mercoledì 20 giugno 2012

ACCETTARSI COME GAY IN ITALIA E IN SVEZIA

Ciao Project,
noi non ci conosciamo però ho deciso di mandarti questa lettera perché progetto gay mi ha aiutato moltissimo nel mio processo di accettazione e vorrei che tu leggessi (e se vuoi che tu pubblicassi) i risultati della mia esperienza su questo argomento (cioè l’accettazione). Adesso mi sento sereno e penso che tanti ragazzi che si sentono come mi sentivo io fino a pochi mesi fa potrebbero trovare utili le cose che sono venuto elaborando piano piano.
Ho 25 anni, la mia storia penso sia simile a quella di moltissimi ragazzi gay. Ho una sorella più piccola di me di un anno. Mio padre è tra i 50 e i 60, mia madre non ne ha ancora 50. La mia famiglia mi vuole bene ma a modo suo, sono brave persone ma non sono capaci di guardare al di là del proprio naso. Mio padre è il classico bell’uomo per la sua età, ancora ben portante, e ha certamente un fascino sulle donne, l’ho notato in tante situazioni, ma ho notato anche un’altra cosa, quando ci sono donne, diciamo dai 20 in su, lui si trasforma, si atteggia, cambia modo di fare, non se ne accorge nemmeno, ma ha il comportamento del seduttore, finisce tutto lì ma è evidente che ancora alla sua età le donne riescono a trasformarlo. Non credo sia mai stato molto soddisfatto della vita sessuale con mia madre, una volta, in privato, quando siamo riusciti a parlare un po’ mi ha detto: “non ti mettere con una mezza monaca come tua madre che se no il monaco lo devi fare pure tu!” Mio padre sa degli omosessuali che sono “checche”, “femmine venute male”, “povera gente che ti può fare solo pena” queste sono parole sue. Quando deve svalutare qualcuno dei suoi colleghi più giovani il discorso finisce sempre lì e quando dice quelle cose le dice con l’aria di chi sa esattamente quello che dice. Il suo atteggiamento affermativo, quando ero ragazzino, mi dava sicurezza, se una cosa l’aveva detta papà per me era verità assoluta. Adesso mi rendo conto che in quel modo mi ha messo in testa una marea di stupidaggini e che io le ho assimilate come se fosse vangelo e poi ho avuto una marea di problemi a trovare una strada per arrivare a ragionare col mio cervello ma per fortuna ci sono arrivato lo stesso. Mia madre è tutta casa, chiesa e pettegolezzi, è una brava donna ma ha bisogno di sicurezza e la trova nelle cose che dice papà (purtroppo) e nelle cose che dicono i preti (anche qui purtroppo). Se quello che dice papà non corrisponde a quello che dicono i preti allora si sente incerta e finisce per tollerare quello che dice papà e per pensare che comunque quello che dicono i preti è certamente giusto, ma quando, come nel caso della omosessualità, sia papà che i preti dicono più o meno le stesse cose allora si sente completamente esaltata. I miei non litigano, si tollerano, i ruoli sono ben definiti e salvare la faccia è in assoluto la prima cosa da fare. Mia sorella quando aveva vent’anni si era messa con un ragazzo senza dire niente ai miei, ma si sentiva in colpa per questo fatto e mi assillava perché voleva da me un consiglio su che cosa dovesse fare. Io le dicevo di andare per la sua strada ma lei ha parlato con mamma, dopo tre mesi la storia con quel ragazzo era finita e lei adesso sta con un altro ragazzo, questa volta uno che sta bene a mamma. Se penso che avrò un cognato così (ormai è certo che finisce così) mi viene il latte alle ginocchia. Una volta stavamo fuori con mia sorella e il ragazzo, in macchina, a sentire la radio e hanno messo una canzone di Tiziano Ferro, il mio futuro cognato non conosceva la canzone e nemmeno riconosceva la voce di Tiziano Ferro, io gli ho detto che era Tiziano Ferro e lui ha fatto una smorfia che è bastata a farmi perdere quel minimo di rispetto che avevo per lui. Mia sorella in pratica si è allineata alle scelte di mamma. Il ragazzo viene da una famiglia ricca e cattolica, quindi è da sposare! Io non voglio fare quella fine. Se devo essere sincero, se non mi sono mai considerato gay fino a pochi mesi fa, perché a casa mia gay è ancora una parolaccia, non mi sono nemmeno mai considerato etero, a 15/16 massimo 17 anni ho provato anche ad avere una ragazza, fino a parlare insieme si poteva pure, anche se mi era indifferente, ma quando si cominciava a fare un po’ di petting anche pochissimo, mi chiedevo che cosa stavo facendo, la sentivo proprio come una cosa del tutto innaturale. In realtà io non solo non ho avuto un rigetto per il sesso gay ma avevo proprio un rigetto verso il sesso etero, che sentivo come una specie di violenza alla quale in un modo o nell’altro avrei dovuto finire per adattarmi. Le battute stupide che faceva mio padre sui gay allora mi ferivano profondamente, mi sentivo sbagliato, in colpa, e cercavo di cambiare strada, il rigetto dell’essere gay era questo, cioè un essere costretto a mettere da parte qualcosa che sentivo invece come parte di me, come una cosa importante che mi faceva stare bene e in cui non trovavo assolutamente niente di sbagliato. È stato così che piano piano ho cominciato a farmi delle domande e a cercare di rispondere col mio cervello, leggendo il più possibile per cercare di capire ed è stato così che, con tanta fatica, ho cominciato a recuperare la mia libertà, almeno la mia libertà di pensiero, ma il passo fondamentale è proprio quello. Mi chiedevo: ma perché secondo tutta questa gente è una cosa patologica quando per me è una cosa assolutamente naturale? È possibile che loro abbiano tutti torto e io solo abbia ragione? Devo dire però che per arrivare consapevolmente a dirmi che non ci trovavo proprio niente di assurdo, niente di contro natura, ci ho messo parecchio. Tante volte ho provato a reprimermi ma era una scelta non spontanea ma autoimposta, provavo a schiacciare ma mia natura e ovviamente non ci riuscivo, provavo a dirmi che era sbagliato e che la cosa migliore sarebbe stata mettersi con una ragazza e mettere su famiglia ma erano solo ragionamenti astratti, la mia sessualità era incompatibile con le ragazze. Tra l’altro penso di essere stato anche molto fortunato perché per un ragazzo che, magari a bocca storta, ma un rapporto sessuale con una ragazza arriva ad averlo le cose possono essere molto più complicate, ma per me non è stato così, una ragazza, fosse pure Venere in persona, non ha mai avuto per me nessuna attrattiva sessuale e di questo sono stato sempre certo e poi c’era dall’altra parte il fatto che tutta la mia sessualità era gay, mi masturbavo da sempre pensando ai ragazzi, prima in modo del tutto naturale e senza problemi, poi con un bel po’ di sensi di colpa e finalmente adesso di nuovo senza nessun senso di colpa. Le mie fantasie erano tutte per i ragazzi. L’estate per me era una stagione bellissima e lo è adesso più di prima perché si va al mare con gli amici, certo loro pensano alle loro ragazze e io peso a loro ma non vedo proprio che cosa ci sia di male. Tirando le somme, se io avessi avuto una famiglia senza il tabù della omosessualità credo che non avrei avuto proprio nessun problema di accettazione. I problemi di accettazione sono solo delle conseguenze degli atteggiamenti omofobici diffusi. Certe volte penso con una certa invidia che ci sono ragazzi che vivono queste cose proprio in un altro modo. Ho conosciuto tramite internet un ragazzo svedese di Stoccolma (un bellissimo ragazzo!), Dag, chattiamo in Inglese la sera, gli ho raccontato di me e non riusciva a crederci, mi ha detto che in Svezia c’è una legge del 2001 che vieta qualsiasi discriminazione relativa all'orientamento sessuale e che lui non ha mai visto nessuna forma di discriminazione. Alcuni suoi amici sono gay e quando andavano a scuola e poi all’università lo sapevano tutti ma la cosa non ha mai creato nessun problema e c’era anche una forma di educazione contro l’omofobia, proprio fatta a scuola. Lì il liceo (Gymnasieskola) dura tre anni dai 16 ai 20 più o meno. La Svezia è al primo posto nel mondo nella tutela dei diritti dei gay: la legislazione protegge dalla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, sono riconosciute le unioni tra persone dello stesso sesso, sono riconosciuti diritti genitoriali per coppie dello stesso sesso, l’omofobia viene riconosciuta nelle espressioni di odio/criminalità. Dag mi ha detto che in Svezia l’educazione sessuale fa parte proprio dei programmi scolastici fino dalla scuola di base ed è integrata in tute le discipline, lui ha potuto parlare liberamente di omosessualità e dire di essere gay da quando aveva 16 anni, nella sua scuola si vedevano anche coppie di due ragazzi maschi che si scambiavano tenerezze e nessuno ci rimaneva sconvolto. Dag è luterano e non ha avuto mai problemi con la sua religione, mi ha raccontato che il pastore nel sermone della domenica parla qualche volta anche di omosessualità e ne parla in termini di amore, cosa che da noi sarebbe considerata un’eresia. Evidentemente è proprio un altro mondo.
In pratica i problemi di accettazione sono veramente, come ho letto in giro, forme di omofobia sociale interiorizzata. Io so perfettamente chi sono e che cosa voglio, però tanti problemi restano. Qui non siano Stoccolma e la mia famiglia non è quella di Dag, in altri termini so bene che per me sarà dura, che i miei non mi accetteranno, perché non sono proprio all’altezza di farlo, e che, se mai avrò un ragazzo, o me ne andrò a vivere lontano da casa mia o il nostro rapporto dovrà essere tenuto a livello privatissimo. Noi gay stiamo scontando in tanti modi l’ignoranza e il preconcetto diffuso e la cosiddetta non accettazione ne è uno degli esempi più tipici. Ma perché l’Italia deve essere sempre il fanalino di coda in tutte le scelte che rappresentano un passo in avanti verso la civiltà? Ma perché dobbiamo soffrire per la stupidità e l’ignoranza altrui? Spero tanto che l’Europa costringa l’Italia a diventare un paese civile.
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martedì 19 giugno 2012

