri li amavano. La loro ricerca degli uomini è determinata in questo modo dalla loro fuga dalle donne. Questo punto di vista è stato esposto non solo da Freud ma anche da Sadger, Stekel, e molti altri. [1] Freud stesso, tuttavia, è prudente nel precisare che questo processo rappresenta solo un tipo di stentata attività sessuale, e che il problema dell’inversione è complesso e diversificato.
Si può dire che questo punto di vista presuma una costituzione bisessuale come normale, e che l’omosessualità sorga dalla soppressione, a causa di qualche incidente, della componente eterosessuale, e dal percorso attraverso un processo autoerotico di narcisismo verso l’omosessualità. Su questa concezione freudiana generale dell’omosessualità si sono basate numerose varianti, e caratteristiche distinte sono state specificamente sottolineate, da singoli psicoanalisti. Così Sadger ritiene che, sotto l’individuo maschio amato dall’invertito, si nasconda una femmina, e che questo fatto può essere rilevato attraverso la psicoanalisi che rimuove lo strato superficiale del palinsesto psichico; egli ritiene che questa disposizione dell’invertito sia favorita da una mescolanza frequente di tratti maschili e femminili nei suoi parenti maschi; originariamente, “non è l’uomo che l’omosessuale ama e desidera, ma l’uomo e la donna insieme in un’unica forma”; l’elemento eterosessuale viene poi soppresso, e quindi rimane l’inversione pura. Inoltre, sviluppando il punto di vista Freudiano sull’importanza dell’erotismo anale (Freud, Sammlung Kleiner Schriften zur Neurosenlehre, vol. ii), Sadger pensa che sia anche la regola per un invertito passivo aver sperimentato l’erotismo anale nell’infanzia ed essere stato spesso sottoposto a clisteri, che hanno portato al desiderio dell’intromissione del pene nell’ano. (Medizinische Klinik, 1909, N. 2.) Jekels spinge questa dottrina oltre e dichiara che tutti gli invertiti sono in realtà invertiti passivi; l’invertito è, nel suo amore, egli afferma, insieme soggetto e oggetto; si identifica con la madre e vede nell’oggetto del suo amore la propria persona giovanile. E, Jekels si chiede, qual è lo scopo di questa riorganizzazione mentale? Può a malapena ottenere da altri, risponde, piuttosto che da parte della madre, la stimolazione della regione anale dell’oggetto, che è ormai diventato lui stesso, per procurarsi lo stesso piacere che durante l’infanzia ha vissuto quando sua madre soddisfaceva il suo erotismo anale. Jekels considera questo punto di vista come la continuazione e la concretizzazione dell’interpretazione di Freud; e il punto principale dell’omosessualità, anche quanto è passiva in modo evidente, diventa il desiderio di soddisfazione erotico-anale (L. Jekels, “Einige Bemerkungen zur Trieblehre,” Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Sept., 1913). La maggior parte degli psicoanalisti è cauta nel negare una base costituzionale o congenita dell’inversione, anche se lasciano la questione in background. Ferenczi, in un interessante tentativo di classificare l’omosessuale (Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Marzo 1914), osserva: “L’indagine psicoanalitica mostra che sotto il nome di omosessualità sono riuniti insieme i più vari stati psichici, da un lato vere anomalie costituzionali (inversione o omoerotismo soggettivo), dall’altro condizioni ossessive psiconevrotiche (omoerotismo oggettivo o omoerotismo ossessivo). L’individuo del primo tipo si sente essenzialmente una donna che desidera essere amata da un uomo, mentre l’altro rappresenta una fuga nevrotica dalle donne piuttosto che una simpatia per gli uomini.” La base costituzionale è molto chiaramente accettata da Rudolf Ortvay che sottolinea (Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Gennaio 1914) che la dottrina biologica dei caratteri recessivi e dominanti nell’ereditarietà contribuisce a rendere chiara la comparsa o la soppressione dell’omosessualità in una disposizione bisessuale. “Gli eventi infantili”, aggiunge, “che, secondo Freud, decidono i rapporti sessuali degli adulti, possono esercitare la loro funzione solo sulla base di una predisposizione biologica, essendo le impressioni infantili determinate dalla predisposizione ereditaria.” Isador Coriat, d’altra parte, pur riconoscendo due forme di inversione, incompleta e completa, afferma coraggiosamente che l’inversione non è mai congenita e mai trasmessa attraverso ereditarietà; è sempre “originata da un preciso meccanismo inconscio.” (Coriat, “Homosexuality,”New York Medical Journal, 22 Marzo 1913). Il punto di vista di Adler sull’omosessualità, come su altre condizioni collegate, differisce da quello della maggior parte degli psicoanalisti perché insiste sulla presenza di un difetto organico originario, che il soggetto cerca di trasformare in un punto di forza; egli accetta due componenti principali dell’inversione: una vaghezza quanto alle differenze sessuali e un processo di auto-assicurazione sotto forma di ribellione e di sfida, e anche la femminilità dell’invertito può diventare un metodo per guadagnare potere (A. Adler, Ueber den Neurösen Charakter, 1912, p. 21).
Il meccanismo della genesi dell’omosessualità avanzato da Freud non deve essere respinto in modo secco. Freud ha spesso manifestato l’intuizione del genio, e si astiene dal plasmare le sue concezioni in quelle forme rigide che sono state a volte adottate dagli psicoanalisti più dogmatici che lo hanno seguito. Né dobbiamo essere indebitamente scioccati dall’aria “incestuosa” del “complesso di Edipo”, [2] come è comunemente chiamato, che compare come componente del processo. La parola “incesto”, anche se è stata utilizzata dallo stesso Freud, sembra quasi una parola non corretta da applicare ai sentimenti vaghi ed elementari dei bambini, soprattutto quando quei sentimenti passano appena al di là di una fase di sentimenti non localizzata e quindi davvero pre-sessuale (nell’uso comune del termine “sessuale”), che può essere considerata naturale e normale. La concezione freudiana viene travisata e compromessa dall’affermazione che si tratta di “incesto”. [3] Quando un bambino ama sua madre con un intero amore, quell’amore comporta necessariamente i germi che nella vita adulta diventano separati e si sviluppano nell’amore sessuale, ma si è imprecisi nel dire che questo amore del bambino è “incestuoso”. È abbastanza facilmente immaginabile che il meccanismo psichico dello stabilirsi dell’omosessualità, in alcuni casi, sia stato corrispondente, al percorso descritto da Freud. Si può anche ammettere che, come gli psicoanalisti sostengono, il dichiarato horror feminæ occasionalmente ritrovato negli invertiti maschi possa plausibilmente essere considerato come il capovolgimento di una precoce e delusa attrazione femminile. Ma è impossibile considerare questo meccanismo invariabile o anche frequente. È abbastanza vero, e ho trovato ampie evidenze del fatto, che gli invertiti sono spesso strettamente legati alle loro madri, anche in misura maggiore di quanto accade di regola tra i bambini normali, e che spesso a loro piace essere costantemente in unione con le loro madri. Ma questa attrazione è molto fraintesa, se è considerata come un’attrazione specificamente sessuale. Infatti, il punto centrale di questa attrazione è che il ragazzo invertito sente vagamente la propria indole femminile e così tralascia i divertimenti non congeniali e la frequentazione del suo stesso sesso per la simpatia e la comunità di gusti che trova concentrata in sua madre. Quanto meno una tale associazione è la prova di un’attrazione sessuale, tanto più essa più essere ragionevolmente considerata la prova della sua assenza; proprio così come l’associazione dei ragazzi tra di loro, e delle ragazze tra di loro, anche nelle scuole co-educative [scuole miste], è la prova della prevalenza del sentimento eterosessuale rispetto al sentimento omosessuale. La conferma di questo punto di vista può essere trovata nel fatto, trascurato e talvolta anche negato dagli psicoanalisti, che spesso, anche nella prima infanzia e contemporaneamente a questa comunità di sentimenti con la madre, il ragazzo omosessuale sta già sperimentando il fascino predominante del maschio. Lo sente molto prima dell’età in cui narcisismo tende a verificarsi, o in cui la coscienza di sé è diventata sufficientemente sviluppata da permettere alla censura interna sulle emozioni non consentite di operare, o a qualsiasi fuga da esse di concretizzarsi. Inoltre, mentre la maggior parte degli autori sono stati raramente in grado di trovare una qualche prova evidente della attrazione sessuale del maschio invertito durante l’infanzia verso la madre o la sorella, [4] un’attrazione di questo tipo per il padre o il fratello sembra meno difficile da trovare, e se trovata, è incompatibile con il processo tipico freudiano. Ho potuto osservare che, tra le Storie qui riportate, ci sono almeno due chiari esempi di una tale attrazione durante l’infanzia. Va inoltre detto che qualsiasi teoria dell’eziologia dell’omosessualità che ometta di considerare il fattore ereditario dell’inversione non può essere ammessa. L’evidenza della frequenza dell’omosessualità tra i parenti stretti dell’invertito è ormai indiscutibile. L’ho ritrovata in una parte considerevole dei casi, e in molti di questi l’evidenza è indiscutibile e del tutto indipendente dalla dichiarazione del soggetto stesso, il cui parere potrebbe essere considerato forse di parte o inaffidabile. [5] Questo fattore ereditario sembra infatti essere richiamato dalla stessa teoria freudiana. A proposito di questa teoria abbiamo bisogno di sapere come sia possibile che il soggetto passi attraverso fasi psichiche, e raggiunga una disposizione emotiva, così diversa da quella della persona normale. L’esistenza di una tendenza ereditaria definita in una direzione omosessuale rimuove tale difficoltà. Freud stesso riconosce questo e chiaramente afferma una costituzione psico-sessuale congenita, che deve coinvolgere la predisposizione. Sulla base di un sondaggio generale, quindi, sembrerebbe che, sul versante psichico, possiamo accettare la realtà dei processi dinamici inconsci, che in casi particolari possono essere di tipo freudiano o simile. Ma mentre lo studio di tali meccanismi può illuminare la psicologia dell’omosessualità, essi lasciano inspiegati i fattori organici fondamentali ora accettati dalla maggior parte degli autori. [6]
Il modo più razionale di considerare l’istinto sessuale normale è di considerarlo un impulso biologico innato, che raggiunge il pieno sviluppo intorno al tempo della pubertà. [7] Durante il periodo dello sviluppo la suggestione e l’associazione possono venire a giocare un ruolo nel definire l’oggetto dell’emozione; il terreno è pronto, ma la varietà dei semi che possono prosperare in esso è limitata. Che ci sia una maggiore indefinitezza nello scopo dell’impulso sessuale in questo periodo si può ben crederlo. Ciò è dimostrato non solo da occasionali e timidi segnali di emozione sessuale diretti verso lo stesso sesso durante l’infanzia, ma dal carattere spesso ideale e non localizzato della passione normale anche durante la pubertà. Ma il canale dell’emozione sessuale non è per questo deviato in un percorso anomalo. Ogni volta che questo accade siamo tenuti a credere, e abbiamo molte ragioni per credere che, si tratta di un organismo che sin dall’inizio era anormale. Lo stesso seme della suggestione è seminato in vari terreni; in molti si spegne; in pochi fiorisce. La causa può essere solo una differenza nel terreno.