SESSO TRA UN GAY E UN ETERO

Ciao Project,
sono un ragazzo di 17 anni, quasi 18, e penso di essere gay o meglio sono gay anche perché le ragazze mi lasciano del tutto indifferente. Ti voglio raccontare la mia storia, non so se una cosa del genere è capitata ad altri ragazzi ma in pratica ha occupato il mio cervello da più di due anni. Quando stavo in prima superiore, un interesse per i ragazzi ce lo avevo già e mi masturbavo solo pensando ai ragazzi, mi piacevano ma non mi ero mai veramente innamorato di un ragazzo e ancora meno di una ragazza. Diciamo che il mio interesse era solo sessuale, o forse era così perché non poteva essere diversamente. Dunque, aprile 2010, seconda superiore, si fa la gita scolastica, io chiaramente mi ci fiondo perché penso che magari può pure succedere qualcosa, a stare tanto tempo coi ragazzi qualche occasione si crea, non dico di sesso, ma almeno di vederli nudi, o almeno in mutande, che per me sarebbe già stato moltissimo. Dovevamo stare fuori quattro notti, la prima abbiamo fatto tardissimo, causa discoteca e siamo tornati in albergo che erano quasi le tre, quindi siamo crollati dal sonno, la seconda notte si sono pure ubriacati hanno vomitato per terra, proprio un comportamento da deficienti. Il bello è venuto la terza notte. Stavamo in camera in tre e sono venuti altri tre ragazzi, quindi eravamo sei, tutti maschi, e hanno cominciato a parlare di sesso, ma seriamente. Io mi chiedevo come potessero parlare così in modo disinvolto, proprio senza nessun problema. Io in pratica stavo a sentire, dicevano tutto quello che provavano per le ragazze, che provavano a toccarle e a farsi toccare quando potevano, che si masturbavano pensando alle ragazze. Io non sarei mai stato capace di fare discorsi simili. Sono rimasti a parlare per più di tre ore, erano proprio contenti, si vedeva che era una cosa che li metteva a loro agio. Uno dei miei compagni di stanza era in erezione e c’è rimasto tutto il tempo, a me stare con loro faceva un effetto fortissimo, mi veniva duro ma se anche se ne fossero accorti, in una situazione come quella, non sarebbe stato un problema perché stavamo parlando di ragazze. Io poi sono gay e non lo sa nessuno ma se lo dicessi non ci crederebbe nessuno. Non ho mai avuto il problema che qualcuno mi prendesse per gay e adesso comincio ad avere il problema opposto, che qualche ragazza possa pensare che le sto facendo il filo. Le ragazze mi vengono dietro e questo mi imbarazza parecchio. Dunque quella sera per me è stata una bellissima serata anche se mi rendevo conto che quella intimità coi miei amici era tutta basata su un equivoco, però ho provato una forma di quasi intimità sessuale coi miei amici che mi è piaciuta moltissimo. L’ultima notte stavo in una stanza a due e lì è successo quello che ti puoi immaginare, il mio amico ha cominciato a parlare di ragazze poi il discorso è passato sul sesso, un po’ più proprio fisico ed è finita che ci siamo masturbati reciprocamente. Per me era la cosa più eccitante che mi fosse mai capitata. È durata poco, massimo 10 minuti. Ero proprio sconvolto dal fatto di poter fare col mio compagno una cosa simile e avevo cominciato a pensare che alla fine fosse gay, perché mi ha detto che era stato molto bello. Poi siamo andati a dormire. Io non ho chiuso occhio, mi ripassavo mentalmente tutte le sensazioni di qualche minuto prima, ero convinto che il mio compagno fosse gay e mi sentivo straordinariamente felice perché era quello che mi piaceva di più tra tutti i miei compagni. Volevo fargli capire che gli volevo bene, che mi ero innamorato di lui e tutto il resto. La mattina tutto tranquillo come se non fosse successo nulla, io provo a fargli un sorriso ma è del tutto preso da altre cose, dall’ultima escursione della gita, della macchina fotografica ecc. ecc. e non mi guarda nemmeno, ma non deliberatamente, proprio così come gli veniva naturale, poi mi risponde in modo amichevole ma diciamo così amichevole ordinario. La gita finisce, ricomincia scuola, tutto come se tra noi non fosse successo niente, io mi guardo bene dal fare discorsi. In pratica non se ne è parlato più, sono passati due anni, anche quest’anno siamo andati in gita insieme e siamo capitati nella stessa stanza, adesso lui sta con una ragazza o meglio fa il filo a una ragazza che non lo guarda nemmeno e ci sta proprio male, me ne ha pure parlato seriamente durante la gita e una sera era proprio sul punto di mettersi a piangere, praticamente quella ragazza adesso è la sua fissa, ma il guaio è che non è la sua ragazza. Io ho cercato di consolarlo da bravo amico “etero” che sa dare consigli agli amici su come si trattano le donne. A un certo momento ho preso tutto il coraggio che avevo e gli ho detto: “ti ricordi di due anni fa?” Lui mi ha risposto che si ricordava della nottata in sei in una stanza a parlare di ragazze e che era stato bellissimo. Quello che era successo tra noi sembrava che non se lo ricordasse nemmeno, poi sorridendo ha fatto capire che invece se lo ricordava ma ha concluso: “Vabbe’, ma allora eravamo ragazzini!” Io ho risposto con un sorriso come a dire: “sì, è vero”, comunque la sua battuta per svalutare la cosa per me è stata una colettala, io speravo che la gita di quest’anno fosse un’occasione per chiarirci e invece per me è stata un’occasione per capire che se non so che un ragazzo è gay è meglio che non ci penso proprio. Ho capito che lo stesso fatto per me e per lui aveva un significato completamente diverso, a me sembrava l’inizio di una storia d’amore, per lui era una stupidaggine da ragazzini. Eppure io sul ricordo di quella notte ci ho vissuto due anni intensissimi, sognando a occhi aperti, aspettando un suo cenno, interpretando tutto quello che diceva e che faceva in modo gay. Almeno adesso ho aperto gli occhi.
Se vuoi, pubblica pure questa e-mail.
Grazie di tutto quello che fai!
Aldo (nome inventato però mi piace perché sono Alto! Ih ih!!)
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lunedì 18 giugno 2012

OMOSESSUALITA’ E POLITICA NELLA GERMANIA DI GUGLIELMO II

Questo post mira a mettere in evidenza come le condanne penali della omosessualità possano indurre facilmente a ricattare le persone omosessuali che rivestono ruoli importanti per condizionarne pesantemente le scelte.

Prenderò in considerazione il cosiddetto Scandalo Harden-Eulenburg che ebbe immensa eco e certamente effetti non trascurabili sulla Germania di Guglielmo II tra il 1907 e il 1909, e contribuì a modificare la politica estera della Germania nel periodo immediatamente precedente la prima guerra mondiale.

Procediamo per gradi. Il codice penale tedesco in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994 condannava i rapporti omosessuali tramite il famigerato Paragrafo 175.
La versione originale del Paragrafo 175 (15 maggio 1871) è la seguente: « § 175 Fornicazione innaturale - La fornicazione innaturale, cioè tra persone di sesso maschile ovvero tra esseri umani ed animali, è punita con la reclusione; può essere emessa anche una sentenza di interdizione dai diritti civili.» (osservo che si tratta solo di omosessualità maschile).

Già a partire del 1890 il partito socialdemocratico (SPD) si impegnò per ottenerne l’abolizione del Paragrafo 175. Nel 1929, una commissione del Reichstag decise di abrogare il Paragrafo 175, grazie ai voti dei Socialdemocratici, del Partito Comunista (KPD) e del Partito Democratico (DDP), ma la salita al potere del Partito Nazista nel 1933 impedì di fatto l’abrogazione. Nel 1935 i nazisti allargarono la portata del Paragrado 175 in modo da permettere di condannare qualunque “atto osceno” anche senza contatto fisico come la masturbazione uno a fianco all’altro. Le condanne per omosessualità si decuplicarono, arrivando a circa 8.000 l’anno. Fu permesso alla gestapo di rinchiudere i sospetti in campi di concentramento, anche se prosciolti dai tribunali o dopo aver scontato la pena. In questo modo un numero imprecisato di omosessuali uomini tra i 5.000 e i 15.000 (si tratta dei cosiddetti triangoli rosa, dal colore del segno di riconoscimento cucito sulle loro casacche) finirono nei campi di sterminio. L’abrogazione definitiva del Paragrafo 175 in Germania e quindi l’eliminazione del reato di omosessualità data al 10 marzo 1994.

Ma torniamo alla prima versione del Paragrafo 175. Nel 1890 Guglielmo II aveva licenziato Bismarck la cui Realpolitik, fatta di accordi internazionali e di pragmatismo politico e tendente al mantenimento degli equilibri internazionali, sembrava ormai superata e favorì la cosiddetta Weltpolitik cioè una politica estera ambiziosamente espansionistica che potesse portare la Germania a ricoprire un ruolo di protagonista a livello mondiale.

È in questo ambito che va collocata l’azione del principe Philipp di Eulenburg-Hertefeld (1847-1921), si tratta di un personaggio che appartiene all’alta nobiltà tedesca, già amico personale di Guglielmo II prima che questi divenisse imperatore. Nel 1888 Guglielmo II divenne Kaiser, all’età di 29 anni. Gli scioperi di minatori della primavera del 1889 indussero Guglielmo a non tenere con gli scioperanti una linea dura come avrebbe voluto il cancelliere Otto von Bismarck ma a tentare di frenare l’ascesa del socialismo attraverso l’istruzione (ideologizzata in senso anti-socialista) degli operai. Guglielmo preferiva una linea di conciliazione nazionale rispetto a scelte che avrebbero potuto portare a scontri sociali. Le elezioni videro una vittoria dei socialisti democratici. Bismarck cercò di avocare a sé l’esclusiva dei rapporti con il kaiser sulla base di un decreto del 1853 che imponeva ai ministri di consultare il capo del governo prima di conferire con l’imperatore. Guglielmo decise di modificare il decreto e in pratica con questo gesto tolse credibilità a Bismarck che si dimise il 18 marzo 1890. Bismarck era nato nel 1815 e Gugliemo II nel 1859, li separavano 45 anni. Il vecchio cancelliere era un diplomatico fine ma non era in grado di valutare i rischi delle tensioni sociali e operaie che si stavano manifestando in Germania.

Dietro la destituzione di Bismarck si scorge la presenza accorta del principe Philipp di Eulenburg-Hertefeld, che sarà poi ambasciatore a Vienna dal 1894 al 1903. Negli anni che precedettero il suo incarico di ambasciatore a Vienna Eulenburg fu assai vicino al sovrano e cercò di mitigare le tendenze aggressive e imperialiste della Weltpolitik, in buona sostanza, secondo lui, la politica diplomatica di equilibrio caldeggiata da Bismarck non avrebbe dovuto cedere il passo a tendenza imperialistiche, la destituzione di Bismarck non era avvenuta per questioni di politica estera ma per la sua incapacità di interpretare i fermenti della classe operaia che si stavano manifestando in Germania. Guglielmo II propose a Eulenburg di diventare lui stesso cancelliere dei Reich ma Eulenburg rifiutò.

Che l’omosessualità possa aver avuto un ruolo nell’ascesa politica di Eulenburg è certamente possibile. Lo stesso Bismarck, scrivendo al figlio, parla di rapporti tra Eulenburg e Gugliemo II che “non possono essere messi per iscritto”, anche se Bismarck non può essere considerato un osservatore e un giudice disinteressato delle condotte dell’imperatore e di Eulenburg.

Proprio a questo punto entra in ballo l’idea dell’accusa di omosessualità come strumento di ricatto a fini politici. Mentre Bismarck, ormai vecchio e stanco della politica, aveva tenuto per sé quello che sapeva sui comportamenti privati dei personaggi della corte di Guglielmo II, nel 1902, Maximilian Harden, direttore del periodico imperialista Die Zukunft (il futuro), un giornalista tedesco di origini ebree, fautore di una politica nazionalista e aggressiva arrivò a ricattare il principe Eulenburg minacciandolo di mettere in piazza non solo la sua omosessualità ma addirittura il rapporto che lo legava a Guglielmo II, cosa che avrebbe messo pesantemente in crisi il Kaiser.

Harden chiedeva, in cambio del suo silenzio le dimissioni di Eulenburg da Ambasciatore a Vienna ed Eulenburg si dimise effettivamente nel 1903, ufficialmente per ragioni di salute, e fino al 1906 si tenne fuori dall’attività politica. In questo modo la sua influenza moderatrice su Guglielmo II venne meno e il kaiser abbracciò una politica di protagonismo a livello internazionale e di riarmo in particolare navale.

La Francia e l’Inghilterra preoccupate dalle mire espansionistiche della Germania, l’8 aprile 1904 siglarono a Londra l’Entente cordiale cioè un patto amichevole in cui si riconobbe l’influenza inglese sull’Egitto e quella Francese sul Marocco. Questo fatto non piacque ai consiglieri nazionalisti di Guglielmo II che lo indussero fare una vista a Tangeri nel Sultanato del Marocco, il 31 marzo 1905 e a dichiarare che la Germania era favorevole all’indipendenza del Marocco, minacciata dalla Francia. Ne seguì un periodo di furiose polemiche franco-tedesche finché nel 1906, con la conferenza di Algesiras, la Germania si trovò isolata dalle altre potenze e fu costretta a subire un pesante scacco diplomatico, le conseguenze interne in Germania furono notevoli. I pangermanisti e anche Maximilian Harden, accusarono Guglielmo II e il governo di debolezza imperdonabile. Furono momenti molto difficili per il Kaiser che alla fine aveva preferito evitare opzioni belliciste. Il principe Eulenburg si riavvicinò all’imperatore per sostenerlo in una politica di moderazione e per permettergli di liberarsi dalle pressioni dei pangermanisti e dei fautori della guerra. Harden si rese conto che il principe Eulenburg sarebbe diventato un personaggio importantissimo e in pratica il puntello della politica non aggressiva di Guglielmo II e quindi partì nuovamente alla carica ma non potendo rivolgere le sue accuse direttamente contro il Kaiser, perché avrebbe rischiato un processo per lesa maestà, preferì una via traversa e sostenne che l’insuccesso delle conferenza di Algesisras fosse conseguenza della “mollezza” (omosessualità) di quanti invece avrebbero dovuto spingere Gugliemo II a decisioni molto più risolute.

Harden pubblicò due articoli sul suo giornale che alludevano ad un rapporto omosessuale tra Eulenburg e il conte Kuno Graf von Moltke (1847 - 1923) generale aiutante di campo dell'imperatore Guglielmo II e comandante militare di Berlino. Tra il 1906 e il 1907 sei ufficiali tedeschi si suicidarono a seguito di ricatti per questioni di omosessualità, cosa ritenuta infamante per un ufficiale dell’esercito tedesco. Tra il 1903 e il 1906 la corte marziale aveva condannato una ventina di ufficiali per questa ragione. Perfino una guarda del corpo del Kaiser, appartenente a un gruppo sceltissimo comandato da Luogotenente generale Wilhelm Graf von Hohenau, parente di Gugliemo II, aveva subito una imputazione per omosessualità. Eulenburg cercò in tutti i modi di lasciare l’imperatore del tutto al di fuori di questa caccia alle streghe e preferì ritirarsi in esilio volontario in Svizzera. Per la seconda volta Harden aveva conseguito il suo obiettivo, ossia l’allontanamento di Eulenburg.

Ma il Kaiser offrì ad Eulenburg l’ordne dell’Aquila nera, un’altissima onorificenza, segno di stima, cosa che non fu gradita agli amici di Harden. L’occasione per una nuova e più violenta crociata moralistica e per ridare fiato alla politica pangermanista venne ad Harden proprio dal fatto che Eulenburg accettò l’offerta del Kaiser e tornò in Germania per ottenere l’investitura ufficiale. Herden non tollerava che si conferissero tali onori ad un omosessuale e il 27 aprile 1907 scrisse un articolo chiaro, sottolineando che la "vita sessuale" di Eulenburg non era più sana di quella del principe di Prussia Friedrich Heinrich, il quale aveva dichiarato pubblicamente la sua omosessualità e per questo aveva dovuto rinunciare all'investitura dell’Ordine dei cavalieri di San Giovanni. L’opinione pubblica osannò Harden come difensore della morale, fustigatore della corruzione e paladino del sano nazionalismo germanico.
Cominciò una vera caccia alle streghe, con indagini segrete di polizia e schedatura degli omosessuali che avessero dei ruoli di rilievo. Guglielmo II fu costretto a chiedere le dimissioni di tre personaggi di rilievo della sua corte: Hohenau (comandante della Guardia del corpo), Lynar e lo stesso von Moltke.

Moltke denunciò Herden per diffamazione. Lo scandalo si allargò e furono coinvolti anche Georg von Hülsen, direttore del Royal Theatre, von Stückradt, scudiero del principe della corona e Bernhard von Bülow, cancelliere imperiale: tutti vennero accusati di avere tendenze o attività omosessuali. L’inchiesta penale fu breve e di concluse nel luglio 1907 con una sentenza di pieno proscioglimento di Eulenburg e di non luogo a procedere per gli altri.

Alla denuncia per diffamazione di Moltke contro Harden seguì processo tra il 23 e il 29 ottobre 1907. Fu chiamato in qualità di esperto il dott. Magnus Hirschfeld, anche lui di origini ebraiche, sessuologo, militante del movimento di liberazione omosessuale, del quale è considerato uno dei fondatori, uno del paladini della lotta contro il paragrafo 175. La moglie di Moltke dichiarò inspiegabilmente di avere avuto rapporti sessuali col marito solo i primi due giorni dopo il matrimonio ma di non sapere nulla della omosessualità del marito. La corte assolse Harden e condannò Moltke come omosessuale, non sodomita né pederasta ma omosessuale cioè, a detta della corte, con dei tratti femminei! La sentenza non piacque al Kaiser, fu annullata per vizi di procedura e fu deciso che il processo dovesse essere ripetuto.

Il 6 novembre 1907, Adolf Brand, fondatore di Der Eigene, primo periodico omosessuale, stampò un pamphlet rimproverando a Bernhard von Bülow, cancelliere imperiale, di non essersi battuto per l’abolizione del Paragrafo 175 perché era sotto ricatto, essendo anche lui omosessuale, lui che, a dire di Brand, aveva baciato Scheefer e scambiato effusioni con lui alle riunioni maschili ospitate da Eulenburg. Brand venne denunciato per diffamazione e condannato a 18 mesi di prigione.

Tra il 18 e il 25 dicembre 1907 la moglie di Moltke, la cui testimonianza era stata determinante per la condanna del marito, fu dichiarata isterica, Magnus Hirschfeld, che in qualche modo aveva fatto della sua presenza al processo una occasione per dare visibilità alla omosessualità coinvolgendo una personalità di rilievo come Moltke, fu accusato dagli stessi suoi sostenitori omosessuali di avere fatto outing, cioè di aver esposto l’omosessualità di un altro agendo in sostanza per l’utile della causa omosessuale ma ai danni di un altro omosessuale. Magnus Hirschfeld ritrattò buona parte delle sue dichiarazioni. Moltke venne questa volta assolto e Harden fu condannato per diffamazione a 4 mesi di prigione.