Se, dunque, dobbiamo postulare un’anomalia congenita per spiegare in modo soddisfacente almeno gran parte degli invertiti sessuali, in che cosa consiste questa anomalia? Ulrichs ha spiegato la questione dicendo che negli invertiti sessuali un corpo maschile coesiste con un’anima femminile: anima muliebris in corpore virili inclusa. Anche autori scientificamente eminenti, come Magnan e Gley, hanno adottato questa frase in una forma modificata, ritenendo che nell’inversione un cervello femminile è combinato con un corpo maschile o con ghiandole maschili. Questa, tuttavia, non è una spiegazione, cristallizza soltanto in un epigramma un’idea superficiale della questione. [8]
Possiamo probabilmente cogliere meglio la natura dell’anomalia se riflettiamo sullo sviluppo dei sessi e sulla bisessualità organica latente in ciascun sesso. In una fase iniziale di sviluppo i sessi sono indistinguibili, e per tutta la vita rimangono le tracce di questa primo terreno comune del sesso. Il pollo femmina mantiene in una forma rudimentale gli speroni che sono così grandi e formidabili nel suo signore, e, talvolta, essa sviluppa la capacità di cantare, o mette il piumaggio maschile. Tra i mammiferi il maschio possiede capezzoli inutili, che di tanto in tanto si sviluppano anche in seni, e la femmina possiede un clitoride, che è solo un pene rudimentale, e può anche svilupparsi. La persona sessualmente invertita di solito non possiede alcuna esagerazione di questi segni di comunità con l’altro sesso. Ma, come abbiamo visto, nelle persone invertite c’è un buon numero di più sottili approssimazioni al sesso opposto, sia sul piano fisico che sul piano psichico. Mettendo la materia in una forma puramente speculativa, si può dire che al concepimento l’organismo è dotato di circa il 50 per cento di germi maschi e di circa il 50 per cento di germi femminili, e che, col procedere dello sviluppo, o i germi maschili o quelli femminili prendono il sopravvento, fino a quando nell’individuo pienamente sviluppato rimangono solo pochi germi abortiti del sesso opposto. Nell’omosessuale, tuttavia, e nel bisessuale, possiamo immaginare che il processo non si è svolto normalmente, a causa di alcune peculiarità nel numero o nel carattere dei germi originali maschili o dei germi femminili, o di entrambi, il risultato è che abbiamo una persona che è organicamente intrecciata in una forma che è più adatta all’esercizio dell’impulso sessuale invertito rispetto all’impulso sessuale normale, oppure è altrettanto attrezzata per entrambi. [9]
La concezione della bisessualità latente di tutti, maschi e femmine, non può non essere abbastanza evidente agli osservatori intelligenti del corpo umano. Emerge in un primo periodo nella storia del pensiero filosofico, e fin dall’inizio è stata occasionalmente utilizzata per la spiegazione dell’omosessualità. il mito di Platone nel Simposio e le statue di ermafroditi dell’antichità mostrano come menti acute, che lavoravano per la scienza, si esercitavano con questi problemi. (Per uno studio completamente illustrato dell’antica concezione dell’ermafroditismo nella scultura vedi L. S. A. M. von Römer, “Ueber die Androgynische Idee des Lebens,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. v, 1903, pp. 711-939.) Parmenide, seguendo Alcmeone, il medico filosofo che scoprì che il cervello è l’organo centrale dell’intelligenza, osserva Gomperz (Greek Thinkers, Eng. tr., vol. i, p. 183), usava l’idea di variazione della percentuale di elementi generativi maschili e femminili per spiegare le idiosincrasie di carattere sessuale. Dopo un immenso intervallo Hössli, il modista maschile svizzero invertito, nel suo Eros (1838) ripresentò di nuovo il punto di vista greco. Schopenhauer, ancora una volta, riconobbe dal punto di vista filosofico la bisessualità dell’individuo umano (vedi Juliusburger, Allgemeine Zeitschrift für Psychiatrie, 1912, p. 630), e Ulrichs, dal 1862 in poi, adottò una dottrina simile, su base platonica, per spiegare la costituzione “Uranista”. Dopo di ciò l’idea cominciò ad essere sviluppata più precisamente sul piano scientifico, anche se non, in un primo momento, con riferimento all’omosessualità, e più in particolare dai grandi pionieri della dottrina dell’evoluzione. Darwin sottolineò l’importanza dei fatti su questo punto, come più tardi Weismann, mentre Haeckel, che è stato uno dei primi darwiniani, negli ultimi anni ha chiaramente riconosciuto il peso sull’interpretazione dell’omosessualità del fatto che gli antenati dei vertebrati erano ermafroditi, come gli stessi vertebrati sono ancora nella loro forma embrionale (Haeckel, nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Aprile 1913, pp. 262-3, 287). Questo punto di vista, però, era stato proposto in precedenza da singoli medici, in particolare in America da Kiernan (American Lancet, 1884, e Medical Standard, Novembre e Dicembre 1888), e Lydston (Philadelphia Medical and Surgical Reporter, Settembre 1889, e Addresses and Essays, 1892).
Nel 1893, nel suo L’Inversion Sexuelle, Chevalier, allievo di Lacassagne – che aveva già usato il termine “ermafrodismo morale” per questa anomalia – spiegava l’omosessualità congenita con l’idea della bisessualità latente. Il Dr. G. de Letamendi, Preside della Facoltà di Medicina di Madrid, in un documento letto davanti al Congresso Medico Internazionale di Roma nel 1894, esposte un principio dell’ermafroditismo – un bipolarismo ermafrodita – che coinvolgeva l’esistenza di germi femminili latenti nel maschio, di germi maschili latenti nella femmina, germi latenti possono lottare per, e, talvolta, ottenere, la supremazia. Nel febbraio 1896, la prima versione di questo capitolo, che presentava la concezione dell’inversione come sviluppo psichico e somatico, sulla base di una bisessualità latente, fu pubblicata nel Centralblatt für Nervenheilkunde und Psychiatrie. Kurella (ib., Maggio 1890) ha adottato un punto di vista un po’ simile, sostenendo anche che l’inversione è una forma di transizione tra l’uomo completo o la donna completa e l’ermafrodita. In Germania, un paziente di Krafft-Ebing aveva elaborato la stessa idea, che collega l’inversione con la bisessualità fetale (ottava edizione della Psychopathia Sexualis, p. 227). Krafft-Ebing stesso in un primo momento semplicemente affermò che, congenita o acquisita, ci deve essere Belastung [una tara]; l’inversione è un “fenomeno di degenerazione”, un segno funzionale di degenerazione (Krafft-Ebing, “Zur Erklärung der conträren Sexualempfindung,” Jahrbuch für Psychiatrie, 1894). Nelle edizioni successive della Psychopathia Sexualis, tuttavia (dal 1896 in avanti, e in particolare nelloJahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901), si spinse più in là, adottando la spiegazione sulle base della bisessualità originaria (traduzione inglese della decima edizione, pp. 336-7). Usando più o meno lo stesso linguaggio che ho usato io, sostenne che c’era stato un conflitto tra i centri, e che l’omosessualità risulta da quel contrasto quando il centro antagonista a quello rappresentato dalle delle ghiandole sessuali ha la meglio, mentre ne risulta l’ermafroditismo psico-sessuale quando entrambi i centri sono troppo deboli per ottenere la vittoria, in entrambi i casi tale disturbo non sarebbe una degenerazione psichica o una malattia, ma semplicemente un’anomalia paragonabile ad una malformazione e abbastanza compatibile con la salute psichica. Questo è il punto di vista ormai ampiamente accettato dagli studiosi dell’inversione sessuale. (Molto materiale circa la storia di questa concezione è stato messo insieme da Hirschfeld, in Die Homosexualität, cap. xix, e prima in “Vom Wesen der Liebe”, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii, 1906, pp. 111-133.)
Un punto di vista simile o affine si ritrova ormai costantemente in autori di prestigio scientifico che solo incidentalmente si interessano allo studio dell’inversione sessuale. Così Halban (“Die Entstehung des Geschlechtscharaktere”, Archiv für Gynäkologie, 1903) riguarda l’ermafroditismo, che si estenderebbe alla sfera psichica, come uno stato in cui un impulso sessuale doppio determina il corso dello sviluppo fetale e lo sviluppo successivo. Shattock e Seligmann (“True Hermaphroditism in the Domestic Fowl, with Remarks on Allopterotism,” Transactions of Pathological Society of London, vol. vii, parte i, 1906), sottolineando che la semplice atrofia delle ovaie non può spiegare la comparsa nell’uccello femmina di caratteri maschili, che non sono regressivi ma progressivi, sostiene che tali uccelli sono davvero bisessuali o ermafroditi, o perché la singola “ovaia” è in realtà bisessuale, come era il caso del pollo che ha esaminato, o perché le ghiandole sessuali sono accoppiate, una di sesso maschile e l’altra femminile, oppure perché c’è del tessuto maschile fuori luogo in un viscere vicino come il surrene o il rene, e gli elementi maschili si affermano quando gli elementi femminili degenerano. L’”Ermafroditismo”, concludono, “lungi dall’essere un fenomeno del tutto anomalo tra i vertebrati superiori, dovrebbe essere considerato piuttosto come un ritorno alla fase ancestrale primitiva in cui il bisessualismo era la disposizione normale …. Una volta chiarita la questione del vero ermafroditismo nell’uomo, sorge la domanda se non si verificano gradi minori …. una prova remota di bisessualità nel soggetto umano può, forse, essere fornita dal fenomeno psichico della perversione sessuale e dell’inversione.” Allo stesso modo in un caso di caratteri secondari maschili unilaterali in un fagiano altrimenti femminile, C. J. James Bond ha più recentemente dimostrato (Sezione di Zoologia, Birmingham Meeting della British Medical Association, British Medical Journal, 20 Settembre, 1913) che un ovi-testicolo era presente, con tessuto ovarico degenerativo e con lo sviluppo di tessuto testicolare, queste isole di crescita attiva del tessuto maschile si possono trovare frequentemente, egli afferma, nelle ovaie che stanno degenerando delle femmine degli uccelli, che hanno messo un piumaggio maschile. Sir John Bland-Sutton, riferendosi al fatto che la conformazione esterna del corpo non offre alcuna certezza positiva sulla natura delle ghiandole sessuali interne, aggiunge (British Medical Journal, 30 ott, 1909): “È una giusta presunzione il fatto che alcuni esempi di frigidità sessuale e di perversione sessuale possano essere spiegati dalla possibilità che gli interessati possano possedere ghiandole sessuali opposte nel carattere a quelle indicate dalla configurazione esterna dei loro corpi.” Guardando la questione in modo più ampio e fondamentalmente nei suoi aspetti normali, Heape dichiara (Proceedings of the Cambridge Philosophical Society, vol. xiv, parte ii, 1907) che “non esistono animali totalmente maschi o totalmente femmine, ma tutti contengono un sesso dominante e un sesso recessivo, ad eccezione di quegli ermafroditi in cui i due sessi sono equamente rappresentati …. mi sembra che ci siano molte prove del fatto che non esiste una cosa come un maschio puro o femmina pura.” F. H. A. Marshall, ancora una volta, nel suo manuale standard, The Physiology of Reproduction (1910, p. 655 et seq.), è incline ad accettare la stesso punto di vista. “Se è vero”, osserva, “che tutti gli individui sono potenzialmente bisessuali e che circostanze diverse, che conducono ad un diverso metabolismo, possono, in casi eccezionali, anche nella vita adulta, causare lo sviluppo dei caratteri recessivi, sembrerebbe estremamente probabile che il dominio di un insieme di caratteri sessuali rispetto all’altro possa essere determinato in alcuni casi in una fase iniziale dello sviluppo in risposta ad uno stimolo che può essere interno o esterno.” Così anche Berry Hart (“Atypical Male and Female Sex-Ensemble,” una comunicazione letta davanti all’Edinburgh Obstetrical Society, British Medical Journal, 20 Giugno 1914, p. 1355) considera il maschio normale o la femminile normale individui che incarnano il massimo degli organi potenti del loro proprio sesso con un minimo di organi non potenti dell’altro sesso, con tratti sessuali secondari congruenti. Qualsiasi aumento in quel minimo comporta la diminuzione del massimo e la non congruenza dei caratteri secondari.
Vediamo così che l’antica concezione medico-filosofica della bisessualità organica avanzata dai Greci come la chiave per la spiegazione dell’inversione sessuale, dopo essere sparita dalla vista per duemila anni, è stata ripresa all’inizio del XIX secolo da due filosofi dilettanti che sono stati loro stessi invertiti (Hössli e Ulrichs), così come da un filosofo vero e proprio che non era invertito (Schopenhauer). Poi la concezione della bisessualità latente, indipendentemente dalla omosessualità, è stata sviluppata dal lato puramente scientifico (da Darwin e dagli evoluzionisti in genere). Nella fase successiva questa concezione è stata adottata dalle autorità scientifiche psichiatriche e di altre discipline che si occupano di omosessualità (Krafft-Ebing e la maggior parte degli altri studiosi). Infine, embriologi, fisiologi del sesso e biologi in generale, non solo accettano il concetto di bisessualità, ma ammettono che probabilmente esso aiuta a spiegare l’omosessualità. In questo modo si può dire che l’idea sia passata nel pensiero corrente. Non possiamo affermare che essa costituisca una spiegazione adeguata dell’omosessualità, ma ci consente in qualche modo di capire quello che per molti è un enigma misterioso, e fornisce una base utile per la classificazione non solo dell’omosessualità, ma anche delle altre anomalie sessuali miste o intermedie nello stesso gruppo. Le principali di queste anomalie sessuali intermedie sono: (1) l’ermafroditismo fisico nelle sue varie fasi; (2) il ginandromorfismo, o l’eunucoidismo, in cui gli uomini possiedono caratteri simili a quelli dei maschi che sono stati castrati precocemente e le donne possiedono simili caratteri maschili; (3) l’inversione sesso-estetica, o Eonismo (travestitismo di Hirschfeld o cross-dressing), in cui, al di fuori delle emozioni specificamente sessuali, gli uomini possiedono i gusti delle donne e le donne quelli degli uomini.
Hirschfeld ha discusso questi stadi sessuali intermedi in varie opere, soprattutto in Geschlechtsübergänge (1905), Die Transvestiten (1910), e cap. xi di Die Homosexualität. L’ermafroditismo (la cui realtà è stata solo di recente riconosciuta ed è ancora contestata) e lo pseudoermafroditismo; nelle loro varianti fisiche sono pienamente affrontati nella grande opera, riccamente illustrata, Hermaphroditismus beim Menschen, di F. L. von Neugebauer, di Varsavia. Neugebauer ha pubblicato uno studio precedente e più breve sull’argomento nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen vol. IV, 1902, pp. 1-176, con una bibliografia nel vol. viii (1906) dello stesso Jahrbuch, pp. 685-700. Hirschfeld sottolinea il fatto che né l’ermafroditismo né l’eunucoidismo sono comunemente associati con l’omosessualità, e che gran parte dei casi di travestitismo, come definito da lui, sono eterosessuali. La vera inversione sembra, tuttavia, che si trovi non di rado tra gli pseudoermafroditi; Neugebauer ne registra numerosi casi; Magnan ha pubblicato un caso di una bambina allevata come in ragazzo (Gazette médical de Paris, 31 Marzo 1911) e Lapointe un caso in un uomo cresciuto come una ragazza (Revue de psychiatrie, 1911, p. 219). Tali casi possono essere spiegati con l’allenamento e con le associazioni coinvolte dall’errore precoce nel riconoscimento del sesso, e forse ancora di più con una predisposizione davvero organica all’omosessualità, anche se i caratteri sessuali psichici non sono necessariamente legati alla coesistenza di corrispondenti ghiandole sessuali. Halban (Archiv für Gynäkologie, 1903) si spinge fino a classificare l’omosessuale come un “vero pseudo-ermafrodita”, esattamente paragonabile con un uomo con un seno femminile o con una donna con la barba, e propone di chiamare l’omosessualità “pseudo-ermafroditismo mascolino psichico”. Questo, tuttavia, è un’inutile e poco soddisfacente confusione.
Posizionare il gruppo di fenomeni omosessuali tra altri gruppi intermedi su una base bisessuale organica è una classificazione conveniente. Non la si può considerare certamente una spiegazione completa. È probabile che si possa, in ultima analisi, trovare una fonte più fondamentale di questi vari fenomeni nel gioco di stimolazione o inibizione delle secrezioni interne. [10] La nostra conoscenza dell’associazione intima tra gli ormoni e i fenomeni sessuali è già sufficiente a rendere comprensibile una tale spiegazione; la complessa interazione delle secrezioni ghiandolari interne e la loro responsabilità nel far variare disturbi in equilibrio potrebbe essere sufficiente a spiegare la complessità dei fenomeni. Questo sarebbe in armonia con ciò che sappiamo delle occasionali manifestazioni ritardate dell’omosessualità, e non sarebbe in contrasto con la loro natura congenita, perché sappiamo che uno stato disordinato del timo, per esempio, può essere ereditario, e si ritiene che lo stato linfatico possa essere o innato o acquisito. [11] I caratteri sessuali normali sembrano dipendere in gran parte dal coordinamento delle secrezioni interne, ed è ragionevole supporre che le deviazioni sessuali dipendono dal loro mancato coordinamento. Se un uomo è un uomo, e una donna una donna, (come dice Blair Bell) per la totalità delle loro secrezioni interne, gli stadi intermedi tra l’uomo e la donna devono essere prodotti dalla ridistribuzione di quelle secrezioni interne. [12]
Sappiamo che varie secrezioni interne possiedono un effetto sessuale significativo. Così l’atrofia del timo sembra essere collegata con lo sviluppo sessuale alla pubertà; la tiroide rafforza le ghiandole genitali; l’ipersviluppo surrenale può produrre in una femmina le caratteristiche secondarie del maschio, così come può causare sviluppo precoce di mascolinità; ecc. “Un’alterazione del metabolismo”, come suggerisce F. H. A. Marshall, “anche abbastanza tardi nella vita, può avviare cambiamenti nella direzione del sesso opposto.” Si può così trovare che processi chimici metabolici possono fornire una chiave per variazioni sessuali complesse e sottili, sia somatiche che psichiche, anche se dobbiamo ancora considerare tali processi come derivanti da una predisposizione innata.
Qualunque sia la sua ultima spiegazione, l’inversione sessuale può quindi ragionevolmente essere considerato un “gioco”, o una variazione, una di quelle aberrazioni biologiche che vediamo in tutta la natura vivente, nelle piante e negli animali.
Non stiamo affermando, come avrei cura sottolineare, che un istinto sessuale invertito, o un organo per tale istinto, è sviluppato nella prima vita embrionale; tale concetto viene giustamente respinto come assurdo. Quello che possiamo ragionevolmente considerare come formato in una fase iniziale di sviluppo è strettamente una predisposizione; vale a dire, quella modificazione dell’organismo che diventa più adattato rispetto all’organismo normale o medio a provare attrazione sessuale verso lo stesso sesso. L’invertito sessuale può quindi essere approssimativamente confrontato con l’idiota congenito, col criminale istintivo, o con l’uomo di genio, che non sono tutti rigorosamente concordanti con la variante biologica comune (perché questa differenza è di carattere meno sottile), ma che diventano un po’ più comprensibili per noi se consideriamo le loro affinità alle varianti. Symonds confrontava l’inversione al daltonismo; e tale confronto è ragionevole. Proprio come la persona daltonica ordinaria è congenitamente insensibile a quei raggi rosso-verdi, che sono appunto i più impressionanti per l’occhio normale, e dà un valore esteso agli altri colori, trovando che il sangue è dello stesso colore dell’erba e una carnagione florida è blu come il cielo, – così un invertito non riesce a vedere valori emotivi evidenti alle persone normali, trasferendo di quei valori su associazioni emotive che, per il resto del mondo, sono assolutamente diverse. Oppure si può confrontare l’inversione con un fenomeno come l’ascolto del colore, in cui non c’è propriamente un difetto come un’anomalia delle tracce nervose che producono combinazioni nuove e involontarie. Proprio come l’ascoltatore del colore associa istintivamente colori con suoni, come la giovane donna giapponese che osservava durante l’ascolto del canto, “la voce di quel ragazzo è di colore rosso!” così l’invertito ha le sue sensazioni sessuali collegate con oggetti che normalmente sono privi di interesse sessuale. [13] E l’inversione, come l’ascolto del colore, si trova più comunemente nei soggetti giovani, e tende a diventare meno marcata, o a spegnersi, dopo la pubertà . L’ascolto del colore, mentre è un fenomeno anomalo, questo va detto, non può essere definito una condizione patologica, ed è probabilmente molto meno frequentemente associato con altre stigmate anormali o degenerative rispetto all’inversione; vi è spesso un elemento congenito, indicato dalla tendenza alla trasmissione ereditaria, mentre le associazioni sono sviluppate molto precocemente nella vita, e sono troppo regolari per essere il semplice risultato della suggestione. [14]
Tutte queste variazioni organiche sono anormalità. È importante che noi abbiamo una chiara idea di ciò che è un’anormalità. Molte persone immaginano che ciò che è anormale è necessariamente patologico. Ma non è così, a meno che non diamo alla parola patologico un’estensione scomoda e illegittimamente larga. È sia scomodo che inesatto parlare di daltonismo, di criminalità e di genio, come di malattie nello stesso senso in cui si parla di scarlattina o di tubercolosi o di paralisi generale, come malattie. Ogni anormalità congenita è senza dubbio dovuta ad una peculiarità nello sperma o negli ovuli o nella loro mescolanza, o a qualche disturbo nel loro sviluppo iniziale. Ma lo stesso può dirsi senza dubbio delle normali differenze tra fratelli e sorelle. È ben vero che alcune di queste aberrazioni possono essere dovute a una malattia prenatale, ma chiamarle anormali non è cosa che si debba dare per scontata. Se si pensa che ci sia bisogno di una qualche autorità per sostenere questo punto di vista, facciamo fatica a trovarne una più pesante di quella di Virchow, che più volte ha insistito sul giusto uso della parola “anomalia”, e ha insegnato che, anche se un’anomalia può costituire un predisposizione alla malattia, lo studio delle anomalie-patologiche, come le chiamava lui, o della teratologia come forse preferiamo chiamarla noi – non è lo studio della malattia, che egli ha definito nosologia; lo studio dell’abnorme è perfettamente distinto dallo studio del morboso. Virchow ritiene che la regione dell’anormale sia la regione del patologico, e che lo studio della malattia debba essere considerato distintamente come nosologia. Se noi adottiamo questa terminologia, o se consideriamo lo studio dell’anormale come parte della teratologia, è una questione secondaria, che non pregiudica la giusta comprensione del termine “anomalia” e la sua dovuta differenziazione dal termine “malattia”.