Harden, uscito di prigione, non si diede per vinto e architettò un marchingegno per rimettere le cose in movimento. Fece pubblicare da un editore bavarese, Anton Städel, un articolo in cui Städel stesso lo accusava di aver desistito della accuse contro Eulenburg dopo aver ricevuto da lui una grossa somma di denaro. In questo modo Harden avrebbe avuto modo di denunciare Städel e di portare come testimoni personaggi che avrebbero testimoniato della omosessualità di Eulenburg. Harden, come convenuto, denunciò quindi Städel per diffamazione e al processo che ne seguì ottenne la dichiarazione da parte di due testimoni, Georg Riedel e Jacob Ernst, che affermarono di avere avuto rapporti omosessuali con Eulenburg. Era esattamente quello che Harden voleva, in questo modo infatti Eulenburg fu accusato di spergiuro perché aveva testimoniato di non aver mai avuto rapporti sessuali con uomini. Städel fu condannato a una mula di 100 marchi che furono ovviamente pagati da Harden!

Poco dopo, il 7 maggio 1908, Eulenburg venne incriminato per spergiuro. Due settimane più tardi la condanna a Harden fu annullata, e un secondo processo ebbe inizio.

Il 29 giugno 1908 dopo l'esame del primo dei 41 testimoni citati da Harden, tra i quali Jacob Ernst e altri dieci che avevano descritto alcuni rapporti di Eulenburg avvenuti nel 1887 e “spiati attraverso un buco della serratura”, il processo venne rimandato a causa dello stato di salute di Eulenburg. Il processo venne trasferito in ospedale, ma nuovamente rimandato. Dal 1908 fino alla fine della prima guerra mondiale e al conseguente disfacimento dell’impero tedesco, il processo venne rimandato di anno in anno sempre per motivi di salute, col risultato che Eulenburg non fu di fatto mai processato.

In questo periodo il periodico di Harden aumentò enormemente la sua tiratura arrivando a vendere 70.000 copie (un’enormità per l’epoca) per poi scendere a meno di 1.000 nel 1922.

Nell’aprile 1908, Harden venne nuovamente condannato e multato per 600 marchi, oltre a 4.000 per spese processuali, mentre Moltke fu pienamente riabilitato agli occhi dell'opinione pubblica.

Da tutta questa storia si può dedurre quanto il moralismo sia in realtà strumentale alla lotta politica. La storia non si fa con i se, ma è legittimo chiedersi se vivere in una società più libera non sia la cosa migliore per tutti: le possibilità di ricatto diminuirebbero nettamente e la peggiore politica avrebbe assai meno possibilità di travestirsi da morale.
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OMOSESSUALITA' E MORALE

In alcuni miei post precedenti, ho preso in considerazione la morale sessuale e in particolare quella attinente alla omosessualità secondo alcuni personaggi, come Burcardo vescovo di Worms, San Pier Damiani e Sant’Alfonso dei Liguori. Chi vuole può leggere questi articoli in cui sono riportati i testi originali che, per l’evidenza della loro profonda “immoralità”, cioè ripugnanza a qualsiasi coscienza morale libera, non hanno bisogno di commento.

Ho avuto alcune risposte a quei post da parte di persone che si ritengono cattoliche e che mi hanno fatto notare che avrei, secondo loro, posto troppo marcatamente l’accento su documenti ormai sorpassati, quasi volessi, in questo modo, presentare falsamente la chiesa come una realtà non conciliabile con l’omosessualità. Devo dire che, leggendo i documenti ufficiali e vedendo con quale zelo la chiesa porta avanti la lotta contro l’omosessualità ancora oggi, si arriva alla conclusione che dai tempi di Burcardo di Worms nulla è cambiato l’inconciliabilità è rimarcata dagli stessi uomini di chiesa sempre e comunque. Girando su Internet mi sono imbattuto in una pagina particolarmente interessante:
http://www.sancarlo.pcn.net/argomenti_n ... ina39.html, chi lo desidera può leggerla, io evito di fare commenti perché non ce n’è alcun bisogno.

Le posizioni delle chiese riformate, pur se con molti distinguo e con molte eccezioni, sono su questo punto talvolta lontanissime da quelle della chiesa cattolica, basti un esempio.

Il sinodo della chiesa luterana riunitosi a Roma dal 12 al 15 maggio 2011, ha approvato a larghissima maggioranza un documento nel quale si afferma che “l’omosessualità fa parte delle espressioni della sessualità, quindi rappresenta una condizione naturale”. Per questo “la condanna morale dell’omosessualità non può essere in nessun modo giustificata”. “La benedizione delle unioni di vita non tradizionali riguarda le coppie sia etero che omosessuali – sottolinea la presidente del Sinodo Christiane Groeben, che ha condotto i lavori -. Riteniamo infatti che il compito della chiesa sia quello di accompagnare i cristiani nel loro percorso di vita ascoltando la Parola di Dio e osservando i cambiamenti sociali. E quello che osserviamo è che nel campo delle relazioni umane esiste una molteplicità di comunioni di vita, comprese quelle omosessuali, vissute in maniera responsabile e basate sulla volontarietà, sulla continuità e la fiducia, verso cui la chiesa ha delle responsabilità pastorali che non può eludere”.

La condanna dell’omosessualità è spesso giustificata sulla base di testi biblici, e in particolare Genesi 19, che racconta della distruzione di Sodoma, donde deriva anche il termine sodomia:

“4 Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sodoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. 5 Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!». 6 Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé, 7 disse: «No, fratelli miei, non fate del male! 8 Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all'ombra del mio tetto». 9 Ma quelli risposero: «Tirati via! Quest'individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!». E spingendosi violentemente contro quell'uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta. 10 Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente; 11 quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta.”

Ma l’episodio della distruzione di Sodoma e Gomorra, riportato in Genesi 19, non ha con ogni probabilità nulla a che vedere con l’omosessualità. Lot offrì le sue figlie allo stupro, per evitare lo stupro degli stranieri ospitati nella sua casa. Si potrebbe obiettare che l’offerta in cambio dei due stranieri delle figlie di Lot fu rifiutata, ma in Giudici 19 si presenta una situazione del tutto simile a quella di Genesi 19 (la descrizione ricalca passo passo Genesi 19) in cui, invece, l’offerta di una donna (tra l’altro poi uccisa e fatta a pezzi ma non dagli stupratori!) fu invece accettata e la donna fu sottoposta a violenze di gruppo per tutta la notte.

“22 Mentre aprivano il cuore alla gioia ecco gli uomini della città, gente iniqua, circondarono la casa, bussando alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: «Fa' uscire quell'uomo che è entrato in casa tua, perché vogliamo abusare di lui». 23 Il padrone di casa uscì e disse loro: «No, fratelli miei, non fate una cattiva azione; dal momento che quest'uomo è venuto in casa mia, non dovete commettere questa infamia! 24 Ecco mia figlia che è vergine, io ve la condurrò fuori, abusatene e fatele quello che vi pare; ma non commettete contro quell'uomo una simile infamia». 25 Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo. Allora il levita afferrò la sua concubina e la portò fuori da loro. Essi la presero e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; la lasciarono andare allo spuntar dell'alba. 26 Quella donna sul far del mattino venne a cadere all'ingresso della casa dell'uomo, presso il quale stava il suo padrone e là restò finché fu giorno chiaro. 27 Il suo padrone si alzò alla mattina, aprì la porta della casa e uscì per continuare il suo viaggio; ecco la donna, la sua concubina, giaceva distesa all'ingresso della casa, con le mani sulla soglia. 28 Le disse: «Alzati, dobbiamo partire!». Ma non ebbe risposta. Allora il marito la caricò sull'asino e partì per tornare alla sua abitazione.
29 Come giunse a casa, si munì di un coltello, afferrò la sua concubina e la tagliò, membro per membro, in dodici pezzi; poi li spedì per tutto il territorio d'Israele. 30 Agli uomini che inviava ordinò: «Così direte ad ogni uomo d'Israele: È forse mai accaduta una cosa simile da quando gli Israeliti sono usciti dal paese di Egitto fino ad oggi? Pensateci, consultatevi e decidete!». Quanti vedevano, dicevano: «Non è mai accaduta e non si è mai vista una cosa simile, da quando gli Israeliti sono usciti dal paese d'Egitto fino ad oggi!”

Come è evidente l’omosessualità in queste cose non c’entra affatto, si tratta di situazioni di violenza di gruppo sugli stranieri affini allo stupro di guerra, che è condotto anche su uomini ed anzi è considerato ancora più umiliante se condotto su uomini, di questo ci sono prove ampie anche in fatti recenti di genocidio e di odio razziale. Il fatto che si possa considerare uno stupro violento di gruppo condotto su stranieri come un episodio di omosessualità è aberrante ed è la conseguenza di una deviazione mentale, la stessa che permette di considerare moralmente lecito esporre donne allo stupro di gruppo pur di fare in modo che lo stupro non avvenga su uomini.

Francamente, considerare Genesi 19 e Giudici 19 come parola di dio ripugna alla coscienza.

Ma di esempi di cose che ripugnano alla coscienza e che sono considerati legge di dio ce ne sono moltissimi, basti un solo esempio: Deuteronornio 21,18-21: «Quando un uomo ha un figlio ribelle che non ubbidisce alla voce né di suo padre né di sua madre (...) tutti gli uomini della sua città lo lapideranno sì che muoia».

Quanto poi a Levitico 20-13 la condanna della omosessualità è formulata insieme a molte altre come quella di chi si taglia i capelli in tondo e si spunta gli estremi della barba o mangia la carni di animali impuri. In ogni caso, per rispettare la cosiddetta legge di dio, bisognerebbe ripristinare la pena di morte, che il Levitico prevede esplicitamente come cosa voluta da dio a condanna dei peccatori.