Nel corso della riunione di Innsbruck della Società Antropologica Tedesca, nel 1894, Virchow così si è espresso: “Nei tempi antichi un’anomalia era chiamata πάθος, e in questo senso ogni deviazione dalla norma è per me un evento patologico, Se abbiamo costatato un simile evento patologico siamo spinti oltre a chiederci che cosa fosse il pathos, la causa specifica di esso … Questa causa può essere, per esempio, una forza esterna, o una sostanza chimica o un agente fisico, che produce nella condizione normale del corpo un cambiamento, un’anomalia (πάθος). Questa può diventare ereditaria in alcune circostanze, e quindi può diventare il fondamento di alcuni piccoli caratteri ereditari che si propagano in una famiglia; in se stessi appartengono alla patologia, anche se non producono lesioni, perché devo osservare che patologico non significa dannoso, non indica malattia, malattia in greco è νὁσος, ed è la nosologia che si occupa delle malattie. La patologia in alcune circostanze può essere vantaggiosa” (Correspondenz-blatt Deutsch Gesellschaft für Anthropologie, 1894). Queste osservazioni sono interessanti quando cerchiamo di trovare le più ampie basi di una anomalia come l’inversione sessuale.
Questa stessa distinzione è stata più recentemente sottolineata dal Professor Aschoff (Deutsche medizinische Wochenschrift, 3 Febbraio 1910,.. del British Medical Journal, 9 aprile 1910, p 892), contro Ribbert ed altri che vorrebbero indebitamente limitare il concetto di πάθος. Aschoff sottolinea che, non solo per il gusto della precisione e dell’uniformità terminologica, ma per ragionare con chiarezza, è auspicabile che si debba mantenere una distinzione rispetto alla quale Galeno e gli antichi medici erano molto precisi. Hanno usato πάθος come termine più ampio che coinvolge l’affetto (affectio), in generale, non necessariamente come compromissione del tessuto vitale; quando questo era coinvolto si usava νὁσος, malattia. Dobbiamo riconoscere la distinzione, anche se rifiutiamo la terminologia.
Bisogna dire qualche parola sulla connessione tra inversione sessuale e degenerazione. In Francia in particolare, fin dai tempi di Morel, delle stimmate della degenerazione si è molto parlato. L’inversione sessuale è spesso considerata come una di quelle: vale a dire, come una sindrome episodica di una malattia ereditaria, che prende il suo posto accanto ad altre stimmate psichiche, come la cleptomania e la piromania. Krafft-Ebing a lungo ha considerato in questo modo l’inversione; è il punto di vista di Magnan, uno dei primi investigatori dell’omosessualità; [15] ed è stato adottato da Möbius. A rigor di termini, l’invertito è un degenerato; si è allontanato dal suo genere. Tale è anche una persona daltonica. Ma la concezione di Morel di degenerazione è stata purtroppo banalizzate e volgarizzata. [16] Per come stanno adesso le cose, otteniamo ben poche informazioni o addirittura nessuna dal sentirci dire che una persona è un “degenerato”. È solo, come Näcke costantemente ha sostenuto, quando troviamo un complesso di anomalie ben marcate che siamo abbastanza giustificati nell’affermare che abbiamo a che fare con una condizione di degenerazione. L’inversione si ritrova talvolta in una tale condizione. Ho, infatti, già cercato di suggerire che una condizione di anormalità minore, diffusa può essere considerata come una base dell’inversione congenita. In altre parole, l’inversione è legata a una modifica dei caratteri sessuali secondari. Ma queste anomalie e modifiche non sono invariabili, [17] e di solito non sono di carattere grave; l’inversione è rara nella persona profondamente degenerata. Non è auspicabile chiamare queste modifiche “stigmate della degenerazione”, un termine che rischia di scomparire dalla terminologia scientifica, per diventare un mero termine di abuso letterario e giornalistico. Tanto si può dire di una concezione o di una frase, di cui si è fatto fin troppo uso nella letteratura popolare. Nel migliore dei casi rimane un’espressione vaga e inadatta per un uso scientifico. È ormai ampiamente riconosciuto che è poco utile descrivere l’inversione come una degenerazione. Näcke, che attribuiva significato alle stimmate della degenerazione quando erano numerose, è stato particolarmente attivo nel sottolineare che gli invertiti non sono degenerati, e spesso è tornato su questo punto. Löwenfeld, Freud, Hirschfeld, Bloch, Rohleder, tutti rifiutano la concezione dell’inversione sessuale come una degenerazione.
Moll non è ancora in grado di abbandonare del tutto la posizione secondo la quale, dato che l’inversione comporta una disarmonia tra la disposizione psichica e la conformazione fisica dobbiamo considerarla come morbosa, e riconosce (come Krafft-Ebing) giusto il punto di vista secondo i quale è al livello di una deformità, cioè, di una anormalità paragonabile all’ermafroditismo fisico. (A. Moll, “Sexuelle Zwischenstufen,” Zeitschrift für Aerztliche Fortbildung, n. 24, 1904) Näcke ha più volte sottolineato l’opinione che l’inversione sia un’anomalia congenita non morbosa; e nell’ultimo anno della sua vita, ha scritto (Zeitschrift für die Gesamte Neurologie und Psychiatrie, vol. xv, Heft 5, 1913): “Non dobbiamo concepire l’omosessualità come una degenerazione o una malattia, ma tutt’al più come un’anomalia, a causa di un disturbo dello sviluppo.” Löwenfeld, un osservatore clinico sempre prudente e sagace, concordando con Näcke e Hirschfeld, riguarda l’inversione certamente come un’anomalia, ma non per questo morbosa; essa può essere associata con la malattia e la degenerazione, ma di solito è semplicemente una variazione dalla norma, non deve essere considerata come morbosa o degenerata, e non deve sminuire il valore dell’individuo in quanto membro della società (Löwenfeld, Ueber die sexuelle Konstitution, 1911, p. 166; anche Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Febbraio 1908, and Sexual-Probleme, Aprile 1908). Aletrino di Amsterdam spinge l’opinione che l’inversione sia un’anomalia non morbosa ad un estremo indebito asserendo che “l’uranista è una normale varietà della specie homo sapiens” (“Uranisme et Dégénérescence,” Archives d’Anthropologie Criminelle, Agosto-Settembre 1908); l’inversione può essere considerata (nel senso corretto del termine qui adottato) una anomalia patologica, ma non una varietà umana antropologica paragonabile al Negro o all’uomo della Mongolia. (Per ulteriori opinioni a favore dell’inversione come anomalia, vedere Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 388 e segg.)
L’inversione sessuale, quindi, rimane una anomalia congenita, da classificare con altre anomalie congenite che hanno concomitanze psichiche. Per lo meno tale anomalia congenita di solito esiste come una predisposizione all’inversione. È probabile che molte persone passino attraverso il mondo con una predisposizione congenita all’inversione che rimane sempre latente e non risvegliata; in altre persone l’istinto è così potente che si apre a forza la sua strada a dispetto di tutti gli ostacoli; in altre ancora, la predisposizione è più debole, e una potente causa eccitante ha un ruolo predominante.
Siamo così condotti alla considerazione delle cause che eccitano la predisposizione latente. Una grande varietà di cause è considerata capace di eccitare l’inversione sessuale. È solo necessario parlare di quelle che ho trovato influenti. La prima che ci si presenta è il nostro sistema scolastico, con la sua segregazione dei ragazzi e delle ragazze separati gli uni dalle altre, durante i periodi della pubertà e dell’adolescenza. Molti invertiti non sono mai andati a scuola, e molti di coloro che ci sono stati passano attraverso la vita scolastica senza formare alcuna relazione appassionata o sessuale; ma ne resta un gran numero che data lo sviluppo dell’omosessualità dalle influenze e dagli esempi della vita scolastica. Le impressioni ricevute in quel periodo non sono meno potenti perché sono spesso puramente sentimentali e senza alcuna commistione sensuale evidente. Che siano sufficientemente potenti per generare da sole l’inversione permanente può essere dubbio, ma, se è vero che nei primi anni di vita gli istinti sessuali sono meno definitamente determinati rispetto a quando l’adolescenza è completa, e comunque concepibile, anche se non dimostrato, che un’impressione molto forte, che agisce anche su un organismo normale, possa causare l’arresto dello sviluppo sessuale sul lato psichico.
Un’altra causa che eccita l’inversione è la seduzione. Intendo dire l’iniziazione del giovane ragazzo o della ragazza da parte di qualche persona più grande e più esperta, in cui l’inversione è già sviluppata, e che cerca la gratificazione dell’istinto anormale. Questo sembra essere un incidente non raro nella storia degli invertiti sessuali. Che tale seduzione, a volte un atto brusco e sconsiderato di mera gratificazione sessuale – possa da se stessa produrre un gusto per l’omosessualità è altamente improbabile; in individui non già predisposti è molto più probabile che produca disgusto, come nel caso del giovane Rousseau. “Può essere sedotto solo colui che”, come dice Moll, “è in grado di essere sedotto.” Non c’è dubbio che accade di frequente in queste, come spesso accade in più normali “seduzioni”, che la vittima abbia offerto un invito volontario o involontario.
Un’altra causa eccitante dell’inversione, alla quale di solito è attribuita poca importanza, ma che trovo avere un certo peso, è la delusione nell’amore normale. Succede che un uomo in cui l’istinto omosessuale è ancora solo latente, o in ogni caso tenuto in uno stato di repressione, cerchi di formare una relazione con una donna. Questa relazione può essere ardente su uno o entrambi i lati, ma – spesso, senza dubbio, per l’omosessualità latente dell’amante – finisce nel nulla. Queste delusioni d’amore, in una forma più o meno grave, si verificano in un momento o in un altro per quasi tutti. Ma in queste persone la delusione provata con una singola donna costituisce un motivo abbastanza forte per produrre il disgusto nell’amante verso tutto il sesso femminile e per rivolgere la sua attenzione verso il proprio sesso. È evidente che un istinto che può essere deviato in questo modo difficilmente può essere forte, e sembra probabile che in alcuni di questi casi, l’episodio d’amore normale serva semplicemente per fare comprendere in modo chiaro all’invertito il fatto che egli non è fatto per l’amore normale. In altri casi, a quanto pare, – soprattutto quelli che sono un po’ deboli di mente e squilibrati, – una delusione d’amore avvelena veramente l’istinto normale, e un amore più o meno impotenti per le donne diventa un amore altrettanto impotente per gli uomini. La prevalenza dell’omosessualità tra le prostitute può essere, in larga misura, spiega con un disgusto simile e meglio fondato verso la sessualità normale. [18]
Questi tre fattori, quindi, – l’esempio a scuola, la seduzione e la delusione dell’amore normale, – che tutti allontanano il soggetto dal sesso opposto e lo fanno concentrare sul suo stesso sesso, sono le cause eccitanti dell’inversione; ma richiedono una predisposizione organica favorevole sulla quale agire, mentre c’è un gran numero di casi in cui assolutamente nessuna causa eccitante può essere trovata, ma in cui, dalla prima infanzia, l’interesse del soggetto sembra essere rivolto al suo sesso, e continua ad essere rivolto nello stesso modo per tutta la vita.
A questo punto concludo l’analisi della psicologia dell’inversione sessuale così come mi si presenta. Ho solo cercato di mettere in evidenza i punti più salienti, trascurando i punti minori, trascurando anche quei gruppi di invertiti che possono essere considerati di secondaria importanza. L’invertito medio, si muove nella società ordinaria, è una persona di salute generale media, anche se molto spesso con rapporti ereditari che sono marcatamente nevrotici. Egli è di solito oggetto di una anomalia congenita predisponente, o di un complesso di anomalie minori, che rendono difficile o impossibile per lui sentire attrazione sessuale per il sesso opposto, e facile sentire attrazione sessuale per il proprio sesso. Questa anomalia o compare spontaneamente fin dal principio, attraverso lo sviluppo o l’arresto dello sviluppo, o è risvegliata da qualche circostanza accidentale.
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[1] Vedi passim, Jahrbuch für Psychoanalytische Forschungen, Zentralblatt für Psychoanalyse, and Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse; anche Sadger, “Zur Aetiologie der Konträren Sexualempfindung,” Medizinische Klinik, 1909, n. 2.
[2] Per una esposizione di questo da parte di un rappresentante inglese delle dottrine freudiane, vedi Ernest Jones, “The Œdipus Complex As An Explanation of Hamlet’s Mystery,” American Journal of Psychology, Gennaio 1910.
[3] L’amore delle relazioni può essere sfumato da tutti i gradi di amore sessuale, alcuni dei quali sono così deboli e vaghi che non possono essere considerati innaturali o anormali; è fuorviante definirli incestuosi. Il romanziere russo, Artzibascheff, nel suo Sanine ha descritto l’affetto di un fratello per la sorella come toccato da una percezione del suo fascino sessuale (mi riferisco alla traduzione francese), e il libro è di conseguenza stato molto accusato ingiustamente come “incestuoso”, anche se l’atteggiamento descritto è molto pallido e convenzionale rispetto alla passione romantica cantata nel Laon and Cythna di Shelley, o alla tragica esaltazione della stessa passione nella grande opera di Ford, “‘Tis Pity She’s a Whore.” [Peccato che sia una puttana.]
[4] Così Numa Praetorius, un osservatore sagace con una vasta e approfondita conoscenza dell’omosessualità, si ritrova del tutto incapace di accettare il “complesso di Edipo” come spiegazione dell’inversione (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, luglio 1914, p. 362).
[5] Non si può affermare che la frequenza dell’inversione tra i parenti di invertiti sia una coincidenza casuale, perché va ricordato che poche stime della prevalenza dell’inversione forniscono una percentuale superiore al 3 per cento.
[6] Si veda anche una discussione del punto di vista freudiano fatta da Hirschfeld, che conclude (Die Homosexualität, p. 344) che possiamo accettare solo il meccanismo freudiano come raro, e in ogni caso subordinato alla predisposizione organica.
[7] È stato del tutto negato da alcuni (Meynert, Näcke, etc.) che ci sia un qualche istinto sessuale. Tanto vale, quindi, spiegare in che senso uso la parola. (“Analysis of the Sexual Impulse” nel vol. iii di questi Studi.) Voglio dire un’attitudine ereditata la cui esecuzione richiede normalmente per la sua piena soddisfazione la presenza di una persona del sesso opposto. Si potrebbe affermare che non esiste una cosa come un istinto per il cibo, che è tutto imitazione, ecc.. In un certo senso questo è vero, ma la base rimane automatica. Un pollo nato da un incubatore non ha bisogno di una gallina che gli insegni a mangiare. Sembra che scopra il mangiare e il bere, per così dire, per caso, in un primo momento mangiando goffamente e mangiando ogni cosa, fino a quando non viene a sapere quello che soddisferà meglio il suo meccanismo biologico. Non c’è istinto alimentare, può essere, ma vi è un istinto che viene soddisfatto solo dal cibo. È lo stesso con l’”istinto sessuale”. Le abitudini sperimentali e onnivore del pulcino appena uscito dall’uovo possono essere confrontate con l’incertezza dell’istinto sessuale durante la pubertà, mentre il pervertito sessuale è come un pollo che dovrebbe portare avanti in età adulta un appetito per la lana pettinata e la carta. Si può aggiungere che la questione della natura ereditaria dell’istinto sessuale è stata esaurientemente discussa e decisamente affermata da Moll nel suoUntersuchungen über die Libido Sexualis,, 1898. Moll attribuisce importanza all’ereditarietà delle attitudini normali per la reazione sessuale, quando sono di un grado molto debole, come fattore di sviluppo delle perversioni sessuali.
[8] Questo punto di vista è stato ripreso in forma modificata da Näcke (Zeitschrift für die gesamte Neurologie und Psychiatrie, vol XV, Heft 5, 1913.), che suppone che ci possa essere un anatomico “centro omosessuale” nel cervello; vale a dire, un centro di libido femminile nell’uomo invertito e un centro di libido maschile nella donna invertita. Egli ha espresso la speranza che in futuro i cervelli di persone invertite siano più attentamente studiati.
[9] Non presento questo punto di vista come qualcosa di più di un quadro che ci aiuta a capire i fenomeni reali di cui egli è testimone in materia di omosessualità, anche se posso aggiungere che un teratologista così abile come il Dr. J. W. Ballantyne considera che “sembra una teoria possibile.”
[10] Questa spiegazione dell’omosessualità è già stata provvisoriamente presentata. Così, Iwan Bloch (Sexual Life of Our Time, cap. xix, Appendice) suggerisce vagamente una nuova teoria dell’omosessualità come dipendente da agenti chimici. Hirschfeld ritiene inoltre (Die Homosexualität, cap. xx) che lo studio delle secrezioni interne è la via per capire le più profonde basi dell’inversione.
[11] A. E. Garrod, “The Thymus Gland in its Clinical Aspects,” British Medical Journal, 3 Ottobre 1914.
[12] ”La femmina pura e il maschio puro sono prodotti da tutte le secrezioni interne,” Blair Bell, “The Internal Secretions,” British Medical Journal, Nov. 15, 1913.
[13] Dopo che questo capitolo fu pubblicato per la prima volta (nel Centralblatt für Nervenheilkunde, febbraio 1896), anche Féré ha confrontato l’inversione congenita col daltonismo e simili anomalie (Féré, “La Descendance d’un Inverti,” Revue Générale de Clinique et Thérapeutique, 1896), mentre Ribot faceva riferimento all’analogia con l’ascolto del colore (Psychology of the Emotions, parte II, cap. VII).
[14] Vedi, per esempio, Flournoy, Des phénomènes de Synopsie, Ginevra 1893; e per una breve discussione dei fenomeni generali della sinestesia, E. Parish, Hallucinations and Illusions (Contemporary Science Series), capitolo vii; Bleuler, articolo “Secondary Sensations,” in Tuke’s Dictionary of Psychological Medicine; e Havelock Ellis, Man and Woman, 5th ed., 1915, pp. 181-4.
[15] Magnan negli ultimi anni ha ribadito questo punto di vista (“Inversion Sexuelle et Pathologic Mentale,” Revue de Psychothérapie, March, 1914): “L’invertito è una persona malata, un degenerato.”
[16] È questo fatto che ha spinto gli Italiani ad essere timidi nell’usare la parola “degenerazione”; così, Marro, nella sua grande opera, I Caratteri dei Delinquenti, ha fatto un notevole tentativo di analizzare i fenomeni concentrati insieme come degenerati in tre gruppi: atipici, atavici e morbosi.
[17] Hirschfeld e Burchard tra 200 invertiti hanno trovato stimmate pronunciate di degenerazione solo nel 16 per cento dei casi. (Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xx.)
[18] L’alcol è stato a volte considerato una causa eccitante importante dell’omosessualità, e l’alcolismo non è certo raro nell’eredità degli invertiti; secondo Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 386) è ben marcato in uno dei genitori in oltre il 21 per cento, dei casi. Ma probabilmente non ha più influenza come una causa scatenante nella singola persona omosessuale che nella singola persona eterosessuale. Dal punto di vista freudiano, anzi, Abraham ritiene (Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Heft 8, 1908) che, anche in persone normali l’alcool rimuova l’inibizione da una omosessualità latente, e Juliusburger dallo stesso punto di vista (Zentralblatt für Psychoanalyse, Heft 10 e 11, 1912 ) ritiene che la tendenza alcolica sia inconsciamente suscitata dall’impulso omosessuale al fine di raggiungere la propria gratificazione. Ma possiamo accettare le conclusioni di Näcke (Allgemeine Zeitschrift für Psychiatrie, vol. LXVIII, 1911, p. 852), che (1) l’alcol non può produrre l’omosessualità in soggetti non predisposti, che (2) può suscitarla in coloro che sono predisposti, che (3) l’azione dell’alcol è la stessa sull’omosessuale e sull’eterosessuale, e che (4) l’alcolismo non è comune tra gli invertiti.
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giovedì 31 marzo 2016
IDENTITÀ GAY PROFONDA E STEREOTIPI SECONDO HAVELOCK ELLIS
Con questo post si conclude la presentazione del quino capitolo del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale (cioè in termini moderni sulla omosessualità). Potrete leggere nel testo di seguito riportato sia cose che caratterizzano profondamente l’identità gay e la connotano proprio sotto il profilo morale, sia cose assolutamente assurde, cioè veri e propri stereotipi gay, ancora ampiamente e spesso autorevolmente accreditati un secolo fa ed ora svuotati di ogni senso da una infinità di riscontri che un secolo fa erano del tutto impossibili.
Nella sostanza, nelle pagine seguenti si alternano osservazioni oggettive basate su una conoscenza diretta e ampia di persone omosessuali e preconcetti di vario tipo sulla omosessualità, dai quali nemmeno Havelock Ellis era realmente libero, nonostante la serietà e l’impegno del suo lavoro scientifico. Ellis scrive brani di mirabile sintesi nei quali i gay si ritrovano anche oggi come cento anni fa, come il seguente:
“C’è un certo interesse nel delineare l’atteggiamento dell’invertito verso la sua stessa anomalia e la sua valutazione della moralità di quell’anomalia. Dato che i miei casi non sono pazienti che cercano di essere guariti della loro perversione, questo atteggiamento non può essere dato per scontato. Ho rilevato l’atteggiamento morale in 57 casi. In 8 casi, i soggetti stessi si detestano e hanno combattuto invano contro la loro perversione, che spesso considerano come un peccato. Nove o dieci sono dubbiosi e hanno poco da dire per giustificare la loro condizione, che essi considerano come forse morbosa, una “malattia morale”. Uno, pur ritenendo giusto gratificare i suoi istinti naturali, ammette che possano essere vizi. Il resto, la grande maggioranza (comprese tutte le donne) è, invece, risoluto nell’affermare che la loro posizione morale è esattamente la stessa di quella del singolo normalmente costituito, al livello più basso una questione di gusto, e almeno due affermano che una relazione omosessuale dovrebbe essere considerata come sacra, un sacro vincolo di matrimonio; due o tre addirittura considerano l’amore invertito come più nobile dell’amore sessuale ordinario; diversi aggiungono la condizione che ci dovrebbe essere il consenso e la comprensione da entrambe le parti e nessun tentativo di seduzione. Il rimpianto principale di 2 o 3 è la doppia vita che sono obbligati a condurre.
Quando gli invertiti hanno chiaramente affrontato e compreso la loro natura non è tanto, a quanto pare, la loro coscienza che li preoccupa, o anche la paura della polizia, quanto l’atteggiamento del mondo. Un corrispondente americano scrive: “È la paura dell’opinione pubblica che pende sopra di loro come la spada di Damocle. Questa paura è l’eredità di tutti noi. Non è la paura della coscienza e non è generata da una sensazione di illecito. Piuttosto, si tratta di una silente sottomissione ai pregiudizi che incontriamo da ogni parte. Il vero atteggiamento normale dell’invertito sessuale (e ne ho conosciuti centinaia) per quanto riguarda la sua particolare passione non è sostanzialmente diverso da quello di un uomo normale rispetto alla propria.””