Fondare una morale su testi come questi mi sembra in tutta coscienza palesemente immorale.
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martedì 12 giugno 2012

SAN PIER DAMIANI E L'OMOSESSUALITA'

Quanti oggi si meravigliano delle posizioni della chiesa cattolica di fonte alla omosessualità potranno comprendere, dalla lettura di quanto segue, quanto profonde siano le radici della inconciliabilità tra chiesa e omosessualità.

San Pier Damiani, personaggio per molti aspetti non privo di meriti, uno dei più noti contemplativi di vita eremitica, fu in realtà uomo di azione assai ben inserito nel contesto politico del suo tempo, nato nel 1007, quando era da poco priore del monastero di Fonte Avellana, assistette all'incoronazione imperiale di Enrico III a Roma ed entrò in buoni rapporti con l'ambiente di corte. I successivi contatti furono numerosi e cordialissimi: si recò più volte in Germania, l'imperatrice Agnese fu sua penitente e tentò di trattenere Enrico IV dal divorzio con Berta.


Dante lo colloca nel VII cielo quello di Saturno, tra gli spiriti contemplanti, nel XXI canto del Paradiso e lo descrive indignato per la corruzione ecclesiastica.


La prima preoccupazione di Pier Damiani fu la riforma della chiesa e in questa prospettiva scrisse intorno alla seconda metà del 1049 il Liber Gomorrhianus dedicato alla omosessualità, in particolare a quella diffusa tra gli ecclesiastici. Pier Damiani condanna senza riserve, per esempio, l'abitudine diffusa tra gli ecclesiastici del suo tempo di avere contatti carnali tra loro e di assolversi poi a vicenda o i contatti carnali tra confessore e penitente.


Rinvio chiunque voglia farsi un'idea seria dei rapporti tra omosessualità e chiesa nel medioevo (rapporti che nella sostanza non sono cambiati) alla lettura di una tesi di laurea in Storia delle Filosofia, discussa il 24 settembre 1996, presso la facoltà dei Lettere e Filosofia con sede in Arezzo dell'Università degli studi di Siena, intitolata "Il Liber Gomorrhianus di Pier Damiani: omosessualità e Chiesa nel Medioevo", pubblicata in "Philosophia Medii Aevi" Sito dedicato agli studi di storia della filosofia e della cultura medievali, col patrocinio del Dipartimento di Filologia Classica e Scienze Filosofiche dell'Università del Salento
http://www.phmae.it/. Riporto qui di seguito, senza commento, alcuni brani del Liber Gomorrhianus di Pier Damiani.

Il testo è tratto dalla pagina
http://www.phmae.it/IZ/traduzioneLG_a.htm

II
Dei diversi comportamenti sodomitici

Quattro tipi di questo comportamento vergognoso possono essere distinti nello sforzo di svelarvi tutto il problema in modo ordinato.
Alcuni si macchiano da soli, altri si contaminano a vicenda toccandosi con le mani i membri virili, altri fornicano fra le cosce e, infine, altri [fornicano] di dietro. Fra questi c’è una progressione graduale tale che l'ultimo è ritenuto più grave rispetto ai precedenti. Perciò viene imposta, a quelli che peccano con altri, una penitenza maggiore rispetto a quella prevista per chi si macchia da solo con il contatto del seme emesso, e quelli che si contaminano da dietro sono giudicati più severamente di quelli che si uniscono fra le cosce. Quindi, l'abile macchinazione del diavolo ha escogitato questi gradi di dissolutezza in modo che, quanto più in alto l'anima infelice prosegue fra questi, tanto più in basso è gettata nella profonda fossa dell'inferno.

[ … omissis …]

Si attinge proprio dal concilio di Ancira.
XIV
Di quelli che hanno peccato irrazionalmente, vale a dire che si sono uniti con le bestie e si sono contaminati con i maschi

 
Quelli che sono vissuti o vivono irrazionalmente: quanti prima del ventesimo anno hanno commesso tale peccato, dopo quindici anni di penitenza, meritano di entrare nella comunità  delle preghiere, solo dopo cinque anni di permanenza in questa comunità  ottengono il sacramento della penitenza. Inoltre, durante il tempo della penitenza si dovrà  discutere della qualità  della loro vita e così otterranno misericordia. Se essi continuano insaziabilmente a commettere questi peccati, impiegano un tempo più lungo per fare penitenza. Quanti invece sono caduti in questo peccato e hanno superato l'età  dei venti anni e sono sposati, dopo venticinque anni di penitenza, sono accolti nella comunità  delle preghiere e vi rimangono per cinque anni; soltanto allora ricevono l'eucarestia. Infine, se quelli che hanno peccato sono sposati e superano i cinquant'anni di età, ricevono la grazia dell'eucarestia alla fine della loro vita.

[ … omissis …]

Ma poiché ci siamo curati di fornire due testimonianze tratte da un solo sacro concilio, inseriamo anche ciò che il grande Basilio pensa di questo vizio di cui stiamo parlando, perché «ogni questione venga decisa sulla parola di due o tre testimoni». Egli dice:

XVI
Dei chierici o dei monaci che importunano i maschi

 
«Un chierico o un monaco che molesta gli adolescenti o i giovani, o chi è stato sorpreso a baciare o in un altro turpe atteggiamento, venga sferzato pubblicamente e perda la sua tonsura. Dopo essere stato rasato, venga ricoperto di sputi e stretto con catene di ferro, venga lasciato marcire nell'angustia del carcere per sei mesi. Al vespro, per tre giorni la settimana mangi pane d'orzo. Dopo, per altri sei mesi, sotto la custodia di un padre spirituale, vivendo segregato in un piccolo cortile, venga occupato con lavori manuali e con la preghiera. Sia sottoposto a digiuni e a preghiere, e cammini sempre sotto la custodia di due fratelli spirituali, senza alcuna frase perversa, e no venga unito in concilio con i più giovani».
[ … omissis …]

XVII
La giusta condanna di questa abominevole infamia
 
Questo vizio certamente non è affatto paragonabile a nessun altro vizio, poiché supera in gravità  tutti gli altri vizi. Infatti, questo vizio è la morte dei corpi e la rovina delle anime. Contamina la carne, spegne la luce della mente. Scaccia lo Spirito Santo dal tempio del petto umano, introduce il diavolo istigatore della lussuria, fa sbagliare, sradica la verità  dalla mente che è stata ingannata. Prepara tranelli per chi entra e a chi è caduto nella fossa, la ostruisce perché non esca. Apre l'inferno e chiude la porta del Paradiso. Fa del cittadino della Gerusalemme celeste l'erede della Babilonia infernale. Fa di una stella del cielo la stoppia del fuoco eterno. Lacera il corpo della Chiesa e lo getta nel fuoco della bollente Geenna. Questo vizio cerca di abbattere i muri della patria suprema e si affanna a riparare le mura della rinata Sodoma bruciata. Questo vizio viola la sobrietà, soffoca la pudicizia, massacra la castità, trucida con la spada del terribile contagio la verginità irrecuperabile. Deturpa tutte le cose, macchia tutto, contamina tutto. Nulla di ciò che lo circonda rimane puro, lontano dalla lordura, pulito. «Tutto puro per i puri, per coloro invece che sono contaminati e infedeli, niente è puro» [San Paolo a Timoteo 1,15]. Questo vizio allontana dalla comunità  ecclesiastica e relega a pregare con i pazzi e con quelli che lavorano per il demonio; separa l'anima da Dio per unirla ai demoni. Questa nocivissima regina dei Sodomiti crea seguaci delle sue leggi tiranniche, luridi per gli uomini e odiosi per Dio. Ordina di intrecciare guerre scellerate contro Dio e al militante di portare il peso di un'anima pessima. Allontana dalla comunione degli angeli e imprigiona l'anima infelice sotto il giogo del proprio dominio grazie al suo potere. Spoglia i suoi militari delle armi virtuose e li espone ai dardi dei vizi perché ne siano trafitti. Umilia nella chiesa, condanna nella legge. Deturpa in segreto e disonora in pubblico. Rosicchia la coscienza come un verme, brucia la carne come il fuoco. Brama che il desiderio si sazi e, al contrario, teme che non si faccia vedere, che non esca in pubblico, che non si divulghi fra gli uomini.

[ … omissis …]

Arde la misera carne per il furore della libidine, trema la mente sciocca a causa del rancore del sospetto, nel petto del misero uomo già  si solleva il caos infernale. Quanti sono quelli punti dagli aculei dei pensieri immondi, altrettanti sono quelli tormentati dai supplizi delle pene. Sono davvero infelici le anime dopo che questo velenosissimo serpente le ha morse. Toglie subito la facoltà di pensare, cancella la memoria, oscura l'acutezza della mente, fa dimenticare Dio e anche se stesso. Questa peste infatti, annulla il sentimento della fede, infiacchisce la forza della speranza, cancella il vincolo della carità, toglie la giustizia, abbatte il coraggio, rimuove la temperanza, smussa l'acume della prudenza. 

Cosa si può dire di più? Dal momento che allontana ogni angolo di virtù dal cuore umano e fa entrare ogni sorta di vizi, come se i catenacci delle porte fossero stati divelti? Sicuramente, la sentenza di Geremia si adatta a quella che, sotto l'aspetto terreno, viene chiamata Gerusalemme: «l'avversario ha steso la sua mano — dice — su tutti i suoi tesori; ha visto entrare i pagani nel suo santuario, coloro ai quali tu avevi ordinato che non entrassero nella tua assemblea». Senza dubbio, questa bestia atrocissima divora in un solo boccone con le sue fauci cruente, tiene lontano chiunque, con le sue catene, dalle opere buone, fa cadere precipitosamente giù per i dirupi dell'oscena perversità. Presto, sicuramente, chiunque sia caduto in questo abisso della perdizione estrema sarà  mandato via, come un esule, dalla patria suprema. Sarà separato dal corpo di Cristo, verrà allontanato dall'autorità di tutta la Chiesa, sarà condannato dal giudizio di tutti i Santi Padri, sulla terra verrà disprezzato dagli uomini, sarò respinto dall'abitazione dei cittadini celesti. Per lui il cielo diventerà di ferro e la terra di bronzo, né da lì può risollevarsi, gravato dal peso del delitto, né può qui nascondere a lungo i suoi mali nella tana dell'ignoranza. Qui non può godere finché vive, né sperare finché pecca, perché ora è costretto a sopportare l'obbrobrio dell'umana derisione e dopo il tormento dell'eterna dannazione. È evidente che a quest'anima si riferisce quella voce della lamentazione profetica in cui si dice: «Vedi, Signore, che angoscia è la mia, le mie viscere fremono, il mio cuore è sconvolto in me, perché sono stata ribelle: fuori la spada uccide, in casa è come la morte».