A brani come il precedente si alternano brani intessuti di banalità ma non privi di un certo interesse come documenti di vera umanità, come il seguente:
“Anche l’esperienza di Moll in Germania rivela la prevalenza dell’inversione tra gli uomini di lettere, anche se, tra tutte le occupazioni, ha trovato la più alta percentuale tra gli attori. Jäger ha fatto riferimento alla frequenza dell’omosessualità tra i barbieri. Mi è stato detto che tra i parrucchieri di Londra l’omosessualità è così prevalente che c’è anche un atteggiamento speciale che il cliente può adottare sulla sedia per far conoscere che anche lui è un invertito. Il Dr. Kiernan mi informa che anche a Chicago, l’inversione è particolarmente diffusa tra i barbieri, e aggiunge che egli è a conoscenza di due casi tra le donne-barbiere, una percentuale relativamente alta. Non è difficile capire questo, tenendo conto della stretta associazione fisica tra il barbiere e il suo cliente. “W. G. era l’assistente del barbiere”, scrive uno dei miei soggetti, “e mi sono preso una fortissima cotta per lui al primo sguardo. Era solito insaponarmi, e il tocco delle sue dita era una delizia. Poi mi radeva e io ho sempre aspettato con ansia il momento di andare dal barbiere. Se lui non fosse in grado di prendersi cura di me proverei un’incredibile agitazione cardiaca, l’intera giornata mi sembrerebbe noiosa e inutile. Avevo l’abitudine di annotare sulla mia agendina ogni volta che mi faceva la barba.””
Vi lascio alla lettura integrale del testo e vi ricordo che il libro di Ellis, nella mia traduzione, può essere scaricato in formato libro (ovviamente gratuitamente e senza bisogno alcuno di registrazione), alla pagina:
Buona lettura.
Project
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ANORMALITÀ FISICHE – Le circostanze in cui molti dei miei casi sono stati studiati spesso hanno offerto informazioni di questo tipo difficili da ottenere o da verificare. In almeno 4 casi il pene è molto grande, mentre in almeno 3 è piccolo e non sviluppato, con piccoli e flaccidi testicoli. Sembra probabile che le variazioni in queste due direzioni siano entrambe comuni, ma non è certo che possiedono un significato comparabile con quello che la tendenza all’infantilismo degli organi sessuali nelle donne invertite sembra possedere. Hirschfeld ritiene che gli organi genitali degli invertiti assomiglino a quelli delle persone normali. Egli trova, tuttavia, che la fimosi è piuttosto comune. [1]
Più significative, forse, delle particolarità specificamente genitali sono le deviazioni riscontrate nella conformazione generale del corpo. [2] In almeno 2 casi ci sono seni ben sviluppati, in uno seni gonfi che diventando rossi. [3] In un caso ci sono fenomeni “mestruali”, fisici e psichici, che si presentano in modo ricorrente ogni quattro settimane. In diversi casi, i fianchi sono larghi e le braccia arrotondate, mentre alcuni sono abili nel lanciare una palla. Uno è nato con un doppio strabismo. Almeno 2 erano settimini. Nel capitolo precedente ho fatto riferimento alla tendenza all’ipertricosi e occasionalmente all’oligotricosi tra le donne invertite; tra gli uomini l’ultima condizione sembra più comune, e in molti casi i corpi sono senza peli, o con soltanto pochi peli. Alcuni sono mancini, anche se non forse in una proporzione anormale. [4] I caratteri sessuali della grafia sono in alcuni casi chiaramente invertiti, gli uomini scrivono con una mano femminile e le donne con una mano maschile. [5] Talvolta si è ritrovata una voce di tono alto e femminile. [6]
Una caratteristica marcata di molti invertiti, anche se non facile de definire con precisione, è la loro giovinezza di aspetto, e le facce spesso sono infantili, in modo uguale in entrambi i sessi. Questo è stato spesso osservato, [7] ed è una caratteristica pronunciata tra molti dei miei soggetti.
L’incapacità frequente del maschio invertito di fischiare, per la prima volta fu sottolineata da Ulrichs, e Hirschfeld l’ha rilevata nel 23 per cento dei casi. Molti dei miei casi confessano questa incapacità, mentre alcune donne inverte possono fischiare mirabilmente. Anche se questa incapacità degli invertiti maschi si trova solo in una minoranza, sono abbastanza soddisfatto nel vedere che è molto marcata in una considerevole minoranza. Uno dei miei corrispondenti, M. N., mi scrive: “Per quanto riguarda la generale incapacità degli invertiti di fischiare (non sono in grado di farlo io stesso), per la loro predilezione per il verde (il mio colore preferito), per la loro calligrafia femminile, per le loro abilità nelle occupazioni femminili, ecc., tutte queste cose mi sembrano solo indicazioni di un unico principio. Per andare ancora più in là e includere cose banali, alcuni invertiti fumano pure nello stesso modo e con lo stesso piacere come un uomo, hanno raramente l’abilità dei maschi nei giochi, non possono tirare a segno con precisione, o addirittura sputare!”
Quasi tutte queste peculiarità indicano un disturbo nervoso di grado minore e indicano modifiche, come sottolinea mio corrispondente, in senso femminile. È appena il caso di aggiungere che in nessun modo implicano necessariamente inversione. Shelley, per esempio, non era in grado di fischiare, anche se non ha mai dato segni di inversione; ma era una persona di organizzazione alquanto anormale e femminile, e illustra la tendenza di tali anomalie funzionali apparentemente insignificanti ad essere correlate con altre e più importanti anomalie psichiche.
La maggior parte di queste diverse caratteristiche anatomiche e anomalie funzionali indica, più o meno chiaramente, la prevalenza tra gli invertiti di una tendenza all’infantilismo, in combinazione con la femminilizzazione negli uomini e con la mascolinizzazione nelle donne. [8] Questa tendenza è negata da Hirschfeld, ma spesso è ben evidente tra i soggetti le cui Storie sono stato in grado di presentare, ed è infatti suggerita dai risultati elaborati dallo stesso Hirschfeld, tanto che difficilmente può essere trascurata. Considero questa tendenza molto significativa, ed in armonia con tutto ciò che stiamo imparando a conoscere per quanto riguarda la parte importante svolta dalle secrezioni interne, allo stesso modo nell’inversione e nelle modificazioni corporee generali in una direzione infantile, femminile e maschile.
Se siamo giustificati nel credere che ci sia una tendenza per le persone invertite ad essere un po’ frenate nello sviluppo, cose che le avvicina al tipo infantile, si può collegare questo fatto con la precocità sessuale a volte marcata negli invertiti, perché la precocità è comunemente accompagnata da un rapido arresto dello sviluppo.
Un corrispondente, che è egli stesso invertito, fornisce le seguenti note sui casi di cui è ben informato; le riposto qui, perché illustrano le anomalie che si trovano comunemente: -
1. A., di sesso maschile, primogenito di una famiglia tipicamente nevrotica. Tre figli in tutto: 2 maschi e una femmina. Gli altri 2 sono un po’ eccentrici, asociali e sessualmente frigidi, uno in un modo marcato. Il fatto curioso di questo caso è che A., l’unico della famiglia che possedeva delle capacità mentali e delle qualificazioni sociali, dovesse essere invertito. Il matrimonio dei genitori fu molto male assortito e disarmonico, il padre era di grande statura e la madre anormalmente piccola e di temperamento altamente nervoso, entrambi i genitori erano di salute debole. L’ascendenza era sfortunata, soprattutto da parte di madre.
2. B., di sesso maschile, invertito, il più giovane di due, non ci sono altri figli, ha carattere e aspetto estremamente femminile, è di notevole fascino personale e ha un grande talento musicale. Pene molto piccolo e marcato sviluppo del seno.
3. C., di sesso maschile, invertito, il più giovane di due figli, non ci sono altri figli. C’è un intervallo di sei anni tra il primo e il secondo figlio. Il matrimonio dei genitori è caratterizzato da grande affetto, ma dalla parte di madre l’ascendenza è degenerata. Cancro e scrofola in famiglia.
4. D., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di 6; gli altri figli sono femmine. Di posizione sociale modesta. Depravazione notevole manifestata da tutti i membri di questa famiglia ad eccezione di D., che, solo, si è dimostrato stabile, onesto e laborioso.
5. E., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di una famiglia di 3 figli, il figlio più giovane è una femmina, nata morta. Di temperamento estremamente nevrotico favorito dall’educazione. Effeminato per costruzione e disposizione; musicalmente dotato.
6. F., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di una famiglia di 5 figli. Il primo figlio, una bambina, morì in gioventù. Dopo F., ci fu un maschio G., una femmina H., e un’altra figlia morta. Genitori male assortiti; madre di notevole forza mentale e fisica; padre ultimo rappresentante di una famiglia in via di estinzione in conseguenza di matrimoni misti. Tutti i figli somigliano nell’aspetto al padre e nella disposizione alla madre. Tendenza al bere in entrambi i ragazzi, a questo soprattutto è dovuta la morte di F. all’età di 30 anni. G. si è suicidato alcuni anni più tardi. Il ragazza H si è sposata in una famiglia con ascendenza peggiore della sua. Ha due figli.
7. I. e J., un ragazzo e una ragazza, entrambi invertiti, per quanto sono in grado di giudicare. Il ragazzo è nato con qualche deformità dei piedi e delle caviglie; è di gusti e di aspetto effeminato. Il ragazzo assomiglia alla madre, e la ragazza, che è di grande sviluppo fisico, assomiglia al padre.
Lo stesso corrispondente aggiunge:
“Ho notato poche anomalie per quanto riguarda la conformazione genitale degli invertiti. Vi sono, tuttavia, frequenti anomalie di proporzione nel loro aspetto, le mani ed i piedi sono notevolmente più piccoli e più aggraziati, la vita più marcata, il corpo morbido e meno muscolare. Quasi sempre ci sono o malformazioni del cranio o la testa si avvicina al tipo e alla forma femminile”.
ATTITUDINI ARTISTICHE E ALTRE ATTITUDINI - Tutte le vocazioni sono rappresentate tra gli invertiti. Tra i soggetti qui studiati si trovano ad una estremità della scala, numerosi operai, e all’altra estremità un numero uguale di persone, talvolta di famiglia nobile, che non esercitano alcuna professione. Ci sono 12 medici, 9 uomini di lettere, almeno 7 sono impegnati nella vita commerciale, 6 sono artisti, architetti o compositori, 4 sono o sono stati attori. Queste cifre non possono dare alcun indizio della diffusione relativa dell’inversione tra le varie categorie professionali, ma indicano che nessun tipo di categoria professionale fornisce una salvaguardia contro l’inversione.
Ci sono, tuttavia, alcune occupazioni per le quali gli invertiti sembrano avere una particolarmente vocazione. [9] Una delle più importanti è la letteratura. La predominanza apparente dei medici è facilmente spiegabile. La frequenza con la quale è rappresentata la letteratura è probabilmente più autentica. Qui, infatti, gli invertiti sembrano trovare il più alto grado di successo e di reputazione. Almeno una mezza dozzina dei miei soggetti sono uomini di lettere di successo, e potrei facilmente aggiungerne altri andando al di fuori del gruppo delle Storie incluse in questo studio. Essi coltivano soprattutto quelle regioni delle belle lettere che si trovano al confine tra prosa e poesia. Anche se di solito non raggiungono livelli di eccellenza in poesia, sono spesso molto raffinati autori di versi. Essi potrebbero essere attratti alla storia, ma raramente affrontano compiti di grande portata, che coinvolgono un lavoro molto paziente, anche se a questa regola ci sono delle eccezioni. La scienza pura sembra avere relativamente poca attrattiva per l’omosessuale. [10]
Un esame delle mie Storie rivela il fatto interessante che 45 dei soggetti, o una percentuale del 56 per cento, possiede attitudini artistiche di vario grado. Galton ha trovato, da una ricerca su quasi 1000 persone, che in media, in Inghilterra, solo il 30 per cento mostra gusti artistici. Va anche detto che le mie cifre sono probabilmente al di sotto sotto del vero, dato che nessuna particolare attenzione è stata posta nelle indagini su questa materia, e dato anche che in alcuni casi la capacità artistica è di ordine elevato.
Si sostiene che la teoria della Minderwertigkeit di Adler – secondo la quale reagiamo strenuamente contro i nostri difetti organici congeniti e li trasformiamo in virtù – possa essere applicata all’acquisizione delle capacità artistiche da parte dell’invertito (G. Rosenstein, “Die Theorien der Organminderwertigkeit und die Bisexualität,” Jahrbuch für Psychoanalytische Forschungen, vol. ii, 1910, p. 398). Questa teoria è in alcuni casi di utile applicazione, ma mi sembra dubbio che sia molto utile nel presente contesto. Le attitudini artistiche degli invertiti possono meglio essere considerate come parte delle loro tendenze organiche che come una reazione contro quelle tendenze. A questo proposito posso citare le osservazioni di un corrispondente americano, egli stesso omosessuale: “Per quanto riguarda il collegamento tra inversione e capacità artistiche, per quello che posso vedere, il temperamento di ogni invertito sembra sforzarsi di trovare un’espressione artistica -grossolanamente o in altro modo. Gli invertiti, di norma, cercano percorsi di vita che si trovino in luoghi piacevoli, la loro resistenza agli ostacoli che si oppongono loro è elastica, il loro lavoro non è mai faticoso (se possono farne a meno), e le loro realizzazioni non sono quasi mai di utilizzo pratico. Tutto questo è vero anche per l’artista nato. Sia gli invertiti che gli artisti sono eccessivamente interessati alle lodi, entrambi desiderano una vita in cui l’ammirazione sia la ricompensa di poca fatica. In una parola, sembrano essere ‘nati stanchi’, generati dai genitori che erano anch’essi stanchi.”
Hirschfeld (Die Homosexualität, pag. 66) fornisce una lista di quadri e sculture che affascinano in modo particolare l’omosessuale. Preminenti fra queste opere sono le rappresentazioni di San Sebastiano, il Blue Boy di Gainsborough, gli uomini giovani di Vandyck, l’Hermes di Prassitele, lo Schiavo di Michelangelo, i tipi di lavoratori di Rodin e di Meunier.
Per quanto riguarda la musica, i miei casi rivelano l’attitudine che è stata sottolineata da altri come particolarmente comune tra gli invertiti. È stato curiosamente affermato che tutti i musicisti sono invertiti; è certo che molti musicisti famosi, sia tra i morti che tra i vivi, sono stati omosessuali. Ingegnieros parla a questo proposito di una “sinestesia genito-musicale”, analoga all’ascoltare il colore. Calesia afferma (Archivio di Psichiatria, 1900, p. 209) che al 60 per cento, gli invertiti sono musicisti. Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 500) considera questa stima eccessiva, ma egli stesso afferma altrove (p. 175) che il 98 per cento degli invertiti maschi è fortemente attratto dalla musica, le donne sono decisamente meno attratte. Oppenheim (in un documento sintetizzato nellaNeurologische Centralblatt, primo giugno, 1910, e Alienist and Neurologist, novembre 1910) osserva che la disposizione musicale è caratterizzata da una grande instabilità emotiva, e questa instabilità è una predisposizione al nervosismo. È per questo che la nevrastenia è così comune tra i musicisti. Il musicista non è reso nervoso dalla musica, ma deve il suo nervosismo (come anche, si può aggiungere, la sua predisposizione alla omosessualità) alla stessa predisposizione alla quale deve la sua attitudine musicale. Inoltre, il musicista è spesso unilaterale nei suoi talenti, e il possesso di una sola attitudine ipertrofica è a sua volta strettamente legato alla diatesi neuropatica e psicopatica.
La tendenza alle attitudini per il teatro – trovata in una gran parte dei miei soggetti, che non sono mai stati attori professionisti – ha già attirato l’attenzione degli studiosi precedenti su questo campo. [11] Così, Moll si riferisce alla frequenza del talento artistico, e particolarmente drammatico, tra gli invertiti, e osserva che la causa è dubbia. Dopo aver ricordato che la menzogna che essi devono vivere perennemente rende gli invertiti sempre gli attori, prosegue dicendo:
“Oltre a questo, mi sembra che la capacità e la tendenza a concepire delle situazioni a e rappresentarle in maniera magistrale corrisponda ad una predisposizione anormale del sistema nervoso, proprio come accade per l’inversione sessuale; in modo che entrambi i fenomeni sono dovuti alla stessa origine.”
Sono d’accordo con questa affermazione; io credo che gli invertiti congeniti dovrebbero essere considerati come una classe di individui che presentano caratteri nervosi che, in una certa misura, li avvicinano alle persone di genio artistico. Le attitudini drammatiche e artistiche degli invertiti sono dovute, quindi, in parte a alle circostanze della vita dell’invertito, che lo rendono necessariamente un attore, – e in alcuni pochi casi lo portano ad un amore per l’inganno paragonabile a quello di una donna isterica, – e in parte, è probabile, ad una predisposizione nervosa congenita affine alla predisposizione all’attitudine drammatica.
Uno dei miei corrispondenti si è interessato a lungo alla frequenza dell’inversione tra gli attori e le attrici. Conosceva un attore invertito che gli aveva detto di aver scelto quella professione perché gli avrebbe permesso di indulgere la sua propensione; ma, nel complesso, egli considera questa tendenza come dovuta “alle flessibilità fantasiose finora trascurate e alle curiosità verso il singolo. L’attore, per ipotesi, è colui che si immedesima per simpatia (intellettuale ed emotiva) in stati di benessere psicologico che non gli sono propri. Impara a comprendere, anzi, a vivere se stesso in rapporti che erano originariamente estranei alla sua natura. La capacità di fare questo, – ciò che rende attore nato – implica una capacità di estendere alla vita la sua esperienza artisticamente acquisita. Nell’avanzare nella su arte, di conseguenza, diventa da tutti i punti di vista sensibile alle emozioni umane, ed essendo la sessualità il più intellettualmente indeterminato degli appetiti dopo la fame, l’attore potrebbe scoprire in se stesso una sorta di indifferenza sessuale, dalla quale potrebbe facilmente sorgere un’aberrazione sessuale. Un uomo privo di questa flessibilità fantasiosa non potrebbe essere un attore di successo. L’uomo che la possiede sarebbe esposto alle divagazioni dell’istinto sessuale sotto le influenze estetiche o semplicemente licenziose. Qualcosa dello stesso genere è applicabile ai musicisti e agli artisti, nei quali l’inversione sessuale prevale oltre la media. Essi sono condizionati dalla loro facoltà estetica e incoraggiati dalle circostanze della loro vita a sentire e ad esprimere l’intera gamma delle esperienze emozionali. Così trovano un ambiente che (a meno che essi non siano nettamente differenziati per altri motivi), li porta facilmente ad esperimenti di passione. Tutto questo si unisce a quello che si chiama ‘diatesi variazionale’ degli uomini di genio. Ma dovrei cercare la spiegazione del fenomeno meno nella costituzione sessuale originaria che nell’esercizio di qualità emotive, di simpatia e di assimilazione, potentemente stimolate e concretizzate dalle condizioni di vita di un individuo. L’artista, il cantante, l’attore, il pittore, sono più esposti agli influssi dai quali può sorgere una differenziazione sessuale in una direzione anomala. Alcune persone sono certamente anormali per natura, altre, che sono di questo temperamento artistico partecipe, possono diventare anormali attraverso le loro amicizie unite alle loro condizioni di vita.” È possibile che ci possa essere qualche elemento di verità in questo punto di vista, che il mio corrispondente considerava puramente ipotetico.
A questo proposito posso, forse, citare una qualità morale che è molto spesso associata con attitudine drammatica, e anche con i gradi minori della degenerazione nervosa: la vanità e l’amore per gli applausi. Mentre fra una parte notevole degli invertiti non è più marcata che tra i non invertiti, se non è anche meno marcata, in un altro gruppo si trova in un grado esagerato. In almeno uno dei miei casi, la vanità e il piacere di essere ammirati, sia per quanto riguarda le qualità personali che le produzioni artistiche, raggiungono un livello quasi morboso. E le citazioni dalle lettere scritte da parecchi altri dei miei soggetti mostrano un curioso compiacimento nella descrizione dei loro caratteri fisici personali, marcatamente assente negli altri casi. Alexander Schmid ha suggerito, sulla base delle opinioni di Adler, che questa vanità, che a volte nell’artista invertito diventa un orgoglio esaltato, come di un tutore dei sacri misteri, può essere considerata come un tentativo di ottenere una compensazione per la coscienza del difetto femminile. [12]
Il tipo estremo di questa preoccupazione per la bellezza personale è rappresentato dall’autobiografia inviata da un giovane italiano di buona famiglia a Zola nella speranza – di per sé un segno di vanità – che il famoso romanziere la prendesse a soggetto di una delle sue opere. La storia è riprodotta negli Archives d’Anthropologie Criminelle(1894) e in L’Homosexualité et les Types Homosexuels (1910) del “Dr. Laupts” (G. Saint-Paul). Cito il seguente brano: “All’età di 18 anni ero, con poche differenze, ciò che sono ora (a 23). Sono invece piuttosto al di sotto dell’altezza media (1,65 metri), ben proporzionato, snello, ma non magro. Il mio torso è superbo; uno scultore non ci troverebbe niente da ridire, e non lo troverebbe molto diverso da quello di Antinotis. La mia schiena è molto arcuata, forse troppo; e i miei fianchi sono molto sviluppati, il mio bacino è ampio, come quello di una donna; le mie ginocchia leggermente vicine, i miei piedi sono piccoli, le mie mani superbe, le dita curve all’indietro e con le unghie scintillanti, rosee e levigate, tagliate esattamente come quelle delle statue antiche, il mio collo è lungo e rotondo, la nuca deliziosamente adornata di peluria. La mia testa è affascinante, e a 18 anni lo era ancora di più. L’ovale di essa è perfetto e colpisce tutti per la sua forma infantile. A 23 anni me ne danno 17 al massimo. La mia carnagione è bianca e rosea, a seconda delle più deboli emozioni. La fronte non è bella, ma retrocede leggermente ed è cava alle tempie, ma, per fortuna, è a metà coperta da lunghi capelli di un biondo scuro, che si arricciano naturalmente. La testa è perfetta nella forma, a causa dei capelli ricci, ma ad un esame presenta un’enorme protuberanza occipitale. I miei occhi sono ovali, di un grigio blu, con le ciglia marrone scuro e dense, sopracciglia arcuate. I miei occhi sono molto liquidi, ma con le occhiaie, e sono segnati di bistro; sono soggetti a lievi infiammazioni temporanee. La mia bocca è abbastanza grande, con grosse labbra rosse, il labbro inferiore pendente; mi dicono che ho la bocca austriaca. I miei denti sono abbaglianti, anche se tre sono cariati e otturati; fortunatamente, non si possono vedere. Le mie orecchie sono piccole e con lobi molto colorati. Il mio mento è molto grasso, e a 18 anni era liscio e vellutato come quello di una donna; al momento c’è una leggera barba, sempre rasata. Due nei, neri e vellutati, sulla mia guancia sinistra, contrastano con gli occhi azzurri. Il mio naso è sottile e dritto, con le narici delicate e una leggera curva quasi insensibile. La mia voce è dolce, e la gente si rammarica sempre che io non abbia imparato a cantare.” Questa descrizione è da notare come ritratto dettagliato di un invertito sessuale di un certo tipo; tutta la storia è interessante e istruttiva.