Preciso che il linguaggio di Pier Damiani è tra i più castigati e i meno espliciti. Damiani usa le “Interrogationes confessarii” di Burcardo di Worms, una guida alla confessione per il confessore, in cui con dovizia di particolari, Burcardo esemplifica al confessore le domande a cui sottoporre i peccatori durante la confessione. Damiani riassume questo interrogatorio nella sua classificazione dei quattro tipi di peccato omosessuale ma tralascia numerosi e importanti particolari utili anche per la comprensione del testo. A questo riguardo, la tesi di laurea che ho citato confronta i passi corrispondenti di Burcardo e di Pier Damiani per evidenziare la differenza di linguaggio.

Burcardo: “Hai fatto solo fornicazione con te stesso […], intendo dire che tu stesso hai preso nella tua mano il tuo membro virile e così hai retratto il tuo prepuzio e lo hai mosso con la tua propria mano” (Fecisti solum tecum fornicationem [...], ita dico ut ipse tuum virile membrum in manum tuam acciperes et sic duceres praeputium tuum, et manu propria commoveres [...])
Pier Damiani: “[…]coloro che si macchiano da se stessi per il contagio del seme espulso” ([...] qui per semetipsos egesta seminis contagione sordescunt [...])

Burcardo: “Hai fatto fornicazione […], intendo dire che ti hai preso nella tua mano il pene di un altro e l’altro ha preso il tuo nella sua mano, e così a turno con le vostre mani avete mosso i peni.” (Fecisti fornicationem [...], ita dico ut tu in manum tuam veretrum alterius acciperes, et alter tuum in suam, et sic alternatim veretra manibus vestris commoveretis [...])
Pier Damiani: “[…] Altri si insozzano maneggiando tra loro vicendevolmente le parti virili.”
([...] alii sibi invicem inter se manibus virilia contrectantes inquinantur [...])

Burcardo: “Se con un altro maschio tra le cosce […] intendo dire che hai messo il tuo membro virile tra le cosce di un altro, e così muovendoti hai effuso il seme [..]” (Si cum masculo intra coxas [...], ita dico, ut tuum virile membrum intra coxas alterius mitteres, et sic agitando semen effunderes [...])
Per Damiani: “[…] quelli che fanno il coito tra le cosce” ([...] qui inter femora coeunt)

Burcardo: “Hai fatto fornicazione come fecero i Sodomiti, in modo che alle spalle di un maschio e nelle parti del posteriore hai immesso la tua verga e così hai avuto un coito con lui al modo dei Sodomiti.” (Fecisti fornicationem sicut Sodomitae fecerunt, ita ut in masculi terga et in posteriora virgam tuam immitteres, et sic secum coires more Sodomitico?)
Pier Damiani: “[…] Coloro che corrompono gli altri nelle parti posteriori” ([...] qui alios in posteriora corrumpunt)

Burcardo (965 circa - 1025), vescovo di Worms, fu uno dei massimi canonisti del medioevo, uscito dalla scuola monastica di Lobbes. Con una mentalità moderna, o meglio con una mentalità che tenga nel dovuto conto il rispetto delle persone, non si può non rimarcare la violenza insita nella pratica della confessione condotta alla maniera raccomandata da Burcardo che è già un’anticipazione dell’inquisizione.
Osservo, e la cosa fa riflettere, che nell'elenco delle pratiche omosessuali manca del tutto il sesso orale.
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lunedì 11 giugno 2012

PROBLEMA GAY

Questo post contiene alcune riflessioni sul concetto di “problema” associato all’essere gay.
Il termine problema è ripreso dal greco πρoβλημα -ατος, derivato da προβαλλω letteralmente «mettere avanti, proporre». 
Le accezioni sono sostanzialmente due, la prima legata all’ambito scientifico e l’altra più tipica dell’uso comune:
1. Ogni quesito di cui si richieda ad altri o a sé stessi la soluzione, partendo di solito da elementi noti
2. Qualsiasi situazione, caso, fatto che, nell’ambito della vita pubblica o privata, presenti difficoltà, ostacoli, dubbi, inconvenienti più o meno gravi da affrontare e da risolvere.
Nella prima accezione un problema postula l’esistenza di una soluzione e implica un procedimento per la ricerca della o delle soluzioni. Nella seconda accezione il termina problema diventa sinonimo di difficoltà e di disagio. L’attenzione si sposta dalla ricerca della soluzione alla difficoltà incontrata e la ricerca di una possibile soluzione scivola sullo sfondo, quando non è addirittura dato per scontato che non esista alcuna soluzione.

Vediamo come il termine viene usato in collegamento con l’omosessualità, attraverso alcune citazioni.
«Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatori costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell'effetto educativo, dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall'adulto» afferma padre Francesco Compagnoni, assistente ecclesiastico nazionale del Movimento adulti scout cattolici italiani, e docente di teologia morale nelle facoltà di Teologia e di Scienze sociali della Pontificia Università San Tommaso di Roma.

Ma l’idea di considerare l’omosessualità un problema si trova in atti ben più importanti come la lettera ai vescovi delle chiesa cattolica “Homosexualitatis problema” della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1° ottobre 1986 firmata da Joseph Ratzinger di cui consiglio la lettura integrale a chi vuole conoscere le posizioni ufficiali della chiesa in proposito, dove si legge:
“1. Il problema dell'omosessualità e del giudizio etico sugli atti omosessuali è divenuto sempre più oggetto di pubblico dibattito, anche in ambienti cattolici. In questa discussione vengono spesso proposte argomentazioni ed espresse posizioni non conformi con l'insegnamento della Chiesa Cattolica, destando una giusta preoccupazione in tutti coloro che sono impegnati nel ministero pastorale. Di conseguenza questa Congregazione ha ritenuto il problema così grave e diffuso da giustificare la presente Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, indirizzata a tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica.”
Congregazione per la Dottrina della Fede, Homosexualitatis problema, (testo ufficiale, a firma Josep Ratzinger, 1 ottobre 1986). Testo in Italiano.

In nessun documento della Santa Sede si fa riferimento al “problema” della omofobia. Anche se, con molto esitanti forme di tolleranza da parte della gerarchia, si cominciano a manifestare momenti di preghiera, talvolta ecumenica, per le vittime ella omofobia.

La situazione concreta di una persona o di una istituzione si può ricostruire in modo piuttosto chiaro esaminando tutto ciò che costituisce e tutto ciò che non costituisce un problema per quella persona o per quella istituzione. Il ragionamento vale certamente anche per i singoli. Ci sono gay per i quali il fatto di essere gay costituisce un problema che in prima istanza dovrebbe essere risolto, se possibile, cambiando il proprio orientamento sessuale e in seconda istanza dovrebbe essere superato tramite un forzato conformismo con le richieste sociali, ci sono d’altra parte gay per i quali essere gay costituisce la normalità della vita e non comporta alcun problema, il problema se mai è nell’omofobia che è ancora diffusa nella società ed è uno degli indicatori di sottosviluppo. 

Riprendo un’espressione di padre Compagnoni: “Il capo è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell'effetto educativo, dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall'adulto”, se il capo è omofobo l’omofobia rischia di essere interiorizzata, i livelli di autonomia di giudizio scadono e l’omosessualità, da problema legato all’ignoranza e al pregiudizio sociale, diventa un problema individuale da risolvere tramite l’auto-repressione.

Indurre all’auto-repressione è da sempre uno dei metodi più efficaci di controllo delle coscienze. Richiamo l’attenzione sul fatto che il termine auto-repressione è un ossimoro, non si tratta certamente di scelte autonome e libere ma di scelte indotte e sostanzialmente forzate. Una scelta non è autonoma solo quando manca l’imposizione violenta ma anche quando la scelta, apparentemente libera, è indotta attraverso un condizionamento della coscienza. Riposto un brano di S. Alfonso Maria de Liguori (1696-1787)  “Confessore diretto per le confessioni della gente di campagna”CAPO XXI. PUNTO II. Come debba portarsi il confessore con diverse sorti di penitenti.  § III. Come debba portarsi il confessore co' fanciulli, e colle zitelle.
"20. Co' fanciulli bisogna usare tutta la carità, quando vengono a confessarsi. Primieramente bisogna interrogarli, se … [omissis], se han commessa qualche disonestà. Ma in ciò sia molto cautelato il confessore. Dimandi a principio al fanciullo, se ha dette male parole, o ha avuti pensieri brutti. Dimandi poi, se ha burlato con altri figliuoli, o figliuole; e se quelle burle sono state di nascosto con toccarsi colle mani. Indi (rispondendo il fanciullo di sì) dimandi, se han fatte cose brutte, o male parole: così chiamano i figliuoli i congressi turpi. E benché il fanciullo dica di no, giova fargli interrogazioni suggestive, per vedere se nega per rossore, v. gr. [v gr. = per esempio]È bene quante volte hai fatte queste cose brutte? dieci, quindici volte? Di più dimandi a' fanciulli, con chi dormono, se con fratelli o sorelle, e se con essi in letto si son toccati burlando colle mani. Se mai il fanciullo dorme nel letto de' suoi genitori, vada scorgendo il confessore con prudenza, se ha fatto qualche peccato, aspiciendo aut audiendo genitores coeuntes [vedendo o sentendo i genitori avere rapporti sessuali]. [omissis].
21. Circa poi l'assoluzione da darsi a questi fanciulli, vi bisogna molta prudenza. Nel caso ch'essi sono recidivi nei peccati gravi, e si scorge, che hanno già il bastante intendimento in comprendere l'offesa fatta a Dio, e l'inferno meritato, debbono allora trattarsi come gli adulti; onde, se non danno segni straordinari di dolore, dee lor differirsi l'assoluzione, finché si vedano emendati, e ben disposti."
Altrove (Capitolo VII - Come debba comportarsi il confessore con persone di diversi generi § I - Come debba portarsi co' fanciulli, giovani e signorine) il concetto è ribadito.
“Se han commessa qualche oscenità. Ma in ciò il confessore sia molto cautelato nelle dimande. Cominci interrogando con raggiri e parole generali, e prima se han dette male parole, se han fatte burle con altri figliuoli e figliuole e se quelle burle le han fatte di nascosto. Indi dimandi se han fatte cose brutte o male parole (così chiamano i fanciulli i fatti osceni). Molte volte, sebbene essi neghino, giova il far loro dimande suggestive: E bene, quante volte l'hai fatte queste cose? dieci, quindici volte? Dimandi loro con chi dormano, e se nel letto hanno burlato colle mani. Alle signorine, se han fatto all'amore, e se ci son stati mali pensieri, parole o atti. E dalle risposte s'inoltri alle dimande; sed abstineat ab exquirendo a puellis vel a pueris an adfuerit seminis effusio [Ma si astenga dal domandare alle fanciulle ed ai fanciulli se c'è stata emissione di seme]. In somma con questi è meglio che si manchi nell'integrità materiale della confessione che si faccia loro apprendere quel che non sanno, o che si pongano in curiosità di saperlo”.