Alcune peculiarità nel gusto per quanto riguarda gli abiti, a torto o a ragione, sono state attribuite agli invertiti, – a parte la tendenza di un certo gruppo ad adottare abitudini femminili – e possono qui essere menzionate. Tardieu molti anni fa citò il gusto di tenere il collo scoperto. Questa peculiarità può occasionalmente essere osservata tra gli invertiti, in particolare tra quelli di temperamento più artistico. La causa non sembra essere tanto la vanità quanto quella coscienza fisica che è così curiosamente marcata negli invertiti, e induce i più femminili di loro a coltivare la grazia femminile dell’aspetto, ed i più maschili a sottolineare l’abitudine atletica maschile.
È stato anche osservato che gli invertiti mostrano una preferenza per gli indumenti verdi. A Romacinædi erano per questo motivo chiamati galbanati. Chevalier osserva che alcuni anni fa, una banda di pederasti a Parigi indossava cravatte verdi come distintivo. Questa decisa preferenza per il verde è ben segnalata in molti dei miei casi di entrambi i sessi, e, in alcuni almeno, la preferenza è certamente nata spontaneamente. Il verde (come hanno dimostrato Jastrow e altri) è molto raramente il colore preferito degli adulti di razza anglosassone, anche se alcuni ricercatori hanno trovato che è più comunemente un colore preferito tra i bambini, in particolare tra le bambine, ed è più spesso preferito dalle donne che dagli uomini. [13] Il colore preferito tra le donne normali, e anzi molto spesso tra gli uomini normali, anche se qui non così spesso come il blu, è il colore rosso, ed è da notare che negli ultimi anni c’è stata la moda della cravatta rossa adottata dagli invertiti come loro segno di riconoscimento. Questo è particolarmente evidente tra le “fate” di New York (con questo nome lì si indica un fellator). “È rosso”, scrive un corrispondente americano, anch’egli invertito, “espressione che è diventata quasi un sinonimo di inversione sessuale, non solo nell’accezione degli stessi invertiti, ma nell’accezione popolare. Indossare una cravatta rossa per strada è come invitare strilloni e altri a fare sottolineature, sottolineature che hanno le pratiche degli invertiti come tema. Un amico mi ha detto una volta che quando dei ragazzi di strada videro la cravatta rossa che indossava si succhiarono le dita ad imitazione della fellatio. I prostituti maschi che camminano per le strade di Philadelphia e di New York quasi sempre indossano cravatte rosse. Questo è il distintivo di tutta la loro tribù. Le camere di molti dei miei amici invertiti hanno il rosso come colore dominante nelle decorazioni. Tra i miei compagni di classe, alla scuola di medicina, pochi avevano il coraggio di indossare una cravatta rossa, quelli che l’hanno fatto non hanno mai ripetuto l’esperimento.”
ATTEGGIAMENTO MORALE DELL’INVERTITO – C’è un certo interesse nel delineare l’atteggiamento dell’invertito verso la sua stessa anomalia e la sua valutazione della moralità di quell’anomalia. Dato che i miei casi non sono pazienti che cercano di essere guariti della loro perversione, questo atteggiamento non può essere dato per scontato. Ho rilevato l’atteggiamento morale in 57 casi. In 8 casi, i soggetti stessi si detestano e hanno combattuto invano contro la loro perversione, che spesso considerano come un peccato. Nove o dieci sono dubbiosi e hanno poco da dire per giustificare la loro condizione, che essi considerano come forse morbosa, una “malattia morale”. Uno, pur ritenendo giusto gratificare i suoi istinti naturali, ammette che possano essere vizi. Il resto, la grande maggioranza (comprese tutte le donne) è, invece, risoluto nell’affermare che la loro posizione morale è esattamente la stessa di quella del singolo normalmente costituito, al livello più basso una questione di gusto, e almeno due affermano che una relazione omosessuale dovrebbe essere considerata come sacra, un sacro vincolo di matrimonio; due o tre addirittura considerano l’amore invertito come più nobile dell’amore sessuale ordinario; diversi aggiungono la condizione che ci dovrebbe essere il consenso e la comprensione da entrambe le parti e nessun tentativo di seduzione. Il rimpianto principale di 2 o 3 è la doppia vita che sono obbligati a condurre.
Quando gli invertiti hanno chiaramente affrontato e compreso la loro natura non è tanto, a quanto pare, la loro coscienza che li preoccupa, o anche la paura della polizia, quanto l’atteggiamento del mondo. Un corrispondente americano scrive: “È la paura dell’opinione pubblica che pende sopra di loro come la spada di Damocle. Questa paura è l’eredità di tutti noi. Non è la paura della coscienza e non è generata da una sensazione di illecito. Piuttosto, si tratta di una silente sottomissione ai pregiudizi che incontriamo da ogni parte. Il vero atteggiamento normale dell’invertito sessuale (e ne ho conosciuti centinaia) per quanto riguarda la sua particolare passione non è sostanzialmente diverso da quello di un uomo normale rispetto alla propria.”
È interessante notare che anche quando la condizione è considerata morbosa, e anche quando una vita di castità è stata scelta deliberatamente, per questo motivo, è molto raro trovare un invertito che esprima un qualche desiderio di cambiare i suoi ideali sessuali. L’invertito maschio non riesce a trovare, e non ha alcun desiderio di trovare, alcun fascino sessuale in una donna, perché trova tutte le possibili forme di fascino riunite in un uomo. E una donna invertita scrive: “Non riesco a concepire un destino più triste del fatto di essere un donna, una donna media ridotta alla necessità di amare un uomo!”
Si noterà che le mie conclusioni su questo argomento sono in stridente contrasto con quelle di Westphal, che credeva che ogni invertito considerasse se stesso come un caso patologico, e probabilmente mostrano una percentuale molto più alta di invertiti che si auto-approvano rispetto a qualsiasi gruppo studiato in precedenza. [14] Questo è dovuto per la gran parte al fatto che i casi non sono ottenuti dalla stanza di consultazione, e che essi rappresentano in qualche misura l’aristocrazia intellettuale dell’inversione, compresi gli individui che, spesso non senza lotte gravi, hanno trovato conforto nell’esempio dei Greci o altrove, e sono riusciti a raggiungere un modus vivendi con il mondo morale, per come loro sono arrivati a concepirlo.
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[1] Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. v.
[2] Krafft-Ebing parla di un medico invertito (un uomo di sviluppo e di gusti maschili) che aveva avuto rapporti sessuali con più o meno 600 uomini invertiti. Non ha osservato alcuna tendenza a malformazioni sessuali tra loro, ma molto frequentemente un’approssimazione a una forma femminile del corpo, così come peli insufficienti, carnagione delicata e voce di tono alto. I seni ben sviluppati non erano rari, e circa il 10 per cento mostrava un gusto per le occupazioni femminili.
[3] Una condizione simile di ginecomastia è stata osservata in relazione con l’inversione da Moll, Laurent, Wey, ecc. Olano (“La Secrecion Mamaria en los Invertidos Sexuales,” Archivos de Criminologia, maggio 1902, p. 305) ha osservato inoltre una certa quantità di secrezione mammaria in un uomo invertito di 20 anni, a Lima.
[4] Hirschfeld trova il 7 per cento degli invertiti mancini, e il 6 per cento parzialmente mancini. Fliess attribuisce particolare importanza al mancinismo nell’inversione, credendo che negli uomini mancini siano marcati i caratteri sessuali secondari femminili, e nelle donne mancine i caratteri sessuali maschili (Der Ablauf des Lebens, 1906). Io non sono propenso a negare questa affermazione, ma, sono necessari ulteriori dati.
[5] Questo punto è stato discusso da Hirschfeld, Die Homosexualität, pp. 156-8.
[6] Bloch (The Sexual Life of Our Time, p. 500) attribuisce grande importanza a questa peculiarità, ma va ricordato che una voce acuta si verifica frequentemente in uomini senza dubbio eterosessuali, in cui sembra spesso associata con alta capacità intellettuale (Havelock Ellis, A Study of British Genius, p. 200).
[7] Vedi, per esempio, Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 151.
[8] Sui segni generali di queste condizioni, vedi, ad esempio, H. Meige, “L’Infantilisme, Le Féminisme et les Hermaphrodites Antiques,”L’Anthropologie. 1895; e anche Hastings Gilford, “Infantilism,” Lancet, 28 febbraio e 7 marzo 1914.
[9] Merzbach ha affrontato la tendenza degli invertiti ad adottare professioni particolari: “Homosexualität und Beruf,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iv, 1902.
[10] Anche l’esperienza di Moll in Germania rivela la prevalenza dell’inversione tra gli uomini di lettere, anche se, tra tutte le occupazioni, ha trovato la più alta percentuale tra gli attori. Jäger ha fatto riferimento alla frequenza dell’omosessualità tra i barbieri. Mi è stato detto che tra i parrucchieri di Londra l’omosessualità è così prevalente che c’è anche un atteggiamento speciale che il cliente può adottare sulla sedia per far conoscere che anche lui è un invertito. Il Dr. Kiernan mi informa che anche a Chicago, l’inversione è particolarmente diffusa tra i barbieri, e aggiunge che egli è a conoscenza di due casi tra le donne-barbiere, una percentuale relativamente alta. Non è difficile capire questo, tenendo conto della stretta associazione fisica tra il barbiere e il suo cliente. “W. G. era l’assistente del barbiere”, scrive uno dei miei soggetti, “e mi sono preso una fortissima cotta per lui al primo sguardo. Era solito insaponarmi, e il tocco delle sue dita era una delizia. Poi mi radeva e io ho sempre aspettato con ansia il momento di andare dal barbiere. Se lui non fosse in grado di prendersi cura di me proverei un’incredibile agitazione cardiaca. L’intera giornata mi sembrerebbe noiosa e inutile. Avevo l’abitudine di annotare sulla mia agendina ogni volta che mi faceva la barba.”
[11] Vedi, ad esempio, “Vom Weibmann auf der Bühne,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901, p. 313. È curioso trovare un’annotazione medico-legale di questa connessione molto tempo prima che l’inversione fosse riconosciuta. Nel mese di giugno 1833 (vedi i Registrati annuali a questa data), morì un uomo che aveva vissuto come una mantenuta sotto il nome di Eliza Edwards. Era molto effeminato in apparenza, con bei capelli, in boccoli lunghi due piedi e una voce spezzata; recitava ruoli femminili nel teatro, “ai più alti livelli del teatro tragico” e “appariva come una donna di tipo molto signorile”. La giuria del coroner “fortemente raccomandava alle autorità competenti di adottare mezzi adeguati nell’esposizione del corpo che facessero risaltare l’ignominia del crimine.”
[12] A. Schmid, “Zur Homosexualität,” Zentralblatt für Psychoanalyse, vol. i, 1913, p. 237.
[13] Si veda per una sintesi delle varie statistiche in diversi paesi, Havelock Ellis, Man and Woman, quinta ed., 1914, p. 174; e anche “The Psychology of Red”, Popular Science Monthly, agosto e settembre 1900.
[14] La percentuale non è così grande, tuttavia, come Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 314) ora la rileva in Germania, dove gli invertiti sono meglio informati sul tema di questa anomalia, perché qui il 95 per cento considera i propri sentimenti come naturali.
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