Con tecniche del tutto analoghe a queste si induce ancora oggi nei ragazzi omosessuali l’idea che ci sia un problema da risolvere. Vizio da superare, malattia da curare, peccato da evitare, sono in fondo espressioni equivalenti usate in epoche diverse. Ma la prima responsabilità dell’indurre i ragazzi omosessuali a vedere un problema nella loro omosessualità non è nemmeno direttamente della chiesa ma della famiglia, che forse, essa stessa profondamente condizionata, non fa che trasmettere i condizionamenti che ha ricevuto. Un condizionamento anti-omosessuale, cioè un condizionamento che miri a colpevolizzare l’omosessualità a e vederla come un problema, in genere viene assorbito senza alcun filtro da persone che non sono omosessuali, perché si tratta di una questione, per loro, esclusivamente teorica che non genera stati di ansia o di tensione, ma quando quel condizionamento ricade su ragazzi che sono omosessuali provoca disagio e talvolta stati di vera sofferenza psichica profonda. La non accettazione familiare, assunta come inevitabile, sta alla base del fatto che moltissimi omosessuali non si dichiarano mai in famiglia.

Vedere l’omosessualità come un problema comporta che si mettano in atto dei tentativi di risolvere quel problema, ma si dovrebbe meglio dire quel falso problema. Ripeto spesso che la paura dei fantasmi può indurre a chiudersi e a prendere decisioni sconsiderate anche se i fantasmi non esistono affatto.

Spesso le famiglie che considerano l’omosessualità un problema, e che inducono nei figli questa stessa idea, si sentono incapaci di affrontare autonomamente il problema perché risolvere il problema per loro non consiste nel prendere atto che non si tratta di un problema ma nell’indurre il figlio alla eterosessualità. In questi casi l’omosessualità viene medicalizzata ed entra in campo lo psicologo clinico o lo psichiatra e si può arrivare ad ipotizzare una ricerca farmacologica di soluzioni. Che ci possano essere ragazzi gay che possono avere bisogno o addirittura necessità dell’interventi di specialisti per affrontare altri problemi è cosa ovvia ma l’omosessualità di per sé non richiede nessun intervento specialistico. Di fatto, parecchie volte, l’intervento specialistico ha una utilità anche se non è di per sé necessario, perché è un surrogato di relazioni affettive importanti che possono mancare. Ma, in condizioni normali, cioè in ambienti liberi almeno relativamente, le amicizie, e in particolare le amicizie serie con altri ragazzi, gay e etero, possono sostituire pienamente l’intervento di uno psicologo. La amicizie, e in particolare le amicizie gay, servono proprio ad allontanare la paura dei fantasmi, a prendere atto di una realtà che è diversissima da come viene rappresentata, cioè aiutano a rendersi conto che il problema non esiste, che non c’è nessuna soluzione da cercare e che bisogna sentirsi liberi di vivere la propria vita.

Senza omofobia, che è figlia dell’ignoranza e che è il vero problema, non ci sarebbe nemmeno il falso problema dell’essere gay.
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venerdì 8 giugno 2012

GAY E SCUOLA DI PREGIUDIZI

Caro Project,
sono un ragazzo di 19 anni, tra poco farò la maturità e me ne andrò dalla scuola. Non vedo l’ora! Perché per me è stata un’esperienza negativa sotto troppi punti di vista. Premetto che ho sempre avuto buoni risultati, non eccellenti ma buoni certamente sì e studiare mi piace, ma a scuola mi sono sentito come in prigione, in un ambiente in cui ho dovuto fingere e fare l’equilibrista per non finire nel ridicolo e nell’emarginazione. Sono un ragazzo normalissimo, solo che sono gay, non sono mai andato dietro alle ragazze e quando le ragazze mi si mettono appresso mi sento a disagio e non so come liberarmene e loro si sentono rifiutate ed è sgradevole per tutti e due. Oggi mi è venuto tra le mani un documento di programmazione per il prossimo anno (io non ci sarò!) in cui in cui prevedono un cineforum su alcol, droga, omosessualità e violenza tra i giovani. Hanno messo l’omosessualità in mezzo tra la droga e la violenza! Per loro sono comunque devianze e sono sullo stesso piano. I pregiudizi li vedi proprio in queste cose. Poi le lezioni, una cosa grottesca, la prof. di Italiano che sa il libro a memoria ed è patita di d’Annunzio ce lo ha esaltato in tutte le salse, abbiamo fatto tanta letteratura anche recente ma Gadda no, Pasolini no, Bassani no, per fortuna che li avevo letti per conto mio e forse è meglio che non li abbia trattati, di latino è patita di Ovidio, mah! Quando ha parlato di Petronio lo ha presentato come se Petronio fosse una specie di implicito moralista fustigatore dell’omosessualità e il libro, scelto da lei, della omosessualità in Petronio ne accenna in una sola riga e in termini di ipotesi! O la prof. e chi ha scritto il libro non hanno mai letto Petronio, cosa che non credo, oppure la necessità di censurare è tale che ci si deve abbassare proprio a falsare consapevolmente le cose per quieto vivere e a presentare Petronio come un mezzo prete! La prof. di Scienze, dico di Scienze non di Filosofia, dà per scontato che essere gay è una malattia mentale e che gay si diventa e quindi bisogna stare attenti! Parole sue. È quasi incredibile che una persona che in tante altre cose ha anche una sua competenza seria, almeno per quello che posso capirne io, sulle questioni che toccano l’omosessualità sia del tutto succube di preconcetti assurdi. Il prof. di Matematica, quando è capitato di parlare di queste cose, le ha subito messe da parte dicendo che aveva ancora tante cose da fare del programma e che non poteva “perdere tempo”. La prof. Di Filosofia si salva un po’ ma anche lei glissa del tutto, almeno non dice che i gay sono anormali e, dato l’ambiente del mio liceo, è già molto. Io faccio anche Religione, soprattutto per vedere come la rigirano, il prof. è un prete giovane un po’ appiccicoso, sempre molto pappa e ciccia coi ragazzi, amicone di tutti, ma mi dà tanto l’impressione di uno che recita una parte. Con lui è capitato una volta di parlare di omosessualità, ha detto che la chiesa non può accettare chi confonde il sacramento del matrimonio (riferito egli etero) col “divertirsi” (riferito ai gay), che la chiesa capisce i problemi di queste persone, non le giudica e le rispetta “come si devono rispettare tutte le persone”, questa specificazione mi ha imbestialito! Poi ha cominciato a parlare di famiglia e il discorso gay è finito qui! A scuola c’è su queste cose un equilibrio della paura, ognuno si limita a dire solo cose ovvie, cose che non possono non essere accettate da tutti. È la fiera delle ovvietà e dei grandi principi che sono talmente generali e astratti che non si significano più nulla. Anche la politica è una realtà totalmente tabù e tutti gli argomenti tabù vengono accuratamente evitati da tutti. Il prete di religione non parla di omosessualità e di politica, non c’è possibilità di discussione, gli altri hanno i programmi, gli esami ecc. ecc., poi leggi le carte e parlano di “formazione integrale della persona”, il che è non solo ridicolo ma grottesco. Ma in fondo i prof. li posso pure capire, nessuno vuole rogne, basta portarsi lo stipendiuccio a casa! Fare questioni di principio per difendere i gay? No! Troppo rischioso e non vale proprio la pena! Anche perché se qualcuno provasse a fare diversamente lo metterebbero subito a tacere o finirebbe nel ridicolo. Ma quello che mi fa imbestialire sono soprattutto gli studenti; sono assolutamente certo che se qualche prof. provasse a fare una lezione meno stupida parlando “anche” di omosessualità in modo onesto, verrebbe subito etichettato come gay dai suoi stessi studenti con tutto quello che un fatto del genere comporta e penso che possa essere una vera forma di ricatto e di persecuzione, perché vedo certi miei compagni e soprattutto compagne che fanno dei commenti allucinanti, che sono pronti al linciaggio perché per loro è solo un gioco che afferma la loro superiorità. La stessa prof. di Filosofia ha fatto più volte finta di non sentire commenti del genere e questo è vergognoso. Ma, mi chiedo, se fosse intervenuta che cosa avrebbe ottenuto? L’avrebbero considerata nella migliore delle ipotesi una stupida che ha tempo fa perdere. Così va la scuola, almeno la mia. Me ne voglio andare dalla mia regione, non dico dall’Italia, ma voglio vivere in un posto civile, dove il rispetto c’è veramente, dove una persona può essere se stessa senza aver paura e senza dover ricorrere a funambolismi vari per non beccarsi la nomina di gay con tutto quello che viene appresso. Ho letto di scuole del nord dove le cose sono molto diverse, evidentemente ci sono ancora due Italie e io mi trovo in quella meno civile. Leggo di ragazzi che frequentano scuole dove hanno potuto addirittura fare coming out coi compagni di classe e trovarsi un ragazzo. Per me queste cose sono sull’altra faccia della luna.
Se vuoi, pubblica pure la mail, ma togli l’ultima parte.
Uno studente inca..ato!
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lunedì 4 giugno 2012

IL PRIMO OMOSESSUALE ITALIANO SUL ROGO

Questo articolo mira a chiarire che cosa ci fosse in realtà dietro la prima condanna al rogo eseguita in Italia a seguito di un processo per sodomia (omosessualità).

Federico II Hohenstaufen, figlio di Enrico VI Hohenstaufen (a sua volta figlio di Federico Barbarossa) e di Costanza di Altavilla, ultima erede dei possedimenti normanni in Sicilia, porta il meridione d’Italia ad essere uno dei centri più avanzati di civiltà. Le Costituzioni melfitane, dette anche Liber Augustalis, promulgate nel 1231, rappresentano “il più grande monumento legislativo laico del Medioevo” (imparzialità dei giudici, uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge senza distinzioni, assoggettamento degli ecclesiastici ai tribunali comuni, divieto dei processi per eresia).

Dopo la morte di Federico II (1250) gli succede il figlio Manfredi che muore, ultimo re svevo di Sicilia, il 26 febbraio 1266 nella battaglia di Benevento, sconfitto da Carlo I d’Angiò (fratello del re di Francia San Luigi IX, il cosiddetto San Luigi dei Francesi).

Dopo vicende molto complesse gli Angioini riescono a consolidare la loro supremazia sull’Italia meridionale e la Sicilia. Tuttavia la politica di rapina messa in atto di funzionati di Carlo I in Sicilia muove la Sicilia alla ribellione del Vespro. Il 30 marzo 1282 scoppia a Palermo una violenta insurrezione popolare antiangioina. Il 25 luglio Carlo I sbarca in Sicilia e assedia Messina ma non riesce a prenderla e deve desistere. I Siciliani avevano chiesto aiuto a Pietro III d'Aragona, marito di Costanza di Hohenstaufen, figlia di Manfredi, comincia così il dominio Aragonese sulla Sicilia. Il 7gennaio 1285 Carlo I muore a Foggia. Gli succede il figlio Carlo II d’Angiò (lo zoppo).

La perdita della Sicilia rappresenta per gli Angioini uno scacco gravissimo. Il 22 giugno 1283 Carlo I fa arrestare Matteo e Lorenzo Rufolo, i fratelli Della Marra e numerosi altri personaggi di altissimo rango, accusandoli di “gravamina” cioè di eccessiva esosità fiscale verso i sudditi e addebitando loro la rivolta dei Vespri (insula Siciliae a fide regia deviavit). Comincia quindi una serie di processi volti a condannare a pene molto gravi funzionari regi che si siano resi colpevoli di atti di rapina ai danni delle popolazioni e di disobbedienza al re. Su questi funzionari si crea più o meno realisticamente la fama di briganti, veri affamatori dei poveri per fini personali, e l’eco se ne ritrova anche in Dante.

Il conte di Acerra Adenolfo IV d’Aquino, Signore di Ariola e Cassine e del castello di Vicalno, Regio Commissario alla riscossione delle imposte nelle regioni di Aversa e Capua, Signore di Stornaria, Regio Consigliere di Carlo I d’Angiò, riceve l’incarico di inquisitore penale del re nel processo contro i Rufolo e i Della Marra. In realtà Carlo I ha bisogno di trovare dei capri espiatori, di rendersi bene accetto alle popolazioni processando funzionari colpevoli di eccessiva esosità e soprattutto di scaricare su altri l’onta per la perdita della Sicilia.

Carlo I promuove una riforma penale che commina la pena di morte a coloro che abbiano sottratto denaro pubblico, ma alla grande pubblicità data ai processi e alla estrema severità delle pene previste in teoria, si sostituisce in pratica una condanna non alla morte ma a confische di beni privati e a multe salatissime, cosa che rende di fatto i processi ai presunti amministratori infedeli o troppo esosi una fonte di finanziamento tutt’altro che trascurabile per la corona angioina.

Le confische e i pagamenti in luogo di altre specie di condanne diventano la regola e si espropriano anche i parenti del colpevole. Ai Della Marra vengono sottratti beni mobili e immobili ingentissimi. Mogli e figli dei Rufolo e dei Della Marra ottengono garanzia di liberà personale pagandola a peso d’oro. 3200 once d’oro sono pagate dai Rufolo, 3000 da Angelo e Matteo della Marra e altre 4000 da Giovanni Della Marra. Si tratta di somme ingentissime. Sembra che, almeno in un certo senso, la giustizia angioina abbia fatto il suo corso. Dopo pochi anni i Della Marra sono però di nuovo influentissimi alla corte di Carlo II d’Angiò. Si tratta degli stessi personaggi che pochi anni prima erano stati perseguiti da Adenolfo IV d’Aquino per il loro comportamento da briganti (more predonio) rispetto alla popolazione, perché la loro infamia non ricadesse sul nome del re.

Adenolfo d’Aquino, assai ben inserito a corte ai tempi di Carlo I e poi anche di Carlo II, apparteneva ad una famiglia che dopo la battaglia di Benevento si era schierata molto rapidamente dalla parte degli Angioni e lo stesso Adenolfo si era impegnato attivamente nella guerra del Vespro, ma già ai tempi di Carlo I era stato accusato di avere ucciso un francese e se l’era cavata pagando 8748 once d’oro, una somma enorme.

Adenolfo però aveva commesso un errore ben più grave, quando Carlo I era ancora re e il figlio, il futuro Carlo II, era principe di Salerno, lo aveva incitato ad uscire improvvidamente nel golfo di Napoli contro le navi di Ruggiero di Lauria fedelissimo del re d’Aragona. Sia Adenolfo che il futuro Carlo II erano caduti prigionieri del Lauria ed erano stati portati in Aragona. Dopo la liberazione, intervenuta per complicati accordi diplomatici tra Aragonesi, Angioni, Valois e Papato, quando ormai Carlo I era morto, Carlo II, tornato nei suoi territori, cominciò a pensare che Adenolfo lo avesse spinto ad uscire in battaglia nel golfo di Napoli contro il Lauria facendo il doppio gioco a favore degli Aragonesi.

Nel 1286, un alto ufficiale di corte, Ronaldo d’Avella accusò Adenolfo di avere spinto i baroni alla ribellione a favore degli Aragonesi. Adenolfo fu imprigionato e condannato alla condisca dei beni a ella decapitazione ma intervenne a suo favore Papa Onorio IV e fu mandato in Provenza e qui tornò a corte e si diede a patrocinare in ogni modo una politica di accordo tra Angioini e Aragonesi. Nel 1293 però le trattative di pace tra Angioini e Aragonesi fallirono e Adenolfo fu accusato di aver indotto il re ad accettare la perdita della Sicilia quando erano entrambi prigionieri degli Aragonesi, i suoi beni furono quindi sequestrati.

Tuttavia il processo per lesa maestà avrebbe richiesto troppo tempo. Nel novembre 1293 a Napoli partì una nuova accusa contro Adenolfo che fu arrestato con alcuni familiari il 27 novembre, questa volta si trattava di un’accusa di sodomia. Un giovane aveva confessato i suoi rapporti con Adenolfo. Il processo in questo caso fu velocissimo. Adenolfo fu condannato “per l’orrendo crimine” all’impalazione e al rogo. I beni di Adenolfo finirono in gran parte a Filippo, figlio di Carlo II. Un cronista anonimo (Cronica fiorentina compilata nel secolo XIII, in P Villari “I primi due secoli della storia di Firenze” 2° vol. Firenze 1893-1894 p. 257 ) scrive testualmente: “Un palo li fece ficcare per la natura di sotto et ispicciolli per la bocca, e come un pollo il fece arrostire”. Alla notizia dell’arresto di Adenolfo molti suoi fedeli e sudditi insorsero contro gli Angioini e molti di loro finirono sulla forca.

Per liberarsi di Adenolfo senza sollevare reazioni politiche era necessario attribuirgli una colpa infamante del tutto slegata, all’apparenza, da motivazioni politiche. Insieme ad Adenolto fu mandato a morte, per la stessa colpa innominabile, anche il fratello Enrico. Poco tempo dopo, tutti gli altri condannati ebbero grazia della vita. Che Adenolfo fosse omosessuale è certamente possibile o addirittura probabile perché le sue nozze con Costanza Lancia, figlia di Galvano principe di Salerno, furono annullate perché non consumate.

Invocare la morale per giustificare il processo che portò Adenolfo sul rogo, primo omosessuale bruciato sul rogo in Italia, è un evidente abuso della morale. I tempi sono cambiati ma la tendenza a farsi paladini della morale per perseguire i propri interessi è tuttora assai diffusa.

Vi invito a leggere il bellissimo articolo di Serena Morelli “Ad extirpanda vitia” - Normativa regia e sistemi di controllo sul funzionariato nella prima età angioina -
http://www.persee.fr/web/revues/home/pr ... 109_2_3582 Dall’articolo di Serena Morelli, che è uno studio storico serissimo e assai ben documentato, ho preso lo spunto e parecchie notizie per la mia sintesi.
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